Letteratura/Midollo Sacra Teologia/39 L'amministrazione del patto di grazia fino alla fine del mondo
39. L'amministrazione del patto da Cristo fino alla fine del mondo
39:1 – La modalità di amministrazione del Patto, ora che Cristo è stato manifestato, è duplice[1]: l’una dura fino alla fine del mondo, l’altra si compirà alla fine stessa [cfr. cap. 41].
39:2 – Da Cristo fino alla fine del mondo vi è un’unica modalità di amministrazione, del tutto nuova; per questo essa è chiamata anche Nuovo Testamento.[2]
39:3 – È una modalità unica, senza fine né mutamento, perché è perfetta: non si deve attendere alcun’altra forma che possa sostituirla come più perfetta[3].
- 2 Corinzi 1:20 - "Poiché quante sono le promesse di Dio, tutte hanno in lui il loro “sì”, perciò pure per mezzo di lui si pronuncia l'Amen alla gloria di Dio, in grazia del nostro ministerio".
39:4 – È detto Nuovo Testamento in rapporto al Patto che era dai tempi di Mosè e in rapporto alla promessa fatta ai Padri — non quanto alla sua essenza, ma quanto alla sua modalità — perché, quanto al modo della sua amministrazione, vi era una certa rappresentazione già nel Patto delle opere, dal quale questo Nuovo Testamento differisce essenzialmente. Così, non sembrava esserci una differenza integrale tra il Nuovo Patto e l’Antico, se non nell’amministrazione di ciò che è propriamente chiamato Nuovo Patto e Testamento[4].
39:5 – Esso differisce dalla precedente amministrazione del Patto sia in qualità sia in quantità[5].
39:6 – Differisce in qualità, sia per la sua chiarezza, sia per la sua libertà[6].
39:7 – La chiarezza consiste in questo: primo, che la dottrina della grazia e della salvezza per mezzo di Cristo e per la fede in lui, insieme alle cose ad essa collegate, è ora più distinta ed esplicita che in passato. Secondo, che essa non è dichiarata mediante tipi e ombre, ma in modo diretto e manifesto[7].
39:8 – Sotto entrambi questi aspetti, Cristo era stato presentato in passato sotto un velo, ma ora deve essere offerto con volto aperto e non velato[8].
- 2 Corinzi 3:12-13 - "Avendo dunque una tale speranza, noi usiamo grande franchezza e non facciamo come Mosè, che si metteva un velo sulla faccia, perché i figli d'Israele non fissassero lo sguardo sulla fine di ciò che doveva sparire".
39:9 – La libertà consiste in questo: primo, che il governo della Legge, o l’ordinamento del Patto delle opere, che teneva l’antico popolo in una certa schiavitù, è ora tolto. Per questa ragione, lo Spirito di adozione, benché non fosse mai stato totalmente negato ai fedeli, è propriamente detto comunicato sotto questo Nuovo Testamento, nel quale appare chiaramente lo stato più perfetto dei credenti (Galati 4:4-5: “Quando giunse la pienezza del tempo, Dio mandò suo Figlio… affinché ricevessimo l’adozione a figli”). Secondo, la libertà consiste in questo: che il giogo della Legge cerimoniale — in quanto atto scritto contro i peccatori; in quanto proibiva l’uso di cose indifferenti per natura; in quanto comandava molte osservanze gravose; e in quanto velava la verità stessa con molteplici cerimonie carnali — è ora completamente tolto (Colossesi 2:14,17: “…le quali sono ombra di cose future, ma il corpo è di Cristo”)[9].
39:10 – Pertanto, coloro che impongono alle Chiese cristiane sia cerimonie giudaiche, sia altre cerimonie religiose e mistiche di natura simile, peccano contro quella libertà che Cristo ha acquistato per noi. Le cerimonie divine non sono state tolte affinché in loro vece subentrassero cerimonie umane. Né è credibile che Cristo lasciasse tali misteri alla volontà degli uomini dopo la sua venuta, quando non lo permise neppure al suo popolo in passato — tanto più che egli avrebbe potuto facilmente provvedere a questo per noi, se avesse giudicato necessarie o utili delle cerimonie religiose e mistiche (oltre a quelle poche che prescrisse per nome); oppure almeno avrebbe potuto indicare in modo certo a chi concedere tale autorità — cosa che non ha fatto in alcun luogo[10].
