Letteratura/Midollo Sacra Teologia/29 La santificazione
29. La santificazione
Fin qui il cambiamento relativo della condizione dei fedeli nella Giustificazione e nell'Adozione: il cambiamento fattuale segue, per mezzo del quale la Giustificazione si manifesta e, per quanto riguarda i suoi effetti, per così dire, viene affidata all'esecuzione.
29:1 Il vero cambiamento di stato è una trasformazione delle qualità prodotta nella creatura umana stessa[1].
- 2 Corinzi 5:17 - "Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove".
29:2 Poiché questa trasformazione non consiste in una relazione o in un riferimento ad altro, ma in un'effettiva operazione reale, essa ammette quindi diversi gradi: di inizio, di progresso[2] e di perfezione.
- 2 Corinzi 4:16 - "Perciò noi non veniamo meno nell'animo ma, anche se il nostro uomo esteriore si va disfacendo, il nostro uomo interiore si rinnova di giorno in giorno".
29:3 Questa trasformazione delle qualità può riferirsi sia al bene che è giusto e morale, e allora si chiama Santificazione; sia al bene che è utile e glorioso, e allora si chiama Glorificazione[3].
- Romani 6:22 - "Ma ora, essendo stati liberati dal peccato e fatti servi a Dio, voi avete per frutto la vostra santificazione e per fine la vita eterna".
29:4 La santificazione è il cambiamento reale di una persona dalla corruzione del peccato alla purezza dell’immagine di Dio[4].
- Efesini 4:22-24 - "... avete imparato, per quanto concerne la vostra condotta di prima, a spogliarvi del vecchio uomo che si corrompe seguendo le passioni ingannatrici, a essere invece rinnovati nello spirito della vostra mente e a rivestire l'uomo nuovo che è creato a immagine di Dio nella giustizia e nella santità che procedono dalla verità".
29:5 Così come per la giustificazione il credente è liberato propriamente dalla colpa del peccato e riceve la vita come sentenza in suo favore — vita alla quale è dato diritto mediante l’Adozione — così mediante la santificazione egli è liberato dalla corruzione e dalla macchia del peccato, e gli viene restaurata la purezza dell’immagine di Dio[5].
29:6 Qui, la santificazione non va intesa come separazione dall’uso comune e consacrazione a un uso speciale. Questo è il significato che spesso il termine ha nella Scrittura, a volte indicando solo una separazione esteriore, altre volte anche una separazione interiore ed efficace. Se fosse questo il senso, essa si potrebbe estendere alla chiamata o alla prima rigenerazione mediante la quale viene comunicata la fede come principio di nuova vita. È in questo senso che rigenerazione e santificazione tendono a essere confuse dalla maggior parte. Ma la santificazione va intesa come quel cambiamento nel credente mediante il quale gli vengono comunicate la giustizia e la santità intrinseche[6].
- 2 Tessalonicesi 2:13 - "Ma noi siamo in obbligo di rendere continuamente grazie di voi a Dio, fratelli amati dal Signore, perché Dio fin dal principio vi ha eletti a salvezza mediante la santificazione nello Spirito e la fede nella verità".
29:7 Infatti Dio stesso testimonia chiaramente che la santità è un dono della grazia[7] intrinseca.
- Geremia 31:33 - "... questo è il patto che farò con la casa d'Israele, dopo quei giorni”, dice l'Eterno, “io metterò la mia legge nel loro intimo, la scriverò sul loro cuore, io sarò loro Dio ed essi saranno mio popolo".
- Ezechiele 36:26-27 - "Vi darò un cuore nuovo e metterò dentro di voi uno spirito nuovo; toglierò dalla vostra carne il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. Metterò dentro di voi il mio Spirito, farò in modo che camminerete secondo le mie leggi e osserverete e metterete in pratica le mie prescrizioni".
29:8 Ma questa santificazione si distingue da quel cambiamento dell’uomo che è proprio della chiamata alla fede e al ravvedimento. In quel cambiamento, la fede non è considerata propriamente come una qualità intrinseca dell’uomo, ma solo in relazione a Cristo. Né il ravvedimento è lì considerato come un mutamento di disposizione nell’uomo, altrimenti si identificherebbe con la santificazione; piuttosto, il ravvedimento è da intendersi lì come un cambiamento di proposito e intenzione della mente. Qui, invece, si parla di un cambiamento reale nell’uomo stesso, nelle sue qualità e inclinazioni[8].
