“Non temete!”, dice Gesù ai suoi discepoli …e per buone ragioni! (Matteo 10:24-39)

Siete voi persone paurose? Non vergognatevene: la paura è una reazione naturale che serve a proteggere e a preservare la vostra integrità ed ha una funzione positiva. Ci sono però casi (molti) in cui, ai suoi discepoli, Gesù dice: “Non temete!”, a non lasciarci intimidire, perché egli ci invita ad allargare le nostre prospettive e ad aver fiducia in lui come Signore della vita e colui che vince, sempre, nonostante l’arroganza e le minacce dei suoi avversari. Per ben tre volte nel testo del vangelo che leggeremo e commenteremo oggi, Gesù dice ai suoi discepoli: “Non temete”. Quando? In che contesto? Ascoltiamo.

“Il discepolo non è da più del maestro, né il servo da più del suo signore. Basta al discepolo di essere come il suo maestro e al servo come il suo padrone. Se hanno chiamato il padrone di casa Beelzebub, quanto più chiameranno così quelli di casa sua! Non li temete dunque, poiché non c’è nulla di nascosto che non debba essere rivelato e nulla di segreto che non debba essere conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre, ditelo nella luce; e ciò che udite dettovi all’orecchio, predicatelo sui tetti. E non temete coloro che uccidono il corpo, ma non possono uccidere l’anima; temete piuttosto colui che può far perire l’anima e il corpo nella Geenna. Non si vendono forse due passeri per un soldo? Eppure neanche uno di loro cade a terra senza il volere del Padre vostro. Ma quanto a voi, perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non temete dunque; voi siete da più di molti passeri. Chiunque perciò mi riconoscerà davanti agli uomini, io pure lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli. Ma chiunque mi rinnegherà davanti agli uomini, io pure lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli». «Non pensate che io sia venuto a mettere pace sulla terra; non sono venuto a mettervi la pace, ma la spada. Perché io sono venuto a mettere disaccordo tra figlio e padre, tra figlia e madre, tra nuora e suocera, e i nemici dell’uomo saranno quelli di casa sua. Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; e chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me. E chi non prende la sua croce e non viene dietro a me, non è degno di me. Chi avrà trovato la sua vita, la perderà; ma chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la ritroverà” (Matteo 10:24-39).

Il mandato fondamentale che Gesù affida a tutti i suoi discepoli, di ieri e di oggi, rimane immutato ed è scolpito al termine del vangelo secondo Matteo: “Andate dunque, e fate discepoli di tutti i popoli (…) insegnando loro di osservare tutte le cose che io vi ho comandato” (Matteo 28:19-20). 

Non sarebbe stato facile, però, e non è facile neppure oggi. Gesù, infatti, non era come un “saggio orientale” che elargisce saggezza e buoni consigli per il miglioramento della vita e che viene generalmente accettato perché non rappresenta sostanzialmente “una minaccia” per equilibri consolidati e per lo status-quo sociale. L’insegnamento di Gesù non è come quello della psicologia popolare o quello di un allenatore sportivo. L’insegnamento di Gesù può mettere in crisi la vita di una persona ed essere parecchio “destabilizzante”. Può creare tensioni interiori e tensioni sociali là dove viviamo e con le persone con le quali ci relazioniamo. Non per nulla, infatti, l’insegnamento di Gesù, è considerato “pericoloso”, da “addomesticare” e “forse meglio” da proibire e sopprimere, da parte dei regimi totalitari che vorrebbero tenere la popolazione sotto il loro stretto controllo (corpo, mente e spirito). E’ quanto avviene nei regimi comunisti, fascisti ed islamici. Ma anche senza pensare a quei contesti che potremmo considerare “estremi”, l’insegnamento di Gesù costituisce una seria minaccia per il laicismo occidentale (nonostante le loro pretese “progressiste”), non meno totalizzante di quei sistemi e regimi politici, proprio perché anch’esso, in modo più subdolo forse, forgia e vorrebbe controllare le menti dei cittadini per asservirle ai suoi principi ideologici (che la fede cristiana contesta). 

