Preghiera/Il culto segreto privato e la mutua edificazione

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Istruzioni dell’assemblea generale di Westminster (1647) su

Il culto segreto privato e la mutua edificazione

per mantenere l’unità ed evitare scismi e divisioni


La riforma e la ricostruzione dell’esercizio della pietà personale e famigliare è quanto mai opportuna nella nostra generazione, dove lo sbando, lo svuotamento e l’aberrazione della vita cristiana è quanto mai grande. Anche nel campo della devozione personale e famigliare sono particolarmente utili le seguenti istruzioni dell’assemblea di Westminster. Qui mie sono pure le brevi note a margine (P.C.)


Accanto al culto pubblico nelle comunità, misericordiosamente stabilito in questo paese in grande purezza, è opportuno e necessario che sia pure stabilito e promosso il culto personale segreto ed il culto privato delle famiglie[1], affinché insieme alla riforma a livello nazionale, avanzi e sia promossa la professione e la potenza della pietà, sia personale che domestica.

I. In primo luogo, per quanto riguarda il culto segreto, è sommamente necessario che ciascuno in privato e da solo, si dia alla preghiera ed alla meditazione, il cui indicibile beneficio è meglio noto solo a coloro che in esso maggiormente si esercitano. Esso, infatti, è il mezzo mediante il quale, in modo speciale, si promuove la propria comunione con Dio e ci si prepara adeguatamente per ogni altro dovere. Per questo esso conviene non solo ai pastori, come uno dei loro molteplici doveri, ma pure ad ogni sorta di persone, mattina, sera e in altra occasione. In modo particolare compete al capo di ogni famiglia aver cura che sia lui, come pure ogni altra persona che gli è sottoposta, sia diligente in questo ogni giorno.

II. I doveri ordinari compresi nell’esercizio della pietà che deve aver luogo nelle famiglie, quando si raccolgono a questo scopo, sono questi:

  • la preghiera e la lode, con speciale riferimento non solo alla condizione pubblica della chiesa in questo regno, ma pure a quella attuale della famiglia e di ogni suo membro;
  • la lettura delle Sacre Scritture, con una semplice catechesi, affinché la comprensione dei semplici possa essere meglio posta in grado di trarre profitto dalle pubbliche ordinanze, e meglio capaci di comprendere le Scritture quando vengono lette;
  • pie conversazioni tese all’edificazione di tutti i membri della famiglia nella santissima fede;
  • ammonizione e riprensione, per giuste cause, da coloro che hanno autorità nella famiglia.

III. Dato che il compito e l’ufficio di interpretare le Sacre Scritture è parte della vocazione del ministro e che nessuno (per quanto altrimenti qualificato) dovrebbe assumersi in nessun caso, se non quando è debitamente ad esso chiamato da Dio e dalla Sua chiesa, così in ogni famiglia dove v’è chi possa leggere, dovranno essere ordinariamente lette alla famiglia le Sacre Scritture[2]. E’ raccomandabile che, fatto questo, i membri della famiglia parlino fra di loro su ciò che è stato letto ed udito, traendone buone applicazioni. Quando, per esempio, la parola che è stata letta condanna un qualche particolare peccato, è necessario farne uso affinché tutta la famiglia vigili attentamente per non cadere in esso. Oppure, se in quella porzione di Scrittura che è stata letta, vi si minaccia un qualche castigo, o vi si menziona come sia stato inflitto, se ne dovrà fare uso per indurre il timore che lo stesso o peggio potrebbe avvenire a loro, se non eviteranno accuratamente il peccato che lo ha reso necessario. Infine, se in quel brano si richiede un determinato dovere, oppure vi si trova una promessa confortante, se ne dovrà far uso per incoraggiare ciascuno ad avvalersi di Cristo per ricevere forza e porlo così in grado di compiere il dovere che è stato comandato, come pure di applicare il conforto offerto. In tutto questo il capo famiglia dovrà avere il ruolo principale e ogni membro della famiglia potrà proporre una domanda o un dubbio, affinché esso sia risolto.

