Teologia /Dopo la morte

Da Tempo di Riforma Wiki.

Ritorno


DOPO LA MORTE

Che cosa dice la Parola di Dio sulla condizione umana al momento della morte? Esponiamo qui in sintesi ciò che afferma le confessioni di fede della Riforma.

1.

Dopo la morte il corpo umano si decompone e ritorna ad essere polvere. Gli sopravvive però l’anima, la cui natura essenziale non muore e rimane cosciente. Quando il corpo muore, l’anima immediatamente ritorna a Dio che l’ha creata. Là le anime dei giusti sono rese perfette, perfettamente liberate dal peccato e sono accolte alla presenza stessa di Dio per contemplare la luce e la gloria del Suo volto. Accanto a Lui esse attendono il momento della risurrezione del loro corpo. Le anime degli ingiusti vengono consegnate alla più totale separazione dalle benedizioni di Dio – l’inferno. Là vi rimangono in totale oscurità ed tormento spirituale. Queste anime dovranno affrontare il giudizio di Dio nel grande Giorno della resa dei conti. Per le anime separate dal loro corpo, la Scrittura riconosce come veritiere solo queste due condizioni.

Commento

Questa sezione della Confessione ci insegna:

(1) che alla morte il corpo fisico di ogni essere umano si decompone e torna ad essere polvere; (2) che l’anima di ogni essere umano entra poi in una condizione intermedia e temporanea; (3) che la condizione intermedia è differente per i giusti e gli ingiusti. (4) che il purgatorio è un’invenzione che non trova riscontro nelle Sacre Scritture.

1. Perché per quanto riguarda la morte fisica non c’è differenza fra il giusto e l’ingiusto? Non c’è alcuna differenza fra la fine terrena del credente e quella dell’incredulo: Dopo la morte il corpo umano si decompone e ritorna ad essere polvere”. Ai nostri progenitori che, a causa del peccato, avevano perduto i privilegi loro originari, Dio disse: "mangerai il pane con il sudore del tuo volto, finché tu ritorni nella terra da cui fosti tratto; perché sei polvere e in polvere ritornerai" (Genesi 3:19). Pure del grande Davide le Sacre Scritture affermano: "Davide, dopo aver eseguito il volere di Dio nella sua generazione, si è addormentato, ed è stato unito ai suoi padri, e il suo corpo si è decomposto" (Atti 13:36). Per quanto riguarda il corpo, sia il credente che l’incredulo è soggetto per il presente alle conseguenze del peccato di Adamo sulla razza umana. La morte è l’effetto del peccato. Il salario del peccato è la morte e la morte è passata su tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato. Perché non c’è differenza fra credenti ed increduli per quanto riguarda la loro morte fisica? Perché è piaciuto a Dio di ritardare gli effetti fisici dell’opera redentrice di Cristo fino a dopo la fine del tempo. “L'ultimo nemico che sarà distrutto, sarà la morte” (1 Co. 15:26). Nella risurrezione fisica dell’ultimo giorno l’aspetto fisico dell’essere umano sarà ricostituito, ed il giusto avrà un corpo conforme all’immagine gloriosa del corpo risorto di Cristo.

Anche l’ingiusto sarà fatto risorgere, ma per essere destinato ad una condizione disonorevole e vergognosa, per ricevervi il castigo che giustamente merita, sia nel corpo che nell’anima. Sebbene noi non si possa, e non sia necessario, spiegare perché Dio si comporti in un certo modo anziché in un altro, si potrebbero indicare alcune ragioni per questo ritardo nella redenzione del corpo.

(1) Dato che i benefici della redenzione sono per il più tardi nessuno potrebbe cercare Cristo solo per essere liberato dalla malattia, dalla sofferenza e dalla morte. I miracoli di Cristo erano solo una prefigurazione della vittoria finale sulla malattia e sulla morte, ed era a causa di questi miracoli solamente che molti Lo seguivano. Essi desideravano essere liberati dagli effetti del peccato e non dal peccato stesso.

(2) La morte, come la malattia, l’avversità, la debolezza del corpo, è un mezzo di santificazione. Essa fa si che noi ci rammentiamo della debolezza della nostra costituzione, che siamo polvere. Ci aiuta ad allontanarci dall’orgoglio della vita e dall’attaccamento a questo mondo. Ci incoraggia ad abbandonarci sempre di più a Dio e di invocarlo affinché ce ne liberi.

