Letteratura/Midollo Sacra Teologia/2:12 Del tentare Dio
2:12 Del tentare Dio
2:12:1 Tentare Dio, in modo particolare, è l’opposto dell’ascoltare la Parola e della preghiera. Salmo 95:7-9: «Oggi, se udite la sua voce, non indurite il vostro cuore, come a Meriba, come nel giorno di Massa nel deserto, dove i vostri padri mi tentarono, mi misero alla prova e videro le mie opere». Poiché nell’ascolto della Parola e nella pia preghiera noi abbiamo comunione con Dio secondo la sua volontà, se cerchiamo tale comunione al di là della sua volontà, allora si dice propriamente che noi lo tentiamo[1].
2:12:2 Tentare Dio significa mettere alla prova qualche sua perfezione divina in modo illecito[2].
- Salmo 95:9 - "... quando i vostri padri mi tentarono, mi misero alla prova sebbene avessero visto le mie opere".
2:12:3 Questa messa alla prova riguarda talvolta la potenza di Dio. Salmo 78:18-19: «Tentarono Dio in cuor loro… e parlando contro Dio dissero: “Potrà forse Dio preparare una mensa nel deserto?”». Cioè, quando la potenza di Dio viene ristretta dagli esseri umani, fissando limiti a loro piacimento: se Dio farà ciò che essi vogliono, allora lo si riconoscerà onnipotente; altrimenti no. Salmo 78:41: «Tentarono Dio e limitarono il Santo d’Israele»[3].
2:12:4 Talvolta si mette alla prova la conoscenza di Dio, come quando le persone agiscono di nascosto, dubitando se Dio lo sappia o meno[4].
- Salmo 94:7 - "... e dicono: L'Eterno non vede, il Dio di Giacobbe non se ne cura".
2:12:5 Talvolta si mette alla prova la presenza di Dio[5].
- Esodo 17:7 - "E chiamò quel luogo Massa e Meriba a causa della contesa dei figli d'Israele e perché avevano tentato l'Eterno, dicendo: L'Eterno è in mezzo a noi, sì o no?".
2:12:6 Talvolta si mette alla prova la provvidenza di Dio, quando le persone, abbandonando i mezzi ordinari stabiliti da Dio, si aspettano comunque che Dio provveda loro a piacimento, benché Egli non abbia fatto alcuna simile promessa[6].
- Matteo 4:7 - "Gesù gli disse: “È anche scritto: 'Non tentare il Signore Dio tuo'”.
2:12:7 Talvolta si mette alla prova l’ira, la giustizia e la vendetta di Dio. 1 Corinzi 10:22: «Vogliamo forse provocare il Signore a gelosia?». Questo genere di tentazione si manifesta in ogni mormorio e contesa contro Dio o contro coloro che Egli ha mandato[7].
- 1 Corinzi 10:9-10 - "non tentiamo il Signore, come alcuni di loro lo tentarono e perirono morsi dai serpenti. E non mormorate come alcuni di loro mormorarono e perirono colpiti dal distruttore".
- Esodo 17:7 - "E chiamò quel luogo Massa e Meriba a causa della contesa dei figli d'Israele e perché avevano tentato l'Eterno, dicendo: “L'Eterno è in mezzo a noi, sì o no?".
2:12:8 Ma talvolta il tentare Dio avviene con una intenzione espressa di metterlo alla prova, come nel ricorso illecito al sorteggio, e ogni volta che presumiamo qualcosa da Dio che Egli non ha promesso[8].
2:12:9 Talvolta avviene con un consenso implicito e nascosto, cioè quando ciò che viene fatto, per sua natura intrinseca, tende a questo: che Dio sia messo alla prova, anche se chi lo compie non pensa direttamente in tal senso[9].
2:12:10 E questo si fa in due modi. Primo: quando si vuole ed aspetta che qualcosa avvenga, e nel frattempo si rifiutano i mezzi necessari perché avvenga. Così, nelle cose naturali, coloro che desiderano la salute o la vita ma rifiutano medicine o cibo; e nelle cose spirituali, coloro che desiderano la grazia e la vita eterna, ma trascurano la Parola di Dio, i sacramenti e simili mezzi di grazia e di salvezza. Secondo: quando ci si espone al pericolo senza urgente necessità, e non si può essere liberati da esso, se non con un miracolo da parte di Dio, o a stento. Così fanno talvolta, nelle cose naturali, coloro che cercano vana gloria disprezzando la morte; e così nelle cose spirituali coloro che, in certo modo, sembrano amare le occasioni e gli allettamenti al peccato[10].
