Teologia/Cinque comuni obiezioni al Calvinismo

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Cinque comuni obiezioni al Calvinismo

Il modo in cui io comprendo, vivo ed esprimo la fede cristiana e che mi differenzia da altri, è identificabile in ciò che si usa definire come Calvinismo, in altre parole, la posizione che rispecchia il movimento teologico scaturito dall'opera di Giovanni Calvino, durante la Riforma protestante del XVI secolo.

Come quasi sempre accade quando si attribuisce un'etichetta ad un movimento, anche "Calvinismo" non è necessariamente il modo in cui vorrebbero essere identificati i diretti interessati, i quali preferirebbero essere semplicemente chiamati cristiani o cristiani riformati, se proprio fosse necessario distinguerci da altri, in quanto fermi assertori di quelle che storicamente sono state descritte come "le dottrine della grazia". Di fatto, per quanto si sia onorati di portare il nome di chi riconosciamo come valente uomo di Dio, non riteniamo che quest'etichetta ci rappresenti in modo adeguato. Non abbiamo alcun desiderio di essere identificati come "discepoli di Giovanni Calvino" perché non vorremmo essere oggetto di una riprensione simile a quella che l'apostolo Paolo aveva rivolto ai cristiani di Corinto quando scrive:

"Quando uno dice: «Io sono di Paolo», e un altro: «Io sono di Apollo», non siete voi carnali? Chi è dunque Paolo e chi è Apollo, se non ministri per mezzo dei quali voi avete creduto, e ciò secondo che il Signore ha dato a ciascuno? Io ho piantato, Apollo ha annaffiato, ma Dio ha fatto crescere. Ora né chi pianta né chi annaffia è cosa alcuna, ma è Dio che fa crescere" (1 Corinzi 3:4-7).

Per quanto Calvino sia stato un eccezionale interprete delle Sacre Scritture, non riteniamo certo che egli fosse infallibile. Inoltre, Calvino non è stato il primo a proporre le dottrine che ci contraddistinguono. Egli, di fatto, non ha fatto altro che sistematizzare le dottrine caratteristiche della Riforma protestante. Non c'è nulla in Calvino che non sia stato pure presente in Lutero, e gran parte del pensiero di Lutero (già monaco agostiniano) si trova in quello di Agostino. Potremmo altresì affermare che non vi sia nulla nel pensiero di questi teologi che non si trovi negli scritti degli apostoli Paolo, Pietro e Giovanni nel Nuovo Testamento. In ogni caso, non mi vergogno d'essere identificato con il pensiero di Giovanni Calvino. Chiamiamolo pure Calvinismo se si vuole.

C. H. Spurgeon giustamente aveva dichiarato: "Non c'è anima vivente che sostenga con maggiore fermezza le dottrine della grazia di quanto io faccia. Se qualcuno mi chiedesse se ho vergogna d'essere chiamato "calvinista", io rispondo: Vorrei essere chiamato in nessun altro modo che cristiano. Se mi chiedete, però, se io sostengo le posizioni dottrinali sostenute da Giovanni Calvino, io replico: In generale sì, e mi rallegro nel diffonderle" (C. H. Spurgeon, A defense of Calvinism).

Io non ho sempre sostenuto quelle che ora per me sono le preziosissime dottrine della grazia. C'era un tempo in cui su questa questione ero confuso ed incoerente. Prima di giungere alla persuasione che esse corrispondono alla verità insegnata dalla Parola di Dio, di fronte ad esse, come molti altri, io opponevo loro una strenua resistenza. Queste dottrine, infatti, offendono l'orgoglio umano che vorrebbe essere padrone e signore del proprio destino.

In realtà, questa resistenza, persino in campo "cristiano", non è altro che persistente espressione del peccato umano fondamentale, vale a dire quello di voler essere "come Dio". Quanta teologia, infatti, teorizza che la salvezza sia del tutto o in parte il risultato degli sforzi e dei meriti umani, negando la radicalità del peccato ed attribuendosi ciò che, in realtà, appartiene solo a Dio: «La salvezza appartiene al nostro Dio che siede sul trono, e all'Agnello» (Apocalisse 7:10). Dio, però, nella Sua misericordia, ha abbattuto in me queste resistenze e, ridimensionando le mie infondate pretese, mi ha portato a riconoscere quello che solo occhi accecati di orgoglio non riescono a vedere nelle Sacre Scritture e che pure è chiarissimo: la radicalità del peccato umano e la sovrana iniziativa di Dio di concedere la grazia della salvezza in Cristo - e portarla con certezza a compimento - a chi Egli ritiene di doverla dare.

