Letteratura/Midollo Sacra Teologia/34 Le Sacre Scritture
34. Le Sacre Scritture
34:1 Ministri straordinari[1] furono suscitati da Dio per istruire la Chiesa non solo con la viva voce, ma anche mediante Scritti divini, affinché vi fosse un uso e un frutto perpetuo di questo ministero nella Chiesa, anche quando tali ministri fossero venuti meno.
34:2 Infatti, solo coloro che, per l’immediata e infallibile direzione ricevuta da Dio, erano liberi da ogni errore in tale compito, potevano mettere per iscritto la regola della fede e della condotta[2].
34:3 Essi ricevettero da Dio il comando di scrivere, in parte esternamente — sia in senso generale, quando furono comandati di insegnare; e talvolta in modo particolare, quando furono espressamente comandati di scrivere[3].
- Deuteronomio 31:19 - "Scrivetevi dunque questo cantico, e insegnatelo ai figli d'Israele; mettetelo loro in bocca, affinché questo cantico mi serva di testimonianza contro i figli d'Israele".
- Apocalisse 1:19 - "Scrivi dunque le cose che hai visto, quelle che sono e quelle che devono avvenire in seguito".
- 2 Pietro 1:21 - "... poiché non è dalla volontà dell'uomo che venne mai alcuna profezia, ma degli uomini hanno parlato da parte di Dio, perché sospinti dallo Spirito Santo".
- 2 Timoteo 3:16 - "Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia".
34:4 Essi scrissero anche per ispirazione e guida dello Spirito Santo, così che gli stessi uomini furono, per così dire, strumenti dello Spirito. Come nei passi sopra menzionati.
- Geremia 1:9 - "Poi l'Eterno stese la mano e mi toccò la bocca; e l'Eterno disse: “Ecco, io ho messo le mie parole nella tua bocca".
- Atti 28:25 - "E, non essendo d'accordo fra loro, se ne andarono, dopo che Paolo ebbe detta quest'unica parola: 'Ben parlò lo Spirito Santo ai vostri padri per mezzo del profeta Isaia dicendo...".
34:5 Ma l’ispirazione divina si manifestò negli scrittori con qualche varietà; poiché alcune cose da scrivere erano del tutto sconosciute allo scrittore prima d’allora; questo appare chiaramente nella storia della Creazione passata e nella predizione delle cose a venire. Altre cose invece erano note allo scrittore prima della scrittura, come appare nella storia di Cristo scritta dagli apostoli; e alcune di queste cose le conoscevano per via naturale, altre per via soprannaturale. Nelle cose nascoste e sconosciute, l’ispirazione divina operò interamente da sé; in quelle note, o la cui conoscenza poteva essere acquisita con mezzi ordinari, fu inoltre aggiunto uno studio religioso, con l’assistenza di Dio, affinché non commettessero errori nello scrivere[4].
34:6 In tutte quelle cose che furono rese note per ispirazione soprannaturale (sia che si trattasse di questioni di diritto o di fatto), Dio ispirò non solo le cose stesse, ma dettò e suggerì tutte le parole con cui esse dovevano essere scritte. Nonostante ciò, ciò avvenne con tale dolce temperanza, che ogni scrittore poté usare quei modi di esprimersi che più si accordavano alla sua persona e condizione[5].
34:7 Perciò la Scrittura è spesso attribuita allo Spirito Santo come autore, senza menzionare gli Scribi[6].
- Ebrei 10:15 - "E anche lo Spirito Santo ce ne rende testimonianza. Infatti, dopo aver detto...".
34:8 Inoltre, anche se nelle intestazioni dei libri sacri è dichiarato in gran parte da chi furono scritti, a volte vi è un profondo silenzio su questo punto; ciò avviene senza alcun danno a tali libri, né diminuisce la loro autorità[7].
34:9 Non basta che un libro sia scritto da qualche servo straordinario di Dio, e secondo una certa direzione dello Spirito, se non è anche pubblicamente dato alla Chiesa per autorità divina, e santificato come Canone o regola della Chiesa[8].
34:10 La cosa stessa che essi misero per iscritto, riguardo alla somma e al fine principale della materia, non è altro che quella volontà rivelata di Dio che è la regola della fede e della pratica[9].
