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Letteratura/Sovranitadidio/04

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== IV. La sovranità di Dio nell’opera della salvezza ==
<font color="#000000">“</font><font color="#000000">''La salvezza viene dal SIGNORE”''</font><font color="#000000">(Gi. 2:10), ma il Signore non salva tutti. Perché no? Egli, di fatto, ne salva alcuni. Se, però, Egli ne salva alcuni, perché non salva anche gli altri? E’ perché sono troppo peccatori e depravati? No, perché l’Apostolo scrive: “</font><font color="#000000">''Certa è quest'affermazione e degna di essere pienamente accettata: che Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, dei quali io sono il primo”''</font><font color="#000000">(1 Ti. 1:15). Se quindi Dio salva “il primo dei peccatori”, nessuno n’è escluso a causa della sua depravazione. Allora, perché Dio non salva tutti? E’ forse perché alcuni hanno un cuore troppo di pietra per essere da Lui raggiunti? No, perché di chi maggiormente ha il cuore di pietra è scritto: “</font><font color="#000000">''Io darò loro un medesimo cuore, metterò dentro di loro un nuovo spirito, toglierò dal loro corpo il cuore di pietra, e metterò in loro un cuore di carne”''</font><font color="#000000">(Ez. 11:19). Forse è perché sono troppo ostinati, troppo intrattabili, troppo ostili che Dio </font><font color="#000000">''non riesce''</font><font color="#000000">ad attirarli a Sé?</font>
<font color="#000000">Prima di rispondere a questa domanda, facciamocene un’altra? Faccio appello all’esperienza dei cristiani che stanno leggendo questo libro. Amico: non c’era forse un tempo in cui anche tu camminavi secondo il consiglio degli empi, un tempo in cui tu ti fermavi nella via dei peccatori, un tempo in cui ti sedevi in compagnia degli schernitori? Non c’era un tempo in cui anche tu dicevi: “</font><font color="#000000">''Non vogliamo che Costui regni su di noi"''</font><font color="#000000">(Lu. 19:14)? Non c’era forse un tempo in cui tu </font><font color="#000000">''non volevi''</font><font color="#000000">venire a Cristo per avere la vita? (Gv. 5:40). Sì, non c’era forse un tempo in cui </font><font color="#000000">''la tua''</font><font color="#000000">voce si confondeva con chi dice a Dio: “</font><font color="#000000">''Ritirati da noi! Noi non ci curiamo di conoscere le tue vie! Che cos'è l'Onnipotente perché lo serviamo? Che guadagneremo a pregarlo?"''</font><font color="#000000">(Gb. 21:14,15). Con vergogna devi riconoscere che vi era certamente un tempo in cui eri così. Come mai, però, oggi </font><font color="#000000">''non sei più''</font><font color="#000000">così? Che cos’è che ti ha portato dalla tua passata ed arrogante sufficienza all’umile spirito del supplicante, dall’inimicizia con Dio alla pace con Lui, dall’illegalità alla volenterosa sottomissione, dall’odio all’amore? Non c’è dubbio, come uno che sia “nato dallo Spirito”, risponderesti: “</font><font color="#000000">''Per la grazia di Dio io sono quello che sono”''</font><font color="#000000">(1 Co. 15:10). Vedi, allora, come il fatto che </font><font color="#000000">''altri''</font><font color="#000000">ribelli non siano salvati non sia dovuta ad una carenza nelle capacità di Dio, né al Suo rifiuto di forzare l’uomo? Se Dio è stato