Preghiera/Ami veramente Dio? Domande di verifica

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Le prove dell’amore per Dio

Di Thomas Watson, Un cordiale divino (1663)

Mettiamoci alla prova per vedere se siamo nel numero di quelli che amano Dio. A questo scopo, poiché il nostro amore si potrà discernere dai suoi frutti, porrò dinanzi a voi quattordici segni, o frutti, che ci per metteranno di esaminarci accuratamente per scorgere se crescono o meno nel nostro giardino.

1. Pensi spesso a Dio contemplandone la gloria?

Colui che è innamorato, ha i propri pensieri fissi su colei che ama. Chi ama Dio e continuamente rapito d’ammirazione per lui e trasportato nel contemplarlo: “Quando mi sveglio sono ancora con te” (Salmi 139:18). I pensieri sono come dei viandanti che viaggiano per la mente. I pensieri di Davide si mantenevano nella via celeste: “Quando mi sveglio sono ancora con te”. Dio è il tesoro e dov’è il tesoro, là c’è anche il cuore. In questo modo possiamo mettere alla prova il nostro amore per Dio. Su cosa si fissano i nostri pensieri? Possiamo dire di essere rapiti di estasi e diletto quando pensiamo a Dio? I nostri pensieri hanno già messo le ali? Hanno imparato a volare in alto? Contempliamo Cristo e la gloria? Oh, quanto sono lontani dall’amore di Dio coloro che pensano raramente a lui! Dello stolto è detto: “Tutti i suoi pensieri sono: Non c’è Dio!” (Salmi 10:4). Il peccatore scaccia Dio dai propri pensieri; non pensa mai a Dio e, quando lo fa, il suo cuore si riempie di orrore, proprio come quando il prigioniero pensa al giudice.

2. Desideri essere in comunione con Dio?

L’amore desidera l’intimità e il dialogo: “L’anima mia langue e viene meno, sospirando i cortili del Signore; il mio cuore e la mia carne mandano grida di gioia al Dio vivente” (Salmi 84:2). Il re Davide era stato bandito dalla casa di Dio dove si trovava il tabernacolo che era il segno visibile della sua presenza. Per questa ragione sospira pensando a Dio in santa passione e, nel desiderio di Dio, grida a lui. Chi si ama desidera stare insieme. Se amiamo Dio, stimeremo preziosi i suoi ordinamenti, poiché mediante essi ci incontriamo con Dio: egli ci parla mediante la sua Parola e noi parliamo a lui in preghiera. E così che possiamo esaminare il nostro amore per Dio. Desideriamo l’intimità della comunione con lui? Come un marito e una moglie che si amano non possono rimanere separati per lungo tempo, così chi ama Dio non può resistere a lungo lontano da lui. Si potrà sopportare qualunque cosa, ma non La mancanza della presenza di Dio. Chi ama il Signore potrà resistere alla perdita della salute e degli amici e potrà continuare ad essere felice anche dinanzi ad una parca mensa, ma non potrà esserlo senza Dio: “Non nascondermi iL tuo volto, perché io non di venti simile a quelli che scendono nella tomba” (Salmi 143:7). Chi ama, spesso, soffre di nostalgia. Davide stava quasi per venir meno e morire, allorché non ebbe per lungo tempo un chiara visione di Dio. Quelli che amano Dio non possono essere contenti di avere preso parte agli ordinamenti e partecipato al culto, se in essi non hanno potuto godervi Dio e la sua presenza. Per essi è come leccare il bicchiere che contiene il miele, senza gustarne la dolcezza. Che diremo, quindi, di coloro che riescono a vivere tutta la vita senza Dio? Pensano che sia meglio fare a meno di Dio, si lagnano se perdono la salute o il lavoro ma non lo fanno se non hanno Dio! I malvagi non possiedono alcuna conoscenza di Dio, ne lo desiderano: “Dicono a Dio: “Ritirati da noi! Noi non ci curiamo di conoscere le tue vie!” (Giobbe 21:14). I peccatori evitano con cura ogni contatto con Dio, essi considerano la Sua presenza come un peso. Costoro, possono essere inclusi nel numero di quelli che amano Dio? Potreste dire che ama il marito quella donna che non sopporta la sua presenza?

