Letteratura/Midollo Sacra Teologia/36 I sacramenti

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36. I sacramenti

Così abbiamo trattato finora del modo di applicazione [della redenzione] nella sua prima parte: cioè, nel ministero, tratteremo ora dei santi segni.

36:1 L’altra parte del modo di applicazione della Redenzione si trova nei Santi Segni[1].

  • Romani 4:11 - "... poi ricevette il segno della circoncisione, quale sigillo della giustizia ottenuta per la fede che aveva quando era incirconciso, affinché fosse il padre di tutti quelli che credono essendo incirconcisi, in modo che anche a loro sia messa in conto la giustizia".

36:2 Un segno è una cosa percepibile dai sensi[2].

36:3 Oltre all’aspetto che esso presenta immediatamente ai sensi, fa sorgere nella mente un altro elemento che lo accompagna; e, in questo senso, la considerazione di un segno è ampia quanto quella di un argomento logico[3].

Concetto Descrizione Implicazione teologica
Applicazione della Redenzione Processo per cui i benefici dell’opera di Cristo sono comunicati alle persone. Si realizza tramite Parola e Sacramenti.
Segno sensibile Elemento percepibile con i sensi. Conferma la grazia in modo concreto e accessibile.
Significato ulteriore Realtà spirituale a cui il segno rimanda. Richiede fede per essere colto e beneficiato.

36:4 Alcuni segni sono naturali, altri sono stabiliti per istituzione[4].

36:5 Tuttavia, fra questi due vi è una differenza così grande che non possono essere confusi senza cadere in grave errore[5].

36:6 Vi è anche un segno che è ordinario e perpetuo, e un altro che è straordinario e temporaneo[6].

36:7 Quanto ai segni straordinari e temporanei, essi possono essere[7]:

  • segno di cose passate, chiamato in greco ἀναμνηστικόν (rememorativum), cioè segno di memoria;
  • segno di cose presenti, chiamato δηλωτικόν (demonstrativum), cioè segno dimostrativo;
  • segno di cose future, chiamato προγνωστικόν (proenunciativum), cioè segno preannunciante;
  • oppure un segno che racchiude tutte queste funzioni insieme, rappresentando realtà presenti, passate e future.

36:8 Quanto al fine e all’uso, un segno può servire all’intelletto — e allora è detto notificans, cioè comunicante informazione; oppure alla memoria — e allora è detto commonefaciens, cioè che richiama alla mente[8].

Categoria Sottotipi Esempi biblici Funzione
Origine Naturali Fumo → fuoco Relazione fisica
Istituiti Pane e vino → corpo e sangue di Cristo Autorità divina
Durata Ordinari e perpetui Battesimo, Cena del Signore Mezzi di grazia permanenti
Straordinari e temporanei Manna, serpente di bronzo Segni per situazioni particolari
Tempo Rememorativi Pasqua Ricordo di eventi passati
Dimostrativi Arca del patto Indicazione di realtà presenti
Preannuncianti Arcobaleno Promessa per il futuro
Combinati Cena del Signore Passato-presente-futuro
Uso Notificans Battesimo Istruisce
Commonefaciens Cena del Signore Ricorda

36:9 Un segno semplice (bare sign) è quello che si limita soltanto a rappresentare; un sigillo (seal) è quello che non solo rappresenta, ma anche presenta ed attesta la cosa mediante il sigillare[9].

36:10 Un sigillo, quando sigilla il Patto di Dio, è chiamato sacramento[10] (cfr. Romani 4:11).

Categoria Definizione Funzione Esempio
Segno semplice Rappresenta soltanto Istruire o ricordare Arcobaleno come ricordo del patto (Gen 9:13)
Sigillo Rappresenta e autentica Confermare una promessa Circoncisione come sigillo della giustizia (Rom 4:11)
Sacramento Sigillo del Patto di Dio Confermare la grazia nei credenti Battesimo, Cena del Signore

36:11 Infatti esso è un segno di memoria, dimostrativo, preannunciante, informante, ammonitore e sigillante[11].

36:12 Dunque, un sacramento del Nuovo Patto è un’istituzione divina, mediante la quale, con segni sensibili, le benedizioni del Nuovo Patto sono rappresentate, presentate (esibite) e applicate[12].

