Letteratura/Midollo Sacra Teologia/2:10 Il giuramento

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2:10 Il giuramento

Introduzione al capitolo 2:10

2:10:1 Ci sono due forme di richiesta da usare in determinate circostanze, introdotte a motivo dell’infermità umana: il giuramento e il sorteggio (il tema del sorteggio sarà trattato al capitolo 11).

2:10:2 Poiché queste due forme sono state introdotte solo per tali circostanze, non devono essere usate frequentemente, ma soltanto quando lo richiede la necessità umana, e quando è in questione una causa grave e giusta[1].

2:10:3 Il giuramento consiste nell’invocare la testimonianza di Dio affinché confermi la verità della nostra testimonianza. Come dice Ebrei 6:13, 16: «Gli uomini giurano per uno maggiore di loro, e il giuramento, come conferma, è per essi la fine di ogni contraddizione»[2].

2:10:4 Il giuramento è divenuto necessario dopo la caduta dell’uomo[3], perché con il peccato l’essere umano ha perso sia la credibilità che avrebbe dovuto accompagnare la sua semplice parola, sia quella che egli stesso avrebbe dovuto riconoscere alla parola altrui.

2:10:5 Questa debolezza dell’uomo nel prestare fede alla testimonianza altrui è così grande, che in un certo senso fu necessario che Dio stesso si abbassasse a confermare le proprie testimonianze con la forma del giuramento (Ebrei 6:13, 17). Questo non era necessario per la fedeltà di Dio, ma lo era a motivo dell’infermità umana[4].

  • Ebrei 6:13,17 - "Infatti, quando Dio fece la promessa ad Abraamo, siccome non poteva giurare per qualcuno maggiore di lui, giurò per sé stesso, ... Così, volendo Dio mostrare con maggiore evidenza agli eredi della promessa l'immutabilità del suo consiglio, intervenne con un giuramento".

2:10:6 – Tuttavia, poiché Dio non ha un Giudice superiore a sé stesso (Ebrei 6:13), egli non può propriamente giurare; questa espressione si applica a lui soltanto in senso metaforico, perché tutta quella perfezione di conferma che si trova nei giuramenti degli uomini corrisponde, in modo perfettissimo, alle testimonianze divine[5].

2:10:7 – La testimonianza di Dio è giustamente invocata per confermare la verità, perché egli è la verità suprema, che non può né ingannare né essere ingannato. Come dice Ebrei 6:18: «È impossibile che Dio abbia mentito»[6].

2:10:8 – Perciò, nel giuramento viene reso a Dio il culto della religione, poiché egli viene riconosciuto sia come Autore della verità, sia come onnisciente, conoscitore di tutti i nostri pensieri: ai suoi occhi le cose più segrete di tutte le creature sono manifeste e scoperte. Egli è il rimuneratore della verità e della menzogna, e, come Dio vivente, provvede a tutte le cose con una provvidenza mirabile. Come sta scritto in Deuteronomio 6:13: «Temi il Signore, il tuo Dio, servilo e giura per il suo nome»[7].

2:10:9 – Di conseguenza, non possiamo giurare per nessuna creatura, ma soltanto per Dio: egli solo è onnisciente, l’unico Legislatore e rimuneratore delle cose che riguardano la coscienza; e infine, egli solo è degno di essere religiosamente adorato[8]. Come insegna Cristo in Matteo 5:34-35; 23:21-22, e Giacomo 5:12.

2:10:10 – Tuttavia, non tutto ciò che è considerato in un giuramento costituisce propriamente il culto di Dio, perché l’atto non tende direttamente a onorare Dio, ma a confermare la verità. Eppure, quella invocazione che viene fatta nel giuramento è atto di culto; e in questo senso, talvolta la Scrittura considera il giurare per il vero Dio come una forma di vero culto (Deuteronomio 6:13; Isaia 48:1). Anzi, il giuramento stesso viene abitualmente chiamato culto[9].

