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Presa di Posizione Numero 16

16. La sicurezza sociale e le sue criticità

Il nostro sistema di sicurezza sociale può essere criticato sia sul terreno economico sia su quello morale.

Dal punto di vista economico il sistema è crudelmente ingiusto. Una persona paga in media 280.000 euro all’INPS tra i 18 e i 65 anni, la probabilità di riavere indietro i propri soldi più qualche interesse è scarsa. La sua aspettativa di vita dopo i 65 anni rende improbabile che riavrà indietro tutto o anche la metà dell’ammontare che ha pagato in 47 anni.  Se muore la reversibilità alla moglie è troppo scarsa per aggiungere un rientro significativo al suo  chiamiamolo eufemisticamente “investimento”. L’ammontare combinato pagato dall’operaio e dal datore di lavoro costituisce una somma piuttosto considerevole, e i rendimenti sono alquanto ridotti. Chi ci guadagna veramente dalla sicurezza sociale è il governo. Un lavoratore che vada in pensione a 65 anni dovrebbe vivere fino a 111 per andare alla pari. Se qualsiasi compagnia assicurativa o piano pensionistico desse un rientro così misero, o abusasse dei fondi come fa l’INPS, i loro manager si troverebbero molto presto in prigione!

Il sistema dell’INPS, secondo il legislatore, non è un’assicurazione o un piano pensionistico ma una tassa. Non ci da spettanze o diritti; lo stato può alterare i rendimenti a propria volontà, o tagliarci fuori completamente, o inserire persone che non hanno versato e, per qualcuno, ciò è già avvenuto. inoltre, poiché il governo utilizza i fondi a mano a mano che entrano anziché risparmiarli, noi dobbiamo pagare interessi (nella forma di ulteriori tasse) sui buoni del tesoro che hanno rimpiazzato i nostri versamenti. 

Oltretutto, il sistema di sicurezza sociale promuove l’insicurezza. Limita le nostre capacità di risparmiare perché ci è già stata detratta una somma considerevole, ci impossibilita a investire su piani pensionistici sani e alimenta l’inflazione. Se, invece d’avere un sistema operato dallo stato, la legge richiedesse che i rendimenti fossero provveduti da assicurazioni del libero mercato e da piani pensionistici, allora avremmo  un sistema sano e stabile sempre che funzionasse la giustizia..

C’è, comunque, un altro aspetto della sicurezza sociale, il fattore morale e religioso.  Le chiese in passato basavano la propria posizione su molti testi delle Scritture, dal Vecchio Testamento e dal Nuovo e assunsero che la loro posizione fosse riassunta e richiesta da I Timoteo 5:8 “Ma se uno non provvede ai suoi e principalmente a quelli di casa sua, egli ha rinnegato la fede ed è peggiore di un non credente.” Dai giorni della prima chiesa fino agli inizi del secolo scorso, i cristiani hanno visto questo comando come un dovere e una legge inderogabile. Per essi questo significava, primo, che ogni cristiano ha il dovere davanti a Dio di prendersi cura della propria famiglia, specialmente di quelli di casa loro o sotto il loro tetto. Questo non si applicava a quelli che, come il figliol prodigo, avevano rinnegato la fede e si erano separati. Nelle Scritture la famiglia è più che un legame di sangue: è un legame di fede. Sicuramente, se un figlio è un delinquente abituale e incorreggibile, la famiglia deve testimoniare a favore della fede e contro il figlio denunciandolo alle autorità (De. 21:18-21). Dall’altro lato, tutti i membri credenti dovevano essere amati e curati. Nostro Signore denuncia tutti quelli che rifiutano di provvedere per i propri genitori e avevano il sentimento che il denaro destinato a sostenere i genitori potesse essere meglio usato dal tempio, o dai ministri di Dio. Gesù lo equipara col maledire i propri genitori per i quali la legge richiede la pena di morte (Marco 7: 9-13). Molto chiaramente, mancare di provvedere per i propri genitori bisognosi è un’offesa tremenda agli occhi di Dio. Il sistema della sicurezza sociale è un fatto bene accetto per tutti tali peccatori, che preferirebbero veder aumentare questa tassa che prendersi cura dei propri genitori.

Secondo, la ‘famiglia’ di cui parla Paolo in I Timoteo 5:8 include i nostri fratelli credenti. Molto presto, seguendo l’usanza del Vecchio testamento, i discepoli fecero dei passi per provvedere per le vedove bisognose e altre simili persone nella chiesa. In Atti 6:1-3, non abbiamo l’istituzione di tale pratica, era già un “servizio di assistenza quotidiana”, Ciò che abbiamo è piuttosto l’organizzazione di un diaconato per provvedere un ministero efficiente e ben organizzato in quest’area. L’opera della prima chiesa in quest’area fu considerevole. La carità verso uomini abili al lavoro non superava il bisogno giornaliero, ma per costoro si cercava lavoro, o lo si creava in cambio di una paga assistenziale. Di fatto, uno dei “messaggi pubblicitari” più efficaci per la chiesa in tutto l’Impero Romano fu la premura che i cristiani avevano gli uni per gli altri. Di qui il detto: “Ecco, osservate come si amano questi cristiani!” Essere un cristiano significava essere una persona responsabile e un membro di una famiglia allargata. Questo è un aspetto di ciò che Paolo intende quando dice che “siamo membra gli uni degli altri” (Ef. 4:25). Essere cristiano non era una cosa presa alla leggera: significava unirsi, o piuttosto essere adottati nella famiglia di Gesù Cristo quali membri operativi, obbedienti e responsabili.

