Teopedia/Bibbia in Volgare (1471
Bibbia in Volgare (1471)
La Bibbia in Volgare del 1471, stampata a Venezia dal tipografo Nicolas Jenson, rappresenta una delle prime edizioni a stampa della Bibbia tradotta in lingua volgare italiano. Questa versione è di particolare importanza storica e culturale, poiché segna un momento fondamentale nella diffusione delle Scritture in una lingua accessibile al popolo, non solo ai dotti e al clero che conoscevano il latino.
La ristampa curata da Carlo Negroni tra il 1882 e il 1887 ha permesso di rendere nuovamente disponibile questo testo, che era diventato estremamente raro e difficile da reperire. Negroni, politico, giornalista e letterato italiano, ha lavorato per riprodurre fedelmente l’edizione originale del 1471, includendo anche i due libri di Esdra, che, sebbene non considerati canonici secondo il Concilio, furono mantenuti per il loro valore storico e per la loro presenza in altre Bibbie antiche, sia manoscritte che a stampa. In particolare, l’edizione Jensoniana contiene solo il terzo libro di Esdra, posizionato come secondo per ragioni editoriali.
Il volgarizzamento si basa sul testo della Volgata, con una divisione dei capitoli quasi identica, e risale al XIV secolo, anche se differisce da altre traduzioni coeve. L’obiettivo di Negroni era quello di offrire agli studiosi e agli appassionati la possibilità di accedere a un testo che rappresenta un tesoro linguistico e spirituale del Trecento, arricchito dalle "grazie" letterarie di quel periodo.
Caratteristiche principali dell’edizione:
- Lingua: Volgare italiano del XIV secolo, con influssi toscani e veneti.
- Testo di riferimento: Basato sulla Volgata latina, con alcune lievi differenze nella divisione dei capitoli.
- Contenuto: Include sia i libri canonici che alcuni apocrifi, come i libri di Esdra, per ragioni storiche e filologiche.
- Rilevanza storica: Una delle prime Bibbie a stampa in volgare, precursore della diffusione delle Scritture in lingua volgare in Europa.
Questa edizione non ebbe un seguito immediato né una diffusione ampia come altre traduzioni coeve, come la Bibbia Malermi (anch’essa del 1471), che invece fu ristampata più volte. La Bibbia di Jenson, infatti, divenne così rara che gli studiosi la paragonarono all’"araba fenice" per la sua scarsità, tanto che si ipotizza che siano state stampate pochissime copie o che molte si siano perdute.
Riferimenti storici e studiosi
- Carlo Negroni (1882-1887): Fu il principale promotore della ristampa moderna di questa edizione, riconoscendone il valore filologico e linguistico. Negroni, nella sua prefazione, sottolineò come questa Bibbia rappresentasse un tesoro del volgare trecentesco, arricchito dalle "grazie" letterarie di quel periodo. Egli confrontò il testo con i primi due codici di Siena per garantire la fedeltà all’originale, introducendo anche la numerazione dei versetti secondo la Volgata per facilitare le citazioni e le ricerche.
- Nicolò Malermi: La sua Bibbia Malermi (1471) fu la prima traduzione italiana completa della Bibbia a stampa e ebbe maggiore fortuna editoriale, con numerose ristampe. La versione di Jenson, invece, fu in parte mutuata da quella del Malermi, ma rimase anonima e parziale, senza un seguito significativo. Questo dettaglio è stato rilevato da studiosi come Giovanni Rizzi, che ha analizzato le versioni italiane della Bibbia dal Malermi alla versione CEI moderna.
- Studiosi e bibliografi: La Bibbia di Jenson è stata citata in ambiti accademici come esempio di traduzione volgare precoce, spesso confrontata con altre versioni del XV secolo. Ad esempio, si sa che l’edizione fu attribuita a Jenson o ad Adam di Ammergau, ma non ci sono prove di un uso diffuso o di citazioni dirette da parte di teologi o riformatori del tempo.
- Contesto veneziano: Jenson era un tipografo francese stabilitosi a Venezia, e la sua produzione del 1471 incluse anche altri testi classici e umanistici. La Bibbia in volgare fu parte di una fase di intensa attività editoriale, ma non ci sono evidenze che sia stata utilizzata come testo di riferimento da movimenti riformatori o da figure di spicco della teologia del tempo.
Assenza di riferimenti diretti nella Riforma
A differenza di altre traduzioni (come la Bibbia di Lutero in tedesco o la Bibbia di Ginevra in inglese), la Bibbia in volgare di Jenson non sembra essere stata citata o utilizzata come testo di riferimento da riformatori calvinisti o luterani. Questi ultimi si basarono su traduzioni dirette dai testi originali (ebraico e greco) o su versioni più diffuse e accessibili, come la Bibbia Malermi o, in ambito protestante, la Bibbia di Giovanni Diodati (1607), che divenne il testo di riferimento per il protestantesimo italiano.
Riflessione teologica
Dal punto di vista della teologia riformata calvinista, l’assenza di riferimenti diretti a questa edizione non diminuisce il suo valore storico. Anzi, la sua rarità e il suo legame con il volgare trecentesco la rendono un oggetto di studio per comprendere come la Scrittura fosse resa accessibile prima della Riforma, in un’epoca in cui la traduzione in volgare era ancora un fenomeno emergente e spesso controverso.
Contesto teologico e riformato
Dal punto di vista teologico, questa edizione riflette l’importanza della traduzione delle Scritture in lingua volgare, un tema centrale anche nella Riforma Protestante. La possibilità di leggere la Bibbia nella propria lingua permise una maggiore accessibilità e comprensione delle Scritture, favorendo una relazione più diretta e personale con il testo sacro. Questo aspetto fu poi sviluppato e enfatizzato da riformatori come Martin Lutero e Giovanni Calvino, che videro nella traduzione in volgare uno strumento essenziale per la sola Scriptura e la sacerdotalità universale dei credenti.