Letteratura/Non dice forse/18

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Indice generale

Ma quel versetto non dice forse che... (di John Samson)

Capitoli: PREFAZIONE - 1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6 - 7 - 8 - 9 - 10 - 11 - 12 - 13 - 14 - 15 - 16 - 17 - 18 - 19 - 20

 

CAPITOLO 18 - I DARDI INFUOCATI DEL MALIGNO

Una delle prime cose che Dio ha fatto per me dopo essere giunto alla fede in Cristo, è stata quella di darmiuna stabile e profonda certezza di salvezza. Romani 8:16 ci dice: “Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio”.Questa testimonianza interiore mi ha portato alla certa conoscenza che, nonostante tutti i miei difetti ed incoerenze, di fatto io appartengo a Lui: sono e sarò Suo per tutta l’eternità. Quando leggo le Scritture le meraviglie di questa grande salvezza diventano sempre più chiare. Dio mi ha salvato. Sono Suo e Cristo veramente mi ama e mi ha dato vita eterna. Una pace celeste ha così inondato la mia anima. Io potevo e posso dire: “Io sono dell'amico mio; e l'amico mio è mio”.

Poi, però, ad un certo punto del mio cammino, questa mia pace è stata disturbata. Le meraviglie della Sua grazia, operate attraverso Cristo e la Sua opera redentrice, si sono come oscurate … non perché avessi letto dei libri che, mettendo in questione le affermazioni della fede cristiana, mi avessero in qualche modo messo in crisi, ma è proprio leggendo le Sacre Scritture che cominciavo a trovare affermazioni che apparentemente mostravano come la mia salvezza, dopo tutto, fosse più fragile ed insicura di quanto avessi immaginato. Non so se abbiate avuto in qualche modo questa stessa mia esperienza.

Ecco cosa intendo dire. Certo leggevo testi rassicuranti come: “...né potenze, né altezza, né profondità, né alcun'altra creatura potranno separarci dall'amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore”(Romani 8:39). Poi, però, trovavo pure scritto: “...ma chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvato”(Matteo 24:13).

Leggevo “Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna”(Giovanni 3:16), ma poi trovavo pure: “Vi ricordo, fratelli, il vangelo che vi ho annunciato, … mediante il quale siete salvati, purché lo riteniate quale ve l'ho annunciato; a meno che non abbiate creduto invano”(1 Corinzi 15:1-2).

Pensavo così: A quale di queste affermazioni devo credere? Da una parte mi si dice che devo essere certo della vita eterna, dall’altra che qualcuno potrebbe pure “credere invano”. Non sono forse contraddizioni?

Da una parte leggo che ciò che Dio inizia a fare in una persona, Egli lo porterà sicuramente a compimento (Filippesi 1:16) e che “quelli che ha chiamati li ha pure giustificati; e quelli che ha giustificati li ha pure glorificati” (Romani 8:30). Questo mostra come coloro che sono stati veramente giustificati non potranno più sbagliare strada e perdersi, ma che arriveranno tutti alla destinazione della gloria. Non posso neanche immaginare per un solo momento Gesù che fallisce il compito assegnatogli da Suo Padre, vale a dire portare a compimento, fino in fondo, la Sua volontà. In Giovanni 6:39, difatti, Gesù rende chiaro quale sia la volontà del Padre: “Questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nessuno di quelli che egli mi ha dati, ma che li risusciti nell'ultimo giorno”.

Testi biblici come questi mi davano grande sicurezza che ero stato salvato per sola grazia attraverso la sola fede in Cristo soltanto, ma poi leggevo altri testi biblici come quello che dice:“Impegnatevi a cercare la pace con tutti e la santificazione senza la quale nessuno vedrà il Signore”(Ebrei 12:14).

Quello era un versetto che mi spaventava e che continuamente affliggeva la mia coscienza. Per quanto santa fosse diventata la mia vita rispetto quello che ero prima della conversione, sapevo molto bene di non essere mai veramente all’altezza degli obiettivi che io stesso mi ponevo, per non parlare poi degli alti standard morali e spirituali pretesi da Dio. Eppure, fin da ragazzo, amavo le Scritture e passavo molte ore a studiarle. Se pregavo, però, per venti minuti, subito mi veniva di pensare: “Se tu fossi un vero cristiano pregheresti per molto più tempo”.

