Teopedia/Cavalieri (Aristofane)

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"I Cavalieri" (commedia di Aristofane)

La commedia "I cavalieri" (in greco Hippeis) è una delle opere più celebri di Aristofane. Fu rappresentata nel 424 a.C., nel pieno della Guerra del Peloponneso, e vinse il primo premio alle feste delle Lenee.

È un'opera che può apparire molto legata alle vicende politiche del suo tempo, ma il suo significato va ben oltre il contesto storico. È una satira feroce contro il populismo, la manipolazione delle masse e la degenerazione della democrazia quando viene dominata da demagoghi senza scrupoli.

Il contesto storico

Atene sta attraversando un periodo difficile. La guerra contro Sparta è lunga e costosa. La popolazione è stanca e impaurita.

In questo clima emerge la figura del politico Cleone, uno dei leader democratici più influenti dell'epoca. Aristofane lo detestava profondamente e lo considerava un uomo rozzo, corrotto e manipolatore.

"I cavalieri" è, sostanzialmente, un attacco personale contro Cleone. È probabilmente la più violenta satira politica che ci sia rimasta dell'antichità.

La trama

L'azione si svolge nella casa di un vecchio padrone chiamato Demo (Demos).

Il nome non è casuale.

Demo rappresenta il popolo ateniese.

È un vecchio facilmente influenzabile, ingenuo, pieno di vanità e disposto a credere a chi lo lusinga di più.

I suoi servi sono due personaggi che rappresentano importanti uomini politici ateniesi.

Ma il vero problema della casa è un altro servo:

il Paflagone.

Il Paflagone è il nome fittizio dietro cui Aristofane nasconde Cleone.

È un servo che domina completamente il padrone attraverso:

  • adulazione;
  • menzogne;
  • calunnie;
  • promesse;
  • paura;
  • corruzione.

Tiene tutti sotto controllo facendo credere di essere l'unico vero difensore del popolo.

I due servi disperati consultano un oracolo.

La profezia dice che il Paflagone verrà sconfitto da una persona ancora più volgare di lui.

Ed ecco comparire un semplice venditore di salsicce.

Il venditore di salsicce

Questo è il colpo di genio della commedia.

Il venditore è:

  • ignorante;
  • analfabeta;
  • sboccato;
  • senza alcuna preparazione politica.

Proprio per questo è destinato a diventare un politico migliore del Paflagone.

Quando protesta di non esserne capace, gli viene risposto, più o meno:

È proprio per questo che sei perfetto per governare.

Il ragionamento è ironico.

Per avere successo nella politica degenerata non servono:

  • cultura;
  • onestà;
  • competenza.

Occorre soltanto essere più bravo degli altri nel mentire al popolo.

Comincia così una gara.

I due rivali cercano continuamente di superarsi nelle promesse più assurde e nelle adulazioni più sfacciate rivolte a Demo.

L'assurdità cresce scena dopo scena.

Chi riesce a promettere di più vince il favore del popolo.

Il coro dei cavalieri

Il coro è composto dai cavalieri ateniesi.

Storicamente costituivano una classe relativamente benestante e moderata, spesso ostile a Cleone.

Nella commedia rappresentano la voce della ragione civica.

Difendono la città dagli eccessi della demagogia e sostengono il venditore di salsicce nella sua lotta contro il Paflagone.

Il finale

Il venditore riesce infine a battere il Paflagone.

Ma non lo sconfigge diventando moralmente migliore.

Lo supera usando gli stessi strumenti:

  • adulazione;
  • propaganda;
  • promesse.

Alla fine, tuttavia, avviene un episodio quasi simbolico.

Demo viene ringiovanito.

Il popolo recupera il buon senso perduto e torna all'immagine idealizzata dell'Atene delle guerre persiane, quando – secondo Aristofane – prevalevano sobrietà, virtù civica e responsabilità.

Il finale è dunque ambiguo.

Da una parte è una vittoria.

Dall'altra lascia capire quanto facilmente il popolo possa essere manipolato.

Il significato politico

La commedia è una riflessione sorprendentemente moderna.

Aristofane sostiene che il problema della democrazia non consiste semplicemente nell'esistenza di cattivi governanti.

Il vero problema è un popolo disposto a lasciarsi sedurre.

Il demagogo esiste perché trova ascolto.

Il popolo preferisce spesso chi gli dice ciò che desidera sentire piuttosto che chi gli dice la verità.

È una critica non solo ai leader, ma anche agli elettori.

Il messaggio morale

L'opera mette in luce diversi meccanismi ricorrenti:

  • il potere dell'adulazione;
  • l'uso della paura per ottenere consenso;
  • le promesse impossibili;
  • la propaganda;
  • la manipolazione dell'informazione;
  • la trasformazione della politica in spettacolo.

Secondo Aristofane, quando questi elementi prevalgono, la competenza diventa uno svantaggio e l'onestà un ostacolo.

Aristofane e i Riformatori rinascimentali

Fra i Riformatori del XVI secolo Aristofane era certamente conosciuto, soprattutto negli ambienti umanistici, ma "I cavalieri" non occupò un posto speciale, come invece accadde per Platone, Aristotele, Cicerone, Seneca o Plutarco. Quando i Riformatori citano Aristofane, di solito lo fanno come autore satirico in generale, non soffermandosi su una singola commedia.

Si possono distinguere almeno tre situazioni.

Melantone: il caso più importante

Filippo Melantone era il grande umanista della Riforma.

