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24. Colpa, espiazione e libertà

La puntata di oggi addita a Cristo come solo vero liberatore in tutti gli ambiti di vita e questo è il suo scopo principale, mi piacerebbe però che potesse costituire anche uno stimolo per una riflessione sul lock-down, o meglio sugli arresti domiciliari natalizi. Che cos’è più oppressivo, più schiavizzante, più minuziosamente controllante, la legge di Dio o quella degli uomini?

L’Amleto di Shakespeare, nel suo famoso soliloquio, ad un certo punto dice: “La coscienza ci rende tutti codardi”. In questa frase, Shakespeare riassunse un’antica consapevolezza degli effetti corrosivi di una cattiva coscienza. Le persone colpevoli pagano un prezzo: perdono il potere di essere liberi. Essendo in schiavitù al peccato, diventano schiavi anche esternamente. Come dice nostro Signore in Giovanni 8:34: “Chi fa il peccato è schiavo del peccato”. Però, al verso 36 dice: “Se dunque il Figlio vi farà liberi sarete veramente liberi”.

Quando ebbe inizio la Rivoluzione Russa, solo una piccola minoranza del popolo favoriva i Bolscevichi. I Bolscevichi, però, guidati da Lenin, predicarono invidia e odio ad ogni occasione. Quando cominciarono ad assumere il potere, molti milioni di persone erano pronte a sfruttare la situazione per saccheggiare negozi e case, toh, guarda, quello che sta succedendo oggi nelle grandi metropoli americane. Avendolo fatto, avendo saccheggiato negozi e case, divennero collaboratori colpevoli della rivoluzione e pertanto ebbero pochi motivi morali per combattere il potere Bolscevico. Molti anni più tardi, un vecchio disse tristemente: Abbiamo attirato il giudizio su noi stessi.

Con la Seconda Guerra Mondiale, Stalin, temendo più di qualsiasi altra cosa i propri sottoposti, incoraggiò il comportamento più brutale da parte delle sue truppe in avanzata. Fu fatto di tutto per incitarli a violentare, assassinare e saccheggiare. I tedeschi furono provocati alla brutalità in ogni modo possibile. Come dice Nikolai Tolstoy in Stalin’s Secret War (1982): “Stalin fece di tutto per invitare il cattivo trattamento e più tardi lo sterminio dei prigionieri di guerra Russi” (p. 261). Sapeva che la reazione a tutto ciò sarebbe stata una brutalità ancor maggiore da parte delle truppe sovietiche.

Così facendo Stalin demoralizzò i propri uomini. Come avrebbero potuto, dopo la guerra, combattere contro gli orrori di Stalin e del comunismo, quando essi stessi si erano incolpati di simili brutalità? Come potevano mettersi contro le scelleratezze di Stalin quando anch’essi erano stati così prontamente e brutalmente scellerati? Una cattiva coscienza li aveva disarmati.

La colpa è sempre stata uno strumento utile e basilare della tirannia e del falso potere. Lungo gli anni, ho incontrato situazioni in cui un marito o una moglie cercano segretamente e di nascosto di spingere il loro sposo verso un adulterio. Lo scopo è produrre in loro una cattiva coscienza che permetterà al manipolatore di dominare il partner che ha sbagliato. In un caso, una moglie, non essendo riuscita a spingere il marito in adulterio, divenne violenta e psicolabile perché non riuscì ad usare la colpa per controllarlo.

