Letteratura/Midollo Sacra Teologia/2:9 La preghiera
2:9 La preghiera
2:9:1 La preghiera è un presentare religiosamente la nostra volontà davanti a Dio[1], affinché Dio ne sia, per così dire, toccato.
2:9:2 Essa è un atto religioso[2], perché per sua natura, riconosce a Dio quella sufficienza e quella efficacia di conoscenza, potenza e bontà che gli sono proprie.
2:9:3 Ne consegue che la preghiera non può essere rivolta ad alcun altro se non a Dio[3], senza cadere in palese idolatria.
2:9:4 La preghiera nasce anzitutto dalla fede. Romani 10:14: «Come invocheranno colui nel quale non hanno creduto?». Essa scaturisce precisamente da quella fede per la quale crediamo, in primo luogo, che Dio è onnisciente — egli conosce ogni cosa — e quindi conosce anche gli affetti interiori e i moti del nostro cuore, poiché l’essenza della preghiera consiste principalmente in essi; in secondo luogo, che Dio è onnipotente — egli può compiere ciò che vuole nell’esaudire i nostri desideri; in terzo luogo, che egli è autore e donatore di ogni bene; in quarto luogo, che egli accoglie e gradisce le nostre preghiere per mezzo di Cristo[4].
2:9:5 Ne consegue che tutte le nostre preghiere devono essere rivolte a Dio nel nome e nella mediazione di Cristo[5], mediante la potenza di una fede giustificante. Giovanni 14:13-14; 16:23: «Qualunque cosa chiederete al Padre nel mio nome…».
- Giovanni 14:13-14; 16:23 - "... quello che chiederete nel mio nome, lo farò, affinché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò (...) In quel giorno non mi rivolgerete alcuna domanda. In verità, in verità vi dico che tutto ciò che chiederete al Padre, egli ve lo darà nel nome mio".
2:9:6 La preghiera scaturisce anche da quella speranza[6] mediante la quale attendiamo da Dio il frutto che desideriamo dalle nostre suppliche.
- Romani 8:23-26 - "... anche noi stessi, che abbiamo le primizie dello Spirito, gemiamo dentro noi stessi, aspettando l'adozione, la redenzione del nostro corpo. Poiché siamo stati salvati in speranza. Ora la speranza di ciò che si vede non è speranza; difatti, quello che uno vede perché lo spererebbe ancora? Ma, se speriamo quello che non vediamo, l'aspettiamo con pazienza. Allo stesso modo ancora, lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché noi non sappiamo pregare come si conviene, ma lo Spirito intercede egli stesso per noi con sospiri ineffabili".
2:9:7 Infine, la preghiera nasce dalla carità[7], mediante la quale desideriamo sia di partecipare alla bontà di Dio sia di celebrarla (Salmo 34:3-8).
2:9:8 Ne consegue che anche la carità verso il prossimo è necessariamente richiesta affinché la preghiera sia accettata da Dio[8]. Questo è espresso nella quinta petizione della Preghiera del Signore.
2:9:9 La preghiera differisce dall’ascolto della Parola[9], in quanto l’ascolto riguarda la volontà di Dio, mentre la preghiera riguarda la nostra volontà. Nell’ascolto della Parola noi riceviamo la volontà di Dio; nella preghiera, offriamo la nostra volontà a Dio, affinché sia da lui accolta.
2:9:10 Non si tratta di una semplice volontà o desiderio, ma di una presentazione della volontà, ovvero di una volontà esposta e presentata davanti a Dio. Infatti non basta, per la preghiera, desiderare di ottenere qualcosa. Se così fosse, allora i profani sarebbero i più oranti, poiché sono coloro che desiderano di più. Occorre invece che vi sia un desiderio di ottenere quel bene da Dio, e una volontà di cercarlo in lui; e poi vi sia il presentare o, per così dire, insinuare questo desiderio davanti a Dio[10].
2:9:11 Questa presentazione avviene anzitutto ed essenzialmente nella volontà stessa; la quale, convertendosi a Dio, per così dire, si protende e gli presenta la sua inclinazione e il suo desiderio[11].