34:11 Perciò tutte quelle cose che, nella prima disputa, furono discusse riguardo alla dottrina della vita rivelata da Dio, si applicano propriamente alla Sacra Scrittura. Poiché la Scrittura non è altro che quella dottrina, unita al modo di scrivere — e quel modo non doveva essere trattato nella prima disputa, ma qui in questo luogo[10].
34:12 Perciò la Scrittura, rispetto alla cosa e al soggetto del suo significato — cioè come dottrina rivelata da Dio — venne prima della Chiesa; ma rispetto al modo in cui è propriamente chiamata Scrittura, venne dopo la prima Chiesa[11].
34:13 Essa è chiamata la Sacra Scrittura, e κατ᾽ ἐξοχήν (“per eccellenza”), la Scrittura; e gli scrittori stessi sono chiamati santi, in parte per ciò che riguarda la materia del suo soggetto e oggetto — che è chiamata la vera e salvifica volontà di Dio — e in parte per quanto riguarda quella direzione mediante la quale essa fu messa per iscritto[12] (Romani 1:2; Efesini 3:5; 2 Pietro 1:21; 2:21; 3:2; Apocalisse 18:20).
34:14 Ma sebbene varie parti della Scrittura siano state scritte per qualche occasione particolare, e indirizzate a determinate persone o assemblee, tuttavia, nell’intenzione di Dio, esse appartengono all’istruzione di tutti i fedeli di ogni epoca, come se fossero state indirizzate specificamente a loro[13]; come risulta da Ebrei 1:2.
- Ebrei 1:2 - "...in questi ultimi giorni ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che egli ha costituito erede di tutte le cose, mediante il quale ha pure creato i mondi".
34:15 Tutte le cose che sono necessarie alla salvezza si trovano contenute nelle Sacre Scritture, così pure tutte quelle cose che sono necessariamente richieste per l’istruzione e l’edificazione della Chiesa[14].
- 2 Timoteo 3:15-17 - "... e che fin da fanciullo hai avuto conoscenza degli Scritti sacri, i quali possono darti la sapienza che conduce alla salvezza mediante la fede in Cristo Gesù. Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, affinché l'uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona".
34:16 Di conseguenza, la Scrittura non è una regola parziale, ma una regola perfetta di Fede e Pratica; e non vi è nulla che debba essere osservato costantemente e ovunque nella Chiesa di Dio che dipenda da una tradizione o da un’autorità qualsiasi che non sia già contenuto nelle Scritture[15].
34:17 Non tutte le cose furono messe per iscritto completamente e tutte in una volta, perché lo stato della Chiesa e la sapienza di Dio richiedevano altrimenti; ma, a partire dalla prima scrittura, quelle cose che erano necessarie in quelle epoche furono messe per iscritto successivamente[16].
34:18 Gli Articoli di fede non sono quindi aumentati nel corso dei tempi quanto alla loro essenza, ma soltanto quanto alla loro spiegazione[17].
34:19 Per quanto riguarda il modo di trasmissione, la Scrittura non spiega la volontà di Dio attraverso regole universali e scientifiche, ma mediante narrazioni, esempi, precetti, esortazioni, ammonimenti e promesse. Questo perché tale metodo è il più adatto all’uso comune di tutti i tipi di persone e anche il più capace di toccare la volontà e di suscitare moti pii, che costituiscono lo scopo principale della teologia[18].
34:20 Inoltre, la volontà di Dio è rivelata nella Scrittura in modo tale che, sebbene le cose stesse siano per lo più difficili da concepire, tuttavia la maniera di trasmetterle e di spiegarle (specialmente in ciò che è necessario) è chiara e trasparente[19].
34:21 Perciò la Scrittura, specialmente in ciò che è necessario, non ha bisogno di alcuna spiegazione tale da ricevere luce da qualcos’altro; ma essa illumina sé stessa, e tale luce deve essere diligentemente ricavata dalle persone e comunicata ad altre secondo la loro vocazione[20].
34:22 Perciò vi è un solo senso per ogni passo della Scrittura, poiché altrimenti il senso della Scrittura non sarebbe chiaro e certo, ma non avrebbe alcun senso; infatti ciò che non significa una sola cosa, non significa nulla con certezza[21].
