Letteratura/Midollo Sacra Teologia/2:8 L'ascolto della Parola
2:8 L'ascolto della Parola
2:8:1 Da queste virtù della religione verso Dio — fede, speranza e carità — scaturisce un duplice atto di religione che riguarda la comunione spirituale esercitata tra Dio e noi[1]: l’ascolto della Parola e la preghiera (cfr. cap. 9).
2:8:2 La ragione o fondamento di questa distinzione è il seguente: noi rendiamo culto a Dio quando gli attribuiamo il dovuto onore, sia ricevendo ciò che egli stesso ci propone, sia offrendo ciò che può essere accolto da lui secondo la sua perfezione; in entrambi i casi, infatti, compiamo qualcosa che è immediatamente e direttamente onorevole a Dio[2].
2:8:3 Il primo atto di religione, dunque, riguarda le cose che ci sono comunicate da Dio; mentre il secondo riguarda le cose che sono offerte a Dio da parte nostra[3].
2:8:4 L’ascolto della Parola è un ricevere religioso della volontà di Dio[4].
2:8:5 Perciò l’ascolto è qui inteso come qualsiasi modo di ricevere le parole di Dio, sia che ci vengano comunicate mediante la predicazione, o la lettura, o in qualsiasi altra maniera; tuttavia, Dio ha stabilito in modo particolare — per sua istituzione — di operare in modo singolare nella predicazione e nell’ascolto della sua Parola[5].
2:8:6 Perciò questo termine non deve essere inteso in senso così stretto da includere sempre e necessariamente il mero ascolto esteriore con l’udito: può infatti indicare ogni modo di percepire la volontà di Dio. Ma soprattutto esso indica un accoglimento interiore e una sottomissione del cuore[6].
2:8:7 Il ricevere la Parola consiste in due aspetti: attenzione della mente e intenzione della volontà[7].
2:8:8 L’attenzione è l’applicazione dell’intelletto per percepire la volontà rivelata di Dio[8]. Atti 16:14: «Il Signore aprì il cuore di Lidia perché prestasse attenzione alle cose dette da Paolo». Nella Scrittura, specialmente nell’Antico Testamento, essa è spesso chiamata ricercare la volontà di Dio o ricercare Dio stesso, per esprimere quel grande desiderio che ci spinge a conoscere la sua volontà come qualcosa di assolutamente indispensabile.
- Isaia 58:2 - "Mi cercano ogni giorno, prendono piacere a conoscere le mie vie; come una nazione che avesse praticato la giustizia e non avesse abbandonato la legge del suo Dio, mi domandano dei giudizi giusti, prendono piacere ad accostarsi a Dio".
2:8:9 In questa attenzione è necessaria quella discernente provvidenza mediante la quale possiamo riconoscere ciò che Dio vuole[9]. Romani 12:2: «Affinché possiate discernere qual è la volontà di Dio, la buona, gradita e perfetta». Una volta percepita, non dobbiamo più deliberare ulteriormente — se sia buona, o se vada osservata o meno — perché la volontà di Dio è l’ultimo limite di ogni indagine religiosa.
- Galati 1:15-16 - "Ma quando Dio, che mi aveva appartato fin dal seno di mia madre e mi ha chiamato mediante la sua grazia, si compiacque di rivelare in me il Figlio suo perché io lo annunciassi fra i Gentili, io non mi consigliai con nessun uomo".
2:8:10 L’intenzione è l’applicazione della nostra volontà a un’osservanza religiosa della volontà di Dio già percepita.
- Salmo 119:106 - "Ho giurato, e lo manterrò, di osservare i tuoi giusti giudizi".
2:8:11 Lo scopo dell’intenzione deve essere così forte e fermo, che senza eccezione siamo pronti a osservare tutto ciò che Dio comanda[10].
- Geremia 42:5-6 - "Quelli dissero a Geremia: L'Eterno sia un testimone veritiero e fedele contro di noi, se non facciamo tutto quello che l'Eterno, il tuo Dio, ti manderà a dirci. Sia la sua risposta gradevole o sgradevole, noi ubbidiremo alla voce dell'Eterno, del nostro Dio, al quale ti mandiamo, affinché ce ne venga bene, per avere ubbidito alla voce dell'Eterno, del nostro Dio".