- Galati 5:1 - "Cristo ci ha liberati perché fossimo liberi; state dunque saldi e non vi lasciate di nuovo porre sotto il giogo della schiavitù!".
39:11 – Questa amministrazione del Patto differisce dalla precedente anche in quantità [cfr. tesi 5], sia intensivamente sia estensivamente[11].
39:12 – Intensivamente: primo, in quanto l’applicazione mediante lo Spirito è più efficace e i doni dello Spirito sono più perfetti di quanto non fossero ordinariamente sotto l’Antico Testamento; per questo la vecchia amministrazione è chiamata, in paragone, la lettera, e la nuova è chiamata lo Spirito (2 Corinzi 3:6). Secondo, in quanto essa genera una vita più spirituale (2 Corinzi 3:18)[12].
39:13 – Estensivamente: primo, rispetto al luogo, perché non è più circoscritta ad un solo popolo, come in precedenza, ma è diffusa in tutto il mondo. Secondo, rispetto al tempo, perché non ha termine di durata prima della consumazione dell’intera Chiesa mistica[13].
- 2 Corinzi 3:11 - "...perché, se ciò che doveva sparire fu circondato di gloria, molto più glorioso sarà ciò che deve durare".
- Efesini 4:13 - "...finché tutti arriviamo all'unità della fede e della piena conoscenza del Figlio di Dio, allo stato di uomini compiuti, all'altezza della statura perfetta di Cristo".:
39:14 – Ma poiché questa nuova amministrazione è così perfetta, è anche giusto che la comunione dei santi nella Chiesa sotto il Nuovo Testamento sia ordinata nella maniera più perfetta[14].
39:15 – Perciò, in ogni Chiesa del Nuovo Testamento, tutto il culto solenne e ordinario di Dio, e tutte le sue sante ordinanze, possono e devono essere osservati affinché tutti i membri di quella Chiesa possano ordinariamente esercitare insieme la loro comunione in esse[15].
39:16 – Infatti, non è ora stabilito, come era stato ordinato da Dio nella Chiesa degli Ebrei, che alcune parti più solenni del culto divino siano esercitate in un luogo e altre parti in luoghi diversi. Piuttosto, è stabilita una singola chiesa particolare, nella quale devono essere compiuti tutti gli uffici sacri[16].
39:17 – Di conseguenza, tutte le Chiese cristiane hanno uno stesso e identico diritto; così che una Chiesa non dipende più da un’altra, di quanto quest’ultima dipenda dalla prima[17].
39:18 – Di conseguenza, è sommamente conveniente che una chiesa particolare non sia composta da più membri di quanti possano riunirsi insieme in un solo luogo per ascoltare la Parola di Dio, celebrare i sacramenti, innalzare preghiere, esercitare la disciplina e compiere gli altri doveri della politica divina, come un solo corpo[18].
39:19 – È dunque un’anomalia non priva di confusione, che in alcune città più grandi, benché vi siano più credenti di quanti possano esercitare insieme tale comunione, essi non siano distribuiti in varie chiese, ma si faccia invece una sola chiesa tanto sovrabbondante da impedire che l’edificazione di ciascuno possa essere adeguatamente curata e promossa[19].
39:20 – Pertanto, la Chiesa istituita dopo la manifestazione di Cristo non è una sola Chiesa cattolica, nel senso che tutti i fedeli sparsi per il mondo possano essere riuniti insieme in un medesimo vincolo esteriore e dipendere da un unico pastore, o da un collegio di pastori; piuttosto, vi sono tante chiese quante sono le comunità o particolari congregazioni di coloro che professano la fede e sono uniti da un vincolo speciale per l’esercizio costante della comunione dei santi[20].
39:21 – In questo senso, si parla della Chiesa del Belgio, di Bretagna o di Francia, così come si parla del mare secondo le coste su cui si infrange – il mare belga, britannico o francese – pur essendo sempre lo stesso mare[21]. Tuttavia, le chiese istituite sono realtà distinte e particolari, che partecipano della stessa natura comune, così come esistono fonti diverse, scuole diverse o famiglie diverse. Molte, o forse tutte, possono essere chiamate "una chiesa" in riferimento a qualche singola qualità che hanno in comune. Esse assomigliano a molte famiglie appartenenti a un medesimo casato nobile, che spesso vengono rappresentate con il solo nome della famiglia principale, come la Casa di Nassau, ecc.
