Teologia/Attributi di Dio/Attri05

Da Tempo di Riforma Wiki.

Indice generale

Gli attributi di Dio, di A. W. Pink

CapitoliPrefazione - 1 La solitudine di Dio- 2 I decreti di Dio - 3 La conoscenza di Dio - 4 La precognizione di Dio - 5 La signoria di Dio - 6 La sovranità di Dio - 7 L’immutabilità di Dio - 8 La santità di Dio - 9 Il potere di Dio - 10 La fedeltà di Dio - 11 La bontà di Dio - 12 La pazienza di Dio - 13 La grazia di Dio - 14 La benignità di Dio - 15 La tenerezza di Dio - 16 L’amore di Dio - 17 L’amore di Dio verso di noi - 18 L’ira di Dio- 19 La contemplazione di Dio-  

5. LA SIGNORIA DI DIO

In una delle sue lettere ad Erasmo, Lutero disse: “I tuoi pensieri di Dio sono troppo umani”. Molto probabilmente il noto studioso si sarà risentito di un tale rimprovero, e molto di più perché proveniva dal figlio di un minatore; ciononostante esso era del tutto meritato. Anche noi, benché non occupiamo un posto d’onore fra i leader religiosi di quest’epoca degenera­ta, riteniamo di dover mantenere la stessa accusa contro la maggioranza dei predicatori del nostro tempo e contro quelli che, invece di investigare le Scritture per sé stessi, accettano pigramente gli insegnamenti d’altri. Quasi ovunque, infatti, oggi prevalgono le concezioni più disonorevoli e degradanti del governo e della signoria dell’Altissimo. Per innumerevoli migliaia, anche fra coloro che professano essere cristiani, il Dio delle Scritture rimane il grande sconosciuto.

Anticamente, Dio cos’i rimproverava l’Israele apostata: «tu hai pensato che io fossi del tutto simile a te» (SI. 50:2 1), e tale è ancora l’accusa che Egli rivolge verso la cristianità apostata.

L’uomo immagina che l’Altissimo venga mosso da fugaci sentimenti piuttosto che da principi ben stabiliti. Essi suppon­gono che la Sua onnipotenza sia una tale oziosa finzione che Satana possa frustrare i Suoi disegni in continuazione. Essi pensano che se mai è vero che Egli abbia formulato piani o propositi questi debbano essere come i loro, cioè costantemente soggetti a cambiamento. Essi apertamente dichiarano che qualunque potere Egli possegga questo debba essere necessa­riamente limitato altrimenti invaderebbe “indebitamente” il luogo santissimo della “libertà” umana, e ci renderebbe degli “automi”. Essi abbassano l’efficacia del potere della Redenzio­ne, che di fatto redime totalmente coloro per i quali essa verme compiuta, ad una semplice “medicina” che le anime malate di peccato possono usare quando ne siano disposti; ed essi debilitano l’opera invincibile dello Spirito Santo all’ “offerta” di un Evangelo che i peccatori possono accettare o respingere a loro piacimento.

Il “dio” di questo ventesimo secolo non assomiglia al supremo Sovrano delle Sacre Scritture più di quanto la debole luce di una candela non faccia con la gloria del sole di mezzo­giorno. Il “dio” di cui si parla dal pulpito medio, dalle aule della Scuola Domenicale, che si menziona nella letteratura religiosa contemporanea, e che si predica in tante cosiddette conferenze bibliche non è che una fantasia dell’immaginazione umana, un’invenzione di un lacrimoso sentimentalismo. I pagani al di fuori dell’ambito cristiano si conformano i loro “dei” con pietra e legno, mentre milioni di pagani nel contesto della cristianità, si fabbricano un “dio” secondo i criteri della propria mente carnale. In realtà essi non sono che atei, perché non c’è alcuna altra possibile alternativa fra un Dio assolutamen­te sovrano, e nessun Dio del tutto. Un “dio” la cui volontà può essere resistita, i cui progetti possono essere frustrati, i cui propositi possono essere messi in scacco matto, non possiede alcun titolo ad essere Deità e, lungi dall’essere adeguato oggetto di culto, non merita altro che disprezzo.

