Predicazioni/Filippesi/ poiché è Dio che opera in voi il volere e l'agire, per la sua benevolenza

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Dio opera in noi

"...poiché è Dio che opera in voi il volere e l'agire, per la sua benevolenza" (Filippesi 2:13)

"θεὸς γάρ ἐστιν ὁ ἐνεργῶν ἐν ὑμῖν καὶ τὸ θέλειν καὶ τὸ ἐνεργεῖν ὑπὲρ τῆς εὐδοκίας."

Filippesi 2:13 è un versetto chiave per comprendere il rapporto tra la grazia divina e la responsabilità umana nell'ambito della salvezza e della vita cristiana. Di seguito, vengono presentate le principali interpretazioni teologiche di questo passaggio:

1. La sovranità di Dio nella santificazione

  • Interpretazione: Questo versetto sottolinea che Dio è la fonte primaria del desiderio (il "volere") e dell'azione (l'"agire") che portano alla santificazione. Secondo questa visione, ogni progresso spirituale del credente è il risultato dell'opera di Dio in lui, dal principio alla fine.
  • Prospettiva riformata: I teologi riformati spesso vedono in questo testo una conferma della dottrina della grazia irresistibile, secondo cui Dio opera efficacemente nella vita del credente per conformarlo alla Sua volontà.
  • Sottolineatura: La frase "per la sua benevolenza" (o "buon proposito") evidenzia che l'opera di Dio è motivata dalla Sua libera scelta e dal Suo amore sovrano.

2. La cooperazione tra Dio e l'uomo

  • Interpretazione: Dio opera in modo attivo nel credente, ma il credente è chiamato a rispondere in obbedienza e a collaborare con questa opera divina. Questa interpretazione si basa sul contesto immediato del versetto, in particolare Filippesi 2:12, che esorta i credenti a "compiere la vostra salvezza con timore e tremore".
  • Prospettiva cattolica e arminiana: Queste tradizioni tendono a enfatizzare la sinergia tra la grazia divina e la libertà umana. Dio fornisce sia la motivazione che la capacità di compiere il bene, ma l'essere umano è chiamato a cooperare volontariamente.
  • Sottolineatura: La grazia non annulla la volontà umana, ma la orienta e la rafforza, affinché sia capace di fare ciò che è gradito a Dio.

3. L'aspetto pastorale ed etico

  • Interpretazione: Questo versetto vuole incoraggiare i credenti, mostrando che non sono lasciati soli nel compiere la volontà di Dio. L'accento è sull'incoraggiamento pastorale: il successo nell'obbedienza e nella santificazione è garantito, perché Dio stesso è all'opera in loro.
  • Applicazione pratica: I credenti possono affrontare le sfide della vita cristiana con fiducia, sapendo che Dio li sostiene e rende possibile ciò che è impossibile per le loro sole forze.

4. La centralità della grazia preveniente

  • Interpretazione: Alcuni vedono in questo versetto un riferimento alla dottrina della "grazia preveniente," secondo cui Dio opera nei cuori degli uomini per iniziare e sostenere ogni loro movimento verso il bene.
  • Prospettiva agostiniana: Sant'Agostino e i suoi seguaci hanno spesso sottolineato che, senza l'opera iniziale di Dio, l'uomo non potrebbe né volere né fare ciò che è conforme alla volontà divina.
  • Sottolineatura: Tutto ciò che è buono nell'uomo è il risultato dell'iniziativa divina, che suscita nel credente il desiderio di agire in conformità alla volontà di Dio.

5. La tensione tra grazia e responsabilità

  • Interpretazione: Questo versetto riflette la tensione biblica tra la responsabilità umana e l'opera sovrana di Dio. I credenti devono impegnarsi attivamente nella loro salvezza (v. 12), ma il loro impegno è reso possibile dall'opera di Dio.
  • Riflessione teologica: Molti commentatori sottolineano che Paolo non vede contraddizione tra il comando al credente di "lavorare" e la dichiarazione che è Dio stesso a "operare" in loro. Piuttosto, queste due realtà sono complementari.