2:12:11 Questo peccato spesso nasce dal dubbio o dall’incredulità, poiché chi cerca di mettere alla prova Dio non si fida sufficientemente della Parola rivelata di Dio, ma tenta una via nuova per conoscere la sua volontà. Perciò esso si oppone all’ascolto della Parola, nella misura in cui questa deve essere accolta con fede[11].
2:12:12 Talvolta nasce dalla disperazione, quando le persone non confidano nelle promesse di Dio; e così, con un affrettarsi disordinato, prescrivono a Dio quando e come deve soddisfare le loro aspettative. Perciò esso si oppone all’ascolto della Parola, la quale alimenta in noi la speranza divina[12].
2:12:13 Talvolta nasce da una bassa stima e dal disprezzo di Dio, come quando qualcuno, per gioco o scherzo, vuole provare se Dio si manifesterà secondo il suo desiderio. Perciò si oppone all’ascolto della Parola, che contiene un amore e una giusta stima di Dio[13].
2:12:14 Nasce anche da una certa arroganza e superbia, per cui, rifiutando di soggiogare la propria volontà alla Volontà di Dio, si cerca di rendere la sua volontà subordinata ai propri desideri[14].
2:12:15 Ma più spesso nasce dalla presunzione, per cui si è certi che Dio farà questo o quello, cosa che Egli non ha promesso, o almeno non ha promesso di fare in quel modo e con quei mezzi che ci si aspetta. Per questo alcuni riferiscono ogni tentazione di Dio alla presunzione. E rispetto all’arroganza, essa si oppone alla preghiera, in cui si presenta umilmente a Dio la propria volontà affinché venga realizzata secondo il suo piacere[15].
2:12:16 Ma esso è sempre opposto a qualche atto di religione mediante il quale ci affidiamo alla volontà di Dio, perché quando tentiamo Dio, lo facciamo come se Dio dovesse dipendere dalla nostra volontà[16].
2:12:17 Desiderare qualche segno speciale da Dio, per qualche ragione particolare, ispirazione o istinto, significa tentare Dio[17].
- Matteo 16:1 - "I farisei e i sadducei si accostarono a lui per metterlo alla prova e gli chiesero di mostrare loro un segno dal cielo".
2:12:18 Tuttavia rifiutare un segno offerto da Dio è anch’esso una forma di tentazione o di affaticamento verso di lui. Isaia 7:11-13: «Chiedi un segno… io non chiederò, né tenterò Dio… Tu affatichi il mio Dio». Cercare umilmente un segno da Dio per qualche questione particolare e necessaria, che altrimenti non si manifesta sufficientemente, può talvolta essere fatto senza peccato[18].
- Genesi 15:8 - "E Abramo chiese: Signore, Eterno, come potrò sapere che lo possederò?".
2:12:19 Provare o purgare un sospetto peccato tramite prove come ferro rovente, acqua bollente, e simili, costituisce un tentare Dio. In queste pratiche si attende o si richiede una manifestazione miracolosa della potenza di Dio per provare una verità nascosta. Ma ciò è fatto senza giusta causa, perché esistono altri mezzi stabiliti per scoprire le colpe, e se questi falliscono, certe cose possono rimanere sconosciute senza peccato.
2:12:20 Dello stesso tipo sono i duelli singoli o monomachie, permessi un tempo dall’autorità pubblica e ancora troppo frequenti. In essi la giustizia della causa è affidata alla provvidenza particolare di Dio, dal successo che si pensa Egli possa dare secondo la sua giustizia, ma senza alcuna ragione certa e giusta[19].
2:12:21 Oltre a queste tentazioni, proprie di una prova diretta di Dio, esiste anche una tentazione come induzione verso Dio, quando si richiede o ci si aspetta il suo aiuto per commettere qualche malvagità grave.
2:12:22 Tali induzioni possono essere riferite a tentazioni come prove, perché in esse si mette alla prova la Volontà di Dio. Si differenziano dalle altre prove solo per questo: l’oggetto su cui la Volontà di Dio è messa alla prova è un’azione illecita di per sé. In questo caso l’onore di Dio è particolarmente ferito e violato, perché alla tentazione si unisce un beffeggiamento estremamente empio di Dio[20].
2:12:23 Talvolta tentare o provare Dio è considerato buono e addirittura comandato:
- Malachia 3:10 - "Portate tutte le decime alla casa del tesoro, perché ci sia del cibo nella mia casa, e mettetemi alla prova in questo, dice l'Eterno degli eserciti; vedrete se io non vi apro le cateratte del cielo e non riverso su di voi tanta benedizione che non vi sia più dove riporla".