Non possiamo apprezzare la portata di tutto questo a meno che ci rendiamo conto che il Nuovo Testamento fu scritto, e la prima chiesa visse, nel contesto dell’Impero Romano. Prima dei nostri tempi, Roma aveva messo in piedi il più massiccio sistema mondiale di sicurezza sociale e di welfare della storia. Fu il famoso “Panem et Circenses”, cioè cibo, alloggio e intrattenimento. Come ai giorni nostri, lo stato era visto come dio in terra, la fonte della provvidenza e l’effettivo provveditore. Roma aveva forte risentimento verso l’insistenza cristiana che Gesù è Signore, e non Cesare e verso la cura che i cristiani avevano gli uni per gli altri. Tale cura significava e dimostrava che il governo di un Signore che non era Cesare stava determinando la vita degli uomini e che un dio che non era Cesare era il provveditore. 

Terzo, la prima chiesa teneva presente anche i poveri fuori dall’ovile. Già ai tempi dei dodici apostoli c’era una tesoreria per la cura di tali poveri. Ne abbiamo un riferimento in Giovanni 12:1-6, e al fatto che questi fondi erano affidati a Giuda, il quale era un ladro. Ciò che molti non hanno reputato degno di nota è che dei fondi venivano ovviamente dati a nostro Signore, cioè decime e offerte tolte alla chiesa ufficiale e date alla chiesa nascente. Questi fondi erano apparentemente ripartiti per scopi vari, la cura del ministero di nostro Signore le relative spese, forse il sostegno delle famiglie dei discepoli a casa loro, nonché ai poveri. C’erano perciò forse diverse tesorerie, una per ciascuna causa. 

Sappiamo che uno dei grandi conflitti della prima chiesa con Roma fu sull’aborto. Non solo la chiesa opponeva l’aborto con forza, ma fece di più. L’aborto a quei tempi era brutale e primitivo e non sempre aveva successo. I bimbi non voluti venivano dunque abbandonati, nella stessa Roma, sotto i ponti, dove cani randagi se ne cibavano. I cristiani cominciarono velocemente a raccogliere tutti tali neonati e poi li passavano attorno alle famiglie dei membri di chiesa. Questo si addizionò al rapido incremento della popolazione cristiana. Imbarazzava inoltre i romani, che sparsero storie che dicevano che i bambini venissero raccolti per essere mangiati durante le funzioni della santa cena, e il loro sangue bevuto.

Si potrebbe dire molto di più. Gli ospedali ebbero inizio come conseguenza della crescita del ministero cristiano, e, fino a generazioni relativamente recenti, tutti gli ospedali erano cristiani. La scolarizzazione è vecchia quanto le scuole Levitiche (De. 33:10), e l’educazione statale è un passo recente, umanistico e socialista. Tutta la previdenza sociale è un tempo stata cristiana e così tutti gli aspetti della vita sociale. La Bibbia provvede per il solo sistema di sicurezza sociale sicuro al mondo, spiritualmente e materialmente, e i cristiani l’hanno un tempo applicato. Questo sistema di sicurezza sociale comincia con la salvezza, e continua con l’essere membra gli uni degli altri. Il Signore lo richiede da noi.

È giusto spendere qualche parola anche sulla INSICUREZZA SOCIALE

Una delle ironie della storia è costituita dal fatto che ogni epoca che ha ricercato la sicurezza sociale ha prodotto invece una drammatica insicurezza. Questo non significa che la sicurezza non sia una considerazione valida e importante. Vivere in modo sicuro nella propria casa, essere sicuri per le strade, essere protetti da assalitori e da furti, ed avere uno stabile ordinamento monetario ed economico è chiaramente positivo e un ovvio bene. Uno degli aspetti della pace mondiale del Messia è che gli uomini convertano le loro armi in strumenti di produzione e vivano pacificamente “ciascuno sotto la propria vigna e il proprio fico; e più nessuno li spaventerà.” (Michea 4: 3-4) Il desiderio di sicurezza è un obbiettivo religioso e pio. Condannarlo è chiaramente sbagliato.

Il guaio comincia quando la sicurezza è separata dal suo contesto morale e religioso. Quando consideriamo la sicurezza un prodotto dell’ordinamento umano piuttosto che di quello di Dio noi abbiamo fondato la nostra sicurezza sulla sabbia. Si sentono ripetutamente commenti come questi  da persone che vivono in belle case come in aree ‘depresse’:  I ragazzi del mio vicino si drogano. Abbiamo timore di lasciare vuota la casa perché la vandalizzano.

