Teologia/Discese agli inferi: significato e interpretazione secondo la tradizione cristiana e la Riforma protestante

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«Discese agli inferi»: significato e interpretazione secondo la tradizione cristiana e la Riforma protestante

Il Simbolo degli Apostoli — una delle confessioni di fede più antiche e diffuse della cristianità — afferma che Gesù Cristo, dopo essere stato crocifisso, morto e sepolto, «discese agli inferi». Questa breve espressione ha suscitato nel tempo molteplici interpretazioni teologiche. Che cosa significa esattamente? A quale realtà si riferisce? E in che modo è stata intesa nella tradizione patristica, nella scolastica medievale, e poi nella Riforma protestante?

L’obiettivo di questo articolo è offrire una sintesi didattica delle principali letture di questa formula, con attenzione particolare all’interpretazione riformata, al pensiero di William Ames e al nesso con il testo di 1 Pietro 3:19, dove si afferma che Cristo «andò anche a predicare agli spiriti trattenuti in carcere».

1. Origine e sviluppo della formula

  • La frase «discese agli inferi» (descendit ad inferos) non si trova nelle prime versioni del Simbolo apostolico. Essa compare a partire dal IV secolo ed è assente nel più antico Credo romano.
  • Il termine latino inferos non deve essere confuso con l’«inferno» inteso come luogo di dannazione eterna, ma indica piuttosto il regno dei morti in senso generale (corrispondente all’ebraico Sheol e al greco Hades).
  • La Chiesa antica lo ha compreso come l’ingresso reale di Cristo nello stato di morte, condividendo pienamente la condizione umana fino alla sua risurrezione.

2. Interpretazione tradizionale

a) Agostino e la tradizione latina

  • Sant’Agostino interpreta la discesa agli inferi come una realtà spirituale: Cristo è realmente morto e, in quanto uomo, ha conosciuto lo stato dei morti.
  • Non identifica però la “discesa” con una predicazione a dannati o demoni, ma piuttosto con la manifestazione della sua vittoria salvifica anche a coloro che erano nell’“inferno dei giusti” (limbo Patrum), secondo una dottrina che sarà sviluppata nei secoli successivi.

b) Tommaso d’Aquino e la scolastica

  • La scolastica medievale elaborerà la distinzione tra quattro “luoghi” degli inferi:
    1. L’inferno propriamente detto (dei dannati),
    2. Il purgatorio,
    3. Il limbo dei bambini,
    4. Il limbo dei padri (dove sostavano i giusti in attesa della redenzione).
  • Cristo, secondo Tommaso, sarebbe disceso al limbo dei padri per liberarne le anime, come “trionfatore”.

3. Interpretazione della Riforma protestante

a) Il rifiuto della localizzazione spaziale

  • I riformatori, in particolare Calvino, Lutero e gli autori della scolastica protestante, respingono l’idea di una discesa localizzata in un “luogo sotterraneo”.
  • L’espressione «discese agli inferi» è riletta in chiave esistenziale e teologica, come riferimento alle sofferenze di Cristo, in particolare alla sua angoscia spirituale e all’abbandono da parte del Padre, culminati nella croce (cfr. Matteo 27:46; Marco 15:34).

b) Calvino

  • Per Giovanni Calvino, la “discesa agli inferi” avvenne sulla croce, quando Cristo portò il peso del giudizio divino per i peccati del mondo.
  • Si tratta di una esperienza reale di separazione e dolore, non di un viaggio nel mondo sotterraneo.

c) William Ames

  • William Ames, fedele alla lettura riformata, non intende la discesa come passaggio spaziale in un luogo dell’oltretomba.
  • Egli assimila questa espressione al completamento della condizione di umiliazione di Cristo, che ha incluso ogni aspetto della miseria umana, fino alla separazione spirituale e alla morte.
  • Ames evita ogni speculazione topografica: la discesa significa che Cristo ha sperimentato la piena e vera morte, e con essa anche la realtà dell'abbandono spirituale, senza implicare un’azione fisica in un “luogo inferiore”.

4. Il testo di 1 Pietro 3:19

«In esso andò anche a predicare agli spiriti trattenuti in carcere».

Questa frase ha storicamente alimentato l’idea che Cristo, tra la sua morte e risurrezione, abbia “predicato” agli spiriti dei morti.

Interpretazioni principali:

  • Tradizione cattolica: annuncio della salvezza ai giusti dell’Antico Testamento (nel limbo).
  • Alcuni padri greci: predicazione universale di Cristo anche ai morti.
  • Riformatori [vedi qui ampliamento]:
    • Spesso leggono il passo come una metafora o prolessi: lo Spirito di Cristo ha parlato ai peccatori nei giorni di Noè tramite la predicazione del patriarca, non dopo la morte fisica.
    • Altri lo leggono come annuncio del trionfo, non come un'opera di salvezza post-mortem.

5. Conclusione teologica

Secondo l’interpretazione riformata:

  • La “discesa agli inferi” non va intesa come una discesa topografica in un altro luogo.
  • È invece parte della passione redentrice di Cristo, che ha raggiunto il suo punto più alto nell’esperienza dell’abbandono e della morte reale.
  • L’espressione indica che Cristo è sceso fino in fondo alla condizione umana e ha affrontato la realtà ultima della separazione e del giudizio, per vincerla.

Per approfondire:

  • Giovanni Calvino, Istituzione della religione cristiana, II.16.10-12
  • William Ames, The Marrow of Theology, cap. 22
  • Catechismo di Heidelberg, domanda 44
  • Confessione di fede di Westminster, cap. VIII.4 e XXXII