Letteratura/Midollo Sacra Teologia/6 L'efficacia operativa di Dio

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Capitolo 6. Dell'efficacia operativa di Dio

6:1 L’efficacia operativa[1] di Dio è quella per cui egli opera ogni cosa in tutte le cose.

  • Efesini 1:11 - "In lui, dico, nel quale siamo pure stati fatti eredi, a ciò predestinati secondo il proposito di colui che opera tutte le cose secondo il consiglio della propria volontà".
  • Romani 11:36 - ''Poiché da lui, per mezzo di lui e per lui sono tutte le cose. A lui sia la gloria in eterno. Amen".

6:2 Quest’azione operante o efficacia di Dio, intesa attivamente come ciò che Dio fa, non è realmente distinta da Dio stesso[2]. Poiché nella natura di Dio, che è semplicissima e immutabile, non può esserci alcuna composizione né mutamento tra potenza e atto. Tuttavia essa implica una certa relazione di Dio con un effetto reale.

63 Egli opera ogni cosa in tutte le cose, poiché l’efficacia di ogni realtà e di ogni evento dipende dalla causa prima, non solo riguardo alla sostanza, ma anche in tutte le circostanze reali.

  • Isaia 45:7 - "io formo la luce, creo le tenebre, do il benessere, creo l'avversità; io, l'Eterno, sono colui che fa tutte queste cose".
  • Lamentazioni 3:37-38 - "Chi dice mai una cosa che si avveri, se il Signore non lo ha comandato? Il male e il bene non procedono forse dalla bocca dell'Altissimo?".'

6:4 Nell’efficacia operativa di Dio risplendono sia la sua essenza che la sua sussistenza personale[3].

6:5 L’efficacia che attiene all’essenza di Dio è la sua onnipotenza.

6:6 La potenza di Dio, considerata semplicemente come capacità, è del tutto identica alla sua sufficienza, e appartiene propriamente alla natura di Dio, in quanto essere. Così intesa, essa precede la conoscenza e la volontà di Dio. '

  • Romani 11:23 - "E anche quelli, se non perseverano nella loro incredulità, saranno innestati, perché Dio è potente da innestarli di nuovo".

6:7 Ma la potenza, in quanto esercitata, viene in un certo senso dopo la sufficienza, e riguarda l’efficacia operativa di Dio. In tal modo segue la conoscenza e la volontà divina.

  • Salmo 115:3; 135:6 - "Ma il nostro Dio è nei cieli; egli fa tutto ciò che gli piace.[...] L'Eterno fa tutto ciò che gli piace,in cielo e in terra, nei mari e in tutti gli abissi".

6:8 L’ordine concettuale è quindi questo: Primo, in Dio concepiamo il potere di fare (''posse''); secondo, la conoscenza (''scire''); terzo, la volontà (''velle''); infine, il compiere con potenza (''efficere potenter''). Questo si distingue dalla volontà efficace di Dio soltanto ''ratione'', ossia logicamente, come si vede nel sillogismo della fede in Matteo 8:2-3 - "Ed ecco un lebbroso, accostatosi, gli si prostrò davanti dicendo: 'Signore, se vuoi, tu puoi purificarmi'. E Gesù, stesa la mano, lo toccò dicendo: 'Lo voglio, sii purificato'. E in quell'istante egli fu purificato dalla sua lebbra". L’argomento va dalla volontà alla potenza.

6:9 Perciò anche la volontà di Dio, in quanto principio operante, possiede una forma di potenza. Romani 9:19: "Tu allora mi dirai: 'Perché rimprovera egli ancora? Poiché chi può resistere alla sua volontà?'. L’onnipotenza esecutiva non è altro che la volontà operante di Dio.

  • Salmo 33:9 - ''Poiché egli parlò, e la cosa fu; egli comandò e la cosa sorse".
  • Apocalisse 4:11 - "Degno sei, o Signore e Dio nostro, di ricevere la gloria, l'onore e la potenza, poiché tu creasti tutte le cose e per la tua volontà esistettero e furono create".

6:10 È dunque un errore, contrario alla natura di Dio, affermare che egli voglia propriamente fare molte cose che però, per la sua onnipotenza, non fa[4].

  • Efesini 1:19-20 - " quale sia verso noi che crediamo l'immensità della sua potenza. Questa potente efficacia della sua forza egli l'ha messa in atto in Cristo, quando lo risuscitò dai morti e lo fece sedere alla propria destra nei luoghi celesti".

