Letteratura/Midollo Sacra Teologia/2:17 L'onore verso il nostro prossimo
2:17 L'onore verso il nostro prossimo
2:17:1 La giustizia verso il nostro prossimo o lo riguarda immediatamente, oppure si esercita mediante qualche azione[1].
2:17:2 La giustizia che tocca immediatamente il nostro prossimo, o riguarda il grado della condizione nella quale il nostro prossimo è posto, oppure la condizione assoluta in sé considerata[2].
2:17:3 In quanto riguarda il grado della condizione, essa si chiama onore, che è comandato nel primo comandamento della seconda tavola, detto essere il primo comandamento con promessa (Efesini 6:2), sia perché è il primo in quella serie, sia perché è il primo comandamento in tutta la legge che abbia unita a sé una promessa singolare e propria[3].
- Efesini 6:2 - "Onora tuo padre e tua madre” (questo è il primo comandamento con promessa)".
2:17:4 Qui si suppone e si stabilisce la società delle persone tra di loro, sia privata o economica, sia pubblica o politica, nella quale l’uno deve servire l’altro, essendo uniti insieme in doveri reciproci di giustizia e di carità, affinché possano esercitare e mostrare verso le persone quella religione con la quale adorano Dio[4].
2:17:5 Di qui segue che quella vita solitaria che certi eremiti hanno scelto per sé come se fosse angelica, e che altri abbracciano per altre ragioni, è così lontana dalla perfezione, che, a meno che non sia giustificata da qualche ragione straordinaria (e solo per un tempo), è del tutto contraria alla legge e alla volontà di Dio[5].
2:17:6 Poiché la società umana serve da fondamento a tutti gli altri uffici di giustizia e di carità che sono comandati nella seconda tavola della legge, quelle trasgressioni che contribuiscono direttamente al disturbo, confusione e distruzione di questa società sono peccati più gravi delle violazioni dei singoli precetti[6].
2:17:7 Anche se la società politica così come quella economica sono istituite da Dio, tuttavia vi è una certa forma di questa società economica (così come vi è una certa forma della società ecclesiastica) che è prescritta per tutte le persone. Ma non è così per la società politica: questa è lasciata alla libertà degli uomini (purché sia preservata la loro autorità integra), affinché possano ordinare quella società che meglio stabilisce la religione e la giustizia fra loro[7].
2:17:8 E questa è una ragione per cui nel quinto comandamento si fa menzione soltanto dei genitori: perché la società economica (che è chiaramente naturale) deve rimanere una e la stessa in tutti i tempi e le nazioni. A ciò si può anche aggiungere che questa è il primo grado, nel quale si trova la fonte e il seminario di tutta la società[8]; e dal quale anche l’autorità di tutte le altre potestà superiori viene presentata e mitigata con il nome di Padre (2 Re 2:12-13; 13:14; Genesi 45:8; 1 Samuele 24:11; 1 Timoteo 5:1).
2:17:9 L’onore è un riconoscimento di quella dignità o eccellenza che è in un altro, accompagnato da un adeguato renderne testimonianza[9].
2:17:10 Esso è chiamato insieme riconoscimento e testimonianza, perché non consiste né solo in un’osservanza esteriore, né solo in un’attitudine interiore, ma in entrambe[10].
2:17:11 Si dice che l’onore riguardi l’eccellenza o la dignità, perché non siamo mossi a riverenza se non percepiamo in qualcuno una certa eccellenza[11].
2:17:12 Quindi quel dovere che è dovuto a coloro che sono posti sopra di noi in qualche grado di eminente dignità, è comunemente e propriamente chiamato riverenza. Ma per una sineddoche, esso rappresenta ogni dovere in cui è rispettato il grado di dignità o eccellenza di un altro, sia che quel grado sia superiore rispetto a noi, sia che sia uguale[12].
- Romani 12:1 - "Quanto all'amore fraterno, siate pieni d'affetto gli uni per gli altri, quanto all'onore, precedetevi gli uni gli altri".
