Teologia/Attributi di Dio/Attri18

Da Tempo di Riforma Wiki.

Indice generale

Gli attributi di Dio, di A. W. Pink

CapitoliPrefazione - 1 La solitudine di Dio- 2 I decreti di Dio - 3 La conoscenza di Dio - 4 La precognizione di Dio - 5 La signoria di Dio - 6 La sovranità di Dio - 7 L’immutabilità di Dio - 8 La santità di Dio - 9 Il potere di Dio - 10 La fedeltà di Dio - 11 La bontà di Dio - 12 La pazienza di Dio - 13 La grazia di Dio - 14 La benignità di Dio - 15 La tenerezza di Dio - 16 L’amore di Dio - 17 L’amore di Dio verso di noi - 18 L’ira di Dio- 19 La contemplazione di Dio-  

18. L’ira di Dio

E’ davvero triste osservare come tanti cristiani professanti sembrino considerare l’ira di Dio qualcosa di imbarazzante per la quale si debbano piuttosto giustificare davanti al mondo. Ad essi piacerebbe che la Bibbia nemmeno ne parlasse. Sebbene molti non oserebbero spingersi a tanto da dire apertamente che la considerano una macchia sul carattere di Dio, essi sono ben lungi dall’esserne grati; a loro non piace pensarvi e raramente la odono menzionare senza che nel loro cuore sorga contro di essa una sorta di segreto risentimento. Anche fra coloro che sono più sobri nel giudizio, non pochi sembrano immaginare che vi sia una severità nell’ira di Dio che la renda troppo terrificante per farne oggetto di utile contemplazione. Altri coltivano l’illusione che l’ira di Dio non sia compatibile con la Sua bontà, e così cercano di bandirla dai loro pensieri.

Si, ve ne sono molti che distolgono lo sguardo dall’ira di Dio come se essi dovessero guardare aqualche macchia infamante sul carattere divino, qualcosa di cui vergognarsi. Che cosa però dice la Scrittura a questo riguardo? Se ci rivolgiamo, alla Scrittura troveremo subito come Dio non tenti affatto di celare i fatti riguardanti la Sua ira; Eglinon si vergogna di dire che vendetta e furia appartengono a Lui. Egli ci sfida dicendo: “Ora vedete che io, io sono Lui, e che non vi è altro DIO accanto a me. Io faccio morire e faccio vivere, ferisco e risano, e non vi è nessuno che possa liberare dalla mia mano. Si, io alzo la mia mano al cielo e dico: lo vivo per sempre quando affilerò la mia folgorante spada e la mia mano si preparerà a giudicare, farò vendetta dei miei nemici e ripagherò quelli che mi odiano” (De. 32:39-41).

Basta fare una ricerca nella Concordanza biblica per mostrare come nella Scrittura vi siano piùriferimenti alla rabbia, alla furia, ed all’ira di Dio, di quanto ve ne siano sul Suo amore e sulla Sua tenérezza. Proprio perché Dio èsanto, Egli odia il peccato; e proprio perché Egli odia il peccato, la sua ira brucia verso i malfattori (Sl. 7:11).

Ora dobbiamo rilevar come l’ira di Dio sia altrettanto una perfezione di Dio di quanto lo sia la Sua fedeltà, potenza e misericordia. Deve essere così perché in Dio non è macchia alcuna, nemmeno il più piccolo difetto nel carattere di Dio, anzi, difetti ce ne sarebbero se in Lui mancasse l’ira! L’indifferenza verso il peccato: questa si che sarebbe una macchia infamante, e colui che non lo odia è moralmente un lebbroso! Come potrebbe Colui che è la Somma di ogni eccellenza guardare con pari soddisfazione sia la virtù che il vizio, sia la sapienza che la follia? Come potrebbe Colui che è infinitamente santo trascurare il peccato e non manifestare la Sua severità (Ro. 9:22) verso di esso? Come potrebbe Colui che è puro ed amabile, non avere in avversione ed odiare ciò che è impuro e vile? Ela stessa natura di Dio a rendere l’inferno una reale necessità, un requisito imperativo ed eterno tanto quanto il paradiso. Non solo non c’è in Dio imperfezione alcuna, ma non c’è in lui perfezione che sia meno perfetta di un’altra.

