Letteratura/Midollo Sacra Teologia/30 La glorificazione
30. La glorificazione
Nella disputa precedente abbiamo parlato della santificazione, che è una parte del cambiamento qualitativo che riguarda il bene giusto e onesto; ora segue l’altra parte: cioè la glorificazione, che riguarda il bene utile e onorevole.
30:1 La glorificazione è una vera trasformazione dell’uomo dalla miseria, ovvero dalla punizione del peccato, alla felicità eterna[1].
- Romani 8:30 - "e quelli che ha predestinati, li ha pure chiamati; e quelli che ha chiamati, li ha pure giustificati; e quelli che ha giustificati, li ha pure glorificati".
30:2 Si dice trasformazione reale per distinguerla da quella beatitudine che è soltanto virtuale[2], come nell’elezione, nella chiamata, nella giustificazione e nell’Adozione; oppure da quella che è dichiarativa, come nelle opere sante.
- Romani 4:6 - "Così pure Davide proclama la beatitudine dell'uomo al quale Dio imputa la giustizia senza opere, dicendo...".
- Salmo 65:4 - "Beato colui che tu scegli e fai accostare a te perché abiti nei tuoi cortili! Noi saremo saziati dei beni della tua casa, della santità del tuo tempio".
- Matteo 5:3 - "Beati i poveri in spirito, perché di loro è il regno dei cieli".
30:3 Rispetto al termine da cui l’uomo è liberato – la miseria o la punizione del peccato – la glorificazione è detta Redenzione[3],
30:4 Questa redenzione è una liberazione reale dai mali della punizione, che in effetti non è altro che l’esecuzione della sentenza di giustificazione[4]; perché nella giustificazione, essendo giudicati giusti, siamo anche giudicati degni di vita. Ora, mediante una comunicazione reale, la glorificazione rende nostra, in atto e in possesso, quella vita che ci era stata attribuita per sentenza.
30:5 Si dice reale per distinguerla da quella redenzione che consiste nel pagamento del prezzo della redenzione e nella sua applicazione alla giustificazione[5]; di questa si parla in Efesini 1:7 e Colossesi 1:14.
- Efesini 1:7 - "Poiché in lui noi abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, il perdono dei peccati secondo le ricchezze della sua grazia".
- Colossesi 1:14 - "... nel quale abbiamo la redenzione, il perdono dei peccati".
30:6 Nelle Scritture la glorificazione è spesso chiamata liberazione e preservazione dall’ira di Dio, dalla morte e dal regno delle tenebre[6].
- Colossesi 1:13 - "Egli ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasportati nel regno del suo amato Figlio".
30:7 Rispetto a questo termine, essa è detta beatitudine, benedizione, vita eterna, gloria, glorificazione, regno del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo, ed eredità immortale[7].
30:8 Il primo grado di questa glorificazione, iniziata già ora, è la percezione e il senso dell’amore di Dio, che risplende in Cristo nella comunione che i fedeli hanno con lui[8].
- Romani 5:5 - "Ora la speranza non rende confusi, perché l'amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori per lo Spirito Santo che ci è stato dato".
30:9 Da ciò nasce una certa amicizia tra Dio, Cristo e i fedeli[9].
- Giovanni 15:15 - "Io non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo signore, ma voi vi ho chiamati amici, perché vi ho fatto conoscere tutte le cose che ho udite dal Padre mio".
- Giacomo 2:23 - "...così fu adempiuta la Scrittura che dice: 'Abraamo credette a Dio, e ciò gli fu messo in conto come giustizia' e fu chiamato amico di Dio".
30:10 Il secondo grado della glorificazione già iniziata è la speranza certa e l’attesa del godimento di tutti quei beni che Dio ha preparato per i suoi[10].
- Romani 5:2 - "... mediante il quale abbiamo anche avuto, per la fede, l'accesso a questa grazia nella quale stiamo saldi e ci gloriamo nella speranza della gloria di Dio".
30:11 Da questa speranza nasce la libertà di accostarsi a Dio con franchezza[11].
30:12 A questo grado appartiene la certezza della perseveranza e della salvezza[12].
- Romani 8:38-39 - "Poiché io sono persuaso che né morte, né vita, né angeli, né principati, né cose presenti, né cose future, né potenze, né altezza, né profondità, né alcun'altra creatura potranno separarci dall'amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore".
30:13 Questa certezza è sigillata in tutti i veri credenti quanto alla realtà dell’oggetto (certezza oggettiva); ma quanto alla sua percezione soggettiva (certezza soggettiva), non è sempre presente in tutti. Tuttavia può essere ottenuta da chiunque, senza bisogno di rivelazione speciale, e deve essere cercata da tutti. Questa fiducia certa, se ben fondata, non ha nulla in comune con la presunzione[13].