Riflessione finale

Filippesi 2:13 rappresenta un equilibrio tra la grazia di Dio e la partecipazione umana, una verità che attraversa tutta la Scrittura. L'accento principale del versetto resta sull'iniziativa e sulla potenza di Dio, che garantiscono il compimento del Suo disegno nella vita del credente. Tuttavia, questo non annulla la responsabilità umana, bensì la fonda e la rende possibile.


Documentazione

Commento di Giovanni Calvino

https://www.studylight.org/commentaries/eng/cal/philippians-2.html

«Dio è colui che opera». Questo è il vero motore che abbatte ogni superbia, la spada che elimina ogni orgoglio, quando apprendiamo che siamo assolutamente nulla e non possiamo fare nulla se non per sola grazia di Dio. Mi riferisco alla grazia soprannaturale, che sgorga dallo Spirito di rigenerazione. Come esseri umani, già esistiamo, viviamo e ci muoviamo in Dio (Atti 17:28). Tuttavia, Paolo qui si riferisce a un tipo di movimento diverso da quello universale. Osserviamo ora quanto egli attribuisce a Dio e quanto lascia a noi.

In ogni azione vi sono due aspetti principali: l'inclinazione e il potere di realizzarla. Entrambi sono attribuiti interamente a Dio. Cosa rimane dunque a noi come motivo di vanto? Non c'è motivo di dubitare che questa distinzione abbia lo stesso peso come se Paolo avesse espresso tutto con una sola parola; infatti, l'inclinazione è la base, mentre il compimento di essa è la vetta dell'opera portata a termine. Egli esprime qualcosa di molto più significativo che dire semplicemente che Dio è l’Autore del principio e della fine; altrimenti i sofisti potrebbero obiettare che qualcosa, nel mezzo, sia lasciato all’uomo. Ma così com’è, che cosa possono trovare che ci appartenga in qualche misura? Si affaticano nelle loro scuole per conciliare il libero arbitrio con la grazia di Dio – intendo quel tipo di libero arbitrio che concepiscono – capace di muoversi da sé e dotato di un potere particolare e separato per cooperare con la grazia di Dio. Non contesto il termine, ma la sostanza stessa. Per armonizzare il libero arbitrio con la grazia, essi lo suddividono in modo tale che Dio ripristina in noi una libera scelta, affinché possiamo decidere rettamente. Così riconoscono di aver ricevuto da Dio il potere di scegliere il bene, ma attribuiscono all’uomo una buona inclinazione. Paolo, tuttavia, dichiara che questa è un’opera di Dio, senza alcuna riserva. Non dice che i nostri cuori siano semplicemente orientati o stimolati, o che la debolezza della volontà sia sostenuta, ma che una buona inclinazione è interamente opera di Dio.

Ora, nella calunnia che ci rivolgono – affermando che rendiamo gli uomini simili a pietre, insegnando che non posseggono nulla di buono se non per grazia pura – essi si mostrano sfacciati. Noi riconosciamo che, per natura, abbiamo un’inclinazione, ma essa è corrotta dalla depravazione del peccato e diventa buona solo quando è rinnovata da Dio. Non diciamo nemmeno che l’uomo faccia qualcosa di buono senza volerlo, ma che ciò avviene solo quando la sua inclinazione è regolata dallo Spirito di Dio. In questo ambito, dunque, vediamo che l’intera gloria è attribuita a Dio e che gli insegnamenti dei sofisti, secondo cui la grazia ci è offerta e posta davanti, affinché possiamo accoglierla se vogliamo, sono frivoli; se Dio non operasse efficacemente in noi, non si potrebbe dire che produce in noi una buona inclinazione. Anche per il secondo aspetto dobbiamo mantenere lo stesso punto di vista. «Dio», dice Paolo, «è colui che opera in noi sia il volere che l’agire». Egli porta a compimento le disposizioni pie che ha infuso in noi, affinché non siano infruttuose, come promette attraverso Ezechiele: «Io farò sì che camminino nei miei comandamenti» (Ez 11:20). Da ciò deduciamo che anche la perseveranza è un dono gratuito di Dio.