- 1 Pietro 3:7 - "Anche voi, mariti, vivete insieme alle vostre mogli con il riguardo dovuto alla donna, come a un vaso più delicato. Onoratele, poiché sono anch'esse eredi con voi della grazia della vita, affinché le vostre preghiere non siano impedite".
- 1 Pietro 2:17 - "Onorate tutti. Amate la fratellanza. Temete Dio. Rendete onore al re.".
2:17:13 Ma l’onore ha il primo posto tra i doveri verso il prossimo: primo, perché si avvicina di più alla religione e alla pietà con cui adoriamo Dio, e da cui è anche chiamato religione o pietà, non solo da autori secolari, ma talvolta anche dalla Scrittura (1 Timoteo 5:4: “imparino essi prima a mostrare rispetto verso la propria famiglia e a rendere il contraccambio ai loro genitori, perché questo è gradito davanti a Dio”); secondo, perché è il vincolo e il fondamento di tutta l’altra giustizia che deve essere esercitata verso il prossimo. Infatti, in virtù di questo dovere, per quanto riguarda gli altri, le persone conducono una vita quieta e pacifica in tutta pietà e onestà (1 Timoteo 2:2). Questa sembra essere anche la ragione propria della promessa annessa al quinto comandamento: “affinché tu prolunghi i tuoi giorni sulla terra”. Senza questa osservanza reciproca tra superiori e inferiori, non si potrebbe sperare che la vita umana resti stabile[13].
2:17:14 L’onore, in quanto riguarda la conoscenza e l’opinione degli altri circa la persona che deve essere onorata, è chiamato reputazione (Ecclesiaste 7:1) o buona fama (Filippesi 4:8)[14].
2:17:15 Quindi l’onore, in quanto bene esterno di una persona, non differisce realmente dalla buona reputazione, se non nella definizione concettuale[15].
2:17:16 Quel dovere di onorare che dobbiamo a tutti consiste nel preservare quello stato di dignità che essi hanno, senza che venga danneggiato[16].
2:17:17 A questo ufficio si oppongono quei vizi mediante i quali l’ufficio del nostro prossimo viene danneggiato[17].
2:17:18 Il buon nome del nostro prossimo è danneggiato quando viene diminuita quella stima che si dovrebbe avere di lui[18].
- 1 Corinzi 4:13 - "... siamo diventati e siamo tuttora come la spazzatura del mondo, come il rifiuto di tutti".
- 2 Corinzi 6:8 - "in mezzo alla gloria e all'umiliazione, nella buona e nella cattiva fama; considerati come impostori, eppure sinceri".
2:17:19 Noi possiamo diminuire il buon nome del nostro prossimo o concependone male noi stessi, senza giusta causa (il che è chiamato giudizio temerario, Matteo 7:1; 1 Corinzi 4:3), oppure coinvolgendo anche altri[19].
2:17:20 Il buon nome del nostro prossimo è diminuito presso gli altri mediante parole, azioni, gesti o altri segni[20].
2:17:21 Questo si compie talvolta in modo diretto e formale, con l’intenzione di nuocere; e talvolta in modo virtuale e indiretto, o per la natura stessa della cosa, o per circostanze concomitanti[21].
2:17:22 Quando la fama di un altro è danneggiata imputandogli un male — o per sua colpa, o per una punizione —, allora, se ciò avviene in sua presenza, si chiama biasimo, o scherno, o ingiuria; se avviene in sua assenza, si chiama detrazione[22].
2:17:23 La detrazione è esercitata direttamente sul male del nostro prossimo in quattro modi[23]:
- Quando gli si attribuisce falsamente una colpa.
- Quando una colpa segreta è rivelata senza giusta causa.
- Quando un vero crimine è ricordato e ripetuto eccessivamente.
- Quando si riconosce l’atto, ma si accusa l’intenzione.
2:17:24 Essa è esercitata indirettamente sul bene del nostro prossimo in quattro modi[24] anch’essi:
- Negandolo.