36:13 Ne consegue che un tale sacramento riguarda una testimonianza divina secondaria, mediante la quale quella testimonianza primaria, contenuta nel Patto stesso, viene in modo speciale confermata in rapporto a noi[13].

36:14 Di conseguenza, quella speciale applicazione del favore e della grazia di Dio, che deriva dalla vera fede, è grandemente confermata e promossa dai sacramenti.[14]

36:15 In un sacramento, dunque, vi è una realtà sensibile e vi è una realtà spirituale[15].

Funzioni del sacramento Natura teologica
Ricorda, mostra, annuncia Agisce sul tempo: passato, presente, futuro
Notifica, ammonisce, sigilla Agisce sull’intelletto, coscienza, fede
Rappresenta Mostra visibilmente la grazia
Esibisce Offre realmente le benedizioni in Cristo
Applica Comunica queste benedizioni alla fede
Testimonia Conferma la promessa di Dio come atto ufficiale
Duplice realtà Segno visibile + realtà invisibile

36:16 La realtà sensibile è un segno che rappresenta o applica; la realtà spirituale è quella che viene rappresentata e applicata[16].

36:17 Tuttavia, ciò che di solito, e in senso più proprio, si intende con il nome di sacramento è la realtà esteriore e sensibile stessa[17].

36:18 Il segno sacramentale non possiede, né fisicamente inerente né aderente ad esso, quella realtà spirituale a cui si riferisce; perché, se così fosse, il segno e la cosa significata sarebbero una sola e medesima cosa[18].

36:19 Né i segni sacramentali sono semplici segni che dichiarano e rappresentano; piuttosto, comunicano la cosa stessa, testimoniando e presentando ciò che deve essere comunicato in misura maggiore[19].

36:20 Di conseguenza, nessuno se non Dio solo può istituire un tale segno santo. Infatti, nessuna creatura può conferire la cosa significata, né renderne certa la comunicazione a noi, né, infine, aggiungere a tali segni quella virtù per cui, più di qualsiasi altra cosa, essi sono strumenti efficaci[20]. Essi possono essere resi idonei a confermare la fede e la fiducia, o a suscitare in noi qualche grazia spirituale.

Paragrafo Punto chiave Errore evitato Principio affermato
36:16 Segno rappresenta/applica; cosa spirituale è rappresentata/applicata Confusione tra elemento materiale e grazia Distinzione sacramentale
36:17 “Sacramento” usato per il segno esterno Negare l’elemento materiale Riconoscere uso comune/metonimia
36:18 Nessuna inerenza fisica della grazia nel segno Transustanzianismo/materialismo Unione sacramentale, non fisica
36:19 Non solo simbolo: comunica realmente Memorialismo riduttivo Comunicazione reale mediante fede
36:20 Solo Dio può istituire un sacramento Innovazioni umane arbitrarie Fondamento divino dell’istituzione

36:21 La cosa stessa che viene destinata e separata per un uso così santo è propriamente detta segno rappresentativo, come il pane e il vino nella Cena; ma l’uso di queste cose è detto segno applicativo, come il distribuirle, riceverle, mangiarle e berle[21].

36:22 Ne consegue che i sacramenti non esistono propriamente al di fuori del loro uso; cioè, non sono realmente sacramenti né prima né dopo che siano applicati al loro uso[22].

36:23 La realtà spirituale significata dai sacramenti del Nuovo Patto è il Nuovo Patto stesso; cioè, Cristo con tutte quelle benedizioni che in Lui sono preparate per i fedeli[23].

36:24 Tuttavia, alcuni sacramenti rappresentano in modo esplicito una modalità o un aspetto particolare del Patto più di quanto lo facciano altri, i quali invece rappresentano meglio qualche altra modalità di esso[24].

36:25 Ma tutti hanno questo in comune: suggelano l’intero Patto di grazia ai fedeli; e non hanno questa funzione solo mentre vengono amministrati, ma la mantengono fino alla fine della vita[25].

