Costruire sulla Roccia (Matteo 7:24-27)

Domenica 19 luglio 2026 – Ottava domenica dopo Pentecoste

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Le lezioni della storia

Viviamo in un’epoca straordinaria. Mai l’umanità ha posseduto tante conoscenze scientifiche, tanti mezzi di comunicazione, tante possibilità tecnologiche e tanto benessere materiale (anche se non per tutti). Eppure, accanto a questi progressi, continuiamo a vedere guerre, ingiustizie, violenze, divisioni e nuove forme di paura. In questi mesi, ad esempio, si torna perfino a parlare con inquietudine del rischio imminente di un conflitto nucleare. Viene spontaneo così domandarsi: possibile che l’umanità non impari mai dalle lezioni della storia?

Molti pensatori hanno cercato di rispondere a questa domanda. Alcuni hanno attribuito i fallimenti della società all’economia, altri alla politica, altri ancora alla cultura o alle istituzioni. Tutte queste analisi contengono elementi di verità e meritano rispetto. Come cristiani, infatti, non crediamo che chi non condivide la nostra fede sia incapace di cogliere aspetti importanti della realtà. Tuttavia la Bibbia ci invita ad andare ancora più in profondità e a porci una domanda diversa: che cosa Dio vuole insegnarci attraverso la storia?

Una Roccia stabile

Viviamo in un tempo nel quale il progresso scientifico e tecnologico convive con guerre, crisi e profonde incertezze sul futuro dell’umanità. Perché sembra che gli uomini non imparino mai dalle lezioni della storia? Gesù conclude il Sermone sul Monte con la parabola delle due case, mostrando che il problema fondamentale non è la violenza delle tempeste, ma il fondamento sul quale costruiamo la nostra vita. Questa predicazione riflette sul modo in cui Dio, nella sua Provvidenza, usa anche le prove della vita e della storia per richiamarci a edificare sulla sola Roccia che non viene mai meno: Cristo, ascoltato e seguito nell’obbedienza della fede.

Quando leggiamo gli avvenimenti alla luce della fede, scopriamo che la storia non è soltanto la successione casuale degli eventi, né semplicemente il risultato delle decisioni umane. La Scrittura ci insegna che Dio continua a governare il mondo con la sua Provvidenza. Talvolta Egli educa il suo popolo e richiama l’umanità proprio permettendo che vengano alla luce le conseguenze delle scelte sulle quali individui, popoli e civiltà hanno costruito la propria esistenza. Le tempeste della vita e della storia non creano il fondamento sul quale abbiamo costruito; lo rivelano.

Con questa prospettiva possiamo comprendere meglio le parole con cui Gesù conclude il Sermone sul Monte – la parabola delle due case. Essa non è soltanto un invito alla prudenza personale. È una chiamata a verificare continuamente il fondamento sul quale stiamo edificando la nostra vita, le nostre famiglie, le nostre comunità e perfino la società nella quale viviamo. Le tempeste arriveranno per tutti. La domanda decisiva non è se verranno, ma se, quando arriveranno, troveranno una casa costruita sulla sabbia oppure sulla Roccia.

Le due case

Ascoltiamo questo testo del vangelo e chiediamoci che cosa Gesù voglia dire con questa parabola a me, alle nostre comunità cristiane ed al mondo

“Perciò chiunque ode queste mie parole e le mette in pratica, sarà paragonato a un uomo avveduto che ha edificato la sua casa sopra la roccia. La pioggia è caduta e sono venuti i torrenti, i venti hanno soffiato e hanno investito quella casa, ma essa non è caduta, perché era fondata sulla roccia. E chiunque ode queste mie parole e non le mette in pratica sarà paragonato a un uomo stolto che ha edificato la sua casa sulla sabbia. La pioggia è caduta e sono venuti i torrenti, i venti hanno soffiato e hanno fatto impeto contro quella casa ed essa è caduta e la sua rovina è stata grande” (Matteo 7:24-27).

