Letteratura/Midollo Sacra Teologia/2:19 La castità
2:19 La castità
Settimo comandamento: “Non commettere adulterio”
2:19:1 La giustizia[1] che riguarda la purezza del prossimo è la castità.
2:19:2 La castità è una virtù per mezzo della quale si conserva la purezza della persona nelle cose che riguardano la generazione[2].
- 1 Tessalonicesi 4:3-5 - "Perché questa è la volontà di Dio: che vi santifichiate, che vi asteniate dalla fornicazione, che ciascuno di voi sappia possedere il proprio corpo in santità e onore, non dandosi a passioni disordinate come fanno i pagani che non conoscono Dio".
2:19:3 La castità ha due parti: la vergogna pudica (shamefastness) e l’onestà.
2:19:4 La vergogna pudica è quella parte della castità che si ritrae dall’impurità, nello stesso senso di ciò che viene chiamato pudore.
2:19:5 L’onestà è quella parte della castità che conduce alle cose che riflettono la purezza[3].
2:19:6 La vergogna pudica e l’onestà risiedono radicalmente nella scelta interiore della persona, ma si manifestano chiaramente nella condotta esteriore[4].
2:19:7 Per questo la castità è chiamata principalmente vergogna pudica, in quanto toglie i segni esteriori dell’impurità; ed è chiamata attrattiva, in quanto riveste i segni esteriori della purezza[5].
2:19:8 La modestia si riferisce principalmente alla vergogna pudica, e la gravità si riferisce principalmente all’attrattiva.
2:19:9 La modestia è una virtù mediante la quale ci manteniamo entro i limiti del desiderio carnale.
2:19:10 La gravità è una virtù mediante la quale si osserva il decoro della purezza[6].
2:19:11 La castità può essere verginale, coniugale o vedovile.
2:19:12 Tuttavia, questa classificazione non divide il genere in specie, ma l’accidente nei suoi soggetti.
2:19:13 Infatti, la castità è la stessa nella sua essenza in tutti e tre i casi, ma presenta alcune differenze accidentali secondo i diversi stati di vita di coloro che la osservano[7].
2:19:14 La verginale è quella che deve essere mantenuta da una vergine fino a che contrae matrimonio
- 1 Corinzi 7:34 - "C'è anche una differenza tra la donna sposata e la vergine: la non sposata ha cura delle cose del Signore, per essere consacrata a lui nel corpo e nello spirito, ma la sposata ha cura delle cose del mondo, di come potrebbe piacere al marito".
2:19:15 La coniugale è quella che deve essere osservata nello stato matrimoniale.
- Tito 2:5 - "...a essere assennate, pure, dedite ai lavori domestici, buone, sottomesse ai loro mariti, affinché la parola di Dio non sia bestemmiata".
2:19:16 La vedovile è quella che deve essere mantenuta dalle vedove[8].
- 1 Timoteo 5:7 - "Anche queste cose ordina, perché siano irreprensibili".
2:19:17 La castità coniugale riguarda il matrimonio legittimamente contratto e osservato (Matteo 19:6; 1 Timoteo 2:14; Ebrei 13:4; 1 Pietro 3:1-4).
2:19:18 Questa è la differenza tra la condizione di celibato e quella di matrimonio: sebbene la castità possa e debba essere osservata nello stato di celibato, tuttavia il celibato di per sé non contribuisce nulla alla castità; invece il matrimonio possiede in sé una certa purezza, sia per la sua natura come ordinanza di Dio, sia perché, in virtù di questa istituzione, diventa un mezzo per preservare purezza e castità[9].
2:19:19 Il matrimonio è la congiunzione personale di un uomo e una donna mediante consenso legittimo, per la comunione reciproca dei loro corpi e per una società di vita tra loro.
2:19:20 Esso è di un uomo con una donna[10] (Genesi 2:22; Malachia 2:15; Matteo 19:4-5; 1 Corinzi 7:2; Levitico 18:18).
2:19:21 Infatti, quella perfezione di amicizia e di reciproco servizio, qual è il matrimonio, non può sussistere se non tra uno e una sola.