in grado di sottomettere </font><font color="#000000">''la tua''</font><font color="#000000">volontà e conquistare </font><font color="#000000">''il tuo''</font><font color="#000000">cuore, e questo </font><font color="#000000">''senza''</font><font color="#000000">interferire nella tua responsabilità morale, non sarebbe forse in grado di fare lo stesso con altri? Certamente. Allora vedi come sia incoerente, illogico, folle, cercare di </font><font color="#000000">''trovare ragioni''</font><font color="#000000">per lo stato attuale ed il destino ultimo degli empi, alla presunta </font><font color="#000000">''incapacità''</font><font color="#000000">di Dio di salvarli, o </font><font color="#000000">''che essi non Glielo abbiano permesso?''</font><font color="#000000">Dici: “E’ venuto però per me il tempo in cui </font><font color="#000000">''volevo''</font><font color="#000000">ricevere Cristo come mio Salvatore”. Si, è vero, ma è stato il Signore a fare in modo che tu lo voless<font size="1">i<ref>“è Dio che produce in voi il volere e l'agire, secondo il suo disegno benevolo” (Fl. 2:13); “Il tuo popolo si offrirà volenteroso nel giorno del tuo potere” (Sl. 110:3).</ref></font></font><font color="#000080"><u></u></font><font color="#000000">(Sl. 110:3; Fl. 2:13). Perché Iddio, allora non fa in modo che tutti lo vogliano? Oh bella, perché Egli è sovrano e fa tutto ciò che Gli piace!</font>
Per tornare, però, alla domanda fatta all’inizio: “Perché mai non sono tutti salvati, soprattutto quelli che, di fatto, odono l’Evangelo?”. Risponderesti ancora a questa domanda: “Perché la maggioranza rifiuta di credere?”. Beh, questo è vero, ma si tratta solo di una parte della verità. Si tratta di una verità ''dal punto di vista umano''. Vi è anche, però, un punto di vista di Dio, ed è necessario pure evidenziare questo punto di vista, sennò deruberemmo Iddio della Sua gloria. I non salvati sono perduti perché rifiutano di credere, gli altri sono salvati perché credono. ''Perché'', però, questi ultimi credono? Che cos’è che fa sì che essi pongano la loro fede in Cristo? E’ forse perché essi sono più intelligenti dei loro compagni, e più pronti a discernere il loro ''bisogno'' di salvezza? Non sia mai! “''Che cosa, infatti, ti rende diverso? Che cosa hai tu che non l'abbia ricevuto? E se l'hai ricevuto, perché ti glori come se non l'avessi ricevuto?”'' (1 Co. 4:7).
Per chi è morto Cristo? Certamente non si può contestare il fatto che il Padre avesse uno specifico proposito, quando Lo consegnò alla morte, o che il Figlio avesse davanti a Lui uno specifico progetto nel deporre la Sua vita: “''A Dio sono note da sempre tutte le opere sue”'' (At. 15:18 ND). Qual era, dunque il proposito del Padre e il progetto del Figlio? Rispondiamo: Cristo morì per gli eletti di Dio. Siamo ben consapevoli del fatto che ''il progetto limitato'' nella morte del Figlio, sia stato oggetto di molte controversie – quale grande verità della Bibbia, per altro, non lo è stata? Nemmeno dimentichiamo che tutto ciò che abbia a che fare con la Persona e l’opera del nostro Salvatore benedetto, debba essere trattata con il massimo rispetto, e che in appoggio ad ogni affermazione che facciamo, sia necessario poter dire “Così dice il Signore”. Faremo dunque appello alla Legge ed alla Testimonianza.