2:8:12 In relazione a questa intenzione, la Legge di Dio stessa si dice essere nel cuore del credente[11].
2:8:13 Perché l’ascolto sia autentico, deve nascere da un’osservanza religiosa che comporta la sottomissione degli atti e delle inclinazioni interiori della mente[12].
- Romani 6:17 - "Ma sia ringraziato Dio che eravate servi del peccato, ma avete di cuore ubbidito a quel tenore d'insegnamento che vi è stato trasmesso".
2:8:14 Perché l’ascolto sia veramente religioso, è necessario innanzitutto che esso nasca dalla fede, mediante la quale crediamo che ciò che Dio ci rivela è la Parola della verità, e ne siamo interiormente toccati.
- Ebrei 4:2 - "Poiché a noi come a loro è stata annunciata una buona notizia, ma la parola udita non giovò loro nulla non essendo stata assimilata per fede da quelli che l'avevano udita".
- Luca 24:32 - "Ed essi dissero l'uno all'altro: Non ardeva il nostro cuore dentro di noi, mentre egli ci parlava per la via e ci spiegava le Scritture?".
2:8:15 Per mezzo di questa fede noi ci leghiamo alla Parola (Salmo 119:31). E la Parola stessa si unisce a noi ed è piantata dentro di noi per la salvezza[13].
- Salmo 119:31 - "Sono legato alle tue testimonianze; o Eterno, non permettere che io sia confuso".
- Giacomo 1:21 - "Perciò, deposta ogni impurità e resto di malizia, ricevete con mansuetudine la parola che è stata piantata in voi e che può salvare le anime vostre".
2:8:16 In secondo luogo, questo ascolto deve scaturire da quella speranza con cui abbracciamo ciò che Dio ha promesso come Parola di vita, aspettandoci per mezzo di essa la vita stessa.
- Deuteronomio 32:47 - "Poiché questa non è una parola senza valore per voi: anzi, è la vostra vita; e per questa parola prolungherete i vostri giorni nel paese del quale andate a prendere possesso, passando il Giordano".
- Giovanni 5:39 - "Voi investigate le Scritture, perché pensate di avere per mezzo di esse vita eterna, ed esse sono quelle che rendono testimonianza di me".
2:8:17 Per questa speranza avviene che i fedeli portano frutto con perseveranza[14]. Luca 8:15.
- Luca 8:15 - "E quello che è in buona terra, sono coloro i quali, dopo aver udito la Parola, la ritengono in un cuore onesto e buono e portano frutto con perseveranza".
2:8:18 Allo stesso modo, l’ascolto deve essere accompagnato dall’amore, mediante il quale ci stringiamo alla stessa Parola, o a Dio che in essa si rivela a noi, come a ciò che è sommo bene.
- Salmo 119:97 - "Oh, quanto amo la tua legge! è la mia meditazione di tutto il giorno".
- 2 Tessalonicesi 2:10 . "... con ogni sorta di inganno e di ingiustizia a danno di quelli che periscono perché non hanno aperto il cuore all'amore della verità per essere salvati".
2:8:19 In virtù di questo amore, la Parola di Dio abita abbondantemente nei fedeli (Colossesi 3:16), al punto che essi vengono anche trasformati secondo la sua forma e immagine[15].
- Colossesi 3:16 - "La parola di Cristo abiti in voi abbondantemente; istruitevi ed esortatevi gli uni gli altri con ogni sapienza; cantate di cuore a Dio, sotto l'impulso della grazia, salmi, inni e cantici spirituali".
- Romani 6:17 - "Ma sia ringraziato Dio che eravate servi del peccato, ma avete di cuore ubbidito a quel tenore d'insegnamento che vi è stato trasmesso".
2:8:20 Un tale ascolto della Parola di Dio costituisce il vero e proprio culto di Dio[16]:
- Perché esso rende immediatamente e direttamente onore spirituale a Dio, in quanto l’atto dell’ascoltare è ordinato in modo proprio al ricevere la volontà di Dio. Nel modo stesso in cui la riceviamo, sottomettendo le nostre coscienze a Dio, onoriamo la sua potenza e la sua verità divina; e riconoscendo queste, esercitiamo il suo culto religioso.
- Perché contiene un esercizio diretto e immediato di fede, speranza e amore, nei quali consiste essenzialmente il culto reso a Dio.