3. Ti rattristi a causa del peccato?

Dove c’è amore verso Dio, c’è anche il pianto e il cordoglio per il peccato e per il modo in cui abbiamo agito nei suoi confronti. Un figlio che ama suo padre non può far altro che piangere se comprende di averlo offeso. Il cuore che brucia d’amore si strugge in lacrime. Oh, non sia mai che io abusi dell’amore di un Salvatore tanto prezioso e caro! Non ha già sofferto abbastanza sulla croce il mio Signore, ché io debba farlo soffrire ancora? Gli offrirò ancora fiele e aceto da bere? Quante volte sono stato sleale e malizioso! Quanto ho contristato lo Spirito Santo, calpestato i suoi statuti divini e disprezzato il suo sangue! Tutto ciò deve procurarci quella “tristezza secondo Dio” (2 Corinzi 7:9-11) e far sanguinare il cuore ancora una volta. Dopo avere rinnegato il Signore, Pietro “pianse amaramente” (Matteo 26:75). Quando l’apostolo ripensò all’amore mostratogli da Cristo nel portarlo con se sul monte della trasfigurazione, nel fargli contemplare in visione Ia gloria del cielo e considerando che, pur avendo avuto un tale segno d’amore, lo aveva ugualmente rinnegato, il cuore gli s’infranse di dolore e “andato fuori, pianse amaramente”.

Esaminiamo il nostro amore per Dio in base a questo test. Abbiamo versato le lacrime del vero ravvedimento? Ci addoloriamo a causa delle offese che abbiamo recato a Dio? Dell’abuso che abbiamo fatto della sua misericordia o del modo in cui abbiamo trascurato d’impiegare per Ia sua gloria i talenti che ci ha dato? Quanto sono distanti dal vero amore per Dio coloro che peccano quotidianamente, senza esser mai afflitti a causa delle loro colpe! Navigano in un mare di peccato e non versano una sola lacrima di pentimento. Sono lontanissimi dalla conoscenza del vero dolore per il peccato coloro che si rallegrano peccando! “Allora che tu commetti il tuo male, tu festeggi” (Geremia 11:15, Diodati). Oh, quanto sei miserabile! Cristo ha sanguinato per il peccato e tu continui a sollazzarti in esso ridendo? Chi potrebbe amare Dio continuando a vivere cosI? Ama il suo, colui che gli fa del male godendone?

4. Difendi apertamente la Sua causa?

L’amore e coraggioso, scaccia la codardia e fa divenire valorosi. L’amore porta gli uomini a compiere le imprese più spericolate e a superare i piùi grandi pericoli e difficoltà. La timida chioccia si scaglia contro i cani e i serpenti per difendere i suoi pulcini! L’amore ha l’effetto d’infondere uno spirito di coraggio e valore fortificando il cristiano. Colui che ama Dio Si alzerà per difendere la sua causa: “Quanto a noi, non possiamo non parlare del le cose che abbiamo viste e udite” (Atti 4:20). Chi teme di identificarsi con Cristo lo ama veramente poco. Nicodemo venne a Cristo di notte (Giovanni 3:2) e, meschinamente, fuggì la luce del sole per paura di essere visto, ma l’amore caccia via la paura. Proprio come le nebbie si diradano quando sorge il sole e l’umidità della notte evapora, cosI l’amore divino caccia via la paura carnale. Rimarrà in silenzio colui che ama Dio udendo coloro che parlano contro la sua benedetta verità? Colui che ama l’amico si alzerà e si mostrerà valoroso nel difenderlo quando qualcuno, gettando infamia contro di lui, gli reca oltraggio. Confessiamo che Cristo e il nostro testimone nei cieli e noi siamo timidi nel testimoniare di lui, qui, sulla terra? L’amore è ciò che anima il cristiano che accende il suo zelo e lo riveste di coraggio.

