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Letteratura/Legge/01

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Il prologo ai Dieci Comandamenti introduce non solo la legge nella sua interezza ma porta direttamente al primo comandamento:
 <blockquote>Allora Dio pronunciò tutte queste parole, dicendo: Io sono l’Eterno il tuo Dio, che ti ha fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla casa di schiavitù. Non avrai altri dèi davanti a me (Esodo 20:1-3).</blockquote> In questa dichiarazione, Dio si identifica,
*primo, come l’Eterno, l’Uno assoluto ed auto-esistente.
<blockquote>
Or questo è il comandamento, gli statuti e i decreti che l’Eterno, il vostro Dio, ha ordinato d’insegnarvi, perché li mettiate in pratica nel paese del quale state per entrare per prenderne possesso; affinché tu tema l’Eterno, il tuo Dio, osservando per tutti i giorni della tua vita, tu, tuo figlio, e il figlio di tuo figlio, tutti i suoi statuti e tutti i suoi comandamenti che io ti do, e affinché i tuoi giorni siano prolungati. Ascolta dunque, Israele, e abbi cura di metterli in pratica, affinché ne venga del bene a te e vi moltiplichiate grandemente nel paese dove scorre latte e miele, come l’Eterno, il Dio dei tuoi padri, ti ha detto (Deuteronomio 6:1-3).
</blockquote> 
''Primo'', la ragione per cui furono dati questi comandamenti fu per risvegliare il timore di Dio, e che il timore motivasse l’obbedienza. Poiché Dio è Dio, l’assoluto Signore e Legislatore, il timore di Dio è l’essenza del senno e del senso comune. Allontanarsi dal timore di Dio è mancare di qualsiasi senso di realtà. ''Secondo'', “Il mantenimento del timore di Dio avrebbe portato prosperità, e la crescita della nazione promessa ai padri. … La crescita della nazione era stata promessa ai patriarchi fin dal principio (Genesi 12:1: …cfr. Levitico 26:9)<ref>C.F. Keil and Delizsch: Biblical Commentary on the Old Testament; Vol. III, The Pentateuch; Grand Rapids: Eerdmans, 1949, p. 322.</ref>. È perciò necessario mantenere questi timore e obbedienza di generazione in generazione. In Deuteronomio 6:4-9, si giunge ad una centrale e basilare dichiarazione del primo principio della legge:
 <blockquote>Ascolta, Israele: l'Eterno, il nostro DIO, l'Eterno è uno. Tu amerai dunque Eterno, il tuo DIO, con tutto i tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua forza. E queste parole che oggi ti comando rimarranno nel tuo cuore; e inculcherai ai tuoi figli, ne parlerai quando sei seduto in casa tua, quando cammini per strada, quando sei coricato e quando ti alzi. Le legherai come un segno alla mano, saranno come fasce tra gli occhi, e le scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte.</blockquote> 
I primi due versi (6:4, 5) sono lo ''Shema Israel'', recitato come preghiera del mattino e della sera di Israele, e considerato dai rabbini contenere i principi del decalogo<ref>Rabbi Dr. I. Epstein, ed. : The Babylonian Talmud, Seder Nezikin, Vol. IV, Aboth (Londra. The Soncino Press, 1935), p.22, n° 8.</ref>. La seconda porzione dello Shema, il verso 5, riecheggia in Deuteronomio 10:12, 13:
 <blockquote>E ora, o Israele, che cosa richiede da te l’Eterno, il tuo Dio, se non di temere l’Eterno, il tuo Dio, e di camminare in tutte le sue vie, di amarlo e di servire l’eterno il tuo Dio, con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, e di osservare per il tuo bene i comandamenti dell’Eterno e i suoi statuti che oggi ti comando?<ref>The Holy Scriptures According to the Masoretic Text; Philadelphia: Jewish Publication Society of America, 1917, 1961. (Nella traduzione il testo della ND che è identico. n.d.t.)</ref>.</blockquote> 
Deuteronomio 6:5 è citato da Cristo come “Il primo e grande comandamento” (Matteo 22:37; Marco 12:30; Luca 10:27), vale a dire come il principio essenziale e basilare della legge. La premessa di questo comandamento, però, è Deuteronomio 6:4 “Ascolta, Israele, l’Eterno il nostro Dio, l’Eterno è uno”. La conferma cristiana di questa verità è la dichiarazione: “Noi adoriamo un Dio nella Trinità, e la Trinità nell’unità”. È la fede nell’unità della divinità in contrapposizione col credere in “molti dii e molti signori”<ref>C. H. Waller: Deuteronomy, in Charles John Ellicott, ed. Ellicott’s Commentary on the Whole Bible, Grand Rapids: Zondervan, II, 25.</ref>.
Le conseguenze di questo fatto per la legge sono totali: significa un Dio, una legge. La premessa del politeismo è che viviamo in un multiverso, non un universo, che esistono una varietà di ordinamenti giuridici e perciò di signori, e che l’uomo non può perciò essere sotto una legge se non in virtù dell’imperialismo. Il moderno positivismo giuridico nega l’esistenza di qualsiasi assoluto; è ostile, a motivo del proprio relativismo, al concetto di un universo e di un universo di legge. Esistono, invece, società di uomini, ciascuna col proprio ordinamento di legge positiva, e ciascun ordinamento giuridico manca di qualsiasi validità assoluta o universale. La legge degli stati buddisti è intesa come valida per le nazioni buddiste, la legge dell’islam per gli stati islamici, la legge del pragmatismo per gli stati umanisti, e le leggi delle Scritture per gli stati cristiani, ma nessuno, si sostiene, ha il diritto di affermare che la loro legge rappresenti il vero in alcun senso assoluto. Ciò, naturalmente, milita contro la dichiarazione biblica che l’ordinamento di Dio è assoluto e assolutamente vincolante su uomini e nazioni.
Ancor di più, poiché una legge assoluta è negata, ciò significa che la sola possibile legge universale è una ''legge imperialistica'', una legge imposta con la forza e senza validità altra che quella della coercizione impositiva. Qualsiasi ordinamento mondiale con tali premesse è necessariamente imperialistico. Avendo negato la legge assoluta, non può appellarsi all’uomo che ritorni al vero ordinamento dal quale l’uomo è decaduto. Una legge relativista, pragmatica, non ha premesse per un’attività missionaria: la “verità” che proclama non ha maggiore validità della “verità” creduta dalla gente che cerca di unire a sé. Se sostiene: “Stiamo meglio da soli” non può giustificare quest’affermazione eccetto dicendo: “Io sostengo che sia così”, a cui, colui che oppone resistenza, può rispondere: “Stiamo meglio in molti”. Sotto la legge pragmatica, si sostiene che ogni uomo sia il proprio sistema giuridico perché non c’è nessun ordinamento giuridico globale assoluto. Ma ciò significa anarchia. Perciò, mentre il pragmatismo o relativismo (o esistenzialismo, positivismo, o qualsiasi altra forma di questa fede) sostiene l’assoluta immunità dell’individuo implicitamente o esplicitamente, in effetti il suo unico argomento è la coercizione dell’individuo, perché non ha nessun altro ponte tra uomo e uomo. Può parlare d’amore, ma non c’è fondamento per dire che l’amore sia più valido dell’odio. Di fatto, il Marchese De Sade logicamente non vide crimine nell’assassinio; su fondamento nominalista, relativista, cosa può esserci di sbagliato con l’assassinio?<ref>Richard Seaver and Austryn Wainhouse, ed. The Marquise de Sade: The Complete Justine, Philosophy in the Bedroom, and Other Writings; New York, Grove Press, 1965; pp. 329-337.</ref>. Se non c’è legge assoluta, ogni uomo è la propria legge. Come dichiarò lo scrittore di Giudici. “In quei giorni non c’era re in Israele (cioè la gente aveva rigettato Dio come Re); ogni uomo faceva ciò che sembrava giusto ai suoi occhi” (Giacomo 21:25; cfr. 17:6; 18:1; 19:1). La legge proibisce che l’uomo sia legge a se stesso: “Non farete secondo tutto ciò che facciamo oggi qui, dove ognuno fa tutto ciò che è giusto ai propri occhi” (Deuteronomio 12:8), e questo vale per il culto quanto per l’ordinamento morale. Il primo principio dello Shema Israel è perciò un Dio, una legge. È la dichiarazione di un ordinamento morale assoluto al quale l’uomo deve conformarsi. Se Israele non può ammettere un altro Dio e un altro ordinamento giuridico, non può riconoscere alcun’altra religione o ordinamento giuridico per sé o per chiunque altro. Siccome Dio è uno, la verità è una. Altri popoli periranno per via a meno che si volgano a Dio e si convertano (Salmi 2:12). La coercizione basilare è riservata a Dio.
