Teologia/Ipercalvinismo

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Ipercalvinismo

Martin Lutero aveva espressamente proibito ai suoi seguaci di chiamare col suo nome, vale a dire, "chiesa luterana", l'organizzazione ecclesiale scaturita dal suo movimento riformatore. Egli, infatti, ben sapeva che nessuno doveva avere la presunzione di legare a sé stesso, al suo nome, la chiesa che appartiene solo a Cristo. Di fronte a Cristo ogni altro uomo o donna, per quanto valente, non è nulla, anzi, come Lutero stesso coloritamente diceva di sé sesso, "io sono solo un sacco di escrementi". I suoi seguaci, ciononostante, come se nulla fosse, non avevano esitato a chiamare sé stessi "chiesa luterana". Sarebbe stato meglio non l'avessero fatto, non solo per i citati motivi, ma sicuramente anche per non legare a Lutero sviluppi successivi che egli certamente non avrebbe approvato.
 
Lo stesso discorso vale per il riformatore Giovanni Calvino. Benché non esista alcuna chiesa che porti il suo nome, al suo nome è stata legata un'intera teologia (la teologia "calvinista" o "calvinismo"), i cristiani che la sostengono (i "calvinisti") ed una tradizione. Anche in questo caso varrebbe il discorso di prima. Calvino era un uomo estremamente umile che si era sempre messo in secondo piano: le sue opere portano rarissimi riferimenti alla sua persona ed esperienze. Allo stesso modo, per evitare (ciò di cui era consapevole) che indebitamente nel futuro si onorasse la sua persona a discapito di Dio, a cui va ogni onore e gloria, aveva lasciato scritto che la sua tomba non portasse nemmeno il suo nome, tant'è vero che nessuno a tutt'oggi sa dove egli sia sepolto. Chi si reca in visita a Ginevra, infatti, non ha alcun sacello da onorare, salvo il monumento ai Riformatori (tra i quali svetta la figura di Calvino), che però, è stato inaugurato solo nel 1909. Ciò che poi si attribuisce a Calvino, di fatto, non è necessariamente "opera sua". Non era stato il primo ad articolare le dottrine sull'elezione e la predestinazione. Non c'è nulla in Calvino che già non si trovi in Lutero: Calvino, semmai, è il primo a sistematizzare queste dottrine nel suo influente trattato: Istituzioni della religione cristiana. Inoltre, quello che oggi si conosce come "Calvinismo" è frutto di "una scuola" che comprende numerosi autori di rilievo neanche del tutto omogenei fra di loro nel loro insegnamento, tanto che si dovrebbe piuttosto dire "ispirati al pensiero di Calvino", ma che non necessariamente Calvino avrebbe approvato. La consolidata abitudine a chiamare "calvinismo" certe dottrine ha costretto così gli autori a distinguere gli aggettivi "calvinista" e "calviniano", il secondo dei quali direttamente legato alla sua persona, mentre il primo si riferisce ad un movimento dai tratti, appunto, spesso non del tutto omogenei.
 
Si parla, allo stesso modo dei "Cinque punti del Calvinismo", un sommario dei canoni teologici del Sinodo di Dordrecht che rispecchiano la soteriologia delle chiese riformate europee del XVII secolo che, in modo più appropriato, si dovrebbero chiamare le dottrine della grazia sostenute e giustificate biblicamente a tutt'oggi. 
 
Un'altra serie di dottrine che genericamente fanno riferimento a questa "scuola", ma molto discutibili, passano oggi pure sotto il nome di "iper-calvinismo", una radicalizzazione della teologia riformata che ha poco a che vedere con l'equilibrio dottrinale esposto da Calvino. L'iper-calvinismo, fra l'altro, nega la necessità dell'evangelizzazione, cosa che sarebbe stata considerata assurda nella stessa Ginevra di Calvino, notoriamente un centro di irradiazione missionaria di prim'ordine. Indubbiamente, al riguardo, prevale la confusione al quale non è estraneo il gioco "io sono più calvinista di te" comune anche in altre tendenze che usano attribuire a sé stessi patenti di "ortodossia" di vario genere rispetto ad altri che considerano "non del tutto ortodossi", "incoerenti" o persino "eretici". Alcuni critici affibbiano l'etichetta di "iper-calvinismo" a ciò che è "più alto" rispetto alle concezioni da loro sostenute, così come gli arminiani sono soliti a equiparare tutti i "Cinque punti del Calvinismo" con l'iper-calvinismo, approccio decisamente poco onesto che serve solo a confondere lettori meno avveduti.
 
Di fatto l'iper-calvinismo è una dottrina che tanto mette in evidenza la sovranità di Dio da escludere la responsabilità umana. Chiamarlo, così, "iper-calvinismo" è un'attribuzione errata. Di fatto si tratta di un rifiuto del calvinismo storico. L'iper-calvinismo comporta un rinnegamento di ciò che è insegnato sia nella Scrittura che nei maggiori credi della Riforma, sostituendolo con una nozione squilibrata e non biblica di sovranità di Dio.
 

Riferimenti