- Filippesi 4:6 - "Non siate in ansia per cosa alcuna, ma in ogni cosa siano le vostre richieste rese note a Dio in preghiera e suppliche con ringraziamenti".
2:9:12 Per questo motivo, nella Scrittura, le preghiere dei pii sono chiamate desideri (Salmo 10:17) e gemiti inesprimibili[12] (Romani 8:26).
- Salmo 10:17 - "O Eterno, tu esaudisci il desiderio degli umili; tu fortifichi il loro cuore, inclinerai il tuo orecchio".
- Romani 8:26 - "Allo stesso modo ancora, lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché noi non sappiamo pregare come si conviene, ma lo Spirito intercede egli stesso per noi con sospiri ineffabili".
2:9:13 In secondo luogo, questa presentazione avviene mediante l’intelletto, che concepisce una sorta di parola interiore e, così facendo, esprime davanti a Dio i sentimenti della volontà[13].
2:9:14 Per questo le preghiere dei fedeli sono chiamate anche parole e discorsi, mediante i quali essi parlano a Dio, non tanto e non anzitutto esteriormente, ma interiormente.
- Osea 14:2 - "Preparate delle parole e tornate all'Eterno! Ditegli: “Perdona tutta l'iniquità e accetta questo bene; noi ti offriremo, invece di torelli, l'offerta di lode delle nostre labbra".
2:9:15 La preghiera è quindi, formalmente, un atto della volontà[14]. Tuttavia, insieme a questo, sono richiesti:
- un atto antecedente dell’intelletto, mediante il quale comprendiamo che cosa dobbiamo chiedere, a chi, per quale motivo e in che modo;
- e un atto conseguente dell’intelletto, mediante il quale concepiamo ed esprimiamo con una certa parola della mente la preghiera stessa.
2:9:16 Ne consegue che, insieme all’intenzione o atto della volontà, è richiesta anche attenzione nella preghiera: (1) verso Dio, a cui ci rivolgiamo; (2) verso il bene o la causa per cui preghiamo; (3) e verso la preghiera stessa, poiché dobbiamo pregare non solo con lo Spirito, ma anche con l’intelletto[15].
- 1 Corinzi 14:15 - "Che dunque? Io pregherò con lo spirito, ma pregherò anche con l'intelligenza; salmeggerò con lo spirito, ma salmeggerò anche con l'intelligenza".
2:9:17 Questa presentazione deve essere sottomessa e umile. Altrimenti non sarebbe una preghiera religiosa rivolta da una creatura finita all’Altissimo Dio e Creatore, ma assumerebbe la forma di un comando di un superiore a un inferiore o di una conferenza tra pari[16].
- Genesi 18:27 - "E Abraamo riprese e disse: Ecco, prendo l'ardire di parlare al Signore, benché io non sia che polvere e cenere".
- Salmo 95:6 - "Venite, adoriamo e inchiniamoci, inginocchiamoci davanti all'Eterno che ci ha fatti!".
2:9:18 Il fine generale della preghiera è che possiamo, per così dire, “muovere” o influenzare Dio; per questo si dice che i fedeli, con le loro preghiere, prevalgono potentemente su Dio, e che vi si sforzano[17] (Genesi 32:28; Osea 12:4-5; Romani 15:30).
2:9:19 Infatti, sebbene sia vero, come alcuni sostengono, che esiste differenza tra le preghiere rivolte agli uomini e quelle rivolte a Dio — perché pregare altri uomini può in qualche misura influenzare gli altri e disporli verso ciò che desideriamo — pregare Dio non lo influenza quanto influenza noi stessi, disponendoci verso ciò che desideriamo. Tuttavia, Dio ha voluto presentare in modo così efficace la forza della preghiera, dichiarando che Egli stesso ne è toccato e, per così dire, mosso. Ciò avviene perché la nostra preghiera è il mezzo intercessorio mediante il quale Dio comunica molte cose a noi (e non altrimenti). Per questo, anche chi chiede qualcosa a Dio per altri è detto fornire aiuto per realizzarla[18].
- 2 Corinzi 1:11 - "... aiutandoci anche voi con la preghiera, affinché per il favore ottenuto per mezzo di tante persone, siano rese grazie per noi da molti".