(3) La morte è pure un mezzo per conseguire qualcosa di meglio (una realtà migliore), qualcosa che altrimenti non raggiungeremmo. Il corpo risorto di Lazzaro non era simile a quel corpo glorioso che sarà suo e nostro, nel giorno della risurrezione, se ci siamo affidati a Gesù. “Insensato, quello che tu semini non è vivificato, se prima non muore; e quanto a ciò che tu semini, non semini il corpo che deve nascere, ma un granello nudo, di frumento per esempio, o di qualche altro seme” (1 Corinzi 15:36,37). La morte del corpo è il requisito della risurrezione del corpo con qualità nuove e gloriose. Vi è continuità di sostanza, ma trasformazione di qualità. Allo stesso modo “il vecchio uomo” (la nostra natura egocentrica decaduta) deve morire, essendo crocifissa con Cristo, affinché “l’uomo nuovo” (il nostro io rigenerato privo di egoismo e centrato su Cristo) sia creato.

(4) Infine, se non ci fosse morte per il giusto, non vi sarebbe storia per il mondo. O il giusto uscirebbe dal mondo (come Gesù fece dopo la Sua risurrezione dai morti), oppure avrebbe un’esistenza del tutto separata in una società segregata. Non vi sarebbe modo che i due convivessero. I giusti non potrebbero generare figlioli. Non vi sarebbe una discendenza nel contesto del Patto.

2. Qual è la differenza fra i giusti e gli ingiusti? Sebbene il destino temporale del corpo fisico sia dei credenti che degli increduli sia lo stesso fino al ritorno di Cristo, la loro anima passa a condizioni del tutto diverse. L’anima dei credenti immediatamente diventa perfettamente priva di peccato nella gioia dell’immediata presenza di Dio. Come disse Paolo: “partire dal corpo” significa “abitare con il Signore” (2 Corinzi 5:8), “partire” ed  “essere con Cristo” è “molto meglio” (Filippesi 1:23).

Dobbiamo però comprendere che questo stato intermedio è semplicemente uno sviluppo più perfetto, una fase più avanzata, di quella nuova vita che inizia già nell’anima del credente al momento della sua rigenerazione, cosicché alla sua morte fisica l’anima non può essere toccata dalla morte. La morte, in tutta la sua valenza, come punizione per il peccato, è il salario del peccato e in questo consiste il suo “dardo” (1 Corinzi 15:55,56). Essa è lontana dal momento della rigenerazione, cosicché alla morte fisica non c’è nulla che possa toccare l’anima, nemmeno un’invincibile paura e, meno che tutte la legge, che è la forza del peccato. La morte segna semplicemente una tappa nel progresso dell’anima in quella vita eterna che era già cominciata con la rigenerazione. Si tratta di un progresso sia rispetto alla santità interiore che nell’immediata comunione con Dio. Quando l’Apostolo dice: “Me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte?” (Romani 7:24) egli associa la morte con il suo corpo fisico, e la sua vita con l’anima rigenerata. Al momento della morte l’anima è completamente libera da quel corpo che ancora è sottoposto alla potenza del peccato e della morte. Al momento della risurrezione il corpo sarà anch’esso finalmente liberato per essere riunito con l’anima, e sia l’anima che il corpo saranno spirituali. Questo non vuol dire che il corpo non sarà fisico, significa solo che sia anima che corpo saranno perfettamente santi e sotto il controllo dello Spirito Santo di Dio.