5. Soffri quando Gli si reca disonore?

Se amiamo Dio veramente, il nostro cuore soffrirà a causa del disonore che gli uomini malvagi recano al suo nome. Se in noi c’è qualche briciolo d’amore verso Dio, non potremo rimanere indifferenti osservando che gli argini della religione e della moralità sono infranti e che l’inondazione della malvagità raggiunge ogni luogo. Saremo afflitti vedendo il giorno del Signore profanato, i voti non rispettati e il suo nome disonorato. L’anima giusta di Lot “era rattristata dalla condotta dissoluta di quegli uomini scellerati” (2 Pietro 2:7). I peccati di Sodoma erano tali da trafiggere la sua anima. Quanto sono distanti dall’amo re di Dio coloro che non sono toccati minimamente dal disonore che viene gettato sulla sua persona! Riescono a stare in pace e a continuare a svolgere indisturbati i loro affari e non si lasciano inquietare da nulla. Se un uomo e ubriaco fradicio non si curerà di ciò che accade attorno a se, nemmeno se dovesse giungere a ferire a morte qualcun altro. Molti sono talmente ubriachi del vino della prosperità, da non reagire o inquietarsi nemmeno se osservano che la verità di Dio è colpita a morte sotto i loro occhi! Amano Dio veramente solo quegli uomini che si rammaricano vedendo la sua gloria oltraggiata e la religione stessa martirizzata.

6. Odi il peccato?

Il fuoco purifica i metalli dalle scorie; allo stesso modo è il fuoco dell’amore che ci purifica dal peccato. Colui che ama Dio non vorrà avere nulla a che fare con il peccato: “Efraim potrà dire: “Che cosa ho io più da fare con gli idoli?”“ (Osea 14:8). Anzi, si lancerà in battaglia contro di esso! Il peccato è un attacco contro l’onore di Dio, ma lo è anche contro la Sua stessa Persona. Ama il proprio principe colui che ospita in casa un traditore della corona? E amico di Dio colui che ama chi lo odia? L’amore di Dio e del peccato non possono coabitare in un medesimo cuore. I sentimenti non possono volgersi contemporaneamente in due direzioni opposte. Non si può amare tanto la buona salute quanto il veleno che ce la toglie. E Ia stessa cosa nei confronti di Dio: non si può amarlo amando anche il peccato. Colui che permette ad un solo peccato segreto di dimorare indisturbato nel suo cuore, è tanto lontano dall’amore di Dio quanto lo sono i cieli dalla terra.

7. Sei come morto per il mondo?

Chi ama Dio e morto nei confronti del mondo: “Io sono Stato crocifisso per il mondo” (Galati 6:14). E morto ai piaceri e agli onori che offre! Chi ama Dio veramente, non amerà nulla al di fuori di lui. L’amore per Dio e quello per il mondo sono inconciliabili: “Se uno ama il mondo, l’amore del Padre non è in lui” (I Giovanni 2:15). L’amore per Dio “ingoia” e fa sparire tutte le altre cose, proprio come il bastone di Mosè, divenuto serpente, ingoiò e fece sparire i bastoni dei maghi d’Egitto (Esodo Le prove dell’amore per Dio, p. 4 di 10 7:11-12). Se fosse possibile ad un uomo raggiungere il sole, quanto gli apparirebbe piccola Ia terra da quella prospettiva! Così, quando il cuore si eleva al di sopra delle nebbie di questo mondo per ammirare Dio in un amore ardente per lui, quando deboli e misere appaiono le cose di quaggiù. Sembrano nulla! Uno dei segni dell’amore dei primi cristiani verso Dio fu che le loro proprietà non occupavano più un posto di preminenza nei loro cuori; ma essi “deponevano [le cose vendute] ai piedi degli apostoli” (Atti 4:35).

Mettiamo alla prova il nostro amore per Dio in questo modo. Cosa ne pensiamo di coloro che pare non siano mai soddisfatti di ciò che possiedono nel mondo? Hanno le scorie della concupiscenza e sono assetati di possedere molte ricchezze in modo da desiderare “ciò che non è pane e che non sazia” (Isaia 55:2). Non dire mai che ami Cristo se preferisci il mondo alla perla di gran prezzo. Non sono tanti coloro che amano e preferiscono il denaro più di Dio? A costoro basta il possesso di una proprietà per scordarsi di avere un’anima bisognosa dell’acqua della vita! Sarebbero disposti a vendere Cristo e la loro buona coscienza se solo trovassero qualcuno che pagasse bene! Darà mai Dio il suo cielo a coloro che lo valutano così poco da preferire la polvere della terra alla sua gloriosa Deità? Ditemi, cosa c’è di tanto prezioso su questa terra da porvi l’affetto e il desiderio del nostro cuore? I! Diavolo cercherà di farci guardare alle piccolezze di questo mondo attraverso una grande lente d’ingrandimento, in modo che ci appaiano magnifiche. Però il mondo non ha grande valore, anzi e soltanto illusione e inganno.