6:11 L’onnipotenza di Dio è ciò per cui egli può compiere tutto ciò che vuole o può volere.

  • 2 Cronache 20:6 - "O Eterno, Dio dei nostri padri, non sei tu l'Iddio dei cieli? Non sei tu che domini su tutti i regni delle nazioni? Non hai tu nelle tue mani la forza e la potenza, in modo che nessuno ti può resistere?".
  • Luca 1:37 - "poiché nessuna parola di Dio rimarrà inefficace".
  • Filippesi 3:21 - "... che trasformerà il corpo della nostra umiliazione rendendolo conforme al corpo della sua gloria, in virtù della potenza per la quale egli può anche sottoporsi ogni cosa".

6:12 Perciò, ovunque nell’Antico Testamento, Dio è chiamato ''El-Gibbōr'', Dio potente (Isaia 9:5''; Geremia 32:18), e ''El-Shaddai'', Dio onnipotente (Genesi 17:1; 35:11''; Rut 1:20-21). Nel Nuovo Testamento è chiamato παντοκράτωρ, "Signore onnipotente'' (2 Corinzi 6:18; 'Apocalisse 1:8; 4:8) e l’unico δυνάστης, ''Sovrano potente'' (1 Timoteo 6:15). La potenza viene attribuita a Dio in senso attivo, perché egli comunica potere ad altri, come causa delle cause.

6:13 Tuttavia, propriamente parlando, "Potentia, vel potestas causae[5]". la potenza attiva non si addice a Dio come se, in sé stesso, fosse prima inerte e poi cominciasse ad agire. Dio infatti è atto purissimo.

  • Giacomo 1:17 - "... ogni cosa buona e ogni dono perfetto vengono dall'alto, discendendo dal Padre degli astri luminosi presso il quale non c'è variazione né ombra di mutamento".

6:14 Non dobbiamo dunque immaginare in Dio una potenza attiva distinta dalla sua essenza. Infatti, la stessa essenza divina è quella potenza per cui egli è potente, come la medesima essenza per cui egli è misericordioso è la misericordia stessa.

6:15 Tuttavia, la potenza attiva si applica a Dio in rapporto alla creatura, che può ricevere ed esperire quell’atto divino che prima non conosceva né provava.

  • Matteo 19:26 - "Gesù, guardandoli fissi, disse loro: 'Agli uomini questo è impossibile, ma a Dio ogni cosa è possibile'”.

6:16 L’onnipotenza di Dio si applica a tutte le cose che non sono assolutamente impossibili — tutto ciò che Dio vuole, o può volere.

6:17 Essa non si esercita su cose assolutamente impossibili (ἀδύνατα), che implicano contraddizione, sia in Dio che nelle creature[6].

  • 2 Timoteo 2:13 - "...se lo rinnegheremo, anch'egli ci rinnegherà; se siamo infedeli, egli rimane fedele, perché non può rinnegare sé stesso".

6:18 Da qui nasce una distinzione sull’onnipotenza divina: essa si divide in potenza assoluta e potenza ordinata (o attuale).

6:19 La potenza assoluta è quella per cui Dio può compiere tutte le cose possibili, anche se non le compirà mai.

  • Matteo 3:9 - "E non pensate di dire dentro di voi: 'Abbiamo per padre Abraamo', perché io vi dico che Dio può far sorgere da queste pietre dei figli ad Abraamo".
  • Matteo 26:53 - "Credi forse che io non potrei pregare il Padre mio, che mi manderebbe in questo istante più di dodici legioni d'angeli?".
  • Marco 10:27 - "Agli uomini è impossibile, ma non a Dio, perché tutto è possibile a Dio".
  • Efesini 3:20 - "Colui che può, mediante la potenza che opera in noi, fare infinitamente al di là di quel che domandiamo o pensiamo".

6:20 La potenza ordinata è quella per cui Dio compie effettivamente ciò che, secondo il suo decreto, egli ha voluto

  • Salmo 115:3 - "Ma il nostro Dio è nei cieli; egli fa tutto ciò che gli piace".

6:21 Tuttavia, la potenza assoluta non può mai opporsi alla sapienza, alla giustizia o alla volontà di Dio; perché ciò che Dio può fare, secondo la sua potenza assoluta, non sarà mai contrario a ciò che egli è[7].

6:22 La potenza assoluta non è quindi un potere arbitrario o irrazionale, ma è conforme alla natura di Dio, benché non sempre sia attuata nella sua potenza ordinata.

6:23 L’attuazione della potenza ordinata è sempre conforme al consiglio eterno di Dio.