- Occultandolo.
- Sminuendolo.
- Lodandolo freddamente.
2:17:25 Le prime modalità sono contenute in questo verso: "Imponens, augens, manifestans, in mala vertens[25]" ('Imputare, accrescere, manifestare, trasformare in male).
2:17:26 Le seconde modalità sono contenute in questo verso: Qui negat aut minuit, tacuit, laudatque remisse (“Chi nega o diminuisce, tace o loda freddamente.”)[26].
2:17:27 Il buon nome del nostro prossimo è restaurato con la ritrattazione, o con la richiesta di perdono, o talvolta anche con una riparazione[27].
2:17:28 Alcuni doveri dell’onore appartengono agli ineguali, altri agli uguali[28].
2:17:29 Tra gli ineguali, appartiene ai superiori eccellere nel beneficare, e agli inferiori nel riverire e nel ringraziare[29].
2:17:30 L’ineguaglianza consiste o in qualche qualità semplice, o in autorità e potere[30].
2:17:31 L’ineguaglianza in una QUALITÀ SEMPLICE riguarda o l’età, o i doni[31].
2:17:32 Coloro che sono superiori agli altri per età devono dare esempio grave e maturo[32], Tito 2:4: “Le donne anziane insegnino alle giovani a essere sobrie”.
2:17:33 Coloro che eccellono nei doni devono condividerli prontamente per il beneficio altrui[33], Romani 1:14: “Io sono debitore sia ai Greci sia ai Barbari; ai sapienti e agli insensati”.
2:17:34 Coloro che sono superiori negli uffici di potere sono quelli che hanno il diritto di governare altri, per il quale tale potere è chiamato giurisdizione; il loro dovere è di amministrare giustizia e carità verso gli altri in maniera eminente, secondo il potere che è stato loro affidato[34].
- Giobbe 29:14-15 - "La giustizia era il mio vestito e io il suo; la rettitudine era come il mio mantello e il mio turbante. Ero l'occhio del cieco, il piede dello zoppo".
- Colossesi 4:1 - "Padroni, date ai vostri servi ciò che è giusto ed equo, sapendo che anche voi avete un padrone nel cielo".
2:17:35 Questa giustizia è amministrata nella carità, mediante protezione e governo[35].
2:17:36 La protezione è l’applicazione del potere per difendere gli altri dal male. Vi appartiene anche la provvidenza, mediante la quale si provvede alle necessità degli altri[36].
- Isaia 32:2 - “L’uomo sarà come un rifugio dal vento, e come un riparo dalla tempesta…”.
- 1 Timoteo 5:8 - "Se uno non provvede ai suoi, e principalmente a quelli di casa sua, ha rinnegato la fede ed è peggiore dell'incredulo".
2:17:37 Il governo è l’applicazione del potere per promuovere il bene degli altri[37].
- Romani 13:4 - "...perché il magistrato è un ministro di Dio per il tuo bene, ma, se fai il male, temi, perché egli non porta la spada invano, infatti egli è un ministro di Dio, per infliggere una giusta punizione contro colui che fa il male".
- 1 Timoteo 2:2 - "... per i re e per tutti quelli che sono in autorità, affinché possiamo condurre una vita tranquilla e quieta, in ogni pietà e dignità".
2:17:38 Questo governo si esercita mediante direzione e premiazione[38].
2:17:39 La direzione consiste nel proporre ciò che è giusto e buono, affinché venga osservato[39].
- Efesini 6:4 - "E voi, padri, non provocate a ira i vostri figli, ma allevateli in disciplina e in ammonizione del Signore".
2:17:40 A questa direzione appartiene anche la creazione e promulgazione di leggi buone in qualunque società di persone esse siano necessarie[40].
