Teologia/L'importanza di riflettere su ciò che la Scrittura ci insegna sull'eternità

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L'importanza di riflettere su ciò che la Scrittura ci insegna sull'eternità

Gli spaventosi di decessi in tutto il mondo che i media costantemente ci mettono oggi sotto gli occhi come causati dal Corona virus, non devono farci perdere di vista il fatto che questa non è che una delle cause di morte prematura fra le tante - causa aggiuntiva ma neanche la più importante - di molte persone ogni giorno. Non ne abbiamo coscienza perché non vengono tanto evidenziati, ma i numeri sono molto alti, e per le cause più diverse. Le minacce alla nostra esistenza rimangono innumerevoli, forse meno che un tempo, ma sono reali. La modernità tende particolarmente a rimuovere da noi il pensiero della nostra morte, ma riflettere su di essa, come lo è sempre stato nel corso della storia, è sicuramente salutare e se l'attuale pandemia può servire a farci riflettere maggiormente sul tema della vita e della morte (oltre che a promuovere misure preventive) è sicuramente positiva. C'è di più di questa età presente? Che c'è la vita? Che cos'è la morte? E l'insegnamento della Bibbia sull'eternità ha qualche relazione con la mia vita qui e ora?

La realtà dell'eternità

L'ipotesi materialista che la nostra esistenza personale con la morte si dissolva nel nulla e scompaia, deve affrontare almeno due problemi. In primo luogo: lo scetticismo sull'eternità non spegne l'ostinato sentimento che ogni essere umano porta in sé che la morte non sia l'ultima parola sulla nostra esistenza personale. “La fede nell'immortalità dell'anima si riscontra tra tutti i popoli. . . ovunque non sia stato ancora minato da dubbi filosofici o messo in secondo piano da altre cause. . . . È la morte, non l'immortalità, che richiede una spiegazione” (Herman Bavinck, Dogmatica riformata). Tutti noi percepiamo l'innaturalità della mortalità. "Noi infatti che siamo in questa tenda gemiamo, essendo aggravati, e perciò non desideriamo già di essere spogliati ma rivestiti, affinché ciò che è mortale sia assorbito dalla vita" (2 Corinzi 5:4; cfr. Romani 8:22-23). Salomone riassume la scintilla della permanenza in tutti noi: Dio "ha fatto ogni cosa bella nel suo tempo; ha persino messo l'eternità nei loro cuori" (Ecclesiaste 3:11).

Anche supporre che la morte cancelli la nostra esistenza personale contraddice la promessa di Dio della vita eterna: "Questa è la promessa che egli ci ha fatto: la vita eterna" (1 Giovanni 2:25) . La frase 'vita eterna' ricorre quasi cinquanta volte nel Nuovo Testamento, invitandoci a vedere questa vita presente e temporanea come una prima fase ed una preparazione per un'esistenza successiva d'altro tipo.

Per comprendere l'eternità, riflettiamo sui benefici che i credenti ricevono alla morte e alla risurrezione.

Benefici dei credenti alla morte. Alla morte, le anime di coloro che si affidano al Salvatore Gesù Cristo passano immediatamente nella gloria. Gesù disse al criminale pentito che stava per morire accanto a lui su una croce: "In verità ti dico: oggi tu sarai con me in paradiso" (Luca 23:43). La morte di chi si affida al Salvatore Gesù Cristo viene descritta così dal Catechismo di Heidelberg: "La nostra morte [in quanto credenti] non è [più] un pagamento per i nostri peccati ma pone termine al peccato ed è un ingresso nella vita eterna" (D/R 42). Tanto è vero che il cristiano può affermare, con l'apostolo Paolo, che sia molto meglio lasciare questa vita e stare con Cristo (Filippesi 1:23). Non solo, ma la Bibbia afferma che i corpi di coloro che sono in comunione con Cristo "riposano nelle loro tombe" in attesa della risurrezione (Daniele 12: 2; Atti 24:15 1 Tessalonicesi 4:14). Di fatto Gesù stesso insegna questo: "l'ora viene, in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e ne usciranno; quelli che hanno fatto il bene in risurrezione di vita, e quelli che hanno fatto il male in risurrezione di condanna" (Giovanni 5:28-29).