39:22 – Questa Chiesa istituita da Dio, però, non è propriamente nazionale, provinciale o diocesana. Queste forme furono introdotte dagli uomini, sul modello del governo civile, specialmente di quello romano. La Chiesa, piuttosto, è parrocchiale, cioè costituita da una singola comunità, i cui membri sono uniti tra loro e si radunano ordinariamente in un unico luogo per l’esercizio pubblico della religione[22].
39:23 – Una simile comunità, e non più grande, è propriamente indicata dalla parola ekklesía (ecclesia, Chiesa). Essa non ha mai un significato più ampio nel Nuovo Testamento quando si riferisce a una comunità visibile e istituita, né è usata con significato più esteso negli autori secolari più antichi[23].
39:24 – Perciò, le diverse congregazioni stabili della stessa regione o provincia sono sempre chiamate chiese al plurale, e non una sola Chiesa. Così avviene anche in Giudea, che pure in precedenza era una chiesa nazionale unica[24] (1Ts 2:14; At 14:23; 15:41; Rm 16:4,5,16; 1Cor 16:1,19; 2Cor 8:1,18,19; Gal 1:2,22).39:25. Inoltre, quelle Chiese particolari che sono nominate nel Nuovo Testamento, di solito si radunavano ἐπὶ τὸ αὐτὸ, insieme nello stesso luogo: Atti 2:44; 5:12; 14:27; 15:25; 21:22; 1Corinzi 5:4; 14:23, 26; 11:17, 33.
39:26. E non si legge in tutto il Nuovo Testamento di alcuna istituzione di una Chiesa più grande dalla quale le Chiese minori dovrebbero dipendere; né di un culto o di un’ordinanza santa prescritta che non debba essere osservata in ogni singola congregazione; né di un ministro ordinario istituito che non sia stato assegnato a una di queste comunità[25].
39:27. Tuttavia le Chiese particolari, come la loro comunione richiede, e come la luce di natura e l’equità delle regole e degli esempi della Scrittura insegnano, possono e spesso devono entrare in mutua confederazione e comunione tra loro, in classis e sinodi, così da poter utilizzare il loro comune consenso e i loro reciproci aiuti tanto quanto sia opportuno, specialmente nelle cose di maggior rilievo. Ma questa combinazione non costituisce una nuova forma di Chiesa; né deve togliere o diminuire in alcun modo quella libertà e potestà che Cristo ha lasciato alle Chiese, per dirigere e promuovere ciò che a esse soltanto spetta[26].
39:28. I ministri ordinari seguono la forma di Chiesa che è stata istituita; essi non sono Vescovi ecumenici, nazionali, provinciali o diocesani, ma anziani di una sola congregazione, che nello stesso senso sono anche chiamati vescovi nelle Scritture.
39:29. Quei membri trascendenti della gerarchia furono mere invenzioni umane, introdotte nella Chiesa senza alcun comando divino o esempio. Non possono esercitare l’ufficio di pastore in tante congregazioni. Essi privano le Chiese della loro libertà mentre esercitano, come un dominio regale o piuttosto tirannico, sulle Chiese stesse e sui loro pastori. Con loro hanno introdotto il papato romano come capo, e cancelliere, suffraganei, arcidiaconi, officiali e simili sostegni della gerarchia come coda dello stesso genere (i cui stessi nomi sono apocrifi e del tutto sconosciuti alle prime Chiese), per l’oppressione totale delle Chiese di Dio[27].
39:30. Il diritto di chiamare un ministro ordinario spetta alla stessa Chiesa alla quale egli deve servire[28] (Atti 14:23).
- Atti 14:23 - "E, fatti eleggere per ciascuna chiesa degli anziani, dopo aver pregato e digiunato, raccomandarono i fratelli al Signore, nel quale avevano creduto".
39:31. Tuttavia, in questo processo è necessario il diritto e l’aiuto degli Anziani[29], sia della stessa Chiesa sia, molto spesso, delle Chiese vicine.
39:32. L’essenza della chiamata consiste nell’elezione da parte della Chiesa e nell’accettazione da parte di chi è eletto.
39:33. Un elemento antecedente ad essa è l’ESAME o prova.
39:34. Un elemento conseguente e perfezionante è l’ORDINAZIONE, che non è altro che una solenne introduzione del ministro già eletto all’esercizio libero della sua funzione; ἐπιθέσις, l’imposizione delle mani, spesso significa lo stesso fra gli antichi[30].