24:23 Per la determinazione delle controversie in materia di teologia, non vi è alcun potere visibile stabilito nella Chiesa che abbia funzione regale o pretoriana[22]; piuttosto, è imposto alle persone il dovere di indagare, è concesso il dono del discernimento — sia in ambito pubblico che privato — ed è comandato il desiderio di promuovere la conoscenza e la pratica della verità conosciuta secondo la propria vocazione. A questo è anche unita la promessa della direzione e della benedizione di Dio.
24:24 Poiché le Scritture sono state date per l’uso e l’edificazione della Chiesa, esse furono scritte nelle lingue più comuni nella Chiesa al tempo della loro composizione[23].
24:25 Pertanto, tutti i libri scritti prima della venuta di Cristo furono redatti in ebraico, poiché gli oracoli di Dio erano destinati ai Giudei (Romani 3:2; 9:4). E, per una ragione analoga, quelli composti successivamente furono trasmessi in lingua greca, perché era la lingua più diffusa nelle regioni dove la Chiesa fiorì per prima[24].
24:26 Da ciò deriva che è necessaria almeno una conoscenza di queste lingue per una comprensione esatta delle Scritture. Infatti le Scritture si comprendono con gli stessi mezzi con cui si comprendono altri scritti umani: principalmente mediante l’abilità e l’uso della logica, della retorica, della grammatica e delle lingue nelle quali esse sono state espresse — con questa eccezione: che vi è una luce singolare dello Spirito che deve essere sempre ricercata con devozione nelle Scritture[25].
24:27. Tuttavia, la Scrittura non è così legata alle lingue originali da non dover essere tradotta in altre lingue per l’uso comune della Chiesa[26].
34:29 Ne consegue che nessuna persona è assolutamente autorevole, se non nella misura in cui esprime fedelmente le fonti, dalle quali deve anche essere valutata[27].
34:30 E non esiste alcuna autorità terrena per cui una versione possa essere resa l’unica autentica[28].
34:31 Ne consegue che la provvidenza di Dio, nel preservare le fonti, è sempre stata illustre e degna di essere adorata: non solo perché esse non sono perite del tutto, ma anche perché non sono state mutilate dalla perdita di alcun libro, né deformate da gravi errori; mentre, nel frattempo, non esiste nessuna delle versioni antiche che sia giunta fino a noi integra[29].
34:32 Tuttavia, da quelle versioni umane possiamo apprendere tutto ciò che è assolutamente necessario, in quanto concordano con le fonti nelle loro parti essenziali; come avviene in genere per tutte le versioni accolte nelle Chiese, pur differendo e risultando manchevoli in non pochi particolari minori[30].
34:33 Pertanto, non dobbiamo fermarci sempre a una versione comunemente accettata; ma dobbiamo preoccuparci religiosamente che alla Chiesa sia fornita la traduzione più pura e meno difettosa possibile[31].
34:34 Da tutti quei libri dati da Dio e posti, per così dire, nel Forziere della Chiesa[32], si forma un canone perfetto di fede e di condotta, dal quale essi prendono anche il nome di Scrittura Canonica.
34:35 I profeti hanno formato il canone dell’Antico Testamento, e Cristo stesso lo ha approvato con la sua testimonianza. Il canone del Nuovo Testamento, insieme a quello dell’Antico, fu approvato dall’apostolo Giovanni e sigillato, essendo stato provvisto di autorità divina[33].
- Apocalisse 22:18-19 - "Io lo dichiaro a ognuno che ode le parole della profezia di questo libro: se qualcuno vi aggiunge qualcosa, Dio aggiungerà ai suoi mali le piaghe descritte in questo libro 19 e, se qualcuno toglie qualcosa dalle parole del libro di questa profezia, Dio gli toglierà la sua parte dell'albero della vita e della città santa, che sono descritti in questo libro".
34:36 Quei libri che comunemente chiamiamo apocrifi non appartengono al canone divino, né furono correttamente uniti dagli antichi ai libri canonici come una sorta di canone secondario[34]. Infatti:
- In alcuni di essi si raccontano e si affermano come vere storie favole manifeste, come in Tobia, Giuditta, Susanna, Bel e il drago, e simili.
