Letteratura/Non dice forse/10

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Indice generale

Ma quel versetto non dice forse che... (di John Samson)

Capitoli: PREFAZIONE - 1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6 - 7 - 8 - 9 - 10 - 11 - 12 - 13 - 14 - 15 - 16 - 17 - 18 - 19 - 20

 

CAPITOLO 10: MA 1 TIMOTEO 2:4 NON DICE FORSE...

In che modo l'Elezione sovrana potrebbe essere vera quando 1 Timoteo 2:4 dice chiaramente che Dio"vuole che tutti gli uomini siano salvati e vengano alla conoscenza della verità"?

Nel capitolo precedente, ho menzionato che alcuni studiosi che rispetto grandemente hanno interpretato il testo di 2 Pietro 3:9 attraverso le lenti di ciò che essi vedono come la volontà dispositiva di Dio. Molti fra questi stessi studiosi interpreterebbero 1 Timoteo 2:4 allo stesso modo. Essi direbbero che Dio desidera che tutti siano salvati e che vengano alla conoscenza della verità (in un senso) ma che pure Egli permette a molti di resistere alla Sua volontà e, così facendo, di finire perduti per sempre. Si potrebbe ancora dire molto su questa interpretazione. Eppure, ancora una volta, io credo che un esame attento del testo stesso ci indica una direzione diversa, che cercherò di delineare qui,

Prima di farlo, però, permettetevi di dire che è del tutto possibile che qualcuno non si ponga delle domande su un testo della Scrittura perché presume di averlo già capito. Questo è il segno distintivo della tradizione. Ciechi di fronti ai nostri stessi presupposti, crediamo di non avere bisogno di considerare un testo oggettivamente e vedere se la comprensione che ne abbiamo possa essere verificata dal testo stesso. Però, se facciamo un profondo respiro e ci armiamo del coraggio necessario per farci la semplice domanda: "Che cosa ci dice il contesto sull'uso che fa della parola 'tutti' qui in questo testo?", io credo che noi giungeremmo all'interpretazione corretta.

Di fatto, è di vitale importanza fare questo, perché il contesto ci informa sul modo in cui una data parola sia usata e come debba essere intesa.

IL SIGNIFICATO DELLA PAROLA "TUTTI"

La parola tradotta con "tutti" in 1 Timoteo 2:4 è il greco "pas". Come ho menzionato nel capitolo precedente, talvolta la parola "tutti" si riferisce a tutta la gente dovunque sia. In altre occasioni significa "di ogni tipo" o "tutte le classi o tipi", o "tutti nell'ambito di un certo tipo o classe".

Nella stessa lettera, scritta ovviamente dallo stesso autore, leggiamo le espressioni molto conosciute del capitolo 6 versetto 10: "L'attaccamento al denaro infatti è la radice di tutti i mali" (CEI) tradotta dalla nostra Riveduta: " l'amore del denaro è radice di ogni specie di mali; e alcuni che vi si sono dati, si sono sviati dalla fede e si sono procurati molti dolori". Gli studiosi moderni riconoscono che il termine "pas" talvolta significa "tutti" e qualche volta "ogni specie", in dipendenza dal contesto in cui si trova.

Menziono questo perché, quando esaminiamo 1 Timoteo 2:4, io credo che il termine "tutti" sia usato nello stesso modo, in riferimento, cioè, ad ogni specie di uomini, e proprio sulla base del contesto in cui si trova.

Ecco il brano di 1 Timoteo 2:1-4:

"Esorto dunque, prima di ogni altra cosa, che si facciano suppliche, preghiere, intercessioni, ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che sono costituiti in autorità, affinché possiamo condurre una vita tranquilla e quieta in tutta pietà e dignità. Questo è buono e gradito davanti a Dio, nostro Salvatore, il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e vengano alla conoscenza della verità".

Chi sono "tutti gli uomini" del versetto 1?

Si tratta di una questione molto importante perché io credo che il "tutti gli uomini" del versetto 1 sia lo stesso del versetto 4, dato che l'argomento non cambia in alcun modo in questo brano.

Quando Paolo scrive: "Esorto dunque, prima di ogni altra cosa, che si facciano suppliche, preghiere, intercessioni, ringraziamenti per tutti gli uomini" forse che chiede a Timoteo di procurarsi l'equivalente di un libro del telefono e, partendo dall'alfa (la prima lettera dell'alfabeto greco) arrivare fino all'omega (l'ultima) e mettersi a fare suppliche, preghiere, intercessioni, ringraziamenti per ogni singolo individuo della città... oppure, più di quello, per tutto il mondo? Non lo credo. Perché dico questo?