2:19:22 Perciò la poligamia, anche quella praticata dagli antichi patriarchi, è stata sempre una violazione delle leggi del matrimonio; né essa fu mai tollerata da Dio se non con quella dispensazione con cui Egli si compiace di sopportare le infermità e le ignoranza degli uomini, per condurli tuttavia a sé[11].
2:19:23 Un consenso legittimo richiede, in primo luogo, che le persone da unirsi siano idonee; in secondo luogo, che il consenso stesso sia conforme alla natura della cosa e alla Legge di Dio.
2:19:24 Perché le persone siano idonee, è richiesto anzitutto un’adeguata distanza di parentela[12] (Levitico 18:6-22).
2:19:25 Una stretta parentela impedisce il matrimonio, perché alla nostra stessa carne è dovuto un particolare rispetto; a questo è contraria quella familiarità coniugale che è espressa dalla formula: “Non scoprirne la nudità” (Lev 18:6-7 e seguenti).
2:19:26 Quella distanza nei gradi di parentela o affinità tra le persone (Lev 18), che dev’essere osservata, è un principio comune e perpetuo di rettitudine; infatti la sua violazione è annoverata tra le abominazioni con cui i Gentili avrebbero contaminato la terra (Lev 18:27-28).
2:19:27 Tuttavia, non si tratta di un diritto morale essenziale in ogni aspetto, al punto da non ammettere alcuna eccezione: sia per necessità assoluta, come all’inizio del mondo, sia per un comando speciale di Dio[13], come in Deuteronomio 25:5.
- Deuteronoimio 25:5 - "Quando dei fratelli staranno insieme, e uno di essi morirà senza lasciare figli, la moglie del defunto non si sposerà fuori, con uno straniero; suo cognato verrà da lei e la prenderà per moglie, compiendo così verso di lei il suo dovere di cognato".
2:19:28 La cosiddetta parentela spirituale o vicinanza introdotta dai Papisti — quella tra il padrino (che battezza) e il figlioccio o la figlioccia (così come li chiamano) — è un invenzione superstiziosa, vana e tirannica, e non costituisce un impedimento al matrimonio legittimo[14].
2:19:29 In secondo luogo, si richiede anche, nella persona che vuole contrarre matrimonio, la maturità di età (1 Corinzi 7:36). Se essa mancasse, non potrebbe concludere neppure patti di minore importanza, tanto meno un patto di così grande rilievo come questo[15].
2:19:30 Perché il consenso sia conforme alla natura della cosa, è richiesto preliminarmente: 1. Il consenso dei genitori, se ancora esercitano la loro autorità paterna[16] (1 Corinzi 7:36-38).
2:19:31 Perché le persone siano idonee, è richiesto anche che 2. Il consenso di coloro che contraggono matrimonio proceda da un consiglio deliberato, senza costrizione né inganno[17].
2:19:32 Questa congiunzione è detta individuale, perché, per la sua stessa natura, ha gli stessi fini della vita umana (Romani 7:1-3; 1 Corinzi 7:39).
2:19:33 Perciò, coloro che hanno concubine, e contraggono tra loro per un tempo, non si sposano secondo l’ordinanza e il permesso di Dio, ma la eludono in maniera sporca.
2:19:34 Inoltre, essa non dipende soltanto dalla volontà e dal patto delle persone contraenti: altrimenti, per consenso reciproco, un patto così iniziato potrebbe essere sciolto, come avveniva tra padrone e servo. Ma la regola e il vincolo di questo patto matrimoniale è l’istituzione di Dio, motivo per cui la Scrittura a volte lo chiama patto di Dio[18].
- Proverbi 2:17 - "... che ha abbandonato il compagno della sua gioventù e ha dimenticato il patto del suo Dio".
2:19:35 Questa istituzione di Dio, mediante la quale Egli stabilisce la comunione individuale di marito e moglie, riguarda il bene dell’umanità nella sua giusta conservazione, tramite una certa educazione e successione ereditaria dei figli; ciò non può realizzarsi senza la congiunzione individuale dei genitori.
