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Presa di Posizione Numero 2

2. Nel nome di Cristo o nel nome di Cesare?

17/05/2020

Il significato dei nomi è piuttosto irrilevante ai nostri giorni. Diamo ai nostri figli nomi che ci piacciono, quale che sia il loro significato. Nella Bibbia, specialmente nel Vecchio Testamento, i nomi sono definizioni, e il nome di un uomo cambiava col cambiare della sua fede e del suo carattere. Noi non conosciamo il nome di Abramo prima della sua chiamata; sappiamo che Dio all’inizio lo chiamò Abramo e poi Abrahamo, a significare la sua posizione nel piano di Dio, fu un nome che Abrahamo dovette usare per fede, perché, umanamente parlando, egli non era padre di una grande moltitudine.

Siccome i nomi non hanno per noi alcun significato, crediamo che sia lo stesso con Dio. Lungi dall’essere così, una delle leggi basilari di Dio concerne il Suo nome: “Non userai il nome dell'Eterno, il tuo DIO, invano, perché l'Eterno non lascerà impunito chi usa il suo nome invano”. (Es. 20:7; Dt. 5:11). Proverbi 18:10 ci dice: Il nome dell'Eterno è una forte torre; a lui corre il giusto ed è al sicuro. Paolo dichiara, in Colossesi 3:17: “E qualunque cosa facciate, in parola o in opera, fate ogni cosa nel nome del Signore Gesú, rendendo grazie a Dio Padre per mezzo di lui”.

In Ebraico, nome è Shem, compare 770 volte, in Greco è onoma. Il nome presenta e definisce la persona nominata. Perciò, quando Mosè domandò a Dio quale fosse il Suo nome, Dio rese chiaro che Egli trascende qualsiasi definizione, cosicché il suo “Nome” è semplicemente IO SONO COLUI CHE SONO, o Colui che È, Jehovah o Yahweh. Poi il Signore dichiarò di essere il Dio di Abrahamo, Isacco e Giacobbe (Es. 3:13-15). Poiché Dio è infinito, onnipotente ed onnisciente, non può essere limitato o descritto da nessuna definizione: Egli è il Dio Eterno, Colui che crea e definisce tutte le cose ma che è Egli stesso al di la di qualsiasi definizione. Egli è, comunque, conoscibile nella sua rivelazione ad Abrahamo e ad altri e nella sua parola. Il nome di Dio è dunque IO SONO COLUI CHE SONO.

Ma i nomi non solo esibiscono il significato e la definizione di una persona, esibiscono anche il suo potere, dominio e autorità. Quindi, i Comandamenti sono dati nel nome di Dio. L’autorità, il potere ed il dominio di Gesù Cristo sono così totali “affinché nel nome di Gesú si pieghi ogni ginocchio delle creature (o cose) celesti, terrestri e sotterranee” (Fil. 2:10).

Ora, praticamente, questo cosa significa? Significa, primo, che abbiamo errato seriamente nel limitare il Terzo Comandamento alle profanità di parola. Essere profani significa letteralmente essere fuori dal tempio, fuori dal Signore. Nel suo vero significato profanità è qualsiasi parola, pensiero ed azione che sia fuori dal Dio Trino, che sia separata dalla sua parola e dal suo governo. Essere portatori del Nome, cioè essere chiamati cristiani, significa che siamo totalmente  sotto il governo ed il dominio di Cristo.

Molto brevemente, salvezza, sovranità e governo non possono essere separati. Solo un Dio totalmente sovrano che controlla tutte le cose può salvarci. Questo Dio è totalmente il Signore su tutta la creazione: il governo di tutte le cose è sulle sue spalle (Isa. 9:6-7; Sl. 2). Non c’è un solo momento del tempo né un atomo o un angolo in tutto l’universo che sia al di fuori del potere e del governo del Dio Trino, di Cristo il Re. Di conseguenza, assumere che qualsiasi area possa essere al di fuori di Dio e della Sua legge è profanità, una bestemmia. Una questione molto attuale è quella della pretesa laicità dello stato. La risposta è che non ci sono sfere neutrali. Dio è Dio sopra a tutte le cose, ed esentare qualsiasi sfera dal suo governo e dalla sua parola-legge è una profanità e una violazione del Terzo Comandamento “L’Eterno non lascerà impunito chi usa il suo nome invano”.

