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Presa di Posizione Numero 14

14. Karma, debito e Sabato

Procedendo col tema della scorsa settimana che è stato: il significato del sabato discutiamo brevemente la contrapposizione tra il Karma e il Sabato per giungere poi al tema di oggi che è che il debito costituisce un karma che impedisce il Sabato, il debito ostacola il riposo.

Il mondo del karma è un mondo senza Dio e senza riposo. L’induismo non ha sabato e nessuna fede naturalistica può avere un vero sabato. In un mondo naturalistico l’uomo si trova in tensione tra due fatti o questioni in conflitto tra loro. Primo, se Dio non c’è, tutto dipende dall’uomo. Se tutto dipende dall’uomo, allora l’uomo deve stare al timone della propria vita incessantemente, notte e giorno, sveglio o addormentato. Le implicazioni psicologiche sono enormi, il riposo è precluso e benché lo ricerchi con intensità l’uomo umanistico soffre la piaga dell’insonnia e dell’incapacità di riposare e soffre una vita assalita da incubi dominati da cose che minacciano di sfuggire al suo controllo. La vita ai vertici è solitaria, specialmente se viviamo in un universo morto, e se siamo tutti soli coi problemi del nostro cuore. 

Secondo,  se un uomo è da solo in un universo morto, un mondo senza Dio, deve affrontare l’implacabile e cieco lavorio di quell’universo. Cose avvengono perché devono avvenire senza nessuna scaturigine in mente, senza ragione o proposito. Questo significa che i propositi dell’uomo lavorano contro un mondo di totale assenza di proposito. Significa, inoltre, che un’implacabile e cieca causalità lavora contro di lui. L’induismo lo chiama karma, altri hanno per esso nomi diversi. La somma totale delle forze di un mondo cieco e del passato lavora contro di noi e ci governa. Ereditarietà, l’ambiente, i nostri peccati, le stelle, la nostra identità, l’ego, il super ego, il nostro passato primordiale, e molto, molto ancora ci controllano. Anziché essere in controllo siamo controllati. Anziché essere al timone siamo in balia delle onde.

In questo modo, una visione del mondo naturalistica che è una vera fede ci dice che siamo i padroni della nostra anima e del nostro destino, ma ci dice anche che siamo creature della natura, del karma e di quant’altro. Il risultato è: niente riposo.

Il sabato può fiorire solamente con una fede viva. Significa essere convinti che il governo di tutte le cose è sulle spalle del Signore, non sulle nostre (Isa. 9:6-7). Possiamo di conseguenza riposare nel suo governo, nella sua provvidenza e nella sua cura. Possiamo anche lavorare nella magnifica certezza che il nostro lavoro non è vano o futile per il Signore (1 Co. 15: 58; Ro. 8: 28). Se non c’è Dio non può esserci riposo. (Isa 57:20-21) “Ma gli empi sono come il mare agitato, che non può calmarsi e le cui acque vomitano melma e fango. «Non c'è pace per gli empi», dice il mio DIO”.

Se noi abbiamo pace e riposo, le comunichiamo. Siamo allora in ogni tempo un popolo del sabato. Se non abbiamo riposo, allora siamo un popolo inquieto e conflittuale. Siamo in guerra con Dio, col prossimo e con noi stessi. Diventiamo un centro di irrequietezza e irradiamo turbamento. A quel punto creiamo conflitti e cerchiamo di giustificarli nel nome dei nostri principi. 

Gli uomini senza un riposo di sabato quale principio per la loro vita sono uomini senza Cristo, che è il vero Sabbath (Eb. 4: 9-16). Noi riposiamo in lui che dichiara: “Io vi lascio la pace, vi do la mia pace; io ve la do, non come la dà il mondo; il vostro cuore non sia turbato e non si spaventi” (Gv. 14:27).

Il sabato è dunque molto di più che un giorno. È il Signore, una fede e una fedeltà. È riposare in lui, e anche vivere e lavorare in lui. 

E tu, stai vivendo sotto il Karma, o nei termini del sabato?

Veniamo ora al tema di oggi: Il karma, il debito e il sabato.

La dottrina del Karma è una delle più importanti dottrine religiose inventate dall’uomo. Le sue origini sono Braminiche, ma il suo grande sviluppo è Buddista. Forse nessun’altra dottrina non Biblica è così importante e profonda, per quanto mortale. Il Karma è la legge di causa ed effetto che regola la vita dell’uomo, quella presente e quella futura. Il Karma dice che ciò che un uomo semina, quello raccoglierà, ogni uomo eredita il peso del proprio peccato e della propria colpa, e nessun uomo può ereditare le azioni buone o malvagie di un altro. Il Karma sostiene che il peccato non può essere distrutto dal sacrificio, dalla punizione o dalla penitenza o dal pentimento, ma solo con l’auto espiazione. Così un uomo trascorre la propria vita (e, secondo questa dottrina, le reincarnazioni future) operando l’espiazione del peccato. Il fatto importante riguardo al Karma è che questa dottrina rende giustizia alla realtà di causa ed effetto; riconosce la realtà del peccato nell’uomo, e il peso che il peccato impone sul presente e sul futuro. Il moderno umanesimo è incapace di relazionarsi con questo fatto della causalità e sceglie di ignorarlo. Con ciò non sfugge alla causalità e accresce il problema.