2:19:36 Perciò un matrimonio legittimo non può essere sciolto prima della morte, senza la più grave colpa di chi ne sia causa[19].
2:19:37 Né l’incredulità né l’eresia di una delle due parti costituisce giusto motivo di separazione (1 Corinzi 7:12-13).
2:19:38 Ma se una delle due parti si separa con ostinata e persistente determinazione, l’altra parte in tal caso è liberata[20] (1 Corinzi 7:15).
2:19:39 Questa congiunzione ha per fine la comunione dei corpi [vedi tesi 19]; perché nel matrimonio si cerca in primo luogo una discendenza santa (Malachia 2:15), e in secondo luogo un rimedio contro i desideri carnali, che negli esseri umani, privi di un singolare dono di continenza, sono così sfrenati dopo la caduta che, senza questo rimedio, li brucerebbero — cioè li renderebbero incapaci ai doveri pii e li spingerebbero a corse sfrenate verso unioni illecite e impure (1 Corinzi 7:2,9).
2:19:40 Perciò il corpo del marito è detto essere in potere della moglie, e il corpo della moglie è detto essere in potere del marito, affinché si rendano dovuta benevolenza l’uno all’altra, senza privarsi a vicenda[21] (1 Corinzi 7:3-5).
2:19:41 Perciò, il voto di vita celibe, così come è praticato tra i Papisti, non è un voto di castità, ma di presunzione diabolica, una trappola per la coscienza e un vincolo d’impurità[22].
2:19:42 Tra i fini del matrimonio vi è anche la società della vita; ed essa è la più intima, per reciproco conforto e aiuto. Infatti, poiché l’uomo deve lasciare suo padre e sua madre e aderire a sua moglie (Genesi 2:24), e poiché la donna è detta essere stata creata come aiuto per l’uomo (Genesi 2:18), questa società di aiuto non riguarda solo la propagazione del genere umano, ma si estende a tutti i doveri della vita.
2:19:43 Tutte queste cose sono mutue tra marito e moglie, e devono essere osservate come di pari diritto, riguardo all’essenza o alla sostanza della questione. Tuttavia, va osservata in tutto la differenza di grado che intercorre tra marito e moglie: il marito governa, e la moglie ubbidisce[23] (1 Pietro 3:7; 1 Corinzi 11:7-10; Efesini 5:33).
2:19:44 L’indulgenza si oppone alla castità in senso più stretto, in quanto comporta un uso illecito delle cose che appartengono alla generazione; nello stesso senso è chiamata impurità, passione disordinata e concupiscenza malvagia (Colossesi 3:5); lascivia (Romani 13:13); e malattia della concupiscenza (1 Tessalonicesi 4:5).
- Colossesi 3:5 - "Fate dunque morire le vostre membra che sono sulla terra: fornicazione, impurità, lussuria, desideri cattivi e cupidigia, che è idolatria".
- Romani 13:13 - "Comportiamoci onestamente, come di giorno: non in gozzoviglie e ubriachezze, non in lussuria e dissolutezza, non in contese e invidie".
- 1 Tessalonicesi 4:5 - "... non dandosi a passioni disordinate come fanno i pagani che non conoscono Dio".
2:19:45 L’indulgenza include tutte le sue cause, effetti e segni d’accompagnamento: sguardi impuri (Giobbe 31:1; Proverbi 9:13; 2 Pietro 2:14; Matteo 5:28); cenni, baci, abbracci, contatti, danze, spettacoli, canti, gesti e simili (Galati 5:19).
- Galati 5:19 - "Ora le opere della carne sono manifeste e sono: fornicazione, impurità, dissolutezza ...".
2:19:46 Cause che contribuiscono all’indulgenza sono la gola e l’ubriachezza (Romani 13:13; Ezechiele 16:49; Proverbi 23:31-33).
2:19:47 Gli effetti e segni[24] di essa sono la lascivia, il vestire lascivo (Proverbi 7:10), e il parlare osceno (Efesini 5:4).