Questo potere è ben conosciuto ai politici malvagi. Un popolo colpevole è un popolo che si controlla più facilmente. Perciò tali politici sono inclini a creare colpa. Nella passata generazione, quella mia, abbiamo sentito parlare molto della fame in Sud America, fummo esposti perfino a “statistiche” sul numero dei denutriti. Che sia un mito è stato dimostrato più d’una volta, senza successo. Ci sono propinate orribili storie di quanto siamo sfruttatori, in modo da renderci più facilmente sfruttabili. Una tecnica simile è stata usata con l’africa e solo qualche mese fa qualcuno voleva farmi credere che io dovrei sentirmi in colpa per lo stupro di ragazze somale o abissine. Dovrei perfino sentirmi in colpa per essere andato in ferie quest’estate perché ho così dato forza alla seconda ondata di Covid in Novembre anche se è risaputo che l’incubazione del virus non supera le due settimane. Lo scopo di gran parte dell’oratoria politica è sempre più creare colpa nella gente in genere e in tutti gli oppositori, chi non s’adegua è un negazionista.  Troppi cosiddetti “progressisti” sono persone che si sentono colpevoli per cose mai fatte mentre non si sentono colpevoli per cose infelici che hanno fatte e stanno ancora facendo.

È molto difficile per un cristiano parlare davanti a certi tipi di uditorio senza essere accusato di cose totalmente estranee all’argomento. Per citare un esempio, un contestatore (o accusatore) dichiarò che nessun cristiano ha il diritto di parlare, visto il trattamento fatto ai pellerossa! Il fatto è che molto spesso, i soli amici che gli indiani hanno avuto erano cristiani. La maggior parte degli uomini di frontiera erano dei fuorilegge che scappavano dalla legge e da una società disciplinata. Erano uomini senza Dio. Avrebbe senso biasimare gli atei contemporanei per i peccati di atei del passato? Oggi è difficile parlare della violenza dell’Islam senza che qualcuno voglia farmi sentire colpevole per le crociate.

Quando gli uomini sono trovati colpevoli e condannati, possono affrontare una prigione fisica oppure no, ma è assolutamente sicuro che affrontano una prigione interiore. Prima di tutto la loro coscienza li condanna, e poi li rinchiude nella prigione della colpa che non ha sbarre ma è molto più forte.

Quelli che operano per appiccicarci un senso di colpa stanno semplicemente cercando d’Imprigionarci e ti toglierci la nostra libertà in modo da avere la libertà di fare la loro malvagia volontà.

Come minimo, cercano di mettere gli uomini pii sulla difensiva, a cercare di dimostrare la loro innocenza piuttosto che a fare il loro lavoro. La risposta, pertanto, alla domanda riguardo al maltrattamento degli indiani è una contro-accusa: se credi che questa nazione sia stata rubata agli indiani, come credono alcuni milioni di voi, vendi tutto quello che hai, da’ i tuoi soldi e la tua terra agli indiani e ritorna in Europa. Se credi che l’Africa sia stata sfruttata vendi tutto ciò che hai e dallo agli africani. Fintanto che non lo fai, credendo ciò che credi, non sei forse un ipocrita?

La colpa è nemica della libertà. Turba il riposo e il sonno, e ostacola il nostro lavorare e il nostro funzionare. Più importante ancora, è una pre-condizione per la riduzione in schiavitù di un popolo. Come ha indicato Rushdoony in The Politics of Guilt and Pity (1970) la riduzione in schiavitù mediante la colpa è un aspetto essenziale della politica moderna. Se siamo ricchi, dovremmo sentirci in colpa; se siamo della borghesia, di nuovo siamo  in colpa; se siamo dei ceti bassi, siamo in qualche modo sub-umani e ne siamo responsabili. Se siamo cristiani dovremmo sentirci in colpa. Se abbiamo ricevuto una buona educazione, vergogna! Se godiamo il nostro lavoro, il nostro tempo libro, la famiglia, gli amici, siamo in qualche modo colpevoli di trascurare la “visione più ampia” e siamo vili creature. La politica è diventata l’arte di creare e manipolare la colpa in modo da aumentare i poteri dello stato.