29:9 Si parla di un cambiamento reale, per distinguerlo non solo dalla giustificazione, ma anche da quella santificazione che deriva dalla giustificazione, come la santificazione (cioè la consacrazione) del settimo giorno; e anche da ciò che riguarda un segno, come nella santificazione degli elementi nei sacramenti; o, infine, da quella santificazione che avviene per manifestazione, nel senso in cui si dice che Dio stesso è santificato dagli uomini[9].
- 1 Pietro 3:15 - "... anzi santificate Cristo come Signore nei vostri cuori, sempre pronti a rispondere a vostra difesa a chiunque vi domanda ragione della speranza che è in voi, ma con dolcezza e rispetto, avendo una buona coscienza".
29:10 La santificazione riguarda l’intero essere umano, non soltanto una sua parte[10]. Benché tutto ciò che è nell’uomo — tanto nella quantità (tantum) quanto nella totalità (totum) — non venga subito trasformato.
- 1 Tessalonicesi 5:23 - "Ora il Dio della pace vi santifichi egli stesso completamente e l'intero essere vostro, lo spirito, l'anima e il corpo, sia conservato irreprensibile, per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo".
29:11 Sebbene l’intero essere umano partecipi di questa grazia, la santificazione riguarda innanzitutto e principalmente l’anima; e da essa si comunica al corpo, in quanto il corpo ne è capace mediante quella potenza di obbedienza con cui, insieme all’anima, è sottomesso alla volontà di Dio. Così anche nell’anima, la santificazione concerne prima e propriamente la volontà, dalla quale si diffonde alle altre facoltà secondo l’ordine naturale[11].
- Deuteronomio 30:6 - "L'Eterno, il tuo Dio, circonciderà il tuo cuore e il cuore della tua progenie affinché tu ami l'Eterno, il tuo Dio, con tutto il tuo cuore e con tutta l'anima tua, e così tu viva".
- Romani 2:29 - "Giudeo è colui che lo è interiormente e la circoncisione è quella del cuore, nello spirito, non nella lettera; la sua lode non viene dagli uomini ma da Dio".
29:12 La santificazione è un cambiamento dell’uomo dal peccato, per distinguerla da quella santificazione che è solo a contrario meramente negativa, come nel caso del cambiamento attribuito alla natura umana di Cristo, che si dice essere stata santificata o resa santa, sebbene non sia mai stata contaminata dal peccato[12].
29:13 Il termine da cui questo cambiamento procede si riferisce alla rimozione della sporcizia, della corruzione o della macchia del peccato[13].
- 2 Corinzi 7:1 - "Poiché dunque abbiamo queste promesse, carissimi, purifichiamoci da ogni contaminazione di carne e di spirito, compiendo la nostra santificazione nel timore di Dio".
29:14 Il termine verso cui questo cambiamento tende è la purezza dell’immagine di Dio[14], che si dice essere ricreata nella conoscenza, nella giustizia e nella santità (Efesini 4:24); oppure come conformità alla legge di Dio (Giacomo 1:25); novità di vita (Romani 6:4); nuova creatura (2 Corinzi 5:17; Galati 6:15); oppure natura divina (2 Pietro 1:4).
29:15 Essa è chiamata nuova creatura e creatura divina[15], (a) perché non è prodotta dai principi che sono in noi per natura, come l’abilità nelle arti si acquisisce mediante l’esercizio e l’apprendimento; ma è generata da un nuovo principio di vita, comunicatoci da Dio mediante la nostra chiamata; (b) perché la nostra disposizione naturale diventa di tutt’altra specie rispetto a prima; (c) perché, nella sua misura, somiglia a quella perfezione suprema che si trova in Dio.
29:16 Ci sono DUE GRADI della santificazione. Il primo, in questa vita, è generalmente chiamato infanzia (o fanciullezza) (1 Corinzi 13:11-12; Efesini 4:14; 1 Pietro 1:14), perché esiste una tale varietà di stati nella santificazione terrena, che — se si confrontano tra loro alcuni credenti santificati, o la stessa persona in momenti diversi della sua vita — alcuni possono a ragione essere detti infanti, e altri uomini maturi (Ebrei 5:13-14). Tuttavia, anche il grado più alto che possiamo raggiungere in questa vita è solo un inizio della santità promessa e attesa. Il secondo grado è detto età adulta e perfetta (o maturità) (Efesini 4:15; 1 Corinzi 13:11; Filippesi 3:12), perché nella vita futura il movimento e il progresso della santificazione cessano — vi si trova soltanto il riposo e la perfezione. Pertanto, in questa vita si dice più propriamente che abbiamo la santificazione, mentre nella vita futura avremo la santità, e non più santificazione[16].