2:9:20 Noi non preghiamo Dio per fargli conoscere i nostri desideri, come se egli non li sapesse—lui che comprende da lontano (Salmi 139:2), cioè prima ancora che siano nella nostra mente. Né preghiamo per muovere Dio alla nostra volontà, lui che è immutabile e presso il quale non c’è variazione né ombra di cambiamento (Giacomo 1:17). Ma preghiamo affinché, per mezzo della preghiera, otteniamo da lui ciò che crediamo sia disposto a concederci. “Questa è la nostra fiducia che abbiamo in lui: se domandiamo qualche cosa secondo la sua volontà, egli ci esaudisce” (1 Giovanni 5:14)[19].
2:9:21 Perciò la fermezza e immutabilità della provvidenza[20] di Dio non tolgono, ma anzi confermano le preghiere dei fedeli; e la più sicura apprehensio per fede non rende i veri credenti pigri, ma li stimola ancor più a pregare. “Tu, o mio Dio, hai rivelato all’orecchio del tuo servo che gli edificherai una casa; perciò il tuo servo ha avuto coraggio di pregare davanti a te” (1 Cronache 17:25–27).
2:9:22 Di conseguenza, dobbiamo pregare istantemente e continuamente. Istantemente, perché la preghiera è un mezzo necessario alla gloria di Dio e al nostro bene. Continuamente, perché tale disposizione della volontà non deve mai essere deposta, e l’atto della volontà dev’essere esercitato quotidianamente, secondo le occasioni che ci si presentano[21].
2:9:23 Gli adiacenti (o elementi accessori) della preghiera sono la confessione e la promessa fatta a Dio: questi due elementi sono sempre, esplicitamente o implicitamente, presenti in ogni preghiera accetta a Dio e in ciascuna sua parte[22].
2:9:24 Con la preghiera ricorriamo alla misericordia di Dio come alla fonte di ogni bene, sia già comunicato a noi, sia da comunicarsi. In ciò confessiamo di essere miserabili in noi stessi e privi di ogni bene, poiché cerchiamo, per così dire, di toccare e muovere Dio con i nostri desideri. Dunque, con la preghiera professiamo che le nostre menti sono rettamente disposte riguardo a queste cose e promettiamo di conservarle così anche in futuro; e tali affezioni non possono mancare nella preghiera senza cadere in una sorta di scherno verso Dio[23].
2:9:25 La confessione è un umile e penitenziale riconoscimento della nostra colpa, della nostra colpevolezza e della nostra miseria[24].
- Salmi 32:5 - "Davanti a te ho ammesso il mio peccato, non ho taciuto la mia iniquità. Io ho detto: Confesserò le mie trasgressioni all'Eterno; e tu hai perdonato l'iniquità del mio peccato".
2:9:26 Il fine e l’uso di questa confessione è, primo, che Dio sia giustificato e riceva gloria nei suoi giudizi (Sami 51:4). Secondo, che noi siamo disposti a ricevere la gloria di Dio. Terzo, che la grazia concessa possa apparire più chiaramente[25].
- Salmi 51:4 - "Io ho peccato contro te, contro te solo, e ho fatto ciò che è male agli occhi tuoi; affinché tu sia riconosciuto giusto quando parli, e irreprensibile quando giudichi".
2:9:27 Il modo della confessione è vario quanto la diversità dei peccatori[26]. Per i peccati ignoti, essa deve essere fatta in modo generale (Salmi 19:12). Ma i peccati noti, soprattutto, vanno confessati in maniera specifica, secondo la natura e la gravità di ciascuno (Esdra 9:13).
- Salmi 19:12 - "Chi conosce i suoi errori? Purificami da quelli che mi sono occulti.".
- Esdra 9:13 - "Ora, dopo tutto quello che ci è avvenuto a causa delle nostre azioni malvagie e delle nostre grandi colpe, poiché tu, o Dio nostro, ci hai puniti meno severamente di quanto le nostre colpe avrebbero meritato, e hai conservato di noi un residuo come questo".