2:8:21 Ne consegue che nessuna parola o frase di esseri umani deve essere mescolata con la Parola di Dio e proposta allo stesso modo, affinché non si finisca in qualche misura a rendere culto agli uomini invece che a Dio.
2:8:22 Ciò che è più propriamente opposto a questo ascolto è quella superbia per la quale una persona, compiaciuta della propria eccellenza, rifiuta di sottomettersi alla volontà di Dio. Benché questa superbia sia contraria in generale all’umiltà religiosa e all’obbedienza, sembra essere particolarmente opposta a queste virtù proprio in questo atto di religione. Infatti, l’uomo superbo, in quanto tale, non solo si sottrae al sottomettersi alla volontà di un altro come a una legge, ma pretende di elevare la propria volontà al rango di legge.
- Geremia 13:15 - "Ascoltate, porgete orecchio! non insuperbite, perché l'Eterno parla.".
- Geremia 5:5 - "io andrò dai grandi e parlerò loro, perché essi conoscono la via dell'Eterno, la legge del loro Dio”; ma anche loro, tutti quanti, hanno spezzato il giogo, hanno rotto i legami".
2:8:23 L’atto proprio della superbia è quel disprezzo per cui una persona respinge Dio stesso, oppure la sua volontà e l’osservanza di essa.
- 2 Samuele 12:9 - "Perché dunque hai disprezzato la parola dell'Eterno, facendo ciò che è male ai suoi occhi? Tu hai fatto morire con la spada Uria l'Ittita, hai preso per te sua moglie, e lo hai ucciso con la spada dei figli di Ammon".
2:8:24 Perciò la superbia è detta essere la causa di tutti gli altri peccati per una duplice ragione:
- Perché tutti gli altri peccati, in un certo modo, si riferiscono a quell’eccellenza che si manifesta nella superbia, come al loro fine.
- Perché la superbia respinge con disprezzo il governo della Parola, per mezzo del quale soltanto il peccato viene evitato.
2:8:25 Per questo motivo, in ogni peccato si può ritrovare un aspetto della superbia, ma specialmente in quei peccati che vengono commessi con deliberato consiglio[17].
2:8:26 Dunque, è pure contrario all’ascolto della Parola ogni consultazione con il mondo, con la carne, o con la sapienza carnale, in ciò che concerne la religione[18].
- Romani 8:7 - "... poiché ciò a cui la carne ha l'animo è inimicizia contro Dio, perché non è sottomesso alla legge di Dio e neppure può esserlo".
- Galati 1:16 - "... di rivelare in me il Figlio suo perché io lo annunciassi fra i Gentili, io non mi consigliai con nessun uomo".
2:8:27 – Infatti, come per superbia le persone rifiutano del tutto di sottomettersi alla volontà di Dio, così attraverso queste consultazioni con realtà che non provengono da Dio, si cercano per sé, quasi, altri dèi ai quali sottomettersi[19].
2:8:28 La più maledetta opposizione all’ascolto della Parola di Dio consiste nel consultare i demoni (Isaia 8:19; Deuteronomio 18:10-14), dove una certa fede e speranza religiose, che sono dovute soltanto a Dio, vengono trasferite, esplicitamente o implicitamente, ai nemici di Dio[20].
2:8:29 Perciò, in tali consultazioni, viene soprattutto richiesta la fede da parte di coloro che sono maestri di tali arti [diaboliche].
2:8:30 In virtù di questa fede, si entra in una sorta di patto con il diavolo, con un carattere religioso — se non in modo aperto ed esplicito, almeno in modo segreto e implicito[21].
2:8:31 Ma sebbene non vi sia l’intenzione diretta di chiedere consiglio al diavolo, tuttavia chi compie qualcosa che, per sua natura o per l’uso e l’applicazione che ne viene fatto, comporta l’invocazione del suo nome per riceverne aiuto o consiglio, diventa partecipe dello stesso peccato[22].
2:8:32 Pertanto, tutte le arti per conoscere i segreti, introdotte per istinto del diavolo, devono essere condannate sotto questo aspetto.
2:8:33 Quindi, ogni forma di divinazione che non sia fondata né sulla certa rivelazione di Dio, né sul corso della natura ordinata da Dio nelle cose create, deve essere condannata.