Benefici dei credenti alla risurrezione. Tradizionalmente la fede cristiana parla della "salvezza dell'anima", ma non dobbiamo dimenticare che la nostra identità è fatta non solo di anima, ma anche del corpo. Dio ha creato gli esseri umani per comunicare con Lui nell'anima e nel corpo. La salvezza riguarda entrambi. Dopo il ritorno di Cristo, Egli "trasformerà il nostro umile corpo, affinché sia reso conforme al suo corpo glorioso, secondo la sua potenza che lo mette in grado di sottoporre a sé tutte le cose" (Filippesi 3:21). “Così sarà pure la risurrezione dei morti; il corpo è seminato corruttibile e risuscita incorruttibile. È seminato ignobile e risuscita glorioso; è seminato debole e risuscita pieno di forza" (1 Corinzi 15:42–43).

Nonostante il pregiudizio dell'attuale cultura occidentale contro l'eternità, al momento giusto Gesù tornerà per iniziare l'era a venire. Congederà per sempre i suoi nemici e riceverà i suoi amici redenti. La morte non annulla l'esistenza. La vita eterna è messa a confronto non con l'annientamento operato dalla morte, ma con una sorta di perire senza fine (Giovanni 3:16; vedere Marco 9:42–48 ; Luca 16: 19–31). L'eternità rende l'incredulità veramente tragica. Ma l'eternità è “assai desiderabile e di grande consolazione per i buoni e gli eletti, poiché allora sarà compiuta la loro redenzione totale, e sarà allora che essi riceveranno i frutti delle fatiche e dei travagli che avranno sostenuto” (Confessione belga art. 37). Per gli eletti nell'era a venire, “il tempo è carico dell'eternità di Dio. Lo spazio è pieno della sua presenza. Il divenire eterno è legato all'essere immutabile "(Bavinck, Dogmatica riformata ). L'intenzione di Dio è: "Consolatevi dunque gli uni gli altri con queste parole" (1 Tessalonicesi 4:18) .

Il conforto dell'eternità

Senza l'eternità, il cristianesimo si ridurrebbe ad visione del mondo ben misera che offre poco conforto: "Se abbiamo sperato in Cristo per questa vita soltanto, noi siamo i più miseri fra tutti gli uomini" (1 Corinzi 15:19 NR). In questo mondo essere cristiani non è tutto "rose e fiori" come vorrebbero far credere certi predicatori ansiosi di "convertire" il loro uditorio prospettandogli grandi vantaggi terreni. L'apostolo Paolo era ben consapevole come essere cristiani possa implicare molte afflizioni e persino persecuzioni (2 Corinzi 4:8-9; 2 Timoteo 3:12). "Molte sono le afflizioni del giusto" (Salmo 34:19). Non deve sorprendere questo. Le difficoltà dell'essere cristiani sono reali e non saranno tutte superate in quest'età. Come ha detto, però, Thomas Moore, "la Terra non ha dolori che il cielo non possa guarire". Sì, "Dopo tutto, queste nostre sofferenze sono ben poca cosa e non dureranno a lungo. Anzi, grazie a questo breve periodo di difficoltà, avremo una vita gloriosa, che non ha paragoni, e per sempre!" ( 2 Corinzi 4:17 BDG).