2:9:28 La promessa richiesta nella preghiera attesta un proposito conforme alla preghiera.
2:9:29 Questo proposito è la determinazione della volontà[27] di perseguire con impegno serio ciò che noi chiediamo a Dio che avvenga (Sal 119:106, 112).
2:9:30 Noi perseguiamo ciò per cui preghiamo sia mediante quei mezzi che, per la loro natura, sono necessari a quel fine, sia mediante altri mezzi la cui determinazione dipende dalle circostanze contingenti e dalla nostra scelta[28].
2:9:31 Una promessa del secondo tipo, fatta a Dio in modo distinto e con deliberata riflessione, è chiamata per un certo uso proprio un voto[29].
2:9:32 Perciò ogni voto deve essere: (1) Riguardante una cosa che non sia né impossibile, né strettamente necessaria, ma che possa essere liberamente compiuta a nostro arbitrio mediante il consueto favore di Dio. (2) Riguardante una cosa non malvagia né vana, ma lecita e buona rispetto a tutte le circostanze. (3) Rivolto soltanto a Dio come all’oggetto cui facciamo il voto, e al suo onore come al fine principale, sebbene possa essere ordinato anche alla nostra e all’altrui edificazione e utilità[30].
2:9:33 La preghiera, quanto al suo modo, è o giaculatoria, cioè un breve slancio del desiderio, quando la mente non si applica del tutto né a lungo alla preghiera (Salmi 129:8; Neemia 2:4); oppure è una forma continuata di preghiera ordinata.
2:9:34 Il primo tipo deve essere più frequente, poiché non può essere impedito dalle ordinarie occupazioni; mentre il secondo tipo deve essere compiuto in tempi stabiliti, essendo più solenne e non ammettendo la distrazione di altri pensieri[31].
2:9:35 Entrambi i tipi di preghiera possono essere sia mentali che vocali[32].
2:9:36 La preghiera mentale è quella che si compie nella volontà, nella mente e negli affetti[33], senza che vi sia ad essa intenzionalmente aggiunto alcun segno esterno (Neemia 2:4; 1 Samuele 1:13).
2:9:37 La preghiera vocale è quella che trae fuori il desiderio interiore della mente in parole[34].
- Osea 14:2 - "Preparate delle parole e tornate all'Eterno! Ditegli: Perdona tutta l'iniquità e accetta questo bene; noi ti offriremo, invece di torelli, l'offerta di lode delle nostre labbra".
2:9:38 La voce è spesso necessaria nella preghiera per esprimere, risvegliare, sostenere e accrescere l’affetto interiore della mente. Infatti, sebbene l’affetto debba precedere la voce, e la voce debba conformarsi all’affetto, tuttavia, mentre viene religiosamente espressa con la voce, essa ha un certo riflesso sulla mente stessa, per cui viene più accesa e riceve maggiore forza. La voce è inoltre necessaria, in giusta misura, affinché anche il corpo, insieme con l’anima, sia esercitato in questa parte della religione[35].
2:9:39 Perciò non si deve usare un linguaggio che chi prega non comprende, e mediante il quale non può esprimere i propri pensieri; infatti un tale ripetere parole sconosciute non è propriamente un parlare, perché non è più formato dai concetti interiori della mente di quanto lo siano le parole talvolta pronunciate da un pappagallo. E così non può esprimere in modo distinto i concetti interiori della mente, nei quali la preghiera consiste primariamente[36].
2:9:40 Né il parlare deve essere lungo, né ripetere molte volte la stessa cosa (Matteo 6:7), a meno che ciò non provenga dall’abbondanza del cuore; in questo caso, né le preghiere lunghe, né le ripetizioni variate sono vane o inutili, ma sono anzi graditissime a Dio. Ciò appare chiaramente dagli esempi approvati di tali preghiere che sono riportati nelle Scritture[37].
- Matteo 6:7 - "Nel pregare non usate ripetizioni senza senso come fanno i pagani, i quali pensano d'essere esauditi per il gran numero delle loro parole".