Secondo, attraverso tutta la Bibbia le vite e le azioni del popolo di Dio furono condotte nel Nome del Signore, del quale ci viene detto che: “Il nome dell'Eterno è una forte torre; a lui corre il giusto ed è al sicuro” (Pr. 18:10). Di questo versetto Franz Delitzsch scrisse: “Il nome di Jahve è la rivelazione di Dio, e il Dio stesso della Rivelazione…il suo nome è la manifestazione della sua natura…il suo governo libero e onnipotente in grazia e verità…Questo nome, che più avanti è intessuto nel nome di Gesù è (Sl. 61:4) una forte, alta torre che sfida ogni assalto ostile”.

In ogni caso, il nome del Signore non solo è la nostra difesa, ma anche la nostra forza nel vincere il nemico. Così, terzo, il nome del Signore è il nome della potenza nel vincere tutti i nemici e nel sottomettere tutte le cose a Gesù Cristo (Fil. 2: 9-11). Egli è il Signore, e tutte le cose saranno poste sotto i suoi piedi (Sl. 2; Eb. 2:8).

Quarto, se non vogliamo profanare il nome di Dio, tanto nell’ambito del pensiero, nell’educazione o nella conoscenza, quanto nell’ambito dell’azione, nel fare, dobbiamo fare tutte le cose nel nome del Signore Gesù (Col. 3:17). Questo significa che le nostre vite, le case, le chiese, le scuole, il governo civile, l’arte e le scienze e qualsiasi altra cosa devono essere fatte nel Nome, vale a dire sotto la regalità, il dominio, l’autorità, il potere e la parola del Signore. Qualsiasi altra cosa è profanità e incredulità pratica.

Nel nome di chi opera il nostro mondo ora? Il classico comando: “Fermo, nel nome della legge”, richiamava l’autorità dello stato. Quell’autorità dello stato, almeno ad un certo grado, era una volta nel Nome del Signore. Oggi lo stato, i suoi tribunali e le sue leggi e le sue scuole sono profane. Sono fuori da Cristo e in sfida a Lui.

La guerra contro Roma della chiesa primitiva fu una guerra di nomi. Quale nome era il nome del potere, o dell’autorità ultima, il nome di Cristo o il nome di Cesare? La posizione di Roma era espressa nella sua legge fondamentale: “La salute (o benessere) del popolo è la legge più alta”. Roma si relazionava perciò con la chiesa primitiva nel nome del benessere generale del popolo, e l’Impero Romano era l’espressione di quell’interesse, e la fonte dell’autorità. L’approccio di Roma fu perciò di negare che cercasse di sopprimere la libertà di religione. Piuttosto, cercava di proteggere la salute e il benessere generale del popolo richiedendo certe sottomissioni a tutti i gruppi religiosi. Implicito in questa posizione, comunque, era il credo che, primo, lo Stato o Cesare è il miglior giudice della salute o del benessere del popolo. Questo significava che la parola di verità e di saggezza non era la parola di Dio ma la parola dello stato. In questo modo si sosteneva che un buon ordinamento sociale e la salute richiedevano che la parola di Cesare prevalesse e governasse.

Secondo, la parola di governo è la parola di potere, e Roma sosteneva che la parola di Cesare è la parola di potere. Ma la parola di Cesare non potè salvare Roma e il potere coercitivo di Cesare poteva uccidere ma non poteva né redimere né salvare. Più enfaticamente Roma imperiale impose la sua parola e la sua legge, più grande divenne il suo declino e la sua decadenza.

Terzo, “la legge più alta” non è la salute o il benessere del popolo ma la parola-legge di Dio e, come risultato, la legge Romana e la società, come la nostra, aveva un centro falso e in putrefazione. Più Roma sviluppava le premesse fondamentali della propria legge, più accelerava la propria decadenza e il proprio collasso, proprio come il mondo oggi aggrava l’estensione della propria crisi con i propri sforzi per rimediare, perché tutti i suoi rimedi hanno una falsa premessa: l’umanesimo, l’uomo al centro.  