Per chi morì Cristo? Chi erano quelli che Egli intese redimere attraverso lo spargimento del Suo sangue? Certamente il Signore Gesù aveva una qualche ''determinazione assoluta'' davanti a Sé prima di andare alla Croce. Se l’aveva, ne consegue che ''l’estensione'' di quel proposito, dovesse essere certamente ''limitata'', perché un proposito o una determinazione ''assoluta'' deve essere pienamente realizzata. Se la determinazione di Cristo avesse incluso tutta l’umanità, allora tutta l’umanità sarebbe stata certamente salvata. Per sfuggire a quest’inevitabile conclusione, molti hanno affermato che non vi fosse davanti a Cristo alcuna determinazione assoluta, ma che nella Sua morte, fosse stata semplicemente provveduta, per tutta l’umanità, una possibilità di salvezza, su condizione. Si può contestare, però, quest’idea, notando come, di fatto, vi siano precise ''promesse'' fatte dal Padre al Figlio ''prima'' che Lui andasse alla croce, prim’ancora di incarnarsi. Le Scritture dell’Antico Testamento presentano il Padre che promette al Figlio una certa ''ricompensa'' per le Sue sofferenze in favore dei peccatori. In questa fase ci limiteremo a due affermazioni che si trovano nel famoso capitolo 53 di Isaia. Lì troviamo Iddio che dice: “''Dopo aver dato la sua vita in sacrificio per il peccato, egli vedrà una discendenza … Egli vedrà il frutto del suo tormento interiore, e ne sarà saziato”'' e che il giusto Servo di Dio “''renderà giusti i molti”'' (vv. 10 e 11). Fermiamoci qui e chiediamoci: in che modo potrebbe essere ''certo'' che Cristo avrebbe visto “''la Sua discendenza”'' ed essere “''saziato”'' del “''frutto del Suo tormento”'' salvo che la salvezza di certi membri della razza umana non fosse stata ''divinamente decretata'', e quindi resa certa<ref>Andando alla croce, Gesù non pensava: “Magari, morendo in croce, qualcuno riporrà la sua fiducia nel mio sacrificio espiatorio e sarà salvato. Non ne sono sicuro. Speriamo”. No, pensava: “Il mio sacrificio sarà certamente efficace per coloro dal Padre sono stati destinati alla salvezza”.</ref>?<font color="#000080"><u></u></font>In che modo avrebbe potuto essere ''certo'' che Cristo avrebbe “''reso giusti i molti”'', se non fosse stato disposto che essi lo avrebbero accolto come loro Salvatore? D’altro canto, insistere che il Signore Gesù espressamente si fosse proposto la salvezza ''di tutta l’umanità'', significherebbe accusarlo di ciò di cui nessun essere intelligente dovrebbe essere reso colpevole, cioè, ''proporsi'', progettare ciò che, in virtù della Sua onniscienza, Egli sapeva che ''mai sarebbe avvenuto<ref>Espressamente, infatti, in più luoghi, le Scritture parlano dell’effettiva dannazione di una parte dell’umanità.</ref>''''.'' '''<b>L’unica alternativa che ci rimane, quindi, per quanto riguarda il proposito predeterminato della Sua morte, è che Cristo sia morto solo per gli eletti. Per riassumere con una sola frase, che confidiamo essere intelligibile ad ogni lettore, diremmo: Cristo è morto non solo per ''rendere possibile'' la salvezza di tutti coloro che il Padre Gli aveva affidato, ma per ''rendere certa'' la salvezza di tutti coloro che il Padre Gli aveva affidato. Cristo non è morto semplicemente per rendere perdonabili i peccati, ma “''per annullare il peccato con il suo sacrificio”'' (Eb. 9:26). Inoltre, per sapere ''chi'' sono coloro il cui peccato sarebbe stato “annullato”, la Scrittura afferma chiaramente trattarsi del peccato degli eletti , “il mondo” (Gv. 1:29) del popolo di Dio!</b>