- Spesso contraddicono sia la Sacra Scrittura che sé stessi.
- Non furono scritti in ebraico, né consegnati alla Chiesa giudaica, né da essa ricevuti, alla quale Dio aveva affidato tutti i suoi oracoli prima della venuta di Cristo (Romani 9:4).
- Non furono approvati da Cristo, poiché non facevano parte dei libri che egli indicò quando comandò ai suoi seguaci di esaminare le Scritture.
- Non furono mai accolti dagli apostoli, né dalla prima Chiesa cristiana, come facenti parte del canone divino.
Supplementi
Commento esplicativo
- ↑ Il testo si riferisce a figure come profeti e apostoli, cioè ministri straordinari (diversi dai ministri ordinari come pastori e maestri) che hanno ricevuto un mandato diretto e unico da Dio. La loro funzione non era solo orale (viva voce), ma anche scritta, così che la Chiesa potesse disporre di un testo ispirato e permanente. La logica è di assicurare un uso e un frutto perpetuo: la Parola scritta sopravvive alla generazione che l’ha ricevuta, evitando dispersione o distorsione della verità.
- ↑ Regola della fede e della condotta. Qui Ames spiega perché solo questi ministri potevano scrivere la regola (cioè la norma ultima) della fede e della vita cristiana. Essi erano guidati in modo immediato e infallibile dallo Spirito Santo, perciò liberi da errore. Questo principio sottolinea: (a) L’ispirazione plenaria della Scrittura: non è semplicemente un resoconto umano, ma Parola di Dio senza errore negli originali. (b) L’autorità unica della Bibbia per ogni questione dottrinale e morale: nessun’altra fonte ha lo stesso livello di certezza e infallibilità. Teologicamente, è il fondamento della sola Scriptura: la Chiesa è sottomessa alla Parola scritta come regola ultima, perché questa è frutto diretto del ministero infallibile dei ministri straordinari.
- ↑ Ames distingue due modalità con cui i ministri straordinari ricevettero il mandato di scrivere: (a) Esternamente, attraverso ordini chiari e diretti da parte di Dio: insegnare (ordine generale) e scrivere (ordine specifico, come in Deut 31:19 e Apoc 1:19). (b) Internamente, mediante l’istinto dello Spirito (inward instinct), cioè un impulso interiore soprannaturale che muoveva l’autore sacro a mettere per iscritto la rivelazione. Il richiamo a 2 Pietro 1:21 e 2 Timoteo 3:16 serve a stabilire il principio che l’origine della Scrittura non è mai umana in senso autonomo: l’iniziativa e la sostanza sono divine, anche se il mezzo è umano.
- ↑ Varietà nell’ispirazione. Ames riconosce una variazione nella modalità di ispirazione tra i vari scrittori sacri: (a) Alcuni ricevettero informazioni totalmente nuove, come la narrazione della Creazione o le profezie future. Qui l’ispirazione agì pienamente e sovrannaturalmente, senza che l’autore avesse alcuna precedente conoscenza umana. (b) Altri, come gli apostoli nella storia di Cristo, conoscevano parte dei fatti, in parte per via naturale (esperienza, testimonianza), in parte per via soprannaturale (rivelazione). In questi casi, l’ispirazione si accompagna a un lavoro di studio e riflessione religiosa, con l’assistenza divina per evitare errori. Questo equilibrio mostra la combinazione fra conoscenza umana e intervento divino nella Scrittura, senza contraddizioni o confusione tra le due.
- ↑ Ispirazione delle parole e stile personale. Il passo afferma una dottrina importante: Dio ispirò non solo il contenuto teologico e storico, ma anche le parole stesse da usare (dottrina del verbal plenary inspiration). Tuttavia, Ames sottolinea anche la libertà stilistica degli autori: pur essendo Dio il garante dell’accuratezza, ogni scrittore usò un linguaggio adatto alla propria cultura, personalità e situazione. Questo mantiene la Scrittura umana e accessibile, pur conservandone la sacralità e l’autorità divina. Teologicamente, questa posizione difende la totalità dell’ispirazione e l’unità fra divino e umano nelle Scritture, contrapposta a visioni estremiste che negano l’uno o l’altro aspetto.