Paragrafo Punto chiave Errore evitato Principio affermato
36:21 Segno rappresentativo vs segno applicativo Confondere materia e uso Distinzione tra elemento e atto
36:22 Sacramento solo nel suo uso Magia sacramentale, permanenza materiale Sacramento come atto dinamico
36:23 “Res” = Cristo e Nuovo Patto Ridurre a beneficio parziale Unità teologica dei sacramenti
36:24 Differenti accenti tra sacramenti Uniformismo indistinto Diversità nell’unità
36:25 Effetto duraturo Ridurre a evento momentaneo Sigillo per tutta la vita

36:26 La forma di un sacramento è quell’unione che esiste tra il segno e la cosa significata[26].

36:27 Questa unione non è corporale, né è immaginaria; ma è una relazione spirituale, in virtù della quale le cose significate sono realmente comunicate a coloro che usano rettamente i segni.

36:28 Infatti, non tutti coloro che partecipano ai segni partecipano anche alla realtà spirituale stessa; né vi è lo stesso modo e mezzo di partecipazione in entrambi i casi[27].

36:29 Da questa unione deriva una comunicazione di predicazione[28], per cui:

  1. Il segno è predicato dalla cosa significata, come quando la santificazione del cuore è chiamata “circoncisione”.
  2. La cosa è predicata dal segno, come quando la circoncisione è chiamata “Patto” e il pane è chiamato “Corpo”.
  3. L’effetto della cosa significata è predicato dal segno, come quando si dice che il battesimo rigenera.
  4. Una proprietà del segno è attribuita alla cosa significata, come quando lo spezzare il pane è attribuito a Cristo.
  5. Una proprietà della cosa significata è attribuita al segno, come quando il mangiare e bere sacramentale è detto “spirituale”.

36:30 Il fondamento[29] di questa relazione tra il segno e la cosa significata nasce:

  1. In primo luogo, dalla somiglianza o proporzione del segno con la cosa significata; tale somiglianza, benché non costituisca un sacramento, è comunque necessaria prima degli elementi che lo costituiscono, e ne è il fondamento.
  2. In secondo luogo, dalla parola di istituzione, che consiste in un comando e in una promessa. Il comando impone il dovere di usare la creatura per quel fine santo; la promessa ci dà di credere che non li useremo invano. Ma questa parola di istituzione, applicata distintamente con preghiere adeguate, è detta parola di consacrazione, di benedizione, di santificazione e di separazione.
  3. Infine, è perfezionata dall’osservanza prescritta; e l’uso stesso è determinato. Qui la cosa ha tale forza che, se viene a mancare, ciò che è più efficace per altri non è sacramento per quella persona che, pur presente fisicamente e ricevendolo, non partecipa realmente.
Paragrafo Tema Chiarimento dottrinale Errore evitato
36:26 Forma = unione segno-realtà Centralità dell’unione spirituale Riduzione a simbolo o atto materiale
36:27 Unione spirituale Grazia comunicata da Dio, non magia Transustanziazione o mero memorialismo
36:28 Partecipazione distinta Segno ≠ realtà, realtà solo ai credenti Universalismo sacramentale
36:29 Comunicazione di predicazione Linguaggio biblico-metaforico Confusione ontologica
36:30 Fondamento Somiglianza, istituzione, osservanza Arbitrio rituale o invenzioni umane

36:31 Il fine primario di un sacramento è quello di sigillare il Patto; e ciò non solo da parte di Dio, ma, conseguentemente, anche da parte nostra. Vale a dire: non soltanto la grazia di Dio e le sue promesse sono sigillate a nostro favore, ma anche la nostra gratitudine e la nostra obbedienza vengono sigillate verso Dio[30].

36:32 Pertanto, segni mistici di cose sante non possono essere istituiti dall’essere umano senza recare pregiudizio e violazione ai sacramenti, anche quando si propongono di rappresentare soltanto il dovere dell’uomo.[31]

36:33 Infatti, benché tali segni non siano propriamente sacramenti, tuttavia essi sono segni sacramentali; cioè partecipano della natura dei sacramenti, e dunque non possono essere istituiti dall’essere umano[32].

36:34 Un fine secondario è la professione di fede e di amore[33]; poiché, nell’uso dei sacramenti, sono rappresentate sia l’unione che abbiamo con Dio in Cristo, sia la comunione che intratteniamo con tutti coloro che sono partecipi della stessa unione; e, in modo particolare, con coloro che sono membri della stessa Chiesa.