Secondo il Karma, il passato determina il presente ed il futuro. Il peccato dell’uomo più che certamente lo ritroverà e non lo lascerà andare.

Le fedi del Karma non hanno salvatore, ma sono almeno consapevoli della realtà del peccato e del suo bisogno di essere espiato. Le loro dottrine di auto espiazione non sono efficaci, ma il loro realismo riguardo alle condizioni dell’uomo li rende più saggi di quei moderni che scelgono di negare la causalità.

La dottrina del Karma era corrente nel mondo della Bibbia, specialmente nell’era del Nuovo Testamento. La Bibbia parla enfaticamente di causalità e delle conseguenze del peccato (Gr. 2:17) “Tutto questo non ti succede forse perché hai abbandonato il Signore, il tuo Dio, mentre egli ti guidava per la buona via?; (Gr. 3:2-3) “hai contaminato il paese con le tue prostituzioni e con le tue malvagità. Perciò le piogge sono state trattenute e l'ultima pioggia, non c'è stata”. Mosè dichiara (Nm. 32:23): “Ma se non fate così, allora peccherete contro l'Eterno; e state pur certi che il vostro peccato vi ritroverà”. Paolo avverte (Gal. 6:7): “Non v'ingannate, Dio non si può beffare, perché ciò che l'uomo semina quello pure raccoglierà”. Però, anziché essere un mondo di causalità astratto, per la Bibbia il cosmo è la creazione del Dio personale. Questo fatto crea un abisso enorme tra la Bibbia e la dottrina del Karma.

Ma il Karma ha questo pregio di sottolineare questo fatto che la società moderna sceglie di dimenticare: la causalità, la correlazione tra il peccato e la situazione dell’uomo. È questo fatto che gli economisti Keynesiani scelgono di dimenticare. Keynes stesso, confrontato con le conseguenze a lungo termine della sua dottrina economica replicò: “A lungo termine siamo tutti morti”. A causa del suo disprezzo per la causalità, le teorie keynesiane creano un’economia inflazionista, le conseguenze a lungo termine sono ignorate a favore di benefici a breve termine.

L’Americano medio e l’Europeo non sono famigliari con le teorie Keynesiane  in quanto corpo di pensiero economico; gli sono famigliari come modo di vivere, il loro modo di vivere. In termini Keynesiani ogni peccato è valutato nei termini dei benefici presenti, non nei termini delle conseguenze a lungo termine. Ne è risultato che il vivere indebitati è diventato un modo di vivere. All’inizio del secolo il debito era una responsabilità morale, ora è diventato un valore, e la parola: “credito”, che una volta significava responsabilità, significa ora la capacità di contrarre debito. I sistemi monetari del mondo non sono più basati sull’oro come misura ma sul debito; il denaro cartaceo rappresenta debito, non ricchezza.

Il moderno mondo Keynesiano è un rifiuto del Dio trino e della sua parola-legge, la quale proibisce il debito oltre il limite di sei anni, e comunque solo per necessità, e che richiede una vita libera dalla concupiscenza, e che considera il debito una forma di schiavitù. Tra il 1945 e oggi molte fortune sono state costruite (e molte perdute) reinvestendo debito.

Ma il debito, come il peccato, ha le sue conseguenze. Il Karma sostiene che i peccati passati governano le nostre vite presenti e future. Con la concomitante dottrina della reincarnazione, il Karma sostiene che in qualche caso mille generazioni o reincarnazioni possano essere necessarie per operare la necessaria espiazione. Il peso del peccato e della colpa non è scaricato con facilità semplicemente perché l’uomo lo vorrebbe. La causalità governa tutte le cose inesorabilmente.

Questo ci conduce all’aspetto mortale della dottrina del Karma. A motivo della sua inesorabile dottrina della causalità, il passato governa il presente ed il futuro. Solamente nella misura in cui abbiamo un passato migliore potremmo avere un migliore futuro. Il mondo del Karma è un mondo orientato dal passato.

