Letteratura/Midollo Sacra Teologia/5 La sussistenza di Dio
Capitolo 5 – Della Sussistenza di Dio
5:1 La sussistenza[1] di Dio è la sua esistenza nella propria essenza spirituale, così come è distinta nelle tre Persone[2].
5:2 La stessa essenza è comune a tre sussistenze; e quanto alla divinità, ogni sussistenza è da sé stessa[3].
5:3 Inoltre, nulla è attribuito all’essenza che non possa essere attribuito a ogni sussistenza in quanto tale.
5:4 Ma le cose che sono propriamente attribuite a ciascuna sussistenza in quanto tale, non possono essere attribuite all’essenza.
5:5 Le sussistenze si distinguono dall’essenza come i modi di sussistere, che si accompagnano all’essenza, si distinguono dall’essenza stessa considerata in modo assoluto[4].
5:6 Esse si distinguono tra loro come Relazioni, mediante certe proprietà relative; così che l’una non può essere l’altra, sebbene siano insieme nella stessa natura; né si può dire che siano prima o dopo, se non nell’ordine del principio e nel modo di sussistere[5].
5:7 Ma poiché queste proprietà relative sono, per così dire, individuanti in un’essenza che vive spiritualmente e perfettamente, perciò queste sussistenze sono giustamente chiamate persone.
5:8 Ora, queste proprietà non sono qualità inerenti, ma affezioni relative, alle quali si addice tutta la perfezione che si trova nelle affezioni simili delle creature; ma nessuna delle imperfezioni delle creature si applica a esse.
5:9 Da qui deriva che una proprietà relativa in Dio costituisce o implica una persona, cosa che nelle creature non avviene nello stesso modo.
5:10 Queste sussistenze sono o spiranti, come il Padre e il Figlio spirano; oppure spirate, come lo Spirito Santo è spirato[6]. [Vedi qui spiegazione più estesa su "spirare"]
5:11 Spirare o mandare è una relazione — non tale che da sola possa costituire una persona — ma è comune a due persone.
5:12 La proprietà relativa del Padre è generare:
- Salmo 2:7 - «Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato».
- Giovanni 3:16 - «...ha tanto amato il mondo che ha dato il suo unigenito Figlio...».
- Ebrei 1:6 - "E di nuovo, quando introduce il primogenito nel mondo, dice: "Tutti gli angeli di Dio lo adorino!"».
Perciò il Padre è il primo nell’ordine.
5:13 La proprietà relativa del Figlio è essere generato; cioè procedere dal Padre in modo tale da partecipare della stessa essenza e rispecchiare perfettamente la sua natura. Per questo motivo è il secondo nell’ordine: «Egli, che è splendore della sua gloria e impronta della sua essenza...» (Ebrei 1:3).
5:14 La proprietà dello Spirito Santo è essere spirato o mandato, e procede dal Padre e dal Figlio:
- Giovanni 15:26 - «...che io vi manderò da parte del Padre, lo Spirito della verità, che procede dal Padre...».
- Romani 8:9 - "Ma voi non siete nella carne, bensì nello Spirito, se lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non appartiene a lui».
- Galati 4:6 - «E perché siete figli, Dio ha mandato lo Spirito del Figlio suo nei nostri cuori...».
5:15 La differenza tra l’essere generato, che si riferisce al Figlio, e il procedere, che è proprio dello Spirito Santo, non può essere spiegata con parole proprie, se non per il fatto che il Figlio procede solo dal Padre, mentre lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio, formando insieme una relazione.
5:16 Tuttavia, in parte si può illustrare con una similitudine: il Padre è, per così dire, Deus intelligens, Dio che intende; il Figlio, immagine espressa del Padre, è Deus intellectus, Dio inteso; lo Spirito Santo, che fluisce e viene spirato dal Padre tramite il Figlio, è Deus dilectus, Dio amato. Il Figlio è prodotto, per così dire, da un atto di intelletto o di parola, dalla memoria feconda del Padre; lo Spirito Santo è prodotto da un atto d’amore o di spirazione dalla volontà feconda del Padre e del Figlio. Perciò il Figlio è chiamato Parola, Sapienza, Immagine — nomi che non sono dati allo Spirito Santo. Ma poiché nella creatura si trova la generazione di un figlio, mentre non vi è nulla che proceda immediatamente da due perfetti in modo analogo (come avviene per lo Spirito Santo), la generazione del Figlio è propriamente indicata nella Scrittura, mentre non si trova un nome specifico e proprio per la Terza Persona. Tuttavia si dice veramente del Padre e del Figlio che sono Spiriti e santi; e il Figlio pure procede dal Padre mediante generazione spirituale.