2:10:11 – In questa invocazione della testimonianza di Dio, colui che giura si rende soggetto alla vendetta e alla maledizione di Dio se dovesse rendere falsa testimonianza, ossia se inganna volontariamente. Da ciò deriva che in ogni giuramento è contenuta, in modo implicito o esplicito, un’imprecazione o maledizione. Come leggiamo in Neemia 10:29: «Entrarono in una maledizione e in un giuramento»; e in 2 Corinzi 1:23: «Chiamo Dio a testimone contro la mia anima»[10].

2:10:12 – Da ciò deriva quella forma di giuramento frequente nell’Antico Testamento: «Così faccia Dio a me, e anche di più». In queste parole è contenuta una maledizione generale o indefinita, che lascia a Dio la responsabilità di infliggere il male a chi infrange la verità[11].

2:10:13 – Perciò, vi è una così grande religione in un giuramento che esso non ammette ambiguità né riserva mentale; queste pratiche possono avere il loro posto in giochi o scherzi leggeri, ma non possono essere usate nel culto di Dio senza grande empietà. Fare altrimenti significa nulla di meno che deridere il giudizio di Dio[12].

2:10:14 – Di conseguenza, non esiste alcuna dispensa o assoluzione propria da parte dell’uomo da un giuramento, se non per giuramenti che fossero stati illeciti fin dall’inizio o diventati illeciti in seguito, i quali possono essere dichiarati nulli dagli uomini[13].

2:10:15 – Poiché il giuramento riguarda una testimonianza su qualcosa già avvenuta o su qualcosa che deve avvenire, un giuramento che conferma una testimonianza si distingue in: (a) giuramento assertorio (asserisce la verità di un fatto passato), (b) giuramento promissorio (impegna a compiere un’azione futura)[14].

2:10:16 – Un giuramento assertorio riguarda qualcosa di passato o presente (2 Corinzi 1:23). Un giuramento promissorio, nel quale è contenuta una minaccia o avvertimento, riguarda qualcosa che deve avvenire (1 Samuele 20:12-14)[15].

  • 2 Corinzi 1:23 - "Ora io chiamo Dio a testimone sull'anima mia che è per risparmiarvi che io non sono più venuto a Corinto".
  • 1 Samuele 20:12-14 - "Gionatan disse a Davide: “L'Eterno, l'Iddio d'Israele, mi sia testimone! Quando domani o dopodomani, a quest'ora, io avrò indagato le intenzioni di mio padre, se egli è ben disposto verso Davide, e io non mando a fartelo sapere, l'Eterno tratti Gionatan con tutto il suo rigore! Nel caso poi che mio padre voglia farti del male, te lo farò sapere e ti lascerò partire perché tu te ne vada in pace; e l'Eterno sia con te, come è stato con mio padre! E, se sarò ancora in vita, non agirai verso di me con la bontà dell'Eterno, affinché io non sia messo a morte?".

2:10:17 – Il giuramento assertorio, poiché riguarda qualcosa già avvenuto, non obbliga a compiere alcunché, ma conferma soltanto la verità di ciò che è accaduto[16].

2:10:18 – Tale affermazione riguarda immediatamente il giudizio di chi giura, essendo basata su quegli argomenti che solitamente sono considerati infallibili. Di conseguenza, un giuramento che corrisponde a tale giudizio deve essere considerato vero, anche se differisce dalla cosa stessa: ciò perché non riguarda direttamente la cosa, ma il mezzo con cui il giudizio è stato formulato[17]. Per questo motivo i Romani usavano un’espressione molto accurata quando prestavano giuramento: parlavano delle “cose di cui erano sicuri”.

2:10:19 – Un giuramento promissorio contiene in sé la forza di un giuramento assertorio, poiché attesta un’intenzione presente e ferma della mente; ma in più vincola a compiere ciò che si è dichiarato di voler fare[18].

2:10:20 – Tuttavia, il vincolo riguarda solo ciò a cui si può legare una persona; ossia ciò che può essere realizzato de facto e de jure, in atto e secondo diritto. Pertanto un giuramento deve sempre essere lecito e possibile[19].