29:17 La santificazione ha dunque DUE PARTI: una riguarda il termine della mortificazione; l’altra riguarda i termini della vivificazione e risurrezione[17].
- Romani 8:5-6 - "Poiché quelli che sono secondo la carne hanno l'animo alle cose della carne, ma quelli che sono secondo lo Spirito hanno l'animo alle cose dello Spirito. Perché ciò a cui la carne ha l'animo è morte, ma ciò a cui lo Spirito ha l'animo è vita e pace".
29:18 La MORTIFICAZIONE è la prima parte della santificazione, mediante la quale il peccato viene consumato e annientato[18].
- Colossesi 3:3,5 - "... poiché voi moriste e la vita vostra è nascosta con Cristo in Dio ... Fate dunque morire le vostre membra che sono sulla terra: fornicazione, impurità, lussuria, desideri cattivi e cupidigia, che è idolatria".
29:19 La causa meritoria ed esemplare della mortificazione è la morte di Cristo[19].
- Romani 6:5-6 - "Perché, se siamo diventati una stessa cosa con lui in una morte simile alla sua, lo saremo anche in una risurrezione simile alla sua, sapendo questo: il nostro vecchio uomo è stato crocifisso con lui, affinché il corpo del peccato fosse annullato, e noi non serviamo più al peccato".
29:20 La causa principale operante è lo Spirito di Dio, che comunica ai fedeli l’efficacia della morte di Cristo[20].
- Romani 8:13 - "...perché, se vivete secondo la carne, voi morirete, ma, se mediante lo Spirito fate morire gli atti del corpo, voi vivrete".
29:21 La causa strumentale (amministrativa) della mortificazione è la fede stessa[21].
- Romani 6:17 - "Ma sia ringraziato Dio che eravate servi del peccato, ma avete di cuore ubbidito a quel tenore d'insegnamento che vi è stato trasmesso".
29:22 Da questa mortificazione, in tutti coloro che sono santificati, segue un rinnegamento di sé e del mondo[22].
- Luca 9:23 - "Se uno vuol venire dietro a me, rinunci a sé stesso, prenda ogni giorno la sua croce e mi segua".
- Galati 6:14 - "Ma quanto a me, non sia mai che io mi vanti d'altro che della croce del nostro Signore Gesù Cristo, mediante la quale il mondo, per me, è stato crocifisso e io sono stato crocifisso per il mondo".
29:23 Da ciò nasce quella differenza interiore tra il peccato che rimane nei fedeli e quello che rimane negli altri. Negli altri, il peccato regna, prevale, e domina; ma nei fedeli è spezzato, soggiogato, e mortificato[23].
29:24 La VIVIFICAZIONE è la seconda parte della santificazione, mediante la quale l’immagine o vita di Dio viene restaurata nell’uomo[24].
29:25 La causa esemplare della vivificazione è la risurrezione di Cristo[25].
- Colossesi 3:1 - "Se dunque voi siete stati risuscitati con Cristo, cercate le cose di sopra dove Cristo è seduto alla destra di Dio".
29:26 La causa principale operante è lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Cristo dai morti[26].
- Romani 8:11 - "Se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo Gesù dai morti vivificherà anche i vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi".
29:27 La causa amministrativa della vivificazione è la fede[27].
- Galati 2:20 - "Sono stato crocifisso con Cristo, non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me e la vita che vivo ora nella carne, la vivo nella fede nel Figlio di Dio il quale mi ha amato e ha dato sé stesso per me".
29:28 Da questa vivificazione nei santificati nasce un legame così forte da renderli interamente dediti a Dio e a Cristo[28].
- 2Corinzi 8:5 - "E l'hanno fatto non solo come avevamo sperato, ma prima si sono dati loro stessi al Signore e poi a noi, per la volontà di Dio".
29:29 Poiché questa santificazione è imperfetta in questa vita infantile, tutti i fedeli sono informati [ossia, composti] sia di peccato che di grazia[29].
