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Presa di Posizione Numero 12

12. Sovranità

Nei Dieci Comandamenti, immediatamente dopo il comando: “Non avrai altri dèi davanti a me”, c’è la proibizione di qualsiasi immagine scolpita. Pochi comandamenti sono interpretati peggio di questo. Troppi lo leggono come una proibizione totale di qualsiasi arte religiosa. Questa interpretazione è chiaramente non verace. Dio stesso richiese una varietà di incisioni nel tabernacolo, sull’arca, e su svariata mobilia (ma non sull’altare), e fu Egli stesso a chiamare e ispirare degli uomini per compiere il lavoro (Es. 31: 1-6, ecc.). Mentre erano proibite raffigurazioni di Dio, in questa legge c’è molto di più di quanto non sia spesso riconosciuto. Nessun tipo di immagini scolpite, di qualsiasi forma o somiglianza è permesso quale oggetto da utilizzare per il culto nel senso di prostrarsi davanti ad esso, o di servirlo. “Non ti prostrerai davanti a loro e non le servirai” (Es. 20:5): queste parole sono la chiave del comandamento e il loro significato deve essere compreso per poterlo obbedire.

Paolo ebbe questo comandamento ed altro in mente quando gridò contro l’adorazione che le gente di Listra diede a lui e a Barnaba dopo la guarigione di un paralitico (Atti 14: 8-18). Il sacerdote di Giove era pronto a servirli e la gente a prostrarsi davanti a loro.

Prostrarsi e servire è un antico segno e simbolo del riconoscimento della sovranità. Siccome i re pagani dell’antichità reclamavano signoria o sovranità, essi richiedevano che tutti gli uomini la riconoscessero quando venivano alla loro presenza. Questo significava inchinarsi davanti a loro, qualche volta prostrarsi completamente. Significava comunemente anche recare dei doni, un segno di servizio. Fu così modo che i magi vennero a cercare il Cristo bambino, il re appena nato, che sapevano essere il grande Messia o Dio-Re. Essi dimostrarono questa fede prostrandosi davanti al bambino e adorandolo, presentarono i loro doni: oro, incenso e mirra, come segno del loro servizio a lui come Signore e Re (Mt. 2:11).

In questo modo, la legge, quando dice: “Non ti prostrerai davanti ad esse e non le servirai”, si riferisce a due fatti correlati tra loro: primo il riconoscimento della signoria o sovranità, colui al quale ci inchiniamo è colui che riconosciamo come nostro Signoresecondo, colui che serviamo è colui al quale paghiamo la nostra tassa o decima, e al quale portiamo doni. (Perciò, Dio richiede entrambi, decima e offerte, la tassa e doni oltre la tassa, come evidenza del nostro servizio e del nostro amore.)

Nell’era cristiana, i monarchi hanno resuscitato la dottrina pagana della regalità. Hanno affermato di possedere signoria o sovranità. Hanno promosso la dottrina dei loro diritti divini. Nel XVIII secolo, sia i re protestanti che quelli cattolici hanno disapprovato l’utilizzo del Magnificat di Maria nelle chiese, a motivo della frase: “Ha rovesciato i potenti dai loro troni ed ha innalzato gli umili” (Lu. 1:52). Essi non volevano alcun Signore Cristo che li potesse abbassare  e disperdere.

Lo stato moderno è anche peggio, molto peggio. Non esita a rivendicare sovranità; si presenta, sulla lezione di Hegel, come dio in terra. rivendica giurisdizione sulla chiesa di Cristo e sulla scuola come signore, e richiede che ci prostriamo e lo serviamo come sovrano.

