Preghiera/Meditazioni quotidiane basate sul Catechismo Minore di Westminster/Diciannovesima

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💔 Lontani da Dio: la miseria della caduta

📖 “Il salario del peccato è la morte; ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore” (Romani 6:23).

D. 19 Qual'è la miseria di quello stato in cui è decaduto l’Uomo?

R. Tutto il genere umano, attraverso la sua caduta, ha perduto la comunione con Dio ed è sottoposto alla Sua ira e maledizione. Si è reso così passibile di tutte le miserie di questa vita, della morte stessa e delle sofferenze dell’inferno per sempre.


Diciannovesima D-R del Catechismo minore di Westminster

🔥 Il Catechismo ci mostra ora non solo quanto l’essere umano, nella condizione in cui ora si trova, sia peccatore, cioè colpevole di fronte alla Legge di Dio, ma anche quanto sia miserabile nella sua condizione decaduta.

Quello che il catechismo chiama "miseria" è il suo stato di grande privazione, privazione di ciò che sarebbe essenziale per la sua integrità così com'era stato creati. La miseria è conseguenza inevitabile del peccato, come l’ombra segue un corpo illuminato dal sole. Essa si manifesta in tre gradi:

  • Perdita della comunione con Dio: l’essere umano, che era stato creato per vivere nella luce della presenza divina, ora vive nelle tenebre dell’estraneità, dell'alienazione a Lui. Non conosce più Dio come sarebbe stato naturale, vale a dire come Padre, ma Lo teme come Giudice e Gli è avverso.
  • Sottomissione all’ira e alla maledizione divina: la legge santa, violata, esige una giustizia che l’Uomo non è più in grado di soddisfare. Tutta la creazione, come dice Paolo, “geme” a causa della maledizione che pesa sul peccato (Romani 8:22).
  • Esperienza delle miserie temporali e eterne: il peccato porta così con sé dolore, fatica, malattia, conflitti, morte fisica e, infine, le sofferenze dell'inferno, che è la separazione definitiva e irreparabile da Dio.

Questa è la “miseria totale” dell’Uomo senza Cristo: alienato da Dio, sotto giudizio e incapace di liberarsi da sé stesso.

Ogni dolore, ogni lacrima, ogni ingiustizia che vediamo nel mondo è, di fatto, un’eco di quella perdita originaria. L’Uomo moderno, che spesso si proclama libero e autosufficiente, porta in sé, però, una nostalgia di una comunione perduta, che molto spesso nega di avere, ma c'è. Tutti i suoi sforzi per costruire paradisi terreni – attraverso il progresso, la scienza o la politica – non possono cancellare la condanna che grava sulla sua anima.

Eppure, proprio in questa condizione di rovina, risuona la promessa della grazia. Là dove la colpa abbonda, l’Evangelo annuncia che la misericordia sovrabbonda. Cristo ha assunto su di Sé la nostra miseria: Egli ha conosciuto la fame, il dolore, la morte e persino l’abbandono del Padre, perché noi potessimo essere riconciliati e ritrovare la comunione perduta.

La miseria umana non è dunque l’ultima parola: la Croce i Cristo Gesù la trasforma in via di ritorno verso Dio.


🙏 Preghiera. Signore, riconosco davanti a Te la miseria del mio peccato e la lontananza in cui ho vissuto. Tu solo puoi restaurare la comunione che ho perduto. Donami di comprendere più profondamente la gravità della mia condizione, affinché io apprezzi maggiormente la grazia del tuo Figlio, che ha portato su di Sé la mia maledizione per darmi la tua benedizione. Amen.

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