Note esplicative
- ↑ Ames distingue due modalità fondamentali del nostro comportamento giusto verso il prossimo: (a)un agire che lo colpisce direttamente (per esempio, il rispetto, l’onore, l’amore); (b) un agire che lo riguarda indirettamente, attraverso azioni o mediazioni (per esempio, la distribuzione di beni, la protezione delle sue libertà, l’amministrazione di giustizia). Questa distinzione prepara il terreno per comprendere l’ambito del quinto comandamento, che riguarda principalmente il riconoscimento del valore e della dignità altrui.
- ↑ Qui Ames affina l’analisi distinguendo tra: (a) il grado della condizione, cioè il posto che una persona occupa in una gerarchia naturale, sociale o spirituale (per esempio: genitori, governanti, anziani, maestri); (b) la condizione assoluta, cioè la dignità che ogni essere umano possiede come creatura fatta a immagine di Dio. Il quinto comandamento tocca soprattutto il primo aspetto, ma non senza includere il secondo.
- ↑ Ames colloca il comandamento di onorare i genitori all’inizio della seconda tavola della Legge, cioè nella parte dedicata al rapporto con il prossimo. L’onore è il riconoscimento del posto che Dio assegna a ciascuno nella società. Efesini 6:2 ricorda che questo comandamento porta con sé una promessa specifica: “affinché tu stia bene e abbia lunga vita sulla terra”. Ciò mostra la connessione tra l’ordine sociale voluto da Dio e il benessere umano.
- ↑ Ames mette in evidenza che il comandamento sull’onore dei genitori non riguarda solo la famiglia in senso stretto, ma l’intera struttura sociale: (a) la sfera privata (famiglia, casa, relazioni economiche quotidiane); (b) la sfera pubblica (autorità civili, organizzazione politica). In entrambe le sfere le persone sono legate da doveri reciproci di giustizia e carità. L’ordine sociale diventa così il luogo concreto in cui si manifesta la religione verso Dio: il culto divino non è mai disgiunto dal rispetto per il prossimo.
- ↑ Ames critica la visione monastica della vita eremitica come forma più alta di spiritualità. Per lui, l’isolamento non è perfezione, ma piuttosto una negazione della vocazione umana alla società. Solo motivi straordinari e temporanei (es. persecuzione, missione particolare) possono giustificare un allontanamento dalla vita comune. La legge di Dio si compie nella relazione con il prossimo, non nell’isolamento.
- ↑ Qui Ames stabilisce una gerarchia morale: i peccati che minano la base stessa della convivenza civile (es. anarchia, tradimento, distruzione delle famiglie, ribellione all’autorità costituita) sono più gravi di peccati commessi contro singoli comandamenti. Infatti, senza la società ordinata, non è possibile neppure l’osservanza dei precetti particolari.
- ↑ Ames distingue tre tipi di società: (a) Economica (famiglia, relazioni domestiche e di sussistenza): ha una forma universale e naturale, prescritta da Dio per tutti i popoli. (b) Ecclesiastica (chiesa): ha anch’essa una forma prescritta da Dio, secondo la rivelazione.(c) Politica (governo civile): non ha una forma unica prescritta, ma può assumere modelli diversi (monarchia, repubblica, ecc.) a seconda della libertà e della saggezza degli uomini, purché siano rispettati i principi di religione e giustizia.
- ↑ La famiglia è la radice della società. Onorare i genitori significa rispettare l’ordine naturale voluto da Dio, da cui scaturiscono tutte le altre forme di autorità. Non è un caso che nella Bibbia i governanti e i maestri vengano spesso chiamati padri, a indicare che ogni autorità civile o spirituale deriva e si modella sulla paternità familiare.
- ↑ La definizione di Ames è precisa: onorare significa prima riconoscere interiormente il valore dell’altro, poi manifestarlo esteriormente in gesti, parole e atteggiamenti. Non basta un rispetto formale, né è sufficiente un sentimento privato: entrambe le dimensioni devono unirsi.
- ↑ Ames ribadisce il punto: l’onore autentico è una sintesi di atteggiamento interno e comportamento esterno. Senza coerenza fra cuore e azione, l’onore è svuotato. Questo principio vale non solo nei confronti dei genitori, ma di tutte le autorità e condizioni di vita in cui Dio ha collocato le persone.