I. Tutti costruiscono. La domanda decisiva è: su quale fondamento?

Gesù non contrappone una persona laboriosa a una pigra. Entrambi gli uomini costruiscono una casa. Entrambi ascoltano le sue parole. Entrambi desiderano sicurezza e stabilità. La differenza non consiste nell’impegno, nell’intelligenza o perfino nella religiosità. La differenza è tutta nel fondamento. Una casa è costruita sulla roccia, l’altra sulla sabbia.

Anche noi siamo tutti costruttori. Costruiamo la nostra vita, la nostra famiglia, il nostro lavoro, le nostre relazioni. Le comunità cristiane costruiscono la loro testimonianza. Le nazioni costruiscono istituzioni, sistemi economici, culture e ordinamenti politici. Nessuno vive senza edificare qualcosa. Per questo la domanda di Gesù è universale: su quale fondamento stiamo costruendo? Quando arriverà la tempesta, ciò che stiamo costruendo reggerà?

Qui il Maestro ci sorprende. Noi saremmo portati a guardare prima l’edificio: quanto è grande, quanto è bello, quanto sembra efficiente. Gesù, invece, guarda ciò che normalmente nessuno vede: il fondamento. Le fondamenta sono nascoste, ma sono esse che decidono il destino della casa. Così è anche nella vita personale e nella storia dei popoli. Le grandi civiltà, come le singole persone, possono apparire solide e promettenti. Possono compiere opere straordinarie e perseguire ideali nobili come la giustizia, la libertà o la pace. Il problema non è necessariamente l’edificio; il problema è il terreno sul quale esso è stato costruito.

II. Le tempeste rivelano il fondamento

La parabola, poi, contiene un particolare che spesso ci sfugge. Gesù non dice che la casa costruita sulla roccia sarà risparmiata dalla pioggia, dai torrenti e dai venti. La tempesta investe entrambe le case. La differenza non è nell’intensità della prova, ma nel suo esito.

Questo corregge un’idea sbagliata che talvolta si insinua anche fra i cristiani. La fede non ci mette al riparo da tutte le difficoltà della vita. Anche chi costruisce sulla Roccia conosce il dolore, le malattie, le delusioni, le prove e perfino la persecuzione. Essere discepoli di Cristo non significa vivere una vita senza tempeste; significa avere un fondamento che resiste quando le tempeste arrivano.

Questa osservazione vale non soltanto per la vita personale, ma anche per la storia dei popoli. Le nazioni attraversano guerre, crisi economiche, conflitti sociali, cambiamenti culturali, periodi di prosperità e di decadenza. Ogni generazione sperimenta le proprie tempeste. Noi stessi viviamo giorni nei quali il mondo sembra attraversato da tensioni sempre più gravi e imprevedibili. Molti si chiedono dove stia andando l’umanità e se essa abbia davvero imparato qualcosa dalle tragedie del passato.

La Bibbia ci invita a guardare questi avvenimenti con uno sguardo diverso. Senza pretendere di interpretare ogni singolo evento come un giudizio particolare di Dio, sappiamo però che nulla sfugge alla sua Provvidenza. Dio continua a governare la storia e, talvolta, permette che uomini, popoli e civiltà sperimentino le conseguenze delle fondamenta sulle quali hanno costruito. È una forma di educazione, talvolta severa, ma sempre orientata a richiamare l’uomo alla verità.

Per questo le tempeste hanno anche una funzione rivelatrice. Finché il cielo è sereno, le due case sembrano ugualmente solide. Solo quando arrivano la pioggia, i torrenti e il vento appare la differenza. Le prove non creano il fondamento; lo mettono in evidenza. Le tempeste non decidono la solidità della casa; la rivelano.

Questa è anche una delle grandi lezioni della storia. Civiltà che sembravano incrollabili sono crollate. Sistemi politici che promettevano un futuro radioso hanno mostrato profonde contraddizioni. Persino le società più prospere hanno scoperto improvvisamente la loro fragilità. Non perché ogni loro progetto fosse sbagliato, ma perché nessuna costruzione umana può reggere se pretende di sostituire il fondamento che solo Dio può dare.