5:17. Il nome proprio di Dio, insieme ai suoi titoli divini, è attribuito nella Scrittura non solo al Padre, ma anche al Figlio. (Geremia 23:6: «Il SIGNORE nostra giustizia»; Giovanni 1:1: «La Parola era Dio»; Romani 9:5: «Dio benedetto in eterno»; 1 Timoteo 3:16: «Dio manifestato in carne»; Apocalisse 17:14: «Signore dei signori e Re dei re»). È attribuito anche allo Spirito Santo. (Atti 5:3–4: «Hai mentito allo Spirito Santo… non hai mentito a un uomo, ma a Dio»; Atti 28:25 con Isaia 6:9: ciò che dice «il SIGNORE» è attribuito allo Spirito Santo; 1 Corinzi 3:16; 6:19; 2 Corinzi 6:16: «siete il tempio dello Spirito» = «tempio di Dio»).
5:18. Gli attributi divini sono attribuiti non solo al Padre, ma anche al Figlio. (Isaia 9:6: «Dio potente, Padre eterno»; Giovanni 2:25: «Conosceva ciò che era nell’uomo»; Giovanni 3:13: «Il Figlio dell’uomo che è nel cielo»; Giovanni 8:58: «Prima che Abramo fosse, io sono»). Allo stesso modo, tali attributi sono attribuiti anche allo Spirito Santo: (Salmo 139:7: «Dove potrei fuggire dal tuo Spirito?»; 1 Corinzi 2:10: «Lo Spirito scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio»; Ebrei 9:14: «Lo Spirito eterno»).
5:19. Le opere proprie di Dio non sono attribuite solo al Padre, ma anche al Figlio e allo Spirito Santo. (1) L’elezione è attribuita al Figlio (Matteo 24:31: «i suoi eletti»). (2) Il consiglio eterno di Dio è attribuito allo Spirito Santo (Isaia 40:13: «Chi ha esplorato lo Spirito del Signore, e come suo consigliere gli ha dato istruzioni?»). (3) La creazione è attribuita al Figlio (Giovanni 1:3: «Tutte le cose sono state fatte per mezzo di lui»), e anche allo Spirito Santo (Salmo 33:6: «I cieli furono fatti per mezzo della parola del SIGNORE, e tutto il loro esercito con il soffio della sua bocca»). (4) Il sostegno e il governo delle cose create è attribuito al Figlio (Ebrei 1:3: «Sostiene tutte le cose con la parola della sua potenza»), e anche allo Spirito Santo (Genesi 1:2: «Lo Spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque»; Zaccaria 4:6: «Non per potenza né per forza, ma per il mio Spirito» dice il SIGNORE). (5) Il potere di compiere miracoli è attribuito al Figlio (Atti 4:10: «Nel nome di Gesù Cristo… quest’uomo sta davanti a voi guarito»; Atti 9:34: «Gesù Cristo ti guarisce»), ed è attribuito anche allo Spirito Santo (Atti 2:4: «Cominciarono a parlare in altre lingue, secondo che lo Spirito dava loro da esprimersi»). (6) La comunicazione della vita spirituale e di ogni grazia — nella vocazione, giustificazione, adozione, santificazione e glorificazione — è attribuita al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo. (7) L’istituzione, l’invio e la benedizione del ministero ecclesiastico sono attribuiti al Figlio (Efesini 4:8,11: «Ha dato dei doni… ha dato alcuni come apostoli») e anche allo Spirito Santo (1 Corinzi 12:11: «Uno stesso Spirito opera tutte queste cose»; Atti 20:28: «Lo Spirito Santo vi ha costituiti sorveglianti»). (8) Anche la risurrezione dei corpi è attribuita al Figlio, come autore (Giovanni 6:54: «Io lo risusciterò»), e pure allo Spirito Santo (Romani 8:11: «Colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi»).