2:19:48 I tipi di indulgenza sono:
- Unione illecita tra persone non sposate (ossia l’unione carnale tra un uomo celibe e una donna non maritata), 1 Cor 6:16. Essa può manifestarsi come stuprum — la deflorazione di una donna altrimenti onesta — oppure come fornicazione propriamente detta — l’unione con una donna disonesta o una meretrice.
- Adulterio, quando almeno una delle persone coinvolte è sposata o promessa.
- Incesto, quando si uniscono persone legate da stretta parentela.
- Stupro, quando alla colpa si aggiunge la violenza.
- Unioni contro natura.
2:19:49 L’adulterio è in modo proprio ed essenziale contro il matrimonio; esso spezza il vincolo e il patto matrimoniale per sua natura; ed è quindi la causa giusta e propria di divorzio, che non è concessa per molti altri peccati, sebbene più gravi.
2:19:50 Un giusto divorzio scioglie il vincolo del matrimonio[25].
Supplementi
Commenti esplicativi
- ↑ Ames collega la castità alla giustizia, mostrando che la purezza sessuale non è soltanto una virtù privata, ma un dovere verso il prossimo. Il settimo comandamento, dunque, non si limita a vietare l’adulterio, ma tutela la dignità e l’integrità altrui.
- ↑ La castità è definita in rapporto alla generazione, cioè alla sfera della sessualità e della procreazione. Non è mera astinenza, ma una virtù positiva che custodisce la persona secondo l’ordine voluto da Dio (1 Tess. 4:3-5).
- ↑ 2:19:3-5 Ames articola la castità in due dimensioni complementari: (a) vergogna pudica (pudore): il ritrarsi dall’impurità, la resistenza interiore ed esteriore al peccato sessuale; (b) onestà: l’orientamento positivo verso ciò che manifesta e promuove la purezza. In questo modo, la castità non è solo difensiva, ma anche propositiva: non solo “non fare il male”, ma rivestirsi di ciò che è puro.
- ↑ Ames sottolinea il legame tra cuore e condotta. La castità nasce da una scelta interiore, ma si deve vedere negli atteggiamenti, parole e gesti. Non basta un cuore “casto” se le azioni tradiscono impurità, e viceversa.
- ↑ Infine, Ames mostra come la castità produca due effetti visibili: (a) vergogna pudica: eliminazione dei segni esteriori dell’impurità; (b) attrattiva: testimonianza esterna della purezza, che diventa visibile e persino “bella” agli occhi degli altri. Questa visione è molto attuale: in una cultura che spesso confonde libertà con licenza, Ames invita a riscoprire la castità come armonia interiore che si riflette nell’esteriorità, e che diventa persino attraente proprio perché testimonia autenticità e bellezza spirituale.
- ↑ 2:19:8-10 Ames introduce due ulteriori virtù collegate alla castità: (a) Modestia, che frena i desideri carnali entro limiti ordinati; (b) Gravità, che manifesta il decoro della purezza anche nell’atteggiamento esteriore, nella postura, nelle relazioni. La castità non è dunque solo un contenimento, ma anche una dignità e serietà di comportamento.
- ↑ 2:19:11-13 Ames distingue tre forme di castità secondo gli stati di vita: (a) verginale, per i non sposati; (b) coniugale, per chi è unito in matrimonio; (b) vedovile, per chi ha perso il coniuge. Tuttavia, sottolinea che questa non è una differenza di sostanza, ma di condizione: la castità è una sola virtù, che assume forme differenti secondo il contesto di vita.
- ↑ 2:19:14-16 Le Scritture sostengono questa visione: Paolo raccomanda la purezza alle vergini (1 Cor 7:34), alle mogli (Tito 2:5), e alle vedove (1 Tim 5:7). Nessuno stato è esente dall’obbligo della castità.
- ↑ 2:19:17-18 Ames insiste in modo chiaro: (a) il celibato non ha alcun valore intrinseco di santità; la castità può e deve essere vissuta anche da single, ma il celibato in sé non è “più puro”; (b) il matrimonio, invece, porta in sé una forma di purezza istituzionale: è ordinanza divina (Gen 2; Mat 19) e mezzo stabilito da Dio per custodire la castità. Questo è un colpo diretto alla dottrina medievale che esaltava il celibato come stato “più santo” del matrimonio. Ames ribadisce la pari dignità del matrimonio, anzi la sua funzione protettiva della purezza.
