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Presa di Posizione Numero 17

17.L’amore per la Morte

Una delle frasi più efficaci delle Scritture è Proverbi 8:36 in cui la Sapienza, cioè Gesù Cristo, cioè Dio, dice “Ma chi pecca contro di me, fa male a se stesso; tutti quelli che mi odiano amano la morte.” Questo significa che l’amore per la morte è il marchio di ogni persona e cultura che siano contro Dio nel peccato: sono suicidi. Questo fatto, dichiarato così chiaramente da Salomone, non è senza conferme lungo le generazioni. Nel secolo scorso Sigmund Freud, su basi non bibliche, sostenne che la volontà di morte è il fatto basilare e dominante nella vita di tutte le persone, e di conseguenza egli aveva scarse speranze per il futuro della civiltà.

La bibbia ci dice che c’è un collegamento inseparabile tra il peccato e la morte. Il peccato è ribellione contro la legge e il governo di Dio; il peccato separa da lui che è il Creatore e datore di vita. La conseguenza di questa separazione dalla Fonte di ogni la vita è la morte, e ogni peccato dimostra un amore e una voglia di morte e una dipendenza tossica da fattori di morte. Gesù Cristo dice: “Io sono la risurrezione e la vita; chiunque crede in me, anche se dovesse morire, vivrà. E chiunque vive e crede in me, non morrà mai in eterno” (Gv. 11:25-26). Accettare l’espiazione di Cristo e la sua signoria significa che ci separiamo dal peccato e dalla morte, alla vita e alla rettitudine o giustizia, e per noi ha inizio all’istante la vita eterna, talché la potenza della morte è spezzata (1 Co. 15:55-57).

Nel frattempo, il mondo e tutto intorno a noi, è caratterizzato da una volontà e un’amore per la morte. Ogni giorno di più la scena del mondo economico mostra questa volontà di morte. La stampa di denaro è la distruzione pianificata del denaro e dell’economia ma lo stato è assuefatto a questa pratica e non può più farne a meno.

Quando fu chiesto a Keynes delle conseguenze delle sue ricette economiche nel lungo termine, egli rispose molto chiaramente: “Nel lungo termine siamo tutti morti.” Uomini suicidi richiedono economie suicide, e lo stesso tipo di politiche.

Le politiche che governano, si fa per dire, l’immigrazione, sono politiche suicide. Abbiamo permesso l’ingresso a qualche milione di Islamici che non hanno mai nascosto di voler abbattere la nostra civiltà e di eliminarci fisicamente quando si sentiranno forti abbastanza. Stiamo facendo entrare migranti economici che gravano su un istituto già fallito e che non potranno lavorare fino alla fine dell’iter di richiesta d’asilo, in genere 3 anni, Alcuni erano criminali e alcuni persino assassini in patria e tutto quello che potranno fare qui è ripetersi.

Le politiche della morte prevalgono a Roma e in tutte le altre capitali del mondo. I moribondi non fanno progetti per domani o l’anno prossimo, la politica della morte pensa solo nei termini di oggi. Fanno politiche della morte perché non sono interessati alla vita dopo di sé. 

George Orwell, nel suo 1984, ha dipinto chiaramente  le conseguenze delle politiche della morte. Purtroppo, non essendo un uomo di fede biblica, ha mancato di vederne le radici. L’uomo moderno ha negato il Dio trino ed ha insistito che l’universo è un prodotto del caso e del tutto fortuito. Il suo universo, anziché avere un significato cosmico e totale è un universo assolutamente senza significato. Se la sola razionalità che c’è nell’universo è nella mente dell’uomo, e se la mente dell’uomo, a partire da Freud è semplicemente il prodotto irrazionale dell’inconscio umano, allora la mancanza di significato è assoluta e totale. A quel punto, aver fame di verità e significato è segno di stupidità e d’irrazionalità. Il paganesimo greco-romano vide questo vuoto cosmico come motivo d’edonismo: “Mangiamo, beviamo e divertiamoci, perché domani si muore.” La celebrazione più grande e l’evento più amato nell’Impero Romano era il “circo” coi suoi gladiatori che combattevano a morte, con cristiani gettati ai leoni, e la morte in molte altre maniere, era fatta diventare spettacolo sportivo di grade popolarità. Il grido dei gladiatori quando entravano nell’arena: “Ave Cesare! Morituri te salutant!” È l’epitome dello spirito di Roma. La morte era un gioco e tutti la corteggiavano a modo loro, e la glorificavano nell’arena. Come dice il Signore: “Tutti quelli che mi odiano amano la morte.”

