Predicazioni/Galati/ Inviato speciale

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Un inviato speciale 

"Paolo, apostolo (non da parte di uomini, né per mezzo di uomo, ma tramite Gesù Cristo e Dio Padre, che lo ha risuscitato dai morti), e tutti i fratelli che sono con me, alle chiese della Galazia: grazia a voi e pace da Dio Padre e dal Signore nostro Gesù Cristo, che ha dato se stesso per i nostri peccati, per sottrarci dalla presente malvagia età secondo la volontà di Dio, nostro Padre, al quale sia la gloria nei secoli dei secoli. Amen” (Galati 1:1-5).

Com'è sua consuetudine, anche all'inizio di questa lettera ai cristiani della Galazia, Paolo si presenta come suo mittente. Egli evidenzia ciò che qualifica il suo ministero e legittima il suo autorevole intervento. In questa lettera, specificare come egli sia apostolo, è molto più che una formalità. Difatti, come vedremo più avanti, fra i cristiani della Galazia la sua dignità ed autorità apostolica era contestata. Egli descrive, così, come sia giunto ad essere quel che, per grazia di Dio, è diventato. Egli è “apostolo”. Benché termine “apostolo” letteralmente significhi inviato, messo, per lui e per i 12 (primi discepoli di Gesù) esso assume una connotazione del tutto particolare. Iddio ha voluto, infatti, che essi, insieme agli antichi profeti di Israele, fossero gli autorevoli, principali, fondamentali strumenti della rivelazione, dell'Evangelo di Cristo. “Siete stati edificati sul fondamento degli apostoli e dei profeti, essendo Cristo Gesù stesso la pietra angolare”, Nelle altre epoche non fu concesso ai figli degli uomini di conoscere questo mistero, così come ora, per mezzo dello Spirito, è stato rivelato ai santi apostoli e profeti di lui” (Efesini 2:20; 4:11). 

Il loro ruolo è insostituibile, imprescindibile per la fede cristiana, inalterabile e “non trasmissibile”. Paolo afferma di avere ricevuto questo suo incarico non da parte di uomini né per mezzo di un uomo. Certo, con Barnaba dalla chiesa di Antiochia egli era stato inviato a predicare l'Evangelo in una particolare zona, ma era stato lo Spirito Santo a guidarli in quel senso (Atti 13:3). La vocazione ed il ministero di Paolo non dipendeva da alcuna autorità umana e men che meno ecclesiastica, ma direttamente da Gesù Cristo (Atti 9:1-43; 26:14-17, Galati 1:15-17) e quindi da Dio Padre. Paolo può essere considerato “inviato speciale”, avendo conosciuto il Cristo solo in quanto risorto e non come i 12 durante la Sua vita terrena (Matteo 10:1-42). 

L'immediatezza della vocazione di Paolo non può essere usata per giustificare le pretese di alcun altro (come spesso è avvenuto nella storia) che affermi di aver ricevuto rivelazioni tali da sovvertire (sottraendo, aggiungendo o scalzando) quanto è stato finalizzato nelle Sacre Scritture dell'Antico e del Nuovo Testamento. Come la Persona e l'opera di Cristo era e rimane speciale, unica, insostituibile ed insuperabile, così l'esperienza dell'apostolo Paolo è da considerarsi unica nel suo genere. Paolo e i 12 rimangono sorgente perenne e punto di riferimento inalterabile di tutto ciò che può considerarsi Evangelo di Cristo e Parola di Dio. Ad essa dobbiamo attenerci diligentemente, consapevoli che nel presente secolo (o mondo) malvagio ci sono stati e continuano ad esserci “falsari” dell'Evangelo che producono “moneta falsa”. Da questo tipo di mondo Iddio ci ha sottratti e dobbiamo bene guardarci, affinché, con le sue incessanti lusinghe, non ne veniamo sedotti ed ingannati. Non tutto, infatti, quel che brilla è oro. Come i falsi profeti del tempo di Geremia: “Tendono la lingua, che è il loro arco, per scoccare menzogne; sono diventati potenti nel paese, ma non per agire con fedeltà; poiché passano di malvagità in malvagità e non conoscono me, dice il SIGNORE” (Geremia 9:3).

Preghiera. Ti ringrazio di avermi fornito con Paolo e gli altri apostoli e profeti un sicuro punto di riferimento per la mia vita. Che io mi attenga ad esso diligentemente non dando credito alcuno alle pretese di chicchessia, per quanto altisonanti possano essere. Amen.