- 1 Givanni 1:8 - "Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi".
29:30 Nella Scrittura, il peccato — o la parte corrotta che rimane nei santificati — è chiamato l’uomo vecchio, l’uomo esteriore, le membra e il corpo del peccato. La grazia — o la parte rinnovata — è chiamata l’uomo nuovo, lo spirito, la mente, ecc[30].
29:31. Da queste due parti derivano due cose[31]: (a) Una guerra spirituale continua tra di esse (Galati 5:17 – “La carne ha desideri contrari allo Spirito…”); (b) Un quotidiano rinnovamento del pentimento.
29:32 La carne che rimane nei rigenerati non si trova solo negli appetiti vegetativi e sensibili, ma anche nella volontà e nella ragione stessa[32].
- 1 Tessalonicesi 5:23 - "Ora il Dio della pace vi santifichi egli stesso completamente e l'intero essere vostro, lo spirito, l'anima e il corpo, sia conservato irreprensibile, per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo".
29:33 La carne, ovvero la concupiscenza, è la vera e propria causa del peccato nei rigenerati stessi[33].
- Romani 7:5 - "Poiché, mentre eravamo nella carne, le passioni peccaminose, suscitate dalla legge, agivano nelle nostre membra per portare frutto per la morte".
29:34 Anche le migliori opere dei santi sono contaminate da questa corruzione, e perciò hanno bisogno del perdono dei peccati[34].
29:35 Tuttavia le opere buone dei rigenerati non devono essere chiamate peccati, ma contaminate dal peccato[35].
29:36 Questa contaminazione delle opere buone (a causa della giustificazione) non impedisce che siano accettate da Dio e ricompensate[36].
29:37 Quel conflitto che si trova negli empi tra coscienza e volontà, non è lo scontro dello Spirito contro la carne, ma della carne che teme, contro la carne che desidera[37].
Conclusione del Capitolo 29: Santificazione
La dottrina qui esposta è chiara, profondamente biblica e coerente con la teologia riformata classica:
- La santificazione è reale, ma imperfetta in questa vita.
- È frutto dell’unione con Cristo, per mezzo dello Spirito e della fede.
- Essa include mortificazione del peccato e vivificazione alla nuova vita.
- Implica lotta spirituale continua, ma anche crescita graduale nella somiglianza a Cristo.
- Le opere buone, seppur imperfette, sono accettate da Dio per Cristo.
Supplemento
Note esplicative
- ↑ La santificazione comporta un cambiamento reale e interiore, non solo esteriore o legale. Ames qui distingue la santificazione dalla giustificazione: mentre la giustificazione è un atto forense, compiuto fuori dall'uomo (nel foro divino), la santificazione implica una alterazione delle qualità morali e spirituali nell'essere umano. Si tratta di una trasformazione effettiva del cuore e della condotta, che rinnova l’uomo in tutto il suo essere, come evidenziato in 2 Corinzi 5:17.
- ↑ La santificazione è un’opera progressiva, perché è una trasformazione reale dell’essere umano. Non è un semplice cambiamento di stato giuridico (come nella giustificazione), ma una rinnovazione effettiva dell’uomo interiore. Di conseguenza, essa può iniziare in misura piccola, crescere lungo il cammino cristiano, e giungere alla perfezione finale nella gloria. Il versetto citato (2 Corinzi 4:16) sottolinea proprio questo continuo rinnovamento spirituale. L’“uomo interiore” indica il centro della persona rinnovata dallo Spirito, senza escludere che la santificazione abbia effetti anche esteriori nella condotta e nel corpo: essa parte dal cuore, ma trasforma tutto l’essere.
- ↑ Ames distingue tra Santificazione e Glorificazione come due tappe del medesimo processo di rinnovamento. La prima riguarda l’aspetto morale e spirituale presente nella vita terrena del credente; la seconda, la perfezione finale e il compimento pieno nella vita eterna. La santificazione è dunque il “frutto presente” di una vita trasformata, mentre la glorificazione ne è il “fine ultimo”.
- ↑ La santificazione implica un passaggio radicale: non si tratta di una mera riforma morale, ma di un'opera di Dio che purifica il credente dal peccato e lo conforma sempre più all’immagine divina, perduta con la caduta. È un ritorno alla vocazione originaria dell’uomo, creato “a immagine di Dio”, e qui restaurato attraverso Cristo e lo Spirito.