Tabella riassuntiva

Tema / Paragrafo Concetto principale Distinzione / Sottolineatura Principio teologico Esempio biblico / applicazione
36:2–6 Natura del segno Segno naturale vs. istituito; ordinario vs. straordinario Segno come strumento sensibile per comunicare la verità Segni straordinari: memoriali, dimostrativi, preannunciatori
36:7–8 Fine del segno Informare, ammonire, notificare, ricordare Ogni segno ha uno scopo cognitivo e spirituale Segni che educano intelletto e memoria
36:9 Segno semplice vs sigillo Bare sign rappresenta; sigillo rappresenta e attesta Il sacramento è un sigillo dell’Alleanza Romani 4:11, circoncisione come sigillo
36:10 Sigillo = sacramento Sigillo che autentica il Patto I sacramenti confermano la promessa di Dio Battesimo, Cena del Signore
36:11–12 Funzioni del sacramento Memoria, dimostrazione, preannuncio, notifica, ammonizione, sigillatura Il sacramento comunica la realtà divina Pane e vino come segno
36:13–14 Testimonianza primaria e secondaria Parola → promessa, Sacramenti → conferma I sacramenti sono subordinati alla Parola Promessa divina rafforzata dalla fede
36:15–16 Realtà sensibile vs spirituale Segno visibile vs grazia spirituale Entrambe sono necessarie: segno e cosa significata Acqua, pane, vino → simboli e veicoli della grazia
36:17–19 Sacramenti come realtà visibile Non fisicamente inerente, non solo simbolo Comunicano realmente la grazia Testimoniano e esibiscono la cosa significata
36:20 Solo Dio può istituire sacramenti Creatura non può conferire grazia Fondamento divino, istituzione esclusiva Comando e promessa di Cristo
36:21–22 Segno rappresentativo vs applicativo Rappresenta (pane e vino) vs atto di uso (mangiare, bere) Sacramento = uso ordinato + segno Distribuire e ricevere il pane nella Cena
36:23–25 Realtà spirituale Cristo e le benedizioni del Patto Tutti i sacramenti sigillano l’intero Patto Battesimo e Cena rappresentano diverse dimensioni del Patto
36:26–28 Forma del sacramento Unione tra segno e cosa significata; non corporale, né immaginaria Relazione spirituale → grazia comunicata a chi usa rettamente Partecipazione distinta tra segno e realtà
36:29 Comunicazione di predicazione Segno predicato dalla cosa, cosa dal segno, effetti reciproci Linguaggio sacramentale biblico-metaforico Pane = Corpo, Battesimo rigenera
36:30 Fondamento dell’unione Somiglianza, parola di istituzione, osservanza Comando + promessa + uso corretto Parola di consacrazione, preghiera, celebrazione ordinata
36:31 Fine primario Sigillare il Patto Doppio sigillo: da Dio → noi; da noi → Dio Grazia e obbedienza sigillate
36:32–33 Segni mistici umani Non possono essere istituiti da uomo; segni sacramentali vs sacramenti Esclusività divina dell’istituzione Segni che solo imitano ma non conferiscono grazia
36:34 Fine secondario Professione di fede e amore; comunione con la Chiesa Dimensione comunitaria e confessionale del sacramento Partecipazione pubblica alla stessa unione in Cristo