'''1. '''L’estensione limitata del progetto di Redenzione è conseguenza necessaria della scelta operata dall’eternità dal Padre a che certuni fossero salvati. Le Scritture ci informano che, prima della stessa incarnazione del Signore, Egli disse: “''Allora ho detto: "Ecco, vengo" (nel rotolo del libro è scritto di me) "per fare, o Dio, la tua volontà"'' (Eb. 10:7). Dopo essersi incarnato, Egli dichiara: “''Sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato”'' (Gv. 6:38). Se dall’inizio Dio aveva scelto alcuni affinché fossero salvati, allora, siccome la volontà di Cristo era in perfetto accordo con quella del Padre, Egli non certo avrebbe cercato di ''allargare'' il numero degli eletti. Ciò che qui abbiamo affermato, non è solo una nostra deduzione plausibile, ma è in stretta armonia con l’espresso insegnamento della Parola. Ripetutamente il Signore fa riferimento a quelli che il Padre gli aveva “dato”, e riguardo ai quali Egli era particolarmente esercitato. Dice infatti: “''Tutti quelli che il Padre mi dà verranno a me; e colui che viene a me, non lo caccerò fuori ... Questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nessuno di quelli che egli mi ha dati, ma che li risusciti nell'ultimo giorno”'' (Gv. 6:37,39). E ancora: “''Padre, l'ora è venuta; glorifica tuo Figlio, affinché il Figlio glorifichi te ... giacché gli hai dato autorità su ogni carne, perché egli dia vita eterna a tutti quelli che tu gli hai dati. ... Io ho manifestato il tuo nome agli uomini che tu mi hai dati dal mondo; erano tuoi e tu me li hai dati; ed essi hanno osservato la tua parola. ... Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per quelli che tu mi hai dati, perché sono tuoi ... Padre, io voglio che dove sono io, siano con me anche quelli che tu mi hai dati, affinché vedano la mia gloria che tu mi hai data; poiché mi hai amato prima della fondazione del mondo" ''(Gv. 17:1, 2, 6, 9, 24). Prima della fondazione del mondo, il Padre ha predestinato un popolo affinché fosse conforme all’immagine di Suo Figlio, e la morte e risurrezione del Signore Gesù era stata finalizzata per portare a compimento questo divino proposito.
Lo Spirito Santo è sovrano nelle Sue operazioni, e la Sua missione è riservata agli eletti di Dio: essi sono coloro che Egli “conforta”, “suggella”, guida in ogni verità, mostra loro le cose a venire, ecc. L’opera dello Spirito è ''necessaria'' al fine di completare la realizzazione degli eterni propositi di Dio. Parlando in modo ipotetico, ma rispettosamente, si potrebbe dire che se Dio non avesse fatto altro che dare Cristo affinché morisse per i peccatori, nessun singolo peccatore sarebbe stato mai salvato. Infatti, proprio affinché il peccatore veda il suo ''bisogno'' d’un Salvatore, e sia disposto a ''ricevere'' il Salvatore di cui ha bisogno, è assolutamente richiesta su di lui ed in lui l’opera dello Spirito Santo. Se Dio non avesse fatto di più che far sì che Cristo morisse per i peccatori, e poi avesse solo mandato i Suoi servitori a proclamare salvezza in Cristo, lasciando i peccatori completamente a sé stessi accettandolo o respingendolo secondo il loro beneplacito, allora ''ogni peccatore'' Lo avrebbe ''respinto,'' perché nel profondo del suo cuore, ogni uomo odia Dio ed è in inimicizia contro Lui. Per questo era necessaria l’opera dello Spirito Santo per portare i peccatori a Cristo, per sconfiggere la loro innata opposizione, per costringerli ad accettare ciò che Cristo per loro ha compiuto. Diciamo “costringere” i peccatori perché questo è esattamente ciò che fa lo Spirito Santo, ciò che Egli deve fare.
