Predicazioni/1Corinzi/Il filo dell’Evangelo per uscire dal labirinto della confusione

Da Tempo di Riforma Wiki.
Vai alla navigazione Vai alla ricerca

Ritorno


Il filo dell’Evangelo per uscire dal labirinto della confusione

In un tempo segnato da molte voci e interpretazioni contrastanti, questa riflessione conduce al cuore dell’Evangelo apostolico. Attraverso l’immagine del “filo di Arianna”, siamo invitati a riscoprire il principio guida che impedisce di smarrirsi: l’opera salvifica di Gesù Cristo, morto per i nostri peccati e risorto il terzo giorno. A partire da 1 Corinzi 15:1-11, il messaggio mette in guardia contro i “vangeli” spuri e richiama con chiarezza il contenuto essenziale dell’Evangelo che salva, fondato nella Scrittura, attestato nella storia e potente nel trasformare la vita. Una parola adatta al tempo di Pasqua, che invita a rimanere saldi nell’unico Evangelo.

Il filo di Arianna

Uscire dal labirinto: come?
Versione audio predicazione 260405

Conoscete l'antico mito greco del labirinto e del "filo di Arianna"? In questo mito il giovane eroe Teseo si offre di entrare nel terribile labirinto costruito da Dedalo per uccidere il mostruoso Minotauro, labirinto dal quale nessuno era mai uscito vivo. Prima di entrare, però, riceve l’aiuto decisivo di Arianna, figlia del re: ella gli consegna un gomitolo di filo, che Teseo lega all'ingresso del labirinto e svolge man mano che avanza nei suoi meandri oscuri. Dopo aver affrontato e ucciso il Minotauro, egli può così ritrovare la via del ritorno seguendo il filo, evitando di smarrirsi per sempre. Da allora, il “filo di Arianna” è divenuto simbolo della necessità, quando ci si addentra nelle complessità della vita o in un problema da risolvere, di avere un principio guida, discreto ma essenziale, che funzioni come il modo di districarsi, di ritornare al punto di partenza delle cose più importanti senza perdersi.

Può essere necessario per noi oggi addentrarci in una discussione con chi vorrebbe contestare la nostra fede cristiana. L'avversario può essere molto abile nella sua arte retorica e riuscire a confonderci le idee. Come uscirne? Ritornando ai principi biblici di base, quelli non negoziabili che caratterizzano la fede, "la fede che è stata una volta per sempre tramandata ai santi" (Giuda 3). Qual'è sostanza immutabile dell'Evangelo, quello autorevolmente esposto dagli apostoli e primi testimoni del Cristo?

Nell'antica comunità cristiana di Corinto erano sorti molti problemi, di carattere morale e spirituale, ma anche preoccupanti tendenze eversive di carattere dottrinale. L'apostolo Paolo affronta tutti questi problemi metodicamente, ma al termine della sua lunga lettera, ritiene necessario rammentare loro, ribadire, quale sia "il succo" dell'Evangelo, quello determinante, quello che non bisogna mai perdere di vista. Esso ha a che fare con la morte sacrificale e risurrezione del Salvatore Gesù Cristo: il punto di orientamento insostituibile della nostra fede - dalle notevoli implicazioni.

Il testo biblico

Ascoltiamo che cosa dicono i primi 11 versetti del capitolo 15 della prima lettera dell'apostolo Paolo ai cristiani di Corinto.

"Fratelli, io vi rammento l'evangelo che vi ho annunciato, che voi ancora avete anche ricevuto, nel quale state anche saldi, mediante il quale siete salvati, se pure lo ritenete quale ve l'ho annunciato; a meno che non abbiate creduto invano. Poiché io vi ho prima di tutto trasmesso, come l'ho ricevuto anch'io, che Cristo è morto per i nostri peccati, secondo le Scritture; che fu sepolto; che è stato risuscitato il terzo giorno, secondo le Scritture; che apparve a Cefa, poi ai dodici. Poi apparve a più di cinquecento fratelli in una volta, dei quali la maggior parte rimane ancora in vita e alcuni sono morti. Poi apparve a Giacomo; poi a tutti gli apostoli e, ultimo di tutti, apparve anche a me, come all'aborto, perché io sono il minimo degli apostoli e non sono degno di essere chiamato apostolo, perché ho perseguitato la chiesa di Dio. Ma per la grazia di Dio io sono quello che sono e la sua grazia verso di me non è stata vana; anzi, ho faticato più di tutti loro; non già io, però, ma la grazia di Dio che è con me. Sia dunque io o siano loro, così noi predichiamo e così voi avete creduto" (1 Corinzi 15:1-11)

1. Un’importante puntualizzazione

Il primo versetto di questo testo dice dunque: "Fratelli, io vi rammento l'evangelo che vi ho annunciato, che voi ancora avete anche ricevuto, nel quale state anche saldi, mediante il quale siete salvati,l'evangelo che vi ho annunciato, che voi ancora avete anche ricevuto, nel quale state anche saldi, mediante il quale siete salvati".