Questo è il significato del Secondo Comandamento: il no alle immagini scolpite significa no alle rappresentazioni di sovranità o di signoria. Né un uomo, né un’immagine possono rappresentare la sovranità, neppure la chiesa o uno stato. Dio solo è il signore.  Isaia. 45:5 dice: “Io sono il SIGNORE, e non c’è alcun altro; fuori di me non c’è Dio”. Troppi uomini di chiesa esprimono disapprovazione davanti ad una croce sopra la chiesa (un simbolo del trionfo di Cristo sul peccato e sulla morte), mentre piegano il ginocchio a Cesare, e servono lui. Alan Stang ha giustamente e saggiamente intitolato il suo studio sulla persecuzione statalista della chiesa: Thou Shalt Have No other Gods Before Me – Including the State, (Non avrai altro Dio all’infuori di me, incluso lo stato).

La Bibbia sottolinea che i cristiani devono rendere obbedienza a chiunque sia dovuta. Ripetutamente sottolinea il dovere dell’obbedienza e delle preghiere per le autorità civili. In più, poiché la via di Dio è la rigenerazione, non la rivoluzione, i cristiani sono messi in guardia dal diventare rivoluzionari sociali umanistici (1Co. 7: 20-23), ma allo stesso tempo essi devono operare legalmente per evitare di essere un popolo schiavo, vale a dire “servi degli uomini”.

Al contempo, la natura delle autorità civili ( e di altre autorità) è in tutti i tempi e in tutte le cose limitata dalla parola di Dio. Le autorità civili sono descritte specificamente come ministri di Dio, e la parola tradotta con “ministri” è nel greco la nostra parola “diacono”, che significa servitore. I “governanti” devono perciò essere servitori sotto Dio, non signori o sovrani. Quando le autorità civili divorziano da Dio e dalla sua parola-legge, diventano dei signori secondo i propri disegni e diventano dei fuorilegge. Come ha indicato sant’ Agostino, i governanti civili empi non sono più che una banda di ladri, una Mafia più potente e anche più pericolosa. Essendo fuorilegge in relazione a Dio, sono fuorilegge e predatori nelle relazioni con gli uomini.

C’è un altro importante aspetto di questo comandamento che è comunemente negletto. Dei Dieci Comandamenti un altro contiene la promessa di un giudizio speciale, e un altro ancora di una benedizione particolare. Onorare il padre e la madre ha la promessa della vita: “Onorerai tuo padre e tua madre, affinché i tuoi giorni siano lunghi sulla terra che il Signore, il tuo Dio ti dà” (Es. 20:12). La promessa del giudizio è data in Esodo 20:7 “Non userai il nome del Signore, il tuo Dio, invano, perché il Signore non lascerà impunito chi usa il suo nome invano”. (vedi il Capitolo 2, “Nel Nome di Gesù Cristo, o, nel Nome di Cesare?”)

Qui, in questa legge, abbiamo la promessa più lunga, ed è sia di giudizio sia di benedizione: “Non ti farai scultura alcuna né immagine alcuna delle cose che sono lassù nei cieli o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non le servirai, perché io, il Signore, il tuo Dio, sono un Dio geloso che punisce l’iniquità dei padri sui figli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano, e uso benignità a migliaia, a quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti.” (Es. 20: 4-6).

Il giudizio qui promesso è un giudizio che si protrae: questo peccato ha conseguenze sociali. Dove prevale una falsa dottrina della sovranità, c’è un radicale disorientamento sociale e tutta la vita viene distorta e collocata su false premesse. Una generazione che affermi una umanistica dottrina della sovranità altererà la vita e la società e tutte le sue istituzioni in modo tale che le conseguenze maligne persisteranno per tre o quattro generazioni. Dall’altro lato, una verace dottrina della sovranità avrà effetti sulla vita di migliaia che non la condividono perché manterrà la società su un fondamento pio.

La proibizione è nei confronti di qualsiasi forma di idolatria, contro cioè qualsiasi dottrina della sovranità aliena o empia. La sovranità o signoria non può essere collocata sulla terra, nei cieli o nel mare: risiede solo in Dio. (La nostra Costituzione la colloca nel ‘popolo’ e come sempre nella storia questo si ta evolvendo in un totalitarismo. N.d.T.). L’avidità, di fatto il peccato in qualsiasi forma è idolatria (Colossesi 3:5), perché il peccato fa valere la nostra volontà come primaria, e la nostra volontà rimpiazza la legge di Dio in ogni peccato.