2:8:34 Allo stesso modo, ogni applicazione di cose o parole a predizioni o ad operazioni per le quali esse non hanno disposizione — né per natura né per ordinanza di Dio — deve essere condannata[23].
2:8:35 Poiché attraverso tali pratiche si cerca l’aiuto del diavolo, esse contengono in sé una certa invocazione del diavolo; e quindi si oppongono all’invocazione di Dio. E poiché si attende una certa rivelazione, o si esercita una sottomissione della mente per ricevere ed eseguire i suoi comandi, tali atti si oppongono all’ascolto della Parola di Dio[24].
2:8:36 Perciò questa comunione con il diavolo non è soltanto illecita perché accompagnata da inganno e seduzione, ma anche perché, per sua stessa natura, è contraria alla vera religione.
2:8:37 Poiché non abbiamo alcuna comunione civile o convivenza con il diavolo, non possiamo avere nemmeno una comunione religiosa con lui, neppure come alcuni antichi ebbero con i buoni angeli, che sono spiriti ministri per il nostro bene, inviati da Dio a questo scopo.
2:8:38 Dunque, qualunque cosa facciamo con il diavolo, a parte ciò che riguarda il resistergli come nemico delle nostre anime, viola la vera religione; e si tratta certamente di una religione perversa.
2:8:39 Se talvolta egli sembra soggetto al comando degli uomini mediante certi incantesimi, ciò è soltanto un’apparenza di sottomissione, affinché con questo mezzo il diavolo possa più facilmente dominare sugli uomini. Egli non impedisce, ma anzi riveste di apparenza quella sottomissione religiosa che gli uomini gli rendono in tale comunione.
2:8:40 Tutti coloro che desiderano curare malattie negli altri mediante parole, segni, figure o simili cose prive di vera efficacia, o che tollerano tali pratiche in sé stessi o negli altri a questo scopo, in parte partecipano a questi peccati.
2:8:41 Le cosiddette simpatìe e antipatie, e le virtù specifiche che si trovano in alcune cose, si distinguono da tali incantesimi, perché la comune esperienza di tutti riconosce che in essi è richiesta una certa fede, mentre non è necessaria in quelle[25].
2:8:42 Una forte immaginazione forse concorre in molti a rendere efficaci tali mezzi; ma anche essa spesso nasce da una certa fede religiosa. E tuttavia essa non può produrre alcun effetto nei genitori per i loro figli, o negli uomini per il bestiame, senza che vi accompagni una certa operazione diabolica[26].
2:8:43 Coloro che sono maggiormente dediti ad ascoltare la Parola di Dio, poiché meno di tutti si curano di tali pratiche, così ricevono anche il minor frutto da esse[27].
Supplementi
Note esplicative
- ↑ Ames fa derivare gli atti fondamentali della vita religiosa da quelle che chiama le tre grandi virtù teologali: fede, speranza e carità. Da esse nascono due espressioni concrete della comunione con Dio: ascoltare la sua Parola e rivolgergli la preghiera. Questi due atti sono i pilastri della religiosità cristiana.
- ↑ La logica della distinzione è chiara: da una parte il credente riceve da Dio (ascolto della Parola), dall’altra offre a Dio (preghiera). In entrambe le direzioni l’atto non è semplicemente umano, ma un atto di adorazione che riconosce l’eccellenza e la perfezione divina.
- ↑ Ames stabilisce quindi una cornice: tutta la religione si muove in un duplice movimento, quello discendente (Dio che parla e dona) e quello ascendente (la persona credente che risponde offrendo se stessa). È la dinamica fondamentale della vita di fede.
- ↑ Ames definisce l’ascolto non come semplice atto sensoriale, ma come un atto religioso: ricevere la Parola equivale a ricevere la volontà stessa di Dio. Qui l’accento è sull’atteggiamento spirituale, non solo sull’azione fisica.
- ↑ L’ascolto può avvenire in vari modi — predicazione, lettura, o altri canali — ma il riformatore sottolinea che Dio ha scelto di agire in modo singolare tramite la predicazione e l’ascolto pubblico della Parola. Questo radica la centralità della predicazione ecclesiale nella vita cristiana: non è un semplice strumento umano, ma un mezzo istituito da Dio stesso.