Nel primo versetto, l'Apostolo rammenta, ribadisce, torna a dichiarare in modo inequivocabile e non negoziabile quale sia la sostanza, il contenuto, del messaggio che egli (in sintonia con gli altri apostoli di Cristo) ha annunciato e annuncia, quello che essi, le persone alle quali si rivolge nella città di Corinto, avevano ricevuto e accolto. È l’accoglienza fiduciosa di questo messaggio che accomuna come fratelli e sorelle in Cristo. Questo messaggio è denominato Evangelo. Come specificherà più avanti, dicesi Evangelo o vangelo la gioiosa notizia della grazia di Dio offerta nella persona, opera, morte sacrificale e risurrezione di Gesù Cristo. È su quest’opera, l’opera del Salvatore Gesù Cristo, che si poggia, come su un solido fondamento, la fede cristiana. Esso la qualifica, la determina e la distingue da altre concezioni dell’Evangelo. L'accoglienza fiduciosa di questo messaggio (e non di altri - per quanto tale sia considerato) è ciò che determina la salvezza di una persona.

2. Evangeli spuri

Questo principio è ribadito nel secondo versetto. L’Apostolo, infatti, aggiunge: "...se pure lo ritenete quale ve l'ho annunciato; a meno che non abbiate creduto invano". Questo continua ad essere importante, perché oggi come allora venivano diffuse come Evangelo di Cristo, concezioni difformi, spurie, false, di Evangelo. L’apostolo riafferma questo principio nella sua lettera ai Galati: “Mi meraviglio che così presto voi passiate da colui che vi ha chiamati mediante la grazia di Cristo, a un altro vangelo. Il quale poi non è un altro vangelo, ma ci sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire l'evangelo di Cristo. Ma, anche se noi o un angelo dal cielo vi annunciasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo annunciato, sia anatema. Come l'abbiamo detto prima d'ora, torno a ripeterlo anche adesso: se alcuno vi annuncia un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anatema” (Galati 1:6-9). L’Apostolo non esita qui a dire che chi annuncia un Evangelo diverso è sottoposto ad anatema, cioè a maledizione, perché si tratta di inganni che portano a “credere invano”, cioè che non potranno salvare davanti a Dio chi li accoglie.

Nel corso della storia della Chiesa, accanto alla confessione apostolica dell’Evangelo, sono infatti sempre emerse interpretazioni che ne alterano o riducono il contenuto. Anche oggi si possono individuare concezioni spurie che devono essere riconosciute con lucidità. Ne menziono alcune.

1. Il “vangelo morale”: riduce l’Evangelo a un insieme di insegnamenti etici di Gesù Cristo: amare il prossimo, fare il bene, vivere rettamente. È vero che l’Evangelo produce una vita nuova, ma non è anzitutto un codice morale: è l’annuncio di ciò che Dio ha fatto in Cristo per salvare peccatori incapaci di salvarsi da sé.

2. Il “vangelo della prosperità”: identifica la benedizione di Dio con il benessere materiale, la salute e il successo. In questa prospettiva, la fede diventa quasi uno strumento per ottenere benefici terreni. Così si perde il cuore dell’Evangelo, che passa attraverso la croce e chiama anche alla sofferenza e alla rinuncia.

3. Il “vangelo psicologico”: interpreta il messaggio cristiano come una via per il benessere interiore, l’autostima e l’equilibrio emotivo. Pur toccando bisogni reali, finisce per sostituire il problema del peccato con quello del disagio, e la grazia con una forma di terapia spirituale.

4. Il “vangelo politico o sociale”: riduce l’Evangelo a un programma di trasformazione sociale o ideologica (di segno progressista o, talvolta, anche conservatore). La giustizia è certamente una conseguenza della fede, ma quando diventa il centro, Cristo viene oscurato e l’opera redentrice passa in secondo piano.

5. Il “vangelo sincretista”: mescola il messaggio cristiano con altre religioni o spiritualità, sostenendo che tutte le vie conducano a Dio. In questo modo si nega l’unicità della persona e dell’opera di Cristo, cuore insostituibile dell’Evangelo.

6. Il “vangelo legalista”: all’opposto della grazia, trasforma l’Evangelo in un sistema di regole da osservare per essere accettati da Dio. Non nega Cristo esplicitamente, ma lo svuota, perché sposta la fiducia dall’opera compiuta alla prestazione umana.