- ↑ Ames sottolinea che, nonostante la scrittura materiale sia opera degli scribi umani, l’attribuzione primaria e autentica della Scrittura è allo Spirito Santo, vero autore divino. Ciò si basa sul passo di Ebrei 10:15, che riconosce lo Spirito come testimone e autore della rivelazione scritta. Questo ribadisce la dottrina dell’ispirazione divina, fondamentale per la certezza della Parola di Dio.
- ↑ Silenzio sull’autore umano. Spesso nei testi biblici viene indicato chi ha scritto o dettato il libro (Mose, Paolo, Geremia ecc.), ma talvolta questo dettaglio manca. Ames afferma che tale silenzio non indebolisce né l’autorità né la sacralità del libro. L’importante è la sua origine divina e l’ispirazione dello Spirito, non la notorietà o la specifica identità dell’autore umano.
- ↑ Canonicità e autorità pubblica. Qui si introduce un punto chiave per la teologia riformata: non basta l’ispirazione individuale o la provenienza da un ministro straordinario per rendere un libro parte della Scrittura sacra. È indispensabile che il libro sia pubblicamente riconosciuto e accettato dalla Chiesa per autorità divina, cioè sia santificato come Canone. Questo significa che la canonizzazione (la fissazione del canone biblico) è un atto ecclesiastico sotto la guida dello Spirito, che garantisce alla Chiesa la certezza e l’universalità dell’autorità scritturale. La sacralità e l’inerranza della Scrittura sono quindi intimamente connesse con il suo riconoscimento pubblico e liturgico nella comunità cristiana.
- ↑ La sostanza della Scrittura: la volontà rivelata di Dio. Ames puntualizza che il contenuto essenziale della Scrittura è la volontà rivelata di Dio, la quale funge da regola ultima sia per la fede che per la condotta dei credenti. La Scrittura non è semplicemente un insieme di libri, ma una rivelazione normativa e vincolante, che indirizza tutta la vita cristiana.
- ↑ Dottrina della vita e modalità scrittoria. Il testo fa riferimento alla prima disputa (cioè la discussione precedente nel libro) che aveva trattato la dottrina della vita divina rivelata. Ames qui distingue tra: (a) Il contenuto dottrinale vero e proprio, che coincide con la rivelazione divina; (b) Il modo di scrivere, ovvero la forma letteraria, stilistica, e la modalità di presentazione, che sarà oggetto di questa disputa. Questa distinzione è importante perché ci ricorda che la Sacra Scrittura è insieme contenuto divino e forma umana.
- ↑ Priorità della dottrina rispetto alla forma scrittoria. Ames afferma un principio molto profondo e tradizionale: la dottrina rivelata (il contenuto della Parola di Dio) venne prima della formazione della Scrittura come libro canonico. La rivelazione non si è affidata immediatamente alla scrittura, ma è stata prima trasmessa attraverso la Chiesa primitiva e la predicazione orale. Solo dopo, per ispirazione divina e per necessità, la dottrina fu fissata nella Scrittura come la conosciamo oggi. Questa posizione valorizza la continuità storica della Chiesa come custode della rivelazione, e insieme conferma l’importanza della Scrittura come manifestazione definitiva e permanente di quella dottrina.
- ↑ La Scrittura come “Santa” e “per eccellenza”. Il termine Sacra Scrittura sottolinea sia la santità del contenuto (la vera e salvifica volontà di Dio), sia la santità degli autori in quanto strumenti diretti dallo Spirito Santo. L’uso del greco κατ᾽ ἐξοχήν indica che tra tutti gli scritti esistenti, la Bibbia è l’unica Scrittura per eccellenza, avente autorità suprema e universale. I riferimenti biblici (Rom 1:2; Ef 3:5; 2Pt 1:21; Ap 18:20) attestano che questa santità deriva sia dal contenuto rivelato sia dall’atto ispirato della composizione. La santità degli autori non implica impeccabilità personale, ma consacrazione speciale al compito di trasmettere la Parola di Dio senza errore.