8. Temi di dispiacere a Dio?

Nella persona pia, amore e timore si baciano. Il vero amo re per Dio fa sorgere un duplice timore. Prima di tutto, il timore di dispiacere a Dio. La sposa ama il proprio sposo e sarà pronta a rinnegare se stessa piuttosto che essere causa di dispiacere per il proprio marito. Più amiamo Dio, più temeremo di contristare il suo Spirito: “Come dunque potrei fare questo gran male e peccare contro Dio?” (Genesi 39:9). Quando l’imperatrice Eudoxia minacciò Giovanni Crisostomo di mandarlo in esilio, egli replicò: “Ditele che non temo nulla al di fuori del peccato”. L’amore benedetto, facendo ardere di zelo il cristiano, lo riempie anche di timore e lo induce a tremare al solo pensiero che potrebbe offendere il Signore. E per questa ragione che non si permetterà mai di oltraggiare volontariamente il suo Dio.

V’è poi il timore congiunto con la gelosia: “Eli stava sull’orlo della strada seduto sulla sua sedia, aspettando ansiosamente, perché gli tremava il cuore per l’arca di Dio” (I Samuele 4:13). Leggiamo che il suo cuore trema va per l’arca e non per i suoi due figli, Ofni e Fineas. Il cuore gli tremava perché sapeva che, perduta l’arca, la gloria di Dio si sarebbe dipartita (I Samuele 4:21-22). Chi ama Dio, può anche ammalarsi per l’ansietà dalla quale sarà assalito per il bene delle chiese (2 Corinzi 11:28). Teme quando vede insorgere i primi segni dell’apostasia (che e come la lebbra) ed ha paura che questa possa crescere, rinforzando le mani dei papisti in modo tale che Dio lasci il suo popolo. La presenza di Dio e la sua approvazione, sono la bellezza e Ia forza di una nazione. Fino a quando Dio dimorerà con un popolo, questo sarà a! sicuro. Per questa ragione l’anima infiammata dall’amore per Dio, teme al minimo segno che possa farle supporre che la sua presenza si sia allontanata. Misuriamoci con questo metro e dimostriamo l’amore che con le labbra professiamo per Dio. Molti temono di perdere Ia pace o il loro commercio, ma non disdegna no di privarsi di Dio e del suo Vangelo, Ama Dio questo genere di persone? No di certo! Colui che ama Dio sopravvive quando perde i beni materiali, ma non può tollerare di essere privato dei beni spirituali. Se il Sole di giustizia non splenderà più sul nostro cielo, cosa vi rimarrà se non le tenebre della morte e della paura? Quale conforto potrà dare la melodia di un organo o di una grande corale se il dolce suono del Vangelo non s’udrà più, tutto sarà terrore, come il suono della tromba o le raffiche degli spari che si odono ai funerali.

9. Ami ciò che Dio ama?

a) Prima di tutto, ameremo Ia Parola di Dio. Davide stimava la dolcezza della Parola di Dio più del miele (Salmi 119:103) e l’apprezzava più dell’oro (Salmi 119:72). Le pagine della Scrittura sono più ricche delle miniere d’oro. A ragione amiamo la Parola di Dio! Essa è la stella polare che ci indica la direzione verso il cielo, è il campo dove giace il tesoro nascosto. Colui che non ama la Parola, che Ia ritiene troppo rigida tanto da desiderare di eliminare almeno qualche parte della Bibbia (come vorrebbe fare l’adultero con il settimo comandamento), non ha nemmeno una scintilla dell’amore di Dio nel suo cuore.