2:12:24 Ma questo tentare legittimo di Dio è un atto di fede, che ci conduce a obbedire e a praticare ciò che Dio ha comandato, con l’attesa dei frutti e della benedizione che Egli ha promesso.
2:12:25 Questo tentare legittimo di Dio respinge tutte le tentazioni del Diavolo[21].
2:12:26 Al contrario, il tentare illecito di Dio ci espone alle tentazioni del Diavolo; infatti non siamo mai vinti da alcuna tentazione del Diavolo, se non in qualche misura quando noi stessi tentiamo Dio[22].
Supplementi
Note esplicative
- ↑ Ames pone subito l’antitesi: il tentare Dio è l’opposto dell’atteggiamento corretto di comunione con Lui, cioè l’ascolto della Parola e la preghiera. Quando ci rapportiamo a Dio secondo i mezzi stabiliti da Lui, siamo nella sua volontà; quando invece pretendiamo comunione a condizioni poste da noi, lo tentiamo. Il richiamo al Salmo 95 è fondamentale: il Nuovo Testamento (Ebrei 3–4) ne fa un monito contro l’incredulità e la ribellione del deserto.
- ↑ Ames definisce: tentare Dio è mettere alla prova una sua perfezione divina (potenza, conoscenza, presenza) in modo illecito. Qui si coglie il senso di provocare Dio: non è semplice curiosità, ma un atteggiamento di sfida e sospetto verso Dio stesso.
- ↑ Primo esempio: la potenza di Dio. Israele nel deserto pretende segni concreti per riconoscere l’onnipotenza divina, riducendola ai propri parametri. È come dire: “Se Dio fa quello che voglio, allora è onnipotente; se no, non lo è”. È un modo di legare l’Onnipotente alla propria misura.
- ↑ Secondo esempio: la conoscenza di Dio. È l’illusione di poter nascondere qualcosa al suo sguardo onnisciente. È un atto di incredulità pratica, che porta al peccato e all’immoralità (Salmo 94).
- ↑ Terzo esempio: la presenza di Dio. Israele a Massa e Meriba dubita della vicinanza del Signore, nonostante i continui segni della sua guida. È una vera provocazione, che nasce dall’incredulità e dalla mancanza di fiducia nella sua fedeltà.
- ↑ Qui Ames affronta la provvidenza di Dio. Tentare Dio significa pretendere che Egli provveda fuori dai mezzi ordinari che ha stabilito, per esempio rifiutando ciò che è normale e quotidiano, e aspettandosi comunque un intervento straordinario. Gesù, citando Deuteronomio 6:16 in Matteo 4:7, respinge proprio questa tentazione: non dobbiamo cercare di forzare la mano di Dio per ottenere ciò che non ha promesso.
- ↑ Un altro aspetto del tentare Dio riguarda la sua ira, giustizia e vendetta. Ogni atto di mormorio e contesa contro Dio, o contro i suoi inviati, costituisce una vera provocazione. Israele a Massa e Meriba ne è un esempio, e Paolo ammonisce i Corinzi (1 Cor 10:9-10) a non ripetere quegli stessi peccati. Il tentare Dio non è solo un dubbio intellettuale: è ribellione aperta che suscita la sua gelosia santa.
- ↑ A volte la provocazione è fatta con intenzione consapevole: per esempio nel ricorso illecito al sorteggio, usato non come mezzo legittimo sotto la guida divina, ma come un modo superstizioso di costringere Dio a manifestarsi. In generale, ogni presunzione verso Dio, cioè l’aspettarsi da Lui ciò che non ha promesso, è una forma di tentazione.
- ↑ Ames nota anche un caso più sottile: quando c’è un consenso implicito, quasi inconscio, perché l’azione stessa tende a mettere Dio alla prova, pur senza che la persona se ne accorga. È un modo per dire che non occorre una ribellione esplicita: basta un comportamento che, di fatto, esprime mancanza di fede nella sua Parola.
- ↑ Due esempi concreti: (a) Quando si rifiutano i mezzi necessari e stabiliti da Dio, sia nelle cose naturali (rifiutare cibo o medicine e aspettarsi comunque salute e vita), sia in quelle spirituali (rifiutare la Parola e i sacramenti, e aspettarsi comunque grazia e salvezza). È un atteggiamento che confonde la fede con la superstizione. (b) Quando ci si espone volontariamente a pericolo senza necessità, pretendendo che Dio intervenga con un miracolo. Così avviene quando si cerca vana gloria disprezzando la morte, o quando, sul piano spirituale, ci si avvicina deliberatamente alle occasioni di peccato. In entrambi i casi si mette alla prova Dio, chiedendogli di sostenere ciò che Egli stesso ci comanda di evitare.