30:14 Questa certezza è fondata e confermata[14] ai fedeli mediante la Parola, i sigilli, il giuramento e la caparra di Dio stesso.
- Ebrei 6:17 - "Così, volendo Dio mostrare con maggiore evidenza agli eredi della promessa l'immutabilità del suo consiglio, intervenne con un giuramento".
- Efesini 1:13-14 - "In lui voi pure, dopo aver udito la parola della verità, l'evangelo della vostra salvezza, avendo creduto in lui, avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo che era stato promesso, 14 il quale è pegno della nostra eredità fino alla piena redenzione di quelli che Dio si è acquistati, a lode della sua gloria".
30:15 Questa verità è percepita e resa certa al credente[15]: (a) Per un senso spirituale mediante il quale la grazia presente si rende manifesta; (b) Per il dono del discernimento, grazie al quale i credenti distinguono la grazia vera da quella apparente; (c) Per il discorso e la testimonianza della coscienza, mediante i quali la grazia e la salvezza sono sigillate ai fedeli, come il peccato e la morte lo sono agli increduli; (d) Per la conferma dello Spirito di Dio, che rende tutti questi mezzi percepibili con la stessa certezza della fede.
- Romani 8:16 - "Lo Spirito stesso attesta insieme con il nostro spirito che siamo figli di Dio".
- 1 Corinzi 2:12; 2 Corinzi 13:5; 1 Giovanni 4:16.
30:16 Questa certezza segue alla percezione della fede e del ravvedimento[16], quando il patto gratuito di Dio è rettamente compreso.
- 2 Corinzi 13:5 - "Esaminate voi stessi per vedere se siete nella fede; mettetevi alla prova. Non riconoscete voi medesimi che Gesù Cristo è in voi? Sempre che non falliate la prova".
30:17 Se uno dei due (fede o ravvedimento) manca, la certezza viene meno quanto alla sua percezione; perciò, chi comprende rettamente la promessa del patto, non può essere certo della propria salvezza se non percepisce in sé la vera fede e il vero ravvedimento. E chi sente di credere e ravvedersi veramente, non può essere certo della propria perseveranza e salvezza se non comprende, attraverso il patto, che Dio potentemente conserverà fino alla fine coloro che credono e si ravvedono[17].
[Ames delinea un quadro della glorificazione non come realtà puramente futura, ma come esperienza già iniziata nel cuore del credente. Essa si manifesta nella percezione dell’amore di Dio, nella speranza certa, nella libertà d’accesso a Dio, nella fiducia nella perseveranza, e nella certezza della salvezza – radicata nel patto di grazia, sigillata dallo Spirito, confermata interiormente attraverso fede, ravvedimento, discernimento spirituale e la testimonianza della coscienza].
30:18 Perciò, la certezza della salvezza non appartiene a nessuno, né può essere percepita in altro modo, se non da coloro che, insieme alla fede, conservano una buona coscienza; e ciò finché la mantengono priva di quelle ferite gravi che, a causa del peccato, renderebbero la coscienza corrotta[18].
30:19 Di conseguenza, nella misura in cui la fede e la buona coscienza fioriscono o languono nell’uomo, così anche questa certezza viene confermata o diminuita (cfr. Salmo 51).
30:20 Perciò, coloro che sono privi di ogni sensibilità o cura riguardo alla fede e al ravvedimento, ma nondimeno sperano con certezza nella salvezza, sperano presuntuosamente, e proprio in questa speranza vanno in perdizione[19].
30:21 Da questa certezza sorgono consolazione, pace e gioia ineffabile (Romani 5:2; 1Pietro 1:8; Romani 14:17; 2Corinzi 1:5); questi sono i primissimi frutti della gloria[20] (Rom 8:33).
- Romani 8:33 - "Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio è colui che li giustifica".
30:22 La consolazione[21] è un sollievo dalla paura e dall’angoscia opprimente; talvolta, per sineddoche, indica l’inizio stesso della salvezza.
- 2 Corinzi 1:4 - "il quale ci consola in ogni nostra afflizione, affinché, mediante la consolazione con la quale siamo noi stessi da Dio consolati, possiamo consolare quelli che si trovano in qualunque afflizione".
- Colossesi 2:2 - "... affinché i loro cuori siano incoraggiati e, uniti mediante l'amore, ottenere tutte le ricchezze della completa intelligenza per giungere alla piena conoscenza del mistero di Dio".