Poiché Dio è uno, e la verità è una, l’una legge ha una coerenza interna. L’unità della Divinità appare nell’unità e coerenza della legge. Anziché essere fatta di diversi strati di diverse origini e utilità, la legge di Dio è essenzialmente una parola, un insieme unificato.
Gli ordinamenti politici moderni sono degli stati imperialisti politeisti, ma le chiese non sono messe meglio. Sostenere, come fanno le chiese, cattolico romana, greco ortodossa, luterana, calvinista, e virtualmente tutte le altre, che la legge di Dio era per Israele, ma che i cristiani e la chiesa sono sotto la grazia e senza legge, o sotto qualche legge più alta o più recente, è implicitamente politeismo. L’eresia di Gioachino da Fiore ha profondamente infettato la chiesa. Secondo questa eresia, la prima età dell’uomo fu l’età del Padre, l’epoca della giustizia e della legge. La seconda età fu quella del Figlio, della cristianità, della chiesa e della grazia. La terza età è l’età dello Spirito, quando gli uomini diventano dii e la propria legge.
Anche il dispensazionalismo è o evoluzionista o politeistico o entrambi. Dio cambia o altera le sue vie con l’uomo talché la legge è amministrata in un’epoca e non in un altra. Un’epoca vede la salvezza per opere, un’altra per grazia, e così via. Ma le Scritture ci danno un’affermazione contraria: “Io sono l’Eterno, io non muto” (Malachia 3:6). Cercare di contrapporre la legge alla grazia è politeista o come minimo manicheo: assume due vie o poteri ultimi in contraddizione l’uno con l’altro. Ma la parola di Dio è una parola, e la legge di Dio è una legge, perché Dio è uno. La parola di Dio è una parola-legge, ed è una parola-grazia: la differenza sta nell’uomo in virtù dell’elezione, non in Dio. La parola benedice e la parola condanna nei termini della nostra risposta ad essa. Pregare per grazia è anche pregare per giudizio ed è un affermare la verità e la validità della legge e la giustizia della legge. L’intera dottrina dell’espiazione di Cristo sostiene l’unità di legge, giudizio e grazia.
Ogni forma di antinomismo ha in sé elementi di politeismo. Degli antinomisti Fairbairn ha scritto:
<blockquote>
Alcuni magnificano tanto la grazia per poter mettere a tacere le loro coscienze riguardo alle richieste di santità, e reclamano per sé una libertà di peccare affinché abbondi la grazia o, ed è anche peggio, negano che qualsiasi cosa facciano possa avere il carattere del peccato, perché mediante la grazia essi sono assolti dai requisiti della legge, e perciò non possono peccare. Questi sono antinomisti del tipo più indecente, che non hanno meramente qualche testo particolare della Bibbia ma il suo intero tenore e spirito contro di essi. Altri, comunque, e questi sono i soli rappresentanti dell’idea che al tempo presente può considerarsi avere una notevole presenza, sono promotori di santità secondo l’esempio e gl’insegnamenti di Cristo. Sono pronti a dire: “La conformità alla volontà Divina, e ciò come fosse obbedienza ai comandamenti, somiglia alle gioie e ai doveri della mente rinnovata. Alcuni hanno timore della parola obbedienza, come se indebolisse l’amore e l’idea di una nuova creazione. La Scrittura non ne ha. L’obbedienza e l’osservanza dei comandamenti di uno che amiamo è la prova di quell’amore, e la delizia della nuova creatura. Se avessi fatto tutto bene, e non l’ho fatto in obbedienza, non avrei fatto bene niente, perché la mia vera relazione e il riferimento del mio cuore a Dio sarebbero stati lasciati fuori. Questo è l’amore, che osserviamo i suoi comandamenti” (Darby: “On the Law”, pp. 3, 4). Fin qui tutto benissimo, ma poi c’informano che questi comandamenti non si trovano nella rivelazione della legge, così definita, distintamente. La legge, sostengono, aveva un carattere e uno scopo specifici, da cui non può essere dissociata, e che fa di essa un ministro del male in tutti i tempi. “È un metodo di trattare con gli uomini che necessariamente li distrugge e li condanna. Questo è il modo (continua l’autore) che lo Spirito di Dio usa in contrasto con Cristo, e mai, nell’insegnamento cristiano, pone l’uomo sotto di essa. Né la Scrittura pensa mai di dire: Tu non sei sotto la legge in un modo, ma lo sei in un altro; non lo sei per la giustificazione, ma lo sei come regola di vita. Essa dichiara: Tu non sei sotto la legge ma sotto la grazia, e se sei sotto la legge sei condannato e sotto maledizione. Come può essere obbligatoria se l’uomo non le è sotto ma ne è stato liberato?” (Ibid. p. 4). L’antinomismo di questa descrizione, che fa una distinzione tra gli insegnamenti o comandamenti di Cristo e i comandamenti della legge, che sostiene che i primi siano vincolanti per la coscienza del cristiano e gli altri no, è apertamente nient’altro che parziale antinomismo; essenzialmente non è diverso dal neonomismo, poiché viene ripudiata solo la legge connessa con la precedente dispensazione, mentre è ricevuta come l’incarnazione dei principi della moralità cristiana ed associata con la vita e la potenza dello Spirito di Cristo<ref>Patrick Fairbairn: The Revelation of Law in Scripture; Grand Rapids. Zondervan, 1957 [1869], pp. 29-31.</ref>.
</blockquote>
Un’associazione “evangelistica” dedicata al lavoro tra universitari ha di fatto insegnato che “La legge fu data da Satana”. (Raccontato dalla figlia di questo scrittore, da un corso insegnato nel campus universitario da un leader di quel movimento.) Una tale posizione può essere descritta solamente come una bestemmia.