- ↑ Ames osserva che il tentare Dio spesso scaturisce dal dubbio o dall’incredulità. Chi tenta Dio non si fida pienamente della Parola rivelata e cerca vie nuove per conoscere la sua volontà, opponendosi così all’ascolto della Parola e alla fede. L’idea centrale è che la vera conoscenza della volontà di Dio passa sempre attraverso la fede e la docilità alla Scrittura.
- ↑ Un’altra origine è la disperazione: chi non si fida delle promesse di Dio pretende di dettare i tempi e i modi a Dio stesso, anticipando le sue azioni con un affrettarsi disordinato. Questo è opposto all’ascolto della Parola, che coltiva in noi la speranza divina, cioè la fiducia ordinata nella sua fedeltà.
- ↑ Il tentare Dio può anche derivare da bassa stima o disprezzo di Dio, come quando si cerca di giocare o scherzare con la sua potenza, testando se Dio reagirà secondo il nostro desiderio. Questo si oppone all’ascolto della Parola, che ispira amore e giusta venerazione verso Dio.
- ↑ L’arroganza e la superbia spingono a rifiutare di sottomettere la propria volontà alla Volontà divina, cercando di rendere Dio subordinato ai propri desideri. Ames mostra qui che il peccato non è solo nel dubbio o nella sfida esteriore, ma anche nell’atteggiamento interiore di dominare Dio invece di obbedirgli.
- ↑ La forma più comune del tentare Dio è la presunzione, cioè la convinzione che Dio agirà in un modo che non ha promesso, o secondo modalità e mezzi non stabiliti da Lui. Ames sottolinea anche la correlazione con l’arroganza: essa si oppone direttamente alla preghiera, che richiede umiltà nel presentare la propria volontà, lasciando a Dio la libertà di realizzarla secondo il suo piacere.
- ↑ Ames sottolinea l’opposizione tra il tentare Dio e gli atti di religione legittimi, cioè quelli in cui ci affidiamo alla sua volontà. Tentare Dio significa, in pratica, volerlo rendere dipendente dalla nostra volontà, un atto di sfida e sospetto verso la sua sovranità.
- ↑ Desiderare un segno speciale per ragioni personali, ispirazione o istinto, costituisce tentare Dio, come i Farisei e Sadducei che chiesero a Gesù un segno dal cielo (Matteo 16:1). Ames distingue qui tra una richiesta di segno dettata da incredulità e la giusta attesa della manifestazione divina.
- ↑ Anche rifiutare un segno offerto da Dio può costituire tentazione o affaticamento verso di Lui. Tuttavia, cercare umilmente un segno per una necessità concreta e non altrimenti chiara può essere lecito, come Abramo chiede un segno per sapere se erediterà la Terra (Genesi 15:8). La chiave è l’umiltà e la giusta finalità.
- ↑ 2:12:19–20 – Ames condanna le pratiche che pretendono una manifestazione miracolosa per scoprire colpe nascoste o giustizia in contenziosi, come prove tramite ferro rovente o duelli singoli. In questi casi si tenta Dio senza giusta causa, perché esistono mezzi ordinari stabiliti per accertare i fatti. Affidare la giustizia alla provvidenza speciale di Dio in modo arbitrario costituisce un abuso della sua sovranità.
- ↑ 2:12:21–22 – Vi sono anche tentazioni come induzione verso Dio, cioè quando si cerca il suo aiuto per compiere azioni illecite. Ames nota che in tali casi la Volontà di Dio è messa alla prova su un oggetto illecito, e l’onore di Dio è particolarmente violato per via del beffeggiamento con cui l’atto è compiuto.
- ↑ 2:12:23–25 – Ames distingue chiaramente tra tentare Dio legittimamente e tentarlo in modo illecito. Il tentare legittimo è un atto di fede, volto a obbedire ai suoi comandi con la fiducia nei frutti e nella benedizione promessa. È questo tipo di tentazione che rafforza la fede e respinge le tentazioni del Diavolo.
- ↑ Al contrario, il tentare illecito di Dio ci rende vulnerabili alle tentazioni del Diavolo. Ames osserva che nessuno è vinto dal Diavolo senza aver in qualche misura tentato Dio da sé, evidenziando l’intima connessione tra sfiducia nella volontà divina e caduta spirituale.