Gli ingiusti, però sono già morti in questa stessa vita, sia nel corpo come nell’anima. L’anima è morta dall’inizio stesso della sua esistenza naturale perché essa deriva da Adamo. Tutti gli esseri umani, per natura, sono morti nelle colpe e nei peccati (Efesini 2:1), ma l’incredulo rimane morto. La sua morte fisica segna semplicemente un progresso nella morte come esperienza più completa. Gli increduli sono già senza Dio e senza speranza in questo mondo, eppure, nel mondo godono di alcune delle benedizioni generali di Dio. Al tempo della loro morte fisica essi perdono quello che avevano. Poi non vi saranno più benedizioni alcune per alleviare il tormento e le tenebre della loro condizione. Non vi sarà più neanche il generoso invito della grazia di Dio a trovare salvezza in Gesù Cristo. Ogni speranza sarà allora perduta. L’anima scende all’inferno. Eppure la condizione e luogo delle anime dannate degli increduli dopo la morte fisica, e prima della loro risurrezione, non è uno sviluppo completamente nuovo. E’ piuttosto la manifestazione completa di quella condizione dell’anima che cominciò con la nascita naturale in una condizione di perdizione e di peccato. L’ira di Dio rimane su di loro. Ora, però, è venuta alla sua piena espressione. Anche questo stato intermedio, però, quello in cui l’anima sola raggiunge il maturo sviluppo nel peccato e fa esperienza delle conseguenze non mitigate del peccato, non è ancora la piena manifestazione della dannazione dell’empio. Egli dovrà attendere la risurrezione del suo corpo. Allora, e solo allora, l’uomo ricostituito farà esperienza del tormento fisico e spirituale che Dio ha riservato per coloro che non gli appartengono. Paradossalmente, così, la morte fisica comporta l’effetto di ritardare non solo la piena perfezione e gioia del giusto, ma anche la totale miseria e sofferenza dell’ingiusto.

3. Nessuna seconda opportunità. “Per le anime separate dal loro corpo, la Scrittura riconosce come veritiere solo queste due condizioni” (il paradiso e l’inferno). La teologia cattolica-romana insegna che la maggior parte delle creature umane, al momento della loro morte, non vanno né in paradiso, né all’inferno, ma andrebbero in un luogo chiamato purgatorio. Il purgatorio, secondo la dottrina cattolica romana il purgatorio viene così descritto: “Coloro che muoiono nella grazia e nell’amicizia di Dio, ma sono imperfettamente purificati, sebbene siano certi della loro salvezza eterna, vengono sottoposti, dopo la loro morte, ad una purificazione, al fine di ottenere la santità necessaria per entrare nella gioia del cielo … questa purificazione finale degli eletti … è tutt’altra cosa del castigo dei dannati”. Questo non solo è contrario all’insegnamento delle Sacre Scritture – perché le Scritture insegnano l’immediata partenza delle anime o verso il paradiso, o verso l’inferno, ma pure pregiudica la sufficienza dell’opera di Gesù Cristo che paga pienamente per i peccati del Suo popolo, “Infatti con un'unica offerta egli ha reso perfetti per sempre quelli che sono santificati” (Ebrei 10:14).

2.

Allo scoccare dell’ultimo giorno, coloro che saranno in vita non moriranno, ma saranno trasformati. Tutti i morti risorgeranno con un corpo simile al proprio, ma di qualità differente. L’anima ed il corpo rimarranno unite per sempre.

3.

3. La potenza di Cristo farà si che i corpi di coloro che non sono giustificati risorgano ad una condizione di infamia. Per il Suo Spirito, i corpi di coloro che sono stati giustificati risorgeranno ad una condizione di onore, conformi al corpo glorioso di Cristo.

Commento

Queste sezioni della Confessione ci insegnano: (1) Che nell’ultimo giorno vi sarà una risurrezione generale, (2) che coloro che vivranno fino a quel giorno saranno trasformati senza il consueto processo di decadimento fisico, (3) che sarà una risurrezione dello stesso corpo (identico in essenza o sostanza, ma differente in qualità) che morì; (4) che questo corpo verrà riunito all’anima, tanto da sussistere per sempre, e (5) che questa risurrezione sarà differente per il giusto e per l’ingiusto.

1. Una contraddizione? E’ stabilito che tutti muoiano, perché tutti hanno peccato, ma allo scoccare dell’ultimo giorno, coloro che saranno in vita non moriranno, ma saranno trasformati. Apparentemente questa potrebbe sembrare una contraddizione. Le Scritture affermano chiaramente sia l’una che l’altra cosa: la morte è universale: "Perciò, come per mezzo di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo, e per mezzo del peccato la morte, e così la morte è passata su tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato..." (Romani 5:12); "Come è stabilito che gli uomini muoiano una volta sola, dopo di che viene il giudizio…" (Ebrei 9:27). E’ il fatto universale che vediamo della nostra esistenza. Nessuno può sfuggire a questo appuntamento.