30:23 La pace è la quiete dell’anima[22], che nasce in parte dalla liberazione dai mali, e in parte dalla presenza o dalla speranza dei beni opposti.
- Filippesi 4:7 - "E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù".
30:24 Quando la pace è associata alla grazia nei saluti apostolici[23], allora essa rappresenta tutta la felicità che, per mezzo del favore divino, è comunicata ai fedeli.
30:25 La gioia[24] è quella delizia che si percepisce dall’unione e dalla comunione con il sommo Bene.
30:26 Perciò la vita eterna stessa è chiamata “gioia”[25].
- Matteo 25:21 - "E il suo padrone gli disse: 'Va bene, servo buono e fedele; sei stato fedele in poca cosa, ti costituirò sopra molte cose; entra nella gioia del tuo Signore'".
- Giovanni 15:11 - "Vi ho detto queste cose affinché la mia gioia dimori in voi e la vostra gioia sia completa".
30:27 Il terzo grado della glorificazione cominciata consiste nel partecipare ai doni spirituali della grazia con abbondanza e sovrabbondanza[26] (Colossesi 2:2, 7, 10): “Con tutte le ricchezze della piena certezza dell’intelligenza”; “abbondando nella fede”; “completi in lui”.
30:28 Per questo si dice che l’abbondanza della grazia concede un largo ingresso nel Regno di Dio.
- 2 Pietro 1:8,11 - "Perché, se queste cose si trovano e abbondano in voi, non vi renderanno né oziosi né sterili nella conoscenza del nostro Signore Gesù Cristo. ... Così, infatti, vi sarà largamente provveduta l'entrata nel regno eterno del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo[27]".
30:29 Il quarto grado della glorificazione cominciata è l’esperienza della benevolenza e bontà di Dio (Sal 31:19): “Quanto è grande la tua bontà, che riservi per quelli che ti temono”; (Sal 65:4): “Saremo saziati dei beni della tua Casa, delle cose del tuo Santo Tempio”[28].
- Salmo 31:19 - "Quant'è grande la bontà che tu riservi a quelli che ti temono, e di cui dai prova in presenza dei figli degli uomini, verso quelli che si confidano in te!".
- Salmo 65:4 - "Beato colui che tu scegli e fai accostare a te perché abiti nei tuoi cortili! Noi saremo saziati dei beni della tua casa, della santità del tuo tempio".
29:30 A questo livello appartiene quella provvidenza paterna di Dio, mediante la quale Egli vigila sui malvagi per infliggere loro il male; e in questo senso, nella Scrittura si dice che “la buona mano di Dio” è con i suoi.
- Neemia 2:8 - "...e una lettera per Asaf, guardiano del parco del re, affinché mi dia del legname per costruire le porte della fortezza annessa alla casa dell'Eterno, per le mura della città, e per la casa che abiterò io”. E il re mi diede le lettere, perché la benefica mano del mio Dio era su di me".
29:31 Perciò, tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio[29].
- Romani 8:28 - "Or sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo proposito".
29:32 Dal percepire queste cose, i fedeli sono radicati e fondati nell’amore di Dio.
- Efesini 3:17 - "... e faccia sì che Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori"
29:33 La glorificazione perfetta consiste nella rimozione di ogni imperfezione dall’anima e dal corpo, e nella comunicazione di ogni perfezione. Essa è concessa all’anima immediatamente dopo la sua separazione dal corpo (2 Corinzi 5:2; Filippesi 1:23; Ebrei 12:23); ma non viene ordinariamente concessa all’anima e al corpo insieme prima dell’ultimo giorno, quando tutti i fedeli saranno perfezionati insieme in Cristo[30] (Efesini 4:13; Filippesi 3:20–21).
Supplementi
- “Vi ho chiamati amici” – L’amicizia con Dio tra riverenza e intimità
- Schema su i quattro gradi della glorificazione (inizio già in questa vita)
Note esplicative
- ↑ La glorificazione come compimento escatologico della salvezza – In questa definizione Ames sottolinea il passaggio reale (non solo giuridico o simbolico) dall’infelicità derivante dalla condizione di peccato, alla beatitudine eterna. Questo implica la completa liberazione dal male, sia nella sua forma punitiva (l’ira divina) sia nei suoi effetti esistenziali, e l’ingresso nello stato di perfezione e di comunione gloriosa con Dio. La citazione di Romani 8:30 colloca la glorificazione all’interno della catena dorata della salvezza, come fase finale e certa di un processo iniziato con l’elezione e la giustificazione.