III. Costruire sulla Roccia  

A questo punto la parabola ci pone davanti a una domanda molto personale. Non ci chiede anzitutto di giudicare gli altri. Non ci invita a identificare quali siano oggi le “case costruite sulla sabbia”. Ci chiede piuttosto: su che cosa stai costruendo tu?

È significativo che Gesù non dica semplicemente: “Chi ascolta queste mie parole”. Dice: “Chi ascolta queste mie parole e le mette in pratica”. La differenza fra i due costruttori non consiste nell’aver ascoltato oppure no.

Entrambi ascoltano. Entrambi conoscono la Parola. Entrambi sanno come si dovrebbe costruire. Ciò che li distingue è l’obbedienza. La Roccia, dunque, non è una teoria religiosa. Non è nemmeno una corretta dottrina presa isolatamente. È Cristo stesso, accolto nella fede e seguito nell’obbedienza quotidiana. È una differenza decisiva. Perché si può perfino conoscere l’Evangelo senza fondare realmente su di esso la propria vita.

Questa parola interpella anche le nostre comunità cristiane. È facile leggere questa parabola pensando ai problemi del mondo. Molto più difficile è lasciarsi interrogare da essa. Le nostre comunità stanno davvero costruendo sulla Roccia? Oppure talvolta costruiscono sulla tradizione, sulle abitudini, sull’organizzazione, sul prestigio, sui numeri, sulle capacità umane? Tutte queste cose possono essere utili. Nessuna di esse, però, è la Roccia. La Roccia rimane sempre Cristo. Per questo la Chiesa deve continuamente riformarsi confrontandosi con la sua Parola.

Questo introduce anche una salutare umiltà. L’apostolo Paolo scrive: “Nessuno può porre altro fondamento oltre a quello già posto, cioè Gesù Cristo” (1 Corinzi 3:11). Poi aggiunge qualcosa che spesso dimentichiamo. Anche ciò che costruiamo sopra quel fondamento sarà provato dal fuoco. Questa è una parola che riguarda anzitutto noi. Essere cristiani non ci rende immuni dagli errori. Non ci autorizza a guardare il mondo dall’alto in basso. Anche noi siamo continuamente chiamati a verificare ciò che stiamo costruendo. Anche noi dobbiamo lasciarci correggere dalla Parola di Dio.

Proprio per questo la testimonianza cristiana non può ridursi al silenzio. Paolo scrive agli Efesini: “Non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre; piuttosto denunciatele”. Denunciare non significa assumere un atteggiamento di superiorità morale. Significa amare abbastanza il nostro prossimo da dirgli la verità. Se vedo qualcuno costruire una casa sopra la sabbia e taccio, non gli voglio bene. La denuncia cristiana nasce sempre dalla carità. Essa non dice soltanto: “Qui c’è un pericolo.” Dice anche: “Vieni. Esiste un fondamento che non crolla.”

Ed è forse questo il compito delle comunità cristiane nel nostro tempo. Non quello di prevedere il futuro. Non quello di identificare ogni crisi come un castigo particolare di Dio. Non quello di sostenere questa o quella ideologia. Il loro compito è molto più semplice e, nello stesso tempo, molto più impegnativo. Devono mostrare che esiste un modo diverso di costruire. Una comunità nella quale la verità cammina insieme all’amore. Nella quale l’autorità diventa servizio. Nella quale la libertà si accompagna alla responsabilità. Nella quale il perdono spezza la spirale dell’odio. Nella quale il Cristo annunciato nel Nuovo Testamento rimane veramente il fondamento. Questa è la casa che il mondo dovrebbe poter vedere.

Conclusione

Torniamo, allora, alla domanda con cui abbiamo iniziato. L’umanità sembra non imparare mai dalle lezioni della storia. La fede cristiana, però, ci invita a guardare ancora più in profondità. Dio continua a parlare attraverso la storia e, nella sua Provvidenza, permette talvolta che uomini, popoli e civiltà sperimentino le conseguenze negative delle fondamenta fallaci sulle quali hanno costruito. Non perché desideri la loro rovina, ma perché li richiama a costruire sul solo fondamento che può sostenere la vita.