Supplementi

Note esplicative

  1. Ames struttura la dottrina dell’“applicazione della Redenzione” in due ambiti: (a) Il Ministero della Parola (già trattato nei capitoli precedenti); (b) I Santi Segni, cioè i sacramenti. Questa divisione segue un ordine logico e biblico: la Parola annuncia e interpreta, i sacramenti confermano e suggellano (cfr. Romani 4:11, dove Abramo riceve la circoncisione come “sigillo della giustizia della fede”). La prospettiva è chiaramente riformata: la redenzione non viene applicata per via mistica o automatica, ma attraverso mezzi stabiliti da Dio — la Parola e i Segni.
  2. Il segno come realtà sensibile. Ames parte dalla definizione di signum: qualcosa di percepibile dai sensi. Questo implica: (a) Materialità: i sacramenti non sono realtà puramente spirituali, ma includono elementi visibili e tangibili (acqua, pane, vino). (b) Universalità: ogni persona, indipendentemente dal grado di istruzione, può percepire un segno, il che rende i sacramenti mezzi di grazia accessibili a tutta la comunità. Questo punto è essenziale nella prospettiva puritana: il sacramento parla anche a chi non può leggere o comprendere un discorso complesso — è una “predicazione visiva”.
  3. Il segno come stimolo alla mente. Qui Ames introduce la dimensione semiotica del sacramento: oltre a ciò che l’oggetto rappresenta ai sensi, esso rimanda a una realtà ulteriore, che è la cosa significata (res significata). Nei sacramenti, questa realtà ulteriore è Cristo e la Sua grazia. L’analogia con l’argomento logico è raffinata: così come un argomentazione porta la mente a una conclusione che non è immediatamente visibile, così un segno conduce la mente al significato spirituale. Dal punto di vista riformato, questa osservazione protegge da due errori: (a) Ridurre il sacramento a un semplice simbolo emotivo (memorialismo puro). (b) Attribuirgli un’efficacia magica indipendente dalla fede (ex opere operato).
  4. Segni naturali e segni istituiti. Ames distingue tra: (a) Segni naturali: collegamenti spontanei stabiliti dalla creazione (es. fumo come segno di fuoco, cicatrici come segno di ferite passate). (b) Segni per istituzione: segni arbitrari determinati da un’autorità, umana o divina, che stabilisce un significato non intrinseco (es. bandiera come simbolo di una nazione). I sacramenti appartengono alla seconda categoria: non sono “naturali” ma istituiti da Dio. La loro forza non è in un nesso fisico o naturale tra segno e cosa significata, ma nell’ordine e promessa di Dio.
  5. Differenza sostanziale.Confondere segni naturali e segni istituiti comporta errori dottrinali seri. Per esempio:L’errore superstizioso che attribuisce ai segni sacramentali un’efficacia fisica automatica (ex opere operato) come se avessero virtù intrinseca.L’errore opposto, che li riduce a fenomeni puramente naturali, privandoli di autorità divina.
  6. Segni ordinari/perpetui e straordinari/temporanei. (a) Ordinari e perpetui: segni che restano stabilmente nella vita del popolo di Dio (es. Battesimo, Cena del Signore). (b) Straordinari e temporanei: segni particolari concessi per un tempo limitato e con scopo specifico (es. serpente di bronzo in Numeri 21, manna nel deserto, stuoie di Gedeone).
  7. Tipologia dei segni straordinari e temporanei. Ames classifica questi segni in base al loro riferimento temporale: (a) Rememorativi (ἀναμνηστικόν): richiamano alla mente eventi passati (la Pasqua ricorda la liberazione dall’Egitto). (b) Dimostrativi (δηλωτικόν): indicano realtà presenti (l’arca del patto come segno della presenza di Dio tra il Suo popolo). (c) Preannuncianti (προγνωστικόν): profetizzano eventi futuri (l’arcobaleno come segno della promessa futura di non più distruggere la terra con un diluvio). (d) Combinati: comprendono più dimensioni temporali (la Cena del Signore che ricorda il sacrificio di Cristo, dichiara la comunione presente e annuncia il Suo ritorno).
  8. Fine e uso dei segni. Due funzioni principali: (a) Notificans (informante): istruisce l’intelletto, chiarendo e comunicando una verità (es. il battesimo notifica l’unione con Cristo). (b) Commonefaciens (ricordante): stimola la memoria, riportando alla mente verità già conosciute (es. la Cena del Signore ci fa ricordare la morte di Cristo “finché Egli venga” – 1 Corinzi 11:26).