IV. Il capo della famiglia dovrà aver cura che nessun suo membro si ritiri da tutto il culto familiare o da una sua parte[3]. Dato che il controllo sull’effettivo svolgimento del culto familiare appartiene in senso proprio al capo famiglia, il ministro dovrà sol- lecitare i pigri affinché svolgano questo esercizio. Anche altre persone di qualità, approvate dal presbiterio, saranno sempre libere di incoraggiarne uno a compiere questo esercizio familiare. In altre famiglie, dove il capo famiglia non risulti adatto allo scopo, potrà pure essere utilizzata in quel servizio, una persona diversa, che risieda nella famiglia e che sia approvata dal ministro e dagli anziani della comunità, del che essi ne avranno responsabilità verso il presbiterio. Se poi un ministro, per divina provvidenza, sia stato condotto in una famiglia, è necessario che in nessun caso egli riunisca parte di quella famiglia per un culto, escludendone il resto, eccetto che in casi singolari, specialmente al riguardo di quelle parti che (secondo criteri di prudenza cristiana) non dovrebbero o non hanno bisogno di essere affidate ad altri.

V. Che nessuno sfaccendato, privo di vocazione particolare, oppure persona vagabonda sotto la presunzione di vocazione, sia tollerato a condurre culti nelle famiglie o per le famiglie. Queste persone, contaminate dall’errore, oppure con l’intenzione di creare divisioni, potrebbero, infatti, in tale guisa, insinuarsi nelle case e fare preda di anime sciocche ed instabili[4].

VI. Nel culto familiare, cura dovrà essere fatta che ciascuna famiglia si occupi di sé stessa e che non esiga essere presente, inviti, o ammetta persone di diversa famiglia[5], a meno che non abitino con loro o condividano i loro pasti, o siano altrimenti con loro in qualche legittima occasione.

VII. Qualunque possano essere stati gli effetti o i frutti dell’incontro di persone di diverse famiglie in tempi di corruzione o di perturbazione (nel cui caso molte cose erano raccomandabili, ed altre non tollerabili), ora che Dio ci ha benedetti con la pace e con la purezza dell’Evangelo, tali riunioni di diverse famiglie (eccetto che nei casi menzionati in queste istruzioni), devono essere disapprovate, sia perché tendono ad ostacolare l’esercizio religioso della famiglia in causa, sia perché sono di pregiudizio al ministero pubblico, possono portare alla separazione delle famiglie di comunità particolari e, col passare del tempo, sono di pregiudizio all’intera chiesa. Inoltre, molte contravvenzioni che vi potrebbero sopraggiungere condurrebbero all’indurimento dei cuori di uomini carnali e contristerebbero i fedeli.

VIII. In giorno di domenica, dopo che ciascun membro della famiglia da solo e poi l’intera famiglia assieme si saranno accostati in preghiera a Dio[6] (dalle cui sole mani dipende la predisposizione del cuore umano) per chiedergli di bene disporsi per il culto pubblico e invocare la Sua benedizione sulle ordinanze pubbliche, affinché lui e loro si uniscano al resto della comunità. Quando il culto pubblico sarà terminato, dopo una preghiera, egli dovrà accertarsi di ciò che essi avranno udito e compreso. Dovranno poi passare il resto del tempo impegnandosi nella catechesi ed in conversazioni spirituali sulla Parola di Dio. Altrimenti, individualmente, essi dovranno impegnarsi nella lettura, nella meditazione e nella preghiera segreta, affinché la loro comunione con Dio possa essere confermata ed aumentare e affinché il profitto che avranno avuto dalle pubbliche ordinanze possa essere serbato e pro- mosso, ed essi possano essere edificati a vita eterna.

IX.  Tutti coloro che siano in grado di pregare, dovranno far uso di questo dono di Dio[7]. Coloro che sono particolarmente rozzi e deboli potranno usare un formulario di preghiere, ma questo non dovrà mai portarli ad essere pigri suscitare in sé stessi lo spirito della preghiera (secondo le loro necessità quotidiane), il quale è dato ad ogni figlio di Dio in qualche misura. Per coltivarlo, essi dovranno essere ancora più ferventi e frequenti nelle loro preghiere segrete verso Dio, per poter mettere in grado il loro cuore di concepire, e la loro lingua esprimere, convenienti desideri verso Dio per la loro famiglia. Nel tempo stesso, per il loro maggiore incoraggiamento, si mediti sui seguenti materiali di preghiera e se ne faccia uso.