Da dove mi venivano pensieri come quelli?

Sapevo che probabilmente venivano dal nemico, ma avevo ben poche risorse per combattere contro pensieri di questo tipo. Se condividevo la fede con un amico, la mia coscienza mi avrebbe subito rilevato come vi fosse anche un’altra persona laggiù in fondo alla strada, che avrei potuto fermare per testimoniarle della mia fede e non l’avevo fatto. Non era mai abbastanza quello che potevo fare per soddisfare la mia coscienza.

Udivo sermoni dove il predicatore parlava della differenza fra la convinzione di peccato operata dallo Spirito Santo e il senso di essere condannato (che viene dal diavolo), e sebbene comprendere questa distinzione mi aiutasse, la mia coscienza gridava ancora più forte e mi diceva che ancora non ero santo tanto quanto avrei dovuto essere. Faceva sempre capolino in me il pensiero ossessionante che “senza la santità nessuno vedrà il Signore”. Le menzogne velenose del maligno erano come dardi infuocati scagliati continuamente contro la mia mente.

Il nemico non si fa problemi a citare la Bibbia(Matteo 4:5). Guardando ora indietro nel tempo, mi rendo conto come egli profittasse della mia mancanza di conoscenza. Il risultato di tutto questo era che versetti biblici intesi per benedirmi, ispirarmi e confortarmi, diventavano invece fonte di grande confusione ed afflizione del cuore.

Che cosa poi è avvenuto per far cessare questo circolo vizioso, questa spirale che voleva farmi cadere in sempre maggiore disperazione?

La risposta mi è giunta in seguito a molto pensare. “Pensare?” direste voi. “Questo non ci sembra molto spirituale...”. Forse vi sareste aspettati che io dicessi di aver avuto delle “esperienze”, che magari io fossi stato a qualche conferenza ed avessi avuto una sorta di “visione della gloria”, o forse che io fossi stato “rapito in cielo” per avere il privilegio di vedere il mio nome scritto nel Libro dell’Agnello e ritornare poi sulla terra... Beh, non è quello che è successo. Quel che è successo è che semplicemente io ho pensato, ho riflettuto su di questo.

Mi sono reso conto come le contraddizioni siano il segno distintivo dell’errore e non della verità. So che Dio non è un bugiardo e che la Sua Parola è sempre veritiera. Questa persuasione non mi aveva mai abbandonato in tutto quel difficile periodo. Quel che sono giunto a comprendere è che c’era modo di armonizzare queste affermazioni della Scrittura e comprenderne il senso. Il rimedio a quel mio problema era venuto dal comprendere un semplice concetto - qualcosa che mi era stato insegnato a scuola nelle lezioni di grammatica, vale a dire la differenza intercorrente fra proposizioni prescrittive e proposizioni descrittive.

Che cosa? Ci stai dicendo che hai potuto far fuggire il nemico rammentandoti di che cosa ti era stato insegnato nelle lezioni di grammatica? Questo non ci sembra molto spirituale...”.

Beh, forse non è spirituale, ma la verità mi è apparsa in tutta la sua chiarezza quando ho compreso come vi siano due modi per considerare una qualsiasi affermazione, e quindi anche quelle menzionate più sopra. Un modo di considerare le cose mi aveva lasciato confuso e disorientato, e l’altro modo mi ha permesso di vedere ogni cosa con chiarezza.

La prima serie di affermazioni bibliche insegnano che coloro che credono in Cristo hanno vita eterna... che chiunque invoca il nome del Signore sarà salvato, e così via.

La seconda serie di affermazioni bibliche si riferiscono alla necessità di perseverare, di continuare fino alla fine. Queste ultime affermazioni possono essere definite come prescrittive (vale a dire: ci dicono di fare qualcosa) OPPURE possono essere considerate come descrittive (vale a dire: descrivono azioni in corso). Quando vengono considerate come descrittive, allora i conti tornano e se ne vede il senso.

