Domenica 30 agosto 2026 – Servizio di culto evang. riformato
[Culto completo con predicazione – 66′ 22″]
[Solo predicazione – 28′ 34″]
[Dialogo introduttivo su questa predicazione]
Prospettive più ampie
La fede cristiana non consiste soltanto nel sapere che cosa crediamo, ma anche nel comprendere sempre meglio ciò che crediamo. Potremmo professare sinceramente la nostra fede ma, nello stesso tempo, avere una comprensione ancora parziale della sua ricchezza e della sua profondità. Crescere nella fede significa anche questo: approfondire ciò che professiamo.
Allora potremmo scoprire che alcune delle affermazioni che siamo abituati a ripetere hanno una portata molto più grande di quanto avessimo immaginato. Una di queste è certamente la confessione fondamentale della fede cristiana: Gesù Cristo è il nostro Signore e Salvatore. Siamo davvero consapevoli della Sua grandezza, quella che la Scrittura gli attribuisce e proclama?
Molte cose si possono dire della fede cristiana. Essa riguarda il perdono dei nostri peccati, la nostra riconciliazione con Dio, la vita nuova che riceviamo in Cristo, la speranza della vita eterna. Tutte cose vere e fondamentali. La Scrittura stessa, però, va oltre: ci accompagna a contemplare il disegno più ampio nel quale tutte queste realtà si inseriscono, il progetto complessivo che Dio si è proposto di compiere nella storia.
L’apostolo Paolo, all’inizio della sua lettera agli Efesini, ci porta proprio in questa prospettiva. Ci parla della grazia di Dio, della redenzione che abbiamo in Cristo e del perdono dei peccati; ma poi apre davanti a noi una prospettiva molto più ampia. Ci dice che Dio ci ha fatto conoscere «il mistero della sua volontà», cioè il suo progetto, quello che Egli aveva stabilito di realizzare nella storia. Qual è questo progetto? Paolo lo esprime con parole straordinarie: Dio ha stabilito di ricondurre, di ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle che sono nei cieli e quelle che sono sulla terra. Una versione italiana della Bibbia, cercando di esprimere il significato del testo nella lingua corrente, traduce così: «Dio conduce la storia al suo compimento: riunisce tutte le cose, quelle del cielo e quelle della terra sotto un unico capo, Cristo». Ecco dunque ciò su cui vogliamo riflettere oggi: Cristo non è semplicemente una parte della nostra realtà personale, per quanto importante sia. Egli è il centro verso il quale Dio conduce la storia e al quale riconduce tutte le cose.
Ascoltiamo queste parole dell’apostolo Paolo nel loro contesto.
“In lui [in Cristo] noi abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, il perdono dei peccati secondo le ricchezze della sua grazia, della quale egli è stato abbondante verso di noi, dandoci ogni sorta di sapienza e di intelligenza, facendoci conoscere il mistero della sua volontà, secondo il disegno benevolo che egli aveva già prima in sé stesso formato, per tradurlo in atto nella pienezza dei tempi; esso consiste nel raccogliere sotto un solo capo, in Cristo, tutte le cose: tanto quelle che sono nei cieli, quanto quelle che sono sulla terra. In lui, dico, nel quale siamo pure stati fatti eredi, a ciò predestinati secondo il proposito di colui che opera tutte le cose secondo il consiglio della propria volontà” (Efesini 1:7-10).
1. Ricapitolare: ricondurre tutto al centro
Che cosa significa dunque quell’espressione che abbiamo appena ascoltato: «raccogliere sotto un solo capo, in Cristo, tutte le cose»? Una versione italiana traduce «riunisce tutte le cose», altre parlano di «ricapitolare» o di «ricondurre» tutte le cose a Cristo. Sono espressioni diverse, ma tutte ci aiutano a comprendere la ricchezza di ciò che Paolo sta dicendo. Il verbo greco utilizzato dall’apostolo è una parola non comune e di significato non del tutto semplice da rendere in italiano. È collegata all’idea di «capo» o «testa». Da qui comprendiamo meglio le diverse traduzioni: «riunire», «ricondurre», «ricapitolare», cioè ricondurre molte cose a un unico centro, riunirle sotto un unico capo. La parola «ricapitolare», che usiamo normalmente per indicare il riassunto di un discorso, contiene proprio questa idea: arrivare alla sua conclusione, tirare le somme, ricondurre i diversi elementi al punto fondamentale.