La sovranità o signoria è la scaturigine del giudizio e della grazia, o direttamente o per via delegata. Nelle Scritture, genitori, pastori, autorità civili, datori di lavoro, e altri sono istruiti su come giudicare e ricompensare l’obbedienza ed il servizio fedeli. I loro poteri sono sotto Dio, sono strettamente delegati. La Bibbia non riconosce alcun potere indipendente da Dio, “Non esistono autorità se non da Dio, e le autorità che esistono sono istituite da Dio” (Ro. 13:1). Per ognuna di queste sfere d’autorità delegate parlare di sé stesse come autorità indipendenti da Dio è ribellione e peccato. Per magistrati, per l’Ufficio delle Entrate, e per altre agenzie civili parlare di concederci un certo numero di “giorni di grazia”, cioè giorni nei quali il frutto del nostro lavoro rimane a noi, è bestemmiare.

Oggi, però, l’autonomia è rivendicata virtualmente da ogni governo civile, autonomia da Dio. Tutti si considerano sovrani e perciò la loro stessa fonte di legge e di autorità. Noi viviamo in un epoca di idolatria dello stato, e siamo diventati così ciechi che non vediamo l’ovvietà di questo fatto. Fin troppi uomini di chiesa cavillano su quisquilie ma mancano di vedersi circondati e governati da nemici di Dio, da umanisti, e dal loro idolo e falso signore: lo stato.

Siamo pronti ad accogliere il governo di altri dèi quando noi stessi abbiamo apertamente o tacitamente rigettato il vero Dio, o siamo segretamente alla ricerca di “libertà” dal Dio vivente. È un’illusione molto confortante dirci che uomini malvagi ci hanno fatto questo, o che una cospirazione è responsabile della nostra cattività a falsi signori o sovrani. Ogni cospirazione ha inizio, comunque, nel cuore umano come cospirazione contro Dio. Le cospirazioni della storia, incluse quelle del nostro tempo, sono fin troppo reali, ma rendono conveniente a troppi di noi dimenticare i nostri stessi peccati. In tutta la nazione trovo uomini che si ritirano nel fariseismo piuttosto che avanzare nel dominio, e la loro scusa è una falsa santità. Nessuna chiesa è abbastanza buona per loro, anche dando per scontato che il quadro della chiesa sia desolante, ritirarsene lo migliorerà? Inoltre, siamo noi così santi che non possiamo permetterci di associarci con altri peccatori salvati per grazia? E ancora, molti rifiutano di votare non rendendosi conto che il voto è un mezzo per esercitare il dominio. Nonostante le pecche di tutti i candidati, c’è ancora una scelta, e un dovere. Paolo, nello scrivere ai Corinzi che avrebbero dovuto disciplinare e scomunicare un fornicatore, li mise in guardia di non cercare di richiedere al mondo lo stesso standard “perché altrimenti dovreste uscire dal mondo” (1 Co. 5:10). Non avevano il compito di abbandonare il mondo ma di conquistarlo. La “Super-Santità” esalta noi, non il Signore.

La legge dice: “Non avrai altri dei davanti a me” (Es. 20:3), inclusi noi stessi. Non è la nostra volontà e le nostra legge che deve governare ma quella del Signore . “Davanti a me” significa “di fianco a me”, a condividere qualsiasi grado di signoria o di sovranità con Me. La relazione con Dio può essere solamente esclusiva.