Secondo il suo beneplacito. Alcuni spiegano questo come l’intenzione buona della mente. Io, invece, lo riferisco a Dio e lo intendo come la sua disposizione benevola, spesso chiamata beneplacito. Il termine greco εὐδοκία è spesso usato in questo senso, e il contesto lo richiede. Paolo mira ad attribuire tutto a Dio, togliendo ogni merito a noi. Non soddisfatto di aver attribuito a Dio sia il volere che il fare, li collega entrambi alla sua misericordia immeritata, escludendo così la concezione dei sofisti riguardo a una grazia successiva che immaginano essere il premio del merito. Paolo insegna che l’intero corso della nostra vita, se vissuto rettamente, è regolato da Dio, e ciò per la sua bontà immeritata.

Con timore e tremore. Paolo deduce da ciò un’esortazione: dobbiamo operare la nostra salvezza con timore e tremore. Come di consueto, combina timore e tremore per dare maggiore intensità, indicando un timore serio e consapevole. Con ciò, reprime sia l’indolenza che la presunzione. Il termine «operare» riprende la nostra tendenza all’indolenza, che spesso cerca scuse per rimanere inerte. Tuttavia, il timore e tremore non devono portare all’incertezza, bensì alla sottomissione fiduciosa a Dio con vera rinuncia a noi stessi.»

Commento di John Gill

https://www.biblestudytools.com/commentaries/gills-exposition-of-the-bible/philippians-2-13.html

Perché è Dio che opera in voi Questo rappresenta un incoraggiamento per coloro che sono consapevoli della propria debolezza a lavorare, come precedentemente esortato; si veda (Aggeo 2:4). È anche un motivo e un argomento per promuovere umiltà e mansuetudine, opponendosi a orgoglio e vanagloria, poiché tutto ciò che abbiamo e facciamo proviene da Dio. Inoltre, sottolinea la sorgente, il principio e il fondamento di ogni buona opera: vale a dire, la grazia di Dio operante nel cuore, che è un'opera interna e puramente divina. Attraverso questa opera, gli uomini diventano fattura di Dio, creati in Cristo Gesù per le buone opere (Efesini 2:10), e vengono trasformati in nuove creature, adatte a compiere atti di giustizia e santità vera.

Questa grazia, che Dio opera in loro, è realizzata in modo potente ed efficace, senza essere frustrata o resa vana. Il termine usato qui indica un'operazione interiore, potente ed efficace; e il “manoscritto del re,” menzionato da Grozio e Hammond, aggiunge un'altra parola che rafforza ulteriormente il senso, leggendo: "che opera in voi con potenza"; non mediante semplice persuasione morale, ma attraverso la potenza della sua grazia efficace. La copia alessandrina riporta "potenze" o "opere potenti": Dio opera nel suo popolo.

Sia il volere che l’agire secondo il suo beneplacito Dio opera nei convertiti un volere orientato al bene spirituale. Questo non si riferisce alla formazione della facoltà naturale del volere, né alla sua preservazione o movimento generale verso oggetti naturali, né al suo influsso provvidenziale, ma piuttosto alla trasformazione della volontà in una volontà buona, capace di volere ciò che è spiritualmente buono. Gli uomini, per natura, non hanno alcuna volontà di venire a Cristo o di accettare il suo regno; non hanno desideri, né fame o sete per la sua giustizia e salvezza. Ovunque si trovino tali inclinazioni e desideri, essi sono stati generati da Dio, che opera sulla volontà ostinata e inflessibile, senza forzarla, ma rendendo l'anima disposta a essere salvata da Cristo, a sottomettersi alla sua giustizia e a fare la sua volontà.

Dio attira dolcemente e potentemente con corde d’amore l’anima a sé e al suo Figlio, influenzandola con la sua grazia e il suo Spirito, e continua questa opera affinché essa desideri liberamente tutto ciò che è spiritualmente buono e per la gloria di Dio. Egli opera anche l’agire, poiché talvolta nei credenti c’è la volontà, ma manca la capacità di agire. Dio quindi impianta in loro i principi di azione, come la fede, l’amore e il desiderio di glorificarlo, e dà loro grazia e forza per agire, senza le quali non potrebbero fare nulla; ma avendole, possono fare ogni cosa.