  9. Segno semplice e sigillo. Ames introduce qui una distinzione fondamentale nella teologia riformata: (a) Segno semplice (bare sign): simbolo o rappresentazione priva di efficacia ulteriore. Ha valore informativo o commemorativo, ma non trasmette alcuna conferma formale della relazione tra Dio e il credente. Esempio: un memoriale civile (statua, lapide) ricorda un evento ma non instaura né rafforza un patto. (b) Sigillo (seal): oltre a rappresentare, conferma e autentica una realtà. Ha un ruolo ufficiale, come il sigillo su un documento legale che lo rende valido e vincolante. Questa distinzione è cruciale per capire la visione riformata dei sacramenti: essi non sono meri simboli (come in alcune letture memorialiste), ma sigilli efficaci dell’Alleanza di grazia — strumenti ordinati da Dio per confermare nei credenti le promesse del Vangelo.
  10. Il sigillo come sacramento. Ames collega questa nozione a Romani 4:11, dove Paolo definisce la circoncisione come “sigillo della giustizia della fede” ricevuta da Abramo. Il sigillo non crea la realtà spirituale (Abramo era già giustificato per fede prima di essere circonciso, Gen. 15:6), ma la conferma visibilmente. Il sacramento, quindi, opera come autenticazione divina della promessa: è Dio stesso che, per mezzo di un segno visibile, attesta la verità e la stabilità della Sua parola. Questo comporta implicazioni: (a) Contro il formalismo: il sacramento senza fede viva è un “sigillo senza documento”, cioè un rito vuoto. (b) Contro il simbolismo riduttivo: il sacramento è più di un’illustrazione; è un atto in cui Dio stesso si fa testimone e garante. (c) Conferma della grazia: l’efficacia non è magica ma deriva dalla Parola e dalla promessa divina, ricevuta con fede.
  11. Sintesi delle funzioni del segno sacramentale. Ames riassume qui le varie funzioni già illustrate: (a) Rememorativo: ricorda ciò che Dio ha fatto (passato). (b) Dimostrativo: mostra ciò che Dio sta facendo (presente). (c) Preannunciante: annuncia ciò che Dio farà (futuro). (d) Notificans: istruisce l’intelletto. (e) Commonefaciens: ammonisce e richiama alla fedeltà. (f) Sigillante: conferma e autentica il Patto. Il sacramento, quindi, è un segno totale, capace di operare su tutte le dimensioni temporali e su tutte le facoltà spirituali.
  12. Definizione di sacramento del Nuovo Patto. Questa è probabilmente la definizione chiave dell’intero capitolo: “Un’istituzione divina, mediante la quale, con segni sensibili, le benedizioni del Nuovo Patto sono rappresentate, presentate ed applicate”. Tre verbi cruciali: (a) Rappresentate (representantur): il segno mostra visibilmente ciò che la Parola proclama. (b) Esibite (exhibentur): il segno offre realmente (non solo mentalmente) le benedizioni di Cristo. (c) Applicate (applicantur): mediante la fede, queste benedizioni diventano parte dell’esperienza del credente.
  13. Testimonianza divina primaria e secondaria. (a) Testimonianza primaria: è la promessa stessa contenuta nel Patto di grazia, proclamata nella Scrittura. (b) Testimonianza secondaria: è il sacramento, che non aggiunge nuove promesse, ma conferma e sigilla quelle già date nella Parola. Questo evita il pericolo di separare i sacramenti dalla Parola: essi sono subordinati e servono a confermarla.
  14. Conferma della fede. Ames sottolinea che la “speciale applicazione” della grazia, che avviene mediante la fede, viene rafforzata e favorita dai sacramenti. Il sacramento non crea la fede, ma la nutre e la stabilizza. Questa funzione è pastorale: i credenti, deboli e soggetti al dubbio, ricevono nei sacramenti un atto concreto con cui Dio si impegna verso di loro.
  15. Duplice realtà del sacramento. Ogni sacramento possiede: (a) Realtà sensibile (res sensibilis): elemento visibile e materiale (acqua, pane, vino). (b) Realtà spirituale (res spiritualis): la benedizione o grazia significata (unione con Cristo, remissione dei peccati, comunione nello Spirito). La distinzione, cara alla teologia riformata, serve per proteggere sia dal materialismo sacramentale (identificare fisicamente segno e cosa) sia da un simbolismo vuoto (separare totalmente segno e cosa).