Per di più, la lettura moderna della proibizione di immagini scolpite o dell’idolatria in qualsiasi forma è seriamente mal compresa se il suo significato è limitato al culto, o al luogo del culto. Ci sono oggi fin troppi cristiani il cui idolo è Cesare che non hanno immagini, simboli o segni nelle loro chiese senza ornamenti. Non avere altri dèi davanti a Me,  a fianco del Signore Dio, significa che nessun altro signore ha sovranità su di noi in qualunque area della nostra vita. Significa che il nostro totale modo di vivere è governato esclusivamente da Dio il Signore. Limitare la portata della legge a ciò che avviene dentro l’edificio della chiesa è negare la sovranità o signoria del Dio vivente. Il Signore Dio e la sua parola-legge devono governare, controllare, dominare, informare, e regolare ogni atomo del nostro essere ed ogni sfera di vita e il mondo. Qualsiasi cosa sotto questo standard è idolatria.

Non ci può essere sostituto per Dio in nessuna sfera. Inoltre, poiché è bandita qualsiasi rappresentazione di Dio, è chiaro che Dio non può essere assorbito dentro o identificato con questo mondo e i suoi aspetti. Egli è l’eterno Dio, il Creatore, non un oggetto in un universo già esistente. La creazione non lo può definire: Egli crea e definisce tutta la creazione. L’uomo cerca di definire e di comprendere tutte le cose nei termini della propria esperienza, della propria ragione e della propria vita; questo sta al cuore di ogni idolatria, che sia semplicista e primitiva o razionale e filosofica. Per mezzo di questa legge, Dio rigetta tutti i tentativi umani di definirLo o di comprenderLo. Egli deve essere conosciuto solo nei termini della sua rivelazione. Egli anche rende chiaro che la portata della sua giurisdizione è totale: Non ci possono essere altri dèi di fianco a lui in qualsiasi sfera di vita e di pensiero.

Molti fratelli sedicenti cristiani si ribellano contro qualsiasi applicazione della signoria di Cristo a qualsiasi cosa esterna alla chiesa, specialmente a qualsiasi cosa nella sfera dello stato. Fanno venire in mente una nazione ben nota dove, fino a qualche anno fa, l’adulterio di un marito non dava alla moglie motivo sufficiente di procedere legalmente contro il marito a meno che l’atto o gli atti d’adulterio non fossero stati consumati nella dimora coniugale! Fin troppi uomini di chiesa hanno la stessa veduta sull’idolatria: se non avviene nel servizio domenicale del mattino o della sera, non conta.

La chiave all’idolatria viene in superficie in Esodo 20:7 “Non userai il nome del Signore, il tuo Dio, invano”. Il famoso ebraista, rabbino e storico Umberto Cassuto lo ha tradotto in questo modo: “Non prenderai il nome di Dio per irreale”. Usare il nome di Dio senza attribuirgli il valore che ha è trattare Dio come irreale, anziché come Signore e Creatore.  Limitare la sovranità e la legge di Dio alla chiesa, e alla vita interiore e alla moralità ‘privata’ dell’uomo, è negare la sua signoria e trattarlo come irreale. Quando trattiamo Dio come un’irrealtà, ci prostreremo davanti a falsi dei, incluso e specialmente lo stato, e loro serviremo. L’uomo è una creatura religiosa; se rigetta il Dio vivente servirà altri dei. E questo non è tollerato da Dio.

La gelosia di Dio (Es. 20:5) è fondata nella sua assolutezza e nel suo dominio universale. Gli “dèi” del paganesimo non erano gelosi perché non erano universali. La loro giurisdizione era limitata ad una nazione, uno stato, o ad un popolo, e ad una sfera particolare in quel reame. Erano solamente degli “spiriti” potenti che cercavano di controllare il tempo, o il mare, l’amore, la famiglia o altre simili sfere limitate. Persino entro questi limiti i loro poteri erano fallaci e incerti. Tali “dèi” non potevano permettersi il lusso di rivendicare una sfera più ampia: avevano abbastanza grattacapi a far funzionare la loro bottega! Il Dio delle Scritture è un Dio geloso perché Egli ha totale giurisdizione su tutte le cose: “Io sono Yhwh, questo è il mio nome; non darò la mia gloria a qualcun altro né la mia lode alle immagini scolpite” (Isa. 42:8). Nessun altra religione ha qualcosa di paragonabile a questa legge che proibisce l’idolatria.