Che essi confessino quanto siano indegni di venire alla presenza di Dio, e quanto siano inadatti a rendere culto alla Sua maestà;e quindi implorino Dio di tutto cuore di avere uno spirito di preghiera.

Essi dovranno confessare i loro peccati, ed i peccati dell’intera famiglia; accusando, giudicando e condannando sé stessi per essi, fino a portare la loro anima ad una qualche misura di vera umiliazione.

Essi dovranno versare la loro anima davanti a Dio, nel nome di Cristo, me- diante il Suo Spirito, per ottenere il perdono dei loro peccati, la grazia di ravvedersene, di credere e di vivere sobriamente, giustamente e in modo pio, come pure che essi possano servire Dio con gioia e soddisfazione, camminando di fronte a Lui senza vergogna.

Essi dovranno ringraziare Dio per la misericordia mostrata al Suo popolo ed a sé stessi, specialmente per il Suo amore in Cristo, e per la luce dell’Evangelo.

Essi dovranno pregare per quei particolari benefici, spirituali e temporali di cui in quel momento siano in bisogno (sia la mattina che la sera), sia in salute come in malattia, in prosperità o in avversità.

Essi dovranno pregare per la chiesa di Cristo in generale, per tutte le chiese riformate, e per questa chiesa in particolare, come pure per tutti coloro che soffrono per il nome di Cristo. Pregheranno per tutte le autorità e per le loro famiglie, per i magistrati, i ministri, e l’intero corpo della comunità di cui sono membri, come pure per i loro vicini assenti in legittime occupazioni e per coloro che sono in casa.

La preghiera potrà concludersi con il desiderio ardente che Dio sia glorificato nella venuta del regno di Suo Figlio, e di fare la Sua volontà, con la certezza della loro personale accettazione e che ciò che avranno chiesto nel Suo nome verrà realizzato.

X. Questi esercizi dovranno essere eseguiti con grande sincerità, senza ritardo, lasciando da parte ogni esercizio di affari mondani o impedimenti[8], nonostante quanto gli atei e gli uomini profani possano deriderli, in rispetto delle grandi misericordie che Dio ha fatto a questa terra e delle severe correzioni che Egli ultimamente ci ha largito. A questo effetto, persone eminenti (e gli anziani della chiesa) non solo dovrebbero suscitare la diligenza in questo di loro stessi e delle loro famiglie, ma anche a concorrere efficacemente affinché in tutte le altre famiglie, dovunque essi abbiano influenza, i detti esercizi siano eseguiti coscienziosamente.

XI. Accanto ai doveri ordinari nelle famiglie, che abbiamo ora menzionato, vi sono doveri straordinari, sia di umiliazione che rendimento di grazie, che dovranno essere attentamente eseguiti nelle famiglie quando il Signore, in occasioni straordinarie (private e pubbliche) chiama.

XII. La Parola di Dio esige che noi dovremmo considerarci l’un l’altro, ed incoraggiarci all’amore ed alle buone opere, in ogni tempo, e soprattutto in questo, dove la profanità abbonda e gli schernitori, camminando secondo la propria concupiscenza, pensano che sia strano che altri non camminino insieme a loro negli stessi eccessi mondani: Per questo ogni membro di questa chiesa dovrebbe sollecitare sé stesso, e l’un l’altro, ai doveri della mutua edificazione, attraverso l’istruzione, l’ammonizione e la riprensione, esortando l’uno l’altro a manifestare la grazia di Dio rinnegando l’empietà e le concupiscenze mondane, e vivendo piamente, sobriamente e giustamente in questo mondo attuale, confortando chi è debole di mente e pregando l’uno per l’altro. Questi doveri dovranno rispettivamente essere eseguiti nelle speciali occasioni offerte dalla divina provvidenza, ad esempio, in caso di calamità, croce, o grande difficoltà, quando altri cercano presso di noi consiglio e conforto, o quando si riprende chi ci ha offeso, con ammonizione privata. Se questo non sarà efficace, ci si unirà a uno o due altri nell’ammonizione, secondo la regola di Cristo, affinché per la bocca di due o tre testimoni ogni parola sia stabilita.