- ↑ 2:19:19-20 Ames definisce il matrimonio in termini biblici: (a) unione personale (non comunitaria, non poligamica, non contrattuale nel senso secolare); (b) un uomo e una donna (esclusione netta di poligamia e unioni contro natura); (c) fondato su consenso legittimo (non forzato, non imposto); (d) orientato a una comunione dei corpi e a una vita condivisa. Ames qui difende l’idea classica del matrimonio cristiano, fondato non solo sull’amore ma sull’ordinanza divina, con radici nella creazione.
- ↑ 2:19:21-22 Ames afferma con chiarezza che il matrimonio è fondato su una relazione esclusiva di uno con una sola. La poligamia, anche se presente nei patriarchi (Abramo, Giacobbe, Davide, Salomone), non fu mai approvata come norma: era tollerata da Dio solo come atto di pazienza verso la debolezza umana, non come modello. Questa affermazione va contro ogni tentativo di giustificare la poligamia con l’Antico Testamento: il modello è Genesi 2:24 (“i due saranno una sola carne”).
- ↑ 2:19:23-24 Ames chiarisce che per un matrimonio legittimo sono necessarie due condizioni: (a) Idoneità delle persone (assenza di impedimenti morali o naturali). (b) Consenso conforme alla Legge di Dio e alla natura del matrimonio. La prima condizione richiede la giusta distanza di parentela: Dio ha stabilito limiti chiari (Lev 18) che non sono semplici regole culturali, ma espressione di ordine morale e rispetto reciproco.
- ↑ 2:19:25-27 Ames evidenzia che la proibizione dei matrimoni incestuosi non è arbitraria: riguarda il rispetto verso la nostra stessa carne. La vicinanza parentale, che chiama ad onorare e a preservare relazioni di cura e sostegno, non deve essere confusa con la familiarità coniugale. Tuttavia, distingue casi eccezionali: (a) necessità originale (i figli di Adamo ed Eva, per forza di cose, si sposarono tra loro); (b) comandi speciali (Deut 25:5: il levirato, un fratello che sposa la vedova del fratello defunto). Questo mostra la capacità di Ames di distinguere tra legge morale assoluta e applicazioni contingenti.
- ↑ Ames attacca frontalmente la dottrina cattolica romana della parentela spirituale, cioè l’impedimento matrimoniale creato dal legame tra padrino e figlioccio. Egli lo considera una superstizione tirannica, senza fondamento biblico, introdotta solo per esercitare un controllo arbitrario. Qui Ames difende il principio della libertà cristiana contro le innovazioni ecclesiastiche.
- ↑ La seconda condizione per un matrimonio valido è la maturità di età. Ames ragiona in modo logico: se una persona non ha capacità di stipulare contratti minori, tanto meno può impegnarsi in un patto supremo come il matrimonio. La castità, dunque, è protetta anche da questa regola di prudenza e responsabilità.
- ↑ Ames sottolinea l’importanza del consenso dei genitori, se essi hanno ancora autorità legittima. Questo riflette la visione biblica di un matrimonio non ridotto a pura scelta individuale, ma inserito in una rete di autorità e responsabilità familiari. Non si tratta di annullare la libertà personale, ma di riconoscere la sapienza e la guida dei genitori, soprattutto per la salvaguardia della purezza e dell’ordine familiare.
- ↑ Ames ribadisce che il matrimonio dev’essere contratto con consapevolezza libera: non con costrizione (matrimoni forzati) né con inganno (matrimoni truffaldini o manipolati). L’alleanza matrimoniale è troppo solenne per essere ridotta a convenienza o coercizione.
- ↑ 2:19:32-34 Il matrimonio è definito individuale e permanente: (a) non è un contratto temporaneo (come la concubinanza); (b) non può dipendere soltanto dalla volontà dei coniugi, altrimenti si ridurrebbe a un semplice contratto dissolubile. È un patto divino: Dio stesso ne è garante e legislatore. Per questo viene chiamato “patto di Dio” (Pro 2:17).