<blockquote>Alcuni magnificano tanto la grazia per poter mettere a tacere le loro coscienze riguardo alle richieste Un esempio di questo antinomismo da qualche circolo luterano non ufficiale viene da un manuale di santitàscuola domenicale. Il Vecchio Testamento è trattato, e reclamano pure il Nuovo, come un libro da scavare o da investigare per trovarvi delle “verità”, talché gli studi dei vari libri hanno una libertà prefazione con alcune dichiarazioni sommarie intitolate: “Verità che troverete nel libro di peccare affinché abbondi la grazia Abakuk”, o, ed è anche peggio, negano “Verità che qualsiasi cosa facciano possa avere il carattere del peccato, perché mediante la grazia essi sono assolti dai requisiti della leggetroverete nel libro di Matteo”, e perciò non possono peccarecosì via. Questi sono antinomisti del tipo più indecente, Dobbiamo assumere che non hanno meramente qualche testo particolare della Bibbia ma il suo intero tenore e spirito contro resto del libro sia fatto di essi. Altri, comunque, e questi sono i soli rappresentanti dell’idea che menzogne? Nella “Introduzione al tempo presente può considerarsi avere una notevole presenza, sono promotori di santità secondo l’esempio e gl’insegnamenti di Cristo. Sono pronti a direNuovo Testamento” ci viene detto: “La conformità alla volontà Divina, e ciò come fosse obbedienza ai comandamenti, somiglia alle gioie e ai doveri “Il Nuovo Testamento è la presentazione della mente rinnovata. Alcuni hanno timore della parola obbedienza, come se indebolisse l’amore e l’idea di una nuova creazione. La Scrittura non ne ha. L’obbedienza e l’osservanza dei comandamenti di uno che amiamo è vita sotto la prova di quell’amore, e grazia nelle sue diversità dalla vita sotto la delizia della nuova creaturalegge”<ref>Dr. J. Se avessi fatto tutto bene, e non l’ho fatto in obbedienza, non avrei fatto bene niente, perché la mia vera relazione e il riferimento del mio cuore a Dio sarebbero stati lasciati fuoriA. Questo è l’amoreHuffman and Knute Larson, che osserviamo i suoi comandamenti” (Darby: “On Through the Law”Bible in Two Years; Libro 6, pp. 3, 4)32-33. Fin qui tutto benissimoSecondo anno, ma poi c’informano che questi comandamenti non si trovano nella rivelazione della leggesecondo quadrimestre (Winona Lake, così definita, distintamenteInd. La leggeLambert Huffman, sostengono, aveva un carattere e uno scopo specifici, da cui non può essere dissociata, e che fa di essa un ministro del male in tutti i tempi1962. “È un metodo di trattare con gli uomini che necessariamente li distrugge e li condanna</ref>. Questo è Ma anche il modo (continua l’autore) che lo Spirito di Dio usa in contrasto con CristoVecchio Testamento presenta la vita sotto la grazia, ed entrambi il Vecchio e mai, nell’insegnamento cristiano, pone l’uomo sotto di essa. Né il Nuovo Testamento presentano la Scrittura pensa mai di dire: Tu non sei vita sotto la legge in un modo, ma lo sei in un altro; non lo sei per la giustificazione, ma lo sei grazia come regola di vita. Essa dichiara: Tu non sei sotto la legge ma sotto la grazia, e se sei sotto la mai come in assenza di legge sei condannato e sotto maledizione. Come può essere obbligatoria se l’uomo L’alternativa alla legge non le è sotto ma ne la grazia; è stato liberato?” (Ibidl’assenza di legge. p. 4). L’antinomismo di questa descrizione, che fa una distinzione tra gli insegnamenti o comandamenti di Cristo La grazia e i comandamenti l’elezione si muovono nei termini della legge, che sostiene che i primi siano vincolanti per e sotto la coscienza del cristiano e gli altri no, è apertamente nient’altro che parziale antinomismolegge; essenzialmente non è diverso dal neonomismo, poiché viene ripudiata solo la i reprobi sono anti-legge connessa con la precedente dispensazione, mentre è ricevuta come l’incarnazione dei principi della moralità cristiana ed associata con la vita e la potenza dello Spirito di Cristo<ref>Patrick Fairbairn: The Revelation of Law in Scripture; Grand Rapids. Zondervan, 1957 [1869], pp. 29anti-31grazia.</ref>.</blockquote>Il proposito di uomini di chiesa è forse fare delle chiese delle scuole di riprovazione?
Un’associazione “evangelistica” dedicata al lavoro tra universitari ha Tutto questo illustra un secondo principio dello ''Shema Israel'': un Dio assoluto, immutabile, significa una assoluta immutabile legge. Le applicazioni sociali dell’uomo e la sua approssimazione della giustizia di fatto insegnato che “La Dio possono modificarsi, variare ed essere incerte, ma la legge assoluta non lo è. Parlare della legge come “per Israele” ma non per i cristiani significa non solo abbandonare la legge ma anche abbandonare il Dio della legge fu data da Satana”. (Raccontato dalla figlia di questo scrittorePoiché c’è solo un vero Dio, e la sua legge è l’espressione delle sue immutabili natura e giustizia, da abbandonare la legge biblica per un corso insegnato nel campus universitario da altro sistema giuridico è cambiare Divinità. Il collasso morale della cristianità è un leader prodotto di quel movimento.) Una tale posizione può essere descritta solamente come una bestemmiaquesto corrente processo di cambiamento di dii.
Un esempio di questo antinomismo da qualche circolo luterano non ufficiale viene da un manuale di scuola domenicale. Il Vecchio Testamento è trattato, e pure il Nuovo, come un libro da scavare o da investigare per trovarvi delle “verità”, talché gli studi dei vari libri hanno una prefazione con alcune dichiarazioni sommarie intitolate: “Verità che troverete nel libro di Abakuk”, o “Verità che troverete nel libro di Matteo”, e così via. Dobbiamo assumere che il resto del libro sia fatto di menzogne? Nella “Introduzione al Nuovo Testamento” ci viene detto: “Il Nuovo Testamento è la presentazione della vita sotto la grazia nelle sue diversità dalla vita sotto la legge”<ref>Dr. J. A. Huffman and Knute Larson, Through the Bible in Two Years; Libro 6, pp. 32-33. Secondo anno, secondo quadrimestre (Winona Lake, Ind. Lambert Huffman, 1962.</ref>. Ma anche il Vecchio Testamento presenta la vita sotto la grazia, ed entrambi il Vecchio e il Nuovo Testamento presentano la vita sotto la grazia come vita sotto la legge, mai come in assenza di legge. L’alternativa alla legge non è la grazia; è l’assenza di legge. La grazia e l’elezione si muovono nei termini della legge e sotto la legge; i reprobi sono anti-legge e anti-grazia. Il proposito di uomini di chiesa è forse fare delle chiese delle scuole di riprovazione?  Tutto questo illustra un secondo principio dello ''Shema Israel'': un Dio assoluto, immutabile, significa una assoluta immutabile legge. Le applicazioni sociali dell’uomo e la sua approssimazione della giustizia di Dio possono modificarsi, variare ed essere incerte, ma la legge assoluta non lo è. Parlare della legge come “per Israele” ma non per i cristiani significa non solo abbandonare la legge ma anche abbandonare il Dio della legge. Poiché c’è solo un vero Dio, e la sua legge è l’espressione delle sue immutabili natura e giustizia, abbandonare la legge biblica per un altro sistema giuridico è cambiare Divinità. Il collasso morale della cristianità è un prodotto di questo corrente processo di cambiamento di dii.  Il barthianismo, nell’affermare la “libertà” di Dio di cambiare (implicando l’evolversi di un dio imperfetto), afferma il politeismo. Il politeismo afferma molti dii e molte vie di salvezza. Non sorprende che Carl Barth sia quantomeno implicitamente universalista. Per Barth tutti gli uomini possono essere o saranno salvati perché non c’è una assoluta, immutabile legge che giudica tutti gli uomini. Nella sua prospettiva politeista, tutti gli uomini possono trovare una strada per la salvezza tra tante se, effettivamente, è la salvezza di cui hanno bisogno. Per Barth la salvezza dev’essere intesa più realisticamente come auto-realizzazione; è la gnosi dell’elezione, la realizzazione che tutti gli uomini sono eletti in Cristo, Vale a dire: liberi da un Dio assoluto e da un assoluto decreto e legge.
Un ''terzo'' principio dello ''Shema Israel'' è che un Dio, una legge, richiede una totale, costante, incondizionata obbedienza: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua forza” (Deuteronomio 6:5). Il Talmud traduce “forza” con “denaro”<ref>Talmud: Seder Mo’ed, vol. I, p. 246, n° 9.</ref>. Il significato è che l’uomo deve obbedire Dio totalmente, in ogni e qualsiasi condizione, con tutto il suo essere. Poiché l’uomo è totalmente la creatura di Dio, e poiché non c’è una fibra del suo essere che non sia opera di Dio e perciò soggetto alla totale legge di Dio, non c’è un’area di vita e dell’essere d’un uomo che possa essere tenuta in disparte da Dio e dalla sua legge. Perciò, come dichiara Deuteronomio 6:6: “E queste parole che oggi ti comando rimarranno nel tuo cuore”. Il commento di Lutero su questo verso è interessante perché contiene i semi dell’antinomismo che più tardi divenne così profondamente radicato nel luteranesimo:
<blockquote>
Egli (Mosè) vuole che sappiate che il primo Comandamento è la misura e il criterio di tutti gli altri, al quale essi devono dare ascolto e obbedienza. Perciò, se è a motivo di fede e carità, potete uccidere, in violazione del quinto Comandamento, proprio come Abrahamo uccise i re (Genesi 14:15) e Re Achab peccò perché non uccise il Re di Siria (1 Re 20:34 s.). Simile il caso per furto, imboscata, e inganno contro i nemici di Dio; potete prendere le spoglie, beni, mogli, figlie, figli e servi dei nemici. Così dovreste odiare padre e madre per poter amare il Signore (Luca 14:26). In breve, dove qualsiasi cosa sia contro fede ed amore, lì non riconoscerete altro comando che sia da Dio o dall’uomo. Dove invece è per la fede e l’amore, saprete che tutto è comandato in qualsiasi situazione, dovunque. Poiché la frase dice: “Queste parole saranno nel tuo cuore”; lì esse dirigeranno. Inoltre, a meno che esse siano anche nel cuore, certamente nessuno comprenderà o seguirà questa epieikeia, o mai utilizzerà leggi con successo, sicurezza e legittimità. Perciò Paolo dice anche in 1 Timoteo 1: 9 che “La legge non è stata istituita per il giusto”, per la ragione che il compimento della legge è l’amore da un cuore e da una fede non finta (1 Timoteo 1:5), il quale [l’amore] usa la legge legittimamente quando non ha leggi ed ha tutte le leggi-non leggi, perché nessuna vincola a meno che serva fede e amore; tutte, perché tutte vincolano se servono fede ed amore.