XIII. Dato poi che non è da tutti dire una parola appropriata ad una coscienza afflitta e disturbata, ci si potrà rivolgere a qualche cristiano d’esperienza. Se la persona con la coscienza turbata è in quella condizione o di quel sesso, che la discrezione, pudore, o timore di scandalo, esige la presenza con loro di un amico serio, pio e segreto, è necessario che tale amico sia presente.

XIV. Quando persone di diversa famiglia sono portate assieme dalla divina provvidenza, essendo fuori sede a causa della loro particolare vocazione, o per qualche occa- sione di necessità, desiderando che il Signore loro Dio sia con loro dovunque essi vadano, essi dovrebbero camminare con Dio, e non trascurare i doveri della preghiera, anzi, dovranno accertarsi di eseguirli con tale compagnia come si reputerà meglio. Dovranno però accertarsi che nessuna parola corrotta esca dalla loro bocca, ma solo ciò che è bene e per l’edificazione, affinché possa comunicare grazia a chi ode.

XV.  Senso e scopo di tutte queste istruzioni, non è altro se non quello, da una parte, di promuovere la potenza e la pratica della pietà fra i ministri ed i membri di questa chiesa, secondo i loro rispettivi luoghi e vocazioni, come pure la soppressione di ogni parodia di esercizio religioso; dall’altra a che, sotto il nome e pretesto di esercizi religiosi, non siano permesse riunioni o pratiche che possano nutrire errore, scandali, scismi, disprezzo o trascuratezza delle ordinanze pubbliche e dei ministri, oppure negligenza dei doveri di particolari vocazioni, o ancora quegli altri mali che sono opere, non dello Spirito, ma della carne, e sono contrarie a verità ed a pace.

Note

  1. E’ dovere del singolo e della famiglia cristiana non solo il culto pubblico, ma pure raccogliersi ogni giorno in preghiera per praticare e promuovere il proprio rapporto con il Signore.
  2. L’interprete della Parola di Dio è propriamente il ministro di culto a questo da Dio designato. Non si pretende che il capo famiglia sia esperto in teologia, ma che in famiglia si legga e si commenti bre- vemente la Sacra Scrittura, preparandosi così per il culto pubblico e la catechesi.
  3. l culto famigliare non sostituisce ma integra il culto pubblico. E’ preciso dovere di ogni membro di ogni famiglia cristiana, partecipare regolarmente al culto pubblico, e responsabilità di ogni capo fa- miglia è fare che ciò avvenga.
  4. Questo non vuole impedire l’organizzazione in cellule della vita comunitaria cristiana, se il consi- glio degli anziani lo promuove e lo autorizza, ma impedire che persone settarie si assumano funzioni che non competono loro, in contrapposizione malefica ai legittimi ufficiali della comunità o con l’intenzione di introdurre furbescamente eresie nella chiesa. Anche oggi, infatti, vi sono sétte il cui scopo è quello di organizzare “studi biblici” nelle case, oppure è noto come circolino “missionari” che met- tono in questione la legittimità della chiesa riformata stabilita o che, anche in buona fede, causerebbe- ro confusione e perturberebbero l’attività della chiesa legittima.
  5. Vedi nota precedente.
  6. Una pratica pressoché dimenticata oggi è la necessità di prepararsi spiritualmente in modo adeguato prima di recarsi al culto pubblico, come pure esercitarsi dopo il culto a ripetere in casa quello che si è udito, affinché si radichi sempre meglio nella vita sia dei singoli come della famiglia.
  7. Imparare a pregare spontaneamente ed esercitarsi nella preghiera è molto importante per la vita del singolo credente.
  8. Gli “impedimenti” del culto privato e famigliare, oggi si moltiplicano. Orari diversi, televisione, computer, sono nemici giurati delle devozioni private nelle case.