- ↑ Il fondamento dell’onore è il riconoscimento di una qualità superiore che Dio ha posto nell’altro: può trattarsi di autorità, esperienza, sapienza, ruolo sociale o anche di una particolare grazia spirituale. Senza percezione di un valore oggettivo, la riverenza sarebbe vuota o artificiale.
- ↑ L’onore riguarda anzitutto chi ha un ruolo superiore, ma non si limita a questo. Ames, citando la Scrittura, estende l’onore a tutti, anche a pari grado o a persone che, umanamente, sembrerebbero “più deboli”. L’onore, dunque, non è solo gerarchico: è universale, perché si fonda sull’immagine di Dio in ciascuno.
- ↑ Ames mette l’onore al vertice dei doveri sociali. L’onore custodisce la pace sociale e riflette la pietà verso Dio. Per questo la promessa del quinto comandamento non è accessoria, ma logica: una società senza onore reciproco va in rovina.
- ↑ Qui Ames collega l’onore al concetto di reputazione pubblica. Un buon nome è parte integrante dell’onore: esso si riflette non solo nel nostro cuore e nelle nostre azioni, ma anche nella stima che la comunità conserva di una persona.
- ↑ Onore e buona reputazione sono due facce della stessa realtà: il primo indica l’atteggiamento e il riconoscimento dovuto; la seconda è l’effetto di tale onore nella percezione collettiva. Si distinguono, ma non si separano.
- ↑ Ogni persona ha una dignità che non deve essere lesa. Onorare significa innanzitutto proteggere il valore e la posizione altrui, evitando azioni o parole che possano ledere la sua condizione.
- ↑ Ames introduce ora il lato negativo: i peccati contro l’onore. Sono tali tutti quegli atteggiamenti che screditano, umiliano o sminuiscono il prossimo nella sua dignità e nel suo ruolo.
- ↑ La diffamazione mina il buon nome di una persona, e quindi il suo onore. Nella Scrittura Paolo conosce bene questa realtà: il suo ministero veniva attaccato da cattive voci, ma egli rispondeva con la preghiera e con la fermezza della coscienza.
- ↑ Il peccato contro l’onore può nascere nel cuore: il giudizio temerario è già una forma di lesione del prossimo. Quando poi si comunica agli altri, esso diventa calunnia o maldicenza, amplificando il danno.
- ↑ Non solo le parole, ma anche i gesti e i comportamenti possono danneggiare l’onore del prossimo. Ames mostra qui una visione molto ampia: l’ironia, lo scherno, le allusioni, perfino i silenzi colpevoli possono contribuire a ledere la dignità altrui.
- ↑ Il danno all’onore del prossimo può essere intenzionale (la diffamazione voluta) oppure indiretto (effetti negativi prodotti anche senza una deliberata volontà, ma con parole e azioni inappropriate o imprudenti). Ames sottolinea che anche il danno “collaterale” rientra nella colpa morale.
- ↑ Ames distingue tra due forme di lesione: (a) in presenza: oltraggio diretto, che umilia la persona pubblicamente; (b) in assenza: detrazione, che corrode la sua reputazione alle spalle. Entrambe sono contrarie alla legge dell’onore e alla carità cristiana.
- ↑ Ames individua quattro modalità della detrazione: calunnia, scoperta indebita, accanimento e interpretazione malevola. Tutte danneggiano la reputazione, violando la giustizia e la carità.
- ↑ Non solo il male può danneggiare, ma anche la mancata valorizzazione del bene. Trascurare o minimizzare il valore di una persona significa privarla dell’onore che le è dovuto.