Questo richiamo riguarda anzitutto noi. Costruire sulla Roccia non significa semplicemente dichiararsi cristiani. Gesù dice: «Chi ascolta queste mie parole e le mette in pratica». La Roccia è Cristo, ma costruire su di Lui significa vivere da suoi discepoli: conformare ogni giorno la nostra vita alla sua Parola, lasciarci guidare dalla volontà del Padre, imparare a vivere secondo la volontà del Padre, così come Gesù ce l’ha insegnata e incarnata nella sua vita, cioè vissuta nello spirito di amore, di giustizia e di misericordia che vediamo nel Signore Gesù. È un cammino di conversione continua, non il possesso di una perfezione già raggiunta.

Questo riguarda la nostra vita personale, il modo in cui lavoriamo, amministriamo ciò che Dio ci affida, trattiamo il prossimo e affrontiamo le prove. Riguarda le nostre famiglie e le nostre comunità cristiane, chiamate a essere luoghi nei quali il Vangelo non sia soltanto predicato, ma vissuto. E riguarda anche la nostra presenza nel mondo. I cristiani non sono chiamati a fuggire dalla società, ma a servirla, mostrando con le parole e con le opere che esiste un modo diverso di costruire la convivenza umana, fondato sulla verità, sulla giustizia, sulla responsabilità e sull’amore.

Proprio per questo le comunità cristiane non possono tacere. L’apostolo Paolo ci esorta a non partecipare alle opere infruttuose delle tenebre, ma a denunciarle. Non lo facciamo per sentirci migliori degli altri, né per difendere una particolare ideologia. Lo facciamo perché amiamo il nostro prossimo. Chi vede qualcuno costruire sulla sabbia e tace non gli vuole bene. La testimonianza cristiana non si limita a denunciare ciò che conduce alla rovina; indica anche, con umiltà e speranza, il fondamento che non crolla.

Gesù conclude il Sermone sul Monte non con una minaccia, ma con un invito. Le tempeste verranno per tutti. Nessuno può evitarle. Ma chi ascolta la sua Parola e la mette in pratica scoprirà che esiste un fondamento che nessuna prova della vita, nessuna crisi della storia e neppure il giudizio finale potranno distruggere. Costruiamo, dunque, sulla Roccia, perché solo in Cristo le nostre vite, le nostre comunità e perfino il nostro servizio nel mondo possono trovare una stabilità che rimane per sempre. Costruiamo, dunque, sulla Roccia, ascoltando la sua Parola e mettendola in pratica. Perché solo così, quando verranno la pioggia, i torrenti e i venti, la casa rimarrà salda.

Preghiamo. Signore Iddio, Padre nostro, ti ringraziamo perché, nella tua pazienza e nella tua Provvidenza, non cessi di parlarci. Tu ci richiami attraverso la tua Parola e, spesso, anche attraverso le lezioni della vita e della storia. Perdona la nostra stoltezza quando confidiamo nelle nostre forze, nelle nostre sicurezze o nelle opere delle nostre mani più che in te. Concedici di edificare la nostra vita sul solo fondamento che tu hai posto, Gesù Cristo, nostro Signore. Donaci un cuore docile, che non si limiti ad ascoltare la tua Parola, ma desideri metterla in pratica ogni giorno. Fa’ che le nostre famiglie e le nostre comunità cristiane siano davvero costruite sulla Roccia, così che possano resistere nelle prove e testimoniare la fedeltà del tuo amore. Rendici testimoni umili e coraggiosi nel mondo. Liberaci sia dal silenzio che nasce dalla paura, sia dall’orgoglio che giudica senza amare. Donaci la sapienza di discernere ciò che conduce alla vita e ciò che conduce alla rovina, e la carità di indicare sempre agli uomini la speranza che si trova in Cristo. E quando verranno le tempeste della vita, sostienici con il tuo Santo Spirito, affinché la nostra fede non venga meno e, perseverando fino alla fine, possiamo glorificare il tuo Nome e servire fedelmente il tuo Regno. Per Gesù Cristo, nostro Signore. Amen.

Paolo Castellina, 9 luglio 2026.

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