Letteratura/Midollo Sacra Teologia/2:11 Il sorteggio/Ames, il sorteggio e il calcolo delle probabilità: due modi di guardare al caso

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Ames, il sorteggio e il calcolo delle probabilità: due modi di guardare al caso

Quando William Ames (1576–1633) scrive del sorteggio, egli lo intende come un atto in cui le persone chiedono a Dio di dirimere una controversia attraverso un evento che, per noi, appare casuale. Un dado lanciato, una pietruzza estratta, un nome sorteggiato: tutto questo, dice Ames, non è guidato da “fortuna cieca”, ma dalla provvidenza di Dio.

Pochi decenni dopo, altri studiosi iniziano a guardare allo stesso fenomeno in modo diverso. Blaise Pascal e Pierre de Fermat, corrispondendo fra loro, gettano le basi di quello che oggi chiamiamo calcolo delle probabilità. L’idea è semplice: se lancio un dado molte volte, non posso sapere quale numero uscirà al prossimo lancio, ma posso calcolare la probabilità che esca un certo numero. In questo modo il “caso” non viene eliminato, ma viene misurato.

Due prospettive a confronto

  • Per Ames, il sorteggio è una pura contingenza che l’essere umano non può prevedere né controllare: se se ne fa uso, esso è sempre un appello a una potenza superiore. La vera alternativa è tra Dio e l’idolo chiamato “fortuna”.
  • Per la scienza moderna, il sorteggio è un evento che segue leggi statistiche. Non è che Dio non ci sia, ma il discorso religioso non rientra nel metodo della matematica. Qui non si cerca la “voce di Dio”, ma un modello numerico che descrive le frequenze degli eventi.

Sono davvero in conflitto?

Non necessariamente.

Il calcolo delle probabilità non spiega perché avvenga un singolo evento (perché proprio questa volta è uscito un “6”?), ma solo quante volte ci si aspetta che accada in un grande numero di casi. È un approccio descrittivo e previsionale, non una spiegazione ultima.

Ames, invece, si occupa del senso ultimo di quell’evento: se gli esseri umani si affidano al sorteggio per decidere, devono riconoscere che il giudizio finale appartiene a Dio.

In altre parole:

  • la probabilità guarda al “come spesso” accadono certe cose;
  • la teologia di Ames guarda al “da chi” sono in ultima istanza dirette quelle stesse cose.

Una lezione per oggi

Oggi usiamo le probabilità in tanti campi: medicina, economia, meteo, persino nei giochi e nelle assicurazioni. Ma la riflessione di Ames resta attuale: dietro ciò che a noi appare come caso, resta la domanda su chi governi davvero la realtà. La matematica misura le frequenze, ma non può rispondere alla questione del senso.