- ↑ Universalità dell’applicazione. Ames ricorda che molte porzioni bibliche nascono da circostanze storiche particolari (lettere indirizzate a singole chiese, leggi date a Israele, ammonimenti personali), ma nella mente di Dio erano destinate a tutta la Chiesa di ogni tempo. Questo principio implica che: (a) La Scrittura è atemporale nella sua autorità e utilità; (b) I credenti di oggi possono ricevere un testo scritto duemila o tremila anni fa come direttamente rivolto a loro, senza forzare il senso originario; (c) La specificità storica non annulla la portata universale della Parola. Ebrei 1:2 funge da sintesi: Dio, che un tempo parlò in molti modi, ora ha parlato in modo definitivo in Cristo, e la Scrittura conserva e trasmette questa parola a ogni generazione.
- ↑ Ames sottolinea che la totalità di ciò che serve per conoscere, ricevere e vivere la salvezza è già presente nella Bibbia. Non solo il contenuto essenziale della fede è lì custodito, ma anche tutto ciò che serve per l’edificazione continua del popolo di Dio. Il riferimento a 2Timoteo 3:15-17 conferma che le Scritture sono in grado di formare una persona “perfetta” (teleios), cioè matura e completa, capace di compiere ogni buona opera. In prospettiva riformata, questo testo è alla base della sufficienza della Scrittura (Sola Scriptura). La Bibbia non lascia lacune da colmare con rivelazioni aggiuntive o tradizioni extra-bibliche: essa contiene in sé tutto ciò che è necessario (ma non tutto ciò che è “possibile sapere”) per la vita cristiana.
- ↑ Qui Ames ribadisce che la Bibbia non è un manuale incompleto che ha bisogno di appendici obbligatorie fornite da autorità umane o tradizioni storiche. Ciò che è universalmente vincolante per la Chiesa in ogni tempo e luogo è già contenuto nel testo ispirato. Questa affermazione va contro ogni concezione che ponga sullo stesso piano Scrittura e Tradizione (come avviene nella teologia cattolica-romana e ortodossa-orientale). Secondo la dottrina riformata, la Scrittura è l’unico standard normativo e definitivo; ogni altra autorità (concili, padri della Chiesa, confessioni di fede) è sempre subordinata e vincolata alla Parola scritta.
- ↑ Qui Ames afferma che la rivelazione scritta si sviluppò progressivamente, in armonia con le esigenze storiche della Chiesa e con la sapienza divina. Non c’è stato un unico atto in cui Dio abbia dettato l’intera Scrittura, ma un processo graduale che ha seguito il piano di Dio nella storia della salvezza. Questo spiega perché alcuni libri furono redatti secoli dopo altri e come la Bibbia rifletta diversi contesti storici, pur avendo un’unica coerenza teologica. Teologicamente, questo mette in luce la provvidenza di Dio nel rivelare la sua volontà in tempi e modi adatti alla capacità di ricezione del popolo di Dio e alle circostanze storiche, senza perdere unità o verità.
- ↑ Ames sottolinea che il contenuto essenziale della fede salvifica è stato sempre lo stesso, sin dalle prime rivelazioni divine. Con il passare del tempo, ciò che è mutato non è la sostanza della verità, ma la sua esplicazione (o chiarificazione) alla luce di ulteriori rivelazioni. Ad esempio, la promessa del Messia in Genesi 3:15 contiene in nuce il Vangelo, ma il Nuovo Testamento ne fornisce la piena rivelazione. Sul piano dottrinale, questo implica che la verità di Dio è immutabile, mentre la comprensione della Chiesa cresce grazie alla progressiva rivelazione e all’illuminazione dello Spirito Santo. È un principio fondamentale per la teologia riformata: la fede una volta trasmessa ai santi (Giuda 3) rimane la stessa in ogni epoca, anche se spiegata con maggiore chiarezza nel corso della storia biblica.
- ↑ Ames mette in evidenza un aspetto pedagogico e pastorale della rivelazione scritta: Dio non ha scelto il linguaggio freddo e astratto della pura filosofia, ma una comunicazione calata nella storia e nella vita. La narrazione rende la verità incarnata in eventi concreti; gli esempi offrono modelli da imitare o evitare; i precetti definiscono la via; le esortazioni stimolano all’azione; le ammonizioni mettono in guardia; le promesse alimentano la speranza. Questa modalità formativa raggiunge il cuore oltre che l’intelletto, ed è pensata per un pubblico universale, non per un’élite accademica.