- ↑ Un’antica formula mnemonica che riassume i modi di detrazione contro il male del prossimo: inventare, esagerare, scoprire, deformare. Il distico latino «Imponens, augens, manifestans, in mala vertens» (e il parallelo «Qui negat aut minuit, tacuit, laudatque remisse») circola da secoli come formula mnemonica della detrazione nelle morali cristiane (cattoliche e riformate). Lo si trova, ad es., in John Trapp su Sal 15 e in manuali di teologia morale/canonistica (Prümmer; studi di diritto canonico), dove è citato senza attribuzione ad autore letterario specifico.
- ↑ Un secondo schema che riassume i modi di detrazione contro il bene del prossimo: negare, ridurre, tacere, lodare senza calore. Ames mostra una finezza pastorale: anche il mancato entusiasmo nel riconoscere un bene può ferire.
- ↑ Il peccato contro l’onore non si ripara solo tacendo, ma con un atto positivo: ritrattare pubblicamente, chiedere perdono, oppure compensare il danno. La vera carità cerca la restaurazione della dignità del prossimo.
- ↑ L’onore si declina diversamente a seconda delle relazioni: tra pari vale la stima reciproca; tra persone di rango diverso entrano in gioco riverenza e riconoscenza.
- ↑ Ames stabilisce il doppio dovere tra superiori e inferiori: i primi dimostrano la loro dignità nel prendersi cura e nel fare il bene; i secondi manifestano il loro onore con rispetto e gratitudine. Questa reciprocità mantiene l’equilibrio sociale.
- ↑ Le differenze tra le persone possono essere di carattere naturale (età, forza, abilità, conoscenza) o istituzionale (ruolo, autorità, responsabilità). In entrambi i casi esse richiedono una forma adeguata di onore, calibrata sulla natura della differenza.
- ↑ Ames distingue tra le differenze naturali (età, abilità, talenti) e quelle istituzionali (autorità, potere). La qualità semplice riguarda i tratti che una persona possiede indipendentemente dal ruolo: esperienza, saggezza, capacità, doni spirituali.
- ↑ La saggezza e l’esperienza derivanti dall’età comportano un dovere morale: essere modello di comportamento. Ames sottolinea che la superiorità naturale implica responsabilità educativa e morale.
- ↑ I talenti, naturali o spirituali, devono servire agli altri. L’egoismo o l’occultamento dei doni è una violazione del principio di giustizia verso il prossimo. Ames collega qui la gratitudine verso Dio con la carità verso gli uomini.
- ↑ Il potere conferisce responsabilità morale. Ames richiama la Scrittura per dimostrare che chi governa deve esercitare giustizia e carità, proteggendo e promuovendo il bene di chi è sotto la sua autorità. L’autorità è strumento di servizio, non di dominio egoistico.
- ↑ Ames distingue due modalità operative: (a) Protezione: difendere il prossimo dal male; (b) Governo: promuovere attivamente il bene. Entrambe sono espressioni concrete dell’onore dovuto a chi è inferiore.
- ↑ La protezione include la difesa dai pericoli e la cura materiale. Ames sottolinea la connessione tra giustizia sociale e carità pratica: chi ha potere deve usare le sue risorse per il bene dei soggetti dipendenti.
- ↑ Il governo legittimo, sia familiare, civile o ecclesiastico, ha come fine il bene del prossimo e la stabilità sociale. Ames ribadisce che l’autorità non è per vantaggio personale, ma per promuovere giustizia e pace.
- ↑ Due strumenti principali: (a) Direzione: indicare ciò che è giusto e buono; (b) Premiazione: incentivare e riconoscere le buone azioni. La gestione della società richiede equilibrio tra guida e ricompensa.
- ↑ Il dovere di direzione riguarda non solo l’insegnamento, ma l’orientamento morale di chi è sotto la nostra autorità. Ames evidenzia la responsabilità educativa dei genitori come paradigma della direzione giusta.
- ↑ Le leggi e le regole sociali sono estensione della direzione morale: permettono che il bene sia osservato universalmente e garantiscono la protezione dei più deboli. Ames mostra come l’onore e la giustizia siano radicati nella struttura ordinata della società.