Predicazioni/Luca/Quando si svegliano che vedono la Sua gloria

Da Tempo di Riforma Wiki.

Ritorno


È quando “si svegliano” che vedono la Sua gloria

Sintesi. Dormire e riposarsi è importante per la nostra vita. Farlo troppo spesso o costantemente è patologico. Il sonno talvolta è pure indotto da criminali che così possono agire indisturbati secondo il proverbio che dice: “Quando il gatto dorme i topi ballano”. Una società o una chiesa “che dorme”, infatti è molto conveniente per chi ne approfitta per i suoi propositi malefici. Siamo perciò grati a chi, in un contesto simile, ci fa svegliare. I discepoli di Gesù, un giorno, “...quando si furono svegliati, videro la sua gloria”: è l’episodio evangelico della Trasfigurazione, il cui messaggio vogliamo esaminare oggi.

Dormire

Il sonno, dormire, è essenziale per l’essere umano, anzi, per ogni creatura in questo mondo. Il sonno è definito come un’interruzione spontanea, reversibile e periodica dell’attività nervosa in rapporto con la vita di relazione. Nell’uomo è la sospensione dell’attività intellettiva, sensoriale e critica. Tutte le funzioni corporee sono ridotte a livello di base. Il tono muscolare è minimo, si abbassa la frequenza cardiaca e diminuisce la pressione arteriosa. È uno stato fisiologico necessario perché l’organismo possa reintegrare le proprie energie. 

Il sonno, però, oltre alla sua normale funzione, diventa per alcuni una fuga dalla realtà e dalla necessaria azione. In questo senso, “dormire” diventa figura di chi preferisce rimanere “nel mondo dei sogni” e questo gli impedisce di vedere le cose come stanno e agire di conseguenza. Talvolta succede per il cristiano o per una comunità cristiana, quando il suo torpore impedisce non solo di vedere la realtà dei fatti e agirvi in ubbidienza al suo Signore, ma anche d'intendere e discernere “i segni dei tempi”: il che implica azione, su sé stessi e con gli altri. Non vogliamo ora esaminare le cause di questo “sonno”, ma concentrarci su un altro punto.

La vita dei primi discepoli di Gesù, anche durante il Suo ministero terreno, era intensa e faticosa. Non poche volte, infatti, diceva loro: “Venitevene ora in disparte, in luogo solitario, e riposatevi un poco” (Marco 6:31). I vangeli, però, ci parlano di momenti in cui i discepoli di Gesù dormivano quando avrebbero dovuto essere ben svegli, come, per esempio, in Luca 22: “E, dopo aver pregato, andò dai discepoli e li trovò che dormivano di tristezza, e disse loro: Perché dormite? Alzatevi e pregate, affinché non entriate in tentazione” (Luca 22:45-46). Lo stesso era successo con Pietro, Giovanni e Giacomo nell’episodio che consideriamo oggi, quello della Trasfigurazione: “Pietro e quelli che erano con lui, erano aggravati dal sonno; e quando si furono svegliati, videro la sua gloria” (Luca 9:23). Questo assume anche un significato simbolico, perché appunto solo quando “si furono svegliati videro la Sua gloria! Che cosa implica questo implica per noi? Leggiamo tutto questo testo.

Il testo biblico

“Circa otto giorni dopo questi ragionamenti, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo, e salì sul monte per pregare. Mentre pregava, l'aspetto del suo volto fu mutato, e la sua veste divenne candida sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui; ed erano Mosè ed Elia, i quali, apparsi in gloria, parlavano della sua dipartita che stava per compiersi in Gerusalemme. Pietro e quelli che erano con lui, erano aggravati dal sonno; e quando si furono svegliati, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. E come questi si partivano da lui, Pietro disse a Gesù: Maestro, è bene che stiamo qui; facciamo tre tende: una per te, una per Mosè, e una per Elia; non sapendo quel che diceva.  E mentre diceva così, venne una nuvola che li coperse della sua ombra; e i discepoli temettero quando quelli entrarono nella nuvola. E una voce venne dalla nuvola, dicendo: Questi è il mio figlio, l'eletto mio; ascoltatelo. E mentre la voce parlava, Gesù si trovò solo. Ed essi tacquero, e non riferirono in quei giorni ad alcuno nulla di quel che avevano veduto” (Luca 9:23-36).