Ecco così come si ha buon gioco ancora oggi, in molti ambienti, di opporre ogni sorta di obiezioni alle dottrine bibliche della grazia, denominate con supponenza come "calvinismo". Si tratta di miti duri a morire e sostenuti da radicati pregiudizi, ignoranza e spesso da mala fede. Ciascuno di esse, però, è destinata a cadere di fronte alle evidenze di una corretta interpretazione delle affermazioni della Bibbia e soprattutto per l'opera dello Spirito Santo nella mente e nel cuore di chi le propone.

Ecco cinque fra le obiezioni più comuni.

1. Il Calvinismo distruggerebbe l'evangelizzazione?

Vi sono certamente stati, e vi sono ancora, dei calvinisti avversi all'evangelizzazione. Ogni qual volta in cui compare questa tendenza, essa deve essere contrastata, perché, sia dal punto di vista storico che biblico, nulla potrebbe essere più lontano di questo dalla verità. E' molto facile dimostrare che interi movimenti missionari siano nati ad opera di calvinisti che credevano come Cristo abbia scelto le Sue pecore in ogni tribù, lingua, popolo e nazione. Romani 8 e 9 lo insegna chiaramente, e Romani 10 ci mette di fronte al chiaro mandato di predicare l'Evangelo: “E come crederanno in colui del quale non hanno sentito parlare? E come potranno sentirne parlare, se non c'è chi lo annunzi?” (Romani 10:14).

L'elezione divina è la sola speranza dell'evangelizzazione. Nessuno al quale noi si parli di Cristo può essere considerato “un caso disperato”, perché Dio ben può avere prestabilito che quella particolare nostra conversazione o predicazione sia il mezzo stesso attraverso il quale Egli intende raggiungere il Suo fine – raccogliere una delle Sue pecore elette nel Suo gregge. Che privilegio essere utilizzati da Dio in questo modo!

L'elezione divina non dovrebbe mai pregiudicare l'evangelizzazione. Al contrario, la verità sull'elezione dovrebbe stimolare la nostra attività evangelistica proprio quando svaniscono le umane emozioni. Dovremmo rammentarci che Dio ha le Sue pecore elette che presteranno ascolto alla Sua voce e Lo seguiranno quando predichiamo l'Evangelo di Cristo. “Così la fede viene da ciò che si ascolta, e ciò che si ascolta viene dalla parola di Cristo” (Romani 10:17).

L'elezione non è un ostacolo all'attività evangelistica. Essa semplicemente spiega il perché alcuni credono all'Evangelo ed altri no. Gesù una volta disse ad un gruppo di persone che Lo stavano ad ascoltare: “Voi non credete, perché non siete delle mie pecore” (Giovanni 10:26), e Luca spiega i risultati dell'attività evangelistica della chiesa primitiva dichiarando: “...e tutti quelli che erano ordinati a vita eterna, credettero” (Atti 13:48).

2. Il Calvinismo renderebbe arroganti?

Vi sono certamente stati, e vi sono ancora, dei calvinisti gonfi d'orgoglio che credono di essere migliori di coloro che stanno loro attorno, questo, però, non è nulla di meno di un tradimento del Calvinismo. Se riconosciamo come il peccato permei ed abbia guastato ogni aspetto della nostra persona, comprendiamo pure come non c'era assolutamente nulla in noi che avesse potuto far sì che Dio ci guardasse con favore tanto da destinarci alla salvezza. L'unica cosa che possiamo dire in risposta alla Sua grazia che elegge è: “Signore, perché proprio io?”.

“...poiché, prima che i gemelli fossero nati e che avessero fatto del bene o del male (affinché rimanesse fermo il proponimento di Dio, secondo elezione, che dipende non da opere, ma da colui che chiama) le fu detto: "Il maggiore servirà il minore"; com'è scritto: "Ho amato Giacobbe e ho odiato Esaù". Che diremo dunque? Vi è forse ingiustizia in Dio? No di certo! Poiché egli dice a Mosè: "Io avrò misericordia di chi avrò misericordia e avrò compassione di chi avrò compassione". Non dipende dunque né da chi vuole né da chi corre, ma da Dio che fa misericordia” (Romani 9:11-16).