Paolo, però, sta parlando di qualcosa di infinitamente più grande di un discorso che viene ricapitolato. È Dio stesso che ricapitola la storia e la creazione. Le molte cose, che a noi possono apparire separate, frammentate e persino contraddittorie, vengono ricondotte al loro centro: Cristo. Paolo specifica che si tratta di «tutte le cose», quelle che sono nei cieli e quelle che sono sulla terra. Non si tratta quindi soltanto di riunire le persone che credono in Cristo, né soltanto di ricomporre la Chiesa. Il progetto di Dio abbraccia la realtà intera. E il centro verso il quale tutto viene ricondotto non è un’idea, una dottrina o una forza impersonale: è una persona, Gesù Cristo, posto da Dio come unico capo.
2. Dio conduce la storia al suo compimento
Paolo inserisce questo progetto di Dio nella «pienezza dei tempi». Non dice semplicemente che, a un certo momento, Dio è intervenuto nella storia, ma che vi è un tempo stabilito, un momento nel quale il suo disegno raggiunge il suo compimento. La traduzione in lingua corrente che abbiamo ricordato rende efficacemente questo concetto: «Dio conduce la storia al suo compimento». La storia, dunque, non è una successione casuale di avvenimenti, né un insieme di vicende umane prive di una direzione. Dietro e al di sopra della storia c’è il progetto di Dio, che opera «secondo il consiglio della propria volontà». Questo non significa che noi possiamo conoscere in anticipo tutti gli avvenimenti e spiegare ogni cosa che accade. Significa piuttosto che possiamo avere la certezza che la storia non sfugge dalle mani di Dio e che essa procede verso una meta stabilita da lui.
La parola «compimento» è importante. Non significa semplicemente la fine della storia, come quando qualcosa termina. Indica piuttosto il suo arrivare alla pienezza, al fine verso il quale Dio la conduce. Per questo Paolo parla del «mistero della sua volontà»: Dio ci ha fatto conoscere qualcosa del suo progetto che prima era nascosto, e che ora ci è stato rivelato. E qual è il contenuto di questo progetto? Non una formula astratta, ma Cristo. Nella pienezza dei tempi Dio ha mandato il Figlio nel mondo e, attraverso di lui, sta conducendo ogni cosa verso il suo compimento. Perciò la fede cristiana non guarda soltanto al passato, a ciò che Dio ha fatto in Cristo, né soltanto al presente, a ciò che Cristo fa nella nostra vita. Guarda anche al futuro, verso il compimento del disegno di Dio, quando tutte le cose saranno ricondotte sotto il capo che egli ha stabilito: Cristo.
3. Tutte le cose: Cristo al centro del cosmo
Ma che cosa significa «tutte le cose»? Paolo stesso lo precisa: «tanto quelle che sono nei cieli, quanto quelle che sono sulla terra». Non parla soltanto delle persone che credono in Cristo, né soltanto della Chiesa. La prospettiva è molto più ampia: il cielo e la terra, la creazione e la storia. Cristo non è semplicemente una parte della realtà, per quanto importante. È il centro stesso verso il quale Dio riconduce la realtà intera.
La stessa prospettiva appare nel prologo di Giovanni: «Nel principio era la Parola […] e la Parola era Dio. […] Ogni cosa è stata fatta per mezzo di lei». Colui che si è incarnato in Gesù Cristo è dunque l’eterna Parola attraverso la quale Dio ha creato tutte le cose. Il Cristo che conosciamo nella storia è anche il Cristo dal quale tutta la realtà proviene e verso il quale Dio la conduce.
4. Il Pantocratore: Cristo, Signore di tutto
Questa visione così ampia di Cristo non è rimasta soltanto nelle pagine del Nuovo Testamento. La Chiesa, nel corso della sua storia, ha cercato di comprendere e di esprimere sempre meglio ciò che gli apostoli avevano annunciato. Un esempio particolarmente significativo viene dal cristianesimo orientale, con il titolo di Pantocratore, attribuito a Cristo: una parola che significa «colui che ha potere su tutto», il Signore di tutte le cose.