- ↑ Qui Ames introduce la dottrina della chiarezza o perspicuità della Scrittura. Non nega che molti contenuti biblici siano profondi e talvolta difficili da comprendere pienamente; tuttavia, tutto ciò che è necessario per la salvezza e per una vita cristiana conforme alla volontà di Dio è espresso in modo accessibile a chi legge con fede e umiltà. Questa affermazione è centrale nella teologia riformata, in opposizione all’idea che la comprensione della Scrittura dipenda unicamente da un’autorità ecclesiastica interprete. La perspicuità riguarda dunque il messaggio salvifico essenziale, non la totale semplicità di ogni passaggio biblico.
- ↑ Qui William Ames afferma il principio della autointerpretazione della Scrittura (Scriptura sui ipsius interpres), cardine della dottrina riformata. Non è necessario che la Bibbia riceva “luce” da un’autorità esterna per essere compresa nelle sue verità necessarie alla salvezza; piuttosto, è la Scrittura stessa a fornire la chiave interpretativa, confrontando passi con altri passi. Questo non esclude l’uso di strumenti linguistici, storici o esegetici, ma afferma che nessuna tradizione o magistero ha un ruolo “costitutivo” nel dare significato alla Parola di Dio. Il compito di ricavare e trasmettere questa luce spetta ai credenti, in misura diversa secondo il loro dono e ministero.
- ↑ Ames qui sottolinea il principio dell’unicità del senso scritturale (sensus unicus). La Parola di Dio, in quanto rivelazione, ha un significato oggettivo e determinato dall’autore divino e umano, non una pluralità di sensi ugualmente legittimi. È vero che vi sono applicazioni molteplici e anche un senso tipologico o profetico, ma sempre ancorato al senso principale voluto da Dio. Senza questa unicità, il testo cadrebbe nell’ambiguità e perderebbe autorità.
- ↑ Ames ribadisce che nessuna autorità ecclesiastica umana ha un potere assoluto o infallibile nel dirimere le controversie teologiche. L’unica autorità ultima è la Parola di Dio. Tuttavia, Dio dona alla Chiesa e ai singoli credenti il dono del discernimento e ordina un processo di ricerca, dialogo e applicazione della verità, sostenuto dalla promessa della Sua guida. Qui si percepisce un’eco della Riforma protestante, che negava il ruolo del magistero papale come “arbitro supremo” e riaffermava il principio del libero esame regolato dalla Scrittura stessa.
- ↑ La scelta delle lingue originali della Bibbia è vista non come casuale, ma come parte della provvidenza divina: l’ebraico per l’Antico Testamento, in quanto lingua del popolo a cui Dio rivelò la Sua legge; il greco per il Nuovo Testamento, perché al tempo era la lingua franca del Mediterraneo orientale e permetteva una rapida diffusione del messaggio evangelico. Ames sottolinea così il carattere missionario e accessibile della rivelazione scritta: Dio comunica nella lingua comprensibile al popolo destinatario.
- ↑ La Parola di Dio è autosufficiente per dirimere controversie, ed è stata data in forma comprensibile alle generazioni che la ricevettero per prime. L’autorità non risiede in un’istituzione infallibile, ma nella Scrittura, illuminata dallo Spirito Santo e interpretata nel contesto della comunità dei credenti.
- ↑ Ames sottolinea che la comprensione biblica non avviene in modo “mistico” o puramente istintivo, ma richiede gli strumenti ordinari dell’interpretazione letteraria e linguistica. Tuttavia, a differenza di qualsiasi altro testo, la Bibbia possiede un carattere unico: la luce dello Spirito Santo che illumina la mente e il cuore del credente (Salmo 119:18; 1 Corinzi 2:12-14). Questo porta alla dottrina della necessità dell’illuminazione interiore accanto alla preparazione intellettuale.