L’ira di Dio è l’eterno abominio ed orrore che Egli ha di ogni ingiustizia. E’ il dispiacere e l’indignazione contro il male che manifesta Chi è assolutamente giusto. E la santità di Dio che viene posta in movimento contro il peccato. E la causa efficiente di quella giusta sentenza che Egli pronuncia Contro ogni malfattore. L’ira di Dio si accende contro il peccato perché esso è una ribellione contro la Sua autorità, un’offesa fatta contro la Sua inviolabile sovranità. Coloro che insorgono contro il governo di Dio si renderanno ben presto conto con chi hanno a che fare, sapranno che il Signore èDio. Essi dovranno toccare con mano quanto grande sia la Maestà che essi disprez­zano, e quanto temibile sia l’ira che viene loro minacciata e che essi così poco considerano. Non che l’ira di Dio sia una ritorsione malvagia, che infligge un castigo per il piacere che da esso se ne può trarre, o una vendetta gratuita. No, sebbene Dio vendicherà il Suo dominio come Governante dell’intero universo, Egli non sarà vendicativo.

Che l’ira di Dio sia una delle perfezioni di Dio non è solo evidente dalle considerazioni che fui ora abbiamo fatto, ma è stabilito chiaramente dalle espresse dichiarazioni della Sua propria Parola. “Perché l'ira di Dio si rivela dal cielo sopra ogni empietà e ingiustizia degli uomini, che soffocano la verità nell'ingiustizia” (Ro 1:18).

Robert Haldane commenta in questo modo il versetto precedente: “Essa è stata rivelata quando venne pronunciata la prima sentenza di morte, quando la terra venne maledetta, l’uomoscacciato dal paradiso terrestre, come pure dai susseguenti esempi di castigo come quelli, del diluvio e della distruzione di Sodoma e Gomorra mediante un fuoco dal cielo, ma soprattutto dal regnare della morte per tutto il mondo. Essa è stata proclamata nella maledi­zione che la legge pronuncia su ogni trasgressione ed è stata illustrata dall’istituzione dei sacrifici, come pure in tutti i servizi della dispensazione mosaica. Nell’ottavo capitolo della sua epistola, l’apostolo richiama l’attenzione dei credenti al fatto che l’intera creazione sia stata soggetta alla vanità, e che gema insieme e sia in travaglio. La stessa creazione che dichiara esservi un Dio e che manifesta la Sua gloria, prova pure come Egli sia nemico del peccato ed il vendicatore dei crimini degli uomini... L’ira di Dio venne soprattutto rivelata dal cielo quando il Figlio di Dio discese a manifestare il carattere divino, e quando quell’ira venne dispiegata nella Sua sofferenza e morte, in maniera molto più temibile che in tutte quelle evidenze che prima aveva manifestato del Suo dispiace­re contro il peccato. Oltre a tutto ciò, il futuro castigo eterno del malvagio viene dichiarato in termini più solenni ed espliciti di prima. Nella nuova dispènsazione vi sono due rivelazioni che ci provengono dal cielo: quella dell’ira di Dio equella della grazia di Dio”..

Che lira di Dio sia una divina perfezione, viene dimostrato ancora ampiamente da ciòche leggiamo nei Salmo 95:11: “Perciò giurai nell’ira mia”. Vi sono due occasioni in cui Dio “giura”: quando fa delle promesse (Ge. 22:16), e quando pronunzia i Suoi giudizi (De l:34ss): Nel primo caso, Egli giura dì manifestare la Sua misericordia verso i Suoi figlioli; nel secondo caso, Egli giura di privare quella malvagia genera­zione della sua eredità a causa delle sue lamentele e della sua incredulità. Un giuramento serve per confermare solennemente qualcosa (Eb. 6:16). In Genesi 22:16 Dio dice: «io giuro per me stesso». Nel Salmo 89:35 Egli dichiara: «Ho giurato una volta per la mia santità», mentre nel Salmo 95:11 egli dice: «Perciò giurai nella mia ira». Ecco così che è Yahweh stesso a fare appello alla Sua “ira”, una perfezione che equivale alla Sua santità: Egli giura per l’una tanto quanto lo fa per l’altra! Nel Nuovo Testamento troviamo scritto che in Cristo: «abita corporalmente tutta la pienezza della Dèità» (Cl. 2:9) e che in Lui vengono manifestate tutte le perfezioni divine (Gv. 1:18). Per questo leggiamo dell’ “ira dell’agnello”(Ap. 6:16).