6:24 Ciò che Dio ha deciso di fare, lo compie efficacemente, e nulla può impedire la sua azione.

6:25 Tuttavia, Dio agisce in modo che anche le cause seconde abbiano una parte nel processo della realizzazione[8].

6:26 Le creature razionali, pur essendo soggette alla potenza di Dio, agiscono in modo libero secondo la loro natura creata[9].

6:27 Dio può anche agire senza l’uso delle cause seconde, oppure al di sopra di esse, come nei miracoli.

6:28 Ma egli non agisce mai in contraddizione con la sua stessa natura, né impone violenza alla volontà delle sue creature razionali.

6:29 La potenza divina, dunque, si manifesta in modo perfetto, sia nella creazione, sia nella provvidenza, sia nella redenzione.

6:30 La glorificazione finale dei credenti sarà l’opera suprema della potenza divina, in quanto essa trasformerà completamente il loro essere a immagine del Cristo glorificato.

  • Filippesi 3:21 - "... che trasformerà il corpo della nostra umiliazione rendendolo conforme al corpo della sua gloria, in virtù della potenza per la quale egli può anche sottoporsi ogni cosa".

6:31 In conclusione, la potenza di Dio non è altro che la sua essenza stessa nella misura in cui essa si riferisce all’operare divino verso l’esterno, e tutta la creazione, conservazione e redenzione del mondo ne è l’espressione visibile e perfetta

  • 1 Pietro 1:2 - "... eletti secondo la prescienza di Dio Padre, mediante la santificazione dello Spirito, a ubbidire e ad essere cosparsi del sangue di Gesù Cristo: grazia e pace vi siano moltiplicate".