</blockquote> <blockquote>
Perciò, questo è ciò che Mosè intende in quel passo: Se desideri comprendere il primo Comandamento correttamente e veramente: non avere altri dèi, agisci in modo da credere ed amare un Dio, rinnega te stesso, ricevi ogni cosa per grazia, e fa ogni cosa con gratitudine<ref>Jaroslav Pelikan, Daniel Poellot ed., Luther’s Works, vol. 9, Lectures on Deuteronomy; S. Louis: Concordia, 1960; p. 70</ref>.
</blockquote>
La confusione di questa dichiarazione può generare solo confusione.
<blockquote>Egli (Mosè) vuole che sappiate che il primo Comandamento è la misura e il criterio di tutti gli altri, al quale essi devono dare ascolto e obbedienza. Perciò, se è a motivo di fede e carità, potete uccidere, in violazione del quinto Comandamento, proprio come Abrahamo uccise i re (Genesi 14:15) e Re Achab peccò perché non uccise il Re di Siria (1 Re 20:34 s.). Simile il caso per furto, imboscata, e inganno contro i nemici di Dio; potete prendere le spoglie, beni, mogli, figlie, figli e servi dei nemici. Così dovreste odiare padre e madre per poter amare il Signore (Luca 14:26). In breve, dove qualsiasi cosa sia contro fede ed amore, lì non riconoscerete altro comando che sia da Dio o dall’uomo. Dove invece è per la fede e l’amore, saprete che tutto è comandato in qualsiasi situazione, dovunque. Poiché la frase dice: “Queste parole saranno nel tuo cuore”; lì esse dirigeranno. Inoltre, a meno che esse siano anche nel cuore, certamente nessuno comprenderà o seguirà questa epieikeia, o mai utilizzerà leggi con successo, sicurezza e legittimità. Perciò Paolo dice anche in 1 Timoteo 1: 9 che “La legge non è stata istituita per il giusto”, per la ragione che il compimento della legge è l’amore da un cuore e da una fede non finta (1 Timoteo 1:5), il quale [l’amore] usa la legge legittimamente quando non ha leggi ed ha tutte le leggi-non leggi, perché nessuna vincola a meno che serva fede e amore; tutte, perché tutte vincolano se servono fede ed amore.</blockquote> <blockquote>Perciò, questo è ciò che Mosè intende in quel passo: Se desideri comprendere il primo Comandamento correttamente e veramente: non avere altri dèi, agisci in modo da credere ed amare un Dio, rinnega te stesso, ricevi ogni cosa per grazia, e fa ogni cosa con gratitudine<ref>Jaroslav Pelikan, Daniel Poellot ed., Luther’s Works, vol. 9, Lectures on Deuteronomy; S. Louis: Concordia, 1960; p. 70</ref>.</blockquote> La confusione di questa dichiarazione può generare solo confusione.  Un ''quarto principio'' che deriva dallo ''Shema Israel'' è affermato in Deuteronomio 6:7-9, 20-25: l’istruzione nella legge è basilare e inseparabile dall’obbedienza ad ambedue la legge e il culto. La legge richiede istruzione nei termini della legge. Qualsiasi altra cosa che un’educazione fondata sulla Bibbia è perciò un atto d’apostasia per un credente: concerne l’avere un altro dio e prostrarsi davanti a lui per imparare da lui. Non può esserci vero culto senza vera istruzione, perché la legge prescrive ed è assoluta, e nessun uomo può avvicinarsi a Dio in disprezzo delle sue prescrizioni.
Da Deuteronomio 6:8 Israele derivò l’uso del tefillin (filatterie), le porzioni della legge legate al capo o al braccio durante la preghiera. Di 6:8-9 è stato osservato:
<blocquote>Proprio come queste parole sono figurative, e denotano una ferma osservanza dei comandi divini, così anche il comandamento che segue, cioè di scrivere le parole della legge sugli stipiti e sulle porte devono essere intesi spiritualmente; e il compimento alla lettera di questo comando avrebbe potuto essere un’usanza degna d’onore o di compiacimento per il Signore quando si ricorresse ad essa come modo di tenere i comandamenti di Dio costantemente davanti agli occhi. Il precetto stesso, comunque, presuppone l’esistenza di questa usanza, che non solo è ancora attiva nelle nazioni maomettane dell’Est al giorno d’oggi ma fu anche un’usanza comune nell’antico Egitto<ref>Keil and Delizsch, op. cit., III, 324.</ref>.</blockquote>
Ciò che è richiesto, sicuramente, è che mente ed azione, famiglia e casa, la visione d’un uomo e il suo operare, siano viste tutte nella prospettiva della parola-legge di Dio.
Ma non è tutto. Il compimento letterale del comando riguardante il filatterio al capo e alla mano (Deuteronomio 6:8-9) è chiaramente richiesto come rende chiaro Numeri 15:37-41 (cfr. Deuteronomio 11:18-20). I cordoni violetto richiesti non possono essere dismessi spiritualmente. Dio richiede di essere adorato secondo la sua parola. Su questo punto il commento di Calvino a Numeri 15:38 è centrato:
<blockquote>
E, prima di tutto, contrapponendo “i cuori e gli occhi” degli uomini alla sua legge, egli dimostrò che vuole che il suo popolo sia contento con quella regola che egli prescrive, senza mescolarci alcuna delle loro immaginazioni; e, di nuovo, egli denuncia la vanità di qualsiasi cosa gli uomini inventino per sé stessi, e per quanto attraente possano trovare qualsiasi progetto umano, lo stesso egli lo ripudia e condanna. E ciò è espresso ancor più chiaramente con l’ultima parola, con la quale dice che gli uomini “fornicano” (letteralmente: “vanno a bagasce” n.d.t.) ogni qual volta sono governati dal proprio consiglio. Questa dichiarazione merita la nostra particolare attenzione, poiché mentre quelli che adorano Dio secondo la loro propria volontà hanno molta auto-soddisfazione, e mentre considerano che il loro zelo sia molto buono e molto giusto, non fanno nient’altro che contaminare se stessi con adulterio spirituale. Poiché ciò che è considerato dal mondo la più santa devozione, Dio, con la propria bocca, denuncia essere fornicazione. Con la parola “occhi” egli indubbiamente significa la capacità dell’uomo di discernere<ref>Giovanni Calvino: Commentaries on the Four Last Books of Moses in the Form of a Harmony; Grand Rapids: Eerdmans, 1950, I, 265.</ref>.
</blockquote>
Dispiace che Calvino deturpi quest’insegnamento chiamandolo un “bisogno di rozzi rudimenti”<ref>Ibid.</ref>. Nostro Signore adempì questa legge, e una donna toccò la frangia o lembo della sua veste per essere guarita (Matteo 9:20). Gesù criticò i farisei perché allargavano le loro filatterie e allungavano le frange (Matteo 23:5) per vantarsi della loro pretesa superiore lealtà alla legge. Il comandamento è ripetuto in Deuteronomio 22:12, così da renderne chiara l’importanza. Gli uomini si vestono in modi strani e diversi per conformarsi al mondo e ai suoi stili. Cosa c’è di “rozzo” circa qualsiasi conformità alla legge di Dio o qualsiasi moda Dio specifichi? Non c’è nulla di difficile o strano riguardo a questa legge, né alcunché di assurdo o impossibile.