2:10:21 – Un giuramento di questo tipo ci vincola a compierlo, anche se il giuramento stesso fosse illecito riguardo alla forma, o se la cosa promessa arrecasse danno a chi ha giurato (Giosuè 9:19; Salmo 15:4).

2:10:22 – Ma se il giuramento va contro i Comandamenti di Dio, esso non vincola, perché un giuramento non deve essere un legame di iniquità[20].

2:10:23 – Tuttavia, un giuramento compiuto in qualche modo contro il comando di Dio può vincolare, come quando gli Ebrei a cui era stata promessa libertà giurarono di sottomettersi a stranieri nel potere dei quali erano caduti.

2:10:24 – Un giuramento promissorio, in cui qualcosa è promesso a un uomo solo per il suo interesse, cessa di vincolare se colui a cui la promessa è fatta rimette o toglie la base su cui essa si fondava[21].

2:10:25 – Un giuramento è lecito e onesto per i cristiani[22]:

  1. Perché appartiene alla Legge naturale o Legge morale, che non è stata abolita.
  2. Perché un giuramento riguarda l’onore di Dio, e la carità riguarda il nostro prossimo.
  3. Perché vi sono esempi encomiabili di giuramenti anche nel Nuovo Testamento (2 Corinzi 1:23; Apocalisse 10:6).

2:10:26 – Cristo, nel quinto capitolo di Matteo, non condanna ogni giuramento, ma solo quei giuramenti che sono avventati, indiretti o fatti per mezzo delle creature.

2:10:27 – Giacomo 5:12 condanna lo stesso abuso del giuramento, e non condanna affatto il giurare in sé. Ripetendo le parole di Cristo “non giurare affatto”, Giacomo mostra chiaramente che queste parole formano un’unica frase con quelle che seguono, né per il cielo, ecc.; e devono quindi essere comprese come collegate, non separate[23].

2:10:28“Amen, amen” non è una forma di giuramento, ma solo una grave asseverazione. Le parole in Ebrei 6:14, “Benedirò certamente te”, non contengono la forma del giuramento, ma solo il contenuto del giuramento fatto in Genesi 22:16-17. Né la parola Amen appare lì, né in greco né in ebraico, come alcuni hanno erroneamente immaginato[24].

2:10:29 – Le parole di un giuramento devono essere interpretate nel tribunale della coscienza, secondo il significato attribuito da chi le ha pronunciate, se ha agito con chiarezza e onestà. In caso contrario, si interpretano secondo il significato che intendeva attribuire verso chi voleva ingannare o verso chi ha giurato. Nel tribunale esterno, invece, le parole di chi giura devono essere prese secondo il senso comune con cui sono generalmente comprese[25].

2:10:30 – Un uomo pergiurato, propriamente parlando, è solo colui che giura contro la propria coscienza, o che volontariamente e consapevolmente si discosta da ciò che ha legittimamente giurato.

2:10:31 – La fede confermata da un giuramento lecito deve essere mantenuta, a parità di circostanze, anche verso nemici, ladri e pirati. Se il rispetto per le persone non rende illecito un giuramento, esso non perde la sua forza[26].

2:10:32 – Un giuramento estorto per paura non cessa di vincolare; ciò accade perché quegli atti che sembrano estorti dalla paura, se procedono da consiglio, sono evidentemente volontari, anche se non completamente spontanei o compiuti di buon grado[27].

2:10:33 – Coloro che mancano di ragione, tanto da non poter comprendere la natura di un giuramento, non sono capaci di giurare[28].

2:10:34 – Richiedere un giuramento a qualcuno che giura per falsi dei non costituisce di per sé un peccato (Genesi 31:53).

2:10:35 – Un giuramento di un cristiano che riguarda la propria innocenza, e che non può essere contestato da alcun argomento certo, dovrebbe porre fine a qualsiasi controversia relativa ad esso (Esodo 22:11; Ebrei 6:16)[29].

2:10:36 – Un giuramento semplice, fatto solo a parole, vincola quanto il giuramento più solenne.

2:10:37 – La solennità utilizzata in alcuni luoghi, come toccare o baciare un libro, è del tutto equivalente a alzare o stendere la mano: indica un consenso a giurare e all’atto stesso del giuramento.