L’ira di Dio è una perfezione del carattere divino sulla quale dovremmo meditare di frequente.

In primo luogo affinché nei nostri cuori venga debitamente impresso odio per il peccato. Abbiamo infatti la tendenza a considerare il peccato con leggerezza, a sorvolare sui suoi orrori, a giustificarlo. Più studiamo e ponderiamo, però, su quanto Dio detesti il peccato e sulla temibile rivalsa che su di esso Egli intende prendere, più disponibili saremo a renderci conto di quanto esso sia cosa orrenda.

In secondo luogo, per generare nella nostra anima autentico timore di Dio: “Perciò, ricevendo il regno che non può essere scosso, mostriamo gratitudine, mediante la quale serviamo Dio in modo accettevole, con riverenza e timore, perché il nostro Dio è anche un fuoco consumante” (Eb. 2:28,29). Noi non possiamo servirLo in modo “accettevole” fintanto che non mostreremo dovuta “riverenza” per la Sua terrificante Maestà, e come pure santo timore della Sua giusta ira, e tutto ciò può essere promosso nel modo migliore meditan­do frequentemente sul fatto che Dio è “un fuoco consumante”.

In terzo luogo per stimolarci a lodare in modo fervente Dio per essere stati liberati dall’ira a venire” (1 Ts. 1:10).

La nostra disponibilità o riluttanza a meditare sull’ira di Dio­ diventerà un sicuro test per verificare come noi ci rapportiamo verso di Lui. Se noi non ci rallegriamo veramente per quello che Egli è Sé stesso, secondo tutte le perfezioni che sono eternamente presenti in Lui, come mai potrà l’amore di dio dimorare in noi?''Ciascuno di noi deve costantemente e diligen­temente vigilare a che noi non ci facciamo nella nostra mente un’immagine di Dio conforme solo alle nostre malvagie inclinazioni. Il Signore anticamente aveva lamentato: «Tu hai pensato che io fossi del tutto simile a te» (Si. 50:21). Se noi possiamo rallegrarci «nel tuo santo nome» (Sl.97:12) mentre noi non ci rallegriamo nel fatto che in un giorno ormai prossi­mo il Signore manifesterà gloriosamente la Sua ira vendicando­si di tutti coloro che oggi gli si oppongono, è una chiara prova questa che i nostri cuori non sonosottomessi a Lui, che noi siamo ancora nei nostri peccati, e che siamo Solo destinati a bruciare per l’eternità. «Esultate, o nazioni, con il suo popolo, perché l’Eterno vendica il sangue dei suoi servi, fa vendetta sopra i suoi avversari» (De. 32:43). Ed ancora leggiamo: “Dopo queste cose udii nel cielo una gran voce di una grande moltitudine, che diceva: «Alleluia! La salvezza, la gloria, l'onore e la potenza appartengono al Signore nostro Dio, poiché veraci e giusti sono i suoi giudizi. Egli ha infatti giudicato la grande meretrice che ha corrotto la terra con la sua fornicazione, e ha vendicato il sangue dei suoi servi sparso dalla sua mano». E dissero per la seconda volta: «Alleluia! E il suo fumo sale nei secoli dei secoli»” (Ap. 19:1-3). Grande sarà la gioia dei Suoi santi nel giorno in cui il Signore vendicherà la sua Maestà, eserciterà il Suo, terribile potere, magnificherà la Sua giustizia, e sovvertirà gli arroganti ribelli che hanno osato sfidarLo. «Se tu dovessi tener conto delle colpa; o Eterno, chi potrebbe resistere o Signore?» (Sl. 130:3). Farebbe bene ciascuno di noi a farsi questa domanda, perché sta scritto: «gli empi non reggeranno nel giudizio» (Sl. 1:5). Cristo si rendeva ben conto di quanto Iddio annotava diligentemente le iniquità del Suo popolo, e quanto questo io faceva tremare! Egli ne era «preso da timore ed angoscia» (Mt. 14:33). Con quale profonda agonia, con sudore di sangue, Egli gridava e supplicava Dio (Eb. 5:7), quanto Egli ripeteva le Sue preghiere (“Se è possibile fa si che io non debba bere da questo calice”), e quanto terribile era stato il Suo ultimo grido (“Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato”), e perché tutto questo? Perché Egli ben conosce­va che cosa doveva dire essere oggetto della, giusta ira di Dio. Fa bene il povero peccatore a esclamare «Chi potrebbe resiste­re, o Signore” quando lo stesso Figliolo di Dio così tremava al peso della Sua ira! Se tu mio caro1ettore, ancora non hai trovato rifugio in Cristo, l’unico Salvatore, «cosa farai quando il Giordano si gonfierà?» (Gr. 12:5).