- ↑ La glorificazione come beatitudine posseduta e non solo promessa – Ames distingue la glorificazione da altre forme di beatitudine spirituale che sono già vere ma ancora non piene. Elezione, giustificazione, ecc. sono cause o garanzie della futura beatitudine, ma in senso "virtuale", cioè potenziale o dichiarativo. La glorificazione, invece, è il godimento reale ed effettivo della beatitudine eterna, non solo promessa o imputata, ma posseduta.
- ↑ Glorificazione come redenzione finale – Qui Ames insiste sull’aspetto liberatorio della glorificazione. Il termine negativo da cui si è redenti è la miseria causata dal peccato, nella sua forma punitiva. È un movimento dall’oppressione alla libertà, completando l’opera iniziata nella redenzione compiuta da Cristo e applicata progressivamente al credente.
- ↑ Dalla sentenza al possesso – Ames sviluppa un concetto importante: la giustificazione ci attribuisce legalmente la vita, ma è la glorificazione che ce ne dà il pieno possesso reale. In questo senso, la glorificazione è l’attuazione concreta del verdetto divino già emesso nella giustificazione. Si tratta di un passaggio dal "già" al "compiuto", da ciò che è stato decretato a ciò che è manifestato ed esperito.
- ↑ Due aspetti della redenzione – Ames distingue la redenzione "acquisita" da Cristo (nel suo sacrificio) e applicata nella giustificazione, da quella "realizzata" nella glorificazione. La prima è la base, la seconda è il compimento. La redenzione gloriosa non aggiunge nulla al valore dell’opera di Cristo, ma ne è il frutto finale vissuto dal redento.
- ↑ Glorificazione come liberazione finale da ogni male – Questo punto collega la glorificazione alla piena salvezza escatologica, non solo positiva (comunione con Dio), ma anche negativa (liberazione dal male). L’ira di Dio, la morte e le potenze delle tenebre non hanno più potere sul credente glorificato. È il compimento della promessa di Colossesi 1:13, per cui Dio ci ha liberati dal potere delle tenebre e trasportati nel regno del Figlio.
- ↑ La molteplicità dei nomi della gloria futura – Ames elenca i principali termini biblici che descrivono il destino finale dei redenti. Tutti esprimono aspetti diversi della stessa realtà: il possesso pieno e permanente del bene supremo. “Beatitudine” e “benedizione” richiamano la felicità derivante dalla grazia; “vita eterna” la qualità e durata del dono; “gloria” e “glorificazione” l’onore celeste condiviso con Cristo; “regno” ed “eredità” il carattere stabile e sovrano della condizione finale.
- ↑ La glorificazione comincia nella comunione con Cristo – Anche se la glorificazione ha il suo pieno compimento nel futuro, essa inizia già nella vita presente, quando il credente sperimenta interiormente l’amore di Dio tramite lo Spirito Santo. Questa esperienza non è solo conoscenza intellettuale, ma partecipazione affettiva e spirituale alla realtà celeste già comunicata nel presente.
- ↑ L’amicizia con Dio come frutto della glorificazione già iniziata – La percezione dell’amore divino porta alla familiarità e alla confidenza con Dio. Questa “amicizia” non è una semplice metafora, ma indica un rapporto reale, affettuoso, confidente, tra il credente e il Signore. L’idea di amicizia con Dio, radicata nell’Antico Testamento e ripresa da Gesù, rappresenta una delle forme più elevate di comunione spirituale.
- ↑ La speranza certa come anticipo della gloria – Dopo il senso dell’amore di Dio (punto 8), il secondo passo della glorificazione anticipata è la speranza viva della gloria futura. Non si tratta di un semplice desiderio, ma di un’attesa fondata sulla promessa di Dio. È una speranza sicura perché poggia sulla fedeltà del Redentore.
- ↑ La franchezza come frutto della gloria futura – L’accesso fiducioso a Dio non nasce da presunzione, ma dalla certezza dell’amore divino e del destino glorioso che ci attende. Il credente non si accosta a Dio come uno schiavo timoroso, ma come un figlio che sa di essere accolto.
- ↑ Sicurezza della salvezza finale – Ames colloca la certezza della perseveranza tra gli effetti della glorificazione già presente. Non significa che il credente sia esente da cadute, ma che Dio completerà in lui l’opera iniziata (Filippesi 1:6), e che nulla potrà separarlo dall’amore di Cristo.
- ↑ Certezza oggettiva e certezza soggettiva – Ames distingue la realtà garantita da Dio (oggettiva) dalla percezione personale che ne abbiamo (soggettiva). Anche chi è veramente salvato può dubitare. Ma questa certezza è raggiungibile da tutti mediante i mezzi ordinari della grazia (Parola, sacramenti, preghiera), e va desiderata da ogni credente. Quando ben fondata, non è presunzione, ma fede matura.