<blockquote>ENon è osservata dai cristiani, prima di tuttoperché come la circoncisione, contrapponendo “i cuori e gli occhi” degli uomini alla sua legge, egli dimostrò che vuole che il suo popolo sia contento con quella regola che egli prescrivesabato, senza mescolarci alcuna delle loro immaginazioni; ealtri aspetti della forma mosaica del patto, di nuovo, egli denuncia la vanità di qualsiasi cosa gli uomini inventino per sé stessifu superata da nuovi segni del patto come sono stati rinnovati da Cristo. La legge del patto rimane, i riti e per quanto attraente possano trovare qualsiasi progetto umanoi segni pattizi sono stati cambiati. Ma le forme dei segni pattizi non sono meno onorevoli, lo stesso egli lo ripudia profondi e condannabelli nella forma mosaica che in quella cristiana. E ciò è espresso ancor Il cambiamento non rappresenta un avanzamento evolutivo o una relazione più alta o più chiaramente con l’ultima parola, con la quale dice che gli uomini “fornicano” (letteralmente: “vanno a bagasce” nbassa.d.t.) ogni qual volta sono governati dal proprio consiglio. Questa dichiarazione merita la nostra particolare attenzione, poiché mentre quelli che adorano Il patto fu compiuto in Gesù Cristo; ma Dio secondo la loro propria volontà hanno molta auto-soddisfazionenon trattò Mosè, e mentre considerano che il loro zelo sia molto buono e molto giustoDavide, non fanno nient’altro che contaminare se stessi con adulterio spirituale. Poiché ciò che è considerato dal mondo la più santa devozioneIsaia, DioEzechia, con la propria bocca, denuncia essere fornicazione. Con la parola “occhi” egli indubbiamente significa la o alcuno del suo popolo pattizio del Vecchio Testamento come minore ai suoi occhi o più puerile nella capacità dell’uomo e perciò bisognoso di discernere<ref>Giovanni Calvino: Commentaries on the Four Last Books of Moses “rozzi rudimenti”. In ogni epoca, il patto è completamente santo e saggio; in the Form of a Harmony; Grand Rapids: Eerdmansogni epoca il popolo del patto si regge nei termini della grazia, 1950, I, 265.</ref>non in ragione di una “più alta” capacità o maturità personale.</blockquote>
Dispiace che Calvino deturpi quest’insegnamento chiamandolo un “bisogno di rozzi rudimenti”<ref>Ibid.</ref>. Nostro Signore adempì questa legge, e Adorare in una donna toccò la frangia o lembo della sua veste per essere guarita lingua sconosciuta (Matteo 9:201 Corinzi 14). Gesù criticò i farisei perché allargavano le loro filatterie e allungavano le frange (Matteo 23:5) per vantarsi della loro pretesa superiore lealtà alla legge. Il è una violazione di questo comandamento , come lo è ripetuto in Deuteronomio 22:12, così da renderne chiara l’importanza. Gli uomini si vestono in modi strani e diversi per conformarsi al mondo e ai suoi stili. Cosa c’è di “rozzo” circa qualsiasi conformità alla legge un culto che manchi della fedele proclamazione della parola di Dio , o qualsiasi moda Dio specifichi? Non c’è nulla di difficile o strano riguardo a questa sia senza l’istruzione del popolo del patto nei termini della parola-legge, né alcunché di assurdo o impossibiledel patto.
Non è osservata dai cristiani, perché come la circoncisione, il sabato, e altri aspetti della forma mosaica del patto, fu superata da nuovi segni del patto come sono stati rinnovati da Cristo. La legge del patto rimane, i riti e i segni pattizi sono stati cambiati. Ma le forme dei segni pattizi non sono meno onorevoli, profondi e belli nella forma mosaica che in quella cristiana. Il cambiamento non rappresenta un avanzamento evolutivo o una relazione più alta o più bassa. Il patto fu compiuto in Gesù Cristo; ma Dio non trattò Mosè, Davide, Isaia, Ezechia, o alcuno del suo popolo pattizio del Vecchio Testamento come minore ai suoi occhi o più puerile nella capacità e perciò bisognoso di “rozzi rudimenti”. In ogni epoca, il patto è completamente santo e saggio; in ogni epoca il popolo del patto si regge nei termini della grazia, non in ragione di una “più alta” capacità o maturità personale.  Adorare in una lingua sconosciuta (1 Corinzi 14) è una violazione di questo comandamento, come lo è un culto che manchi della fedele proclamazione della parola di Dio, o sia senza l’istruzione del popolo del patto nei termini della parola-legge del patto.  Un ''quinto'' principio che è pure proclamato in questo stesso passo, in Deuteronomio 6: 20-25, è che, in questa istruzione comandata, deve essere sottolineato che la risposta alla grazia è l’osservanza della legge. Ai bambini dev’essere insegnato che il significato della legge è che Dio ha redento Israele dalla schiavitù, e, “perché egli ci conservasse in vita” “ci comandò di mettere in pratica tutti questi statuti, temendo l’Eterno il nostro Dio per il nostro bene” (6:24). Non c’è autorizzazione d’accantonare questo né nel Vecchio né nel Nuovo Testamento. Dove le chiese del Vecchio o del Nuovo Testamento abbiano istituito un falso significato della legge, quel falso significato viene attaccato da profeti e da apostoli, ma mai la legge di Dio in sé stessa. Poiché Dio è uno, la sua grazia e la sua legge sono uno nel loro scopo e direzione. Questo passo rende estremamente chiara la priorità della grazia elettiva di Dio nel chiamare e redimere il suo popolo scelto. La relazione d’Israele era una relazione di grazia, e la legge fu data in modo da provvedere al popolo di Dio la necessaria e richiesta risposta alla grazia ed essa stessa manifestazione della grazia: l’osservanza della legge.
In Deuteronomio 6:10-15, viene fatto un altro punto centrale con riguardo alle implicazioni dello Shema Israel:
 <blockquote>Ed avverrà, quando l’Eterno, il tuo Dio, ti avrà fatto entrare nel paese che giurò ai tuoi padri, ad Abrahamo, Isacco e Giacobbe, di darti grandi e belle città che tu non hai costruito, e case piene di ogni bene che tu non hai riempito, pozzi scavati che tu non hai scavato, e vigne e uliveti che tu non hai piantato; quando dunque avrai mangiato e ti sarai saziato, guardati dal dimenticare l’Eterno che ti ha fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla casa di schiavitù. Temerai l’Eterno il tuo Dio, lo servirai e giurerai per il suo nome. Non seguirete altri dèi , fra gli dèi dei popoli che vi circondano, perché l’Eterno. il tuo Dio, che sta in mezzo a te, è un Dio geloso; altrimenti l’ira dell’Eterno, il tuo Dio si accenderebbe contro di te e ti farebbe scomparire dalla faccia della terra<ref>L’autore qui cita il testo Masoretico, della Jewish Publication Society, da qui in poi MTV. Non riscontrando differenze viene qui riportato il testo della ND. (n.d.t.)</ref>.</blockquote> Perciò, il ''sesto'' principio è la gelosia di Dio. Questo è un fatto di cardinale importanza. Il popolo scelto viene avvertito, quando occuperanno e possederanno un ricca terra che essi non hanno sviluppato, di non dimenticare Dio, che li ha liberati e fatti prosperare. Vedendo la ricchezza che proveniva da una cultura ostile a Dio, il popolo pattizio di Dio sarebbe stato tentato di prendere in considerazione mezzi di successo e prosperità altri dal Signore. La tentazione sarebbe stata di “seguire altri dèi, gli dèi dei popoli circostanti”. Questo equivale a credere che esista un ordinamento giuridico altro da quello di Dio, è dimenticare che il successo e la distruzione dei canaaniti fosse altrettanto opera di Dio. È un provocare l’ira di Dio e la sua gelosia. Il fatto che la gelosia sia ripetutamente associata con la legge, ed invocata da Dio nella promulgazione della legge, è di cardinale importanza per capire la legge. La legge di Dio non è una forza operativa meccanica, cieca e impersonale. Non è né Karma né fato. La legge di Dio è la legge del Creatore assoluto e totalmente personale, la cui legge opera dentro al contesto dei suoi amore e odio, la sua grazia verso il suo popolo e la sua ira verso i suoi nemici. La corrente elettrica è impersonale: fluisce nella propria specifica energia quando esistano le condizioni per un fluire o per una scarica; altrimenti non fluisce. Ma la legge di Dio non è così: è personale; Dio trattiene la sua ira in pazienza e grazia, o distrugge i suoi nemici con una straripante inondazione di giudizio (Nahum 1:8). Da una prospettiva umanistica e impersonalistica, sia la misericordia di Dio verso l’Assiria (Giona 3:1-4:3) sia il giudizio di Dio sull’Assiria (Nahum 1:1- 3:19) sembrano sproporzionate, perché una legge impersonale è anche una legge esogena: conosce solo i fatti, non il cuore. L’uomo, quando applica la legge di Dio, deve giudicare le azioni dell’uomo, ma Dio, essendo assoluto, giudica l’uomo totale con giudizio totale. La gelosia di Dio è perciò la certa assicurazione dell’infallibilità del tribunale di Dio. Il male che così facilmente sfugge ai tribunali dello stato non possono sfuggire al giudizio di Dio il quale, tanto nel tempo e che oltre il tempo, si muove nei termini dei requisiti totali della sua legge. La gelosia di Dio è la garanzia di giustizia. Una giustizia impersonale in un mondo di persone significa che il male, essendo personale, può sfuggire alla rete della legge e regnare ridendo trionfante. Ma il Dio geloso previene il trionfo sia di Canaan o sia di un Israele o di una chiesa apostati. Senza un Dio personale, geloso, nessuna giustizia è possibile. La dottrina del karma non fa altro che porre l’ingiustizia sul trono: conduce all’esternalismo e all’impersonalismo più crudeli e callosi. Il popolo del karma risparmia le proprie scimmie ma le persone si distruggono l’un l’altro, il karma non conosce grazia perché in essenza il Karma non conosce persone, solo azioni e conseguenze. Sfuggire dal karma diventa Nirvana, la fuga dalla vita.