7. Il “vangelo islamico”. Anche il Corano islamico menziona l’Evangelo, ma lo intende in modo profondamente diverso da quello cristiano: per l’Islam esso (l’Injīl) è una rivelazione divina data a Gesù (ʿĪsā), poi in parte alterata nel corso della storia e non identificabile con quello di cui parla il Nuovo Testamento. Di conseguenza, mentre nel cristianesimo l’Evangelo è il messaggio salvifico centrato sulla persona e sull’opera redentrice di Cristo — la sua morte e risurrezione per la salvezza dei peccatori — nell’Islam esso è concepito come una rivelazione profetica che richiama al monoteismo e all’obbedienza a Dio, priva però del contenuto centrale della redenzione e della figliolanza divina di Cristo.

In tutte queste forme, l’elemento comune è uno spostamento del centro: dall’opera oggettiva di Dio in Cristo all’essere umano - ai suoi sforzi, ai suoi bisogni o ai suoi progetti. L’Evangelo autentico, invece, resta annuncio di ciò che Dio ha compiuto una volta per sempre in Cristo, e che viene ricevuto per grazia mediante la fede.

3.  I caratteri salienti dell’Evangelo apostolico

Consideriamo, infine, la seconda parte del nostro testo biblico, che dice. “Poiché io vi ho prima di tutto trasmesso, come l'ho ricevuto anch'io, che Cristo è morto per i nostri peccati, secondo le Scritture; che fu sepolto; che è stato risuscitato il terzo giorno, secondo le Scritture; che apparve a Cefa, poi ai dodici. Poi apparve a più di cinquecento fratelli in una volta, dei quali la maggior parte rimane ancora in vita e alcuni sono morti. Poi apparve a Giacomo; poi a tutti gli apostoli e, ultimo di tutti, apparve anche a me, come all'aborto, perché io sono il minimo degli apostoli e non sono degno di essere chiamato apostolo, perché ho perseguitato la chiesa di Dio. Ma per la grazia di Dio io sono quello che sono e la sua grazia verso di me non è stata vana; anzi, ho faticato più di tutti loro; non già io, però, ma la grazia di Dio che è con me. Sia dunque io o siano loro, così noi predichiamo e così voi avete creduto” (1 Corinzi 15:3-11).

A partire dal versetto 3,, l’Evangelo apostolico si presenta anzitutto come un messaggio ricevuto e trasmesso, non inventato. L’apostolo Paolo insiste: “vi ho trasmesso, come l’ho ricevuto anch’io”. L’Evangelo non nasce dall’esperienza religiosa individuale, ma da una rivelazione storica custodita e consegnata fedelmente. Anche oggi, in un tempo che esalta l’originalità soggettiva, questo ci richiama alla necessità di rimanere ancorati alla testimonianza apostolica, senza adattarla arbitrariamente alle sensibilità del momento.

In secondo luogo, l’Evangelo ha un contenuto oggettivo e definito: Cristo è morto per i nostri peccati, fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno. Non è un insieme vago di valori spirituali, ma un annuncio preciso di eventi salvifici che si occupano di riconciliarci con Dio provvedendo a salvarci dalle fatali conseguenze dei nostri peccati. La morte del Cristo, infatti, è “per i nostri peccati”, cioè sostitutiva e redentrice; la Sua risurrezione è il sigillo divino su quell’opera. In ogni epoca, e in modo particolare nel giorno di Pasqua, le comunità cristiane sono chiamate a proclamare questo nucleo senza riduzioni né aggiunte.

Un terzo tratto essenziale è il radicamento nelle Scritture: “secondo le Scritture”. L’Evangelo non è un fatto isolato, ma il compimento coerente del disegno di Dio rivelato nell’Antico Testamento. Questo conferisce unità e autorità al messaggio cristiano. Oggi, quando la Bibbia è spesso frammentata o relativizzata, è fondamentale recuperare questa visione organica: ciò che è accaduto in Cristo era già promesso, preparato e annunciato.

In quarto luogo, l’Evangelo è storicamente attestato e pubblicamente verificabile. Paolo richiama una serie di testimoni: Cefa, i Dodici, più di cinquecento fratelli, Giacomo, tutti gli apostoli, e infine lui stesso. Non si tratta di un mito o di una visione privata, ma di eventi accaduti nella storia e confermati da molti. In un contesto contemporaneo segnato dallo scetticismo, questo elemento invita a considerare seriamente la pretesa storica della risurrezione.