Ecco che cosa intendo dire. Prendiamo, per esempio, il testo che dice: “Chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato”(Matteo 24:10). Potremmo interpretarlo come se dicesse: “Beh, non potrai mai avere la piena certezza della salvezza fintanto che non avrai perseverato fino alla fine. Il caso è chiuso. Nessuno sulla terra potrà mai avere questa certezza”.

Questo è uno dei modi per leggere quelle parole e molti, di fatto, le interpretano a quel modo. Però, questo modo di intenderle ci mette contro un intero libro della Bibbia, vale a dire la prima lettera di Giovanni. Giovanni scrive: “Vi ho scritto queste cose perché sappiate che avete la vita eterna, voi che credete nel nome del Figlio di Dio”(1 Giovanni 5:13). Giovanni e, naturalmente, Dio, che ha ispirato queste parole, le ha scritte per assicurare i suoi lettori di essere in condizione di salvezza.

Qual è allora la verità sulla certezza di salvezza: “Nessuno la può conoscere”? Oppure “Dio vuole che la conosciamo”? Il fatto che Dio vuole che noi sappiamo di essere salvati è una chiara affermazione delle Scritture. Non esistono altri modi per intendere queste parole. Il modo per conciliare quelle due affermazioni, quindi, mi è diventato chiaro. I versetti che insegnano che dobbiamo perseverare fino alla fine sono descrittivi e non prescrittivi. Un vero cristiano HA BISOGNO di perseverare. Di fatto, egli DEVE perseverare - fino alla fine. C’è però la verità che viene in mio soccorso e che mi dice: LA FEDE SALVIFICA PERSEVERA.

Questo dimostra che la vera fede salvifica ha un’origine sovrannaturale. IL VERO CRISTIANO PERSEVERA FINO ALLA FINE. Matteo descrive il carattere del vero santo, del vero cristiano, vale a dire come uno che persevera. Se vedete una persona che persevera, rimane costante fino alla fine, quello è prova del fatto che si tratta di una persona veramente salvata. Chi persevera è una persona salvata.

L’apostolo Giovanni mette in chiaro che coloro che non perseverano nella fede, di fatto non erano mai stati veri credenti. 1 Giovanni 2:19 dice: “Sono usciti di mezzo a noi, ma non erano dei nostri; perché se fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti con noi; ma ciò è avvenuto perché fosse manifesto che non tutti sono dei nostri.”. Ancora una volta qui vediamo come il vero cristiano PERSEVERA - chi persevera nella fede è una persona salvata.

Oh quanto questo mi aveva aiutato! Potevo vedere come vi sia un falso tipo di fede che assomiglia molto ad una fede genuina ma che, di fatto, non è autentica. Coloro che hanno questo tipo di “fede” non durano - continuano per un periodo più o meno lungo, ma poi, a causa degli impegni mondani, dell'inganno delle ricchezze, dell'avidità delle altre cose o della prova, si tirano indietro.

Non vi ricorda forse questo una delle parabole di Gesù? Certo, la parabola del seminatore in Matteo 13 e Marco 4. Coloro che hanno la Parola ben piantata nel terreno del loro cuore persevereranno. Devono perseverare e certamente persevereranno!

Aspetta un momento,” qualcuno di potrebbe dire, “ancora non hai perseverato fino alla fine: come sai se lo farai?”.

Oh, questo ritorna alla prima cosa menzionata in questo capitolo; la pace stabile e profonda che lo Spirito Santo mi ha donato quando la prima volta ho riposto in Cristo l’intera mia vita. Egli mi ha dato la certezza di appartenere a Dio. Ora mi chiede di esaminare me stesso per vedere se sono nella fede, di fare a me stesso domande del tipo: “Stai perseverando nella fede, anche nei momenti più difficili?”. La risposta è “Sì” e la buona notizia è che, visto che Egli è la fonte della mia fede (non è il prodotto della mia natura carnale e non rigenerata) … perché è Lui che ha iniziato in me quest’opera buona, io posso aver fiducia di questo: che colui che ha cominciato in me questa opera buona, la condurrà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù.

Che dire, però, della santità, John, sei tu santo come dovresti essere?

Beh, devo ammettere che i criteri di santità che Dio ci mette davanti sono perfetti, e certamente per tutti i giorni della mia vita io ne sarò ben al di sotto.