L'Evangelo ci dichiara che, grazie all'opera espiatoria di Cristo sulla croce ricevuta per fede, la condanna che i nostri peccati meritano è stata completamente cancellata. Eppure quanti dubbi ancora affiorano nella vita del credente. "Sarà poi vero?", "Ho capito bene?", "Mi sto forse illudendo? Perché quante cose in me ancora non vanno! Dio me la farà pagare quando mi presenterò a Lui?". Certo, tutti, credenti e non credenti dovranno presentarsi al tribunale di Dio e tutto ciò che siamo verrà messo allo scoperto, azioni e pensieri. Di fronte alla santità di Dio tutti noi ci troveremo in grave difetto. Tuttavia, coloro che si sono affidati completamente alla persona ed opera del Signore e Salvatore Gesù Cristo troveranno Dio che dirà loro: "Bene, buono e fedele servo ... entra nella gioia del tuo signore" (Matteo 25:23). "Alla Risurrezione i fedeli, risorti nella gloria, saranno apertamente riconosciuti ed assolti nel Giorno del Giudizio e resi perfettamente beati nella piena fruizione di Dio per tutta l'eternità" (Catechismo abbreviato di Westminster, 38).

Solo l'eternità promette la liberazione completa dalla contaminazione del peccato. Qui ancora preghiamo per essere salvati dal male (Matteo 6:13 ) e Dio risponde. Tuttavia, ci ritroviamo spesso a ripetere gli stessi errori. Quante volte abbiamo sinceramente deciso di fare meglio pure confidando nella giustizia di Cristo e ricadiamo negli stessi peccati. Il peccato è così frustrante! E' nell'eternità che l'anima redenta sarà perfettamente santa. Attorno al trono di Dio si troveranno gli "spiriti dei giusti resi perfetti" (Ebrei 12:23). Nell'eternità la nostra familiarità con il peccato finirà. Non dovremo più ricadere nella vergogna del peccato passato. Non commetteremo più nuovi peccati. Non saremo nemmeno tentati di peccare. Il cielo è un luogo di rettitudine "noi, secondo la sua promessa, aspettiamo nuovi cieli e nuova terra, nei quali abita la giustizia" (2 Pietro 3:13); il suo clima è totalmente inospitale al peccato.

L'eternità promette corpi restaurati. Invecchiando, comprendiamo meglio l'affermazione di Paolo: "il nostro uomo esteriore va in rovina" (2 Corinzi 4:16). Qui anche i bambini diventano ciechi, si rompono le ossa, si ammalano di cancro e piangono. I bambini muoiono. Il nostro corpo è indubbiamente un problema. Vi dedichiamo molto lavoro per renderlo minimamente presentabile. Ma il nostro corpo non coopera come vorremmo. Ci mette in imbarazzo. Si consuma. Fa male. Un giorno, però, il nostro corpo sarà immune al dolore ed alla morte (Apocalisse 21:4), non sarà più un corpo di vergogna (Apocalisse 21:4). Ritornerà ad essere quel che doveva essere prima della caduta, ad immagine perfetta di Dio: "Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi, e non ci sarà più la morte, né cordoglio né grido né fatica, perché le cose di prima son passate" (Apocalisse 21:4). Sarà perfettamente compatibile con la comunione senza fine con Lui.

L'eternità promette una gioiosa comunione con Dio. Siamo stati creati per glorificare e godere di Dio. I credenti già lo fanno. Ma ora non godiamo appieno di Dio. Lo capiamo a malapena. Non siamo sempre d'accordo con Lui. I nostri desideri più bassi resistono alla Sua volontà immacolata. Non possiamo nemmeno desiderare completamente l' intimità con Dio. Ma stiamo iniziando a farlo. Ecco come il Catechismo di Heidelberg riassume il conforto dell'eternità: "Quale consolazione ti da l'articolo della «vita eterna»? Che, come ora sento nel mio cuore l'inizio della gioia eterna, così, dopo questa vita, possiederò la felicità perfetta che nessun occhio ha mai visto, nessun orecchio ha mai udito e che non è mai entrata in cuore d'uomo e questo per lodare Dio eternamente" (Heidelberg D/R 58). "

"E la testimonianza è questa: Dio ci ha dato la vita eterna, e questa vita è nel suo Figlio" (1 Giovanni 5:11). Questa promessa è di grande conforto per i figlioli di Dio. L'eternità, però, implica pure responsabilità.