Perché gli apostoli cristiani erano stati cacciati da Tessalonica? Sentite che cosa dice il libro degli Atti degli Apostoli:  “…trascinarono Giasone e alcuni dei fratelli davanti ai capi della città, gridando: ‘Quelli che hanno messo sottosopra il mondo sono venuti anche qua, e Giasone li ha accolti; tutti costoro agiscono contro gli statuti di Cesare, dicendo che c’è un altro re, cioè Gesù”(Atti 17:6-7). La fede cristiana non era una “credenza privata” come tante altre, ma metteva in questione l’ordinamento civile. Non solo: ad Efeso, per esempio, i cristiani erano stati perseguitati perché avevano messo in crisi l’economia locale basata sull’idolatria! 

Se la fede cristiana non ha un effetto consistente sulla vita personale, sociale, economica e politica, quella che generalmente va sotto quel nome è qualcosa di convenientemente falsificato. Insegnare e vivere la fede cristiana è sicuramente pericoloso per lo status quo. Essa rende liberi uomini e donne di una libertà “intollerabile” per i regimi di questo mondo.

Ecco così come i discepoli di Gesù si sarebbero ben presto resi conto che, nello svolgere il compito loro affidato, essi avrebbero incontrato parecchia ostilità nei loro confronti ed anche serie minacce. Di questo Gesù li mette in guardia fin dall’inizio. Perché questa ostilità? Fondamentalmente perché Gesù elargisce la sapienza di Dio e questo mondo e come esso è organizzato, è ostile a Dio, gli è nemico. Di fatto, questo mondo non ha alcuna intenzione di sottomettersi ad una qualsiasi cosa che riguardi il Dio vero e vivente e al Cristo! “Il principe di questo mondo” vorrebbe tenere i suoi sudditi sotto stretto controllo, e la fede cristiana autentica costituisce per esso una minaccia, così come i demoni reagivano violentemente alla predicazione e alle opere di Gesù.

Indubbiamente le reazioni del mondo all’insegnamento di Cristo “sono da paura”, fanno paura, intimidiscono. Le loro minacce (che possono giungere fino alle minacce di morte) possono avere un effetto paralizzante sui discepoli di Gesù, e questo è ben comprensibile. La paura è un fenomeno naturale per proteggerci da quanto attenta alla nostra integrità e sicurezza, ma essa può essere sfruttata ad arte. I poteri tirannici di questo mondo, infatti, per mantenere il loro dominio, giocano molto sulla paura della gente, così da tenerla meglio sotto controllo. Non è solo la paura della repressione violenta, ma anche la paura delle malattie, così com’è convenientemente sfruttata la situazione dell’attuale pandemia. Il “distanziamento sociale” raccomandato o imposto dall’attuale pandemia è sicuramente una necessaria misura sanitaria, ma si rivela indubbiamente “provvidenziale” per tenere sotto controllo la popolazione, tanto che qualcuno sospetta come la stessa pandemia sia stata artificialmente indotta “da qualcuno” per i suoi motivi di dominio.

Gesù è molto realistico con i suoi discepoli. Nel testo del vangelo di oggi è come se dicesse: “In questo mondo non sarà per voi per nulla facile vivere e diffondere il mio insegnamento. E’ meglio che ve ne rendiate conto prima. “Il discepolo non è da più del maestro, né il servo da più del suo signore. Basta al discepolo di essere come il suo maestro e al servo come il suo padrone. Se hanno chiamato il padrone di casa Beelzebub, quanto più chiameranno così quelli di casa sua!”. Per quanto sempre “mansueto ed umile di cuore”, Gesù stesso sarebbe morto inchiodato su una croce dai suoi avversari, la stessa sorte capitata nella storia a parecchi dei suoi seguaci, e persino peggio di quello, e non a caso. 

Nonostante tutto questo, per ben tre volte nel nostro testo Gesù, incoraggiando i suoi discepoli ad andare per il mondo a portare il suo insegnamento, dice loro: “Non abbiate paura”, “Non temete i vostri avversari”, “Non lasciatevi intimidire”.