L’educazione statale è sempre più l’educazione per la morte, la morte nazionale oltre che la morte della cultura. La triste e conclamata situazione dell’istruzione statale è che produce sempre più analfabeti funzionali, persone incapaci di leggere e comprendere una pagina di un libro che meriti questa definizione. L’economia sta richiedendo lavoratori sempre più istruiti e specializzati ma anche capaci di successivi reindirizzi e le scuole statali stanno  producendo analfabeti che non possono essere assunti in questi ruoli. Secondo le statistiche gli analfabeti funzionali in Italia sono il 28% della popolazione. Questo analfabetismo (e conseguente disoccupazione o sottooccupazione) costituisce “una forma di dinamite sociale.” La situazione peggiora di anno in anno, e il mondo evangelicale non ha ancora deciso di mettere mano a questa situazione. In molti circoli, anche evangelicali, criticare le scuole statali è marchio di fascismo, superstizione, bigottismo religioso, ed altro. Gli amanti della morte sono offesi dalla possibilità che ci sia vita e futuro per qualsiasi segmento della nazione.

Da ogni lato, la voglia di morte è con noi, organizzata con intense crociate e movimenti. Tassazione e burocrazia che sta radendo a zero il mondo produttivo e la classe media, popolazione a crescita zero, crescita economica zero, e così via. Le misure anti-Covid sono chiaramente suicide e c’è chi chiuso in casa con lo stipendio garantito tifa per ulteriori chiusure suicide. Chi ha la mia età si ricorderà la passione con cui Hollywood e il movimento pacifista protestava contro gli ordigni nucleari, esagerava il potenziale di tali ordigni, la sua prontezza a credere nella distruzione totale del mondo (e nel trovare piacere in film che la dipingevano), mentre allo stesso tempo perseguiva e continua a perseguire politiche di disarmo che invitano la guerra. Gli aiuti economici che l’occidente sta mandando da decenni nel terzo mondo finiscono quasi sempre nelle mani di dittatori che ci odiano che li spendono in armamenti, un’altra delle tante pratiche suicide dell’occidente.

All’interno della chiesa, è stucchevole vedere la passione con cui delle persone difendono escatologie di morte. Tali persone insistono che la storia non può terminare con la vittoria del Signore e il dominio dei santi da Polo a Polo ma solo nella sconfitta. Le cose andranno di male in peggio, dicono queste persone, fino alla fine del mondo. In qualche modo, vedono il credere in un’escatologia di vittoria come qualcosa di non spirituale e di non cristiano. Al posto di una fede gioiosa e trionfante tali persone manifestano una fede rancida e che suona la ritirata. “Non si lucidano gli ottoni in una nave che sta affondando” ove la nave rappresenta il mondo, fu una frase coniata da un segmento rilevante della chiesa durante il fondamentalismo.

L’amore per la morte è molto chiaro nel movimento abortista. I suoi sostenitori sono suicidi in diverse maniere. Mentre non ho modo di poter verificare questa informazione, diverse persone familiari con le “cliniche” abortive americane mi hanno detto che c’è un alto tasso d’utilizzo di narcotici e un eccessivo consumo di alcol tra gli operatori. Ancor più chiaramente suicidi sono coloro i quali lottano per legalizzare l’eutanasia, e una componente suicida c’è anche in chi assume la pillola abortiva.

È importante notare che i Dieci Comandamenti, nella parola o legge concernente la vita, dice: “Tu non ucciderai.” Alcuni lo traducono con “assassinerai”, ma c’è un’altra parola ebraica, come nel Salmo 10:8 per uccidere, harag, colpire o uccidere con intenzioni letali. In Esodo 20:13, la parola è ratsack, da una radice ‘fare a pezzi’, uccidere, o metter a morte; questa parola può significare anche assassinare, ma è in qualche modo più generica. Il significato di “Tu non ucciderai” è che qualsiasi uccisione è proibita eccetto ove sia permessa dalla parola di Dio, ed esempio: nell’esecuzione di una persona legittimamente condannata a morte, in auto-difesa in una guerra difensiva, nell’eliminare quegli animali e parassiti che ostacolano l’agricoltura e l’allevamento di bestiame, ecc., nell’uccidere per cibo, e simili. In altre parole, ogni vita è creata da Dio, e il togliere qualsiasi vita deve essere sottoposto alla parola-legge di Dio. Poiché noi non apparteniamo a noi stessi, ma siamo creazione e proprietà di Dio, non possiamo toglierci la nostra vita, perché siamo proprietà di Dio.

Uno dei segni di una sana fede è un amore per la vita e un pio uso di essa, mentre un uso suicida e distruttivo della nostra vita e della vita di altre persone e creature manifesta un fondamento alieno.

Il suicidio è pertanto, normalmente un fatto religioso. Questa qualificazione “normalmente” è necessaria ai nostri giorni, perché molte sostanze amministrate come medicine hanno effetti collaterali mortali, e quando se ne assuma più di una, producono risultati mortali e spaventosi.

Molte religioni hanno assunto una visione favorevole del suicidio, e l’hanno persino esaltato come un percorso onorevole e dignitoso. In alcune culture, quando il re moriva, mogli e servitù competevano per il privilegio d’essere sepolti vivi col monarca. In India, fino al 1800 la moglie viva di un defunto veniva bruciata con la sua salma, chiaramente una cultura che ama la morte. Dico ama e non amava perché il cambiamento è stato imposto con fatica dal cristianesimo dell’occupante Inghilterra. Molte delle religioni orientali vedono il suicidio come una liberazione dentro al nulla e più vicino a noi, l’Islam vede il suicidio nella lotta agli infedeli come subito premiato con 70 vergini.