5:20 Onore e adorazione divina sono dati non solo al Padre, ma anche al Figlio: come dice Ebrei 1:6, «Tutti gli angeli di Dio lo adorino». Allo stesso modo, anche allo Spirito Santo, quando il suo nome è chiamato insieme a quello del Padre e del Figlio nel rito del battesimo: Matteo 28:19, «Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo». Analogamente, il Figlio e lo Spirito vengono invocati in quella solenne formula di saluto apostolico: 2 Corinzi 13:13, «La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore del Padre e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi». Tutto ciò che riguarda l’adorazione si riferisce quindi sia a Cristo sia allo Spirito Santo, poiché i veri adoratori di Dio, come tali, sono chiamati Templi non solo di Dio Padre, ma anche di Cristo: Apocalisse 21:22, «Il Signore Dio Onnipotente e l’Agnello sono il suo Tempio»; 1 Corinzi 3:16, «Non sapete che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?»; e ancora 1 Corinzi 6:19, «Non sapete che il vostro corpo è il tempio dello Spirito Santo che è in voi?».
5:21. Infine, quell’autorità e maestà proprie di Dio sono attribuite anche al Figlio e allo Spirito: 1 Corinzi 2:8 parla del Signore della gloria; 1 Pietro 4:14 del quello Spirito di gloria. Tutte le profezie sacre sono attribuite a Cristo e allo Spirito Santo: 1 Pietro 3:19, Cristo, per mezzo del suo Spirito, andò a predicare agli spiriti in prigione; 2 Pietro 1:21, Gli uomini santi parlarono essendo mossi dallo Spirito Santo; Atti 28:25, Lo Spirito Santo parlò per mezzo del profeta Isaia.
5:22. In tutto ciò lo Spirito Santo è presentato come una persona sussistente, cosa che appare chiaramente dal fatto che a lui si attribuiscono vita, intelligenza, volontà e potere, insieme a tutti quegli atti propri di una persona.
5:23. La distinzione dello Spirito dal Padre e dal Figlio è inoltre chiaramente insegnata quando lo Spirito è chiamato “un altro” o è inviato come proveniente dal Padre e dal Figlio, come in Giovanni 14.
5:24. Pertanto, Dio, come oggetto della nostra fede, è pienamente sufficiente in ogni aspetto per donarci la salvezza. Infatti tutto l’amore, la grazia e la comunicazione di ciò che serve per vivere bene provengono dal Padre, dal Figlio e dallo Spirito Santo, come in 2 Corinzi 13:13.
- 2 Corinzi 13:13 - "La grazia del Signore Gesù Cristo e l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi".
Note esplicative
- ↑ Il termine chiave qui è sussistenza, che in teologia classica ha un significato tecnico ben distinto da essenza ed esistenza, sebbene tutti e tre i termini siano spesso confusi nel linguaggio comune. Essenza (essentia): Deriva dal participio futuro latino essentia ("ciò che è in procinto di essere") e indica la natura o la sostanza di una cosa, cioè ciò che essa è in sé e per sé. Nel caso di Dio, l’essenza è una, indivisibile, spirituale ed eterna. Essa designa ciò che Dio è: onnipotente, eterno, giusto, amorevole, ecc. Esistenza (existentia): Dal latino ex-sistere, "uscire fuori, manifestarsi". L’esistenza è l’atto dell’essere reale, il fatto che qualcosa è effettivamente, non solo come concetto o possibilità. Mentre l’essenza risponde alla domanda che cos’è?, l’esistenza risponde alla domanda c’è veramente?. Nel caso di Dio, essenza ed esistenza coincidono perfettamente, perché Dio è il suo stesso essere (come dirà l'ontologia classica: Deus est ipsum esse). Sussistenza (subsistentia): Dal latino sub-sistere, "stare sotto, sussistere", indica un'esistenza concreta e distinta all'interno di una natura comune. In teologia trinitaria, una "sussistenza" è una persona, cioè un modo personale e distinto di sussistere nell’unica essenza divina. Le tre Persone della Trinità — Padre, Figlio e Spirito Santo — non sono tre essenze, né tre esistenze indipendenti, ma tre sussistenze della stessa essenza divina. Ognuna ha tutta l’essenza, ma la possiede in modo personale e relazionale. In altre parole: Essenza: ciò che Dio è (natura divina), Sussistenza: chi Dio è, in ciascuna Persona (Padre, Figlio, Spirito), Esistenza: il fatto che Dio è realmente. Ames, seguendo la precisione teologica riformata, adopera sussistenza per distinguere correttamente le Persone divine, evitando l’errore di considerarli "esseri" separati o "parti" dell’essenza divina.