  16. Relazione tra realtà sensibile e spirituale. Ames ribadisce la distinzione: (a) Realtà sensibile (signum): elemento visibile e materiale del sacramento, che può agire in due modi: (aa) Rappresentare (mostrare la grazia); (ab) Applicare (rendere partecipe della grazia mediante la fede); (b) Realtà spirituale (res): ciò che il segno significa ed effettivamente comunica, cioè Cristo e le Sue benedizioni.
  17. Uso comune del termine “sacramento”. In senso stretto, quando diciamo “sacramento” ci si riferisce spesso all’elemento esteriore (acqua, pane, vino), anche se la realtà interiore è parte essenziale del concetto. Questo spiega perché la Scrittura talvolta chiami il segno col nome della cosa significata (es. “questo è il mio corpo”, Mt 26:26) — un uso metonimico che va compreso senza confondere le due realtà.
  18. Segno e cosa significata non si fondono fisicamente. Il segno non “contiene” fisicamente la realtà spirituale, altrimenti si cadrebbe in una forma di identificazione materiale tipica del transustanzianismo o di concezioni magico-sacramentali. Per la teologia riformata, il segno e la cosa significata sono uniti sacramentalmente (per promessa e istituzione divina), non fisicamente.
  19. Comunicazione reale, non solo simbolica. Qui Ames respinge l’idea che i sacramenti siano solo “figure illustrative”. Essi: (a) Testimoniano (garantiscono la verità della promessa); (b) Esibiscono (offrono realmente ciò che rappresentano). Comunicazione in crescita: il sacramento è strumento mediante il quale Dio, in un modo proprio e speciale, comunica più pienamente la grazia già posseduta per fede. Questo passaggio è centrale: evita sia il riduzionismo memorialista sia l’automatismo cattolico-romano.
  20. Solo Dio può istituire un sacramento. Tre motivi teologici: (a) Solo Dio può conferire la cosa significata: la grazia salvifica. (b) Solo Dio può garantire la comunicazione certa di tale grazia. (c) Solo Dio può aggiungere ai segni una virtù spirituale unica che li rende strumenti efficaci. Ne deriva un principio ecclesiologico: l’uomo non può inventare nuovi sacramenti — ogni istituzione sacramentale dev’essere di origine divina, attestata nella Scrittura.
  21. Segno rappresentativo e segno applicativo. Ames introduce una distinzione operativa: (a) Segno rappresentativo: l’elemento materiale separato per un uso sacro (es. pane e vino consacrati all’uso della Cena). (b) Segno applicativo: l’atto mediante il quale il segno viene usato e ricevuto (es. distribuzione, ricezione, comunione). Questo chiarisce che l’efficacia sacramentale non è semplicemente “nella materia” ma nel suo uso ordinato da Dio.
  22. I sacramenti esistono solo nel loro uso. Un sacramento non è una “cosa magica” permanente. Non è un sacramento: (a) prima che sia usato (es. pane e vino prima della celebrazione sono solo pane e vino); (b) dopo l’uso (es. avanzi della Cena non sono più “mezzi di grazia” in atto). Qui Ames si oppone alla dottrina cattolica romana della permanenza della presenza negli elementi consacrati, affermando invece che il sacramento è un atto dinamico e non uno stato permanente dell’oggetto. Questo esclude, per esempio, il conservare gli elementi del pane e del vinoin un "tabernacolo".
  23. La realtà spirituale: Cristo e il Patto. La “res” del sacramento è il Nuovo Patto stesso: (a) Cristo come mediatore e donatore della grazia. (b) Tutte le benedizioni preparate per i credenti (giustificazione, adozione, santificazione, vita eterna). Questo unifica tutti i sacramenti sotto un unico centro: l'Evangelo di Cristo.
  24. Diversa enfasi tra sacramenti. Pur avendo la stessa sostanza, ogni sacramento può rappresentare in modo più marcato un particolare aspetto del Patto: (a) Battesimo → iniziazione, lavacro, nuova nascita. (b) Cena del Signore → nutrimento spirituale, comunione, perseveranza.
  25. Un sigillo che dura tutta la vita. Tutti i sacramenti: (a) Sigillano l’intero Patto di grazia al credente, non solo una parte. (b) Producono un effetto che non si esaurisce nel momento della celebrazione, ma che accompagna la vita del credente come ricordo, conferma e stimolo alla fede.
  26. La “forma” del sacramento. Ames definisce la “forma” come l’unione tra il segno visibile e la realtà spirituale. Questa unione è ciò che fa di un atto liturgico un vero sacramento, distinguendolo da un semplice rito simbolico.