Intenzionalmente Dio ha fatto sì che la salvezza fosse qualcosa della quale nessuno si sarebbe potuto gloriare. Dio non ha semplicemente fatto in modo da scoraggiare il vanto o da tenerlo al minimo. Ha fatto in modo che fosse assolutamente escluso ogni vanto. L'elezione garantisce proprio questo.

3. Il Calvinismo pregiudicherebbe la santificazione?

Un'accusa di questo genere è completamente priva di fondamento. I Puritani sono fra i maggiori esponenti del Calvinismo storico e sono diventati esempi proverbiali di persone che aspiravano alla santità di vita.

Dio elegge a salvezza determinate persone: questo, però, non diminuisce in alcun modo la nostra responsabilità di verificare che noi che professiamo fede in Cristo di fatto se ne dia evidenza concreta. L'apostolo Pietro scrive: “Perciò, fratelli, impegnatevi sempre di più a render sicura la vostra vocazione ed elezione; perché, così facendo, non inciamperete mai” (2 Pietro 1:10). Calvino stesso commenta così questo testo: “Prova che siamo stati veramente eletti e non chiamati invano dal Signore è che alla nostra professione di fede corrisponda ad una buona coscienza e l'integrità della nostra vita. ... la nostra vita deve manifestare maggior lavoro e diligenza proprio in forza del fatto che la fede (autentica) non può essere arida”.

La Scrittura (ed il vero Calvinismo) insegna ad esaminare noi stessi per verificare se davvero siamo nella fede. “Esaminatevi per vedere se siete nella fede; mettetevi alla prova. Non riconoscete che Gesù Cristo è in voi? A meno che l'esito della prova sia negativo” (2 Corinzi 13:5). Il mandato biblico esige costantemente questa personale verifica e non tanto, come spesso viene insegnato oggi rammentarci del tempo in cui abbiamo risposto all'appello di un evangelista alzando la mano o venendo avanti per manifestare la nostra “decisione per Cristo”. La chiamata alla santità di vita è qualcosa alla quale ogni vero cristiano inevitabilmente presterà attenzione, perché, come dice la Scrittura: “Impegnatevi a cercare la pace con tutti e la santificazione senza la quale nessuno vedrà il Signore” (Ebrei 12:14).

4. Il Calvinismo insegna che gli uomini sono semplicemente dei robot I Calvinisti credono che l'essere umano abbia una volontà. Nel momento della scelta, egli sceglie sempre ciò che più desidera. Ora avete scelto di leggere questa frase proprio quando vi sono innumerevoli altre frasi che attendono di essere lette. Perché ora state leggendo questa frase? La risposta è che in questo momento stesso questo è il vostro desiderio più forte. È impossibile che voi leggiate qualcos'altro – almeno ora. Questo rimarrà così fintanto che non sorgerà in voi, nel vostro cuore, un forte desiderio di fare altre cose (come rispondere al telefono, fare una doccia o andare a fare una passeggiata). Cuore e volontà sono inseparabilmente connesse.

Ciò di cui abbiamo bisogno non è una volontà libera, ma una volontà liberata. Ecco perché per natura il nostro cuore vuole solo di essere indipendente da Cristo. Noi amiamo le tenebre più della luce. Gesù disse: “Nessuno può venire a me se non lo attira il Padre, che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno” (Giovanni 6:44). I Calvinisti prendono seriamente queste parole, come pure le parole di Cristo in Giovanni 3 quando Gesù dice: "In verità, in verità ti dico che se uno non è nato di nuovo non può vedere il regno di Dio" (Giovanni 3:3).

“Se qualcuno attribuisce la salvezza, anche in minima parte, alla libera volontà dell'uomo, egli non conosce nulla della grazia e non ha appreso Cristo correttamente” (Martin Lutero).

George Whitefield, forse il più grande evangelista della storia della chiesa, una volta aveva dichiarato: “Spero che noi ci si possa vicendevolmente infiammare [di zelo] e che vi sia fra di noi un santo spirito di emulazione che del tutto abbassi l'uomo ed esalti il Signore Gesù. Nient'altro che le dottrine della Riforma può fare questo. Tutte le altre lasciano la libera volontà nell'uomo e lo fanno, in parte almeno, il salvatore di sé stesso. Anima mia, non avvicinarti minimamente a coloro che insegnano tali cose … Io so che Cristo è tutto in tutti. L'uomo non è nulla; egli ha una libera volontà solo per andare all'inferno, ma nessuna per andare in paradiso, fintanto che Dio non operi in lui secondo il Suo beneplacito” (Opere, p.88-89).