Perché Paolo qualifica il versetto 1 con il versetto 2 quando parla di re (i re sono tipi di uomini) e quelli che sono costituiti in autorità (ancora dei tipi di persone).

Perché dovremmo pregare per loro?

Uno dei motivi per i quali dovremmo pregare per loro è perché queste persone (re e quelli costituiti in autorità) prendono delle decisioni che influiscono sulla popolazione in generale. Se queste persone hanno gli occhi aperti, essi non diventano persecutori dei cristiani, ma metteranno in atto delle leggi che di fatto pongono un freno al peccato, cosicché "possiamo condurre una vita tranquilla e quieta in tutta pietà e dignità". Dobbiamo pregare per le autorità civili perché il buon governo può significare una certa misura di pace nella società. Allora sarà più facile diffondere l'Evangelo quando non vi è turbamento sociale.

Il testo pure indica un'altra ragione per cui dovremmo pregare, cioè che Dio desidera che tutti (tutti chi?) - ogni tipo di persone, incluse quelle influenti e in autorità nella società - siano salvate.

Il suo messaggio a Timoteo era questo: Non pregate solo per i contadini e la gente umile del popolo (quelli che allora maggiormente venivano a Cristo), ma ricordate di pregare per i re e per le stesse autorità civili che stanno perseguitando i cristiani. Fate della preghiera di questo tipo una priorità. Fatelo "prima di ogni altra cosa". Prega per queste persone, Timoteo. Fa' in modo che la Chiesa preghi per queste persone, perché Dio desidera che ogni tipo di persone - anche re ed imperatori - e l'élite della società - persone di ogni tipo, siano salvate.

Dobbiamo rammentarci che i primi cristiani provenivano soprattutto dalle classi più basse della società, e così questo sarebbe stato per loro una GRANDE notizia. Come Paolo scrive in un altro luogo, in 1 Corinzi 1:26-29: "Infatti, fratelli, guardate la vostra vocazione; non ci sono tra di voi molti sapienti secondo la carne, né molti potenti, né molti nobili; ma Dio ha scelto le cose pazze del mondo per svergognare i sapienti; Dio ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare le forti; Dio ha scelto le cose ignobili del mondo e le cose disprezzate, anzi le cose che non sono, per ridurre al niente le cose che sono, perché nessuno si vanti di fronte a Dio".

Torniamo ora al brano di 1 Timoteo 2, perché c'è ancora altro che dovremmo cogliervi. Normalmente, i versetti che seguono al v. 4 non sono tenuti tanto in considerazione, ma lo dovrebbero. La prima parola stessa dopo il vers. 4 è quello che traduciamo con: "Infatti" (v. 5), una parola di connessione, che congiunge quel che è stato detto prima con quello che segue.

Perché dobbiamo pregare per ogni tipo di uomini affinché siano salvati e vengano alla conoscenza della verità?

La risposta è perché:"c'è un solo Dio e anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo, che ha dato se stesso come prezzo di riscatto per tutti; questa è la testimonianza resa a suo tempo"(v. 5-6).

SE quel "tutti gli uomini" si riferisse a tutti gli abitanti del pianeta terra, saremmo di fronte ad un grosso problema teologico. Il dott. James White delinea questo problema nel seguente modo:

"In primo luogo, se uno prende il "tutti gli uomini" del v. 4 col significato di "tutti gli uomini individualmente", non ne conseguirebbe per necessità che Cristo deve essere pure mediatore per tutti gli uomini? Se uno dice: "Sì, Cristo è il mediatore di ogni singolo essere umano", non ne conseguirebbe che Cristo di fatto fallisce nel suo compito di mediatore ogni qual volta una persona neghi la Sua opera attraverso il proprio onnipotente atto di libero arbitrio? Si potrebbe sperare che nessuno studioso della Bibbia mai promuoverebbe una simile idea, perché chiunque abbia familiarità del rapporto esistente fra espiazione, mediazione ed intercessione nella lettera agli Ebrei sa bene che fare una tale affermazione capovolgerebbe l'intera argomentazione di Ebrei 7-10. Per il momento, rileviamo semplicemente come sia molto più coerente con la teologia biblica il riconoscere che Cristo media in favore degli eletti e li salva perfettamente, piuttosto che asserire che Cristo media per tutti.

