Preghiera/Meditazioni quotidiane basate sul Catechismo Minore di Westminster/Quarantatreesima

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🔥 Liberati per ubbidire

📖 «Io sono il Signore tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla casa di schiavitù» (Esodo 20:2).


D. 43 Qual è la prefazione del Decalogo?

R. La prefazione del Decalogo è contenuta in queste parole: “Io sono il Signore Iddio tuo, che ti ho tratto fuori dal paese d’Egitto, dalla casa di servitù”.


Quarantatreesima D-R del Catechismo minore di Westminster

🔥 "Liberati per ubbidire" può sembrare una contraddizione, un paradosso, alle nostre orecchie. Era prima, però, prima di conoscere il Salvatore Gesù Cristo, che non eravamo liberi, che ubbidivamo agli impulsi del nostro cuore, al peccato e a Satana. L'apostolo Paolo scrive a persone redente in Cristo in questo modo: "Nel numero dei quali anche noi vivevamo un tempo, assecondando i desideri della carne, ubbidendo alle voglie della carne e dei pensieri, ed eravamo per natura figli d'ira, come gli altri" (Efesini 2:3). Se prima, così, ubbidivamo all'ingiustizia, che gioia ora, ubbidire alla giustizia, alla Legge di Dio, data per il nostro bene.

La prefazione del Decalogo, così, non è un semplice titolo introduttivo: è la chiave che apre il senso della Legge morale che Dio ha dato all'umanità. Prima, però, che Dio chieda qualcosa al Suo popolo, ricorda chi Egli è e che cosa ha fatto per loro:

  • «Io sono il Signore tuo Dio»: Dio non parla come un estraneo. È il Dio dell’alleanza, Colui che si è legato al Suo popolo con promessa e fedeltà.
  • «che ti ho tratto fuori dal paese d’Egitto»: la Legge si fonda sulla grazia liberatrice. Dio comanda perché ha già salvato.
  • «dalla casa di servitù»: gli antichi israeliti erano schiavi; ora sono un popolo libero, chiamato a vivere nella libertà dell’ubbidienza.

La teologia riformata ha sempre sottolineato questa verità: la Legge non è data per guadagnare la liberazione, ma per vivere da persone liberate. La redenzione precede l’osservanza; la grazia precede l’ubbidienza.

Anche per i credenti nell’era del Nuovo Patto vale lo stesso principio. Cristo ci ha liberati da una schiavitù più profonda dell’Egitto: la schiavitù del peccato. Ora la Sua Legge non è un giogo oppressivo, ma la via della nostra libertà ritrovata.

È sorprendente come Dio inizi il Decalogo non con un divieto, ma con una dichiarazione d’amore. Prima di dire: “Non avrai…”, Egli dice: “Io sono il Signore tuo Dio”. È come se ricordasse: “Io ti appartengo e tu appartieni a Me. Ho spezzato le tue catene. Ora cammina con Me.”

In un tempo in cui molti vedono i comandamenti come limitazioni o come residui di una moralità antica, la Scrittura ci ricorda che essi sono il codice della libertà. Solo chi è stato liberato da Dio può davvero vivere secondo Dio. E solo chi riconosce la grazia come fondamento dell’ubbidienza può comprendere la Legge nel suo vero significato.

Questa prefazione ci difende anche dal moralismo e dallo scoraggiamento:

  • dal moralismo, perché non ci illudiamo che la nostra ubbidienza ci salvi;
  • dallo scoraggiamento, perché sappiamo che il Dio che ci ha liberati ci rende anche capaci di camminare nelle Sue vie.

La Legge diventa così una risposta di riconoscenza, non un mezzo per meritare qualcosa.


🙏 Preghiera. Signore Dio nostro, tu che hai liberato il tuo popolo dall’Egitto e ci hai liberati in Cristo dal peccato, insegnaci a vedere la tua Legge come un dono e un cammino di libertà. Ricordaci ogni giorno che tu ci chiedi di ubbidirti solo dopo averci amati e salvati. Rendici grati, umili e desiderosi di vivere come persone liberate, a gloria del tuo nome. Amen.

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