Teopedia/Psicologia dei resistenti
Psicologia dei resistenti
Se guardiamo alla letteratura psicologica, sociologica e storica sul fenomeno dei dissidenti, dei resistenti morali, dei non conformisti e di coloro che si oppongono alla pressione collettiva, emerge un quadro piuttosto interessante.
Anzitutto occorre dire che non esiste un unico "tipo psicologico del resistente". Molti studiosi sono giunti proprio alla conclusione opposta: i resistenti possono avere personalità molto diverse tra loro. Tuttavia tendono a condividere alcune disposizioni fondamentali.
1. Forte identità morale personale
Uno dei temi più ricorrenti è quello della cosiddetta moral identity.
I cosiddetti "moral rebels" non definiscono se stessi principalmente attraverso l'appartenenza al gruppo, ma attraverso principi morali interiorizzati. Quando percepiscono un conflitto tra il consenso sociale e ciò che ritengono giusto, tendono a seguire la coscienza piuttosto che il gruppo.
In altre parole, la domanda dominante nella loro mente non è: "Che cosa pensano tutti?" ma: "Che cosa è giusto?".
Questa differenza sembra piccola, ma psicologicamente è enorme.
2. Capacità di tollerare l'isolamento sociale
La pressione sociale funziona soprattutto attraverso la paura dell'esclusione.
Gli studi classici di Solomon Asch hanno mostrato quanto sia difficile sostenere una posizione diversa da quella della maggioranza.
I resistenti sembrano possedere una capacità superiore alla media di sopportare:
- disapprovazione;
- ridicolo;
- marginalizzazione;
- perdita di status.
Non necessariamente perché siano privi di emozioni, ma perché attribuiscono un valore maggiore alla verità percepita che all'approvazione sociale.
3. Indipendenza di giudizio
Molti autori parlano di autonomia cognitiva.
Il resistente tende a valutare le informazioni personalmente invece di delegare automaticamente il giudizio ad autorità, istituzioni o maggioranze.
Questo non significa che abbia sempre ragione.
Significa che tende a chiedersi:
- "Come lo sappiamo?"
- "Quali prove esistono?"
- "C'è un'altra interpretazione possibile?"
Tale atteggiamento è spesso associato a un pensiero critico relativamente sviluppato e a una minore dipendenza psicologica dal consenso del gruppo.
4. Maggiore tolleranza dell'incertezza
Molte persone preferiscono una spiegazione sbagliata ma rassicurante piuttosto che vivere nell'incertezza.
Qui entra in gioco il contributo di Erich Fromm.
Nel suo libro Escape from Freedom, Fromm sosteneva che molte persone fuggono dalla libertà rifugiandosi nell'autorità, nel conformismo o nell'identificazione con movimenti collettivi. La libertà richiede infatti di sostenere il peso dell'incertezza e della responsabilità personale.
Il resistente appare spesso più disposto a convivere con domande aperte e con la possibilità di trovarsi controcorrente.
5. Coraggio morale più che coraggio fisico
Le ricerche sui soccorritori durante l'Olocausto mostrano che ciò che li distingueva non era tanto l'eroismo spettacolare quanto una forte responsabilità morale verso gli altri.
Le caratteristiche più frequentemente osservate includono:
- empatia elevata;
- senso di responsabilità sociale;
- ragionamento morale altruistico;
- disponibilità ad assumersi rischi per proteggere altri.
Eva Fogelman osserva che molti soccorritori sviluppavano una forma di identificazione con le vittime che permetteva loro di superare la propaganda dominante.
6. Minore deferenza verso l'autorità
Le ricerche nate dopo gli esperimenti di Stanley Milgram hanno spesso distinto tra obbedienza e coscienza.
I resistenti tendono a considerare l'autorità come legittima ma non assoluta.
Essi riconoscono un principio superiore rispetto all'ordine ricevuto:
- la coscienza;
- la legge morale;
- la verità;
- Dio (nei soggetti religiosi).
Quando percepiscono un conflitto, possono arrivare a rifiutare l'obbedienza.
7. Senso di responsabilità personale
Una caratteristica particolarmente interessante è la tendenza a non diffondere la responsabilità.
La maggioranza pensa facilmente:
"Qualcuno farà qualcosa."
Il resistente tende invece a pensare:
"Se non lo faccio io, chi lo farà?"
Questo tratto compare spesso negli studi sui soccorritori dell'Olocausto e sugli attivisti impegnati in azioni ad alto rischio personale.
8. Capacità di vedere oltre la propaganda del momento
Molti resistenti sembrano possedere quella che potremmo chiamare una "prospettiva storica".
Sono meno inclini a considerare assolute le narrazioni dominanti del presente.
Più facilmente si chiedono:
- "Come sarà giudicato tutto questo tra vent'anni?"
- "Che cosa pensavano le generazioni passate di fenomeni simili?"
- "Potrebbe esserci un errore collettivo?"
Questa capacità di distanziamento storico non è sempre studiata formalmente come tratto psicologico autonomo, ma compare spesso nelle testimonianze di dissidenti e resistenti.