39:35. L’ordinazione episcopale di un ministro senza titolo, cioè senza una Chiesa alla quale e nella quale debba essere ordinato, è tanto ridicola quanto qualcuno che pretenda di essere marito senza avere una moglie.
39:36. Un ministro chiamato in questo modo a una Chiesa particolare non può né abbandonarla a sua volontà, né esserne escluso senza giusta causa; né un altro può assumersi la cura della Chiesa, o trascurare ciò che ha intrapreso mediante una non-residenza volontaria, senza violare sacrilegamente il suo patto[31].
39:37. I ministri ordinari sono o Pastori e Insegnanti, oppure Anziani governanti, a cui si uniscono coloro che si prendono cura dei poveri, cioè Diaconi, Diaconesse o Vedove.
39:38. Con questi uffici, Cristo ha provveduto sufficientemente a tutte le necessità dei membri della Chiesa; cioè affinché siano principalmente istruiti nella conoscenza della verità dagli Insegnanti, stimolati principalmente alla pratica della pietà dai Pastori, preservati in quel corso di vita e richiamati al pentimento dai Pastori e dagli Anziani governanti, e aiutati contro la povertà dai Diaconi[32].
Supplementi
- Tabella comparativa dei modelli di Chiesa
- Tabella degli uffici ordinari nella Chiesa riformata
- Tabella sulle caratteristiche del Nuovo Patto
- Tabella sulla chiamata e ordinazione dei ministri
Note esplicative
- ↑ Una duplice prospettiva temporale. Ames distingue due aspetti: (a) L’amministrazione del Patto nell’età presente, inaugurata dall’opera di Cristo e destinata a perdurare fino alla fine della storia. (b) L’amministrazione nella fine stessa, cioè la piena e definitiva realizzazione del Patto nell’eternità (tema che verrà ripreso nel cap. 41). Questa distinzione riflette la dinamica biblica del “già e non ancora”: il Patto in Cristo è già compiuto e perfetto, ma non ancora manifestato nella sua pienezza ultima.
- ↑ L’unicità del Nuovo Testamento. Dopo la venuta di Cristo, l’amministrazione dell’Alleanza assume una forma nuova: non più tipologica e provvisoria (come nell’Antico Testamento), ma definitiva. È ciò che la Scrittura chiama “Nuovo Testamento” (cfr. Ebrei 9:15; Luca 22:20). Questa novità non significa discontinuità assoluta con l’Antico, ma il compimento di ciò che era promesso e prefigurato. La Chiesa non è una realtà diversa rispetto a quella di Israele, ma la stessa comunità del Patto, ora sotto la sua forma definitiva e universale.
- ↑ La perfezione e immutabilità del Nuovo Patto. Il Nuovo Patto è perfetto e definitivo: (a) Non verrà mai sostituito da un’altra economia della salvezza. (b) Non è suscettibile di miglioramento o evoluzione, perché Cristo stesso è la sua sostanza (cfr. Ebrei 10:14). Questo esclude radicalmente ogni prospettiva di “nuove rivelazioni” o di nuove dispensazioni che possano superarlo. La teologia riformata, in linea con Ames, sottolinea qui l’unità e l’immutabilità del piano di Dio: Cristo è il compimento, e in Lui tutte le promesse di Dio hanno il loro “Sì” e “Amen” (2 Corinzi 1:20).
- ↑ La novità come modalità, non come essenza. Ames precisa che il Nuovo Patto non differisce dall’Antico quanto alla sostanza (cioè il contenuto della promessa: la salvezza in Cristo), ma quanto alla modalità di amministrazione. Nell’Antico Testamento la promessa era già data (Genesi 12:3; 15:6), ma mediata da riti, figure e tipologie. Nel Nuovo, Cristo è manifestato nella realtà e non più nelle ombre (cfr. Ebrei 8:5; Colossesi 2:17). Questa distinzione aiuta a comprendere perché la teologia riformata parla di unità del Patto di grazia con differenti amministrazioni.
- ↑ Differenze qualitative e quantitative. La nuova amministrazione del Patto si distingue dall’antica: (a) In qualità, perché offre una rivelazione più chiara e una libertà maggiore (p. 6-7). (b) In quantità, come vedremo più avanti, perché si estende in ampiezza e universalità.