La settimana scorsa fa ho parlato del “Problema con la Sicurezza Sociale.” Al presente, L’INPS è bancarotta, sia moralmente che economicamente. Con l’invecchiare della nazione, una delle bombe ad orologeria nella guerra monetaria è il sistema di Sicurezza Sociale che potrebbe far sembrare tutti gli altri problemi economici e sociali  dei giochi da bambini”. Il sistema non è sano economicamente, ma con pensionati che costituiscono (16M con 23M di pensioni, 60 pensionati ogni 100 lavoratori) il 31% di tutti i votanti, non viene fatto niente di costruttivo. È facile vedere perché. Per chi è in pensione i fatti non contano nulla. Considerano qualsiasi “interferenza” con il sistema pensionistico come “non cristiana”. La Sicurezza Sociale  ha spinto le nazioni europee dentro un malessere economico e al socialismo, e quanto all’Italia è già tecnicamente fallita da molto tempo. Ma nessuno vuole discutere le questioni economiche, e neppure quelle morali. Ogni rifiuto di affrontare la piena realtà, comunque, è suicida.

L’amore per la morte è un fatto culturale e personale. Se gli uomini non hanno vera espiazione, cercano l’auto-espiazione, che significa attività masochiste. Il risultato è che la cultura è orientata alla morte anziché alla vita. Però, non c’è onestà in questo orientamento. Tipica di questo fatto, la vita di un giovane, un artista con enormi abilità, che non amava nulla di più che sproloquiare contro chiese e cristiani per la loro supposta mancanza di qualsiasi amore o godimento della vita. Basquiat rifiutò di vedere la sua propria voglia di morte e il proprio amore per la morte nella parte che giocò nella rivoluzione sessuale, nella cultura della droga, e nel suo vivere in flagrante disprezzo per il buonsenso. Era già morto prima dei trenta e fino all’ultimo insistendo che era un difensore della vita e della libertà.

Dall’altro lato, l’amore per Dio è l’amore per la vita. L’obbedienza a Dio è l’obbedienza alle leggi della vita. Cercare di vivere senza legge, senza la legge di Dio, è cercare la morte. I morti in un cimitero vengono integrati col mondo naturale. Quelli che sono vivi nel Dio trino esercitano il dominio su quel mondo nei termini della parola-legge di Dio. Non si conformano né alla cultura di questo mondo, né agli impulsi “naturali” perché, essendo stati creati ad immagine di Dio, è alla sua immagine che devono conformarsi. L’immagine di Dio, nel suo senso ristretto, è definita così nel Catechismo Minore di Westminster, Risposta alla domanda n° 10: “Dio creò l’uomo maschio e femmina, secondo la sua immagine, in conoscenza, giustizia e santità, col dominio sulle creature” (Ge. 1:26-28; Cl. 3:10; Ef. 4:24). Nel suo senso più ampio, l’immagine di Dio include di più: la sua rivelazione nelle Scritture è una manifestazione della sua immagine, della sua sapienza, rettitudine (o giustizia), santità, dominio, gloria, legge, grazia, giudizio e altri ancora.

Pertanto, conformarci all’immagine di Dio, anziché al piano del tentatore d’essere il nostri proprio dio (Ge. 3:5), significa vivere per ogni parola che procede dalla bocca di Dio (Mt.4:4). Non c’è vera vita per il solo pane, ma piuttosto per la grazia sovrana di Dio per mezzo di Cristo, e dunque per fedeltà alla sua parola. In 1Giovanni 1:1 Gesù Cristo è dichiarato essere “Parola di vita”. È Lui che ci mostra “il sentiero della vita” (Sa. 16:11), e questo è presentato nella totalità della sua parola. Noi non possiamo dire di amare la vita e trascurare il Signore e datore di vita, e la sua parola che presenta il sentiero della vita.

Il sentiero della vita, e l’amore per la vita, significa amore la via ordinata da Dio in ogni area di vita e di pensiero. L’essenza della prospettiva moderna è che l’uomo reclama di essere autonomo e cerca la sua libertà da Dio. Fin troppi frequentatori di chiese professano attaccamento al Signore della vita mentre affermano una via autonoma nella maggior parte della cose. Questo è antinomismo — è anche amore per la morte.

(Pr. 8:32-35) Ora dunque, figli, ascoltatemi; beati quelli che osservano le mie vie! Ascoltate l'ammaestramento e siate saggi, e non respingetelo! Beato l'uomo che mi ascolta, vegliando ogni giorno alle mie porte e custodendo gli stipiti delle mie porte. Poiché chi mi trova, trova la vita, e ottiene favore dall’Eterno”. 

(Dicembre 1982 GM Ottobre 2020)