Quarto, il conflitto allora ed ora è una guerra di nomi. Qual è il nome del potere: Cristo o Cesare?

Fin troppi uomini di chiesa sono profani e blasfemi. O stanno zitti o sono d’accordo che lo stato usurpi un’area di vita dopo l’altra con la sua autorità umanistica. Questi uomini di chiesa si ritirano in una resa bigotta e non fanno nulla per fermare la crescente profanità per la quale un’area di vita dopo l’altra viene ritirata dal governo di Cristo il Re e posta nelle mani di Cesare. Di nuovo, in tutto il mondo, “i capi sacerdoti” dei nostri giorni, come quelli dei tempi di Gesù, stanno dichiarando: “Noi non abbiamo altro re che Cesare” (Gv. 19:15). Se per un momento concediamo all’umanesimo qualsiasi titolo o diritto su qualsiasi area della creazione, siamo profani, e neghiamo Cristo per affermare Cesare.

Più volte, il comando delle Scritture è di “credere nel nome di Gesù Cristo”. Questo significa fondare la totalità delle nostre vite, del nostro pensiero, delle istituzioni e del mondo incluse chiesa, stato e scuola nel Nome di Cristo il Re, sotto la sua autorità, il suo potere, la sua parola-legge e il suo governo. Questo è chiaro da 2 Timoteo 2:19: “Tuttavia il saldo fondamento di Dio rimane fermo, avendo questo sigillo: ‘Il Signore conosce quelli che sono suoi’, e: ‘Si ritragga dall'iniquità chiunque nomina il nome di Cristo’”. Paolo stava condannando quelli che facevano “discorsi vani e profani” che dividevano erroneamente la parola della verità. Il fondamento ovvero il regno di Dio non è toccato dalla loro profanità. Dio conosce i suoi. Quelli che nominano il Signore sono coloro che si ritraggono dall’iniquità, o ingiustizia, dalla non-rettitudine (adikia). L’iniquità è quella condizione in cui al diritto o giustizia di Dio, all’ordinamento di Dio e alla sua giustizia, l’uomo contrappone la propria dottrina umanistica dell’ordinamento, del diritto o giustizia. L’iniquità può essere un atto fisico contrario alla legge di Dio; ma può anche essere una fede, una filosofia, o un ordinamento di una società la quale stabilisce una legge, un’istituzione, uno stato o un ordinamento fuori da Dio e dalla sua parola-legge. Non è sotto il Nome e l’autorità di Dio: non lo serve né lo obbedisce.

Che lo stato debba servire il Signore è stata una forte enfasi dell’insegnamento e della predicazione cristiana per secoli. Il Puritano del New England, Charles Turner, pastore a Duxbury, in un sermone davanti al Governatore Thomas Hutchinson e al Parlamento della provincia di Massachussets Bay, nel Maggio 26, 1773, dichiarò:

I governatori sono allo stesso tempo, ministri di Dio, e servitori della società; come i ministri del vangelo sono servi di Cristo, e delle chiese. E, se Dio ha dato alla comunità un diritto di designare i suoi servitori, è solo razionale e coerente supporre, che la comunità dovrebbe avere un diritto di assicurarsi effettivamente che i suoi servitori non frustrino e non vengano meno al grande proposito per il quale furono distinti dagli altri consimili; e se, in ogni caso, possa rendersi necessario per la salvezza pubblica, la comunità ha un diritto di licenziare i servitori della società.

In altre parole, quanto certamente la chiesa deve licenziare empi pastori come falsi ministri, altrettanto i cristiani devono licenziare tutti gli ufficiali dello stato che non servano il Signore con l’essere empi ministri dello stato. Non farlo è partecipare nei loro peccati e divenire  noi stessi profani. Noi oggi siamo una società profana e le nostre città e le nostre campagne sono macchiate da chiese profane che nominano invano il Nome del Signore.