Supplementi
Note esplicative
- ↑ Ames parla di “representing of our will”, cioè un “esporre” o “presentare” la nostra volontà. L’espressione “that God may be affected by it, as it were” non va intesa in senso antropomorfico letterale: Dio non muta, non può essere smosso, ma l’autore usa un linguaggio umano per indicare che la preghiera ha il fine di essere ascoltata e accolta da Dio. In termini teologici, non implica che Dio "cambi idea", ma che Egli ha stabilito di avvalersi della preghiera del credente.
- ↑ La preghiera è culto a Dio perché riconosce che Egli è onnisciente (sa ciò che chiediamo), onnipotente (può intervenire), e infinitamente buono (vuole il bene dei suoi). Non è quindi semplice espressione di desiderio umano, ma un atto di fede che riconosce le perfezioni divine.
- ↑ Qui Ames è netto: la preghiera, se diretta a creature (santi, angeli o altri mediatori), diventa un atto idolatrico, poiché attribuisce ad altri ciò che appartiene solo a Dio (conoscenza, potere, bontà sovrana). È un punto che rientra nella polemica riformata contro il culto dei santi, ma ha anche valore sistematico: la preghiera definisce chi consideriamo come vero Dio.
- ↑ La preghiera non nasce da un bisogno naturale o da un impulso emotivo, ma dalla fede. Questa riconosce Dio come onnisciente (egli conosce anche ciò che non diciamo con le parole), onnipotente (può compiere ciò che chiediamo), fonte di ogni bene (da lui proviene ogni dono), e riconciliato in Cristo (la nostra preghiera è accetta solo per il suo sacrificio e mediazione). L’essenza della preghiera risiede nei sentimenti interiori, non solo nelle parole esteriori.
- ↑ La condizione essenziale della preghiera cristiana è che sia cristocentrica: solo per mezzo della mediazione di Cristo e della fede giustificante possiamo presentarci a Dio. Ciò esclude ogni altro nome o intercessore autonomo, e mostra che la preghiera è inseparabile dalla fede salvifica.
- ↑ Non basta la fede che riconosce chi è Dio: occorre anche la speranza, che ci fa attendere con certezza il compimento delle promesse divine. Lo Spirito stesso sostiene questa speranza, trasformando i nostri gemiti in preghiere accette a Dio. La speranza è quindi dimensione essenziale della preghiera cristiana.
- ↑ La radice ultima della preghiera è la carità, cioè l’amore verso Dio. Pregare non significa solo chiedere, ma anche gustare la bontà di Dio e magnificarlo. La preghiera, quindi, è comunione gioiosa: non solo domanda, ma anche celebrazione della bontà divina.
- ↑ La preghiera non è autentica se scissa dalla carità verso il prossimo. La quinta petizione («rimettici i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori») mostra che non possiamo domandare perdono a Dio se non perdoniamo e amiamo i fratelli. La carità fraterna è dunque condizione imprescindibile per una preghiera gradita a Dio.
- ↑ Ames mette in relazione i due pilastri del culto: ascoltare la Parola e pregare. L’uno è il movimento discendente (Dio comunica a noi la sua volontà), l’altro è il movimento ascendente (noi offriamo a Dio la nostra volontà). La vita cristiana si fonda su questo duplice movimento.
- ↑ Ames distingue tra un semplice desiderio naturale (che tutti hanno, anche i profani) e la preghiera autentica, che implica: (a) un desiderio orientato a Dio (riconoscendo che solo Lui può esaudirlo), (b) una volontà di cercare quel bene da Dio, (c) una presentazione consapevole del desiderio a Dio. (d) La preghiera vera è dunque un atto di fede e di sottomissione, non un mero impulso o un bisogno carnale.
- ↑ La radice della preghiera non è nel linguaggio esteriore, ma nella volontà che si orienta a Dio. È la volontà convertita che si protende verso Dio e gli offre i suoi desideri.
- ↑ La Bibbia stessa definisce la preghiera come desiderio e come gemito: non si riduce quindi a parole, ma è l’intimo moto dell’anima che si apre a Dio, anche quando non trova voce.
- ↑ La volontà muove il cuore a rivolgersi a Dio; ma l’intelletto accompagna questo atto, traducendo i desideri in una parola interiore che rende più chiara la nostra supplica. Per Ames, dunque, la preghiera ha una radice nella volontà, ma passa anche per l’intelletto, che la “articola” davanti a Dio.