b) Ameremo il giorno del Signore. Non solo osserveremo il giorno del riposo, ma lo ameremo: “Se chiami il sabato una delizia...” (lsaia 58:13). Il modo in cui stimiamo e osserviamo il giorno del Signore, e molto importante per la condizione spirituale del nostro cuore e della chiesa. Questo giorno deve essere considerato glorioso per il Signore. La casa di Dio e il palazzo del gran Re e ogni domenica, quando la chiesa e riunita, Dio si mostra in tutto il suo splendore. Se amiamo Dio, apprezzeremo il suo giorno più di tutti gli altri. La settimana sarebbe tetra se non ci fosse la domenica per illuminarla. In questo giorno riceviamo una doppia porzione di manna (Esodo 16:22-23, 29-30). Le porte del cielo sono aperte e Dio scende in piogge di benedizioni sul suo popolo fedele che lo adora. In questo giorno beato il Sole di giustizia splende sull’anima. Il cuore pieno della grazia amerà il giorno che Dio ha fatto col proposito che gli uomini lo glorifichino e gioiscano in lui!

c) Ameremo la legge di Dio. L’anima che ha gustato la grazia di Dio ed e stata rigenerata amerà la legge, per ché questa schiaffeggia i suoi eccessi peccaminosi. Se non ci fosse qualche mezzo che lo tenesse a freno come Ia legge di Dio, il nostro cuore corrotto si lancerebbe in una corsa sfrenata verso il male e il peccato. Ecco perché chi ama Dio amerà anche Ia sua legge: Ia legge che porta al ravvedimento e alla rinuncia a se stessi. Molti professano di amare Dio, ma non si vergognano di confessare che odiano i suoi comandamenti: “Spezziamo i loro legami, e liberiamoci dalle loro catene” (Salmi 2:3). I precetti di Dio sono paragonati a corde che legano gli uomini ad un modo d’agire corretto e sano, ma i malvagi le considerano troppo strette e dicono: “Spezziamole! “. Costoro affermano di avere Cristo come Salvatore, ma lo odiano come Re; eppure Cristo ci dice che dobbiamo prendere il suo giogo (Matteo 11:29). I peccatori sono pronti ad accettare volentieri La corona che Cristo pone sul capo, ma al tempo stesso cercano di spezzare il giogo che il Maestro vuole porte su loro. Tuttavia, non può esistere un re che governi senza leggi! 

d) Ameremo l’immagine di Dio riflessa nei santi: “Chiunque ama colui che ha generato, ama anche chi e stato da lui generato” (I Giovanni 5:1). E possibile che amiamo uno dei santi del Signore, ma non per il fatto che egli sia tale. Che cosa significa? Intendo dire che possiamo amarlo per la sua ingenuità, o perché è mite ed affabile, trascurando il fatto che sia un figlio di Dio. Una bestia può mostrare amore verso il suo padrone non per ché sia un uomo (per La sua natura), ma solo per il fatto che questi Ia nutre e provvede per essa. Ecco perché amare qualcuno per la ragione che e uno dei santi del Signore, e un segno dell’amore per Dio. Se amiamo qualcuno per il semplice fatto che appartiene al Signore, che e uno dei suoi santi ed ha qualcosa di divino in sé, lo ameremo anche di fronte a quattro difficoltà.

  • I. Lo ameremo anche se povero. Chi ama l’oro, l’amerà anche se ne vede un pezzo avvolto da luridi stracci. CosI, anche se i santi possono essere rivestiti da stracci, il ameremo perché in essi c’è qualcosa di Cristo e della sua bellezza.
  • II. Lo ameremo nonostante le sue molte debolezze. La perfezione non appartiene a questo mondo. In alcuni prevale l’ira, in altri l’incostanza, in altri ancora troppo amore per il mondo. Un santo in questa vita è come l’oro mescolato al quarzo: c’è tanta scoria di debolezza e infermità in lui. Con tutto ciò, l’amiamo per la grazia di Dio che e in lui. Un santo è come un bel volto deturpato da una cicatrice: ameremo Ia bellezza del viso della santità anche se vedremo la cicatrice. Anche lo smeraldo più prezioso contiene delle impurità, Ia stella più splendente emana una luce tremula e i santi migliori hanno i loro difetti. Se non puoi amare il tuo prossimo perché ha dei difetti, come puoi pretendere che Dio ami te?
  • III. Lo ameremo anche se in alcune cose ha opinioni diverse da noi. Forse qualche altro cristiano non ha ricevuto tanta luce quanta ne e stata accordata a noi e ciò potrebbe portarlo ad errare in alcune cose. Lo allontaneremo per questa ragione? Quando c’è unità di consenso nelle cose fondamentali, deve esserci anche unità nei sentimenti e comunione visibile.
  • IV. Lo ameremo anche se e perseguitato. Ameremo il metallo prezioso anche se e nella fornace. Paolo portava sul suo corpo i segni del Signore Gesù Cristo (Galati 6:17). Quei segni erano onorevoli per lui, proprio come le cicatrici lo sono per i soldati. Perciò, dobbiamo amare i santi, siano essi rivestiti di porpora o in catene. Se amiamo Cristo ameremo anche le sue membra perseguitate.