La disciplina dell'eternità

Se qualcuno ritiene che il pensiero dell'eternità sia deresponsabilizzante, sbaglia. Il grande capitolo che l'apostolo Paolo dedica alla risurrezione termina con un invito all'azione: "Perciò, fratelli miei carissimi, state saldi, irremovibili, abbondando del continuo nell'opera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore" (1 Corinzi 15:58). L'eternità implica una vita disciplinata qui ed ora.

Anticipazione. Anticipare significa realizzare prima. L'attesa non è oziosa. Quando per fede contempliamo l'eternità che Dio ha preparato per noi (1 Corinzi 2:9-10), questo inevitabilmente eserciterà un'influenza rilevante sulla nostra vita attuale. Attraverso l'anticipazione, fede e visione si avvicinano.

La "mentalità celeste" non è contraria alla produttività terrena. Sognare non è opposto al fare. La maggior parte delle grandi opere non inizia forse con un sogno? Il miglior carburante per una devozione disciplinata è una chiara visione della ricompensa celeste dei credenti. Mentre contemplava la morte, i sogni di Davide circa la pienezza della gioia che avrebbe sperimentato alla presenza di Dio (Salmi 16:11; 17:15) lo rafforzano nel perseverare nella pietà (16: 8; 17: 5). Anche l'Apocalisse di Giovanni conferma "la praticità" di anticipare l'eternità. Dio attribuisce questa promessa alla Sua previsione dell'eternità: "Beati coloro che adempiono i suoi comandamenti per avere diritto all'albero della vita, e per entrare per le porte nella città" (Apocalisse 22:14). L'anticipazione credente dell'eternità, energizzata dallo spirito, acuisce la nostra visione della speranza della giustizia per la quale attendiamo con impazienza (Galati 5:5) .

Preparazione. Dopo aver insegnato ai Suoi discepoli a visualizzare nella mente il prossimo regno di Dio (Matteo 6:10), Gesù insiste sull'importanza di investire nei beni celesti (vv. 19–20). Gesù non condannava ogni ricchezza materiale; i ricchi hanno un posto d'onore nel Suo regno (Isaia 53: 9; Giovanni 19: 38–42). Ma mette in guardia dal non sfruttare la ricchezza del mondo nell'interesse del tesoro eterno (Luca 16: 9) . In uno dei suoi ultimi discorsi pubblici prima di andare alla croce, Gesù in tre parabole consecutive ha sottolineato questo punto: l'amministrazione terrena e la generosità ottengono una ricompensa eterna (Matteo 25). Quando confidiamo in Gesù, la morte diventa il portale attraverso il quale raccogliamo ciò che abbiamo piantato in quest'epoca (Galati 6:7) . Se non ci fosse più di questa vita presente, potremmo vivere con poca considerazione per il futuro (1 Corinzi 15:32). Ma se la nostra attuale lotta ci sta preparando “un eterno peso di gloria”, abbiamo tutte le ragioni per investire con diligenza qui ed ora (2 Corinzi 4:17) .

Sottomissione. L'eternità insegna la dura ma gratificante disciplina dell'attesa. Aspettare il Signore è un modo per sottomettersi a Lui. Aspettiamo con pazienza ciò che non vediamo (Rom. 8:25), senza scoraggiarci mentre le cose sembrano essere contro di noi. Questo è difficile. L'eternità, però, ci aiuta ad aspettare con la giusta prospettiva. Gesù disse ai suoi discepoli: “Fra poco non mi vedrete più; e un altro poco e mi vedrete, perché me ne vado al Padre” (Giovanni 16:16) . Il corso naturale della vita potrebbe non sembrare un po' di tempo, soprattutto quando affrontiamo difficoltà. Ma Matthew Henry ha ragione: "Che cosa sono i giorni del tempo rispetto ai giorni dell'eternità?".