“Quando considero quanto sia calpestata la bontà di Dio da gran parte dell’umanità, non posso che essere d’accor­do con Lui quando dice che il più grande miracolo che esista al mondo sia la Sua pazienza e generosità verso un mondo ingrato. Se un principe avesse un nemico in una delle sue stesse città, allora egli certo non vi manderebbe provviste, ma cingerebbe quella città in uno stretto assedio per farle morire di fame. Il grande Iddio, però, che potrebbe in un batter d’occhio annientare tutti i Suoi nemici, Eg1i li tollera e giornalmente paga per mantenerli. Allora si può capire perché Egli ci comandi di benedire coloro che ci maledicono, perché Lui stesso fa del bene ai malvagi ed agli ingrati. Non presumete però, peccatori, di passarla, in fondo, liscia. Il mulino di Dio macina lentamente ma inesorabilmente. Più ammirevole ora è la Sua pazienza e generosità, più terribile ed insopportabile sarà la furia che Egli manifesterà contro coloro che hanno abusato della Sua bontà. Non c’è nulla di più pacifico di un mare calmo, aspettate però che si scateni una tempesta ed allora vedrete tutta la sua furia! Nulla è più dolce della pazienza e della bontà di Dio, e nulla è più terribile della Sua ira quando Egli la accende (William Gurnall, 1660).

Allora, lettore mio, “rifugiati”, rifugiati in Cristo, “fuggi dall’ira a venire” (Mt. 3:7), e fallo il più presto possibile. Non crediate, ve ne prego, che questo messaggio sia rivolto a qua1cun altro. Esso è stato inteso proprio per te! Non accontentarti nel pensare di aver già trovato rifugio in Cristo. Accertatene! Chiedi al Signore di investigare il tuo cuore e di mostrartene la vera condizione.

Una parola ai predicatori

Fratelli, domandiamo a noi stessi se nel nostro ministero della parola noi predichiamo come e quanto dovremmo su questo importante argomento. I profeti dell’Antico Testamento dicevano. frequentemente ai loro ascoltatori che la loro vita malvagia aveva provocato il Santo di Israele, e che essi stavano accumulando un tesoro d’ira per il giorno dell’ira. Le condizioni del mondo oggi non sono migliori di quelle che cerano a quel tempo! Non c’è nulla di meglio per risvegliare dal loro sonno i negligenti cristiani nominali e per far loro fare un esame di coscienza che meditare sul fatto che: «Dio è un giusto giudice e un Dio che si adira ogni giorno contro i malfattori” (Sl.7:11). Il precursore di Cristo ammoniva i suoi uditori a “fuggire dall’ira a venire” (Mt. 3:7). Il Salvatore diceva ai: Suoi uditori: «Io vi mostrerò chi dovete temere: temete colui che, dopo aver ucciso ha il potere di gettare nella Geenna. Si, vi dico, temete lui» (Lu. 121:5). L’apostolo Paolo disse: «Conoscendo dunque il timore del Signore, persuadiamo gli uomini” (2 Co. 5:11) La fedeltà richiede che si parli altrettanto chiaramente dell’inferno di quanto parliamo del paradiso.