2. Una generazione avvantaggiata? Ovviamente, però vi sarà una generazione che non passerà, perché sarà quella che capiterà essere in vita al momento del ritorno di Cristo: “Poiché vi diciamo questo fondandoci sulla parola del Signore: che noi viventi, i quali saremo rimasti fino alla venuta del Signore, non precederemo quelli che si sono addormentati” (1 Tessalonicesi 4:15). Allora per loro il corpo e l’anima non si separeranno, né il loro corpo vedrà la corruzione. Questo non vuol dire che questa generazione avrà un vantaggio sulle altre. L’Apostolo dice che essa “non avrà precedenza” o vantaggio. C’è ben motivo di dirlo: (1) Il ritorno di Cristo sarà almeno altrettanto temibile da affrontare che la morte fisica: “a voi che siete afflitti, riposo con noi, quando il Signore Gesù apparirà dal cielo con gli angeli della sua potenza, in un fuoco fiammeggiante, per far vendetta di coloro che non conoscono Dio, e di coloro che non ubbidiscono al vangelo del nostro Signore Gesù” (2 Tessalonicesi 1:7,8); (2) La trasformazione che avverrà nel credente ancora vivente e rimanente non sarà una crisi meno forte della morte stessa o della risurrezione dei morti. Ciò che sarà realizzato alla morte, lo stato intermedio, e la risurrezione all’ultimo giorno (come nel caso della maggior parte dei credenti), avverrà pure in modo drastico e subitaneo come nel caso di coloro che saranno in vita alla venuta di Cristo. Nessuno avrà un vantaggio, perché entrambi subiranno un’identica trasformazione. (3) Inoltre, sebbene noi si affermi decisamente che i credenti saranno totalmente coscienti durante lo stato intermedio, non siamo sicuri che essi avranno la stessa consapevolezza del tempo che noi abbiamo qui sulla terra. Può essere che alla morte il credente cominci ad avere una coscienza non più circoscritta dagli attuali confini temporali. (4) In ogni caso, dato che la morte non riporterà alcuna vittoria (1 Corinzi 15:55), e dato che ci viene assicurato che è molto meglio essere essenti dal corpo e presenti con il Signore (2 Corinzi 5:87), non vi potrà essere alcuno svantaggio per quelli che si sono addormentati in Cristo. Gli effetti per gli uni che per gli altri saranno gli stessi.

3. Quale sarà la natura della risurrezione? Si tratta di un grande mistero per noi, e non possiamo fare altro ora che rilevare alcuni punti che almeno ci potranno proteggere dall’errore. (1) Vi sarà una risurrezione fisica, cioè sarà coinvolta la materia terrena. Vi sarà una qual sorta di continuità fra il corpo che si corrompe nella tomba e l’identità del corpo che verrà fatto risorgere l’ultimo giorno. “Dopo che questa mia pelle sarà distrutta, nella mia carne vedrò Dio” (Giobbe 19:26 ND). Gesù risorto era chiaramente identificabile come tale, e così sarà per noi. Il corpo sarà lo stesso, ma di qualità differente. Come vi è continuità fra l’essere umano nella condizione di feto e lo stesso essere umano adulto, così vi sarà continuità fra il corpo che muore e quello che verrà risorto. (2) La risurrezione del corpo (almeno nel caso del giusto) sarà radicalmente diverso da quello di prima. Non sarà più soggetto a corruzione, sarà glorioso ed avrà una grande potenza. Sarà completamente e perfettamente soggetto al governo dello Spirito di Dio. Sarà più diverso di quello che noi oggi si possa immaginare, ma non sarà “un corpo nuovo” creato dal nulla come abitazione dell’anima. Sarà “il vecchio corpo” del tutto rinnovato. Avrà non meno continuità con il vecchio di quanto l’anima di un credente rigenerato abbia continuità con quella prima della rigenerazione.. Se “carne e sangue non possono ereditare il Regno di Dio” (v. 50), ciò che serve non è la distruzione del vecchio corpo, ma una sua radicale trasformazione: “Ecco, io vi dico un mistero: non tutti morremo, ma tutti saremo trasformati, in un momento, in un batter d'occhio, al suono dell'ultima tromba. Perché la tromba squillerà, e i morti risusciteranno incorruttibili, e noi saremo trasformati” (1 Corinzi 15:51,52).