Gerhard von Rad, nel commentare questa stessa legge come compare in Deuteronomio 5:8-10, notò: “Questa proibizione degli idoli deve essere compresa con in mente lo scopo degli idoli, e cioè di rendere manifesta la divinità” (Deuteronomy  p. 57). Dio riserva a se stesso il potere di manifestare sé stesso. I Giovanni 3:8 dichiara che Gesù Cristo è Dio manifestato e I Timoteo 3:16 ci dice anche che “Dio è stato manifestato in carne” in Gesù Cristo. In qualsiasi idolatria, materiale, filosofica, o istituzionale, l’uomo cerca di determinare quale debba essere la manifestazione di Dio. Dovunque ci sia qualsiasi argomento sulla sovranità, c’è una rivendicazione di manifestazione di signoria, o divinità.

Paolo ci dà qualche efficace discernimento sull’idolatria. Per esempio, in I Corinzi 10:7, egli scrive: “ Affinché non diventiate idolatri come alcuni di loro, secondo quanto sta scritto: ‘il popolo si sedette per mangiare e per bere, e poi si alzò per divertirsi’”. Paolo si sta riferendo all’incidente del vitello d’oro durante il viaggio dell’Esodo; in quell’occasione furono praticati culti di fertilità; egli fa riferimento a questi nel verso successivo: “E non fornichiamo come alcuni di loro fornicarono, per cui ne caddero in un giorno ventitremila” (I Co. 10:8). In questo modo Paolo separa due tipi di azioni commesse in quel giorno; il semplice mangiare e divertirsi, e gli atti sessuali dei culti della fertilità. La parola divertirsi nel testo greco è paizo, gioco da bambini, gioco ‘innocente’ in se stesso. Il punto di Paolo è che anche quelli che si astennero dal praticare i culti della fertilità furono colpevoli d’idolatria perché concordarono con la generale destituzione di Dio e di Mosè; furono idolatri “morali”. Condivisero il sentire comune: “Quanto a Mosè, l’uomo che ci ha fatto uscire dal paese d’Egitto, non sappiamo cosa sia avvenuto di lui” (Es. 32: 1b). Il festeggiamento ed i giochi furono nel nome del SIGNORE (Es. 32:5), ma furono in sprezzo di Lui e della sua autorità. In breve, Paolo sta dicendo che qualsiasi aspetto della vita al di fuori di Dio è idolatria. “Tutto ciò che non viene da fede è peccato” (Ro. 14:23). George Bush era nel giusto quando nel 1841 scrisse di questa legge che il suo significato e il suo spirito sono “chiaramente estremamente ampi” (Exodous, I, p. 263) Gli ecclesiastici ne hanno limitato lo scopo in modo da diminuire il peccato.

È giunto per noi il tempo di confessare,  con le parole di Isaia 26:13 “Oh, Eterno, Dio nostro, altri signori all’infuori di te, ci hanno dominato, ma per te solo ricordiamo il tuo Nome”

Noi dobbiamo rinunciare a tutte le dottrine di signoria e di sovranità  stataliste e altre  e combatterle nel nome del SIGNORE. La grande confessione battesimale della chiesa primitiva, che “Gesù Cristo è Signore” deve essere la nostra confessione e la nostra bandiera ora. Gesù Cristo è SIGNORE: Egli è Re dei re, e Signor dei signori (Ap. 19:16). Le nazioni tremino davanti a Lui. 

Sovranità in Azione – Oggi

Nel mondo moderno, la sovranità o signoria hanno cessato d’essere l’attributo di Dio e sono divenute l’attributo o dell’uomo o dello stato, o condivise da entrambi. Perfino quei teologi che parlano molto della sovranità di Dio tendono a limitarla alla salvezza, alla chiesa, alla teologia, il che significa in effetti negare la sovranità di Dio.