- ↑ I fondamenti divini della certezza – La nostra sicurezza non si basa su impressioni soggettive, ma su atti oggettivi compiuti da Dio: la sua Parola, i sacramenti (sigilli visibili della grazia), il giuramento divino (segno della Sua condiscendenza), e lo Spirito Santo come caparra. Tutti questi elementi garantiscono il credente della realtà del proprio destino glorioso.
- ↑ I modi della certezza soggettiva – Ames elenca quattro strumenti interiori attraverso cui il credente percepisce e conferma la propria salvezza. Lo Spirito Santo agisce nel cuore del credente per dargli discernimento, pace, testimonianza interiore e fiducia. Questa percezione soggettiva, quando ben radicata nella Parola e nei segni della grazia, non è illusione, ma parte integrante della glorificazione già in atto.
- ↑ Fede e ravvedimento come fondamento esperienziale della certezza – Ames insiste sul fatto che la certezza della salvezza, pur essendo fondata oggettivamente sul patto di grazia, è soggettivamente legata al riconoscimento di fede genuina e ravvedimento autentico in sé stessi. Dove c’è vera fede e vero pentimento, la certezza può fiorire; ma se questi mancano, anche la certezza soggettiva viene meno.
- ↑ Interdipendenza tra esperienza e dottrina – Qui Ames mostra il perfetto equilibrio della teologia riformata tra esperienza interiore e verità oggettiva: (a) La certezza non può essere costruita su sensazioni soggettive isolate, ma deve poggiare sulla promessa del patto. (b) Allo stesso tempo, conoscere il patto non basta: occorre sperimentare la fede e il ravvedimento in modo personale. (c) Inoltre, chi sente in sé la fede e il ravvedimento non può avere certezza di perseverare senza comprendere che è Dio stesso, per il patto, a garantire la perseveranza dei suoi.
- ↑ La certezza della salvezza non può essere disgiunta dalla purezza della coscienza. Quando la coscienza è ferita da peccati gravi non confessati o persistenti, anche la fiducia nel proprio stato davanti a Dio si offusca. L’autenticità della certezza è legata alla perseveranza in una vita santa.
- ↑ Qui Ames mette in guardia contro la falsa sicurezza: la certezza della salvezza senza conversione autentica è solo illusione. La vera speranza non può esistere senza rigenerazione.
- ↑ La glorificazione già comincia nella vita del credente attraverso i suoi frutti spirituali. Non si tratta solo di atti futuri, ma di una realtà presente, sperimentata attraverso la comunione con Dio.
- ↑ La consolazione è la prima risposta di Dio al cuore afflitto; non è solo emozione, ma esperienza teologica concreta della grazia di Dio che cura.
- ↑ Non è una pace umana o filosofica, ma un dono che “sorpassa ogni intelligenza” e deriva dal patto di grazia.
- ↑ L’augurio “grazia e pace” nei saluti apostolici non è formula retorica, ma sintesi della benedizione completa che scaturisce dalla comunione con Dio in Cristo.
- ↑ Qui Ames richiama una definizione classica e profondamente biblica: la vera gioia nasce dalla comunione con Dio, bene supremo e fine ultimo dell’uomo.
- ↑ La gioia non è solo un’emozione del cuore, ma è una caratteristica essenziale della vita eterna, già pregustata in questa vita e pienamente manifestata nell’eternità.
- ↑ La grazia, una volta ricevuta, non resta statica ma tende a moltiplicarsi nel credente. L’abbondanza dei doni spirituali è già parte della glorificazione anticipata, nella misura in cui prelude alla pienezza futura.
- ↑ L’Apostolo Pietro afferma che una vita vissuta nella crescita spirituale porta non solo alla salvezza, ma a un “ingresso glorioso” nel Regno eterno, come chi è atteso con onore, e non appena tollerato.
- ↑ Il credente non solo conosce intellettualmente che Dio è buono, ma lo sperimenta nella sua vita quotidiana: nelle preghiere esaudite, nelle provvidenze quotidiane, nei segni tangibili del favore divino.
- ↑ Questa è una delle promesse più amate dai credenti: nulla avviene per caso nella vita del figlio di Dio. Anche le prove, le perdite, i dolori sono ordinati da Dio per uno scopo glorioso.
- ↑ Ames distingue tra la glorificazione personale dell’anima subito dopo la morte (beatitudine immediata), e quella corporale che avverrà solo alla resurrezione finale. Solo allora, corpo e anima saranno glorificati insieme nella pienezza dell’immortalità.