Anche la bibbia ci dice che siamo persone in colpa, che “Non c’è alcun giusto, no, neppure uno” (Ro. 3:23). Per le Scritture, però, il riconoscere e confessare il peccato e la colpa sono il primo passo verso l’assoluzione. La bibbia ci dice enfaticamente che il peccato e la morte sono causa ed effetto: la morte è la conseguenza del peccato e della colpa. Il punto complessivo delle Scritture è che la redenzione dal peccato, dalla colpa e dalla morte sono da riceversi mediante l’espiazione di Cristo. Cristo diventa non solo il portatore dei nostri peccati e l’espiazione vicaria, ma egli ci ricrea talché siamo una nuova creazione. Essere liberato da peccato, colpa e morte è essere un uomo nuovo con una natura rinnovata. Lo scopo della nostra salvezza è fare di noi un popolo libero: “Conoscerete la verità (Gesù Cristo) e la verità vi farà liberi”(Gv.8:32). Solo un popolo libero può creare un mondo libero.

Dunque, il proscioglimento dal peccato e dalla colpa davanti a Dio è il necessario preludio alla libertà umana.

Questa è la ragione per cui l’espiazione è così essenziale alla libertà politica. Nel mondo antico, gli uomini erano consapevoli del pericolo della colpa. Di conseguenza, cercarono d’essere liberi richiedendo l’espiazione per tutti i cittadini. A Roma, tutti i cittadini (eccetto i soldati in servizio) dovevano essere presenti alla lustrazione annuale per essere lavati dai loro peccati. Essere libero dalla colpa era essenziale allo status di un uomo  libero. Tutti questi sforzi erano ovviamente futili, perché la lustrazione romana non procurava espiazione. È comunque degno di nota, che nei suoi primi anni Roma vide la correlazione tra una chiara coscienza davanti agli dèi e la libertà.

Ora si riconosce invece il potere che una cattiva coscienza e la colpa hanno nello schiavizzare una persona. Alcuni anni fa un uomo mi ha detto che non era più abbonato al quotidiano perché il messaggio dalle “notizie” era: “Se io non salvo il mondo prima di pranzo, sono uno sporco, marcio bastardo”. Parecchi cristiani si sono ritirati dalle responsabilità sociali disgustati: sia i politici sia i loro pastori fanno di tutto per “infliggere sensi di colpa” a tutti i cristiani, ed essi ne sono stanchi. Ma senza una fede forte sono impotenti davanti a questa procedura. Nessuna persona sfugge dalla schiavitù meramente perché se ne risente.

Abbiamo parlato del ruolo dei politici nel promuovere la colpa. È assai necessario parlare anche del ruolo degli ecclesiastici. Non dimenticherò mai quell’amica che mi raccontò di suo padre, per tutta la vita membro di una chiesa fondamentalista. Ogni pastore che ebbe mai era un esperto nel controllo della congregazione mediante la colpa. Ogni domenica il poveruomo tornava a casa sentendosi miserabile perché “era venuto meno” con Dio; egli era un miserabile peccatore, e così via. Anziché aiutare la congregazione ad avanzare nella potenza del Signore a servire il Regno di Cristo in ogni area di vita e di pensiero, il pastore faceva sentire tutti e ciascuno quanto fossero peccatori, e come avrebbero dovuto fare di più e dare di più alla chiesa per essere “a posto” col Signore.

Questo è predicare per schiavizzare, ed è molto popolare con entrambe le chiese, quella fondamentalista e quella modernista. E va mano nella mano con l’iper-governo. La chiesa che fa leva sui sensi di colpa vuole controllare le persone non meno dello stato che adotta lo stesso stratagemma. Una chiesa che sia molto “severa” nel suo governo non è necessariamente più pia di una chiesa che sia molto lassista. Più di una chiesa “severa” si gloria della propria pia severità quando ciò che sta veramente dicendo è che non crede nella potenza dello Spirito santo. (Non senza ragione, Milton scrisse: “Il nuovo Presbitero è solo il vecchio prete ingigantito”.)

L’iper-governo non lascia spazio alla libertà né alla crescita. Permette una sola voce nella chiesa e nessun altra. Promuove la centralizzazione del potere tanto nella chiesa che nello stato. In breve, l’iper-governo non si fida del potere di Dio nella vita dell’uomo. Alcuni degli iper-governanti ecclesiali sembrano credere che, mentre essi furono creati ad immagine di Dio, il resto degli uomini furono creati solamente in un’immagine parziale e pertanto hanno bisogno della dittatura dell’elemento d’élite. Quelli che non appartengono alla élite devono essere tenuti in riga con una cattiva coscienza.