Tutto ciò deriva dal suo beneplacito La parola “suo” non è presente nel testo originale, e alcuni hanno interpretato questo passo come riferito alla volontà umana. Così, la versione siriaca rende: "sia il volere che l’agire ciò che voi desiderate". Ma un’interpretazione del genere è errata e insensata: se gli uomini avessero una volontà buona da sé stessi, perché Dio dovrebbe operarla in loro? No, queste operazioni interiori di potenza e grazia divina non dipendono dalla volontà degli uomini, né dai loro meriti, né sono un obbligo per Dio. Esse scaturiscono invece dalla sua volontà sovrana e dal suo beneplacito, il quale opera quando, dove e come vuole, per la sua gloria.

Se Dio non continuasse a operare nei cuori dei credenti, nonostante l’opera di grazia già in loro, essi avrebbero pochissima inclinazione e pochi desideri verso le cose spirituali, e ancor meno forza per fare ciò che è spiritualmente buono. Ma Dio, secondo il suo beneplacito, continua a operare in loro ciò che è gradito ai suoi occhi.

Constable's Notes

https://netbible.org/bible/Philippians+2#

Nel contesto precedente, Paolo aveva esortato i suoi lettori a fare ciò che è giusto, anche se lui non era presente a Filippi per motivarli e incoraggiarli a farlo (1:27; 2:12). Qui ricorda loro che Dio opera non solo con loro, ma anche in loro, fornendo motivazione e forza abilitante (enérgein in greco, da cui deriva la parola "energia"). Dio li avrebbe resi capaci di realizzare la propria salvezza. Egli compie quest’opera attraverso lo Spirito Santo che dimora in loro, e il suo strumento principale è la Parola di Dio.

“Dio non opera e non ha operato... perché l’uomo ha operato... Il contrario è vero: poiché Dio opera e ha operato, quindi l’uomo deve e può operare.”

Questo versetto è uno dei più confortanti nel Nuovo Testamento. A volte desideriamo fare ciò che è giusto, ma sembriamo privi di energia o capacità. Questo versetto ci assicura che Dio ci aiuterà. Altre volte, non riusciamo nemmeno a desiderare di fare ciò che è giusto. Qui apprendiamo che Dio può anche darci il desiderio di fare la sua volontà quando non lo abbiamo. Se ci accorgiamo di non voler fare ciò che è giusto, possiamo chiedere a Dio di operare in noi per creare il desiderio di fare la sua volontà. Questo versetto ci dà fiducia che Dio desidera sia motivarci che renderci capaci di agire.

BibleRef

https://www.bibleref.com/Philippians/2/Philippians-2-13.html

Nel versetto 12, Paolo comanda ai cristiani di Filippi di "operare la [loro] salvezza", il che significa che devono mettere in pratica la verità della loro fede. Ciò che sono in Cristo deve essere "operato" attraverso le loro azioni e atteggiamenti. La ragione di questo comando è data qui nel versetto 13: Dio sta agendo attraverso le vite di questi credenti. Questa comprensione dovrebbe portare i credenti a un profondo senso di soggezione e apprezzamento.

Paolo aggiunge poi due aree in cui Dio opera nella vita del credente. In primo luogo, Dio opera in noi per "volere" il Suo beneplacito. Ciò include l'idea di porre desideri o guidare un credente a servire il Signore.

In secondo luogo, Dio opera in noi "per lavorare" per il Suo beneplacito. Lo Spirito di Dio nel credente dà sia il desiderio che la forza di vivere per il Signore. "Lavorare" appare come un tema comune in questa lettera (Filippesi 1:6; 2:12, 25, 30; 4:3). L'idea del "suo beneplacito" implica l'obbedienza (Filippesi 2:12) secondo lo Spirito di Dio. Questa non è l'obbedienza legalistica della legge contro cui Paolo si esprime nei falsi insegnamenti del gruppo della circoncisione, ma piuttosto l'obbedienza basata su un amore per Dio basato sullo Spirito che vive nel credente.