Nel nostro mondo odierno, lo stato si illude di essere divino, e si considera dio in terra. … Cosa possiamo dire della follia di coloro i quali sono uomini di chiesa, ministri e teologi, ma che insistono con la sovranità dello stato? Non solo lo fanno, ma insistono pure nel rivendicare un valido motivo Biblico per il loro peccato. Frignano piamente che bisogna dare a Cesare le cose che sono di Cesare, ma non daranno a Dio l’assoluta signoria e sovranità che gli appartiene (Mt. 22:21; Mc. 12:17; Lu. 20:25). Se rendiamo a Dio le cose che sono sue, la sola collocazione che Cesare potrà avere sarà in sottomissione al Signore: Cesare non sarà sottomesso al Signore se noi stessi non lo siamo.

Persino Bertrand Russel, un umanista militante, comprese il detto di Gesù: “Il consiglio di Gesù di dare a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio, è un tipico esempio di renitenza giudaica. Malgrado fosse un compromesso davanti alla domanda, costituisce non dimeno un rifiuto di riconoscere l’identità di Dio e dell’Imperatore” ( Wisdom of the West, p. 129). Precisamente. Io rendo a Cesare, al mio prossimo, a mia moglie e a i miei figli, come a tutti gli uomini, qualsiasi cosa sia loro dovuta sotto Dio, ma mai ciò che deve essere reso a Dio.

Definita in maniera molto semplice, sovranità significa un monopolio di potere e di legge. I due sono inseparabili: potere e legge sono attributi della sovranità. Per questo Cristo quale Signore e Re della Creazione, dichiara: “Ogni potestà mi è stata data in cielo e sulla terra.” Nei termini della sua sovranità, il Signore comanda che siano fatte discepoli “tutte le nazioni”, “insegnando loro di osservare tutte le cose io che vi ho comandato” (Mt. 28:18-20). La parola usata per “comandato” nel greco è entello (sostantivo entole), che significa ordinare, comandare. Entole veniva ogni tanto utilizzata come equivalente di torah, come nella versione dei LXX di Deuteronomio 17:19 “tutte le parole di questa legge”. Così, Cristo  presenta, come basilare al suo requisito regale, che i discepoli riconoscano che tutto il potere è suo e che è la sua legge che deve essere insegnata a tutti ed obbedita da tutti quelli che sono redenti e battezzati “nel nome del Padre e de Figlio e dello Spirito Santo”. Questa è una dichiarazione di sovranità molto chiara; rese ineludibile il conflitto tra la chiesa e Roma, tra Cristo e Cesare. Non possono esserci due Signori.

Ogni ordinamento sociale è un sistema di potere in attuazione e nelle interrelazioni; un ordinamento sociale è una struttura di potere e un fede in atto. Il signore dell’ordinamento sociale è la fonte di potere in quel sistema. L’abilità e l’autorità di dominare uomini e istituzioni dipendono dalla fede in un potere sovrano. Quando la fede in quel signore declina, l’ordine sociale comincia a decomporsi e a collassare. (Egon Friedell, ne Cultural History of thr Modern Age, vide la Morte Nera come l’inizio del collasso della fede nell’ordine “medievale”, e la Prima Guerra Mondiale come il punto terminale della fiducia nella cultura moderna.) Oggi, i concetti umanistici di sovranità si stanno decomponendo; è d’obbligo per i cristiani presentare la sovranità di Cristo e i suoi diritti regali.

Uno di questi diritti è la sua legge, la legge biblica. La legge è una dichiarazione di causalità e di necessità; descrive l’ordine dell’essere. Nelle leggi naturali, gli scienziati cercano di determinare ciò che avviene uniformemente e necessariamente. Come testimonia Deuteronomio 28 la legge di Dio esprime l’ordine divino di causalità e di necessità. L’umanesimo ha eroso la dottrine della causalità e della necessità, e perciò della legge; per questo si sta disintegrando. In questo processo di disintegrazione, la legge di Dio, il suo potere e la sua sovranità vengono apertamente rivendicate ed è ora che i cristiani la vivano e la annuncino.

R.J.R. tr.GM 2020