Il Cristo Pantocratore veniva rappresentato nelle chiese in posizione maestosa, spesso nella cupola o nell’abside, come colui che domina e governa l’intera creazione. Non era semplicemente un’immagine decorativa, ma una confessione di fede espressa attraverso l’arte: Cristo è il Signore della storia e dell’intera creazione. È interessante, però, che una testimonianza di questa antica tradizione si trovi anche molto più vicino a noi. Nella chiesa riformata di San Martino a Bondo, in Bregaglia, dove ho servito per molti anni, è ancora conservato un antico affresco di Cristo in maestà, nella tradizione del Pantocratore. L’affresco era stato coperto nel Seicento e fu riscoperto molti secoli dopo; oggi è conservato e visibile, almeno come testimonianza artistica e storica di un’antica confessione della fede cristiana.
La storia di questo affresco ci ricorda anche che le forme con cui la Chiesa esprime la propria fede possono cambiare. Ma la domanda rimane: chi è veramente Cristo? La risposta, per noi, non viene dall’affresco né dalla tradizione artistica, ma dalla Scrittura che quell’antica immagine voleva, a suo modo, rappresentare: Cristo è il capo al quale Dio riconduce tutte le cose, quelle del cielo e quelle della terra.
5. Il Cristo della fede e il Gesù della storia
Questa grandezza di Cristo può sembrare eccessiva a chi è abituato a considerare Gesù soltanto come una figura storica del passato. Alcuni critici del cristianesimo hanno sostenuto che, nel corso dei secoli, la Chiesa avrebbe progressivamente «mitologizzato» Gesù di Nazareth, trasformando il semplice maestro della Galilea nel Cristo divino e cosmico della fede. Da qui nasce il richiamo a un presunto «ritorno al Gesù della storia», distinto dal Cristo che la Chiesa avrebbe costruito successivamente.
Dobbiamo però chiederci se questa contrapposizione sia davvero giustificata. Non dobbiamo scegliere tra il Gesù della storia e il Cristo della fede, come se fossero due persone diverse. Il Cristo che la Chiesa ha confessato nei secoli non nasce molti secoli dopo Gesù: la sua identità è già presente nella testimonianza apostolica. Prima del Pantocratore ci sono Paolo e Giovanni; prima delle grandi formulazioni dei Concili troviamo già l’annuncio del Cristo nel quale «abbiamo la redenzione», e nel quale Dio ha stabilito di ricondurre «tutte le cose, quelle che sono nei cieli e quelle che sono sulla terra». La storia successiva della Chiesa non ci autorizza dunque a mettere da parte questa testimonianza apostolica, ma ci invita a considerare come la Chiesa abbia cercato, nel corso dei secoli, di comprenderla e di formularla sempre più precisamente.
6. Il Cristo cosmico è il Cristo crocifisso
Potremmo essere tentati, a questo punto, di pensare a Cristo soltanto nella sua grandezza universale, come il Signore del cielo e della terra. Ma Paolo non separa mai questa grandezza dalla croce. Il Cristo che Dio ha posto al centro di tutte le cose è proprio colui nel quale «abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, il perdono dei peccati».
Questo è forse uno degli aspetti più sorprendenti della fede cristiana: il Signore dell’universo è colui che è morto per noi. Il Cristo Pantocratore non è un sovrano distante e impersonale. È il Figlio di Dio che ha dato sé stesso per la nostra redenzione. La sua signoria universale non rende più piccola la sua vicinanza a noi; al contrario, ci mostra quanto è grande la grazia di colui che, pur essendo il capo di tutte le cose, si è fatto servo e ha dato la propria vita per noi.
7. Cristo al centro della nostra vita
Se Dio ha stabilito di ricondurre tutte le cose a Cristo, questa verità non può rimanere soltanto una grande affermazione teologica. Essa riguarda anche noi. Se Cristo è il centro della realtà, non può essere relegato a un angolo della nostra esistenza, limitato alla nostra vita religiosa o a qualche momento particolare della settimana. La sua signoria riguarda tutta la nostra vita.
Possiamo allora chiederci: qual è veramente il centro della mia vita? Che cosa orienta le mie scelte, i miei pensieri, le mie priorità? Ci sono ambiti della mia esistenza che considero ancora indipendenti dalla signoria di Cristo? Crescere nella fede significa anche questo: imparare a ricondurre sempre più la nostra vita a Cristo, riconoscendo in lui non soltanto il nostro Salvatore, ma il nostro Signore e il nostro capo.
