Predicazioni/Galati/Le benedizioni d'essere in Cristo

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Le benedizioni d'essere in Cristo

Vi sono vantaggi di varia natura che si possono godere "appartenendo ad una religione", ma nessuno di questi vantaggi è comparabile alle benedizioni dell'essere in una vitale e dinamica comunione personale con il Signore e Salvatore Gesù Cristo. Di queste preziosissime benedizioni il mondo incredulo non ne ha idea alcuna o tipicamente le sottovaluta o disprezza. Di che cosa si tratta? Consideriamole nel testo biblico di oggi: Galati 3:26-29.

"...voi tutti siete figli di Dio per mezzo della fede in Cristo Gesù. Poiché voi tutti che siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo. Non c'è né Giudeo né Greco, non c'è né schiavo né libero, non c'è né maschio né femmina, perché tutti siete uno in Cristo Gesù. Ora, se siete di Cristo, siete dunque progenie d'Abrahamo ed eredi secondo la promessa" (Galati 3:26-29).

I cristiani della Galazia non devono prestare ascolto alle pretese dei legalisti che li frastornano con argomentazioni insensate: chi è unito a Cristo per fede, in Lui ha tutto pienamente: "Voi avete tutto pienamente in lui" (Colossesi 2:10). Chi o che cosa mai potrebbe pretendere di darci maggiori benedizioni o di "integrare" quanto già abbiamo in Cristo? L'osservanza della legge mosaica? Esperienze supplementari? Santi e madonne? Assurdo: "Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che ci ha benedetti di ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo" (Efesini 1:3). Che potrebbero volere di più? La loro comunione con Cristo è una realtà: la loro fede in Cristo li ha resi figli di Dio (26), sono stati battezzati in Cristo [il "sigillo di appartenenza"], si sono "rivestiti" di Cristo (27), sono uno in Cristo (28), in Cristo sono discendenza di Abraamo ed "eredi secondo la promessa" (29). In Cristo, così, possono godere di nuovi rapporti, sia di carattere spirituale (26-27) che sociale (28-29) cosa che la legge mosaica precludeva o limitava.

1) Per la legge mosaica i Giudei erano considerati figli di Dio e gli stranieri ne erano esclusi perché considerati "peccatori". Ora anche gli stranieri (le altre genti) per fede in Cristo hanno ugualmente titolo di essere considerati figli di Dio, il più alto onore possibile: "A tutti quelli che l'hanno ricevuto (Cristo) egli ha dato il diritto di diventar figli di Dio: a quelli, cioè, che credono nel suo nome" (Giovanni 1:12).

2) Il battesimo che hanno ricevuto è suggello, certificazione, della loro unione salvifica con Cristo. Non è il battesimo in quanto tale a determinare questa unione con Cristo, ma, preceduto o seguito dalla personale fede in Lui, la certifica. Non è la cerimonia battesimale in sé stessa che garantisce che il battezzato goda della purificazione morale e spirituale operata da Cristo, ma è un segnale indicatore che rafforza in noi la certezza delle promesse di Dio. Il battesimo personalizza, certificandole e confermandole, la realtà delle promesse di Dio in Cristo.

3) I cristiani si sono "rivestiti" di Cristo. Questo era anticamente rappresentato dalla veste bianca indossata da chi veniva battezzato. Esso indica la giustizia di Cristo che, per grazia di Dio, attraverso la fede in Lui, viene imputata, attribuita al credente che così se ne riveste per la propria salvezza. Il credente così partecipa alle perfezioni morali di Cristo. Nulla di moralmente impuro può entrare nella comunione con Dio, ma Dio ci fa accedere a Lui in quanto accompagnati da Cristo, in virtù della sua purezza, e non della nostra. Per noi Egli è il "lasciapassare". La purificazione morale e spirituale del credente in Cristo rimarrà poi un processo graduale che dura tutta la vita. Nella Scrittura questo processo è chiamato "santificazione".

4) In Cristo cadono tutte le barriere razziali, economiche e sessuali. I nuovi rapporti "verticali" stabiliti in Cristo corrispondono a nuovi rapporti "orizzontali". Parte dell'essenza dell'Evangelo è l'uguaglianza, l'unità e la pari dignità di tutti coloro che sono in Cristo. Non si tratta solo di una "realtà spirituale" davanti a Dio, ma qualcosa che è chiamato a realizzarsi molto concretamente nei rapporti e nelle attività dei cristiani. Infrangere ogni barriera sociale, razziale, sessuale, economica ecc. Realizzare l'unità e l'uguaglianza di ogni creatura umana in Cristo può essere cosa complessa perché spesso si scontra con cultura, costumi e tradizioni consolidate che vanno in direzione opposta. Essa, però, deve essere preciso intendimento e testimonianza dei cristiani che verso quel fine lavorano costantemente (...e senza tante scuse!). Escludere, ad esempio, le donne dalla partecipazione significativa nella vita e nel ministero della chiesa, significa negare l'essenza stessa dell'Evangelo, tanto quanto la segregazione razziale o la tolleranza di forme di schiavitù. L'uguaglianza di tutti i credenti di fronte a Dio deve essere dimostrata nella vita della chiesa se essa vuole esprimere la verità dell'Evangelo.

Corona l'argomentazione dell'Apostolo l'affermazione del vers. 29: "Ora, se siete di Cristo, siete dunque progenie d'Abrahamo ed eredi secondo la promessa". I cristiani sono inclusi nelle benedizioni promesse ad Abraamo in quanto appartengono a Cristo. Essi pure sono quindi "discendenza di Abraamo", fanno parte del popolo di Dio, sono innestati in Israele e non hanno bisogno di altro, men che meno devono sottoporsi alle prescrizioni cerimoniali della legge mosaica come la circoncisione.

Nessun "vantaggio" offerto dalle religioni è comparabile all'essere in una vitale e dinamica comunione personale con il Signore e Salvatore Gesù Cristo. Mia speranza e preghiera è che chi ora legge o ascolta possa, per grazia, ottenere queste benedizioni e, se già la sua vita è stata unita a quella di Cristo, approfondirne la conoscenza e le operazioni per la gloria di Dio.


Preghiera. Ti ringrazio, o Signore, per le straordinarie benedizioni che per la Tua grazia ho ricevuto in Cristo. Che io possa testimoniare al mondo la mia identità manifestandone tutte le conseguenze sia a livello spirituale, che personale e sociale, affinché la gloria della tua grazia sia ancor più palese e riconosciuta. Amen.