- ↑ La volontà è il centro formale della preghiera, poiché in essa risiedono gli affetti rivolti a Dio. Tuttavia l’intelletto è indispensabile sia prima, per discernere il contenuto e il modo della preghiera, sia dopo, per formulare interiormente ciò che la volontà desidera. In tal modo, la preghiera è insieme atto del cuore e atto consapevole della mente.
- ↑ La preghiera richiede concentrazione: l’atto della volontà deve essere accompagnato da una consapevolezza attenta del destinatario, dell’oggetto e del contenuto della preghiera. Qui Ames richiama la coesistenza di volontà, intelletto e affetti.
- ↑ La sottomissione distingue la preghiera cristiana da un dialogo informale: la preghiera è atto di adorazione, riconoscimento della nostra piccolezza e della supremazia di Dio, e non esercizio di autorità o familiarità impropria.
- ↑ Ames non intende dire che Dio cambi come un essere umano: piuttosto, la preghiera è lo strumento ordinato da Dio attraverso il quale Egli comunica i suoi doni. La “potenza della preghiera” è quindi relativa all’effetto che produce nella nostra vita e nella relazione con Dio.
- ↑ Ames chiarisce qui il paradosso: la preghiera non “cambia” Dio, ma è il mezzo stabilito da Dio per comunicare la sua volontà e i suoi doni. Pregare per altri non modifica Dio, ma dispone noi stessi e gli altri ad accogliere la grazia, mentre Dio approva questo mezzo come efficacemente “attivo” nella storia della salvezza.
- ↑ Fine della preghiera. La preghiera non informa Dio (che è onnisciente) né tenta di cambiarlo (Dio è immutabile); essa è il mezzo ordinato da Dio per ricevere ciò che egli vuole dare. La regola d’oro è il pregare “secondo la sua volontà”: la fiducia (parrēsia) nasce dalla conformità della richiesta al volere rivelato.
- ↑ Provvidenza e mezzi. L’immutabilità della provvidenza non annulla ma istituisce la preghiera: i decreti includono i mezzi. La vera fede non produce inerzia, bensì diligenza orante: conoscere la promessa di Dio (1 Cronache17) incoraggia a chiedere ciò che egli ha promesso.
- ↑ Habitus e actus della volontà. Ames distingue tra habitus (stabile disposizione a pregare) e actus (l’esercizio effettivo). La preghiera è mezzo necessario per la gloria di Dio e il bene del credente; perciò dev’essere fervente (“istantemente”) e perseverante (“continuamente”).
- ↑ Confessio e votum. Ogni preghiera accetta contiene confessione (riconoscimento del peccato e del bisogno) e promessa/voto (impegno a conformarsi alla volontà divina). Non mera richiesta, ma culto integrale che abbraccia mente, cuore e volontà.
- ↑ Miseria dell’uomo, misericordia di Dio. Pregare significa riconoscere la nostra indigenza e rifugiarsi nella misericordia come sorgente di ogni bene. Le affezioni interiori devono essere sincere: dove mancano, la preghiera scade in formalismo e si fa irrisoria davanti a Dio.
- ↑ Natura della confessione. La confessione è presentata come un atto umile e penitenziale: non semplice ammissione, ma un riconoscimento interiore e sincero della nostra condizione di peccato. Ames insiste su tre dimensioni: offesa, colpevolezza, miseria. La preghiera vera nasce da questa consapevolezza.
- ↑ Finalità della confessione. Tre fini principali: (a) Giustificare Dio: riconoscere la sua giustizia, anche nei suoi giudizi contro di noi. (b) Disporci a ricevere: la confessione prepara il cuore a sperimentare la gloria e la grazia di Dio. (c) Manifestare la grazia: quanto più profonda è la confessione, tanto più splende la grazia che perdona.
- ↑ Varietà della confessione. La confessione varia secondo i peccati: (a) I peccati ignoti (di cui non siamo coscienti) richiedono una confessione generale, come nel Salmo 19. (b) I peccati conosciuti richiedono una confessione specifica, proporzionata alla loro natura e gravità. Qui si sottolinea la responsabilità personale nel chiamare i peccati per nome.