4. E la risurrezione degli ingiusti? La Scrittura non ci dice molto sulla risurrezione degli ingiusti. Noi sappiamo (1) che sarà nello stesso tempo della risurrezione dei credenti: “Non vi meravigliate di questo; perché l'ora viene in cui tutti quelli che sono nelle tombe udranno la sua voce e ne verranno fuori; quelli che hanno operato bene, in risurrezione di vita; quelli che hanno operato male, in risurrezione di giudizio” (Giovanni 5:28,29). (2) Anche per loro si tratterà della risurrezione del loro stesso corpo: “Molti di quelli che dormono nella polvere della terra si risveglieranno; gli uni per la vita eterna, gli altri per la vergogna e per una eterna infamia” (Daniele 12:2), (3) Mentre vi saranno cambiamenti radicali anche nel corpo degli ingiusti, essi non saranno simili a quelli dei giusti. Qualunque sarà la trasformazione, essa sarà appropriata alla vergogna, al disprezzo ed al disonore, e all’eterna sofferenza e privazione. “Poi la morte e il soggiorno dei morti furono gettati nello stagno di fuoco. Questa è la morte seconda, cioè lo stagno di fuoco. E se qualcuno non fu trovato scritto nel libro della vita, fu gettato nello stagno di fuoco” (Apocalisse 30:14,15).

La fede evangelica riformata, confessione di Westminster (1647), capitolo 32. Edizione in italiano corrente a cura del past. Paolo Castellina. Citazioni bibliche dalla Nuova Riveduta, Società biblica di Ginevra, 1994.

"mangerai il pane con il sudore del tuo volto, finché tu ritorni nella terra da cui fosti tratto; perché sei polvere e in polvere ritornerai" (Genesi 3:19); "Davide, dopo aver eseguito il volere di Dio nella sua generazione, si è addormentato, ed è stato unito ai suoi padri, e il suo corpo si è decomposto" (Atti 13:36).

Il corpo risorto di Cristo può essere toccato e lo stesso Cristo risorto mangia: "egli lo prese, e mangiò in loro presenza" (Lu. 24:43); vi è per l'essere umano una dimora eterna: "...in cui uno ha paura delle alture, ha degli spaventi mentre cammina, in cui fiorisce il mandorlo, la locusta si fa pesante, e il cappero non fa più effetto perché l'uomo se ne va alla sua dimora eterna e i piagnoni percorrono le strade" (Ecclesiaste 12:7).

Quelle persone, cioè che, avendo riconosciuto e confessato a Dio di essere peccatori meritevoli soltanto della Sua giusta condanna, si sono affidate anima e corpo al Signore e Salvatore Gesù Cristo, strumento unico della grazia di Dio per la salvezza della creatura umana. La Sua vita, morte e risurrezione è tale da guadagnare al peccatore credente il titolo alla sua salvezza: “In verità, in verità vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha vita eterna; e non viene in giudizio, ma è passato dalla morte alla vita” (Giovanni 5:24).

"all'assemblea dei primogeniti che sono scritti nei cieli, a Dio, il giudice di tutti, agli spiriti dei giusti resi perfetti" (Ebrei 12:23); "Sappiamo infatti che se questa tenda che è la nostra dimora terrena viene disfatta, abbiamo da Dio un edificio, una casa non fatta da mano d'uomo, eterna, nei cieli... Siamo dunque sempre pieni di fiducia, e sappiamo che mentre abitiamo nel corpo siamo assenti dal Signore... ma siamo pieni di fiducia e preferiamo partire dal corpo e abitare con il Signore" (2 Co. 5:1,6,8); "Sono stretto da due lati: da una parte ho il desiderio di partire e di essere con Cristo, perché è molto meglio" (Filippesi 1:23); "che il cielo deve tenere accolto fino ai tempi della restaurazione di tutte le cose; di cui Dio ha parlato fin dall'antichità per bocca dei suoi santi profeti" (At. 3:21); "Colui che è disceso, è lo stesso che è salito al di sopra di tutti i cieli, affinché riempisse ogni cosa" (Efesini 4:10).