- ↑ Ames mette in guardia da una concezione troppo esteriore dell’ascolto. Non basta sentire con le orecchie: si tratta di una percezione interiore della volontà di Dio, che implica accoglienza e sottomissione. La vera religione non è un atto meramente intellettuale o rituale, ma coinvolge profondamente il cuore.
- ↑ L’autore individua due elementi del ricevere la Parola: attenzione della mente, cioè concentrazione, comprensione e meditazione; intenzione della volontà, cioè la disponibilità ad obbedire e a conformare la propria vita a ciò che si è udito. Questo doppio movimento — mente e volontà — esprime l’integralità dell’ascolto cristiano.
- ↑ Ames definisce l’attenzione come un atto dell’intelletto, illuminato da Dio, che si concentra sulla sua volontà rivelata. Lidia è l’esempio perfetto: il cuore le fu aperto dal Signore. L’attenzione non è mera concentrazione umana, ma una forma di ricerca ardente di Dio e della sua volontà, percepita come necessaria alla vita.
- ↑ L’attenzione richiede discernimento spirituale: riconoscere ciò che Dio vuole. Una volta conosciuta la volontà di Dio, non è più lecito relativizzarla o metterla in discussione. Essa rappresenta il criterio ultimo dell’agire religioso, che non ammette appelli ulteriori.
- ↑ 2:8:10–11 L’intenzione è il passaggio dalla mente alla volontà. Dopo aver percepito, si decide di ubbidire. Ames sottolinea che l’intenzione dev’essere totale e senza riserve, pronta a seguire Dio “sia che piaccia sia che dispiaccia” alla natura umana. Questa fermezza di cuore è ciò che distingue l’osservanza vera dalla semplice conoscenza.
- ↑ La vera intenzione fa sì che la Legge di Dio sia scritta nel cuore: non più solo esterna, ma interiorizzata, diventando principio vitale dell’agire. Questo è l’adempimento della promessa dell’alleanza nuova.
- ↑ Infine, Ames richiama la necessità della sottomissione interiore: non basta ascoltare esteriormente o acconsentire con la mente, bisogna piegare il cuore e le inclinazioni davanti alla Parola. È l’ubbidienza “di cuore” che conferma l’autenticità dell’ascolto.
- ↑ 2:8:14–15 Ames chiarisce che il vero ascolto deve avere come fondamento la fede: senza fede la Parola resta sterile. È la fede che la rende vivente ed efficace nel cuore, generando calore interiore e trasformazione. L’immagine dell’innesto è potente: la Parola diventa parte integrante dell’essere del credente, portando frutto di salvezza.
- ↑ 2:8:16–17 Subentra poi la speranza, che non solo riconosce la Parola come verità, ma la abbraccia come promessa di vita eterna. Questa prospettiva è ciò che sostiene la perseveranza: si ascolta con costanza perché si attende un compimento futuro, la vita che Dio ha promesso.
- ↑ 2:8:18–19 L’amore completa il quadro: è l’affetto con cui ci stringiamo non solo alle parole, ma a Dio stesso che si rivela in esse. È un amore che fa dimorare la Parola abbondantemente nel credente, fino a trasformarne la vita. Qui Ames mostra la dinamica dell’imitatio Christi: la Parola non solo istruisce, ma modella.
- ↑ Ames conclude che l’ascolto così inteso è a tutti gli effetti culto a Dio. Due ragioni lo confermano: (1) esso rende onore diretto a Dio, perché riceve la sua volontà con sottomissione della coscienza; (2) esercita le tre virtù teologali, cuore del vero culto. Così, ascoltare la Parola non è un atto preparatorio o accessorio, ma atto centrale della religione cristiana.
