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Presa di Posizione Numero 6

6.Giurisdizione: per Cristo o per Cesare?

Le parole rivelano la nostra fede, ci parlano del nostro mondo, e manifestano i nostri presupposti. Una parola importante per rivelare la nostra fede è giurisdizione. Proviene da due parole latine, jus, legge, e dico, dire. Colui che ha giurisdizione è colui che dichiara la legge, è colui la cui parola è la parola vincolante, autoritativa per quell’area o sfera di vita e di pensiero.

La giurisdizione è un fatto essenzialmente religioso: ci dice chi sia il dio sopra una area o sfera particolare, ci rivela chi dichiara la legge per quel dominio. In altre parole, ci mostra chi è signore.

La premessa ed affermazione integrale delle Scritture è che la terra è del Signore, che, poiché egli ha fatto tutte le cose, ha ordinato e ordina tutte le cose, Dio il Signore è il solo Signore e legislatore su tutto il cielo e la terra, su ogni aspetto della creazione (Es. 9:29; De. 10:12-14; Sl. 24:1; 1 Co. 10:26). Tutta la creazione, perciò, è sotto la giurisdizione di Dio, il quale dichiara: “Io sono l’Eterno, questo è il mio nome; non darò la mia gloria ad alcun altro né la mia lode alle immagini scolpite” (Isa.42:8). La giurisdizione di Dio è totale, ed Egli non la condivide con alcuno. Gli uomini possono esercitare valida autorità e dominio sotto Dio, in fedeltà alla sua legge, e nei termini della sovranità e del regno di Dio. Egli solamente è Signore. (Il termine più usato per Gesù Cristo nel Nuovo Testamento è infatti il termine “Signore”).

È stata ed è l’essenza del paganesimo riservare la sovranità all’uomo e a questo mondo. Gli dei erano spiriti potenti che potevano essere usati, dovevano essere placati, e potevano essere accantonati se deludevano l’uomo. Per il pagano, gli dei erano potenze con cui fare i conti, ma la sovranità, e la scelta di dèi, rimaneva dell’uomo. Il senato romano poteva così fare dèi a volontà con atti del senato. Indi, anche gli dei erano sotto la giurisdizione dello stato, e la loro legalità o legittima esistenza dipendeva dallo stato.

Fu per questa ragione che il conflitto fu inevitabile tra Cristo e Cesare, tra la chiesa e la dottrina pagana dello stato. Fu un conflitto combattuto in Asia, Africa ed Europa. Le dottrine della Scrittura richiedevano e richiedono che i cristiani dichiarino che Cesare è sotto la giurisdizione di Cristo, non Cristo sotto quella di Cesare.

È un serio errore da parte degli studiosi che li porta a vedere la situazione in Europa dopo la caduta di Roma come un collasso della civiltà. Fu sicuramente un collasso dello statalismo Romano, ma non della civiltà. Anzi, fu un movimento verso un nuovo fondamento. Quanto radicale sia stato quel movimento è apparente in molte le aree, virtualmente in tutte. Per citarne solo una, la famiglia era stata sotto la legge statalista in una misura gravida di implicazioni negative, come ha dimostrato chiaramente il sociologo Carle E. Zimmerman in Family and Civilization  libro del (1947) ancora disponibile si Amazon. Con la caduta di Roma, e lo spezzettarsi delle forme europee di paganesimo barbarico, emerse una forma diversa di famiglia. Come ha indicato lo storico francese Jean- Louis Flandrin: “La cristianità sembra aver comportato la scomparsa dei poteri dello stato sui figli. E con ciò ha fatto crescere le responsabilità dei genitori per quanto concerne il loro mantenimento ed educazione. Queste responsabilità furono allo stesso tempo condivise tra il padre e la madre” (Families in Former Times: Kinship, Household and Sexuality in Early Modern France, p. 176. Cambridge University Press, 1979)

Oggi, naturalmente, lo stato reclama crescenti poteri sulla famiglia. Secondo molti, i figli devono essere controllati ed educati dallo stato. I genitori devono essere sotto il controllo statale, e alcuni perfino suggeriscono che sia lo stato a dare licenze per nuove nascite, e legislazioni verso questo obbiettivo sono state già proposte in diverse legislature. Mentre le leggi contro relazioni sessuali non maritali vengono ammorbidite o abolite, la presente legislazione penetra nella camera matrimoniale per governare supposti stupri da parte del marito. Proprio in queste settimane c’è stato il ridicolo tentativo di legiferare il sesso durante il covid.