- ↑ Ames confronta le benedizioni distinte ma complementari: la giustificazione riguarda la posizione legale del credente davanti a Dio, eliminando la colpa del peccato; la santificazione riguarda la realtà interiore del credente, purificandolo dalla contaminazione del peccato. L’adozione conferisce il diritto alla vita come figli; la santificazione rende la vita santa propria dei figli di Dio. Questo schema aiuta a distinguere chiaramente le varie fasi dell'opera salvifica.
- ↑ Ames distingue la santificazione come trasformazione morale sostanziale, non semplicemente come consacrazione. Infatti, il termine “santificare” in Scrittura può indicare: (a) una separazione esteriore (come nel caso di oggetti o persone dedicate al culto), (b) una consacrazione interiore ed efficace (operata dallo Spirito nella rigenerazione). Tuttavia, nel contesto della salvezza personale, la santificazione è propriamente l’infusione di una nuova qualità morale nel credente, che lo rende giusto e santo nell’essere e nella condotta. La confusione tra rigenerazione (inizio della vita spirituale) e santificazione (suo sviluppo e crescita) è un errore diffuso, che Ames qui corregge con precisione.
- ↑ La santificazione è un dono interiore di Dio, non solo un obbligo morale esterno. Le promesse del Nuovo Patto nei profeti (Geremia, Ezechiele) descrivono un’opera divina che trasforma la mente e il cuore del credente, rendendolo capace di obbedienza vera e sincera. La legge non resta più solo scritta su tavole, ma viene incisa nell’essere interiore. La santità, dunque, non è una conquista umana, ma un frutto della grazia rigenerante e santificante di Dio.
- ↑ Ames distingue la santificazione dal momento iniziale della chiamata efficace, che include la fede e il ravvedimento. In quella fase, (a) la fede è vista come il legame che unisce il peccatore a Cristo, più che come una qualità morale dell’anima; (b) il ravvedimento è il cambiamento della volontà, cioè l’abbandono del peccato come scopo, e non ancora una trasformazione piena della natura morale. La santificazione, invece, è il processo successivo e continuato, in cui le disposizioni dell’anima (volontà, affetti, pensieri) vengono effettivamente rinnovate e rese conformi a Dio. Questa distinzione è fondamentale per non confondere l’inizio della vita cristiana con il suo progresso.
- ↑ Ames chiarisce cosa intende per “cambiamento reale”, contrapponendolo a vari significati più esterni o simbolici della parola “santificazione”: (a) Non è giustificazione, che è un atto legale esterno. (b) Non è una mera separazione rituale, come quella del sabato o di oggetti sacri. (c) Non è una santificazione simbolica, come quella degli elementi nel battesimo o nella Cena del Signore. (d) Non è nemmeno una santificazione per manifestazione, come quando Dio è “santificato” nel senso che gli uomini lo onorano pubblicamente (1 Pietro 3:15). La santificazione del credente è invece una trasformazione interiore e sostanziale dell’essere umano, prodotta dallo Spirito di Dio.
- ↑ La santificazione coinvolge tutto l’essere umano, in ogni sua dimensione: spirito, anima e corpo. Non è solo una “miglioria” morale o intellettuale, ma una rinnovazione completa della persona. Tuttavia, Ames riconosce che questa trasformazione non è immediata né totale in questa vita: l’intero uomo è l’oggetto della santificazione, ma il cambiamento avviene gradualmente. L’espressione tantum & totum evidenzia che sia la misura (quanto) che la totalità (tutto) dell’essere umano sono implicate nel processo, seppur in modo progressivo.
- ↑ La santificazione ha un ordine interiore: parte dalla volontà rinnovata per opera dello Spirito, e da lì si estende alle altre facoltà dell’anima (mente, affetti, coscienza) e infine anche al corpo, che partecipa all’obbedienza a Dio. Il corpo non è un mero strumento passivo, ma è incluso nella vita santificata, in quanto soggetto alla volontà divina insieme all’anima. Questo riflette la visione biblica dell’uomo come unità psicofisica, e spiega perché la vera santità coinvolge anche il comportamento e la disciplina del corpo.