Lo stesso vale per il mondo dei debiti. Per chi è indebitato, il passato governa il presente. Il primo a rivendicare salario mensile della persona indebitata è il passato: i pagamenti per la casa e per gli altri debiti hanno il diritto fisso sul loro reddito prima che né loro né Dio possa toccarlo. Una delle domande più comuni che sento riguardo alla decima è questa: “Come posso dare la decima e allo stesso tempo far fronte ai miei debiti?” La casa è un debito perpetuo, l’auto e i mobili diventano vecchi e sciupati prima che siano stati pagati e i giorni dell’uomo sono dominati dal passato.

L’uomo moderno potrà anche non credere nel Karma ma ha creato un nuovo mondo del Karma nei debiti.

Lo stesso vale per la politica. In politica, causa ed effetto hanno portato molte nazioni del mondo sull’orlo del giudizio. Questo di tanto in tanto porta al potere alcuni partiti e alcune amministrazioni vagamente conservatori. Tutti questi hanno cercato qualche soluzione cosmetica che speravano potesse evitare la lunga e orribile catena di causalità che ha portato alla crisi presente. Il Karma della politica moderna li sta minacciando come il monte Toc sopra la diga del Vajont e tutti stanno offrendo dei palliativi come soluzione.

Tutto intorno a noi una schiera di cose ha creato una vasta catena di cause ed effetti che minaccia il mondo: debiti individuali e collettivi, la legge sul salario minimo, l’educazione statalista e il nuovo analfabetismo, il welfarismo, l’obliterazione della meritocrazia e molte altre ancora. Il mondo può dire: “Mangiamo e beviamo perché domani si muore”, ma Dio dice: “Domani il giudizio”. Mi viene in mente una vignetta che raffigura un uomo con la faccia triste che in una strada affollata porta un cartello con su scritto: “Siamo tutti condannati: non ci sarà la fine del mondo!” L’uomo non può sfuggire ai propri peccati in nessun modo di propria invenzione.

Quando il passato governa il presente ha su di esso un effetto paralizzante. Come ha indicato molti anni fa J. Estlin Carpenter, In India la dottrina del Karma ha congelato la società e condotto al sistema di caste. Basilare al dogma fu questo principio: “un uomo nasce nel mondo che ha fatto”. Il presente è letto nei termini del passato.

La nostra cultura del Karma sta producendo simili stratificazioni. Nonostante si parli di eguaglianza, le premesse del welfarismo e delle ingerenze dello stato in economia dimostrano e producono l’incapacità di un numero di persone sempre più vasto. I ghetti delle grandi città hanno visto successive ondate di immigranti andare e venire mentre si facevano strada verso posizioni più avanzate. Ora abbiamo, come consolidata politica dello stato, un’assunzione che un ghetto di residenti permanenti sia un fatto della vita e ove non ci sia bisogna crearlo. (Naturalmente, a causa della teoria della responsabilità dell’ambiente sociale, sembriamo ora sostenere che l’uomo nasca in un mondo che altri hanno fatto per lui).

I due principi del Karma sono: primo “Un uomo nasce nel mondo che ha fatto”, e, secondo, “l’Azione che uno fa non perisce”, cioè le conseguenze continuano finché sono pienamente espiate. Il Karma non può essere distrutto, né da fuoco, ne da inondazione, ne dal vento né dagli dèi. Deve procedere inesorabilmente e infallibilmente verso il suo risultato. Un uomo può posporre per breve tempo il lavorio del proprio Karma, ma non può mai frustrarlo o distruggerlo. Tutto il resto passa, ma le azioni e le loro conseguenze rimangono. Il Destino, il Karma, regna e governa. La parola deva significa dèi, e daiva, derivata da essa, significa destino, e, per il Buddista il destino è semplicemente azioni fatte in passato,' secondo L. de la Valle Poussin. Poiché il Karma include nella sua inevitabile causalità anche azioni mentali, i pensieri dell’uomo da sveglio, come anche i suoi sogni mentre dorme governano la sua vita e si accumulano nel suo Karma. Solo attraverso buone azione l’uomo può espiare i suoi peccati passati e “la buona azione ha tre radici: l’assenza di concupiscenza, di odio e di errore” (Poussin). In questo modo si ha un’idea negativa del bene, cosicché la sua funzione essenziale è di diminuire la retribuzione per il grande accumulo di azioni passate.