Questo stesso passo dichiara: “Temerai l’Eterno il tuo Dio, lo servirai e giurerai per il suo nome” (Deuteronomio 6:13). Il commento di Lutero qui è eccellente:
 <blockquote>Perciò giuri per il nome di Dio se colleghi ciò che giuri a Dio e lo afferri nel nome di Dio, altrimenti non giureresti se sapessi che gli dispiace. Similmente servi Dio solo quando servi l’uomo nel nome di Dio, altrimenti non serviresti. Con un tal modo di giurare tu salvaguardi il tuo servizio a Dio solo e non sei attirato verso un’opera o un giuramento empi. Perciò anche Cristo dice in Matteo 23:16-22 che chi giura per il tempio e per l’altare e per il cielo giura per Dio, ed in Matteo 5: 35-36 egli proibisce di giurare per Gerusalemme, per il capo di qualcuno, per il cielo o per qualsiasi altra cosa, perché in tutti questi uno giura per Dio. Ma giurare per Dio in modo frivolo o vuoto è nominare il nome di Dio invano.
Quando, perciò, egli desidera che un giuramento sia fatto sul nome di Dio e di nessun altro, la ragione non è solo questa, che per la verità (che è Dio) non sia introdotta la conferma di alcuno eccetto quella di Dio stesso, ma anche questo, che l’uomo debba restare nel servizio di Dio solamente, imparare a porre tutto in relazione con lui, e fare, possedere, usare, e sopportare tutto nel suo nome. Altrimenti, se utilizzano un altro nome, verrebbero sviati e si abituerebbero a giurare come se non avessero nulla a che vedere con Dio, ed infine, attraverso il cattivo uso comincerebbero a fare distinzione tra le opere con cui Dio è servito e quelle con le quali non è servito, mentre egli vuole essere servito in tutte e vuole che tutte le cose siano fatte con timore, perché egli è presente per vedere e giudicare.
Perciò il giuramento dev’essere usato nello stesso modo in cui usiamo la spada e il rapporto sessuale. È proibito mettere mano alla spada, come Cristo dice (Matteo 26:52): “Tutti quelli che mettono mano alla spada, periranno di spada”, perché la usano senza un comando e a motivo della propria concupiscenza. Ma è un comando e un servizio divino portare la spada se questo è stato assegnato da Dio o per mezzo dell’uomo; perché allora è portata nel nome del Signore, per il bene del prossimo, come dice Paolo: “[il magistrato] è un servo di Dio per il bene” (Romani 13:4). Così l’uso carnale del sesso è proibito perché è una disordinata lussuria. Però, dove il sesso è associato a te in matrimonio, allora la carne dovrebbe essere usata, e tu rendi alla legge divina, cioè, all’amore ciò che è richiesto. Uno dovrebbe fare uso del giuramento nello stesso modo: dovresti giurare non per il tuo proprio bene ma per il bene di Dio o del tuo prossimo nel nome del Signore. In questo modo resterai sempre nel servizio di Dio solamente<ref>Lutero: Deuteronomy, p. 73 s.</ref>.</blockquote> Nella tentazione di Gesù, due risposte a Satana su tre sono da Deuteronomio 6: “Sta anche scritto: ‘Non tentare il Signore Dio tuo’” (Matteo 4:7; Deuteronomio 6:16) , e “Vattene Satana, poiché sta scritto: ‘Adora il Signore Dio tuo e servi lui solo’” (Matteo 4:10; Deuteronomio 6:13; 10:20). La terza risposta è presa da un passo collegato, Deuteronomio 8:3: Ma egli rispondendo disse: “Sta scritto: ‘L’uomo non vivrà di solo pane, ma di ogni parola che procede dalla bocca di Dio’” (Matteo 4:4). Tutte tre le risposte furono reazioni alla tentazione di mettere Dio alla prova, implicite alla quali non c’era solo un mettere in questione ma in realtà uno sfidare Dio e la sua parola-legge.
Un ''settimo'' principio che consegue dalla Shema Israel è dichiarato in Deuteronomio 6: 16-19:
 <blockquote>Non tenterete l’Eterno, il vostro Dio, come faceste a Massa. Osserverete diligentemente i comandamenti dell’Eterno, il vostro Dio, i suoi precetti e i suoi statuti che egli vi ha ordinato. Perciò farai ciò che è giusto e buono agli occhi dell’Eterno, affinché ne venga del bene a te ed entri ad occupare il buon paese che l’Eterno giurò di dare ai tuoi padri, scacciando tutti i tuoi nemici davanti a te, come l’Eterno ha promesso.</blockquote> 
Fu questo che Satana cercò di far fare a Gesù: tentare Dio, mettere Dio alla prova. Israele aveva tentato Dio a Massa sollevando la domanda: “È l’Eterno in mezzo a noi, o no?” (Esodo 17:7).
<blockquote>
L’adorazione di Jehovah non solo preclude ogni idolatria, che il Signore, in quanto Dio geloso, non tollererà (vedi Esodo 20:5), ma punirà con la distruzione dalla terra (“sterminarli dalla faccia della terra” come in Esodo 32:12): ma esclude anche il tentare il Signore con un incredulo mormorio contro Dio, se egli non toglie ogni tipo di difficoltà immediatamente, come il popolo aveva già peccato a Massa, cioè a Refidim (Esodo 17: 1-7)<ref>Keil and Delizsch: op. cit., III, 325 s.</ref>
<blockquote>L’adorazione di Jehovah non solo preclude ogni idolatria, che il Signore, in quanto Dio geloso, non tollererà (vedi Esodo 20:5), ma punirà con la distruzione dalla terra (“sterminarli dalla faccia della terra” come in Esodo 32:12): ma esclude anche il tentare il Signore con un incredulo mormorio contro Dio, se egli non toglie ogni tipo di difficoltà immediatamente, come il popolo aveva già peccato a Massa, cioè a Refidim (Esodo 17: 1-7)<ref>Keil and Delizsch: op. cit., III, 325 s.</ref>.<blockquote> Questo settimo principio perciò proibisce l’incredula messa alla prova di Dio: la legge di Dio è la prova per l’uomo; e dunque l’uomo non può presumere di essere dio e di mettere alla sbarra Dio e la sua parola-legge. Tale agire è di suprema arroganza e di bestemmia, è l’opposto dell’obbedienza perché è l’essenza della disobbedienza alla legge. Per questo è messo in contrasto con la diligente osservanza della legge. Questa obbedienza è la condizione della benedizione: è il fondamento della conquista e del possesso, nei termini della quale il popolo pattizio di Dio, il suo popolo della legge, entra in possesso dell’eredità.