- ↑ 2:19:35-36 Ames collega l’istituzione divina del matrimonio al bene dell’umanità: (a) stabilità delle famiglie; (b) educazione ordinata dei figli; (c) continuità delle generazioni. Il matrimonio, quindi, non è solo questione privata, ma un bene pubblico e universale. Perciò non può essere sciolto prima della morte se non con grave peccato.
- ↑ 2:19:37-38 Ames interpreta 1 Cor 7 con equilibrio: (a) la differenza di fede non scioglie il vincolo matrimoniale; un credente sposato con un incredulo deve restare fedele, se l’altro consente a convivere; (b) tuttavia, se l’incredulo abbandona ostinatamente il matrimonio, il credente è libero da quel vincolo. Questa è una delle basi della dottrina riformata sul divorzio per abbandono malizioso.
- ↑ Ames conclude questa sezione sottolineando un principio fondamentale della sessualità coniugale: la reciprocità. Il linguaggio di Paolo in 1 Cor 7:3-5 è rivoluzionario per il suo tempo: la moglie ha diritto sul corpo del marito tanto quanto il marito sul corpo della moglie. Non c’è dominio unilaterale, ma un dono reciproco che esprime l’unità della carne stabilita da Dio. Questo si traduce nella pratica in un dovere di benevolenza: i rapporti coniugali non devono essere vissuti come obbligo freddo né come privilegio egoista, ma come espressione di amore, cura e rispetto. Ames evidenzia anche il rischio di “privarsi” l’uno dell’altro, cioè di negarsi reciprocamente senza giusta causa: ciò può esporre a tentazioni e indebolire l’armonia matrimoniale. La castità coniugale, quindi, non è astinenza assoluta, ma uso santo e ordinato della sessualità. Qui emerge bene l’equilibrio riformato: (a) da un lato, rifiuto dell’edonismo e degli abusi sessuali; (b) dall’altro, rifiuto dell’ascetismo che disprezza l’unione sessuale. Il matrimonio santifica la sessualità rendendola dono reciproco e servizio d’amore, radicato nella benevolenza cristiana.
- ↑ 2:19:41 – Il falso celibato. Ames critica con forza il celibato imposto dalla Chiesa romana: non è castità, ma una presunzione superba che diventa spesso occasione di immoralità. La castità non si realizza per voto umano, ma per dono divino (1 Cor 7:7). Quando un uomo o una donna si obbligano a un celibato che non è sostenuto dalla grazia, cadono in schiavitù interiore e spesso in impurità segreta.
- ↑ 2:19:42-43 – La società di vita. Il matrimonio non ha solo lo scopo della procreazione o del controllo delle passioni, ma anche la comunione di vita: aiuto reciproco, consolazione, sostegno in ogni circostanza. Tuttavia, Ames non dimentica l’ordine della creazione: uguaglianza di dignità e differenza di ruolo. L’uomo governa, la donna ubbidisce: ma entrambi si appartengono e condividono pari diritti essenziali nel patto matrimoniale.
- ↑ 2:19:44-47 – L’indulgenza impura. Con "indulgenza", Ames intende tutto ciò che abusa della sessualità, sia nei pensieri che nei gesti, non solo negli atti completi. È notevole come egli includa sguardi, parole, gesti, canti, abbigliamento: segni che possono fomentare concupiscenza e quindi avvicinare al peccato. Anche gola e ubriachezza sono viste come cause predisponenti, perché indeboliscono l’autocontrollo.
- ↑ 2:19:49-50 – L’adulterio e il divorzio. Per Ames, l’adulterio è il peccato che più direttamente mina l’essenza del matrimonio, perché rompe il patto di fedeltà esclusiva. Per questo è l’unica causa che giustifica il divorzio legittimo, il quale scioglie realmente il vincolo matrimoniale. Altri peccati, pur gravi, non infrangono in sé il patto, e quindi non danno diritto alla dissoluzione del matrimonio.