2:10:38 – Porre la mano sotto la coscia di chi richiedeva un giuramento (Genesi 24:2,8) non aveva alcun significato mistico relativo a Cristo, ma serviva come segno di soggezione[30].

2:10:39 – L’adjurazione (intesa propriamente) consiste nell’attirare qualcuno a giurare, come in Genesi 24:8-9, o a rispettare la religione implicata in un giuramento (Numeri 5:21; Matteo 26:63; 1 Tessalonicesi 5:27).

2:10:40 – Di conseguenza, l’adjurazione riguarda principalmente chi ha il potere di richiedere un giuramento agli altri, anche se, in certa misura, si estende anche a quegli atti religiosi che i subordinati talvolta usano verso i superiori o che gli eguali usano tra di loro[31].

2:10:41 – Adjurare i demoni significa esercitare comando su di essi; non è lecito farlo se non si riceve potere speciale da Dio per tale scopo.

2:10:42 – Gli esorcismi precedenti al Battesimo, anche ai tempi dei Padri, erano superstiziosi.

2:10:43 – L’adjurare o esorcizzare cose inanimate e consacrarle per usi o operazioni soprannaturali, come fanno i Papisti con l’acqua santa, i templi, le campane e simili, è da considerarsi incantesimo superstizioso.

2:10:44 – Adjurare un uomo a confessare se stesso per qualsiasi reato (come nel Giuramento di Inquisizione o Ex officio) non ha fondamento nelle Scritture, ed è contrario alla legge naturale.

2:10:45 – Né è da consentire un’adjurazione indefinita, cioè per rispondere a qualsiasi domanda che verrà posta[32].