Questo ci porta a considerare accuratamente, seppure nel modo più breve possibile, la parabola del “Gran cena”. In Luca 14:16 leggiamo: “''Un uomo preparò una gran cena e invitò molti”''. Confrontando attentamente ciò che segue a questo con Matteo 22:2-10, osserveremo diverse importanti distinzioni. Consideriamo questi come due versioni diverse della stessa parabola, che differiscono in qualche dettaglio secondo i propositi che lo Spirito Santo si prefigge di raggiungere in ciascun vangelo. Il racconto di Matteo, in armonia con la presentazione che vi fa lo Spirito Santo, di Cristo, come Figlio di Davide, il Re dei Giudei, dice: “''Il regno dei cieli è simile a un re, il quale fece le nozze di suo figlio”'' (Mt. 22:2). Il racconto di Luca, dove lo Spirito presenta Cristo come il Figlio dell’uomo, dice: “''<u>Un uomo</u>''''preparò una gran cena e invitò molti”. ''' ''Matteo 22:3 dice: “''Mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze; ma questi non vollero venire”'', invece Luca 14:17 dice: “''e all'ora della cena, mandò il suo servo a dire agli invitati…”.'' Ora, ciò che vogliamo particolarmente qui rilevare è che per tutto il racconto di Matteo abbiamo “i suoi servi”, e in quello di Luca è sempre “il suo servo”. Coloro per i quali stiamo scrivendo questo libro sono coloro che credono, senza riserve, nell’ispirazione ''verbale'' delle Scritture, e in questa precisa prospettiva, essi prontamente riconosceranno che vi deve senz’altro essere una ragione per cui in Matteo troviamo un plurale, ed in Luca un singolare. Noi crediamo che la ragione di questo sia molto rilevante e che prestare attenzione a questa variante, riveli un’importante verità. Noi crediamo che “i servitori” in Matteo, generalmente parlando, siano ''tutti'' coloro che vanno a predicare l’Evangelo, ma che “il servo” di Luca 14, sia lo stesso Spirito Santo. Non è affatto incongruo con il testo affermarlo, né certamente è offensivo per lo Spirito, perché Dio il Figlio, nei giorni del Suo ministero terreno, era il Servo di Yahweh (Is. 42:21). Si osservi che in Matteo 22 “i servi” sono mandati a fare tre cose: in primo luogo a “chiamare” alle nozze (3); in secondo luogo, a “dire” agli invitati che il pranzo pronto; in terzo luogo, ancora a “chiamare” (o esortare). Queste sono le tre cose che oggi fa un ministro dell’Evangelo. In Luca 14 il Servo è pure mandato a fare tre cose: in primo luogo: “''mandò il suo servo a dire agli invitati: "Venite, perché tutto è già pronto"”'' (17); in secondo luogo, “''disse al suo servo: "Va' presto per le piazze e per le vie della città, e conduci qua poveri, storpi, ciechi e zoppi"'' (21); in terzo luogo, “''Il signore disse al servo: "Va' fuori per le strade e lungo le siepi e costringili a entrare”'' (23). Queste ultime due cose solo lo Spirito le può fare! Ecco così che nel testo citato “il Servo”, lo Spirito Santo, ''costringe'' certuni a venire alla “cena”, manifestando qui la Sua sovranità, la Sua onnipotenza e la Sua divina sufficienza. Chiara implicazione di questo “costringere” è che coloro che lo Spirito Santo conduce dentro, ''non hanno nessuna intenzione di per sé stessi di farlo''. Questo è esattamente ciò che abbiamo cercato di mostrare nei paragrafi precedenti. Per loro natura, gli eletti di Dio sono figli d’ira ''tanto quanto gli altri ''(Ef. 2:3) e come tali i loro cuori sono in inimicizia contro Dio. Questa loro “inimicizia” è sopraffatta dallo Spirito ed Egli li “costringe” ad entrare. Non è forse chiaro il motivo per cui ''altri'' siano lasciati fuori, cioè non solo perché essi non hanno alcuna intenzione di entrare, ma pure perché lo Spirito Santo non li costringe a farlo? Non manifesto che lo Spirito Santo è ''sovrano'' nell’esercizio del Suo potere, che “''il vento soffia dove vuole”'' e che lo Spirito Santo faccia tutto ciò che Egli ritenga più opportuno?
Per riassumere. Abbiamo cercato di mostrare la perfetta coerenza del comportamento di Dio: che ogni Persona della Trinità agisce in coordinazione ed in armonia con le altre. Dio il Padre elegge certuni alla salvezza, Dio il Figlio muore per gli eletti, e Dio lo Spirito Santo vivifica gli eletti. Allora possiamo bene cantare: ''Gloria e lode a Te, Padre nostro e Re dei re… Lode a Te, Signor Gesù ed all’eccelsa Tua virtù… Sale un inno con fervor a Te, Spirito creator: Sia lode al Padre, al Figlio ed allo Spirito Santo!''
=== Note ===

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