Poiché abbiamo un sistema di educazione statale che nega la parola e la legge di Dio, abbiamo prodotto una generazione senza regole e una drammatica insicurezza sociale. (Non pochi assegni dell’INPS finiscono in mano a questi nuovi vandali quando derubano nonni e anziani o quando percepiscono il reddito di cittadinanza).

Il Salmista perciò vede l’essenza della sicurezza sociale nella fede e nell’ordine orientati su Dio. Se la società non è costruzione dell’Eterno, basata sulla sua Parola/Legge, essa è ‘vana’ o futile:

Se l’Eterno non edifica la casa, invano vi si affaticano gli edificatori; se l’Eterno non custodisce la città, invano vegliano le guardie. È vano per voi alzarvi di buon’ora e andare tardi a riposare e mangiare pane di duro lavoro; perché egli dà lo stesso ai suoi diletti, nel sonno. (Salmo 127:1-2)

La nostra società è molto insicura. Recentemente, molte persone nel passato ferocemente contrarie alle armi, dopo alcuni severi episodi, hanno acquistato una pistola per sé e per la moglie. Questa prassi sta diventando sempre più comune. Però, un tale passo dà solo una protezione limitata benché molto efficace. La società del nostro tempo è in putrefazione; la criminalità è in aumento, l’immigrazione clandestina pure, e le contromisure non alterano il crescere dell’anarchia intorno a noi.

Ma c’è di più, la maggior parte delle persone, incluse quelle che vanno in chiesa, troppo comunemente vedono il pericolo provenire solo da una direzione, cioè da dai fuorilegge. Il pericolo ancor maggiore proviene da Dio onnipotente, dal Dio trino. È la sua legge ad essere trasgredita, la sua parola ad essere disprezzata, il suo nome ad essere bestemmiato, e la sua persona ad essere aggirata e negletta. Niente può produrre insicurezza sociale più grande che il giudizio di Dio!

Purtroppo, la stessa parola sicurezza è stata svalutata ai giorni nostri, col darle, nel suo senso primario, un significato limitato. È finita col significare, primo, un’assicurazione contro pericoli e rischi economici. In questo senso il suo significato è economico. Il sistema di sicurezza sociale, secondo una definizione dal (Dizionario di Sociologia): “trasmette l’assicurazione di libertà dai pericoli di una miserrima vecchiaia, disoccupazione senza indennizzo, ecc.”. Secondo, la sicurezza è giunta a significare anche una stabilità psicologica da paure e neurosi. La fame per questa sicurezza psicologica ha fatto di molte forme di psicoterapia una delle industrie più in crescita del XX° secolo. L’intenso interesse per ambedue queste forme di sicurezza testimonia dell’intensa insicurezza dell’uomo moderno. Testimonia anche della sua limitata visione della sicurezza.

La promessa di Dio ai fedeli è molto chiara: “Non ti accadrà alcun male” (Salmo 91: 10a). Si noti che la promessa non dice: non ti accadrà nessun guaio, ma piuttosto nessun male, c’è una differenza. In un’epoca certamente non senza problemi, Tommaso D’Aquino definì la sicurezza come libertà dal male in questo senso biblico.

C’è un altro significato della sicurezza che a prima vista sembra periferico ma che in realtà è basilare. Sicurezza in questo senso è un deposito per garantire il pagamento di un debito, o l’assolvimento di un contratto. In questo senso, la nostra sicurezza è un fatto teologico. Il Signore Dio, avendoci già dato il suo Figlio unigenito per effettuare la nostra redenzione al prezzo del suo sangue, trova sicuramente in paragone poca cosa prendersi cura di noi. Egli è in ogni senso della parola la nostra sicurezza.

In un mondo decaduto e pieno di peccato, aspettarsi il tipo di sicurezza che i politici troppo spesso promettono è fallace, illusorio e pericoloso. Induce le persone a trascurare la fonte basilare dell’insicurezza, il peccato dell’uomo. La depravazione dell’uomo è la radice del male in ogni sfera, matrimoniale, politica, economica, e così via. Nessun sistema politico può aggirare le implicazioni della natura dell’uomo. Il peccato dell’uomo si manifesta nella famiglia, nelle sfere del capitale e del lavoro, in politica ed educazione quanto nella criminalità comune. La natura dell’uomo non è cambiata con la  sua scelta di una professione o di una vocazione. Essere un ecclesiastico, un politico, un burocrate, un capitalista, o un sindacalista non santifica alcuno. Solo Dio che ha creato l’uomo può ri-crearlo. Un’epoca che si rivolge alle vie dell’uomo piuttosto che alla via di Dio per le dinamiche del cambiamento sociale può solo incrementare il suo disordine e la sua insicurezza. 

(Ottobre 1981 GM Ottobre 2020)