1) “Non li temete dunque, poiché non c’è nulla di nascosto che non debba essere rivelato e nulla di segreto che non debba essere conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre, ditelo nella luce; e ciò che udite dettovi all’orecchio, predicatelo sui tetti”. L’insegnamento di Gesù con la sua funzione terapeutica e liberante non è una “conoscenza esoterica” da tenere nascosta, ma è qualcosa di liberante che deve essere ampiamente pubblicato, fatto conoscere. I poteri di questo mondo non vogliono che esso sia conosciuto e vissuto. Le loro bugie, però, saranno smascherate una per una e denunziate, così come la falsità satanica e gli inganni delle varie ideologie che hanno dominato e dominano questo mondo. Non abbiate paura perché la verità verrà fuori e la luce illuminerà le tenebre di questo mondo. I regimi tirannici cadranno nelle loro contraddizioni uno per uno. Siatene certi. Per quanto minaccino, le forze del male saranno sconfitte!

2) “E non temete coloro che uccidono il corpo, ma non possono uccidere l’anima; temete piuttosto colui che può far perire l’anima e il corpo nella Geenna. Non si vendono forse due passeri per un soldo? Eppure neanche uno di loro cade a terra senza il volere del Padre vostro. Ma quanto a voi, perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati”. I regimi tirannici di questo mondo vogliono controllare corpo, mente e spirito. Potranno imprigionarvi e persino togliervi la vita, ma non potranno asservire il vostro spirito. Non solo Dio lo preserverà, ma sovranamente farà in modo che le repressioni che essi operano si ritorgano a loro danno e vergogna. Pensano di essere onnipotenti ma farebbero bene a temere Dio, perché non prevarranno sui suoi piani. Siatene certi. 

3) “Non temete dunque; voi siete da più di molti passeri. Chiunque perciò mi riconoscerà davanti agli uomini, io pure lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli. Ma chiunque mi rinnegherà davanti agli uomini, io pure lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli”. Non li temere perché voi siete preziosi ai miei occhi ed io vendicherò ogni male che vi fanno. Solo siate perseveranti, con una testimonianza incrollabile. Sarete voi, alla fine, a vincere. Siatene certi. 

In questo nostro testo, il Signore Gesù termina indicando pure come essere suoi discepoli possa costare pure molto. L’Evangelo di Cristo mette pace e riconcilia con Dio, ma è militante, ingaggia guerra contro i dominatori di questo mondo non per pacificarseli, ma per combatterli e sconfiggerli. L’Evangelo di Cristo chiama ad una precisa presa di posizione: “O con me o contro di me”, e chi si pone “dalla parte sbagliata”, quand’anche fossero i nostri familiari, non ci potrà essere pace neppure con loro. Gesù, infatti qui dice: “Non pensate che io sia venuto a mettere pace sulla terra; non sono venuto a mettervi la pace, ma la spada. Perché io sono venuto a mettere disaccordo tra figlio e padre, tra figlia e madre, tra nuora e suocera, e i nemici dell’uomo saranno quelli di casa sua. Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; e chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me”. 

La “croce” è quella che i dominatori di questo mondo infliggono ai discepoli di Gesù. Essi, però, neanche quella devono temere. Dev’essere, però ben chiaro, per i discepoli di Gesù, che “Chi non prende la sua croce e non viene dietro a me, non è degno di me. Chi avrà trovato la sua vita, la perderà; ma chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la ritroverà”.

Tutto questo potrebbe spaventare i discepoli di Gesù, ma a loro Gesù dice: “Non temete”, “non abbiate paura”. Come dice il profeta Isaia: “Dite a quelli che hanno il cuore smarrito: «Siate forti, non temete!». Ecco il vostro DIO verrà con la vendetta e la retribuzione di DIO; verrà egli stesso a salvarvi” (Isaia 35:4). Come pure: “A chi vince concederò di sedere con me sul mio trono, come anch’io ho vinto e mi sono posto a sedere col Padre mio sul suo trono” (Apocalisse 3:21).

P. C. 15/06/20

Domenica 21 giugno 2020 –  Terza Domenica dopo Pentecoste

Letture bibliche – Genesi 21:8-21; Salmo 86:1-10, 16-17; Romani 6:1-11; Matteo 10:24-39

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