Note

  1. Il termine inglese usato da Ames è "efficiency", che in contesto teologico classico non corrisponde alla moderna "efficienza" (intesa come rendimento). Indica piuttosto la capacità divina di produrre effetti reali nella creazione: l’azione efficace di Dio come causa prima e sovrana di ogni cosa.
  2. Con questa espressione Ames intende riaffermare un punto centrale della teologia classica, specialmente agostiniana e tomista, ovvero l’assoluta semplicità di Dio (simplicitas Dei). Quando si dice che l’azione o efficacia di Dio "non è realmente distinta" da Dio stesso, si vuole dire che in Dio non c’è composizione tra essenza e azione: ciò che Dio fa, Dio lo è. La sua potenza operante, il suo volere, il suo agire, non sono parti o proprietà separabili dalla sua essenza, ma sono identici al suo stesso essere. Questa concezione si oppone, ad esempio, a ogni idea che concepisca Dio come un soggetto inerte che poi "entra" nell’azione. Al contrario, Dio è atto puro (actus purus), come dirà Tommaso d’Aquino, e quindi ogni suo agire è eterno, indivisibile, immutabile e pienamente coincidente con il suo essere. In altre parole, l’efficacia di Dio non è qualcosa di aggiunto a Lui, come avviene negli esseri creati, ma è lui stesso in azione. Per Ames, quindi, parlare dell’efficacia divina è parlare di Dio stesso nella sua relazione attiva con il mondo, senza introdurre alcuna separazione reale tra soggetto e azione in Dio.
  3. Con l’espressione “sussistenza personale” Ames si riferisce alla Trinità delle Persone divine: Padre, Figlio e Spirito Santo. In teologia classica, l’“essenza” di Dio è unica, ma sussiste in tre “persone” distinte, ciascuna delle quali non è una parte dell’essenza, ma l’intera essenza sussistente in modo personale.Pertanto, quando Ames dice che nell’efficacia operativa di Dio risplendono sia la sua essenza che la sua sussistenza personale, intende dire che: da un lato, ogni atto divino manifesta l’unica natura di Dio (la sua potenza, sapienza, bontà, ecc.), dall’altro lato, ogni atto divino è anche riconducibile alle Persone divine secondo un ordine e una modalità propria (ad esempio, il Padre è fonte, il Figlio è mediatore, lo Spirito è applicatore). Sebbene le opere di Dio ad extra siano indivise (ossia l’intera Trinità opera sempre congiuntamente), esse riflettono la distinzione personale tra Padre, Figlio e Spirito. Dunque, la sussistenza personale risplende nell’opera, perché ogni azione divina è da Dio (Padre), per mezzo di Dio (Figlio), e in Dio (Spirito Santo), secondo la nota formula trinitaria.
  4. Ames, in linea con la teologia riformata classica, intende qui difendere la perfetta unità tra la volontà e l’azione di Dio. Quando scrive che è un errore dire che Dio voglia fare molte cose che poi, per la sua onnipotenza, non fa, sta criticando un’idea errata secondo cui Dio avrebbe dei desideri “autonomi” che non si traducono mai in realtà, come se potesse desiderare una cosa ma poi “decidere” di non attuarla perché ha un potere superiore che glielo impedisce o perché “sceglie di non usarlo”. Ames nega che ciò sia coerente con la natura divina. Secondo la sua dottrina: La volontà di Dio è efficace, ossia ciò che Dio vuole veramente, si compie. Non c’è in Dio una volontà inefficace o frustrata. L’onnipotenza non è un freno alla volontà di Dio, ma il mezzo infallibile tramite cui essa si realizza.Pertanto, dire che Dio voglia qualcosa che poi non fa, come se la sua onnipotenza lo trattenesse, è incoerente: significherebbe dividere la volontà di Dio dalla sua potenza, introdurre una tensione interna in Dio, e in ultima analisi attribuirgli una frustrazione o impotenza, il che è contrario al concetto di Dio perfettamente semplice, libero e onnipotente. In termini scolastici, Ames sta respingendo la distinzione (a volte abusata) tra volontà antecedente e volontà conseguente, se intesa nel senso che Dio vorrebbe il bene di tutti ma poi decide di non realizzarlo, pur potendo. Per Ames, Dio non ha mai una volontà inefficace: tutto ciò che egli vuole in senso proprio e supremo, lo compie infallibilmente.
  5. L’espressione latina significa "potenza o potere della causa", ovvero la capacità propria di una causa di produrre effetti. Ames afferma che tale concetto, valido per le creature, non si applica propriamente a Dio, perché in lui la potenza non è una facoltà distinta, ma coincide con il suo stesso essere e agire. Pertanto, parlare di una "potenza causale" in senso proprio per Dio sarebbe improprio; si può farlo solo in senso analogico.
  6. Ames intende qui precisare i limiti logici della onnipotenza divina: Dio non può fare ciò che è intrinsecamente contraddittorio, come ad esempio creare un cerchio quadrato o rendere vero e falso allo stesso tempo uno stesso enunciato. Queste "cose impossibili" (in greco ἀδύνατα) non sono veri oggetti di potenza, perché non sono propriamente "cose", ma solo incoerenze del pensiero. Lo stesso vale sia per Dio che per le creature: una contraddizione non può essere realizzata da nessun essere, perché viola le leggi della logica, che non sono limiti esterni a Dio, ma espressione coerente del suo stesso essere razionale.
  7. Ames chiarisce che la potenza assoluta di Dio non è arbitraria né priva di orientamento morale o razionale. Anche se Dio, in linea di principio, potrebbe fare qualsiasi cosa non logicamente impossibile, egli non farà mai nulla che contraddica la sua stessa natura, che è perfettamente saggia, giusta e buona. Quindi, non esistono atti di onnipotenza che siano in conflitto con la sua volontà santa o con la sua sapienza, perché tutte le sue perfezioni sono armonicamente unite. In altre parole, ciò che Dio può fare è sempre coerente con ciò che Dio è.
  8. Qui Ames afferma che l'azione divina non esclude né annulla l'efficacia delle cause seconde, cioè di tutti quei mezzi, agenti o strumenti attraverso cui Dio opera nel mondo creato. Pur essendo Dio la causa prima e sovrana di ogni evento, egli sceglie ordinariamente di operare mediante cause seconde (come le leggi naturali, le volontà umane, o le strutture sociali), assegnando loro un vero ruolo causale. Questo principio è fondamentale nella teologia riformata per evitare due errori opposti: il deismo, che separa Dio dal mondo e lo rende inattivo, e il determinismo fatalista, che cancella la responsabilità e l'efficacia delle creature. In breve, Dio opera tutto, ma non da solo, bensì anche attraverso mezzi creati che egli stesso ha stabilito.
  9. Ames afferma qui che, sebbene le creature razionali (come gli esseri umani) siano completamente sottoposte alla sovranità e potenza di Dio, esse non agiscono come semplici automi. Al contrario, esse esercitano una libertà reale e responsabile, conforme alla loro natura creata. Questa libertà non è assoluta o indipendente, ma opera dentro i limiti e l’ordine stabilito da Dio. In altre parole, Dio preserva e determina la capacità delle creature di scegliere e agire, ma senza forzarle o annullarne la libertà intrinseca, così che le loro azioni rimangono autenticamente libere e significative.