Predicazioni/Giovanni/L'acqua fresca e pulita di un pozzo diverso dagli altri

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L'acqua fresca e pulita di un pozzo diverso dagli altri

Mi ricordo che quand'ero piccolo andavo in vacanza presso due mie anziane zie ad est di Moncalieri, non lontano da Torino. Oggi quella zona è piena di palazzi ed affollata di gente, ma allora era come essere in campagna. Mi ricordo del grande orto che coltivavano e del recinto delle galline. Mi ricordo però anche di un pozzo dal quale si poteva attingere acqua girando una ruota metallica. L'acqua che sgorgava era fresca ed aveva un gusto particolare molto buono diversa da quella che esce dal normale rubinetto della rete idrica. Un tempo, per quella casa c'era solo quella fonte d'acqua ed era sufficiente per tutte le necessità della famiglia e dell'orto.

Nell'antico Israele l'acqua dei pozzi era considerata un prezioso dono di Dio. Quando Gesù, un giorno, affaticato per il viaggio, giunge ad una città della Samaria chiamata Sicar, arriva nei pressi di un pozzo fatto scavare dall'antico patriarca Giacobbe per la sua famiglia. Se ne erano serviti per secoli, e ne beneficiavano ancora gli abitanti di quel luogo, i Samaritani, anche se non erano propriamente ebrei. Gesù si siede presso quel pozzo ma non ha nulla per attingere acqua. Attende così che arrivi qualcuno. Era un'ora inconsueta, sul mezzogiorno, ed arriva con il suo otre, una donna samaritana. Gesù, così chiede a quella donna se può dargli da bere. E' con lei che Gesù comincerà una lunga conversazione. Non sarebbe stato appropriato allora intrattenersi con una donna sconosciuta e per giunta per lui straniera. Non importa, quel che ne esce è una lezione importante, per lei e per noi che riceviamo questo racconto. Non potremo oggi trattare tutti gli insegnamenti che contiene, ma ci concentreremo solo su uno che ha a che fare con l'aqua e il suo simbolismo. Sentiamone così prima il racconto. Lasceremo poi la lettura degli altri testi biblici connessi di questa domenica solo al termine della nostra riflessione per chi volesse pure sentirli direttamente.

"Giunse così a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c'era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: «Dammi da bere!», tu lo avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest'acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell'acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d'acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore - gli dice la donna -, dammi quest'acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va' a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: «Io non ho marito». Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l'ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l'ora - ed è questa - in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».

In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui. Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l'un l'altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: «Ancora quattro mesi e poi viene la mietitura»? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l'altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica». Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo»" (Giovanni 4:5-42).

L'acqua è essenziale per la vita umana. Gesù, l'eterno Figlio di Dio fattosi uomo, ne aveva pure bisogno esattamente come noi. Chiede a quella donna un gesto di solidarietà verso di Lui. Sfidando le convenzioni di allora, lei gliela fornisce. Per lei non c'era nessun problema a farlo. C'erano lì solo loro due, e Gesù la accetta con riconoscenza. Gesù, nel corso della sua conversazione con quella donna, le propone, però, qualcosa che in quei termini la lascia allibita. Subito non si rende conto che Gesù parlava in modo figurato. Si tratta, però, di qualcosa di altrettanto importante come l'acqua lo è per il corpo e del quale solo Gesù ne è la fonte.

Infatti, non solo "forse", ma Gesù era ed è più grande anche di Giacobbe, al quale Dio aveva detto: "Non ti chiamerai più Giacobbe, ma Israele, perché hai combattuto con Dio e con gli uomini e hai vinto!" (Genesi 32:29). Gesù è la risposta alle aspettative di Giacobbe e di tutti I profeti di Israele. A che cosa è stato delegato Gesù, il Figlio eterno di Dio fattosi uomo, il Messia, il Salvatore? A mettere di nuovo, e a tutti gli effetti, creature umane in comunione con Dio, sorgente della loro vita. Solo così la loro "sete esistenziale", causata dal peccato, avrebbe potuto essere soddisfatta e per sempre! 

La cosa non è ancora ben chiara per quella donna, ma chiede a Gesù di ricevere quella "acqua", così come comanda di fare l'Evangelo. Gesù è ben lieto di poterlo fare, ma aggiunge qualcosa che riguarda la vita privata di quella donna. Gesù la chiama, di fatto, pure a ravvedersi dalla via disordinata alla quale era avvezza e della quale, con grande sorpresa di quella donna, Gesù era consapevole! Argomento scottante e imbarazzante, ma non sarebbe stato per lei un'opzione! 

Quella donna cerca così di cambiare l'argomento del discorso! Pensava: "Visto che costui sta parlando di religione ed è un ebreo, facciamogli una domanda di religione, magari su una questione controversa come sul 'dove' dobbiamo adorare Dio, a Gerusalemme oppure nei santuari della Samaria". Gesù le risponde dicendo che questioni religiose di quella fatta sono superflue e non sostanziali. Adorare Dio, essere in comunione con lui, non è questione del "dove", ma del "come". Verrà il giorno, anzi, è già venuto, in cui non avrà più alcuna importanza dove adorare Dio. Lo si può (e lo si deve) fare in qualunque luogo quando, grazie a Gesù, si riceve lo Spirito di Dio che tocca ogni aspetto della nostra vita. Inoltre sarà importante, anzi, essenziale, farlo in modo conforme alla verità rivelata, che esprime la Sua volontà.

E' proprio in quel momento che "cadono le difese" di quella donna e Gesù le si rivela apertamente, senza alcuna ambiguità, come l'atteso Messia. "Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te»". E' così che quella donna che, piena di una gioia incontenibile, lascia lì la sua anfora e senza alcun imbarazzo o riserva, va a chiamare I suoi compaesani, affinché vengano a conoscere Gesù. Di fatti: "...andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?»". Alla fine: "quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo»".

Che magnifica lezione, vero? Chiamati dalla voce misericordiosa di Dio in Cristo ad abbandonare gli amari frutti della nostra ribellione a Lui per bere generosamente l'acqua fresca e dissetante che troviamo in Gesù, che è pienamente disponibile. E' proprio qui che si vede quanto futili siano tanti "dibattiti religiosi" e i soliti futili discorsi. In Gesù c'è ben altro e di maggior sostanza. Che ciascuno di voi, allora, possa in questo momento ripetere le parole del Salmo 95, che ora verrà letto.

Invito all'adorazione. Venite, cantiamo al Signore, acclamiamo la roccia della nostra salvezza. Accostiamoci a lui per rendergli grazie, a lui acclamiamo con canti di gioia. Perché grande Dio è il Signore, grande re sopra tutti gli dèi. Nella sua mano sono gli abissi della terra, sono sue le vette dei monti. Suo è il mare, è lui che l'ha fatto; le sue mani hanno plasmato la terra. Entrate: prostràti, adoriamo, in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti. È lui il nostro Dio e noi il popolo del suo pascolo, il gregge che egli conduce. Se ascoltaste oggi la sua voce! »Non indurite il cuore come a Merìba, come nel giorno di Massa nel deserto, dove mi tentarono i vostri padri: ,mi misero alla prova pur avendo visto le mie opere. Per quarant'anni mi disgustò quella generazione e dissi: «Sono un popolo dal cuore traviato, non conoscono le mie vie». Perciò ho giurato nella mia ira: »Non entreranno nel luogo del mio riposo»" (Salmo 95).