In un’area dopo l’altra, lo stato avanza le sue pretese di totale giurisdizione. Lo stato legifera gli standard dell’istruzione dei figli, la distanza e l’uso della mascherina a scuola; la salute dei cittadini con vaccini obbligatori; con la tassazione di alimenti e bevande che considera non salutari. 

Mi indebita senza il mio consenso, scoraggia l’uso del contante e lavora per eliminarlo, punisce il risparmio con interesse negativo a fronte di una cospicua inflazione reale. Tassa la successione de-capitalizzando la famiglia. Obbliga a richiedere il permesso e ottenere licenza per fare cose che appartengono alle libertà naturali della persona quali andare a caccia o a pesca o tagliare un albero nel proprio bosco e circolare in auto per la strada. L’elenco potrebbe essere senza fine e anziché esserne turbati molti sembrano felici di cantare “O Stato, DIO mio, molte sono le meraviglie che hai fatto, e nessuno può enumerare le cose che hai ideato per noi. Se dovessi proclamarle e raccontarle, sarebbero troppe per elencarle”.

Chiaramente, lo stato manifesta sempre più il fatto che la sua fede fondamentale è che non esistono limiti alla sua giurisdizione se non quelli che s’impone da sé. L’autodisciplina personale nel frattempo cala e cala sempre più mentre lo stato cresce e cresce sempre più totale o totalitario, nella giurisdizione che reclama per sé. Nella rete, anzi nella cruda realtà della nostra vita, ci sono molti terrificanti esempi di questa giurisdizione totalitaria, di come l’Agenzia delle Entrate, l’Istituto Superiore della sanità e molti altri istituti statali  possano regolare la vostra vita.

Poiché tutti, cielo e terra sono creazione di Dio, e perché l’uomo è creato ad immagine di Dio, Dio è il grande e ineludibile fatto, la conoscenza di Dio è conoscenza ineludibile. Quando gli uomini nella loro empietà o ingiustizia sopprimono o negano quella conoscenza, non possono evadere la necessità di Dio, e perciò essi dichiarano o creano nuovi dii a loro propria immagine, o nei termini della loro immaginazione (Ro. 1: 18-25). Lungo i secoli, il più potente, il più mortale di questi nuovi falsi dii è stato lo Stato. Lo Stato, come falso dio, reclama giurisdizione totale, e dichiara sé stesso sovrano o dio; nei termini dell’antico paganesimo, per Heghel, e per il pensiero politico moderno lo stato è dio in terra. Gli uomini, avendo negato il vero Dio, non possono sfuggire dall’avere un dio, e lo stato moderno è il grande Baal (o Signore) dell’uomo moderno.  Il grido dell’uomo moderno è un grido politico: “O Baal, ascoltaci” e salvaci (1Re 18:26). Questa è idolatria, e per troppo tempo la chiesa ha taciuto davanti ad essa, o ha sollecitato il suo popolo a sottomettersi a Baal nel nome di Gesù Cristo: alla propria idolatria ha aggiunto la bestemmia.

La questione della giurisdizione è quindi non solo urgente ed importante, ma è una questione religiosa. Il dizionario Treccani ci informa che:

la fonte della giurisdizione è dunque fondata nella forma di governo costituzionale nei tre dipartimenti: legislativo, esecutivo e giudiziario, più “alcune deroghe” Consiglio di Stato e altri organi di giustizia amministrativa per la tutela degli interessi legittimi nei confronti della pubblica amministrazione e, in particolari materie indicate dalla legge, anche dei diritti soggettivi; la Corte dei conti, nelle materie di contabilità pubblica e nelle altre specificate dalla legge; i tribunali militari, che, in tempo di guerra, hanno la giurisdizione nei casi stabiliti dalla legge e, in tempo di pace, per i reati militari commessi da appartenenti alle forze armate; il Tribunale superiore delle acque pubbliche, nelle controversie relative al regime delle acque pubbliche; le commissioni tributarie, in materia tributaria.