L’invasione dell’umanesimo nella chiesa, nello stato, nella scuola e in ogni altra sfera di vita deve cessare. Dobbiamo cessare da ogni profanità personale e corporativa, o affrontare il giudizio di Dio come traditori e ribelli. Una religiosità che si occupi solamente dell’anima dell’uomo e lasci il mondo al diavolo è una religiosità profana. L’avvertimento di Dio è chiaro: “Cessate di confidare nell'uomo, nelle cui narici non c'è che un soffio: quale conto si può fare di lui?” (Isa. 2:22). Essere profani è essere fuori dalla grazia e dalla misericordia di Dio. Isaia visse in una generazione che professava il Nome del Signore, ma che era “un popolo di labbra impure” (Isa. 6:5), perché le loro vite e le loro politiche erano profane. Non siamo noi molto peggio? C’è forse alcun rimedio al di fuori della totale sottomissione a Cristo il Re, facendo tutte le cose, in ogni sfera di vita di pensiero e d’azione nel Nome, o potere, autorità e governo del Signore? “Chi è per il Signore” (Es. 32:26), si faccia avanti nel Nome del Re. (Maggio 2020) (Febbraio 1979)

POSSIAMO DARE LA DECIMA DEI NOSTRI FIGLI?

Le Scritture ci richiedono di pagare la decima sul nostro reddito. Dio richiede la Sua decima, un ammontare modesto se paragonato alle richieste dello stato moderno. Ma in ogni altra cosa Dio richiede la totalità della nostra fedeltà, del nostro servizio e delle nostre vite. Non possiamo dare la decima dei nostri figli né di noi stessi. Non possiamo dare il nostro decimo figlio al Signore e alla Scuola cristiana, mentre mandiamo tutti gli altri alla scuola statale. Neppure possiamo dare i nostri figli al Signore un giorno su sette o su dieci e allo stato per il resto del tempo.

Noi, e tutto ciò che abbiamo siamo proprietà di Dio. I figli sono descritti come “dono” o “eredità” da Dio, e anche come “ricompensa”, “premio” o “benedizione” (Sl. 127:3). Fare cattivo uso dei doni e delle benedizioni di Dio significa incorrere nella sua ira. È solamente “chiunque teme l’Eterno e cammina nelle sue vie” ad essere “benedetto” (Sl. 128:1). La prima e fondamentale premessa di paganesimo, socialismo e culto di Molech è la loro dichiarazione che lo stato è il proprietario dei figli. La premessa basilare della scuola pubblica è questa dichiarazione di proprietà, un fatto che alcuni genitori stanno incontrando nelle aule di giustizia per aver voluto per i propri figli un’istruzione cristiana. È l’essenza del paganesimo richiedere prima la vita dei figli, poi le proprietà della gente.

Per troppo tempo la maggior parte dei cristiani professanti sono stati praticanti pagani che hanno onorato Dio falsamente: “ Poiché questo popolo Si avvicina a me solo con la bocca e mi onora con le labbra, mentre il suo cuore è lontano da me, e il loro timore di me è solo un comandamento insegnato da uomini” (Isa. 29:13). Su tutti costoro il giudizio di Dio è assicurato, e il giudizio di Dio nella nostra epoca è sempre più in evidenza. Il giudizio non sarà evitato né moderato da molti pianti e lamenti ma solo da un cuore rinnovato, da fede e obbedienza. Come possiamo aspettarci che Dio ci onori o ci benedica quando diamo i nostri figli alla scuola statale e arrendiamo le loro menti giornalmente agli insegnamenti dell’umanesimo? Credere questo è peccato e pazzia e quelli che cercano di giustificare il loro peccato riescono solo ad aumentarlo.

I veri credenti, come Anna (1 Sam. 1:27s), vedranno i loro figli come un dono del Signore, da essere dati al Signore per tutto il tempo che vivranno. 

(Febbraio, 1979)

Traduzione, adattamento by G. M. 2020 Roots of Reconstruction: In The Name of Jesus Christ, or in the Name of Caesar? 

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