Rivelazione 6:16 ci dice dei colpevoli, che quando affrontano il giudizio di Dio gridano alle montagne e alle rocce: “Cadeteci addosso e nascondeteci dalla faccia di colui che siede sul trono e dall’ira dell’Agnello”.

Poco fa abbiamo citato l’utilizzo della colpa da parte di Stalin come mezzo per ridurre in schiavitù e di governare il suo popolo di sottoposti. Bisogna aggiungere che Stalin stesso era governato dalla colpa. Egli pretese una smaccata adulazione e lode a celare la verità della sua natura; volle ritratti di se stesso a rispecchiare la sua immagine ideale e fece sparare a diversi ritrattisti che non erano riusciti a soddisfare le sue richieste. “Il suo desiderio di umiliare e di terrorizzare raggiunse persino la propria famiglia” (N. Tolstoy, p. 50), e, con questo gli venne un’intensa paura di tutti gli uomini, incluse le sue guardie del corpo attentamente selezionate. Credeva ossessivamente nell’onnipresenza dei suoi nemici e adottò i sistemi più estremi per proteggersi. Secondo Tolstoy (P. 50), L’unico fattore costante nella politica di Stalin fu il terrore, un terrore totale che distorse tutto il suo essere. Egli aveva fatto di tutte le persone degli schiavi. Ma egli stesso fu uno schiavo continuamente inseguito dalla propria cattiva coscienza e dalla paura del popolo.

Dai giorni di Stalin, non c’è stato un cambiamento essenziale nei governanti del sistema Sovietico fino al 1991. Dopo la caduta del muro di Berlino in Russia alcune cose sono cambiate, il sistema di governare mediante la colpa è invece diventato regola ovunque. Il lavoro coatto è ancora la linfa vitale dell’economia e con una tassazione al 67% in Italia di può giustamente parlare di lavoro coatto e prevalgono la sorveglianza totale e la paura totale. Le stesse estreme precauzioni sono prese per difendere dal popolo i capi odierni. Non c’è differenza reale o sostanziale tra Stalin e i despoti moderni: entrambi rappresentano l’intronamento del male e del potere malvagio. La codardia di Stalin proveniva da una cattiva coscienza; la stessa cattiva coscienza governa la maggior parte delle capitali oggi e Roma, figlia del cattolicesimo romano è una delle migliori nell’uso politico della cattiva coscienza quanto nell’esserne prigioniera, basta pensare agli scandali sessuali del clero. Del resto, il celibato è stato sempre utilizzato come strumento di potere perché permette il controllo delle cattive coscienze.

La stessa cattiva coscienza governa la maggior parte dei capi di stato occidentali. Essi fanno guerra, di solito segretamente, contro Dio e contro gli uomini nei termini di un ideale umanista. Vedono gli altri uomini come niente di più che concime per fertilizzare la terra di un futuro pianificato. Sacrificano uomini in guerre che non progettano di vincere e in utopie irrealizzabili, e trattano la gente come strumenti da manipolare.

Come cenere vulcanica che copre la terra intera, offusca il sole e diventa parte dell’aria che si respira, così una cattiva coscienza è parte dell’aria spirituale del ventunesimo Secolo. Offusca la vita e il pensiero della maggior parte delle persone e ne fa dei codardi e degli schiavi.

Il bisogno più grande e opprimente del mondo è il bisogno di libertà, ma gli uomini rigettano la libertà quando rigettano Cristo: “Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Gv. 8:32). Quella verità è Gesù Cristo, il quale dichiara: “Se dunque il Figlio vi farà liberi sarete veramente liberi” (Gv. 8:36). Questo è un fatto e una premessa politica e psicologica, e anche più, è la premessa religiosa per il tutto della vita.

 

Dicembre 2020