Il fatto realmente chiaro che emerge è che, nel mondo del karma, ci può essere passività e ritiro, ma sicuramente non riposo. La dottrina Biblica del Sabato è perciò unica. Nel Deuteronomio a 5:15 ci viene comandato di osservare il Sabato  “E ricordati che sei stato schiavo nel paese d'Egitto e che l'Eterno, il tuo DIO, ti ha fatto uscire di là con mano potente e con braccio steso; perciò l'Eterno, il tuo DIO, ti ordina di osservare il giorno di Sabato”. L’uomo redento può riposare perché sa che il Signore lo ha salvato. Il significato della croce non è che le conseguenze del nostro peccato vengono semplicemente ignorate, ma che Gesù Cristo fa piena espiazione per i nostri peccati. La causalità viene risolta sulla croce; espiazione è fatta per i nostri peccati, e noi siamo liberati dalla colpa e dal peso del peccato. Quando gli uomini negano la causalità del peccato negano anche l’espiazione e diventano antinomisti.

Ma solo l’espiazione di Cristo può liberare l’uomo dal peccato e dalla morte e dargli riposo. La risposta alla dottrina del Karma è l’espiazione e il riposo del sabato che l’espiazione crea. La legge del Sabato segue l’evento della Pasqua, e presenta il riposo nella salvezza del Vecchio Israele. Il Sabato cristiano segue l’espiazione e la resurrezione, il primo giorno della settimana, e celebra il riposo nella salvezza del Nuovo Israele di Dio.

I redenti in Cristo sono ora governati, non dal passato, né dai loro peccati, né dal Karma, ma dal Signore, che è lo stesso ieri, oggi e per sempre (Eb. 13:8). Essi devono vivere con giustizia, rendere ad ognuno l’onore che gli è dovuto, amare il prossimo come se stessi, e, come pratica normale, non aver debiti con alcuno, se non di amarsi l’un l’altro (Rm. 7-10).

Il vero Sabato ci permette di riposare, perché, primo l’opera completa di espiazione di Cristo e la sua continua opera di provvidenza è la nostra vita, non le nostre azioni e gli atti passati. Secondo, possiamo riposare perché non siamo legati al passato e da questo oppressi e perseguitati. Possiamo dire con Davide: “In pace mi coricherò e in pace dormirò, poiché tu solo, o Eterno, mi fai dimorare al sicuro (Sl. 4:8). Noi abbiamo la benedizione di un sonno riposante e fiducioso. Anziché essere un peso il passato è diventato un capitale nel Signore, il quale opera tutte le cose per il bene di quelli che amano Dio e che sono chiamati secondo il suo proponimento. (Il rovescio di ciò è che tutte le cose cooperano al male di quelli che odiano Dio: Abdia 15; Geremia 50:29; Lamentazioni 1:22.)

Terzo, poiché ora guardiamo al futuro, diventiamo Uomini di Dominio, che lavorano per una pia ricostruzione in ogni area di vita e di pensiero. Le nostre vite sono dominate, non dai pesi passati ma dalle responsabilità presenti e da una certezza di potenza “ma a tutti coloro che lo hanno ricevuto, egli ha dato l'autorità di diventare figli di Dio, a quelli cioè che credono nel suo nome” (Gv. 1:12). Assieme a Giosuè (e agli Apostoli, Mt. 28: 18-20), noi abbiamo la certezza di Dio che ha detto: “ Io vi ho dato ogni luogo che la pianta del vostro piede calcherà, come ho detto a Mosè. … Nessuno ti potrà resistere tutti i giorni della tua vita; come sono stato con Mosè, così sarò con te; io non ti lascerò e non ti abbandonerò” (Gs. 1:3, 5).

La cosa triste oggi è che molti membri di chiesa professano Cristo ma vivono nel mondo del Karma. Per fare un esempio, un anziano di una chiesa, un uomo capace e dotato, ma che disprezza la legge di Dio, ha fatto due volte bancarotta ed è stato diverse volte un fallimento nella sua attività a motivo di pratiche spregiudicate e di debiti, ed è un conduttore acido e critico i cui modi risultano oppressivi a molti. Non c’è Sabato nella sua vita, né alcuna libertà o potenza. Ha un’aura da vittima, e, nel suo lavoro è uno “speculatore”, uno che preferisce il rischio alle pratiche corrette. Noi abbiamo fin troppi pastori i cui sermoni sono trombe che suonano sempre la sconfitta, e che echeggiano con la carica oppressiva del peccato, non con la libertà e la gioia della vittoria e della redenzione. I loro sermoni echeggiano la morte della tomba, non il trionfo della resurrezione.

A tutti questi dobbiamo dire con Paolo (Ef. 5:14) “Risvegliati, o tu che dormi, risorgi dai morti, e Cristo risplenderà su di te” 

Il sabato è dunque molto di più che un giorno. È il Signore, è una fede e una fedeltà. È riposare in lui, e anche vivere e lavorare in lui. 

Te lo chiedo di nuovo: tu, stai vivendo sotto il Karma, o nei termini del sabato?

(Giugno 1981; GM Settembre 2020)

Tr. G.M. 2010-01-17 Roots: Karma, Debt and the Sabbath. P. 106