8. Una fede che vede più lontano
Torniamo così al punto dal quale siamo partiti: la fede cristiana è chiamata a crescere nella comprensione di ciò che professa. Quanto più ci lasciamo istruire dalle Scritture, tanto più scopriamo la grandezza di Cristo. Non si tratta di sostituire la fede che abbiamo ricevuto con qualcosa di nuovo, ma di comprenderne sempre più profondamente la ricchezza. Una fede matura non rende Cristo più piccolo per adattarlo alle nostre idee; al contrario, ci aiuta a riconoscere quanto egli sia più grande delle nostre idee.
E forse proprio questa è la prospettiva che Efesini ci invita ad avere: non guardare Cristo soltanto dal punto di vista della nostra piccola storia personale, ma guardare la nostra storia alla luce di Cristo. Noi siamo parte di un disegno molto più grande: Dio conduce la storia al suo compimento e ricapitola tutte le cose in Cristo. Perciò, quando diciamo «Gesù Cristo è il nostro Signore e Salvatore», diciamo qualcosa di molto più grande di quanto spesso ci rendiamo conto.
Conclusione
All’inizio abbiamo parlato della parola «ricapitolare». Quando ricapitoliamo un discorso, tiriamo le somme e riconduciamo le diverse parti al suo punto centrale. E ora possiamo fare altrettanto con ciò che abbiamo ascoltato. Abbiamo parlato della grazia, della redenzione, del perdono, del progetto di Dio, della storia, della creazione, del cielo e della terra. Abbiamo ricordato il Cristo Pantocratore e abbiamo considerato la testimonianza degli apostoli. Ma qual è la somma di tutto questo? Cristo.
Non Cristo come una parte della realtà, per quanto importante. Cristo come il centro verso il quale Dio conduce la storia e al quale riconduce tutte le cose. Il Cristo che è il Signore del cosmo è lo stesso Cristo che è morto per noi. Il Cristo che è il capo di tutte le cose è colui nel quale abbiamo il perdono dei nostri peccati. E se Dio ha posto Cristo al centro della realtà, allora anche noi siamo chiamati a riconoscerlo come il centro della nostra vita.
Ma questo non significa che la nostra singola vita sia insignificante davanti alla grandezza del progetto di Dio. Al contrario: la nostra storia personale fa parte di quella storia più grande che Dio sta conducendo al suo compimento. Ciascuno di noi ha ricevuto un posto, una vocazione, dei doni e delle responsabilità. La nostra funzione può sembrarci umile, e può essere anche poco visibile agli occhi degli altri; ma non è per questo marginale o indifferente. Possiamo dunque guardare con umile fierezza a ciò che Dio ci permette di essere e di fare, e offrirglielo consapevolmente e volentieri. Anche il nostro piccolo contributo appartiene al grande progetto di Dio, perché tutte le cose, anche la nostra vita, trovano il loro vero significato quando sono ricondotte a Cristo.
Tutte le cose in Cristo, e Cristo al centro di tutte le cose.
Preghiamo. Signore nostro Dio, ti ringraziamo perché ci hai fatto conoscere il tuo progetto e perché ci hai mostrato in Gesù Cristo il centro verso il quale conduci tutte le cose. Aiutaci a non ridurre Cristo alle nostre idee e alle nostre piccole prospettive, ma a crescere nella conoscenza di lui attraverso la tua Parola. Fa’ che egli sia veramente il nostro Signore e il centro della nostra vita, delle nostre scelte e del nostro servizio. Ti ringraziamo perché anche la nostra piccola storia non è insignificante davanti a te. Donaci di riconoscere con umiltà e gratitudine il posto che ci hai affidato e di mettere volentieri i nostri doni e le nostre forze al servizio del tuo progetto. Conduci la nostra vita e tutta la tua creazione verso il compimento che hai stabilito, e fa’ che possiamo vivere nella certezza che tutte le cose trovano il loro vero significato in Cristo. A lui siano la gloria e l’onore, ora e per sempre. Amen.
Paolo Castellina, 19 agosto 2026