Avete sentito menzionare qualcuno al di sopra dei tre dipartimenti? No? Avete sentito parlare di diritti inalienabili? No? In questo modo, la legge in quanto emanazione dello stato, è la fonte di ogni giurisdizione.

Da questa premessa, la morte di Dio  è la conclusione logica, e la negazione di tutte le richieste da parte dei cristiani di avere  qualsiasi libertà dallo stato nei termini della parola di Dio è una necessaria conseguenza. Lo stato umanista esclude Dio da qualsiasi giurisdizione.  Tutte le libertà permesse alla chiesa, alla scuola cristiana e al cristiano stesso sono mercé della grazia sovrana dello stato.

Così, lo stato con le sue agenzie reclama il diritto di stabilire, con le proprie regole e i propri dettami, cosa costituisca una chiesa valida o una scuola cristiana o perfino una famiglia. Tale dichiarazione è un’asserzione di giurisdizione, è un aspetto delle richieste totalitarie dello stato moderno.

In un’area dopo l'altra, gli uomini attestano “diritti” o giurisdizione umanistici. Gli abortisti reclamano che una donna ha diritti sovrani sul proprio corpo e sul proprio figlio non ancora nato; l’omosessuale reclama che, dove sia in questione la sua azione con un’altra persona consenziente, egli solo ha giurisdizione. In un’area dopo l’altra, l’uomo moderno, in disprezzo a Dio, rivendica una giurisdizione indipendente.

Ne risulta anarchia morale ed impotenza insieme. Con sempre più individui che esigono una giurisdizione morale in disprezzo della legge di Dio, la scena sociale diventa sempre più ingiusta, la famiglia declina, le professioni perdono la loro disciplina, le scuole non educano, le chiese confermano i peccatori nei loro peccati, e gli uomini sono in guerra l’uno contro l’altro. Da questo caos lo stato intasca un forte argomento per imporre una giurisdizione protettiva su uno spettacolo d’illegalità (o di legalità arbitraria) in qualità di dio della società in carica.

Ma le asserzioni dello stato a qualchessia giurisdizione separatamente da Dio sono asserzioni illegittime, e le sue leggi sono senza Dio, sono leggi illegittime. Come Agostino ha sottolineato, ne La Città di Dio, senza fede nel Signore, lo stato diventa niente di più di una più grande banda di rapinatori, una super Mafia. Ma, forse merita ch’io vi legga Agostino nel contesto di questa domanda: Secondo voi i nostri tempi somigliano più a quelli di Agostino o a quelli di Calvino viviamo cioè più in una società pagana o una cristiana, perché la differenza tra i due autori è da vedersi nel contesto della cultura in cui vissero.

Città di Dio, libro 4 capitolo 4: 

Bandita la giustizia, che altro sono i regni se non grandi associazioni di delinquenti? Le bande di delinquenti non sono forse dei piccoli regni? Non sono forse un’associazione di uomini comandati da un capo, legati da un patto sociale, e che si dividono il bottino secondo una legge accettata da tutti? Se questa compagnia recluta nuovi malfattori, se occupa un paese, stabilisce proprie sedi, se s’impadronisce di città e soggioga popolo, prende il nome di regno; titolo che le viene conferito non perché sia diminuita la sua cupidigia, ma perché a questa si aggiunge l’impunità. Così disse un pirata, fatto prigioniero, con arguzia e verità ad Alessandro Magno. Interrogato da questo sovrano con qual diritto infestasse il mare, egli con audace franchezza rispose: “Per lo stesso diritto con cui tu infesti tutta la terra. Perché non ho che una piccola nave, sono chiamato corsaro, e perché tu hai una grande flotta sei chiamato imperatore!”

Negli anni 60  un rifugiato dall’Unione Sovietica, Yury Brokhin, in Hustling on Gorky Street, ha risposto in questo modo la domanda: Esiste una mafia Sovietica?: “C’è sicuramente una Mafia Sovietica. Ed è organizzata molto meglio della Mafia Americana. Ma ha un altro nome. È chiamata il Partito Comunista. Noi non ci sogneremmo di cercare di competere con essa”. E nemmeno da noi nessun è capace di competere con i nostri politici la nostra burocrazia e i Palamara del nostro consiglio superiore della magistratura.