- ↑ La santificazione del peccatore è sempre un passaggio dal peccato alla santità, mentre nel caso unico di Cristo, la sua umanità fu “santificata” nel senso di consacrata e preservata, ma non purificata da colpa. Ames sottolinea che la santificazione del credente implica sempre una trasformazione morale, non semplicemente una condizione di separazione o consacrazione.
- ↑ Il punto di partenza della santificazione è la purificazione dal peccato, che viene qui descritta come una “sporcizia” che contamina anima e corpo. Non si tratta solo di un’alterazione esteriore, ma di una corruzione profonda, dalla quale il credente è progressivamente purificato.
- ↑ Il fine della santificazione è il ristabilimento dell'immagine divina nell'uomo, perduta per il peccato e ricreata in Cristo. Questa immagine si esprime in: (a) una mente rinnovata nella verità, (b) una vita conforme alla giustizia, (c) una condotta santa. Le diverse espressioni bibliche — “nuova creatura”, “novità di vita”, “natura divina” — indicano tutte la meta del processo santificante, che è la piena somiglianza a Dio in Cristo.
- ↑ La santificazione ci rende nuove creature, in un senso che va oltre il miglioramento morale o l’educazione religiosa. Essa nasce da un principio di vita spirituale soprannaturale, infuso da Dio nella chiamata efficace. Il credente non è semplicemente una persona migliore, ma una persona diversa nella natura del cuore: ciò che prima era incline al peccato, ora si orienta a Dio. Inoltre, questa nuova natura partecipa, per grazia, della perfezione divina: non in modo pieno o assoluto, ma reale e crescente.
- ↑ La santificazione è un processo in due fasi: (a) in questa vita, è imperfetta, progressiva e diversificata. Alcuni sono come bambini spirituali, altri più maturi, ma nessuno giunge alla perfezione. Anche i più santi tra i credenti sono solo all’inizio della piena santità. (b) nell’eternità, il processo si conclude, e rimane solo la perfezione, senza più sforzo, crescita o conflitto. In questa visione, Ames fa un uso sottile ma teologicamente significativo della distinzione tra “santificazione” come processo e “santità” come stato perfetto.
- ↑ Ames struttura la santificazione come un processo binario: (a) Mortificazione: distruzione del peccato nell’uomo; (b) Vivificazione: comunicazione della vita nuova secondo lo Spirito. Questa divisione è profondamente radicata nella teologia riformata, che vede la vita cristiana come una continua “morte al peccato” e “vita per Dio”.
- ↑ La mortificazione è l’opera progressiva di indebolimento e morte del peccato. Il linguaggio della “morte” richiama l’unione del credente con Cristo crocifisso: chi è in Cristo non può più vivere nel peccato come prima (Romani 6:2). Ames sottolinea che questa è la prima fase, perché è la condizione necessaria per la vera santità: il peccato deve essere prima indebolito, per poter poi camminare nello Spirito.
- ↑ Cristo non è solo il nostro esempio, ma anche la causa efficace della nostra mortificazione. La sua morte non resta un fatto esterno, ma ha un effetto reale sul credente, perché il peccatore unito a Cristo muore con Lui. Così, la crocifissione del “vecchio uomo” è già compiuta in Cristo, e si applica nella nostra santificazione.
- ↑ Non basta sapere che Cristo è morto: lo Spirito Santo deve applicare questa realtà spirituale al cuore del credente. Solo lo Spirito ha il potere di rendere efficace in noi la morte di Cristo, producendo un reale indebolimento del peccato. È un’opera interiore, quotidiana, che si svolge nel tempo, e nella quale il credente collabora attivamente, sebbene tutta la potenza provenga da Dio.
- ↑ La fede, che abbraccia Cristo e la Sua opera redentrice, è il mezzo attraverso cui la mortificazione si applica. È per fede che l’anima si sottomette alla Parola, riceve la potenza dello Spirito e comincia a obbedire. La fede è dunque il “canale” pratico e personale attraverso cui lo Spirito opera nel credente.
- ↑ Il rinnegamento di sé (self-denial) e del mondo è il frutto visibile della mortificazione. Non si tratta di una semplice disciplina morale, ma di una trasformazione interiore che porta il credente a rifiutare gli impulsi egoistici e i valori mondani. In Galati 6:14, Paolo dice che “il mondo è crocifisso per me, e io per il mondo”: un’immagine forte della rottura totale con il sistema peccaminoso.