Se e questo l’amore di Dio, se amarlo significa amare i suoi santi anche se possiamo scorgere solamente un barlume della sua grazia e poco della sua immagine, allora quanto sono rari coloro che davvero amano Dio! Amano Dio coloro che odiano quelli che sono partecipi della sua grazia? Amano la persona di Cristo coloro che sono animati dalla vendetta verso il suo popolo e vorrebbero vederlo distrutto? Quella moglie che strappa l’immagine di suo marito, come potrà far credere che lo ama e lo rispetta? Giuda e Giuliano [1] non sono morti ancora e il loro spirito è ancora all’opera nel mondo! Se il Diavolo fosse il sommo giudice, l’innocenza sarebbe considerata una grande colpa e La santità il peggior crimine! Oh ipocriti portano grande riverenza ai santi morti, li canonizzano e il beatificano, ma se ne vedono uno vivo lo perseguitano! La professione di fede di costoro è vana e La loro adesione ad una sana confessione di fede e un inganno, se infrangono il solo articolo della comunione dei santi! Di certo non c’e segno più chiaro di questo, che renda un uomo maturo per l’inferno: non solo l’assenza della grazia di Dio nel suo cuore, ma l’odio verso quelli che la possiedono.

10. Hai pensieri nobili su Dio?

Chi ama il proprio amico considera le sue azioni nel modo migliore: “L’amore non addebita il male” (I Corinzi 13:5). La malizia interpreta tutti gli eventi nel peggiore dei modi, mentre l’amore sempre nel migliore. L’amore e un interprete eccellente della provvidenza: non sospetta it male. Chi ama Dio nutre sempre una buona opinione su di lui e seppure dovesse affliggere duramente, l’anima devota lo considera un bene. Ascoltate come si esprime uno spirito che possiede la grazia: “Il mio Dio conosce quanto sia duro il mio cuore ed è per questa ragione che mi con duce da un’afflizione all’altra. Egli lo fa per spezzare il mio cuore e ammorbidirlo, perché sa che come il corpo di chi è pieno di liquidi infetti si gonfia, cosI il peccato mi riempie di corruzione. Per questa ragione mi fa sanguina re: per salvarmi la vita! Questa amara provvidenza servirà per mortificare qualche corruzione o per farmi esercitare qualche grazia. Quanto è buono il Signore con me, egli non mi abbandona ai miei peccati, ma colpisce il mio corpo per salvarmi l’anima!” E in questo modo che coloro che amano Dio prendono tutte le cose. L’amore e un punto esclamativo posto alla fine di ogni atto di Dio. Voi che siete cosI inclini e veloci a mormorare contro Dio come se egli agisse male nei vostri confronti, sentitevi umiliati da questi pensieri! Dite a voi stessi: “Se amassi Dio maggiormente, non nutrirei dei cattivi pensieri contro di lui”. E soltanto Satana colui che ci induce a pensa re bene di noi stessi e male di Dio. L’amore prende tutte le cose net boro senso migliore: non addebita il male.