La signoria del Dio vero e vivente può ben essere intesa dall’infinita distanza che separa le creature più potenti dall’on­nipotente Creatore. Egli è il Vasellaio, ed esse sono l’argilla che tiene fra le mani, argilla che Egli modella o per fare vasi d’onore oppure per essere frantumati (Si. 2:9) a totale Suo piacimento. Se tutti gli abitanti del cielo e della terra combinas­sero le loro forze in rivolta contro di Lui, questo non gli farebbe neppure solletico ed avrebbe meno effetto sul Suo eterno ed inattaccabile Trono che gli spruzzi delle onde del Mediterraneo contro l’imponente rocca di Gibilterra. Quanto è puerile ed impotente il tentativo della creatura di influire sull’Altissimo! La Scrittura stessa ci dice che anche quando i re della terra si ritroveranno per complottare contro l’Eterno e contro il Suo Cristo, «Colui che siede nei cieli riderà, il Signore si farà beffe di loro» (Sl. 2:4).

L’assoluta ed universale signoria di Dio è chiaramente e positivamente affermata in molti brani della Bibbia. «Tua, o Eterno, è la grandezza, la potenza, la gloria, lo splendore, la maestà, perché tutto ciò che è in cielo e sulla terra è tuo. Tuo, o Eterno, è il regno, e tu ti innalzi sovrano sopra ogni cosa. Da te vengono la ricchezza e la gloria; tu domini su tutto; nella tua mano sono la forza e la potenza» (1 Cr. 29:11,12). Notate: tu domini, ora, e non chissà quando durante il millen­nio... «O Eterno, Dio dei nostri padri, non sei tu il Dio che ènel cielo? Si, tu domini su tutti i regni delle nazioni; nelle tue mani sono la forza e la potenza e non c’è nessuno che ti possa resistere» (2 Cr. 20:6). Davanti a Lui presidenti e papi, re ed imperatori, sono meno che grilli.

«Ma egli non ha uguali, e chi mai può farlo cambiare? Ciò che egli vuole, lo fa» (Gb. 23:13). Ah, lettore mio, il Dio della Scrittura non è un Monarca da operetta, non è un Sovrano immaginario, ma il Re dei re e il Signore dei signori. «Riconosco che puoi tutto, e che nessun tuo disegno può essere impedito» (Gb. 42:2) o, come lo rende un altro traduttore: “nessun Tuo proposito può essere frustrato”. Tutto ciò che Egli si è proposto Egli realizza, tutto ciò che Egli ha decretato Egli esegue. «Ma il nostro Dio è nei cieli, e fa tutto ciò che gli piace» (51. 115:3), e perché lo fa? Perché «Non c’è sapienza né intelligenza né consiglio contro I ‘Eterno» (Pr. 21:30).

La signoria di Dio sull’opera delle Sue mani viene descritta nella Bibbia a chiare tinte. La materia inanimata, le creature irrazionali, tutto si muovono secondo quanto il suo Fattore stabilisce. Al Suo comando il Mar Rosso si divise e le sue acque si elevarono come mura (Es. 14); e la terra aprì la sua bocca, e i ribelli colpevoli caddero vivi nella fossa (Nu. 16). Quando Egli così ordinò, il sole si fermò (Gs. 10), in un’altra occasione Egli fece retrocedere di dieci gradini l’ombra che per effetto del sole si era allungata sui gradini di Achaz (Is. 38:8). Per esemplificare la Sua signoria, Egli fece si che dei corvi portassero del cibo a Elia (1 Re 17), del ferro galleggiasse sull’acqua (2 Re 6:5), i leoni fossero addomesticati quando Daniele verme gettato nella loro fossa, ed il fuoco non toccasse i tre giovani che erano stati gettati nella fornace ardente. Così: «L ‘Eterno fa tutto ciò che gli piace, in cielo e in terra, nei mari e in tutti gli abissi» (51. 135:6).