- ↑ Differenza qualitativa: chiarezza e libertà. Due parole chiave: (a) Chiarezza: la rivelazione della grazia non è più velata. (b) Libertà: il popolo di Dio non è più soggetto al giogo cerimoniale della legge mosaica. La differenza non è di contenuto della fede (sempre centrata su Cristo), ma di luminosità e di esperienza di quella fede.
- ↑ Chiarezza della nuova economia. Ames sviluppa il primo aspetto della qualità: (a) La dottrina della grazia e della salvezza per fede in Cristo è annunciata in modo chiaro, non più implicito o simbolico.(b) Essa non è più trasmessa attraverso tipi e ombre (agnello pasquale, sacrifici, tempio, ecc.), ma in modo diretto e manifesto attraverso la predicazione apostolica e la Scrittura del Nuovo Testamento. Questo punto sottolinea come la fede di Abramo, di Mosè o di Davide fosse realmente fede in Cristo, ma meno chiara e meno sviluppata di quella del credente dopo l’incarnazione e la croce.
- ↑ Cristo velato e Cristo manifestato. Nell’Antico Testamento Cristo era rivelato sotto il velo dei tipi e delle ombre. Nel Nuovo Testamento egli appare a volto scoperto, pienamente manifesto nella sua persona e opera. Il riferimento a 2 Corinzi 3 mette in contrasto il ministero mosaico, caratterizzato da gloria passeggera e velata, con il ministero di Cristo, permanente e luminoso.
- ↑ La libertà del Nuovo Patto. La libertà dei credenti si articola in due dimensioni: (a) Liberazione dal regime della Legge come Patto delle opere: non siamo più sotto il vincolo della Legge come via di giustificazione. Questo rende più chiaro lo stato di figli di Dio nello Spirito di adozione. (b) Liberazione dal giogo della Legge cerimoniale: sacrifici, purificazioni, prescrizioni alimentari, riti complessi che gravavano il popolo d’Israele sono aboliti in Cristo, il quale ne è il compimento. Questa libertà non è anarchia, ma vita nello Spirito e obbedienza filiale.
- ↑ L’errore di reintrodurre cerimonie. Ames afferma con forza che imporre cerimonie religiose di natura giudaica o inventata dagli uomini è un’offesa contro la libertà acquistata da Cristo: Cristo non ha abolito i riti mosaici per lasciare spazio ad altri riti arbitrari, ma per stabilire la semplicità e la purezza della sua adorazione. Non vi è alcuna autorità data da Cristo o dagli apostoli per introdurre nuove cerimonie religiose e mistiche oltre a quelle poche e chiare che egli stesso ha istituito (i sacramenti, la preghiera, la predicazione della Parola).Questo è un principio centrale della Riforma: il principio regolativo del culto, secondo cui solo ciò che Dio ha comandato deve essere praticato nel culto.La conclusione di Ames è netta: tornare a cerimonie imposte equivale a tornare sotto un “giogo di schiavitù”, contrario all'Evangelo e alla libertà in Cristo.
- ↑ Quantità: intensiva ed estensiva. Dopo aver spiegato la differenza qualitativa (chiarezza e libertà), Ames passa alla differenza quantitativa, cioè alla maggiore pienezza dell’amministrazione del Patto sotto il Nuovo Testamento, sia in profondità (intensiva) sia in ampiezza (estensiva).
- ↑ Intensivamente: più efficace e più spirituale. Sotto il Nuovo Patto, l’opera dello Spirito Santo è più potente ed efficace: (a) I doni spirituali sono distribuiti in modo più ricco (Pentecoste come segno). (b) L’applicazione della grazia produce effetti più chiari e stabili. (c) La vita dei credenti è più spirituale: non vincolata a riti esteriori, ma trasformata interiormente a immagine di Cristo (2 Corinzi 3:18). La distinzione “lettera” e “Spirito” non contrappone Legge e Spirito in assoluto, ma mostra come la Legge mosaica, rispetto alla pienezza del Nuovo Testamento, fosse esterna e parziale.
- ↑ Estensivamente: universalità e durata. Luogo: non più un popolo circoscritto (Israele), ma una diffusione universale “in tutto il mondo” (cfr. Matteo 28:19). Tempo: il Nuovo Patto durerà fino alla fine della storia, cioè fino alla “consumazione della Chiesa mistica”. Non ci saranno più altre fasi intermedie o amministrazioni provvisorie. Questo aspetto rafforza la cattolicità (universalità) della Chiesa sotto il Nuovo Testamento.