“Se la decisione finale per la salvezza di peccatori decaduti fosse lasciata nelle mani di peccatori decaduti, perderemmo ogni speranza di veder mai anche una sola persona salvata” (R. C. Sproul).

“Io non vengo a questo pulpito sperando che forse qualcuno, di sua propria iniziativa e libera volontà ritorni a Cristo. La mia speranza risiede altrove. Io spero che il mio Signore faccia proprio qualcuno dei miei ascoltatori e dica: 'Tu sei mio, e tu sarai mio. Io ti pretendo per me'. La mia speranza risiede nella libertà della grazia, e non nella libertà della volontà umana. La libera volontà ha portato molti all'inferno,ma neanche un'anima sola in paradiso” (C. H. Spurgeon).

5. Il Calvinismo diminuirebbe l'amore di Dio?

Questa forse è l'accusa che più si sente in giro. Presuppone una concezione dell'amore di Dio che,l per quanto popolare e diffusa sia, non è particolarmente biblica. Chi solleva questa obiezione crede (come un tempo facevo anch'io) che se Dio è amore, Egli debba amare tutti allo stesso modo. Io credo che Dio, in qualche modo, ami tutti, ma Egli ha per Suo Figlio un amore che è più grande di quello che ha, per esempio, per i demoni, ed un amore per le Sue pecore che è più grande di quello che ha per le capre (tanto per usare un'espressione biblica). La Parola di Dio esorta i mariti ad amare le proprie mogli come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato Sé stesso per lei. Cristo ha dato Sé stesso per la Chiesa come non ha fatto per la società dei cacciatori o la bocciofila... Nessuno mai potrebbe dire di un marito: “Guarda come quest'uomo ama sua moglie, e la cosa più grande di questo amore per lei è che egli ama le mogli degli altri allo stesso modo!”.

Questa è una verità che deve essere insegnata con grande cura perché sono tanti coloro che intrattengono persuasioni del tutto errate sull'amore di Dio. Dobbiamo essere pazienti con tali persone quando mostriamo loro i testi della Bibbia. Alcuni ritengono che Giovanni 3:16 distrugga la dottrina dell'elezione divina. Non è così, naturalmente. Eppure, false concezioni imposte alla Bibbia spesso confermano molte persone nella loro opposizione a ciò che di fatto la Bibbia dice. In qualsiasi modo interpretiamo le parola: “Ho amato Giacobbe e ho odiato Esaù" (Romani 9:13), dobbiamo tutti ammettere, se crediamo a ciò che afferma la Bibbia, che Dio aveva per Giacobbe un amore più grande che per Esaù, altrimenti queste parole sarebbero prive di senso.

“... io in loro e tu in me; affinché siano perfetti nell'unità, e affinché il mondo conosca che tu mi hai mandato, e che li ami come hai amato me” (Giovanni 17:23).

Iddio, mosso dall'amore per il Suo nome e per noi, ha mandato il Suo Figlio nel mondo per salvare di fatto peccatori eletti, non per solo "cercare" di farlo. Il Suo amore per noi è andato fino in fondo, ci ha fatti risorgere dalla morte spirituale con un'opera di suprema ed infinita grazia senza pari. Dato che la salvezza appartiene al Signore, tutta la gloria per la nostra salvezza – assolutamente tutta – va a Dio soltanto. Il Calvinismo è questo che afferma.

Le dottrine del peccato originale, dell'elezione, della chiamata efficace, e tutte quelle grandi dottrine che chiamiamo Calvinismo (sebbene Calvino non ne sua l'autore, ma semplicemente un bravo scrittore e predicatore sull'argomento) sono, io credo, le dottrine essenziali dell'Evangelo di Gesù Cristo. Ora io non vi chiedo se voi credete a tutto questo – è possibile di no, ma io sono persuaso che lo crederete prima di entrare in paradiso. Sono persuaso che come Iddio ha lavato il vostro cuore, così pure potrà lavare la vostra mente da concezioni errate e questo prima che voi entriate in paradiso – C. H. Spurgeon.