- ↑ In questa sezione Ames mette in guardia da due pericoli che minano l’autenticità dell’ascolto della Parola di Dio. (a) L’aggiunta di parole umane (2:8:21). Il primo pericolo è quello di mescolare la Parola di Dio con parole di esseri umani, ponendole sullo stesso livello. Non si tratta di negare l’utilità delle spiegazioni, dei commentari o delle predicazioni, ma di ribadire che solo la Scrittura è norma ultima e infallibile. Quando un discorso umano viene elevato allo stesso rango della Parola, si corre il rischio di idolatrare l’uomo, attribuendo a lui ciò che appartiene esclusivamente a Dio. (b) La superbia come radice dell’opposizione (2:8:22-25). Il secondo pericolo, più profondo, è la superbia. Essa è la disposizione interiore che rifiuta la sottomissione al volere di Dio e pretende di sostituire la volontà umana alla sua legge. Ames descrive questa superbia come disprezzo attivo: non solo non ascoltare, ma rigettare, svalutare e infine opporsi. La superbia è così grave perché diventa la radice di tutti i peccati: da un lato come scopo, perché molti peccati sono commessi per esaltare se stessi; dall’altro come causa, perché rigettando l’autorità della Parola, la persona si priva dell’unico argine che trattiene dal peccato. Per questo motivo, anche nei peccati più ordinari, vi è sempre un tratto di superbia; ma essa si manifesta con particolare evidenza in quei peccati commessi deliberatamente, con piena coscienza e intenzione. In sintesi, Ames ci insegna che l’ascolto vero della Parola implica: (a) mantenere la purezza della Scrittura senza equipararla a parole umane; (b) coltivare l’umiltà, poiché senza di essa non vi può essere né obbedienza né autentico ascolto.
- ↑ Ames amplia l’orizzonte del pericolo che minaccia l’ascolto autentico della Parola. Non si tratta solo di superbia personale (tesi precedenti), ma anche del ricorso a criteri sbagliati: il mondo, la carne, e la cosiddetta “sapienza carnale”. Queste rappresentano, rispettivamente: la mentalità secolare contraria a Dio, le inclinazioni peccaminose dell’essere umano, e la ragione umana autonoma che pretende di decidere ciò che è giusto nel culto e nella fede. Tutte e tre, se consultate in materia di religione, conducono a deviare dall’obbedienza alla Parola.
- ↑ Ames evidenzia un principio teologico molto importante: quando non si ascolta Dio, inevitabilmente si finisce per ascoltare qualcun altro. Chi si rifiuta di sottomettersi al Signore, finisce per erigere “altri dèi” a cui rendere ossequio. Qui riecheggia la critica biblica all’idolatria, che non è mai semplice rifiuto del vero Dio, ma sostituzione con falsi poteri e signorie.
- ↑ Il culmine dell’opposizione all’ascolto della Parola è la consultazione dei demoni. Ames pensa sia alle pratiche divinatorie (esplicitamente condannate dall’Antico Testamento), sia a tutte quelle forme in cui la fede e la speranza che spettano solo a Dio vengono attribuite, in modo implicito o esplicito, a potenze spirituali avverse. È interessante notare che egli le chiami “religiose”: non sono dunque solo superstizioni popolari, ma veri e propri atti di culto idolatrico, dove il cuore umano si affida a chi è nemico di Dio.
- ↑ 2:8:29-30 – Ames sottolinea che i maestri delle arti occulte richiedono soprattutto fede. È un’osservazione sorprendente: anche il rapporto con il male non può prescindere da una qualche fiducia o affidamento. Qui la fede, che dovrebbe essere riposta solo in Dio, viene pervertita e trasferita al diavolo, dando origine a un vero e proprio patto religioso con lui, sia in forme palesi che nascoste.
- ↑ Ames allarga il campo di responsabilità: anche senza la volontà esplicita di consultare il diavolo, se una persona compie azioni che per loro natura o uso implicano il suo coinvolgimento, cade nello stesso peccato. È una sorta di partecipazione implicita all’idolatria. Questo principio è affine a quello paolino sull’evitare pratiche che, anche senza intenzione idolatrica, comportano comunione con gli idoli (cf. 1 Corinzi 10:20-21).
- ↑ 2:8:32-34 – Qui Ames elenca e condanna tutte le forme di arti divinatorie e di pratiche esoteriche: la ricerca di conoscere segreti tramite il diavolo, la divinazione che non poggia sulla rivelazione di Dio o sulla legge della natura, e l’uso improprio di cose o parole per predire o influenzare eventi. In tutte queste pratiche, l’essere umano cerca conoscenza e potere fuori dai confini stabiliti da Dio.