  27. 36:27–36:28 — Natura dell’unione. (a) Non è corporale → rifiuto di ogni interpretazione fisicista (come una trasformazione materiale automatica). (b) Non è immaginaria → rifiuto di ridurre il sacramento a puro simbolismo soggettivo. (c) È spirituale → Dio stesso unisce segno e realtà, comunicando la grazia a chi usa rettamente il segno. Ames aggiunge che non tutti coloro che ricevono i segni ricevono anche la realtà spirituale: qui si afferma una dottrina riformata della partecipazione che distingue il segno (ricevuto da tutti) dalla realtà (ricevuta solo dai veri credenti).
  28. Comunicazione di predicazione. Ames mostra come la Scrittura usi un linguaggio sacramentale in cui segno e cosa significata si scambiano proprietà o denominazioni. Questo spiega perché: (a) Il segno può essere chiamato col nome della realtà (es. pane = corpo). (b) La realtà può essere chiamata col nome del segno (es. cuore purificato = circoncisione). (c) L’effetto della realtà può essere attribuito al segno (es. battesimo rigenera). Questo è un linguaggio metonimico e sacramentale, non una confusione ontologica tra segno e realtà.
  29. Fondamento dell’unione. Tre elementi fondano questa relazione: (a) Somiglianza → il segno richiama visibilmente la realtà spirituale. (b) Parola di istituzione → il comando e la promessa di Cristo danno autorità e efficacia al segno; l’atto di preghiera che accompagna è chiamato consacrazione o benedizione. (c) Osservanza prescritta → la celebrazione dev’essere conforme all’ordine stabilito da Cristo. Se manca, la presenza fisica e il gesto esterno non costituiscono sacramento per quella persona (es. ricevere indegnamente non è comunione vera).
  30. Il fine primario: il doppio sigillo. Ames evidenzia che il sacramento non è un gesto unidirezionale di Dio verso la persona credente, ma un atto bilaterale: (a) Da Dio a noi: il sacramento è sigillo e conferma delle promesse divine, assicurando al credente la realtà della grazia e la certezza del Patto di grazia. (b) Da noi a Dio: la partecipazione al sacramento è anche un sigillo della nostra risposta, cioè un atto di gratitudine, obbedienza e consacrazione. In questo senso, ogni sacramento è un “amen” visibile al “sì” di Dio (2 Corinzi 1:20). È una ratifica reciproca: Dio conferma la sua promessa, noi confermiamo il nostro impegno.
  31. Il divieto di segni mistici umani. Ames avverte che non è lecito introdurre segni mistici di cose sante di origine umana, anche se si limitano a rappresentare il dovere dell’uomo. La ragione è che tali segni: (a) Creano confusione con i sacramenti istituiti da Dio. (b) Possono insinuare un’autorità sacramentale autonoma nella Chiesa, indipendente dalla Parola di Cristo. Costituiscono, in definitiva, una violazione del principio regolatore del culto (Regulative Principle), secondo cui solo Dio stabilisce gli elementi del culto e dei segni visibili.
  32. Segni sacramentali vs. sacramenti. Qui Ames introduce una distinzione fine: (a) Sacramenti: istituiti da Dio, dotati di promessa e comando, accompagnati dalla grazia che significano. (b) Segni sacramentali: non sono veri sacramenti, ma hanno una somiglianza di forma e funzione tale da farli “partecipare della natura” dei sacramenti. La conseguenza è che anche questi segni, proprio per la loro somiglianza, non possono essere inventati o istituiti dall’uomo, poiché rischiano di usurpare un ruolo esclusivamente divino.
  33. Il fine secondario: la professione di fede e amore. Oltre al sigillo del Patto, i sacramenti hanno una funzione di testimonianza pubblica: (a) Professione di fede: proclamano visibilmente la nostra appartenenza a Cristo e la fiducia nelle sue promesse. (b) Professione di amore: manifestano la comunione con tutti coloro che partecipano dello stesso Patto, in particolare con i membri della medesima comunità ecclesiale. Il sacramento, quindi, non è solo un atto verticale (tra Dio e il singolo credente), ma anche orizzontale (tra credenti nella comunità). Questa visione mette in luce la dimensione ecclesiale e comunitaria del sacramento: non è un atto isolato o privato, ma un evento di comunione e unità visibile. Ames unisce in questi ulòtimi paragrafi tre assi portanti della dottrina riformata dei sacramenti: (a) Il sigillo reciproco (grazia e promessa da Dio, risposta e impegno dall’uomo). (b) L’esclusività dell’istituzione divina (nessun segno mistico umano). (c) La dimensione comunitaria (professione pubblica di fede e amore).