- ↑ 2:9:28–29 — Promessa e proposito. La promessa è inseparabile dalla preghiera: essa mostra un proposito della volontà coerente con ciò che si domanda a Dio. Non basta chiedere: occorre impegnarsi a vivere in coerenza con la richiesta. I riferimenti al Salmo 119 richiamano il tema del voto solenne a seguire la Parola di Dio.
- ↑ Mezzi necessari e mezzi contingenti. Il proposito si realizza attraverso i mezzi: (a) Alcuni sono necessari per natura (es.: se prego per crescere nella fede, devo leggere la Scrittura). (b) Altri sono contingenti, dipendenti dalle circostanze e dalla libera scelta (es.: i tempi, i metodi concreti, gli strumenti a disposizione). Così Ames evita una visione fatalista: pregare non sostituisce l’uso dei mezzi, ma lo accompagna e lo sostiene.
- ↑ Promessa e voto. Ames distingue tra la promessa generale (che accompagna ogni preghiera) e il voto vero e proprio, cioè una promessa fatta a Dio con chiarezza e deliberata intenzione. Il voto non è casuale, ma un atto solenne di consacrazione.
- ↑ Requisiti del voto. Un voto autentico deve avere tre caratteristiche: (a) Deve riguardare una cosa possibile e libera, non un dovere già obbligatorio. (b) Deve essere una cosa lecita, buona e non vana. (c) Deve essere rivolto soltanto a Dio, con lo scopo primario della sua gloria, pur potendo servire anche all’edificazione personale e comunitaria.
- ↑ 2:9:33–34 — Modi della preghiera. Ames distingue tra: (a) Preghiera giaculatoria: brevi invocazioni che possono elevarsi in qualsiasi momento (es.: Neemia davanti al re). Sono frequenti e compatibili con la vita quotidiana. (b) Preghiera ordinata e continuata: richiede tempi stabiliti, con un atto più solenne e raccolto, che non ammette distrazioni. .
- ↑ Mentale e vocale. Entrambi i tipi (giaculatori e ordinati) possono essere mentali (interiorizzati, silenziosi) o vocali (espressi a parole). Questa distinzione valorizza sia l’intimità interiore che l’espressione esterna della preghiera.
- ↑ Preghiera mentale. La preghiera mentale è atto interiore della volontà, della mente e degli affetti, senza manifestazioni esterne. È la preghiera silenziosa di Neemia davanti al re, o di Anna nel tempio. Essa mostra che Dio guarda al cuore più che alle parole.
- ↑ Preghiera vocale. La preghiera vocale esterna i desideri interiori in parole. L’uso della voce non sostituisce gli affetti, ma li rende percepibili, e dà corpo al culto. È il completamento naturale della preghiera mentale.
- ↑ Funzione della voce. La voce ha un duplice ruolo: (a) espressivo: manifesta il contenuto del cuore. (b) Riflessivo: nel pronunciare le parole, il cuore stesso viene rafforzato e ravvivato. Inoltre la voce coinvolge anche il corpo nell’atto religioso, sottolineando che il culto a Dio è integrale, non solo interiore ma anche esteriore.
- ↑ Lingua comprensibile. La preghiera deve essere intelligibile. Ames respinge l’uso di parole incomprese (come il latino per i fedeli del suo tempo, o il puro formalismo liturgico), che non esprimono i concetti interiori. Ripetere formule senza comprenderle equivale a un pappagallo che ripete suoni: non è vera preghiera, perché manca l’unione tra mente e parola.
- ↑ Lunghezza e ripetizioni. Il problema non è la lunghezza o la ripetizione in sé, ma la vanità di parole vuote. Quando la molteplicità delle parole nasce dall’abbondanza del cuore, allora anche preghiere lunghe e ripetute sono accette a Dio, come testimoniano diversi esempi biblici (Gesù nel Getsemani, i Salmi). Ciò che conta non è la misura esteriore, ma la sincerità e la pienezza del cuore.