La signoria di Dio viene pure dimostrata nel perfetto controllo che Egli esercita sulla volontà umana. Che il lettore rifletta attentamente su Esodo 34:24. Tre volte all’anno a tutti i maschi di Israele era richiesto di lasciare le loro case e recarsi a Gerusalemme. Vivevano fra gente ostile che li odiava per essersi impossessati della loro terra. Che cosa avrebbe impedito i Cananei dal cogliere questa opportunità e, durante l’assenza degli uomini, uccidere le donne ed i bambini e riprendere •possesso di quelle terre? Se la mano dell’Eterno non fosse stata sulle loro volontà, come avrebbe Egli potuto fare in anticipo questa promessa, che nessuno dovesse nemmeno desiderare la loro terra? Ah, «Il cuore del re in mano all’Eterno è come i corsi d’acqua; lo dirige dovunque egli vuole» (Pr. 21:1).

Può essere però obiettato; mm leggiamo forse nella Scrittura stessa di casi in cui uomini avessero sfidato Dio, resistito alla Sua volontà, infranto i Suoi comandamenti, trascurato i Suoi ammonimenti, e fatto orecchio da mercante alle Sue esortazio­ni? Certo. Questo non invalida ciò che abbiamo detto prima? Se lo facesse, la Bibbia chiaramente si contraddirebbe, ma queste non può essere. Ciò a cui si riferisce il nostro critico è semplicemente l’empietà umana contro la parola esterna di Dio, laddove ciò a cui noi abbiamo fatto riferimento è ciò che Dio si è proposto in Sé stesso. La regola di condotta che Egli ci ha dato affinché la seguissimo, nessuno di noi potrebbe adempierla perfet­tamente: i Suoi eterni “consigli” vengono invece adempiuti fin nei più minimi particolari.

L’assoluta ed universale supremazia di Dio viene affermata con chiarezza anche nel Nuovo Testamento. Là ci viene detto che Lui «opera tutte le cose secondo il consiglio della sua volontà» (Ef. 1:11)- la parola greca per “opera” significa “opera efficacemente”. Per questa stessa ragione leggiamo: «Poiché da lui, per mezzo di lui e in vista di lui sono tutte le cose. A lui sia la gloria in eterno» (Ro. 11:36). Gli uomini potranno anche vantarsi di essere liberi agenti, con una propria volontà, e che sono liberi di fare ciò che più a loro piace, ma la Scrittura dice a coloro che si vantano: «e ora a voi, che dite: ‘Oggi o domani andremo nella tal città, e vi dimoreremo un anno, commerceremo e guadagneremo mentre non sapete ciò che accadrà l’indomani... Dovreste invece dire: ‘Se piace al Signore e se saremo in vita, noi faremo questo o quello. Voi vi vantate invece nella vostra arroganza; ogni vanto di questo genere è cattivo» (Gm. 4: 13,15)!

Ecco dunque qui un sicuro luogo di rifugio per il cuore. La nostra vita non è né il prodotto di un cieco destino, né il risultato di un caso capriccioso, ma ogni dettaglio d’essa è stato ordinato dall’eternità, ed è ora sotto controllo del Dio vivente e regnante. Nemmeno un capello del vostro capo può essere toccato senza il Suo permesso. «Il cuore dell’uomo programma la sua via, ma l’Eterno dirige i suoi passi» (Pr. 16:9). Che sicurezza, che forza, che conforto questo dovrebbe dare al vero cristiano! «I miei giorni sono nelle tue mani» (Si. 31:15). Allora: «Sta in silenzio davanti all’Eterno e aspettalo» (Sl. 37:7).