Contesto

L’episodio della Trasfigurazione di Gesù segna un momento importante del cammino di discepolato di coloro che per primi si erano affidati a Lui e Lo seguivano come Maestro. In esso traspare chiaramente la pedagogia di Gesù che accompagna gradualmente i Suoi discepoli a scoprire e fare esperienza della realtà della Sua Persona e opera. Subito prima di questo episodio, infatti, troviamo la confessione di Pietro nella quale egli dichiara la sua fede che Gesù è “il Cristo di Dio” (vale a dire il Messia, il Salvatore del mondo). Essa è accompagnata alla prima predizione di Gesù sulla Sua morte e risurrezione e dall'insegnamento sull’abnegazione cristiana, vale a dire come il discepolato porti necessariamente a “perdere la propria vita” per Lui. La Trasfigurazione, nel vangelo di Luca, segue circa otto giorni dopo “questi ragionamenti” (28). La Trasfigurazione offre ai discepoli Pietro, Giovanni e Giacomo (e a noi tramite essi), un sensibile spaccato sulla natura della persona di Gesù (un approfondimento), natura che è nascosta agli occhi dei più. La “visione” (comprensione) della natura di Gesù è accessibile, infatti, prima attraverso la porta della fede (la totale disponibilità verso Gesù) e poi attraverso la preghiera e la riflessione sulla storia passata della salvezza (il ruolo che hanno le figure emblematiche di Mosè ed Elia). In particolare, qui troviamo l’importanza della preghiera meditativa sulle Sacre Scritture.

Esposizione

I. “Circa otto giorni dopo questi ragionamenti Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo…“. Marco ci dice che la Trasfigurazione avviene sei giorni dopo gli eventi di Cesarea di Filippo, mentre Luca dice che si tratta di otto giorni dopo. Il numero 8 di Luca è altamente simbolico. Come in molte apparizioni della risurrezione, otto giorni simboleggiano l'ingresso in una nuova era, una nuova creazione dopo il settimo giorno del riposo di Dio. Solo la cerchia ristretta dei discepoli di Gesù (i Suoi favoriti e dotati di maggiori responsabilità) è testimone di questo evento significativo, e anche loro non riescono a comprenderlo perché …continuano a riposarsi!

II. “... e salì sul monte per pregare” (28). Questa è più una dichiarazione teologica che geografica. Le montagne erano luoghi di preghiera, per simboleggiare l’incontro con l’Altissimo, il Dio dei cieli e della terra. E’ in montagna che avvengono molti incontri significativi con Dio. Pietro, nel descrivere l’evento della Trasfigurazione di cui aveva fatto esperienza, lo chiama “il monte santo” (2 Pietro 1:18). Questa montagna non ha nome, ma il suo nome non è importante. Il modello di questo incontro è Mosè al Sinai, dove egli aveva incontrato Dio nella Sua gloria. Per fare “esperienze in montagna” non basta salirvi, bisogna salire su un monte per pregare. La preghiera è un dialogo con Dio, e nell’ascolto e meditazione della Sua Parola noi riceviamo forza e istruzioni per la nostra azione in questo mondo. C’è chi usa la preghiera …per addormentarsi, ma la preghiera è fatta “per svegliarsi”! Anche i primi discepoli di Gesù si erano addormentati in momenti critici!

III. “Mentre pregava, l'aspetto del suo volto fu mutato, e la sua veste divenne candida sfolgorante” (29). Il volto luminoso e gli abiti di Gesù servono come prima allusione alle visioni riportate nel libro di Daniele e all’apparizione di Dio a Mosè sul monte Sinai. “L'aspetto della gloria dell'Eterno era agli occhi dei figli d'Israele come un fuoco divorante sulla cima del monte” (Esodo 24:17). Quella stupefacente visione aveva fatto sì che la pelle del viso di Mosè diventasse tutta raggiante, tanto che egli, per parlare poi al popolo, si era messo un velo sulla faccia” (Esodo 34:29,35). 

Mosè aveva profetizzato: “L’Eterno, Il tuo Dio susciterà in mezzo a te, fra i tuoi fratelli, un profeta come me: a lui darete ascolto!” (Deuteronomio 18:15). In questa Trasfigurazione, Dio conferma che il nuovo profeta simile a Mosè è Gesù, che Mosè stesso avalla. Anzi, di più, è la voce stessa di Dio che dice: “Questo è il mio diletto Figlio, ascoltatelo!". Mosè era stato mandato per guidare il popolo di Dio verso la libertà dalla schiavitù in Egitto. Gesù è stato mandato per liberare dalla contaminazione, guasti e conseguenze del peccato.

Inoltre, la gloria di Gesù e la gloria di Dio corrispondono. Vedere la gloria di Dio in Gesù è l’esperienza di credenti ben svegli impegnati nella preghiera e nella meditazione della Parola di Dio. L’apostolo Paolo scrive: “...perché il Dio che disse: Splenda la luce fra le tenebre, è quel che risplendé nei nostri cuori affinché noi facessimo brillare la luce della conoscenza della gloria di Dio che rifulge nel volto di Gesù Cristo” (2 Corinzi 4:6).