Supplementi

Note esplicative

  1. Ames introduce due strumenti eccezionali, concessi a motivo della condizione decaduta dell’uomo: il giuramento e il sorteggio. Non appartengono alla condizione originaria della creazione, ma sono stati resi necessari dalla debolezza dell’umanità peccatrice. Non devono diventare prassi abituale, bensì rimedi straordinari da usare solo in casi gravi e giusti. 👉 Ames insiste sul carattere limitato e sobrio di questi atti.
  2. Definizione chiara: il giuramento è un atto di invocazione di Dio come testimone. È dunque un atto religioso, che coinvolge direttamente il nome di Dio. Il riferimento ad Ebrei 6 mostra che il giuramento è comprensibile e accettato come “termine di ogni contesa”, proprio perché rimanda a un’autorità più grande dell’uomo.
  3. mes collega la pratica del giuramento alla dottrina della caduta: esso non sarebbe stato necessario se l’uomo avesse conservato l’integrità originaria. Il giuramento è una conseguenza della perdita di affidabilità e di fiducia reciproca che il peccato ha introdotto nella storia umana.
  4. Dio stesso, per venire incontro all’incredulità dell’uomo, ha fatto ricorso alla forma del giuramento. Non perché la sua fedeltà lo richiedesse, ma per la nostra debolezza. Questo è un atto di condiscendenza divina, segno della sua misericordia e attenzione alla fragilità della fede umana.
  5. Va però chiarito che Dio non può “giurare” in senso proprio, perché non ha nessun superiore sopra di sé. Quando la Scrittura parla del giuramento di Dio, lo fa in senso antropomorfico. La realtà è che la certezza assoluta che noi cerchiamo nel giuramento è intrinsecamente presente e perfettamente compiuta nelle testimonianze divine.
  6. Ames fonda il giuramento sulla natura stessa di Dio: egli è la Verità assoluta. L’uomo può sbagliarsi o mentire, ma Dio non può né ingannare né essere ingannato. Invocare la sua testimonianza è dunque un atto perfettamente appropriato. Qui la dottrina del giuramento è ancorata alla dottrina di Dio come immutabile, veritiero e fedele.
  7. Il giuramento non è un atto neutro, bensì un atto di culto religioso. In esso Dio viene riconosciuto nella sua onniscienza, che penetra fin nei pensieri segreti, e nella sua provvidenza attiva, che retribuisce verità e menzogna. C’è dunque un carattere sacrale nel giuramento: giurare significa riconoscere Dio come Signore vivente e giudice supremo. Ames qui cita Deuteronomio 6:13, che lega strettamente timore di Dio, culto e giuramento.
  8. Ne consegue il divieto di giurare per creature. Giurare “per il cielo, per la terra, per Gerusalemme” o per qualunque altra realtà creata equivale a un abuso idolatrico. Solo Dio è onnisciente e Legislatore della coscienza. Gesù nel sermone sul monte condanna proprio questo abuso, che distoglie il giuramento dal suo unico destinatario legittimo: Dio stesso.
  9. Ames introduce una distinzione fine: non ogni elemento del giuramento è in sé culto di Dio, perché la funzione immediata del giuramento è la conferma della verità. Tuttavia, la richiesta rivolta a Dio in tale atto costituisce adorazione, perché riconosce Dio come testimone supremo. Per questo la Scrittura può presentare il giurare nel nome del vero Dio come una forma di culto (Deuteronomio 6:13; Isaia 48:1). Nella tradizione biblica, dunque, il giuramento ha sempre una dimensione religiosa, mai puramente civile o formale.
  10. In questa invocazione della testimonianza di Dio, colui che giura si rende soggetto alla vendetta e alla maledizione di Dio se dovesse rendere falsa testimonianza, ossia se inganna volontariamente. Da ciò deriva che in ogni giuramento è contenuta, in modo implicito o esplicito, un’imprecazione o maledizione. Come leggiamo in Neemia 10:29: «Entrarono in una maledizione e in un giuramento»; e in 2 Corinzi 1:23: «Chiamo Dio a testimone contro la mia anima».
  11. Da ciò deriva quella forma di giuramento frequente nell’Antico Testamento: «Così faccia Dio a me, e anche di più». In queste parole è contenuta una maledizione generale o indefinita, che lascia a Dio la responsabilità di infliggere il male a chi infrange la verità.
  12. Perciò, vi è una così grande religione in un giuramento che esso non ammette ambiguità né riserva mentale; queste pratiche possono avere il loro posto in giochi o scherzi leggeri, ma non possono essere usate nel culto di Dio senza grande empietà. Fare altrimenti significa nulla di meno che deridere il giudizio di Dio.
  13. Di conseguenza, non esiste alcuna dispensa o assoluzione propria da parte dell’uomo da un giuramento, se non per giuramenti che fossero stati illeciti fin dall’inizio o diventati illeciti in seguito, i quali possono essere dichiarati nulli dagli uomini.
  14. Ames introduce una distinzione funzionale: (a) Il giuramento assertorio riguarda fatti passati e serve a confermare la verità di una testimonianza già data. (b) Il giuramento promissorio riguarda fatti futuri e impegna chi giura a compiere un’azione specifica. Questa distinzione sarà utile per analisi dottrinale e applicazioni pratiche, soprattutto in contesti legali, morali e pastorali.