Tentare, o mettere Dio alla prova ha anche altre implicazioni. Secondo Lutero:
<blockquote>Il primo modo consiste nel non usare le cose necessarie che sono sotto mano ma cercarne altre che non lo sono … Così tenta Dio chi russa e non vuol lavorare, dando per scontato ch’egli debba essere sostenuto da Dio senza lavorare, benché Dio abbia promesso di provvedere per lui tramite il suo lavoro, come dice Proverbi 10:4: “La mano dei solerti fa arricchire, ma chi lavora con mano pigra impoverisce”. Anche questo volgare celibato è in questa categoria … In secondo luogo, Dio è tentato quando niente di ciò che è necessario sia a portata di mano fatta eccezione per la sola e nuda Parola di Dio … Poiché in questi casi gli empi non si contentano con la Parola; e a meno che Dio faccia ciò che ha promesso nel tempo, luogo e modo che essi prescrivono da sé, si arrendono e non credono. Ma prescrivere tempo, luogo e modo a Dio è in realtà un tentarlo e un cercare di percepire, per così dire, se egli esista. Ma questo non è nient’altro che voler mettere dei limiti a Dio e assoggettarlo al nostro volere; di fatto, privarlo della sua divinità. Egli dovrebbe essere libero, non soggetto a vincoli e limiti, ed essere lui a prescrivere luoghi, mezzi e tempi per noi. Perciò, ambedue le tentazioni sono contro il primo Comandamento … <ref> Lutero, op.cit., p. 74 s.</ref>.</blockquote>
La negligenza nei confronti dello Shema Israel e di Deuteronomio 6 è stato parte integrante della negligenza nei confronti della legge.
</blockquote>
== 2. La parola compatta (indivisa) ==
L’Angelo dell’Eterno (Genesi 16:10, 13; 18:2-4, 13, 14, 33; 22:11, 12, 15, 16; 31:11, 13; 32:30; Esodo 3:2, 4; 20:20 s.; 32:34; 33:14; Gs. 5:13-15; 6:2; Isaia 63:9; Zaccaria 1:10-13; 3:1-2) identifica sé stesso con l’Eterno; coloro ai quali si rivela lo riconoscono come Dio; è chiamato l’Eterno (Yhwh) dagli scrittori della Bibbia; la Scrittura qui implica una pluralità di persone nella Divinità 17. Inoltre, c’è la dichiarazione fatta espressamente da Dio che “Il mio nome è in lui”, che è lo stesso che “Io sono in lui” (Esodo 23:20) 18. L’Angelo dell’Eterno compare nel Nuovo Testamento ripetutamente, per esempio in Atti 5:19; 12:7-11,17, ecc. San Paolo identifica l’Angelo con Gesù Cristo (1 Corinzi 10:9). Quarto, saranno preservati da peste ed epidemie (Esodo 23:25-27), cosicché l’obbedienza è seguita da benedizioni materiali. Queste benedizioni materiali includono scacciare i loro nemici davanti a loro e dare loro una grande eredità (Esodo 23:27-31). Che tutto ciò sia legato al primo comandamento è evidente da Esodo 23: 32-33; Essi si devono separare da altri dèi: “Nessuna alleanza” può essere fatta con i non credenti (per mezzo di matrimonio, trattato o comunità) o con i loro dèi. Un verso importante che viene dalla conclusione della legge è comunque un’esposizione di quale approccio l’uomo debba avere con la legge. In Deuteronomio 29:29, Mosè, dopo averli avvertiti della maledizione sulla disobbedienza, dichiarò:
<blockquote><blockquote>
Le cose occulte appartengono all’Eterno, il nostro Dio, ma le cose rivelate sono per noi e per i nostri figli per sempre, perché mettiamo in pratica tutte le parole di questa legge.
Il significato è chiaramente che tutta la Scrittura, legge, profeti e vangelo è una parola. Parole possono essere aggiunte, fino alla chiusura della rivelazione anche mentre addizione o (sottrazione) sono proibite (Apocalisse 22:18,19). Non ci può essere arbitraria separazione della legge dal vangelo: un Dio significa una parola. Dividere la parola è negare Dio.
== 3. Dio contro Molek==
Calvino, nella sua eccellente classificazione della legge nel suo Commentaries on the Four Last Books of Moses Arranged in the Form of a Harmony, cita Deuteronomio 18:9-22; 13:1-4; Levitico 18:21; 19:26, 31 e Deuteronomio 12:29-32, come basilari per il primo comandamento. Questi passi sono in relazione ai tentativi dell’uomo di conoscere e controllare il futuro. Poiché Dio è l’Eterno, il creatore del cielo e della terra, e il determinatore di tutte le cose, ogni tentativo di conoscere e controllare il futuro al di fuori di Dio è istituire un altro dio in disprezzo dell’Eterno. Ogni forma illecita d’investigare il futuro è citata da Mosè:
Il fatto del potere è inseparabile dalla legge. La legge non è legge se manca del potere di vincolare, di costringere, e di punire. Mentre è una fallacia definire la legge semplicemente come obbligo o coercizione, è un serio errore definire la legge senza riconoscere che la coercizione ne è alla base. Svuotare Dio del potere assoluto è negare che sia Dio. Separare il potere dalla legge è negarle la statura di legge. Il fatto che Dio ripetutamente identifichi se stesso nelle Scritture come “l’Onnipotente” (Genesi 17:1, 35; Esodo 6:3; ecc.) è una parte della sua asserzione di totale sovranità e di qui proviene il suo richiamo all’obbedienza. Il potere è un concetto religioso, e il dio o gli dèi di qualsiasi sistema di pensiero sono state le fonti del potere di quel sistema. Il monarca, o governante, ha un significato religioso precisamente a motivo del suo potere. Quando lo stato democratico prende il potere, anch’esso si arroga diritti e prerogative religiose. Poiché lo stato marxista ha maggior potere, e reclama più potere degli altri stati contemporanei, il suo rigetto della cristianità è ancor più radicale: non può tollerare che il potere assoluto sia ascritto ad un dio altro da se stesso. Il potere è custodito gelosamente nello stato anti-cristiano, e qualsiasi divisione di poteri nello stato, designati a limitarne il potere e prevenirne la concentrazione sono aspramente contestati. La legge è potere applicato, altrimenti cessa di essere legge. La legge è più che potere, ma, senza la coercizione non c’è legge. Coloro i quali obbiettano l’elemento coercitivo della legge stanno di fatto obbiettando la legge, consapevolmente o inconsapevolmente. Lo scopo della legge è in parte quello d’essere un “terrore” per chi fa il male (Romani 13:4); la parola “terrore” viene tradotta più dolcemente con timore nelle versioni moderne, ma l’intero tenore delle Scritture richiede l’elemento di timore quando l’uomo sta di fronte a Dio e quando sta di fronte alla legge come uomo peccatore preda della propria anarchia. San Paolo rende chiaro, comunque, che l’autorità è ordinata da Dio: “Poiché non c’è autorità se non da Dio, e le autorità che esistono sono ordinate da Dio” (Romani13:1). Poiché Dio è l’autorità assoluta, tutte le autorità create e subordinate derivano il loro ufficio, potere, e autorità morale solo da Dio, li devono esercitare solo nei suoi termini e sotto la sua giurisdizione o affronteranno il suo giudizio. Il detto di Lord Acton: “Il potere tende a corrompere, e il potere assoluto corrompe in modo assoluto”, è una mezza verità liberale e riflette illusioni liberali. Primo, non tutto il potere tende a corrompere. L’autorità di un pio marito e padre, per governare la propria famiglia, non lo corrompe; egli la esercita sotto Dio e nei termini della parola-legge di Dio. Anziché essere corrotto dal proprio potere, l’uomo pio è benedetto per mezzo di esso, e lo fa essere una benedizione per la sua famiglia e per la società. Un pio governante, che usi il suo potere prontamente per scopi legittimi e morali, fa prosperare la società sotto la sua autorità. I due mali che concernono il potere e il suo esercizio sono, da un lato il timore di usare il potere, e, dall’altro lato, l’uso immorale dello stesso. Entrambi questi mali sono largamente prevalenti in tutte le società umanistiche. Gli uomini che sono timorosi di usare il potere legittimamente e moralmente corrompono le loro famiglie e le loro società. Il mancato esercizio del potere dovuto riduce la società all’illegalità e all’anarchia. L’uso immorale del potere porta