9. Un paradosso importante
Qui emerge forse il dato più sorprendente.
Molti studi suggeriscono che i resistenti non sono necessariamente persone antisociali o ribelli per temperamento.
Spesso sono individui profondamente morali e persino cooperativi.
Semplicemente, la loro lealtà primaria non è verso il gruppo ma verso ciò che percepiscono come vero e giusto.
Per questo motivo i "ribelli morali" possono risultare irritanti agli altri. La loro semplice presenza mette implicitamente in discussione chi ha scelto di conformarsi. Gli studi di Benoît Monin mostrano che chi agisce moralmente controcorrente viene spesso percepito come una minaccia psicologica e suscita risentimento proprio perché evidenzia il comportamento degli altri.
Una riflessione finale
La letteratura più seria porta a una conclusione che contrasta con molte narrazioni popolari.
I resistenti autentici non sono necessariamente più intelligenti, più istruiti o più competenti della media.
Anzi, gli studiosi che hanno esaminato i soccorritori dell'Olocausto e altri esempi di coraggio morale trovano spesso persone molto ordinarie. Ciò che sembra distinguerle è soprattutto una combinazione di coscienza morale interiorizzata, indipendenza di giudizio, capacità di sopportare l'isolamento e disponibilità a pagare un prezzo personale per ciò che ritengono vero.
È anche per questo che il fenomeno della resistenza morale continua a interessare psicologi, storici e filosofi: esso tocca una domanda fondamentale sulla natura umana. Perché alcune persone si conformano quasi sempre, mentre altre, in certi momenti decisivi della storia, riescono a dire semplicemente: "No".
Bibliografia essenziale
Per una bibliografia essenziale sul tema della resistenza al conformismo, della dissidenza morale, dell'obbedienza all'autorità e della psicologia dei "resistenti", suggerirei un percorso che unisce psicologia sociale, filosofia morale, sociologia e testimonianza storica.
Opere classiche fondamentali
- Solomon Asch, Social Psychology (1952).
- Solomon Asch, “Opinions and Social Pressure”, Scientific American 193 (1955): 31–35.
- Stanley Milgram, Obedience to Authority: An Experimental View (1974). (Wikipedia)
- Erich Fromm, Escape from Freedom (1941) [trad. inglese; nel Regno Unito The Fear of Freedom]. (Wikipedia)
- Viktor Frankl, Man's Search for Meaning (1946).
- Hannah Arendt, Eichmann in Jerusalem: A Report on the Banality of Evil (1963).
- Philip Zimbardo, The Lucifer Effect: Understanding How Good People Turn Evil (2007).
Resistenza morale e dissenso
- Rushworth M. Kidder, Moral Courage (2005).
- Irshad Manji, The Trouble with Islam Today: A Muslim's Call for Reform in Her Faith (2004) — interessante per il tema del dissenso interno alle comunità ideologiche.
- Charlan Nemeth, In Defense of Troublemakers: The Power of Dissent in Life and Business (2018).
- Todd Rose, Collective Illusions (2022), sul fenomeno della conformità pubblica a convinzioni non realmente condivise.
Influenza delle minoranze e non conformismo
- Serge Moscovici, Social Influence and Social Change (1976).
- Serge Moscovici, “The Phenomenon of Social Influence” (vari saggi raccolti).
- Cass Sunstein, Why Societies Need Dissent (2003).
- Jonathan Haidt, The Righteous Mind (2012).
Olocausto, soccorritori e coraggio morale
- Eva Fogelman, Conscience and Courage: Rescuers of Jews During the Holocaust (1994).
- Samuel Oliner e Pearl Oliner, The Altruistic Personality: Rescuers of Jews in Nazi Europe (1988).
- Nechama Tec, When Light Pierced the Darkness (1986).
- Ordinary Men di Christopher Browning (1992), essenziale per comprendere il lato opposto: perché persone ordinarie si conformano e collaborano al male.
Conformismo, propaganda e psicologia delle masse
- Gustave Le Bon, The Crowd (1895).
- Jacques Ellul, Propaganda: The Formation of Men's Attitudes (1962).
- Elisabeth Noelle-Neumann, The Spiral of Silence (1984).
- Robert Cialdini, Influence: The Psychology of Persuasion (1984).
Una piccola lista “essenziale dell’essenziale”
Se dovessi scegliere soltanto otto titoli per comprendere il fenomeno dei resistenti morali, partirei da:
- Asch — Social Psychology.
- Milgram — Obedience to Authority.
- Fromm — Escape from Freedom.
- Frankl — Man's Search for Meaning.
- Arendt — Eichmann in Jerusalem.
- Moscovici — Social Influence and Social Change.
- Oliner & Oliner — The Altruistic Personality.
- Nemeth — In Defense of Troublemakers.
Insieme offrono probabilmente il miglior quadro introduttivo per comprendere la tensione permanente fra conformismo, autorità, coscienza, dissenso e coraggio morale nella storia umana. (Wikipedia)