Allora, John, quello non vuole forse dire che non potrai mai avere alcuna reale certezza di salvezza?”.

Niente affatto, perché io riconosco in me della santità. Io tocco con mano come io stia crescendo nella santificazione. Sono stato “messo a parte” per appartenere a Dio. La mia accettabilità di fronte a Dio è basata sull’essere giustificato per grazia soltanto attraverso la sola fede in Cristo soltanto (1) e la meravigliosa verità è che Cristo stesso è la mia santificazione. Sebbene il processo del rendermi maggiormente simile a Lui sia certamente iniziato in me (anche se molte volte io manco nell’onorare il Signore come dovrei), un progresso è indubbiamente in corso. Io voglio essere santo. Senza dubbio io desidero vivere libero dal peccato. La santità, però, per la quale io posso stare con fiducia davanti a Dio, è la santità stessa di Cristo, che mi è stata accreditata (2).

Ed è grazie a lui che voi siete in Cristo Gesù, che da Dio è stato fatto per noi sapienza, giustizia, SANTIFICAZIONE e redenzione; affinché, com'è scritto: «Chi si vanta, si vanti nel Signore»” (1 Corinzi 1:30-31, sottolineatura mia).

La mia preghiera sincera è questa: “Signore, rendimi maggiormente come Te. Aiutami ad odiare il peccato ogni giorno sempre di più ed amare sempre di più le tue vie. Attirami sempre di più vicino a Te, non cercando di guadagnare la salvezza attraverso le mie opere, ma perché io sono una persona salvata che vuole, desidera e anela sempre di più di Te”.

La persona salvata resiste, si impegna, rinforza il suo passo, persevera. Essa deve farlo e lo farà. Perché? Perché ho questa fiducia: che colui che ha cominciato in me un'opera buona, la condurrà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù. Nessuna delle Sue (vere) pecore andrà mai perduta. Alleluia! Che pastore! Alleluia! Che Salvatore!

(1) “La giustificazione per sola grazia, attraverso la sola fede, a causa di Cristo soltanto, non conduce a peccare maggiormente. Al contrario, è l’unica e sicura casa-base dalla quale può essere lanciato l’attacco contro il peccato. Tutti i bombardieri che fanno cadere le loro bombe sulle fortezze dei peccati che rimangono nella nostra vita partono dall’aeroporto della giustificazione per sola fede. I missili che lanciamo contro gli attacchi incipienti della tentazione, sono lanciati dalla base della giustificazione per sola fede. L’intera e trionfante offensiva che dura tutta la nostra vita, chiamata ‘operazione santificazione’ - attraverso la quale ingaggiamo la nostra guerra contro la corruzione che rimane nella nostra vita - è sostenuta dalle risorse dello Spirito che provengono da una base sicura ed imprendibile - la giustificazione per sola fede. Questa operazione avrà sicuro successo, ma solo perché proviene da quella inattaccabile base.” (John Piper, sermone: “Come giungiamo a conoscere il peccato”, Romani 7:7-12. www.desiringgod,org).

(2)Nella Scrittura la santità non ha a che fare in prima istanza con il nostro comportamento, ma con l’essere messi a parte, consacrati, per appartenere a Dio ed al Suo servizio.Essere santi significa appartenere a Dio, unicamente riservati per Dio. Dio dichiara che il Suo popolo si trova nella condizione o posizione di santità in virtù della Persona e dell’opera di Cristo (Colossesi 1:2). Ebrei 10:10 dice: “In virtù di questa «volontà» noi siamo stati santificati, mediante l'offerta del corpo di Gesù Cristo fatta una volta per sempre”. Poi, avendoci dichiarati santi, Dio si impegna nel compito di renderci santi, plasmando il nostro carattere per diventare sempre di più conforme all’immagine di Cristo. Questo aspetto della santità è questione di diventare progressivamente in pratica ciò che già siamo “posizionalmente” in Cristo. Ebrei 12:10: “Essi infatti ci correggevano per pochi giorni come sembrava loro opportuno; ma egli lo fa per il nostro bene, affinché siamo partecipi della sua santità”.