- ↑ L’assenza del termine "Trinità". Nel capitolo 5 del Marrow of Theology, William Ames espone chiaramente la distinzione tra le persone divine e l’essenza unica di Dio, trattando con rigore dottrinale la realtà del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Tuttavia, sorprendentemente, non utilizza mai il termine "Trinità", che pure era già da secoli consolidato nella teologia cristiana. Questo silenzio può essere interpretato in diversi modi: (1) Scelta metodologica: Ames, fedele al metodo ramista e alla chiarezza definitoria, può aver preferito esporre direttamente il contenuto della dottrina trinitaria — cioè l’unicità dell’essenza divina e la distinzione delle tre persone — piuttosto che introdurre il termine "Trinità", che è un’etichetta sintetica non presente nella Scrittura. In tal senso, Ames si allinea al principio protestante del sola Scriptura, privilegiando un’esposizione terminologica fondata direttamente sul testo biblico. (2) Contesto polemico: È possibile che Ames eviti il termine per non appiattire la dottrina trinitaria su una formula teologica scolastica troppo rigidamente connotata. Il suo stile sistematico e didattico cerca forse di ricondurre il discorso alle fondamenta bibliche e funzionali della distinzione personale, evitando termini che, pur ortodossi, potevano essere avvertiti come troppo astratti o legati a controversie metafisiche. (3) Espediente pedagogico: Ames sembra voler costruire progressivamente l'intelaiatura della dottrina cristiana, lasciando che il concetto di Trinità emerga dai dati rivelati piuttosto che introdurlo come premessa. In tal modo, invita il lettore a dedurre la realtà trinitaria da ciò che è rivelato di Dio nella Scrittura, anziché accettarla come definizione già confezionata. In definitiva, pur non usando il termine "Trinità", Ames insegna inequivocabilmente la sostanza della dottrina trinitaria, in perfetta coerenza con la fede riformata classica.
- ↑ Cioè non deriva l’esistenza da un’altra, in quanto tutte partecipano della stessa essenza divina eterna.
- ↑ L’espressione "modi di sussistere" (modi subsistendi) potrebbe, a prima vista, far pensare alla dottrina eretica del modalismo (o sabellianesimo), secondo cui le tre Persone divine non sarebbero realmente distinte, ma semplici modi o manifestazioni temporanee di un’unica Persona divina. Tuttavia, Ames non cade affatto in questa posizione, e il contesto dimostra che egli mantiene con rigore la distinzione reale tra le tre Persone, così come affermato dalla dottrina trinitaria ortodossa. Per comprendere il suo linguaggio, occorre distinguere: (1) Il modalismo eretico insegna che Dio è una sola Persona che si manifesta in tre modalità successive o funzionali (Padre nella creazione, Figlio nell’incarnazione, Spirito nella santificazione), negando la distinzione reale ed eterna delle Persone. (2) La teologia trinitaria ortodossa, invece, parla di tre Persone realmente distinte (tres personae), ciascuna delle quali possiede pienamente l’unica essenza divina, ma in un modo personale e relazionale distinto. In questo senso, i "modi di sussistere" non sono mere apparenze o funzioni, ma sussistenze personali, identificate dai loro rapporti originari: Il Padre non è generato né procede; Il Figlio è eternamente generato dal Padre; Lo Spirito procede eternamente dal Padre e dal Figlio. Questa distinzione è espressa, in latino, con la formula classica: Una essentia, tres modi subsistendi, o anche una essentia, tres personae, a seconda della tradizione terminologica. Ames segue questa linea, adottando modi subsistendi non in senso funzionale, ma per indicare i modi personali e relazionali con cui l’essenza divina è posseduta distintamente dalle tre Persone. In conclusione, l’uso dell’espressione modi di sussistere da parte di Ames è perfettamente compatibile con l’ortodossia trinitaria, e deve essere compreso in opposizione al modalismo, non come sua concessione.
- ↑ Questa distinzione “nell’ordine del principio” si riferisce alla generazione del Figlio dal Padre e alla processione dello Spirito.
- ↑ Il termine "spirare". In 5:10 Ames usa il verbo spirare in senso tecnico trinitario, non fisico né cronologico. Derivato dal latino spirare (“soffiare”), il termine indica l’eterna processione dello Spirito Santo dal Padre e dal Figlio (spirantes), in opposizione allo Spirito che è spirato (spiratus). Non si tratta di generazione (come nel caso del Figlio), ma di una distinta relazione personale interna alla Trinità. Nel pensiero occidentale, seguìto da Ames, lo Spirito procede da entrambi, secondo la dottrina del Filioque, come atto immanente e necessario della vita divina. Questa distinzione salvaguarda l’unità dell’essenza divina e la reale distinzione tra le Persone.