- ↑ Una comunione più perfetta. Poiché l’amministrazione è perfetta, anche la comunione dei santi deve essere ordinata in modo perfetto: non più frammentaria o limitata, ma piena, visibile e spiritualmente vitale.
- ↑ Il culto e le ordinanze per tutti i membri. In ogni Chiesa del Nuovo Testamento: (a) Il culto solenne e ordinario di Dio deve essere osservato in tutta la sua pienezza (Parola, sacramenti, preghiera). (b) Tutti i membri sono chiamati a partecipare attivamente e regolarmente, esercitando insieme la comunione cristiana.Questo sottolinea la responsabilità comunitaria della Chiesa: non è un culto riservato a sacerdoti o specialisti, ma il popolo intero, come corpo di Cristo, partecipa alle ordinanze che Dio ha stabilito.
- ↑ Un culto pienamente concentrato nella singola chiesa locale. A differenza del culto giudaico, in cui vi erano luoghi distinti (tempio a Gerusalemme per i sacrifici, sinagoghe per l’insegnamento, ecc.), sotto il Nuovo Patto ogni chiesa particolare è ordinata a celebrare tutto il culto divino in sé: predicazione, sacramenti, disciplina, preghiera. Ciò riflette la fine della centralità geografica (cfr. Giovanni 4:21–24).
- ↑ Uguaglianza delle chiese. Ogni chiesa locale ha lo stesso diritto e dignità: (a) Non vi è una gerarchia tra chiese. (b) Nessuna chiesa è subordinata ad un’altra. (c) Tutte condividono la stessa autorità spirituale sotto Cristo, unico Capo della Chiesa. Questa è una chiara presa di distanza da strutture ecclesiastiche piramidali (come papato o metropoliti).
- ↑ Dimensione della chiesa locale. Una chiesa non dovrebbe avere più membri di quanti possano riunirsi in un unico luogo per esercitare insieme le ordinanze. L’idea è che il culto e la comunione devono essere vissuti corporalmente insieme, come un solo corpo visibile.
- ↑ L’anomalia delle chiese sovraffollate. Ames critica le grandi comunità urbane che non si suddividono in più chiese, creando un’unica assemblea troppo vasta, con perdita di cura pastorale ed edificazione personale. Questo principio anticipa il modello riformato di parrocchie locali o comunità autonome, distribuite secondo le necessità pastorali.
- ↑ La Chiesa cattolica e le chiese particolari. La Chiesa cattolica non è un’istituzione visibile unica governata da un solo pastore o collegio di pastori. Essa esiste realmente come comunione spirituale di tutti i fedeli, ma si esprime concretamente in chiese particolari: congregazioni locali di persone unite per la fede e per l’esercizio comune della comunione dei santi. Ogni chiesa locale è una vera chiesa di Cristo, pienamente chiesa, e non una mera “parte” subordinata di un’organizzazione più grande. Questo principio ecclesiologico è fondamentale nella visione riformata: unità cattolica sì, ma espressa nella molteplicità di comunità locali autonome e paritarie.
- ↑ Ames introduce una distinzione sottile ma importante: esiste una comunione spirituale che permette di parlare in senso lato di una sola Chiesa anche a livello nazionale o universale, così come di un solo mare che tocca coste diverse. Tuttavia, in senso istituzionale e pratico, ogni congregazione locale rimane una chiesa distinta, simile a famiglie diverse appartenenti a uno stesso casato. Qui si afferma l’unità della fede e della natura della Chiesa, ma senza negare la molteplicità delle espressioni locali.
- ↑ Ames rifiuta i modelli di chiesa nazionale, provinciale o diocesana, considerandoli un’invenzione umana derivata dal sistema politico romano. La vera ecclesiologia neotestamentaria è parrocchiale (ossia congregazionale), fondata sull’assemblea dei credenti che si radunano in un unico luogo per il culto e la disciplina. Qui troviamo una critica radicale alla struttura episcopale e gerarchica, e un’affermazione netta del principio congregazionalista.
- ↑ Il termine ekklesía nel Nuovo Testamento indica sempre una comunità concreta, visibile, locale, non un’entità sovra-nazionale o astratta. Ames sottolinea che anche nell’uso greco classico il termine designava assemblee concrete, non organismi generalizzati. La sua argomentazione è filologica oltre che teologica.