- ↑ Ames conclude questa sezione sottolineando due contrapposizioni radicali: Da un lato vi è l’invocazione del diavolo, dall’altro l’invocazione di Dio. Ogni pratica esoterica è una forma di preghiera rovesciata, una supplica non rivolta al Creatore ma al suo avversario. Inoltre, chi si sottomette interiormente a queste pratiche attende dal diavolo una rivelazione e si dispone ad obbedire ai suoi comandi. È qui che Ames mostra la natura profondamente religiosa di tali atti: sono un culto alternativo, che non solo sostituisce l’orazione, ma anche l’ascolto della Parola di Dio. Invece di ricevere e obbedire alla voce divina nella Scrittura, si riceve ed esegue ciò che proviene dal nemico. Questa analisi smaschera la vera radice delle pratiche occulte: esse non sono semplici superstizioni popolari, ma un atto di sottomissione spirituale che pone la persona sotto una parola diversa da quella di Dio.
- ↑ 2:8:36–41. Questa sezione completa il ragionamento di Ames mostrando la gravità teologica della comunione con il diavolo. (a) Comunione incompatibile (36–37). Ames mette in evidenza che la comunione con il diavolo non è solo un atto di inganno, ma un vero e proprio atto religioso contrario alla vera fede. Mentre Dio ha concesso agli uomini di avere comunione con gli angeli buoni come strumenti del suo servizio, con il diavolo non è possibile alcuna relazione lecita, nemmeno minima. (b) Religione perversa (38–39). Ogni rapporto con il diavolo, eccetto quello della resistenza, diventa una forma di religione corrotta. Anche quando sembra obbedire, in realtà è un’illusione con la quale si assicura un dominio più profondo. Il diavolo finge di servire, ma in realtà fa sì che l’uomo gli si sottometta come a un falso signore. (c) Pratiche curative ingannevoli (40). Ames denuncia le pratiche magiche di guarigione — formule, parole misteriose, simboli, amuleti — come partecipazione al peccato di invocazione occulta. La pretesa di guarire mediante strumenti senza virtù naturale o divina è, in fondo, una ricerca di potere spirituale illecito. (d) Distinzione tra scienza e magia (41). Ames, con finezza, distingue ciò che appartiene all’esperienza naturale (per esempio alcune proprietà reali degli elementi o delle sostanze, che possono avere effetti concreti sull’organismo) da ciò che è pura magia. La differenza sta nel fatto che le pratiche magiche esigono una forma di fede superstiziosa, mentre i fenomeni naturali sono osservabili senza bisogno di fede. In sintesi: Ames condanna non solo l’occultismo esplicito, ma anche le pratiche superstiziose di guarigione e le credenze popolari che attribuiscono poteri a parole o simboli. L’uomo credente deve discernere ciò che appartiene all’ordine creato (dono di Dio) da ciò che appartiene all’illusione diabolica, che sostituisce la vera religione con una parodia idolatrica.
- ↑ Il ruolo dell’immaginazione (42). Ames riconosce che la suggestione psicologica (quella che oggi chiameremmo “effetto placebo” o autosuggestione) può rendere certe pratiche magiche apparentemente efficaci. Tuttavia, nota che spesso questa immaginazione è sostenuta da una sorta di fede superstiziosa, che la rende religiosa in senso deviante. Inoltre, egli sottolinea che dove l’efficacia si pretende operare a distanza o su altri (per esempio da genitori verso i figli, o da uomini verso gli animali), lì non può esserci semplice suggestione: entra in gioco necessariamente un intervento diabolico. È un punto importante, perché Ames mostra la differenza tra fenomeni naturali/psicologici e veri e propri atti occulti.
- ↑ Il credente e la Parola di Dio (43). Ames conclude con una nota pastorale: chi si dedica con serietà ad ascoltare la Scrittura non si interessa a pratiche superstiziose. Non solo le rifiuta, ma anche non ne trae alcun frutto: la sua vera fede lo tiene lontano da questi inganni. In altre parole, l’esposizione fedele alla Parola è la migliore difesa contro l’occultismo e le false religioni. In sintesi, Ames chiude il capitolo affermando che l’occultismo, l’immaginazione superstiziosa e le pratiche magiche non hanno alcuna efficacia per il credente, se non come tentazione e perversione. L’unico vero nutrimento spirituale è l’ascolto della Parola di Dio, che mette al riparo dall’inganno del diavolo e da ogni religione falsa.