- ↑ Ames qui affronta una questione importante: il peccato rimane anche nei credenti, ma non ha più il dominio. (a) Nel non rigenerato, il peccato è tiranno. (b) Nel rigenerato, è ospite indesiderato e combattuto. Questa è una distinzione fondamentale nella dottrina riformata della santificazione: il peccato c’è, ma è in declino.
- ↑ Se la mortificazione è “morire al peccato”, la vivificazione è “vivere per Dio”. Qui Ames descrive il processo positivo di rinnovamento: l’essere umano viene trasformato per assomigliare sempre più a Dio, in conoscenza, giustizia e santità. L’uomo nuovo non è solo un concetto forense, ma una realtà vitale, interiore e spirituale.
- ↑ Così come la morte di Cristo è causa esemplare della mortificazione, la Sua risurrezione è il modello e la fonte della nostra vivificazione. L’unione mistica con Cristo implica non solo la croce, ma anche la nuova vita. La risurrezione diventa prototipo e principio della nostra trasformazione spirituale.
- ↑ L’agente principale della vivificazione è lo Spirito Santo: Colui che ha ridato vita a Gesù ridà vita anche al credente. È lo stesso Spirito che ci vivifica, rinnova le nostre facoltà interiori, e ci rende capaci di camminare in novità di vita (Romani 6:4). Non si tratta dunque di un miglioramento naturale, ma di una vita soprannaturale comunicata da Dio.
- ↑ Così come la fede è strumento della mortificazione, è anche lo strumento della nuova vita. Essa collega il credente a Cristo risorto, e rende possibile la partecipazione alla Sua vita. La fede è una forza vivente, che anima l’intera esistenza del cristiano.
- ↑ La vivificazione porta alla consacrazione volontaria e totale del sé a Dio. È una trasformazione della volontà che produce abbandono fiducioso e amorevole. Non si tratta solo di doveri religiosi, ma di un'esistenza “donata” a Dio.
- ↑ La santificazione è reale ma incompleta: il credente vive in uno stato di tensione tra ciò che è già (santificato) e ciò che non è ancora (perfettamente santo). Ames rigetta ogni forma di perfezionismo (tipico, ad esempio, del metodismo successivo), ribadendo che peccato e grazia coesistono fino alla morte.
- ↑ Queste due nature sono sempre in lotta. (a) L’“uomo vecchio” (Romani 6) è la natura corrotta, (b) L’“uomo nuovo” (Efesini 4) è il rinnovamento operato dallo Spirito. Questa dualità è centrale nella teologia riformata della santificazione progressiva.
- ↑ La vita cristiana è una battaglia costante, che richiede pentimento continuo. Questo non significa mancanza di certezza o disperazione, ma umiltà e vigilanza costante, fondate sulla grazia.
- ↑ Ames contrasta una visione semipelagiana secondo cui la ragione e la volontà sarebbero immuni dal peccato. Al contrario, tutte le facoltà dell’uomo sono contaminate: anche l’intelletto e la volontà hanno bisogno di essere santificati.
- ↑ La “concupiscenza” non è solo desiderio sensuale, ma disordine affettivo generale: ogni inclinazione dell’anima che si ribella a Dio. È questa la radice del peccato nel credente.
- ↑ Nessuna opera, per quanto santa, è esente da imperfezione morale. È un punto centrale nella dottrina riformata: abbiamo bisogno della giustificazione anche nei nostri atti migliori.
- ↑ È una distinzione sottile ma importante: (a) Non sono opere peccaminose in sé, (b) Ma imperfette e inficiate da peccati accidentali (es. mancanza di zelo, motivazioni miste, ecc.). Sono dunque veramente buone, ma non perfettamente pure.
- ↑ Pur non essendo perfette, le opere buone sono accette a Dio grazie alla giustizia di Cristo. Questa è la dottrina della giustificazione che fonda la nostra fiducia: non ci si presenta a Dio sulla base delle proprie opere, ma queste sono accettate in Cristo.
- ↑ Ames distingue il vero conflitto spirituale (presente solo nei rigenerati) da un conflitto puramente psicologico o morale (presente nei non rigenerati). L’empio può sentire rimorso, ma non combatte realmente il peccato come il credente, perché non ha lo Spirito. Il suo conflitto è interno alla carne stessa: una parte teme le conseguenze, l’altra vuole il piacere.