- ↑ La prova biblica è decisiva: le comunità sono sempre chiamate “chiese” (al plurale) nel Nuovo Testamento, anche quando si trovano nella stessa regione. Persino la Giudea, che sotto l’Antico Patto costituiva una chiesa nazionale, nel Nuovo Patto è vista come una molteplicità di chiese locali. Ames dimostra che il modello neotestamentario è plurale e locale, non centralizzato.
- ↑ 39:25-26. Ames insiste sulla dimensione congregazionale della Chiesa del Nuovo Testamento. Le comunità locali si radunavano "insieme nello stesso luogo" (ἐπὶ τὸ αὐτὸ), segno che il culto cristiano non era diffuso su più sedi, né centralizzato, ma concentrato nella comunione visibile e ordinata della comunità. In più, non esiste nelle Scritture una struttura gerarchica sovralocale a cui le chiese minori dovrebbero essere subordinate. Ogni congregazione è completa nel possedere tutti gli elementi necessari al culto e alla disciplina.
- ↑ Tuttavia Ames non cade in un congregazionalismo assoluto. Le chiese particolari devono talvolta unirsi in forme di collaborazione (sinodi, assemblee, classis), per esprimere una comunione più ampia, affrontare questioni comuni e sostenersi reciprocamente. Ma — ed è il punto centrale — questi organismi non costituiscono una nuova Chiesa e non possono sottrarre libertà e poteri alle singole comunità locali. Questa visione si colloca nell’alveo della teologia riformata classica, che difende l’autonomia della Chiesa locale pur riconoscendo la necessità di cooperazione ecclesiale.
- ↑ 39:28-29. La figura del vescovo monarca (diocesano o più alto) è vista come una corruzione umana e non come istituzione divina. Nel Nuovo Testamento, "vescovo" (ἐπίσκοπος) e "anziano" (πρεσβύτερος) sono termini intercambiabili, riferiti ai pastori di una comunità. La gerarchia successiva, con i suoi vari titoli (arcivescovo, suffraganeo, ecc.), è per Ames un usurpamento della libertà delle Chiese, con un effetto tirannico culminato nell’istituzione papale.
- ↑ Il diritto di chiamare i propri ministri appartiene alla comunità stessa. Qui Ames cita Atti 14:23, dove Paolo e Barnaba “costituiscono anziani in ogni chiesa”. Si sottolinea quindi il principio del diritto congregazionale: non è un potere centralizzato, né civile, né gerarchico a nominare i pastori, ma la comunità stessa, sotto la guida e conferma apostolica.
- ↑ Il ruolo degli Anziani e la cooperazione tra Chiese. La chiamata e ordinazione di un ministro non avviene in isolamento. Anche le Chiese vicine spesso partecipano come testimoni e garanti, rafforzando la comunione ecclesiale.Ames sostiene una dimensione sinodale pratica, senza trasformarla in gerarchia coercitiva.
- ↑ 39:32-34 – Chiamata, esame e ordinazione. La chiamata è essenzialmente una decisione della comunità e una accettazione del candidato.L’esame verifica l’idoneità morale e dottrinale, assicurando che il ministro sia adeguato alla responsabilità spirituale.L’ordinazione è il rito solenne che conferisce pubblicamente il ministero, simboleggiato dall’imposizione delle mani (ἐπιθέσις).Ames distingue tra ministero con titolo (assegnato a una Chiesa) e ordinazioni senza Chiesa, condannando queste ultime come illegittime.
- ↑ 39:35-36 – Vincoli del ministero. Il ministro legittimamente chiamato non ha libertà assoluta di abbandonare la congregazione. Allo stesso tempo, nessuno può sostituirlo arbitrariamente senza violare la comunità e il patto di servizio. Ames enfatizza la responsabilità contrattuale e spirituale del ministro verso la Chiesa.
- ↑ 39:37-38 – Gli uffici ordinari e la sufficienza della provvidenza di Cristo. I ministeri ordinari comprendono: Pastori e Insegnanti – cura spirituale e istruzione. Anziani governanti – disciplina e guida comunitaria. Diaconi/Diaconesse/Vedove – cura dei bisognosi. Questi uffici insieme garantiscono la sufficienza della Chiesa in ogni sua necessità spirituale, morale e materiale. Ames mostra come la Chiesa riformata si organizzi senza gerarchie estese, ma con uffici ordinari sufficienti per il benessere dei fedeli, secondo il modello neotestamentario.