Infine, l’Evangelo è potenza di grazia che trasforma e unifica. Paolo, da persecutore, diventa apostolo: “per la grazia di Dio io sono quello che sono”. L’Evangelo autentico, infatti, accolto con fede produce una sostanziale trasformazione morale e spirituale. Come l’Apostolo dice nella sua lettera ai cristiani di Roma: “Poiché io non mi vergogno dell'evangelo, perché esso è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede, del Giudeo prima e poi del Greco” (Romani 1:16). Conclude, infatti, sottolineando l’unità della predicazione: “così noi predichiamo e così voi avete creduto”. L’Evangelo non solo salva, ma trasforma la vita e crea comunione nella verità. Anche oggi, esso rimane l’unico messaggio capace di cambiare realmente le persone e di fondare una fede autentica, radicata non nell’essere umano, ma nella grazia sovrana di Dio in Cristo.

Conclusione

Giunti alla fine di questa riflessione, possiamo tornare all’immagine iniziale: il labirinto. Anche oggi molte voci, molte idee, molte proposte si intrecciano e si sovrappongono, talvolta con grande abilità, fino a smarrire chi ascolta. Ma, come per Teseo, anche per noi esiste un filo sicuro: non un’idea nostra, non un sentimento, ma l’Evangelo apostolico, ricevuto e trasmesso, fondato sull’opera storica e salvifica di Gesù Cristo. È questo filo che ci impedisce di perderci e che ci riconduce sempre al centro, a ciò che conta davvero.

Abbiamo visto come sia possibile “credere invano” quando si sostituisce questo Evangelo con versioni deformate, più comode o più attraenti per la sensibilità del momento. Ma ogni volta che il centro si sposta dall’opera di Cristo all’essere umano, il filo si spezza e il labirinto diventa senza uscita. Per questo l’Apostolo insiste: bisogna ritenere l’Evangelo così come è stato annunciato. Non è rigidità sterile, ma fedeltà vitale, perché da questo dipende la nostra salvezza.

Allo stesso tempo, questo Evangelo non è un principio astratto, ma una realtà viva: Cristo è morto per i nostri peccati ed è risorto. Questo significa che il problema più profondo dell’essere umano — il peccato e la separazione da Dio — è stato realmente affrontato e vinto. E significa anche che oggi, qui e ora, questo messaggio conserva tutta la sua potenza: non è un ricordo del passato, ma una parola efficace che salva, trasforma e dona speranza.

Perciò, nel giorno in cui ricordiamo in modo particolare la risurrezione, la domanda non è soltanto se conosciamo questo Evangelo, ma se lo abbiamo realmente accolto e se rimaniamo saldi in esso. Non basta averlo udito, non basta apprezzarlo: esso deve diventare il fondamento su cui poggia la nostra fede, la nostra speranza e la nostra vita. È questo Evangelo — e non un altro — che salva.

E allora l’appello è semplice e solenne: tenete stretto questo filo. Se vi siete smarriti, tornate ad esso; se siete confusi, lasciatevi guidare da esso; se già credete, rimanete saldi in esso. Non cercate altrove ciò che Dio ha già pienamente compiuto in Cristo. Perché solo questo Evangelo conduce fuori dal labirinto, e solo questo Evangelo apre la via alla vita.

Preghiamo: O Signore nostro Dio, Padre santo e misericordioso, ti rendiamo grazie perché non ci hai lasciati smarriti nel labirinto delle nostre vie, ma ci hai donato la luce del tuo Evangelo nella persona del tuo Figlio, Gesù Cristo. Ti lodiamo perché Egli è morto per i nostri peccati ed è risorto per la nostra giustificazione, aprendo per noi la via della vita. Confessiamo davanti a te che troppo facilmente ci lasciamo distrarre, confondere e sedurre da voci diverse, da evangeli che non sono il tuo Evangelo. Perdona la nostra leggerezza, la nostra instabilità, la nostra tendenza a cercare altrove ciò che solo tu puoi donarci. Riportaci con fermezza e dolcezza al fondamento sicuro della tua verità. Ti preghiamo: dona a ciascuno di noi una fede viva e perseverante, che si aggrappi con fiducia all’opera compiuta di Cristo. Fa’ che non crediamo invano, ma che rimaniamo saldi nell’Evangelo così come ci è stato trasmesso, trovando in esso perdono, pace e nuova vita. Opera in noi, per la tua grazia, quella trasformazione che solo il tuo Evangelo può compiere. Rinnova le nostre menti, purifica i nostri cuori, orienta i nostri passi, affinché la nostra vita renda testimonianza alla potenza della risurrezione e alla realtà della tua opera salvifica. Concedici, infine, di portare con noi questo “filo” prezioso, per non smarrirci, per camminare nella tua verità e per indicare anche ad altri la via che conduce alla vita. Nel nome di Gesù Cristo, nostro Signore e Salvatore. Amen.

Paolo Castellina, 26 marzo 2026

English version