Storia/Saluzzo riformata/Conclusione
Conclusione
Chi ci ha seguito nella narrazione dei fatti, potrebbe essere indotto a dare un giudizio alquanto severo sul moto riformato, quale si svolse nelle terre saluzzesi, considerandolo come elemento di disgregazione, di discordia e di violenza nella compagine del Marchesato. Infatti, la storia, che abbiamo narrata, ricorda assai spesso incursioni e complotti, veri o supposti, di ugonotti contro città e castelli, profanazioni di chiese e di arredi sacri, violenze contro ecclesiastici e contro cattolici. Ma non bisogna dimenticare che questi eccessi sono quasi sempre la funesta ripercussione delle guerre civili e delle fazioni politiche e religiose di Francia, di truppe raccogliticce, miste di cattolici e di protestanti, più raramente l'opera degli indigeni del Marchesato; che inoltre parecchi atti di presunta profanazione e violenza offrono materia a qualche dubbio, o perché attestati solo da autori notoriamente tendenziosi, i quali non offrono possibilità di controllo, o da duchi, nunzi e padri missionari, tutti ugualmente interessati a spiegare con le violenze e con le crudeltà la diffusione dell'eresia, o per giustificare la loro repressione violenta e farsi un merito di fronte alla Chiesa, o per dare risalto all'apostolato irenico, di amore e di persuasione, che il clero avrebbe usato nella propagazione della fede cattolica in mezzo agli eretici.
Gli atti di violenza lamentati furono talora, è giusto riconoscerlo, il frutto di ambizioni individuali o di vendette personali o di rappresaglie contro analoghe minacce e violenze perpetrate da cattolici; ma più spesso incoercibili reazioni contro l'ingiustizia e l'intolleranza degli editti regi e contro gli eccessi dei governatori e del clero o mezzi estremi escogitati, nel momento del pericolo e dell'oppressione, per premere sul governo e per cercare di ottenere quella libertà di coscienza e di culto, ostinatamente negata o conculcata, alla quale i riformati pretendevano di aver diritto per legge umana e divina. Infatti, quando tace o rallenta l'intolleranza, tacciono o si diradano anche gli atti di violenza; ed i patti di reciproca concordia stipulati qua e là tra cattolici e riformati mostrano come le due fedi avrebbero potuto pacificamente convivere in una stessa terra, se autorità civili ed ecclesiastiche, se nunzi, duchi di Savoia e padri missionari non si fossero affrettati ogni volta a gettare l'allarme ed a turbare la concordia per timore che la fede cattolica ne ricevesse detrimento.
La fatalità vuole che la storia tramandi alla posterità assai più spesso gli atti di violenza, di immoralità e di guerra, che quelli di concordia, di virtù e di pace, i quali, come dice il Pastor, se ne vanno per lo più negletti per la loro via solitaria e secreta. Ciò è vero anche per la Riforma saluzzese. Sarebbe ingiusto da singoli fatti di violenza voler dedurre una regola generale. Anche nel Marchesato, accanto ai facinorosi, ai fanatici ed ai violenti sta l'altra massa dei riformati, che non appare se non fugacemente attraverso i documenti del tempo, ma per la quale la fede non fu incentivo né ad atti di ribellione e di violenza né a mire di conquista, ma vivo nutrimento dell'anima e regola inflessibile della vita. In questa folla anonima, sconosciuta, di umili e pacifici credenti, che celebrano con spirito fraterno la Santa Cena, che cantano i Salmi di Davide, che leggono e meditano le pagine del Vangelo, che anelano ad una vita spirituale più intensa e ad un ideale più puro di vita pratica, è il lato positivo, anzi la vera essenza del moto riformato saluzzese. La sua fede è quella stessa del Varaglia e del Truchi, che abbiamo a suo tempo analizzata, basata sull'insegnamento di Cristo e ravvivata dagli scritti dei riformatori di oltr'alpe; i suoi ideali politici e civili quelli di una devota ubbidienza all'autorità regia e civile, finché essa non contrasti con la legge divina e con le inviolabili esigenze della coscienza e della fede. Non dunque un intimo elemento di traviamento morale e di ribellione ad ogni autorità divina ed umana! Anzi, educate allo studio delle Sacre Scritture e dei libri di controversia, guidate da ministri generalmente colti e morali, esortate ad una fede intima e personale, le congreghe riformate assumono quasi ovunque una indiscussa superiorità sulle folle cattoliche, abbandonate e neglette dai propri curati, assai spesso ignoranti o scandalosi. La loro presenza in mezzo alla compagine cattolica non è senza un benefico effetto per la società e per la Chiesa stessa. Ed è rincrescevole, a questo proposito, che gli storici della Controriforma in Piemonte anche i più recenti, come la Mellano ed il Grosso non abbiano avvertito nel moto protestante che il lato negativo: la rottura dell'unità della Chiesa, la negazione di molti dogmi e di molte cerimonie cattoliche, lo scadimento dell'autorità del papa e della Chiesa, la rinunzia all'arte sacra ecc. e non abbiano saputo coglierne il lato positivo, che fa del moto protestante uno dei fattori più importanti di quel risanamento morale e religioso, che va sotto il nome di Controriforma. Infatti, per la loro intima struttura e natura, le congreghe riformate, direttamente o indirettamente, influiscono sulle credenze e sulla vita dei cattolici, non solo segnalando loro abusi ed immoralità, ma invitandoli a ripensare la loro fede ed a viverla in maniera più coerente ed a sostituire ad una fede puramente esteriore una fede più intima e personale; li costringono a tener fermo sulle dottrine negate o combattute dai riformati, a serrare le file in nuove organizzazioni ecclesiastiche e ad escogitare nuove forme di vita religiosa e di apostolato, con le quali sbarrare il passo all'eresia: sicché si può dire che il moto protestante, se da un lato recò danno alla Chiesa, dall'altro fu per essa e con essa un efficace collaboratore del risanamento morale e religioso, così come con la proclamazione dei sacri principî di libertà di coscienza e di culto precorse la civiltà moderna.
L'influsso, che le congreghe riformate esercitarono sulla compagine del popolo saluzzese, apparirà evidente durante il periodo della controversia franco-sabauda, quando gli Eletti oseranno, di fronte al duca e al Nunzio, pubblicamente sostenere e reclamare il diritto alla libertà religiosa!