"E nel soggiorno dei morti, essendo nei tormenti, alzò gli occhi e vide da lontano Abraamo, e Lazzaro nel suo seno ed esclamò: "Padre Abraamo, abbi pietà di me, e manda Lazzaro a intingere la punta del dito nell'acqua per rinfrescarmi la lingua, perché sono tormentato in questa fiamma" (Lu. 16:23,24); "per prendere in questo ministero apostolico il posto che Giuda ha abbandonato per andarsene al suo luogo" (At. 1:25); "Egli ha pure custodito nelle tenebre e in catene eterne, per il gran giorno del giudizio, gli angeli che non conservarono la loro dignità e abbandonarono la loro dimora. Allo stesso modo Sodoma e Gomorra e le città vicine, che si abbandonarono, come loro, alla fornicazione e ai vizi contro natura, sono date come esempio, portando la pena di un fuoco eterno" (Giuda 6,7); "E in esso andò anche a predicare agli spiriti trattenuti in carcere" (1 Pietro 3:19).

„,,,che trasformerà il corpo della nostra umiliazione rendendolo conforme al corpo della sua gloria, mediante il potere che egli ha di sottomettere a sé ogni cosa“ (Filippesi 3:21).

“Noi tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, affinché ciascuno riceva la retribuzione di ciò che ha fatto quando era nel corpo, sia in bene sia in male” (2 Co. 5:10).

„Perché alla risurrezione non si prende né si dà moglie; ma i risorti sono come angeli nei cieli“ (Matteo 22:30).

„ricordatevi che in quel tempo eravate senza Cristo, esclusi dalla cittadinanza d'Israele ed estranei ai patti della promessa, senza speranza e senza Dio nel mondo“ (Ef. 2:12).

„Chi crede nel Figlio ha vita eterna, chi invece rifiuta di credere al Figlio non vedrà la vita, ma l'ira di Dio rimane su di lui“ (efesini 3:36).

Catechismo della Chiesa Cattolica (1992) 1030,1031.

Il Catechismo cattolico romano al riguardo riesce solo a citare un testo da un libro apocrifo dell’Antico Testamento (2 Maccabei 12:46) dove Giuda Maccabeo fa offrire un sacrificio per i morti. Inoltre da una deduzione da Matteo 12:31 in cui sembrerebbe esserci una remissione dei peccati anche “nel secolo futuro”.

"poi noi viventi, che saremo rimasti, verremo rapiti insieme con loro, sulle nuvole, a incontrare il Signore nell'aria; e così saremo sempre con il Signore" (1 Tessalonicesi 4:17); "Ecco, io vi dico un mistero: non tutti morremo, ma tutti saremo trasformati, in un momento, in un batter d'occhio, al suono dell'ultima tromba. Perché la tromba squillerà, e i morti risusciteranno incorruttibili, e noi saremo trasformati" (1 Corinzi 15:51,52).

"E quando, dopo la mia pelle, sarà distrutto questo corpo, senza la mia carne, vedrò Dio. Io lo vedrò a me favorevole; lo contempleranno i miei occhi, non quelli d'un altro; il cuore, dal desiderio, mi si consuma!" (Giobbe 19:26,27).

"avendo in Dio la speranza, condivisa anche da costoro, che ci sarà una risurrezione dei giusti e degli ingiusti" (atti 24:15); "Non vi meravigliate di questo; perché l'ora viene in cui tutti quelli che sono nelle tombe udranno la sua voce e ne verranno fuori; quelli che hanno operato bene, in risurrezione di vita; quelli che hanno operato male, in risurrezione di giudizio" (Giovanni 5:28,29). "è seminato ignobile e risuscita glorioso; è seminato debole e risuscita potente" (1 Corinzi 15:43).

„Così è pure della risurrezione dei morti. Il corpo è seminato corruttibile e risuscita incorruttibile“ (1 Corinzi 15:42).

„è seminato ignobile e risuscita glorioso; è seminato debole e risuscita potente” (1 Corinzi 15:43).

„è seminato corpo naturale e risuscita corpo spirituale. Se c'è un corpo naturale, c'è anche un corpo spirituale“ (1 Corinzi 15:44).