11. Sei ubbidiente a Dio?

Il Signore dichiarò: “Chi ha i miei comandamenti e Il osserva, quello mi ama” (Giovanni 14:2 1). E vano affermare che amiamo la persona di Cristo se disprezziamo i suoi comandamenti. Ama il padre quel figlio che rifiuta di ubbidirgli? Se amiamo Dio veramente, gli ubbidiremo anche in ciò che crocifigge carne e sangue, vale a dire nelle cose difficili e nelle cose pericolose. Nelle cose difficili, come nella mortificazione del peccato, ci dimostreremo ubbidienti. Ci sono peccati che non solo ci sono vicini quanto gli abiti che indossiamo, ma che ci sono anche can quanto la pupilla dell’occhio! Se amiamo veramente Dio, ci porremo risolutamente contro di essi, tanto nei nostri propositi che nella pratica. Pensiamo al perdono dei nostri nemici. Dio ci ordina di perdonare (Efesini 4:3 2) intimandoci la pena di morte se non lo faremo, ma perdonare e difficile: è come guadare un fiume in piena. Tutti noi siamo inclini a dimenticare le cortesie e i beni ricevuti ed a ricordarci delle offese, ma se amiamo Dio passeremo sopra gli oltraggi ricevuti, Considerando seriamente quante sono le offese che abbiamo procurato a Dio, sulle quali egli ha sorvolato, e riflettendo attentamente a quanto grande e incondizionato sia stato il suo perdono, agiremo seguen- Le prove dell’amore per Dio, p. 8 di 10 do la sua condotta e ci sforzeremo di seppellire le offese ricevute, piuttosto che contendere e chiedere vendetta.

Anche nelle cose pericolose saremo ubbidienti. Quando Dio ci chiama a soffrire per lui dobbiamo ubbidire. E stato l’amore a portare Cristo a soffrire per noi. L’amore fu la catena che lo tenne legato alla croce. Anche noi, se amiamo Dio, saremo pronti a soffrire per lui. Ci sono dei paradossi nell’amore: e la grazia che sopporta meno e, allo stesso tempo, è quella che sopporta di più E quella che sopporta meno nel senso che non tollera che alcun peccato conosciuto continui a dimorare indisturbato in noi, ne che il nome e la gloria di Dio siano oltraggiati. In questo senso e la grazia che sopporta meno. Eppure e anche la grazia che sopporta di più, perché è in grado di sopportare gli scherni, I legami e la prigionia per amore di Cristo: “L’amore sopporta ogni cosa” (I Corinzi 13:7).

Basilio narra che una giovane condannata a! rogo, alla quale venne offerta la restituzione dei suoi beni e la salvezza della sua vita se solo si fosse prostrata per adorare un idolo, rispose a questa proposta nel modo seguente: “Se ne vadano pure la vita e i beni e Cristo sia il benvenuto!” Allo stesso modo, Ignazio ci dà un nobile esempio di fede quando afferma: “Che i denti delle bestie feroci mi rendano pure concime se ciò servirà a far crescere il grano nel campo di Dio”. Ecco quanto erano trasportati dall’amore di Dio i santi della chiesa primitiva. Al tempo stesso, essi trascesero l’amore della vita e i terrori della morte! Stefano fu lapidato, Luca impiccato ad un albero d’ulivo e Pietro crocifisso a testa in giù a Gerusalemme. Questi eroi divini soffrirono volontariamente, piuttosto che permettere alla loro codardia di diffamare il nome di Cristo. Quanto stimava Paolo le catene che portava per amore di Cristo! “Si gloriava di esse — disse Crisostomo - più di una donna che indossa i suoi gioielli preziosi”. Anche Ignazio, andando verso il martirio, portò i legami come del bracciali di diamanti. La Scrittura afferma: “Non accettarono Ia loro liberazione” (Ebrei 11:35). Scegliendo di non peccare rifiutarono di essere scarcerati, preferirono l’innocenza dell’anima alla libertà del corpo.

Mettiamo ancora alla prova il nostro amore per Dio mediante questi esempi. Possediamo lo spirito del martirio? Molti affermano di amare Dio, ma in quale modo lo dimostrano? Non sono disposti a perdere alcuna delle loro comodità, né a portare Ia croce per amore di Cristo. Fermatevi un solo momento a riflettere. Supponete che Cristo vi dicesse: “lo ti amo, sei caro al mio cuore, ma non posso soffrire e non deporrò la mia vita per te”. Non sollevereste dei forti dubbi e, a ragione, giudichereste che il suo amore e falso? Ora, non pensate che Cristo e Ia sua chiesa, abbiano buone ragioni per considerarvi degli ipocriti e non credervi quando, pur professando di amarlo, non siete disposti a sopportare alcuna sofferenza ed a correre alcun rischio per amore del suo nome?