Il secondo punto è strettamente legato al primo: il riscatto che Cristo offre nel sacrificio che Egli fa di Sé stesso o è salvifico oppure non lo è. Se esso fosse fatto in favore di tutti gli uomini, allora inevitabilmente tutti gli uomini sarebbero salvati. Ancora, però, vediamo com'è molto più coerente riconoscere che lo stesso significato di "tutti gli uomini" e "tutti" fluisce attraverso tutto il brano, e quando guardiamo alle inappuntabilmente chiare affermazioni della Scrittura al riguardo della fattiva intenzione e risultato dell'opera di Cristo sulla croce, vedremo come vi sia nessun altro mezzo coerente di interpretare queste parole in 1 Timoteo. ("La libertà del vasellaio", p. 142).

Dobbiamo comprendere come la funzione o proposito di un mediatore è quella di mediare - venire in mezzo a due parti estraniate l'una all'altra al fine di riportarle assieme. Ora, se "tutti gli uomini" si riferisse ad ogni singolo individuo sulla terra, allora, in primo luogo, Cristo spesso fallisce nella Sua opera di mediatore - perché la Scrittura rende chiaro che l'ira di Dio senza alcun dubbio cadrà su molti all'inferno. In secondo luogo, saremmo lasciati con un riscatto che, nel caso di quelli che finiscono all'inferno, di fatto non paga per il loro peccato - essi sono infatti ancora all'inferno che pagano per i loro peccati. Se Cristo di fatto ha pagato per i peccati di coloro che finiscono all'inferno, che cosa mai avrebbe realizzato il sacrificio di Cristo per loro? La risposta sarebbe proprio nulla. Saremmo lasciati con un riscatto che di fatto non compie alcuna espiazione - una semplice redenzione ipotetica che nella realtà dei fatti non consegue nulla per il peccatore perduto. Saremmo così lasciati con il Mediatore che fallisce nel Suo compito e che fornisce una redenzione che di fatto non redime proprio nulla. Esito perfino a scrivere queste parole, talmente sono scandalose. Questo, però, è esattamente ciò con il quale saremmo lasciati se "tutti gli uomini" significasse tutti senza eccezione.

Cristo, però, è molto di più che un Salvatore ipotetico. Al contrario, Egli adempie alla profezia originale di Matteo 1:21 quando l'angelo dice a Giuseppe:"Ella partorirà un figlio, e tu gli porrai nome Gesù, perché è lui che salverà il suo popolo dai loro peccati".

Proprio come Cristo, nella Sua Preghiera sacerdotale rende chiaro che Egli stava pregando il Padre per un popolo distinto, delle persone specifiche e non per l'intero mondo: "Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per quelli che tu mi hai dati, perché sono tuoi"(Giovanni 17:9) - così Egli è morto (lo stesso giorno successivo) al fine di salvarle. Coloro per cui ha pregato sono esattamente le stesse persone per le quali Egli è morto, ed ancora le stesse persone per le quali Egli ora fa opera di mediazione alla presenza di Dio. Egli è il Sommo Sacerdote perfetto, il Salvatore perfetto ed il Mediatore perfetto in favore del Suo popolo, di coloro che Gli appartengono perché il Padre glieli ha affidati.

Volgendoci ora ad un altro testo biblico, in Apocalisse 5, ci viene dato un altro scorcio profetico nel futuro che ci rivela che cosa Gesù, l'Agnello, abbia conseguito di fatto nella Sua opera espiatoria sulla croce. Egli non ha salvato "tutti" o reso la salvezza "potenzialmente disponibile" a tutti. Egli ha compiuto un'efficace opera espiatoria con il fine, l'obiettivo di salvare persone specifiche. Che cos'è che di fatto Egli ha conseguito?

In Apocalisse 5:9, l'inno celeste risuona alla lode dell'Agnello e dice:"Tu sei degno di prendere il libro e di aprirne i sigilli, perché sei stato immolato e hai acquistato [di fatto] a Dio, con il tuo sangue, gente [specifica] di ogni tribù, lingua, popolo e nazione". Notate in questo versetto le parole specifiche. Lo esprime meglio la Nuova Diodati quando fa uso della preposizione DA: "Tu sei degno di prendere il libro e di aprirne i sigilli, perché sei stato ucciso, e col tuo sangue ci hai comprati a Dio da ogni tribù, lingua, popolo e nazione", ma il significato è chiaro ed è lo stesso. Il greco per "da" è "ek", che significa "fuori da" ogni tribù, lingua, popolo e nazione; non tutti senza eccezione, ma tutti senza distinzione.

Cito questo brano di Apocalisse 5 perché è in perfetta armonia con 1 Timoteo 2:4, che chiaramente insegna come Dio desideri che tutti (i tipi di persone) siano salvati e che giungano alla conoscenza della verità. Attorno al Suo trono Dio avrà rappresentata ogni tribù, lingua, etnia e nazione, che canterà in onore dell'Agnello che è stato immolato per redimerli. Alleluia! Che grande Salvatore!