  15. Ames distingue i due tipi principali di giuramento: (a) Assertorio: conferma la verità di un fatto passato o presente. (b) Promissorio: riguarda il futuro e implica un impegno attivo. La menzione della “minaccia” nel promissorio sottolinea che, in caso di mancato adempimento, il giuramento comporta una conseguenza morale e spirituale.
  16. L’assertorio è non operativo: non obbliga a fare qualcosa, ma garantisce la verità di ciò che è stato detto. Questo lo rende centrale nel contesto legale e giuridico antico, dove la conferma della parola era essenziale.
  17. Ames introduce un punto sofisticato: la verità del giuramento assertorio dipende dal giudizio del giurante, che si fonda su argomenti ritenuti sicuri. Anche se il fatto effettivo differisce, il giuramento resta valido perché attesta la convinzione certa dell’individuo, mostrando il rispetto della coscienza e della buona fede. La citazione dei Romani indica un’applicazione pratica e prudente del giuramento nell’antichità.
  18. Il giuramento promissorio aggiunge il vincolo dell’azione futura, unendo la dichiarazione dell’intenzione presente alla responsabilità di realizzarla. Ames sottolinea così la combinazione tra coscienza, intenzione e azione, elemento fondamentale nella teologia riformata e nella pratica morale puritana.
  19. Ames evidenzia il principio di legittimità e possibilità: un giuramento deve sempre essere realizzabile e conforme alla legge. Giurare qualcosa impossibile o illecito è empietà, perché non solo inganna Dio ma compromette la moralità del giurante stesso.
  20. Ames distingue tra giuramenti vincolanti e giuramenti illegittimi. Anche un giuramento formalmente difettoso può vincolare se non contrasta con i Comandamenti di Dio, ma un giuramento contrario alla legge divina è nullo. Questo riflette la priorità della legge morale sulla formalità dei giuramenti.
  21. Ames riconosce che alcune circostanze possono portare a giuramenti obbligatori anche se contrari a Dio, per esempio per necessità o coercizione. Allo stesso modo, un giuramento promissorio legato all’interesse di un altro cessa se il fondamento della promessa viene rimosso. Qui emerge un principio di giustizia e proporzionalità: il vincolo giurato non deve diventare ingiusto o impossibile.
  22. Ames elenca tre motivi per cui i cristiani possono giurare: (a) Legge naturale e morale, che non è abrogata. (b) Onore di Dio e carità verso il prossimo, che collegano giuramento e moralità. Esempi biblici encomiabili, anche nel Nuovo Testamento. Questo mostra che il giuramento è compatibile con la vita cristiana se praticato correttamente.
  23. 26-27 Ames precisa l’insegnamento di Cristo e di Giacomo: non tutti i giuramenti sono vietati, ma solo quelli avventati, ingiusti o fatti in modo improprio. È importante leggere i testi nel loro contesto e collegare correttamente le frasi, come sottolinea Ames, per evitare interpretazioni restrittive o errate.
  24. Infine, Ames distingue tra asseverazione e giuramento formale. “Amen, amen” non costituisce un giuramento, ma una ferma conferma di verità. Questo chiarimento impedisce di confondere la semplice affermazione solenne con l’atto vincolante del giuramento, evidenziando l’accuratezza terminologica della Scrittura e la prudenza nel suo uso.
  25. Ames distingue tra interpretazione interna ed esterna del giuramento. Nel tribunale della coscienza, si cerca l’intento reale del giurante, mentre nel tribunale esterno prevale il senso comune. Questo mette in rilievo la dimensione morale e spirituale del giuramento, oltre a quella legale o sociale.
  26. Ames distingue il pergiurato da chi commette errore involontario. La fede confermata da un giuramento lecito mantiene forza morale e giuridica anche verso nemici o malfattori, sottolineando la serietà assoluta dell’impegno giurato.
  27. Anche un giuramento estorto per paura non perde vincolo, perché la componente di volontà interna resta decisiva. Ames distingue tra costrizione apparente e volontà effettiva.
  28. Chi manca di ragione non può giurare, evidenziando la necessità di capacità mentale e comprensione morale.
  29. Richiedere un giuramento a chi adora falsi dei non è peccato, e un giuramento di innocenza cristiano serve a porre fine a controversie, mostrando la funzione pratica e giusta del giuramento nella vita civile e religiosa.
  30. Ames chiarisce che la forma del giuramento (solennità, tocco del libro, gesto della mano o sotto la coscia) è simbolica, indicativa di consenso e soggezione, non dotata di significato mistico.
  31. L’adjurazione è un atto legittimo principalmente per chi ha potere di richiedere il giuramento, ma può estendersi anche a inferiori verso superiori o tra eguali, sempre nel contesto di rispetto e autorità.
  32. 2:10:41–45 – Ames condanna l’adjurazione verso demoni o oggetti inanimati, gli esorcismi superstiziosi e la coercizione a confessare, considerandoli contrari alla legge naturale e alla Scrittura. Anche un’adjurazione indefinita è illegittima, perché viola la chiarezza e la giustizia dell’atto giurato.