Teologia/Gesù di Nazareth, Nemico dello Stato, Giustiziato per Tradimento

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Gesù di Nazareth, Nemico dello Stato, Giustiziato per Tradimento.

di Jerry Bowyer

Gesù di Nazareth è stato giustiziato oggi per ordine dello Stato Romano. Modalità di esecuzione: Crocifissione. L’accusa secondo la legge Romana era di tradimento e secondo la legge Erodiana di bestemmia contro il Tempio. L’evidenza contro questo anarchico era così schiacciante che le autorità, sia dello Stato Romano sia del Regno di Erode, sono state concordi per l’arresto e la condanna, dopo averlo sottoposto a processo in entrambe le corti. E in un raro moto spontaneo di giustizia collettiva, persino le masse del popolo che si erano radunate per la Pasqua hanno invocato la sua condanna. Le turbe hanno ribadito la loro lealtà allo stato, proclamando “Noi non abbiamo altro re che Cesare”.

L’esecuzione di venerdì ha messo fine a una carriera di agitatore anti-governativo, costellata da una lunga serie di reati. La famiglia era in possesso di registrazioni genealogiche falsificate, illegali, non autorizzate, secondo le quali Gesù era di lignaggio reale, soverchiando così la legittima pretesa al trono di Erode. La calunnia propagandata tra il popolo che insinua che il Re sia Idumeo e non Giudeo, ha rattristato profondamente il Re, il quale sdegnato ha denunciato il fatto che poco dopo l’ascesa al potere di suo padre, i documenti comprovanti la sua legittima discendenza sono andati distrutti in un misterioso incendio, appiccato quasi certamente da cospiratori anti-governativi.

Persino da bambino Gesù fu riconosciuto come nemico dello stato e condannato a morte dal predecessore del Re attuale, Erode il Grande. Agenti sovversivi stranieri mentirono al re, e con il loro aiuto Gesù e la sua famiglia sfuggirono ai legittimi ordini dell’autorità statale, emigrando illegalmente in Egitto, dove rimasero nascosti fino alla morte del re. In seguito è risaputo che siano rientrati illegalmente in Israele, dove si stabilirono in Galilea, in prossimità del confine del regno, al sicuro lontani dalla sollecita giustizia della capitale.

Gesù, che viene anche proditoriamente chiamato Il Cristo dai suoi seguaci, intraprese una carriera pubblica all’incirca tre anni fa, con l’ausilio di suo cugino Giovanni, il quale fu giustiziato dallo stato per oltraggio a pubblico ufficiale, nella figura del Re.

La carriera criminale di Gesù comprende pubbliche ingiurie al re (chiamato ad esempio “volpe”), con questo sottintendendo che lo stato Romano fosse sottoposto a Dio e non il viceversa come è noto che sia, corruzione di pubblici ufficiali nelle figure di almeno un esattore delle tasse e un membro del Sinedrio, per di più intimandogli/incoraggiandoli a restituire ricchezza a persone dalle quali era stata legittimamente riscossa mediante tassazione. È stato inoltre riconosciuto colpevole di una serie di atti che  mettevano subdolamente in discussione la legittimità di organi dello stato come il Tempio di Erode. Per esempio, egli offrì ai peccatori perdono e comunione con Dio, infrangendo il monopolio Templare dell’espiazione e del perdono pubblici. Non bastasse questo, egli ha illegalmente oltrepassato la soglia della proprietà statale e interferito con le operazioni autorizzate dallo stato dei cambiavalute, che stavano regolarmente operando con il permesso dei funzionari nominati dal re, e ai tassi di cambio stabiliti dallo stato.

Egli è stato in grado per un certo tempo a sfuggire all’arresto grazie alla tattica di camuffare abilmente la sua propaganda anti-governativa sotto le mentite spoglie di risposte sibilline, suggestive ma ambigue analogie, e aforismi disorientanti, con i quali è riuscito a raccogliere un seguito senza però dare una chiara evidenza delle sue opinioni sovversive. Ma la sua propaganda anti-governativa ha dovuto alla fine diventare palese: predicendo la distruzione del Tempio di Erode, e addirittura negandone la legittimità, dichiarandolo “desolato”.

La sua esecuzione è stata rapida e crudele, e i suoi discepoli sono stati dispersi. Le autorità confidano che il suo nome sarà presto dimenticato, mentre Roma, la Città Eterna, dimorerà imperitura. Il tempio edificato sul potere dello stato Romano, e la regalità Erodiana dureranno per sempre. Le autorità riassicurano il popolo che la punizione ultima sulla quale tutto il potere statale è fondato, la morte, sarà l’ultima parola pronunciata su questo breve episodio nella storia Romana.

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