- ↑ mes riafferma un principio fondamentale della Riforma: la Bibbia deve essere accessibile nella lingua del popolo (Deuteronomio 31:11-13; Atti 2:6-8). Il legame con le lingue originali (ebraico e greco) non è assoluto al punto da impedirne la traduzione, poiché l’autorità della Parola di Dio non dipende dalla forma linguistica, ma dal contenuto ispirato. Questo è un rigetto della prassi medievale di legare la Scrittura alla sola Vulgata latina.
- ↑ Ames ribadisce che l’autorità ultima non risiede nei traduttori o negli interpreti, ma nelle fonti originali (ebraico e greco biblici). Nessun teologo, predicatore o traduttore è “infallibile” se non nella misura in cui la sua opera corrisponde al testo ispirato. Qui è evidente il principio riformato della subordinazione di ogni interpretazione alla Scrittura.
- ↑ Questa è una presa di posizione chiara contro ogni pretesa ecclesiastica di dichiarare una sola traduzione “ufficiale” e vincolante (come la Vulgata latina nel cattolicesimo romano tridentino). Secondo Ames, nessuna chiesa o concilio può elevare una traduzione umana a livello di autorità assoluta, poiché solo il testo originale ispirato ha questo rango.
- ↑ Qui Ames esprime un forte ottimismo provvidenziale: Dio ha custodito il testo originale delle Scritture in modo mirabile. Nessun libro ispirato è andato perso, e i manoscritti giunti fino a noi non sono stati compromessi da errori tali da alterare la sostanza della rivelazione. Questo non significa che non ci siano varianti minori, ma nessuna di esse intacca la dottrina. In contrasto, le versioni antiche (Settanta, Vulgata, ecc.) non ci sono pervenute nella loro integrità originaria.
- ↑ Ames bilancia la sua affermazione precedente: sebbene solo le fonti abbiano autorità suprema, le traduzioni fatte fedelmente sono strumenti validi per trasmettere il contenuto essenziale della Parola di Dio. Le differenze nei dettagli minori non compromettono la sostanza del messaggio salvifico. Questo principio è quello che oggi consente alle Chiese di usare versioni moderne in lingua corrente, pur continuando a riferirsi ai testi originali per ogni decisione dottrinale.
- ↑ L’impegno per la purezza della traduzione Ames sottolinea che nessuna traduzione, per quanto diffusa o storicamente venerata, può essere accettata acriticamente. Questo principio è coerente con l’idea riformata che la Scrittura, nella sua ispirazione originale, è infallibile, mentre ogni traduzione rimane un’opera umana, esposta a errori e miglioramenti. Ne deriva la necessità di un costante lavoro di revisione e confronto con i testi originali.
- ↑ Il “Forziere” della Chiesa. L’immagine del forziere (o scrigno) della Chiesa esprime la custodia preziosa delle Scritture come tesoro affidato dal Signore. Qui Ames evidenzia la doppia funzione del canone: fondamento della fede (dottrina) e guida della condotta (etica). Questo ricalca la convinzione riformata che la Scrittura non sia solo un testo da studiare, ma un’autorità viva per la vita e la pietà.
- ↑ Il sigillo del canone. L’attribuzione ad apostolo Giovanni della “chiusura” del canone, con riferimento ad Apocalisse 22:18-19, riflette una prospettiva tradizionale protestante che vede nella fine dell’Apocalisse una sorta di suggello dell’intera rivelazione scritta. È importante notare che storicamente la chiusura del canone fu un processo più complesso, ma Ames qui insiste sull’unità e completezza della rivelazione biblica, opponendosi a ogni aggiunta successiva.
- ↑ L’esclusione degli apocrifi. Le cinque ragioni elencate da Ames sono tipiche dell’argomentazione riformata post-riforma contro l’inclusione degli apocrifi nel canone: (a) Contenuto favolistico incompatibile con la veracità biblica. (b) Contraddizioni interne e con la Scrittura ispirata. (c) Origine linguistica e storica estranea al corpus riconosciuto da Israele. (d) Mancanza di approvazione da parte di Cristo. (e) Assenza di ricezione apostolica nella Chiesa primitiva. Questa posizione riflette il principio Sola Scriptura, nella sua accezione più stretta: la Parola di Dio canonica è quella riconosciuta dalla comunità di fede ispirata (Israele per l’AT, la Chiesa apostolica per il NT), esclusi testi non sottoposti a tale attestazione divina.