Se Dio è morto, che c’è di male con una Mafia, e con le sue affermazioni di giurisdizione? Se Dio è morto, allora siamo al di la del bene e del male, come ha sostenuto Nietzsche, e nessuno possiede le basi morali per qualsiasi cosa, e quindi lo stato può rivendicare una alla volta tutte le giurisdizioni che vuole. Questo, naturalmente, è ciò che lo stato sta facendo. Chiama sé stesso “sovrano”, o signore, e pochi obbiettano. Rivendica maggiore e più ampia giurisdizione giornalmente, le proteste sono poche, e chi resiste viene condannato.

Fin troppi uomini di chiesa credono che la sottomissione alle rivendicazioni idolatriche dello stato sia una virtù. Ogniqualvolta proclamo che lo stato non ha giurisdizione, per esempio sull’istruzione, ci sono persone che reagiscono con meraviglia che lo stato non possieda i bambini, e che qualsiasi affermazione di questo stampo sia paganesimo. Uno mi ha scritto: Come possono dei cristiani  pensare in quel modo? “Cos’è questa roba, un’altra setta?”

Questa reazione non sorprende. La giurisdizione di Dio è stata ceduta al mondo da fin troppi uomini di chiesa, e qualsiasi idea che Gesù Cristo abbia diritti regali  su tutte le cose, su ogni area di vita e di pensiero, suona strano alle loro orecchie. La giurisdizione di Cristo è limitata alla chiesa, e all’anima dell’uomo, e molto flebilmente in entrambi i posti.

Ma Gesù Cristo è Signore (Fi. 2:9-11); Egli solo è Sovrano: non ci sono limiti alla sua giurisdizione né alla sua parola-legge. La sua legge e la sua giurisdizione sono grandi quanto cieli e terra (Mt. 5:17-19); di fatto:”è più facile che passino il cielo e la terra, piuttosto che cada un sol apice della legge” (Lu. 16:17), perché il Dio trino è l’Eterno, colui che vive per sempre, e non c’è fine alla sua divinità, alla sua vita, e alla sua giurisdizione. Limitare la giurisdizione del Signore è limitare Lui, che significa negare che Egli è Dio.

Credere nel Signore quindi ci obbliga ad affermare i suoi diritti regali su tutte le cose e la totale giurisdizione della sua parola-legge. Nostro Signore dichiara: “Ogni autorità mi è stata data in cielo e sulla terra” (Mt. 28:18). La parola tradotta autorità è exousia, il diritto di agire, il potere legittimo, dominio, autorità, e il governo su tutte le cose, cioè giurisdizione. Questo potere è in Cristo, assoluto e illimitato, gli uomini posso avere solo potere delegato, interamente sottoposto a Dio e alla sua parola. Il Signore non esenta dalla sua giurisdizione nessun uomo, nessuno stato, nessuna area. Per noi, farlo equivale a negare Dio. Di fatto, un lessico Greco dà, come basilare al significato di exousia la parola giurisdizione. Nostro Signore dunque dice: “ogni giurisdizione mi è stata data in cielo e sulla terra”.

Poi Egli comanda: “Andate dunque e ammaestrate le nazioni, battezzandole nel nome del Padre, e del Figlio, e dello Spirito Santo: insegnando loro di osservare tutte le cose che vi ho comandate. Or, ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo. Amen” (Mt. 28:19-20). La nostra chiamata dunque non è solo a resistere qualsiasi usurpazione della giurisdizione di Cristo, ma di avanzare e portare tutti gli uomini e le nazioni, ogni area e sfera di vita e di pensiero, prigioni di Gesù Cristo quale Signore, quale Sovrano. Tutte le cose in cielo e sulla terra devono essere poste sotto la sua giurisdizione. Questo include Cina, Russia, Inghilterra, Stati Uniti e Italia. Include anche te e me. Noi non possediamo vita o giurisdizione indipendente. “Chi infatti ti rende diverso? E che cos’hai tu che non abbia ricevuto? Or se l’hai ricevuto, perché ti glori come se non l’avessi ricevuto?” (1 Co. 4:7).

La parola certa è questa: “I regni del mondo son divenuti del signor nostro e del suo Cristo, ed egli regnerà nei secoli dei secoli” (Ap. 11:15).

Giugno 2020  (Settembre 1979; traduzione di GM ottobre 2013)