Professore di greco a Wittenberg, fece leggere sistematicamente gli autori classici ai suoi studenti. Aristofane rientrava fra gli autori che potevano insegnare:

  • l'eleganza della lingua greca;
  • la retorica;
  • la critica morale e politica.

Melantone apprezzava la commedia antica come strumento educativo, purché fosse letta criticamente. Tuttavia, le sue opere e il suo insegnamento mostrano un interesse molto maggiore per Aristotele, Demostene e Sofocle che non per Aristofane. (OUP Academic)

Lutero

Martin Lutero conosceva Aristofane, ma non risulta che abbia mai sviluppato una riflessione particolare sui Cavalieri.

Il suo stile polemico, naturalmente, ricorda talvolta quello della commedia antica: sarcasmo, caricatura dell'avversario, linguaggio popolare. Tuttavia le sue fonti principali restano la Scrittura, Agostino e gli autori patristici, non Aristofane.

Calvino

Giovanni Calvino è ancora più sobrio.

Nei suoi scritti le citazioni dei classici sono numerose, ma privilegiano:

  • Cicerone;
  • Seneca;
  • Virgilio;
  • Omero;
  • Platone.

Le citazioni di Aristofane sono rarissime e, per quanto risulta dalle opere principali e dagli indici moderni, non vi è alcun uso significativo dei Cavalieri. (Cambridge University Press & Assessment)

Ma il tema dei "Cavalieri" era molto congeniale ai Riformatori

Qui, però, la questione diventa interessante.

Sebbene non citino esplicitamente questa commedia, molti Riformatori condividerebbero il suo bersaglio polemico.

Aristofane denuncia:

  • il governante che conquista il consenso adulando il popolo;
  • il popolo che preferisce le lusinghe alla verità;
  • la corruzione della vita pubblica attraverso la demagogia.

Anche i Riformatori insistono continuamente su idee analoghe.

Ad esempio, Giovanni Calvino afferma spesso che il popolo è incline a lasciarsi sedurre da falsi maestri e da governanti corrotti. La differenza fondamentale è che, mentre Aristofane attribuisce questa debolezza soprattutto alla stoltezza civica, Calvino la riconduce alla corruzione della natura umana prodotta dal peccato.

In altre parole:

  • Aristofane offre un'analisi politica;
  • i Riformatori ne danno una spiegazione teologica.

Una curiosa somiglianza

C'è poi un parallelo quasi letterario.

Il protagonista dei Cavalieri è un semplice venditore di salsicce che, proprio perché rozzo, riesce a diventare il politico ideale per una democrazia degenerata.

Lutero, nelle sue polemiche contro Roma, descrive spesso i cattivi predicatori in termini analoghi: uomini privi di vera sapienza, ma abilissimi nel conquistare il favore delle folle con promesse, superstizioni e parole piacevoli.

Naturalmente non sta pensando ad Aristofane, ma il meccanismo psicologico denunciato è sorprendentemente simile.

Una possibile influenza indiretta

La vera influenza di Aristofane sulla cultura della Riforma fu indiretta.

Gli umanisti del Rinascimento avevano riscoperto la commedia greca e avevano riportato in auge l'idea che la satira potesse svolgere una funzione morale e civile: smascherare il vizio attraverso il riso. I Riformatori, soprattutto Lutero, ereditarono questo clima culturale. Pur senza imitare direttamente I cavalieri, fecero largo uso dell'ironia, della caricatura e della satira come strumenti di denuncia religiosa e politica.

Per questo motivo, se oggi un lettore riformato legge I cavalieri, è facile che vi riconosca un'intuizione familiare: la società decade quando un popolo, invece di amare la verità, preferisce essere lusingato da chi gli promette ciò che desidera udire. Aristofane spiega il fenomeno in termini di psicologia politica; la Riforma lo interpreta alla luce della dottrina biblica del peccato e della necessità della conversione. È probabilmente questo il punto di contatto più profondo, anche in assenza di esplicite citazioni della commedia.

Un'opera ancora attuale?

È difficile leggere "I cavalieri" senza pensare a molti fenomeni politici contemporanei. Pur cambiando epoche e sistemi istituzionali, Aristofane coglie una dinamica ricorrente: quando il dibattito pubblico è dominato dall'emotività, dalla ricerca del consenso immediato e dalla spettacolarizzazione, il rischio è che la qualità della leadership venga misurata più dalla capacità di sedurre l'elettorato che dalla competenza o dalla prudenza. Per questo la commedia continua a essere letta non solo come un documento storico, ma come una riflessione perenne sulle fragilità della vita democratica.

Per un lettore cristiano, inoltre, l'opera offre uno spunto ulteriore. Essa ricorda che il peccato non risiede soltanto nei governanti, ma anche nella disposizione del cuore di chi preferisce parole lusinghiere alla verità. In questo senso richiama l'ammonimento di 2 Timoteo 4:3-4, dove si parla di persone che si circondano di maestri "secondo le proprie voglie" perché non sopportano la sana dottrina. Aristofane e l'apostolo Paolo parlano di ambiti diversi, ma convergono nell'osservare una medesima dinamica umana: chi desidera essere rassicurato più che corretto finisce facilmente nelle mani di chi sa sfruttare tale desiderio.

Bibliografia

Testo italiano completo in: https://copioni.corrierespettacolo.it/wp-content/uploads/2016/12/ARISTOFANE__Cavalieri__null__U(4)__Commedia__1a.pdf

Altro testo e commenti: https://nubicuculia.wordpress.com/autori/aristofane/opere-2/cavalieri/

Riassunto: https://www.skuola.net/letteratura-greca/aristofane-cavalieri.html