12. Rendiamo Dio glorioso agli occhi altrui?

Tutti coloro che amano loderanno continuamente e fa ranno conoscere le virtù e la bellezza del loro benamati. Se amiamo Dio ci impegneremo a pubblicare e rendere celebri le sue virtù divine e le eccellenze del suo carattere, affinché la sua fama e la stima che gli uomini gli debbono possano aumentare. Abbiamo il dovere di fare in  modo che gli uomini amino di cuore la sua persona. L’amore non e mai muto: saremo delle trombe che, squillando, faranno udire l’offerta della grazia gratuita di Dio, La trascendenza del suo amore e la gloria del suo regno. L’amore è come il fuoco: se brucia nel cuore farà ardere le labbra e si esprimerà in una dolce e delicata lode a Dio.

13. Desideri il ritorno di Cristo?

L’apostolo Paolo esclamò: “Ormai mi e riservata Ia coro na di giustizia che il Signore, il giusto giudice, mi assegnerà in quel giorno; e non solo a me, ma anche a tutti quelli che avranno amato Ia sua apparizione” (2 Timoteo 4:8). L’amore desidera l’unione, perché e dall’unione che procede la gioia. Quando la nostra unione con Cristo sarà perfetta nella gloria, allora la nostra gioia sarà completa. Chi ama Cristo amerà la sua apparizione, perché il suo ritorno sarà un’infinita benedizione per i santi. Sappiamo che adesso egli compare quale nostro avvocato presso il Padre (Ebrei 9:24), ma quando comparirà dal cielo come nostro sposo la sua apparizione sarà immensamente più gloriosa e benedetta! In quel giorno ci coronerà con due gioielli: il suo amore, che è così meraviglioso che, più che espresso a parole, può essere provato e la conformità alla sua somiglianza. “Quand’egli sarà manifestato — dichiara l’apostolo - saremo simili a lui, perché lo vedremo com’egli è” (I Giovanni 3:2). Da questi due doni fluirà un’in finita ed eterna gioia nella nostra anima. Per questa ragione chi ama Cristo desidera e brama anche La sua apparizione: “Lo Spirito e la sposa dicono: “Vieni”... Amen! Vieni, Signore Gesù!” (Apocalisse 22:17, 20).

Ecco un altro metro per valutare la qualità e l’estensione del nostro amore per Cristo. I malvagi, che si condannano da soli, temono l’apparizione di Cristo e desidererebbero che non avvenisse mai. Invece, chi ama Cristo si rallegra nella prospettiva del suo ritorno sulle nuvole, perché sa che sarà quello il momento in cui sarà liberato da tutti i suoi peccati e dai suoi timori, la sua giustificazione sarà resa pubblica al cospetto degli uomini e degli angeli e il suo corpo verrà mutato e traslato nel Paradiso di Dio.

14. Siamo disposti per Lui a qualunque servizio?

L’amore è una grazia che si accompagna sempre all’umiltà: non cammina col naso in su! Piuttosto si abbassa e si nasconde, sottomettendosi a tutto ciò che può essere utile per il servizio di Cristo. Questo lo vediamo in Giuseppe d’Arimatea e in Nicodemo: entrambi erano persone nobili, eppure, l’uno prese il corpo di Cristo con le proprie mani e l’altro lo imbalsamò con aromi ed unguenti. Sembrerebbe troppo per persone di tale rango, ma l’amore per Cristo il costrinse a tanto. Se amiamo Dio, pur di essere di qualche utilità a! corpo di Cristo, che è la chiesa, nessun’opera sarà troppo umiliante. L’amore vero non e schizzinoso: visita il malato, solleva il povero e lava le ferite dei santi. La madre che ama proprio figlio, non avrà alcuna difficoltà a prendersene cura facendogli tutte quel le cose che per altri sarebbero difficili da compiere. Chi ama Dio si umilierà fino a compiere il servizio più sgradevole, pur di essere utile a Cristo e al suo popolo.

Sono questi i frutti dell’amore per Dio. Beati coloro che, pur sapendo che essi so-  no estranei alla loro natura, li vedranno crescere e maturare nella loro vita.

[Thomas Watson, Un cordiale divino (1663), Alfa & Omega, 2001, p. 90ss]

Note

[1] Th. Watson si riferisce a Giuliano detto “l’apostata”, imperatore romano dal 361 al 363 che cercò di far risorgere il paganesimo.