IV. “Ed ecco, due uomini conversavano con lui; ed erano Mosè ed Elia …”. Si tratta di due personaggi emblematici, rappresentanti della “Legge e dei profeti”, vale a dire delle Sacre Scritture ebraiche. Essi “conversano con Gesù”, cioè si rapportano attivamente con Lui così come Lo avevano preannunciato. Gesù disse: “Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto non per abolire ma per compiere” (Matteo 5:17). Quello che noi chiamiamo Antico Testamento, infatti, ben lungi dall’essere considerato “superato”, è fondante per la fede cristiana, così come lo è la Legge morale data da Dio a Mosè. Essa ci porta a Cristo e deve ancora regolare la nostra vita nella Sua prospettiva.

Il popolo ebraico, inoltre, si aspettava che Mosè ed Elia tornassero per inaugurare l'era messianica. Eccoli così “tornati” che avallano la Persona e l’opera di Cristo, il quale compie tutto ciò che essi annunciavano.

V. Di che cosa parlavano Mosè ed Elia? Ce lo rivela nei vangeli solo Luca: “...i quali, apparsi in gloria, parlavano della sua dipartita che stava per compiersi in Gerusalemme”. Mosè ed Elia parlano della partenza di Gesù, che nel testo originale è “esodo”. Questa parola, esodo, fornisce un altro parallelo con Mosè, che aveva guidato l'Esodo dall'Egitto. L'esodo di cui parlano qui Mosè ed Elia è la morte sacrificale di Gesù in croce. L'Esodo dall'Egitto era stato il grande evento di salvezza dell'Antico Testamento, che aveva liberato Israele dalla schiavitù agli Egiziani. L'esodo di Gesù (la Sua morte e risurrezione) è il grande evento di salvezza del Nuovo Testamento, che libera i credenti dalla schiavitù del peccato e della morte. L'esodo dall'Egitto aveva condotto il popolo di Dio nella Terra Promessa. L'esodo di Gesù ci conduce nel regno di Dio, realizzato nella nostra vita e compiuto negli ultimi giorni. Gesù lo aveva appena preannunciato ai Suoi discepoli, ma Gerusalemme sarà anche il luogo della sua risurrezione e della sua ascensione, eventi che riveleranno la sua gloria. La Trasfigurazione offre a questi tre privilegiati discepoli un'anteprima di quella gloria.

VI. “Pietro e quelli che erano con lui, erano aggravati dal sonno; e quando si furono svegliati, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui”. I discepoli, come abbiamo già osservato, avevano avuto un problema con il sonno al Monte degli Ulivi (22:45). Quando si svegliano, qui fanno esperienza della gloria di Gesù. Si tratta di un’esperienza davvero “illuminante” che devono fare gli eletti di Dio ancora oggi dopo essere stati risvegliati spiritualmente per poter intendere pienamente “chi si nasconde” in Gesù, nella Sua morte in croce e risurrezione. Come dice l’Apostolo: “A lui voi dovete d'essere in Cristo Gesù, il quale ci è stato fatto da Dio sapienza, e giustizia, e santificazione, e redenzione” (1 Corinzi 1:30): opere gloriose che Dio ci chiama a gustare pienamente nel tempo e nell’eternità. 

Un tempo, i sacerdoti non potevano rimanere nel Luogo Santissimo per compiervi il loro servizio “a causa della nuvola, perché la gloria dell’Eterno riempiva la casa dell’Eterno” (1 Re 8:11). Oggi la gloria di Dio è nascosta in Gesù, ma Dio promette che “com'è vero che io vivo, tutta la terra sarà ripiena della gloria dell'Eterno” (Numeri 14:21), quando Cristo ritornerà: “...e allora tutte le tribù della terra faranno cordoglio, e vedranno il Figlio dell'uomo venir sulle nuvole del cielo con gran potenza e gloria” (Matteo 24:30).