alla corruzione della società e alla soppressione della libertà, ma non è l’uso dell’autorità a causare questa decadenza, ma il suo uso immorale. Il potere non corrompe quando è usato propriamente sotto Dio: benedice, fa prosperare, ordina e governa la società a suo vantaggio e benessere. Secondo, se “il potere assoluto corrompe in modo assoluto”, allora Dio deve essere chiamato corrotto, perché egli solamente possiede autorità assoluta. Ma Acton sbaglia: l’uomo non può avere potere assoluto. Può sforzarsi d’averlo, e lo sforzo è corrotto e corrompe la società, ma l’uomo rimane, con tutte le sue pretese, totalmente sotto l’assoluto potere di Dio. Non solo ogni autorità è derivata da Dio e decretata dal suo potere assoluto, ma è anche determinata e vincolata dalla sua assoluta giustizia. La legge, perciò è, quando è vera legge, non solo potere ma anche giustizia. In questo modo è un “terrore” per i malfattori ma è la sicurezza e la “lode” dei buoni cittadini. (Romani 13:2-5). Poiché la vera legge ha le proprie radici nel Dio sovrano, la stessa natura di ogni essere collabora per sostenerla. Come ha cantato Debora: “Dal cielo le stelle combatterono, dai loro percorsi combatterono contro Sisera” (Giacomo 5:20.) La legge, o è giusta, o è antinomia: anti-legge mascherata da legge. Il moderno positivismo giuridico, il marxismo, e altre filosofie giuridiche sono pertanto esponenti dell’anti-legge, perché negano la legge come approssimazione di un ordine e verità ultimi e riconoscono solamente una dottrina umanistica della giurisprudenza. Se la legge è scollegata da giustizia e verità, conduce, da un lato all’anarchia e anomia di un mondo privo di significato o, dall’altro, al totalitarismo di un gruppo elitario che impone la propria relativa “verità” su altri uomini per mezzo della pura, di amorale coercizione. Ma alla legge è richiesto che sia un ministro di giustizia sotto Dio, e il magistrato “un ministro di Dio” (Romani 13:5-6). Questo concetto della legge come ministro di giustizia è oggi quasi completamente dimenticato, e, dove sia ricordato, è deriso. Ciò nonostante è il solo possibile fondamento per un ordine sociale giusto e prospero. La legge come ministero manca dell’arroganza dei teorici giuristi positivisti i quali non vedono alcuna legge o verità al di la di se stessi. Legge ministeriale è legge sotto Dio: le è richiesto d’avere un’umiltà che la legge positiva non può avere. I sostenitori del positivismo giuridico sono inclini ad accusare i cristiani di arroganza, ma il mondo non ha mai visto più spietata arroganza e orgoglio di quella manifestata dai relativisti, che siano della Grecia antica, del Rinascimento, o del ventesimo secolo. Un altro aspetto della legge è implicito nella dichiarazione di san Paolo in Romani 13:1-6: la legge è sempre discriminatoria. È impossibile sfuggire o evadere quest’aspetto della legge. Se la legge compie la sua funzione: stabilire la giustizia e proteggere gli uomini pii, ligi alla legge, allora la legge deve discriminare contro i trasgressori della legge e perseguire rigorosamente il loro giudizio. La legge non può favorire l’eguaglianza senza cessare d’essere legge: in ogni situazione, la legge definisce, in qualsiasi e in tutte le società, coloro i quali costituiscono i membri legittimi e i membri illegittimi della società. L’abolizione della legge non eliminerà l’ineguaglianza, perché il vero fatto della cruda sopravvivenza creerà una élite e stabilirà una fondamentale ineguaglianza. La legge è stata spesso usata come preteso strumento per ottenere l’eguaglianza, ma tali tentativi rappresentano o auto-inganno o un tentativo d’inganno da parte del gruppo al potere. I gruppi rivoluzionari dei “diritti civili” ne sono una fattispecie. Il loro obbiettivo non è l’uguaglianza ma il potere. Il retroterra della cultura negra è africano e magico, e gli scopi della magia sono il controllo e il potere su Dio, l’uomo, la natura e la società. Il voodoo, o magia, era la religione e la vita dei neri americani. Le canzoni voodoo sono all’origine del Jazz, e il vecchio voodoo, con la sua ricerca di potere, è stato meramente rimpiazzato con un voodoo rivoluzionario, una smania di potere modernizzata 70. La rivoluzione studentesca attacca le ineguaglianze tra studenti e facoltà, tra gli studenti e le autorità di governo, ma ha regolarmente rifiutato concessioni favorevoli in favore di più ampie richieste di potere. Lo scopo, fin dal principio, è il potere. L’elenco potrebbe essere esteso senza fine. Lo scopo degli egalitari è sempre stato il potere, e l’eguaglianza è stata un argomento per solleticare la coscienza malata di un elemento di governo senza fede e di sicuro crollo. la legge richiederà sempre l’ineguaglianza. La domanda è semplicemente questa: sarà un’ineguaglianza nei termini di una fondamentale giustizia, cioè il premiare il bene e il punire il male, o sarà l’ineguaglianza del trionfo dell’ingiustizia e del male? Il comandamento: “Non avrai altri dèi davanti a me” richiede che non riconosciamo alcun potere come vero e in definiva legittimo se non è fondato in Dio e nella sua parola-legge. Richiede che vediamo la vera legge come giustizia, la giustizia di Dio, e come un servizio di giustizia, ed essa richiede il nostro riconoscimento che le ineguaglianze delle giuste leggi applicate fedelmente sono l’ingrediente basilare di una società libera e sana. Il corpo politico, non meno del corpo fisico, non può equiparare la malattia con la salute senza perire. Il comandamento: “Non avrai altri dèi davanti a me”, significa pure: “Non avrai altre autorità davanti a me”, indipendenti da me o con priorità su di me. Il comandamento si potrebbe leggere anche così: “Non avrai altra legge davanti a me”. Le potenze che oggi più che mai si presentano come gli altri dèi sono gli stati anti-cristiani. Lo stato anti-cristiano vede se stesso come dio e pertanto vede se stesso come la scaturigine sia della legge che del potere. Separatamente dalla prospettiva biblica, lo stato diventa un altro dio e, al posto della legge prevale la legalità Questa devozione per la legalità ha una lunga storia nel mondo moderno. Louis Gohier, ministro della giustizia in Francia durante gli anni del Regno del Terrore, divenne noto come il “casista della ghigliottina” a motivo della sua dedicazione alla legalità. Più tardi, come membro del Direttorio, quando confrontato con la minaccia che Napoleone prendesse il potere, dichiarò: “Al peggio, come ci potrà essere una rivoluzione a Saint Cloud? Come Presidente, io ho qui in mio possesso il sigillo della Repubblica” 71. Stalin operò il suo terrore continuato sotto l’ombrello della legalità. Ma la legalità non è la legge. Uno stato può, mediante una stretta legalità, imbarcarsi in un percorso di radicale illegittimità. La legalità fa riferimento alle regole del gioco come stabilite dallo stato e dalle sue magistrature. La legge fa riferimento ad un ordine fondamentale dato da Dio. Lo stato moderno sostiene la legalità come strumento per contrapporsi alla legge. Il risultato è la legale distruzione della legge e dell’ordine. Come conseguenza, lo stato, anziché essere un “terrore” per i malfattori, è un terrore progressivamente per la cittadinanza ligia alle leggi, alle persone giuste e pie. Delinquenti terrorizzano il paese con manifestazioni e violenze, e senza paura. In più, proprio come Roma aveva dichiarato guerra ai cristiani, così socialismo e comunismo, e progressivamente le democrazie sono in guerra contro la fede ortodossa o biblica. La conseguenza di tale diserzione dello stato dalla sua vocazione come ministro di giustizia può infine solamente essere la caduta dello stato. Lo stato che cessa d’essere un terrore ai malfattori e diventa un terrore ai pii sta commettendo suicidio.
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