VII. “E come questi si partivano da lui, Pietro disse a Gesù: Maestro, è bene che stiamo qui; facciamo tre tende: una per te, una per Mosè, e una per Elia; non sapendo quel che diceva” (v. 33). Pietro era un uomo d'azione! L'azione è sia la sua forza che la sua debolezza. In un momento in cui chiunque altro sarebbe rimasto in un silenzio sbalordito, Pietro dice: "Facciamo tre tende!". Forse vuole prolungare l'esperienza in cima alla montagna: mantenere Gesù al sicuro sulla montagna piuttosto che vederlo esposto alla sofferenza, al rifiuto e alla morte (v. 22). Forse vuole onorare Mosè, Elia e Gesù, offrire loro un po' di ospitalità. Forse vuole includere questi ospiti celesti nella celebrazione della festa dei Tabernacoli. Probabilmente, vuole solo fare qualcosa: un uomo d'azione ha bisogno di agire! L'idea di Pietro, però, non va da nessuna parte. Luca descrive Pietro come “non sapendo quello che diceva” (v. 33). Considera sciocca la proposta di Pietro, ma non ci dice perché.

VIII. “E mentre diceva così, venne una nuvola che li coperse della sua ombra; e i discepoli temettero quando quelli entrarono nella nuvola. E una voce venne dalla nuvola, dicendo: Questi è il mio figlio, l'eletto mio; ascoltatelo”. La voce dalla nuvola interrompe perché Gesù non risponde direttamente al suggerimento di Pietro di costruire delle capanne. La nuvola era il simbolo della presenza di Dio al Sinai (Esodo 24:15-16; 34:5), e simboleggia la presenza di Dio per questi tre discepoli. Più tardi, all'ascensione di Gesù, una nuvola toglierà Gesù dalla loro vista (Atti 1:9). La proclamazione di Dio, qui, è inequivocabile come altre volte nei vangeli: Gesù è l'amato eterno Figlio di Dio, Colui che dobbiamo “ascoltare”. Oggi ascoltiamo così tante voci, che sembrano tutte sagge e attraenti: esperti, opinionisti, commentatori, analisti politici, guru religiosi, celebrità, tentatori, seduttori. Ci fanno grandi promesse, ma raramente le mantengono e spesso portano le persone alla rovina. C'è una sola voce affidabile in mezzo alla cacofonia. La voce stessa di Dio dice che possiamo sempre fidarci di Gesù: "Ascoltatelo!"

IX. Alla fine: “E mentre la voce parlava, Gesù si trovò solo. Ed essi tacquero, e non riferirono in quei giorni ad alcuno nulla di quel che avevano veduto”. Mosè ed Elia, resa la loro testimonianza a Gesù, scompaiono. Gesù soltanto rimane (e deve rimanere) al centro dell’attenzione. Questa visione è finita! I discepoli sono sopravvissuti al loro incontro con Dio! Sono rimasti con Gesù e il silenzio. Anche Pietro tiene la bocca chiusa. Non dicono a nessuno quello che hanno visto, e va bene così. Ci sarà tempo per parlare, non sono ancora pronti per la testimonianza che porteranno poche settimane dopo a Gerusalemme (Atti 1-2). Questa è stata un'esperienza in cima a una montagna, ma non del tipo di cui le persone scrivono in modo brillante di albe, brezze, amici cordiali, musica e momenti tranquilli. Su questa montagna il soggetto è Gesù, che si avvia verso il momento decisivo della sua morte sacrificale in croce. Terribile, ma necessaria, per loro e per noi.

Conclusione

“Pietro e quelli che erano con lui, erano aggravati dal sonno; e quando si furono svegliati, videro la sua gloria”. Tutto questo è decisivo, per loro e per noi. Certo, bisogna talvolta riposare e “prendersi una vacanza”. Non dobbiamo però dimenticare che il sonno è una sospensione dell’attività intellettiva, sensoriale e critica. Oggi sono troppi coloro che sospendono la loro attività intellettiva e critica, anche nelle chiese - c’è persino chi la disprezza! Preferiscono le fantasie dei loro sogni, seguire “quel che si è sempre fatto”, accodarsi alle mode del momento… Intanto si dorme e il nemico di Dio e di ogni bene ne profitta! E’ lui, infatti, che provvede a che noi ci addormentiamo. Infatti, come dice il proverbio: “Quando il gatto dorme i topi ballano”. Il nostro testo dell’Evangelo ci chiama urgentemente, però, a una vigile preghiera meditativa della Parola di Dio. “Perciò la Scrittura dice: «Risvegliati, o tu che dormi, risorgi dai morti, e Cristo risplenderà su di te” (Efesini 5:14). Essa ci apre non ai sogni ma alla chiara visione delle potenzialità gloriose che abbiamo in Cristo. Abbiamo quanto mai bisogno di una chiara, intelligente e critica visione sulla nostra situazione e sui propositi di Dio nella storia  - che si realizzeranno nel modo più certo e sicuro. Questo tipo di preghiera è premessa, preparazione all’azione, a essere partecipi della Sua vittoria. Come ci poniamo di fronte a tutto questo? Come risponderemo?

Paolo Castellina, 21-02-2022